Introduzione "Palazzo Silvestri-Rivaldi a Roma"

Nel 2006 la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma ha avuto l’incarico di redigere un piano di fattibilità per il recupero di Palazzo Rivaldi, in vista di un accordo con l’attuale proprietario, l’Istituto S. Maria in Aquiro (ISMA), per il suo utilizzo a fini museali. Per ripercorrere le fasi di questo complesso, segnato da una storia multiforme e discontinua, si è costituito un gruppo di ricerca per studiare da vicino la fabbrica, rintracciare nuovi documenti e riassemblare le molteplici informazioni disseminate nel corso del tempo.

Il complesso ebbe origine nei primi anni ‘40 del Cinquecento per volontà di Eurialo Silvestri, cameriere segreto di papa Paolo III, proiettato verso una brillante carriera curiale. Con la morte del pontefice (1549) le speranze del Silvestri sfumarono e i lavori di ultimazione della dimora si arrestarono. Il palazzo cadde in abbandono finché i suoi figli lo vendettero nel 1577 “ad vitam” all’arcivescovo di Firenze e ambasciatore granducale Alessandro de’ Medici, il quale avviò notevoli opere di completamento del giardino e di riarredo dell’edificio. Ancora una volta dismesso dopo la partenza di Alessandro da Roma nel 1584, fu affittato nel 1591 a Marzio Colonna che lo tenne come luogo di “delizia” fino alla morte del Medici (1605). La villa ritornò allora agli eredi Silvestri e restò di nuovo in abbandono fino al 1609, quando fu alienata al cardinal Lanfranco Margotti, segretario di Paolo V, il quale si dedicò alla miglioria del giardino dotandolo di acqua e fontane. La prematura scomparsa del porporato nel 1611 lasciò, tuttavia, incompiute alcune opere da lui avviate, e determinò un ulteriore lungo periodo di incuria, protrattosi fino al 1626, quando gli eredi Margotti la vendettero al cardinale Carlo Emanuele Pio di Savoia che commissionò altri lavori di sistemazione e ampliamento, dedicando molta attenzione all’allestimento del giardino. Alla morte di Carlo Emanuele (1641) la proprietà passò al nipote Carlo, anch’esso cardinale, il quale, perduto l’interesse per questa residenza, nel 1660 la vendette al “Conservatorio delle Zitelle Mendicanti”, istituzione pia beneficata dal lascito testamentario del ricco vicegerente di Roma Ascanio Rivaldi. La villa subì allora considerevoli trasformazioni per adattarla a convitto e sistemarvi le attrezzature e i luoghi adatti alla produzione di lana e filati, lavoro in cui erano impegnate le ragazze “salvate” dalla strada. L’attività manifatturiera proseguì per tutto il sec. XIX fino a quando il Conservatorio fu trasformato in ente assistenziale, il “Pio Istituto Rivaldi”. Ma la ferita peggiore al complesso fu inferta tra il 1931 e il 1932 con la realizzazione di “via dell’Impero”, che comportò il completo sbancamento della collina della Velia, dove si distendeva la maggior parte dei giardini con gli arredi rinascimentali e barocchi. Così mutilata, nel 1975 la villa pervenne all’ISMA. Negli anni immediatamente successivi, il palazzo restò inutilizzato e fu occupato da gruppi organizzati afferenti al “Movimento” politico degli anni ‘70. Palazzo Rivaldi divenne così noto a Roma come il “Convento Occupato”. Conclusasi quell’esperienza negli anni ‘80, oggi il complesso versa in stato di abbandono, inaccessibile e minacciato da cedimenti strutturali.

L’attenzione del gruppo di studio si è concentrata sulle fasi Silvestri, Medici e Margotti, i cui supporti documentali sono per gran parte irrintracciabili a causa della dispersione degli archivi familiari, mentre le altre proprietà (Pio di Savoia e Conservatorio delle Mendicanti) hanno ricevuto una migliore illuminazione grazie all’esistenza di fondi archivistici completi ed esaustivi.

Si è dunque reperita, intorno alle ancora poco attestate vicende della costruzione del palazzo e della primigenia realizzazione del giardino, una mole di elementi diversi, sparsi nella più ampia bibliografia e nei fondi notarili di Roma, Cingoli, Gradoli, e dell’Archivio Segreto Vaticano. È stato, così, possibile precisare il range cronologico della costruzione dell’edificio: 1542-1547; ridurlo ulteriormente, per ciò che concerne gli interventi decorativi, al 1547-1549; datare la sistemazione del secondo cortile e della maggior parte del giardino agli anni 1577-1583.

Vagliando le informazioni raccolte e approfondendo l’analisi di quanto rimane, materialmente e iconograficamente, del complesso, si è giunti a sostanziare e a precisare alcune attribuzioni tradizionali (specialmente in campo architettonico: Sangallo il Giovane, Del Duca, Vasanzio) e a formularne di nuove, lavorando su cronologie e confronti. Si è infine tentato di attribuire alcuni singoli brani di questa opera complessa a una mano specifica o a una particolare tornata di interventi.

Le notizie rinvenute e i ragionamenti sviluppati hanno anche consentito di gettare nuova luce sulla topografia medievale di quel settore della città e sul poco indagato collezionismo di due personaggi di seconda fila, ma non per questo meno importanti, quali Eurialo Silvestri e Alessandro de’ Medici.

Tutto questo è stato possibile grazie a un vigoroso lavoro d’équipe, con un intenso scambio di informazioni e riflessioni. Diverse menti ragionano meglio di una sola e diversi occhi vedono più di due: nel nostro caso è stato così e, aggiungerei, hanno prodotto più di quanto volessimo, travalicando lo spazio disponibile su questa prestigiosa rivista. Si è dunque deciso di presentare solo la prima parte della ricerca, quella relativa alla fondazione del palazzo e agli interventi promossi da Eurialo Silvestri, rimandando a una fase successiva la pubblicazione dei risultati sulle vicende relative alle proprietà Medici e Margotti.

 

Alessandro Cremona

 

 

Si coglie l’occasione per esprimere gratitudine, oltre ai coordinatori Alberta Campitelli e Maurizio Anastasi, agli altri componenti del gruppo di lavoro, Virginia Rossini, Antonio Insalaco, Antonella De Bonis e Maria Francisca Ortiz Vasquez; a queste ultime un ringraziamento particolare per il lavoro di studio e rilievo planimetrico da cui questa ricerca storica ha tratto chiarezza e giovamento. Riconoscenza per l’aiuto fornitoci va anche al personale degli Archivi di Stato di Macerata e Viterbo e dell’Archivio Segreto Vaticano, a Christoph L. Frommel, Angela D’Amelio, Fabio Betti, Gianluca Schingo, Cecilia Bernardini, Sabina Recchi e Alessandra Risolo, Piergiuseppe Alfei, Ettore Bartolomeo Farrattini Pojani, Maria Carla Mancinelli. Grazie, infine, ad Antonio Pinelli per la fiducia e l’incoraggiamento accordatici.

 

In memoriam di Anna Maria Cusanno, che ci ha lasciati mentre lavorava per il recupero di Villa Rivaldi.