INCONTRI DI PRIMA…V’ERA©

Itinerari tra Agricoltura, Beni Culturali e Paesaggio nella Valle dell’Aniene

  

TERRA MADRE

XII edizione del ciclo “Arte in Piazza”

Collettiva d’arte del GASM (Gruppo degli Artisti dell’ex Convento di San Michele a Montecelio)

 

Museo della Civiltà Contadina Valle dell’Aniene

Roviano, Castello Brancaccio, 24 marzo – 28 aprile  2013

apertura: martedì, venerdì, sabato e domenica in orari: 10.00 - 13.00 / 16.00 - 18.30

 

la mostra, curata dall’Associazione Culturale “La cera di Dedalo”, è accolta nell’ambito della manifestazione

INCONTRI DI PRIMA…V’ERA©

Itinerari tra Agricoltura, Beni Culturali e Paesaggio nella Valle dell’Aniene

promossa e organizzata dall’Associazione Socio Culturale “Nuovi Orizzonti - Valle dell’Aniene” di Castel Madama

 

Giovanni Battista Bianchi, Paolo Camiz, Tommaso Campagnuolo, Valerio Capoccia, Giuseppina Carloni, Italo Carrarini,

Carmine Cerbone, Ugo Cordasco, Anna Crescenzi, Franco Crocco, Isabelle Dehais, Gabriella Di Trani,  Aurel Dumitru, Tammy Duris,

Vittorio Fava, Giuseppe Fucsia, Ada Impallara, Oriana Impei, Francesco Marchetti, Antonio Menenti, Gian Battista Morana,

Salvatore Pepe, Massimo Pompeo, Placido Scandurra, Birgitt Shola Starp, Cenan Uyanusta, Lorenzo Zanetti Polzi

 

Invito ciclo incontri [Pdf]

Locandina [Pdf]

Comunicato Stampa [Doc]  

La Collezione GASM

 Il complesso dell’ex convento di San Michele a Montecelio dal 2005 accoglie in mostre temporanee, sia artisti di chiara fama, sia giovani di talento, e stranieri, con l’organizzazione dell’Associazione culturale “La cera di Dedalo”, con opere comprendenti dipinti, sculture, assemblaggi, installazioni, multimediale, realizzati con i linguaggi più all’avanguardia.

Gli artisti in mostra (GASM), negli anni, hanno donato al curatore Lucrezia Rubini opere selezionate, che sono state date in “comodato d’uso” al Comune di Guidonia Montecelio, accolte nel complesso del San Michele, costituendo una collezione  permanente,  comprendente una cinquantina di opere, che hanno fatto del sito un “polo”, unico nel suo genere nella Regione, offerta alla fruizione pubblica.

Ora intendiamo diffondere questo ”polo” provinciale nel resto della Regione Lazio. Grazie alla proficua collaborazione con l’Associazione Culturale “Nuovi Orizzonti – Valle dell’Aniene”, Roviano costituisce la seconda tappa, dopo Tivoli, di una serie di mostre itineranti che porteranno la collezione nel Lazio e, successivamente, in altri luoghi italiani e non solo. Il Museo della Civiltà Contadina, accolto nel suggestivo Castello Brancaccio, facendosi fulcro e luogo di riconoscimento della storia e della cultura del paese, trova a mio avviso un felice connubio con la collezione GASM, per una riqualificazione reciproca e per la promozione del patrimonio locale, in tutti i suoi aspetti.

Ringrazio le amministrazione dei Comuni di Roviano e di Guidonia Montecelio, per l’accoglienza prestataci. Mi auguro che il nostro percorso possa continuare nella direzione di una promozione democratica dell’arte, rivolta anche ad un pubblico di non esperti e vi aspetto, con l’Associazione Culturale “La cera di Dedalo”, per un incontro in nome dell’arte e della cultura, presso l’ex convento di San Michele a Montecelio. 

Arch. Giorgio La Bianca, Presidente dell’Associazione Culturale  “La cera di Dedalo”

 

Antico/moderno: dialoghi sinergici in museo

 Le 30 opere presenti in mostra, una sezione pinacoteca, una di sculture e installazioni, hanno lo scopo di apportare un contributo specifico alle tematiche affrontate nell’ambito della manifestazione INCONTRI DI PRIMA…V’ERA©,  organizzata dall’Associazione Socio Culturale “Nuovi Orizzonti – Valle dell’Aniene” di Castel Madama.

È nostro profondo convincimento, infatti, che l’arte possa contribuire in modo efficace ed immediato, per la sensibilizzazione sulle tematiche ecologiche e di rivalutazione del patrimonio tutto (paesaggistico, antropologico, artistico e più latamente culturale), in quanto il linguaggio artistico, tramite il simbolo,  rimanda direttamente a dimensioni emotive e profonde, proponendo una filosofia di recupero del rapporto uomo-natura, ormai irrinunciabile. La presenza di opere contemporanee, accanto ad oggetti della civiltà contadina, in un castello antico, costituisce una felice trilogia, dagli esiti inediti e proficui, almeno per due ordini di motivi. Il primo è che se l’accoglienza di oggetti di uso e produzione popolare in un castello di antichi signori, che per secoli hanno tenuto soggiogato quella classe sociale, si fa azione di riscatto per una rivisitazione della cultura popolare e di fruizione democratica della stessa, il confronto con le opere d’arte contemporanea offre ulteriori e imprevedibili percorsi di lettura per il visitatore.

Se quegli strumenti - presenti nell’antica dimora signorile musealizzata e perciò riqualificata e adattata ad una nuova funzione, non più dimora, ma contenitore di storia e di cultura -, sono testimonianza di un mondo passato, presenze, ricordo, e quindi anch’essi hanno perso la funzione d’uso originaria, è proprio mediante un dialogo sinergico con le opere contemporanee, che essi potranno essere ricodificati, riconosciuti, riqualificati, riscoperti, ricordati, riattivati. Ciò perchè le opere d’arte potranno offrire chiavi d’accesso a potenzialità semantiche, simboliche, capaci di risalire alle radici antiche del connubio uomo/natura, ovvero del faticoso lavoro umano della terra per trarne sostentamento. Tutti gli artisti impegnati hanno declinato con linguaggi, tecniche, forme diversi questo tema centrale.

Il secondo motivo per cui la trilogia “castello” / “civiltà contadina” / “arte contemporanea” crea sinergie è da cercare in una moderna museologia, che fa del museo non più luogo di muffa, ma contenitore attivo di forze ed energie; che nel museo trova impulsi centripeti e centrifughi: centripeti, perchè il museo si fa luogo di accoglienza di antico e moderno, di diversità espressive della produzione umana; centrifughi perchè aprendosi all’esterno, propone percorsi di sviluppi potenziali per l’indagine del territorio e del suo patrimonio tutto, facendo dei visitatori stessi i latori e i testimoni di quel patrimonio materiale, divenuto immateriale nella mente e negli occhi di chi ha visto e conosciuto. Anche il rimando materiale-immateriale s’incentra in modo immediato nell’opera d’arte, in quanto carica quegli oggetti “materiali” di valenze simboliche, che vanno ben oltre la loro testimonianza storica, per farsi attivatrici di processi dianoetici, di tipo educativo - per l’educazione permanente -, ma anche di tipo turistico, creando un ponte “immateriale” che dal passato proietta direttamente al futuro - e viceversa. L’evento è il frutto, del lavoro di tanti che hanno partecipato - artisti, studiosi e, in primis, della sensibilità dimostrata dagli amministratori di Roviano, che hanno aperto il castello - museo ad una proposta coraggiosa e, nel territorio, ancora inedita. Spero che quest’esperienza possa trovare accoglienza anche negli altri musei della Valle dell’Aniene, in un circolo virtuoso e “sinergico”.  

Terra, Madre dell’Homo Artifex

 Sin dalla sua comparsa sulla terra l’Uomo ha sentito l’esigenza di trasformare gli elementi naturali che aveva a disposizione, costruendo utensili ed esprimendo in questo modo la sua creatività, la capacità di escogitare soluzioni che potessero garantirgli la sopravvivenza e migliorare le sue condizioni. In tal senso tutte le espressioni, che definiamo artistiche, avevano sempre una funzione sacra o propiziatoria, legata soprattutto alla fertilità. E’ il caso delle dee Madri, cosiddette “Veneri”, che hanno abitato le grotte dell’uomo preistorico, propiziatorie della fertilità della donna e, se seppellite, anche della Terra (Tellus Mater): pertanto avevano una funzione rituale e simbolica. Anche le scene di caccia avevano un valore rituale e utile per esorcizzare le paure nell’affrontare animali feroci e pericolosi, con mezzi di difesa deboli; nel raffigurare la scena di caccia, il cacciatore riviveva tale esperienza traumatica, “raccontandola” nell’immagine e vincendo simbolicamente sul nemico, talvolta scagliando realmente delle frecce sulla parete rupestre.  Pertanto possiamo dire che, sin dall’antichità - e questa peculiarità è rimasta costante - l’oggetto creato dall’uomo costituisce una compensazione delle sue deficienze anche fisiche e quindi un prolungamento e “messa in atto” delle sue potenzialità psico-fisiche. È inoltre innato nell’uomo l’istinto di creare oggetti, ovvero la tendenza a manipolare e trasformare le sostanze di cui si circonda, allo scopo di creare qualcosa che non esisteva già: con ciò l’oggetto diventa prolungamento del soggetto, proiezione in esso e, in parte, identificazione. Questo fatto è ben spiegato in tanti episodi della Mitologia – per esempio quello di Pigmalione - e nella Creazione, in particolare dell’uomo, nel Libro della Genesi; in tal caso la creatività è intesa precisamente come manipolazione, coroplastica, azione che plasma una materia che poi “prende vita”, in un rapporto armonioso e simbiotico natura - homo artifex.

Ora l’arte potrà farsi strumento attivo di recupero di tale antica armonia, unica via, sfidante, per l’Uomo odierno, per ritrovare, riconoscere e andare incontro a sé stesso,  alla Natura circostante e agli uomini tutti. 

Tale recupero passa attraverso il recupero del Mito e del primordiale, di cui si fa carico e testimone l’arte, in quanto, esteticamente e pateticamente, offre una molteplicità infinita di sensi che rimandano allo stratificarsi di pathos e di memoria antica, che ne costituiscono il substrato da sentire e vivere intuitivamente.

L’arte ha, oggi più che mai, un valore eminentemente salvifico per l’uomo odierno. Questo consiste specificamente nella dimensione indicibile, invisibile, non conoscibile, impensabile, che caratterizza l’opera d’arte. Solo riuscendo a sentire - e proprio ad un “sentire comune”, universale e individuale allo stesso tempo fa appello l’opera d’arte - dimensioni immateriali e non-umane, si potrà avere coscienza della grandezza della natura e della finitezza dell’uomo.

L’opera d’arte, offrendo codici di ricodificazione della realtà, potrà salvare l’uomo dimostrando la velleitarietà del consumismo - ormai esautorato e non più in grado di soddisfare neanche i bisogni fittizi materiali -, lancia verso l’immateriale e offre, ancora una volta,  salvifico nutrimento per la mente.

Dott.ssa Lucrezia Rubini, curatore della mostra