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Quel che resta del mostro fuenti

Quel che resta del mostro fuenti

Amalfi

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SARÀ PRESENTATO OGGI IL PROGETTO PER RESTAURARE LA ZONA - L´enorme albergo fu demolito nel 1999 lasciando solo il basamento. Ora torneranno giardini e viti, ma anche discutibili colline di cemento.

A Fuenti si riparte dalla vigna e dalla gastronomia. Ma la paura di altri scempi resta in agguato. Laddove sorse il «mostro», l´albergo di sei piani per trentaquattromila metri cubi di volume, demolito nel 1999, si cerca in tutti i modi di cambiare rotta. E oggi a Vietri sul Mare, il primo paese all´imbocco della Costiera amalfitana, viene presentato, durante una conferenza di servizi, il nuovo progetto di risistemazione dell´area, che un tempo sfoggiava il manto di vegetazone mediterranea - corbezzolo, lentisco, erica e mirto - ma che venne sfigurato alla fine degli anni Sessanta per piazzarvi l´albergo.
La zona è fragilissima e qualunque manomissione rischia di essere particolarmente invasiva. Il progetto è stato elaborato dagli uffici della famiglia Mazzitelli, che è la proprietaria del promontorio di Fuenti e il cui capostipite, Orfeo Mazzitelli, costruì il «mostro». Il progetto promette rinaturalizzazione e restauro paesaggistico e dichiara di voler usare il minor cemento possibile. Ma, passati dalle premesse alle parti più tecniche, il cemento ricompare. E anche tanto.
Il progetto prevede di allestire un «giardino mediterraneo» che scivolando lungo la roccia arrivi fino alla spiaggia, dove verrebbe impiantato uno stabilimento balneare. Il tragitto dalla strada verso il mare è accompagnato da terrazzamenti (una caratteristica del paesaggio costiero) nei quali si innesterebbero essenze di ginestre, ulivo, corbezzolo e lentisco, cioè la stessa vegetazione divelta quando il promontorio venne sbancato. Altre aree sarebbero destinate ai vitigni, vitigni selezionati e legati alla tradizione amalfitana.
Dentro il basamento dell´albergo, un corpo salvato dalla demolizione, si vogliono attrezzare dei locali per un ristorante, per un centro di fitness e per altre attività legate al vino, alla sua promozione e al suo consumo (si vuole attirare turismo enogastronomico, allegando al progetto studi che lo indicano in forte ascesa). Sulla spiaggia sorgerebbe uno stabilimento balneare in legno o con materiali comunque mobili, come mobile dovrebbe essere un pontile per l´attracco delle barche.
Fin qui il risanamento paesaggistico, in linea anche con le prescrizioni urbanistiche, le quali sono tassative sul futuro di Fuenti: assoluta salvaguardia del territorio. E fin qui anche le associazioni ambientaliste esprimono un parere favorevole. Dice Lella Di Leo, presidente della sezione salernitana di Italia Nostra: «La destinazione d´uso è accettabile, vengono meno le ipotesi dell´albergo da duecentocinquanta posti e dell´arena per spettacoli che figuravano nel progetto presentato dai Mazzitelli alcuni anni fa». Quel progetto venne anche sostenuto da uno studio di fattibilità commissionato dalla Soprintendenza di Salerno, ma poi fu abbandonato.
Incoerente con le premesse e con gli obiettivi, invece, viene giudicato dagli ambientalisti un altro aspetto del piano presentato oggi. I proprietari sostengono che è impossibile ripristinare gli antichi pendii semplicemente riempiendo i buchi provocati dai dissennati sbancamenti praticati nella roccia per costruire l´albergo. Sotto i giardini pensili, quasi ne fossero le fondamenta, propongono quindi di edificare delle strutture in cemento armato, ricoperte poi di terra e di vegetazione. In particolare sono due i volumi che funzionerebbero da supporto: uno diventerebbe un parcheggio a quattro piani, l´altro resterebbe vuoto. In attesa, forse, di essere usato altrimenti. «E´ un non-senso», insorge Di Leo, «non è possibile ricostruire il profilo del promontorio distrutto, per di più usando cemento armato. Stiamo ragionando di un luogo naturale, non di un set cinematografico».

 

di Francesco Erbani
da La Repubblica del 14.05.03

 

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