CASTEL SANT'ANGELO - Riapre il Passetto di Borgo antica strada di fuga dei Papi
L'antica strada di fuga dei Papi riaprirà domani. Dopo il restauro, durato due anni e mezzo, il Passetto di Borgo, che collega Castel Sant'Angelo al Vaticano, si potrà di nuovo visitare. (...) Sarà possibile percorrere il Passetto dall'antico bastione fino alla zona di influenza del Vaticano. Costruito nel 1277, il lungo corridoio permetteva al Pontefice - in caso di pericolo - di rifugiarsi in Castel Sant'Angelo senza scendere in strada. Lo hanno utilizzato Papi illustri, come Alessandro VI Borgia e Papa Clemente VII. Per le visite guidate è obbligatorio prenotare.
da La Repubblica del 23.07.03
Luci soffuse e lampade ad olio lungo i vari tratti del percorso seguito dai Papi tra Vaticano e Castel Sant’Angelo. Riapre il Passetto, la storia s’illumina. Da oggi si può visitare per la prima volta dopo i restauri del Giubileo.
Su e giù al chiar di luna per il Passetto di Borgo, che da oggi per la prima volta, dopo i restauri del Giubileo, apre al pubblico, offrendo un’altra grande attrazione alla folla che da luglio assedia le terrazze di Castel S.Angelo. Davvero straordinaria l’idea mostrare con le luci soffuse dei riflettori e delle lampade a olio questo camminamento fortificato, che dalla Mole Adriana arriva fino alla città del Vaticano, raggrumando tra le sue pietre, i suoi merli glorie e miserie di almeno un millennio. E non solo perchè penombra e ponentino alleviano l’oppressione del caldo. A passeggiarci sopra di giorno, come è toccato finora a pochi, sembra poca cosa questo monumento, tanto misterioso e imponente a chi lo vede dal basso. Soli rari squarci di paesaggio, lo sguardo che va a sbattere contro le architetture gelide dei palazzoni anni’30 di via della Conciliazione o contro il caotico spettacolo di abusi, manomissioni degli edifici dei nuovi ricchi di Borgo. Le murature dei parapetti, svelano subito le colate di cemento con cui nell’anteguerra sono state frettolosamente rimesse su. Gli intonaci hanno perso ogni traccia: non una scritta, un graffito che ricordi il mondo di soldati, prigionieri, condannati, prostitute, potenti che per secoli ha abitato questi 800 metri di tunnel sospeso. La notte invece, nasconde e rivela, mette in moto la fantasia. E sono tante le storie che da quassù la fantasia può risvegliare. Te ne accorgi appena calpesti il ponticello di assi che da uno dei bastioni del Castello immette sul Passetto. Ti accoglie un cunicolo angusto, tagliato da piccole feritoie. Sopra, il ponte, che era riservato alla guarnigione, scorre all’aperto. Questo è invece un secondo corridoio parallelo coperto, costruito e più volte rifatto a partire dalla fine del Medioevo, per consentire ai papi di lasciare inosservati il Vaticano per rifugiarsi nella Fortezza. La soprintendenza ne ha restaurato solo un primo tratto. Il resto, oltre seicento metri, è ancora regno di polvere, topi, piccioni. Ce n’è quanto basta comunque per evocare le sofferenze delle adultere, che venivano chiuse qui dentro. Per risvegliare il ricordo della clamorosa fuga di papa Clemente VII durante il Sacco di Roma. Il sei maggio del 1527. I lanzichenecchi di Carlo V calando dal Gianicolo si sono aperti due varchi e stanno irrompendo oltre le mura. Borgo è in fiamme. Al pontefice, un Medici, non resta che ritirarsi in fretta dal Vaticano imboccando il Passetto. L’umanista Paolo Giovio, che lo scorta, lo copre con un mantellaccio e lo costringere a correre accucciato: guai se i nemici scorgessero la sua veste bianca, se una pallottola d’archibugio riuscisse a penetrare una feritoia. Clemente VII si salverà, ma il marchio di questa ritirata, che abbandona Roma alla devastazione, gli resterà per sempre addosso. La stessa paura, la stessa vergogna che deve aver provato papa Borgia nel 1494, quando inaugurò quella via per sottrarsi all’esercito francese di Carlo VII. Il viaggio ora torna a sgranarsi all’aperto sulla passerella merlata. A sinistra, le sagome squadrate degli altri edifici che presero il posto delle casupole demolite della spina di Borgo S.Angelo. A destra i caseggiati di Borgo Pio, sottratti ai picconi, ma non al degrado. Ecco però là sotto una casa ben tenuta e più antica, una rampa che porta al piano alto. Era la casa di mastro Titta, sì l’ultimo boia della Roma papalina, immortalato nei film di Luigi Magni. Difficile immaginare che qui sotto in origine c’era solo il fiume, poche costruzioni addossate alla basilica costantiniana, e una campagna disseminata di ruderi dell’impero dissolto. Evocare l’assedio dei Goti di Totila nel VI secolo d.C, i primi ad avviare la fortificazione del Vaticano. O il saccheggio dei Saraceni metà Ottocento. Incubo che favorì la nascita della cinta muraria leonina e dei contrafforti su cui ancora poggia il Passetto. E che risuona scolpito in una celebre stornellata: «Allarmi allarmi la campana sona.. li turchi so sbarcati alla marina. Nel buio, la cupola illuminata di S.Pietro, un ricamo nella lavagna della notte, guida gli ultimi passi verso il Vaticano, sbarrati da un cancello. Settanta metri più in là c’è la caserma delle Guardie svizzere.
IL RESTAURO - Da stasera via libera alle visite del Passetto. Ma sarà meglio prenotare ai botteghini di Castel S.Angelo (il costo è incluso nel biglietto del museo), per evitare lunghe attese. E bisognerà comunque mettersi in fila: non più di 100 visitatori a volta. Attenti a dove mettete i piedi: solò metà del percorso è illuminato dai riflettori. L’architetto Patrizia Marchetti che ha curato con rigore il restauro del Passetto con 8 miliardi del Giubileo è riuscita a ritagliare tra i residui di cassa solo una piccola cifra, per l’illuminazione notturna. Il resto del percorso sarà rischiarato da lampade a olio. Un guizzo di fantasia della direttrice del museo Fiora Bellini e degli organizzatori della società privata, che sta pilotando con successo questo singolare esperimento di promozione e gestione di Castel S.Angelo. Cinque spettacoli che si ripetono ogni mezz’ora; bar e ristoranti sui bastioni; l’apertura del terrazzo panoramico prima inaccessibile al pubblico. Oltre duemila persone a sera. E soprattutto un pubblico di romani e famiglie che prima girava al largo da questo museo, gettonato sprattutto dai turisti, e ora sembra sentircisi di casa.
di Danilo Maestosi
da Il Messaggero del 24.07.03
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