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A Genova rinasce la «Biosfera». «Non è un giardino botanico, riproduce in piccolo un ambiente naturale». GENOVA - L’iguana verde si confonde col colore delle felci arboree, ma, aguzzando la vista, eccola immobile tra le foglie. Le farfalle colorate svolazzano fior da fiore. Così il cacatua delle Molucche, e le tangare, uccelli mangiatori di frutta dell’Amazzonia. Attorno alla mangrovia piantata in un laghetto-bonsai si arrampica l’orchidea, i cui frutti producono vaniglia. Accanto, l’albero della gomma made in Brasile. L’ambiente è umido, il profumo acre è quello del muschio fradicio. Benvenuti nella Bolla di Renzo Piano, piccolo paradiso tropicale, foresta pluviale in provetta. Rinasce, col pretenzioso nome di Biosfera, quel mappamondo tecnologico e trasparente collocato nell’area del porto antico di Genova, che già fu inaugurato, nell’incompiutezza, durante i giorni del G8, l’estate del 2001. Allora, la Bolla conteneva solo alcune felci, e fu visitata da circa 120.000 persone: apertura e chiusura nell’arco di un anno o poco più. E poi? Malumori, polemiche, ricerca di nuovi fondi per un progetto convincente. Una nicchia, certo, rispetto al limitrofo Acquario, che macina un milione e duecentomila visitatori l’anno. Alla fine, il comune di Genova, riattivato lo sponsor (l’armatore Messina), individuato un gestore ad hoc (la società Pavese di Ornitologia), è riuscito a rimettere in pista la Biosfera. Che, oggi, apre al pubblico, al prezzo di 6 euro per gli adulti, e 4 per i bambini. «Troppo caro», si è già fatto notare. Ma in ballo c’è l’intesa (non ancora definita) con l’Acquario, per offrire ai visitatori un pacchetto «tutto compreso». Gli irriducibili della polemica insistono: «Che c’entra Genova con la foresta tropicale?». Il sindaco Giuseppe Pericu ribatte: «La nostra città, oltre a mostrare il meglio della tradizione, ha bisogno di cose innovative. La Bolla di Piano è tra queste».
di Marisa Fumagalli
04/05/2004 14.34.54: visita del 1° maggio
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| mercoledì 22 ottobre 2003 |