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«Farete largo intorno all’Augusteo»

«Farete largo intorno all’Augusteo»

Italo Insolera

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In un volume cronaca e immagini della Roma fascista: sventramenti e simboli di una «città che cambia».

«Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora l’aduggia. Farete largo intorno all’Augusteo, al teatro di Marcello, al Campidoglio, al Pantheon. Tutto ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza deve scomparire. Entro cinque anni da piazza Colonna, per un grande varco, deve essere visibile la mole del Pantheon». Mussolini ha preso da tre anni il potere e ha già le «idee chiare» su come deve essere trasformata la Capitale: «Deve apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta, ordinata, potente come fu ai tempi del primo impero di Augusto». Lo scorso anno una mostra fotografica, basata sui documenti dell’Istituto Luce, testimoniava nelle sale del Museo di Roma a Trastevere cosa accadde a «Roma tra le due guerre». Problemi legati al riconoscimento dei diritti d’autore hanno impedito di pubblicare il catalogo. Va a merito di un team composto dall’urbanista Italo Insolera (affiancato da Alessandra Maria Sette), dall’Urcel (l’associazione dei costruttori laziali) e dall’editore Palombi di aver realizzato un libro che è molto più di un catalogo, poichè alle foto sono aggiunti testi di ogni tipo a più completa documentazione di quanto avvenne nel «restauro» della città durante gli anni Venti e Trenta. Immagini fotografiche corredate da riproduzioni di quadri di autori noti (Mafai, Omiccioli, Scipione, Petruccioli) e meno conosciuti, da documenti pubblici, da contratti, come quello stilato tra il Governatorato e gli architetti Piacentini e Spaccarelli (nomen omen) per la demolizione di Borgo. Nell’accordo viene previsto un programma di lavori, come nota Insolera, «che tende a nascondere fino a quale nefandezza si sarebbe dovuto spingere il lavoro di abbattimento delle antiche costruzioni». Perfino l’Osservatore Romano, «forse per pudore» suggerisce l’urbanista, trascurò di dar conto di quanto stava avvenendo davanti al Cupolone. Insolera, autore di quel «Roma moderna» che è diventato il testo di riferimento per chiunque voglia capire come si è formata la città di oggi, ha pubblicato negli anni recenti «Roma fascista», con cui vengono approfondite le cause dei problemi che ancora pesano sulla Roma contemporanea. Ed ora, firmando questo nuovo testo che privilegia le immagini, sembra completare un trittico in grado di chiarire ogni dubbio sulle modalità con le quali si è formata la struttura urbanistica della Capitale, ancorata nel 1920 ad una popolazione di soli 200 mila abitanti e passata in appena ottant’anni alle dimensioni di una megalopoli.
«Questa volta - dice Italo Insolera - ho preferito fare un passo indietro, rinunciando all’analisi critica degli avvenimenti che hanno caratterizzato la "cronaca di una città che cambia" (è questo, non a caso, il sottolitolo del volume che viene distribuito nelle librerie in questi giorni, ndr ). Ho preferito che fossero i documenti a parlare: spesso si sono dimostrati più espressivi di una denuncia culturale, perfino più forti».
Insolera urbanista racconta con l’entusiasmo del bibliofilo del ritrovamento, quando il piccone fascista stese a terra ogni edificio attorno al teatro Marcello, di una traduzione ad opera di Pirandello delle «Elegie Romane» di Goethe. O di quel testo in cui Stendhal rivela le sue emozioni quando, perso nei vicoli di Borgo, d’improvviso si trova davanti la luce della piazza San Pietro. Tornato urbanista, Insolera non nasconde un rammarico ormai decennale e tuttavia mai superato quando invoca la Collina Velia sterrata per aprire la via imperiale tra Colosseo e Campidoglio (sarebbe meglio parlare di piazza Venezia) o quando ricorda la determinazione del «collega» Antonio Muñoz, incaricato di dirigere gli scavi mussoliniani, quando cercava la Rupe Tarpea. «Ha distrutto la collina del Campidoglio, ha compiuto il peggiore sventramento del ventennio» dice Italo Insolera, unendosi allo sconforto che Antonio Cederna espresse nel suo «Mussolini urbanista».

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 01.12.03


Gli sventramenti di Roma che piacevano al Duce

Le vicende sono più che note. Chi non ha mai sfogliato un libro o una mostra che documentano gli interventi urbanistici che segnano il trapasso dalla Roma umbertina a quella del Duce? Ma le trasformazioni che in questo trentennio hanno segnato nel bene e nel male l’immagine e la vita della capitale sono così importanti, così cruciali per spiegare anche le difficoltà e i disagi di oggi, da meritare il ripasso. Tanto più sotto la guida di uno storico dell’architettura così esperto ed acuto come Italo Insolera. E il libro che l’architetto Insolera ha curato insieme ad Alessandra Sette, Roma tra le due guerre (Palombi, 172 pagine, 30 euro) è davvero un prezioso manuale per ripercorrere il clima culturale e gli avvenimenti di quegli anni. Per la chiarezza con cui inquadra a grandi blocchi le operazioni compiute dal regime, dall’Eur al Foro Italico, dagli sventramenti di via dell’Impero a quelli di piazza Augusto imperatore. E per la ricchezza di foto, documenti, quadri d’epoca.

 

di Danilo Maestosi
da Il Messaggero del 23.12.03

 

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  mercoledì 31 dicembre 2003