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Il ponte di Calatrava scricchiola tra le accuse

Il ponte di Calatrava scricchiola tra le accuse

Venezia

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Esposto sull'opera dell'architetto Calatrava fa scattare il blitz. Tre anni dopo la prima pietra, Rialto era già finito. Otto anni dopo il via, altri guai per il quarto scavalcamento del Canal Grande. Venezia, indagine sul nuovo ponte «Errori, ritardi e costi raddoppiati». Venezia, scricchiola tra le accuse il ponte delle meraviglie. Ritardi nei lavori, perizie tecniche negative: la Guardia di Finanza nei cantieri dell'opera di Calatrava.

VENEZIA - Tre anni dopo la posa della prima pietra, il Ponte di Rialto tirato su con argani e carriole, cesti e carrucole, era finito. Otto anni dopo il via, nonostante i computer e le simulazioni elettroniche e i macchinari speciali, il Ponte di Calatrava no. Anzi: prima ancora di svettare, il quarto scavalcamento del Canal Grande è via via affondato nelle polemiche mentre i costi salivano fino a raddoppiare. E così, ieri mattina, la Corte dei Conti ha detto basta. E ha mandato la Finanza nei cantieri: cosa succede? E' sempre stato un calvario, far ponti a Venezia. Lo dimostra proprio la storia del celebre arco di pietra che unisce l'isola del commercio, Rivoaltum, con quella del potere politico e religioso di San Marco.

Stanchi di sborsare soldi per rattoppare quello di legno, i veneziani persero decenni in discussioni, ripensamenti, verifiche e verifiche delle verifiche. Scartando via via le idee di tutti i geni dell'epoca, da Fra Giocondo che aveva costruito il ponte di Notre Dame a Michelangelo, dal Sansovino al Palladio. Ma quando si decisero, accidenti, lo fecero. E nonostante l'impresa fosse temeraria (il solo primo pilone delle fondazioni è di 5 mila blocchi di pietra) fu portata a termine con una rapidità oggi inimmaginabile per uno svincolo. Stavolta, però, pareva fosse la volta buona. E che a distanza di un secolo e mezzo dall'edificazione del ponte degli Scalzi e di quello dell'Accademia, la Serenissima avrebbe avuto un quarto scavalcamento del Canal Grande. Per collegare piazzale Roma con la stazione ferroviaria. C'era la volontà politica del sindaco Massimo Cacciari, deciso col successore Paolo Costa a dimostrare che facendo le cose per bene si può costruire qualcosa di nuovo anche nella città più intoccabile del mondo. C'erano i soldi, 5 miliardi. C'era un progettista noto come il meglio del meglio: il catalano Santiago Calatrava, autore di ponti famosi, dall'«East London» sul Tamigi al «Puerto Madero» di Buenos Aires, dal «Miraflores» sul Guadalquivir all'«Overbaum» di Berlino. Era il 1997.

Da allora, però, un mucchio di cose sono andate storte. Per prime scoppiarono le polemiche sull'utilità stessa del ponte: a cosa serviva un collegamento diretto se da piazzale Roma si arriva alla stazione in un minuto col vaporetto o cinque minuti a piedi? E si sarebbe inserito quel ponte, di acciaio e vetro e pietra d'Istria, forte ma leggero, moderno ma «antico», nelle delicate armonie della più bella città del pianeta? Ma fin lì, era tutto déjà-vu.

Il botto vero scoppiò quando si scoprì che l'architetto, nel nome della purezza delle forme, non si era minimamente posto il problema dei disabili. I quali, giustamente, piantarono la grana: possibile che dopo 434 ponti costruiti a Venezia nei secoli in cui non c'era attenzione per l'handicap, anche il primo e unico dei ponti nuovi nascesse nell'indifferenza per chi è in carrozzina? Possibile che neppure Calatrava si fosse posto l'obiettivo di conciliare l'arte con il rispetto dei diversamente abili e le leggi vigenti? E come aveva potuto la Commissione di Salvaguardia approvare l'opera accettando, tra le motivazioni del «no» ai «servoscala», anche quella che senza quegli infissi metallici l'opera offriva «un impatto visivo certamente migliore»? Messo alle strette, il Comune sterzò. E chiese al progettista di trovare una soluzione. Calatrava disse sì, però, insomma... Un tira e molla. Finché, seccato per i problemi posti a lui e non ai grandi artisti del passato, inviò una lettera incredibile.

Dove si dichiarava a malincuore pronto ad adeguare il progetto ma insisteva nel suggerire ai disabili «l'attraversamento orizzontale mediante vaporetto». Cioè «il superamento del canale a livello dell'acqua coordinato con i servizi dell'Actv». «Risposta infelice», sbottò Paolo Costa. Che diffidò l'artista: decida in fretta e piantiamola qui.
Contemporaneamente, però, emergevano altri problemi. Primo fra tutti uno: bello com'era, il ponte avrebbe anche retto? E via con gli studi.

I rafforzamenti degli argini e dei due immensi blocchi dove poggiare le basi dell'arco. La definizione dell'acciaio necessario, difficile da recuperare e costosissimo. Le richieste di nuovi finanziamenti. I rinvii chiesti e concessi alle imprese Cignoni e Lorenzon Techno System. La lievitazione dei costi fino al raddoppio. Le polemiche sui ritardi.

Finché la vedova di Giuseppe Creazza, l'ingegnere che lo stesso Calatrava aveva incaricato di studiare i problemi tecnici, aveva scritto alla Nuova Venezia raccontando che il marito, come dimostrava un carteggio, aveva bocciato il progetto come «inidoneo all'attuazione per gravi carenze geotecniche e strutturali».

Tutte cose finite in una denuncia di Carlo Ripa di Meana: poteva la magistratura contabile non intervenire? Ieri mattina il Pm della Corte dei Conti Carmine Scarano ha tagliato corto. E mandato i finanzieri nelle aziende coinvolte nella costruzione e nei ritardi. Scommettiamo? Diventerà un tormentone.

 

il caso

  • IL DISEGNO - La Commissione di Salvaguardia approva nel 2002 il ponte di Calatrava.
  • LO SCONTRO - L'architetto non ha previsto i servoscala per i disabili, senza infissi metallici l'opera ha un «impatto visivo migliore». Secondo le associazioni il ponte vìola le leggi sulle barriere architettoniche. Nonostante le proteste, i lavori partono.
  • LA SOLUZIONE - L'accesso ai disabili viene garantito da un abitacolo a scomparsa.

 

di Gian Antonio Stella
dal Corriere della sera del 20.07.05

 

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29/07/2005 13.41.10: siamo alle solite ( o no ?? )
La nostra Italia, nelle città più architettonicamente rappresentative come Roma e Venezia, improvvisamente per volontà di coloro che si ritengono i sindaci di tutti i cittadini ( veneti e romani ) decidono che gli architetti " indigeni " sono indegni di progettare alcunché di valido in quanto italiani. Meyer come Calatrava per i risultati, estremamente discussi e discutibili senza nulla togliere al valore di cotanto nome. Una città come Roma " meyerizzata " ed una come Venezia " calatravizzato ", il tutto a scapito degli Architetti italiani trattati da questi sindaci come gli ultimi idioti in Architettura. Si consoli Calatrava, in altri tempi e con ben altro spessore architettonico, gente come F.LL.Wright e P. Jeannerette videro bocciati i loro progetti per la città di Venezia a favore del NULLA culturale proposto dalle Giunte amministrative. Ma mi domando, la scelta di queste grandi personalità rispetto noi poveri mentecatti Architetti, ahimè, italiani da parte di cotanta arroganza ed incultura " sindacale " non nasconde un desiderio inconfessato di volere solo fare cassa e nulla più? Oppure, qualche nome di quelli risonanti, magari perchè hanno avuto la fortuna di avere parenti " importanti " e miliardari ( penso all'area dei prodotti siderurgici ) sono chiamati a scapito di tutti gli altri perché vanno di moda o hanno sciocchezze improponibili da proporre ?? Rispondiamoci tutti e buonanotte agli Architetti nostrani.
Arch. Luciano Bracciani

 

09/05/2007 0.14.14: titolo
Venecia no resuelve sus gravisimos problemas con un puente más. Es actuar como el avestruz: mirar debajo del suelo!
Vera Botí

 

09/08/2007 7.08.56: ne valeva la pena?
Bello il ponte: bello il progetto e utile il fine, ma...valeva la pena spendere una vera fortuna quando ci sono centinaia di palazzi veneziani da restaurare? Quando ci sarebbero opere di recupero urbanistico ed architettonico cui dare la priorità tenuto conto dell'importanza mondiale di questa città? Quando bisognerebbe invece migliorare ed intensificare i mezzi di collegamento e trasporto che mettono in contatto questa meravigliosa città con il resto del mondo? Quando bisognerebbe migliorare ed innovare le struttuare universitarie già tanto carenti ed insufficienti? Ne valeva la pena?
Lucia Dittadi

 

12/08/2007 17.45.52: ...sempre scontenti...
Certo è vero, un architetto italiano che non sia Piano, ha difficoltà a costruire qualcosa di importante in Italia! Ma Roma e Venezia benchè si siano Meyerizzate e Calatravate hanno fatto un grande passo avanti in ARCHITETTURA CONTEMPORANEA! Qualcosa si muove anche in Italia e forse la nostra così importante storia lascerà un po' di spazio anche al presente e al futuro...
Rosaria...studentessa

 

16/08/2007 19.03.13: futuro disoccupato...
credo che il ponte di Calatrava sia un buon segnale per l'italia più che per venezia (ormai è satura... non c'è molto spazio da riempire); ho visto qualche render dal sito e non mi pare male... anzi, credo che dialoghi con una certa personalità con il contesto veneziano. i contesti storici italiani hanno bisogno nuovi innesti "frizzanti" con cui dilagare... l'intervento di meier a Roma non è male da questo punto di vista, anche se l'ara pacis, secondo me, dovrebbe stare su una collina verde circondata da cipressi. comunque vale di più mezzo edificio contemporaneo in un centro storico che un mega quartiere ultratecnologico in periferia (vedi l'ex area falc). per quanto riguarda le problematiche mosse dall'arch. Bracciani si tratta, a mio parere, di due questioni politiche distinte e da affrontare a priori: la prima, che riguarda le priorità degli interventi dal punto di vista economico, mi vede abbastanza d'accordo, anche se, volendo guardare il portafoglio e le cose da fare dovremmo rimanere fermi per parecchio tempo con l'architettura d'avanguardia... la seconda questione riguarda invece l'architettura e gli architetti: in italia come in tutti gli altri settori, se non si è raccomandati o già famosi non è facile proporre delle novità (in Spagna, 2 architetti "novelli" hanno realizzato con grande maestria un opera di grande impatto a toledo, una delle città più "storiche" della spagna); se però gli architetti italiani sono meno audaci dei sindaci... è inevitabile che questi ultimi, volendo "rischiare" un intervento all'avanguardia, guardino all'estero e puntino su un progettista con le spalle abbastanza grosse (come calatrava) da resistere alle polemiche dei tradizionalisti
Riccardo

 

01/09/2007 17.00.42: Leggero
Leggero, non invasivo, poetico. Queste le nostre impressioni alla prima vista del ponte.
Giuseppe e Lello

 

27/09/2007 12.41.13: destinato a crollare?
Si stanno completando le operazioni di saldatura dei tre tonconi del ponte, due le zone di saldatura situate in corrispondenza degli appoggi provvisori. Per facilitare queste operazioni o per timore che il troncone centrale a causa delle spinte orizzontali faccia arretrare le spalle si è "pensato" di posizionare sotto il concio centrale tre tiranti in acciaio, rendendo monilitica la parte centrale. Non capisco come mai, nonostante le prove fatte e la progettazione computerizzata la curvatura e la lunghezza dei conci sia stata "adattata" in fase di saldatura. Vedere per credere! Se è così che è iniziato il montaggio sono proprio curioso di vedere chi, una volta finite le saldature, darà l'ok per togliere i tiranti....le spalle cederanno (.......omissis.....troppo lunga la spiegazione) e il ponte collasserà nella zona centrale. Se viceversa si optasse per la soluzione di mantenere i tiranti "per sempre" il ponte collasserebbe comunque perchè i carichi non sarebbero più quelli previsti in progetto. Spero che la mia valutazione sia errata, qualcuno mi dica che mi sbaglio! grazie.
Trapezio

 

26/08/2008 9.45.45: L'accessibilità e l'estetica
leggo e vedo che anche la vicenda del nuovo ponte sul canal grande di venezia provoca reazioni diverse e interessanti. Purtroppo come sempre in italia non si guarda al problema locale ma a quello filosofico. mi spiego meglio: è vero che in italia c'è grande difficoltà ad emergere e a progettare in grande, ma è anche vero che l'architettuta contemporanea in italia ha latitato per lunghi anni, e ovviamente si affaccia nel nostro paese nel momento in cui diventa moda e mai quando è sperimentazione (può essere un vantaggio a volte) ma con il rischio che non si guardi al problema concreto ma solo all'estetica e alla simbologia del costruito/progetto. il ponte di venezia ha come obbiettivo di fare spostare la gente da una parte all'altra della riva del canale, di far spostare tutta la gente, giusto? ma come mai fin dai disegni e dagli schizzi non vi è la minima traccia di una soluzione che lo renda accessibile alla utenza ampliata? dall'anziano alla signora incinta all'ipovedente al cieco al claudicante al malato di cuore al ragazzo che si è rotto la caviglia giocando a calcio e gira in stampella fino ad arrivare al disabile in sedia a rotelle? mi dispiace vedere sempre l'attenzione concentrata sulla forma e sulla politica delle scelte (meier/calatrava/hadid/ecc.) e poco o per nulla sulla realtà dell'accessibilità e sulla funzionalità delle cose?? ci sono grandi e piccole dimostrazione nel mondo di progetti stupendi ed accessibili. credo che nel 2000 si debba ampliare la capacità di progettazione integrando e non attanccando dopo (spesso in maniera orrida) soluzioni che rendano l'architettura utilizzabile per tutti. anche perchè l'architettuta che non si può vivere non è molto utile
luca

 

  giovedì 21 luglio 2005