Roma, sanpietrini addio

rivoluzione dopo cinque secoli

Inventati nel Cinquecento per far scivolare meglio le carrozze, i "serci" restano un simbolo. Critiche ma anche applausi per la conversione all'asfalto.

«Vecchia Roma sotto le stelle non sei più tu...» suona l'eterna canzone della sdolcinatezza capitolina. Ma stavolta non sbaglia: e infatti stanno togliendo i sanpietrini. Gli umili e gloriosi sassi grigi della città eterna, della città di Dio. I «serci».

I cantieri sono ormai aperti: drammatici si preannunciano i lavori. E struggenti. Da Le Monde al New York Times, i grandi giornali esteri levano al cielo di uno splendido settembre il loro rimpianto per quel manto di antica e fascinosa pavimentazione che d'ora in poi si negherà agli sguardi. Addio, addio.

I romani accolgono l'evento con il consueto, poetico garbo: «Poi - esordisce su un forum Internet Alessio Brugnoli - poi ci stanno 'sti cazzi de sanpietrini». L'Urbe digitale reagisce con un misto di accorto scetticismo e sublime indifferenza: «E li mettono e li levano - continua Brugnoli - e li sistemano e li smontano, e li sbattono per fissarli e li sbattono per toglierli». È storia vecchia, come al solito, oleografia da cartolina: montagnette di fatidiche pietre sulla nuda terra, gli operai «serciaroli» che tirano carriole triangolari e maneggiano con perizia l'indispensabile arnese per l'interramento, detto «mazzapicchio». Però stavolta sembra che li tolgano sul serio, i sanpietrini. Al loro posto: «asfalto fonoassorbente».

Ma forse non si immagina quanti blog, quante chat, quante chiacchiere, più o meno irate e disinformate, ma anche incoraggianti, sulla rimozione veltroniana dei «serci». Si legge, online: «L'ultima cazzata di Uolter, il sindaco-velina della Roma da bere, è quella di voler togliere i sanpietrini. In testa glieli dovrebbero tirare». Però si legge anche: «Evviva, erano bboni pe' le carrozze, ma mo' c'avemo li motorini!». Le due ruote, e un po' anche le quattro ruote, hanno un conto aperto con i sanpietrini.

In linea di massima gli utenti motorizzati li giudicano costosi, rumorosi, pericolosi, ragion per cui al partito conservatore si oppone un fronte che sul piano municipale non sarà necessariamente progressista, ma certo non ne può più dell'inesorabile «percorso tattile» cui è condannato a piazza Venezia, o via Cavour, o via Nazionale: buche, riccioli, avvallamenti, scivolamenti da pioggia, forcelle piegate, digestioni infelici, brutali massaggi alle reni, emorroidi fantozziane, fatali distorsioni. Perché poi Roma è sempre Roma, luogo felicemente ambiguo: con il che narra la leggenda paparazza che Anita Ekberg fu convinta a fare il bagno notturno nella fontana di Trevi dopo essere inciampata con i tacchi sui sanpietrini e allora, per via di quella storta, fece pluff, il fotografo fece click, e a Fellini venne l'idea prodigiosa.

Bene, non dovrebbe accadere più. O forse sì, perché in realtà l'amministrazione ha deciso di lasciare i preziosissimi «serci» nelle zone pedonali. Del resto stanno lì da cinquecento anni, circa. Ce li misero i papi, pare approfittando di una tassa sul meretricio. In sostanza erano i parenti evoluti dei sassi stradali degli antichi romani, che per primi impararono a scavarli in certe cave di origine vulcanica alle pendici dei Castelli. Quando queste cominciarono a scarseggiare, i sanpietrini autoctoni, che meglio di tutti facevano respirare il terreno, vennero integrati con mezze piramidi tronche in porfido alto atesino. In era di globalizzazione, Rutelli li fece arrivare addirittura dalla Cina. Anche allora ci furono mezze polemiche, entusiasmi e lamentazioni. Ma sempre troppo costavano, evidentemente, per non dire la fatica di spostarli quando si rompeva qualche tubo, cioè sempre.

Di qui la scelta. E i conseguenti sospetti sui «serci» rimossi. Che fine faranno? «Sicuramente - prosegue la maldicenza telematica - servono per la villa di qualche amico». Eppure non esistono (ancora) testimonianze in questo senso; giusto una battuta spiritosa dell'architetto Fuksas che riecheggiando una vecchia canzone sui palloncini, ha proposto un convegno dal titolo: «Dove vanno a finire i sanpietrini».

Prima o poi, comunque, occorrerà comunicarlo, dove vanno a finire: se non altro perché si tratta di elementi non solo del paesaggio, ma anche dell'immaginario. Tanto che a Roma «er Sercio» è soprannome umano, per quanto poco rassicurante: «Come "er Trucido" - si legge nei più aggiornati repertori di malandrinerie romanesche - ma più insensibile».

Sarebbe ingeneroso attribuirne la colpa ai sanpietrini. Dopo tutto, a loro modo, oltre che simboli, sono oggetti romantici, evocativi. La pittura e poi il cinema li adorano, da sempre considerandoli come un unico fondale perfetto, asciutto o bagnato che sia, per proiettarvi figure, ombre, sagome di corridori, assassini, donne formose, violinisti, ministri. A proposito: piazza Montecitorio è stata ripavimentata qualche anno fa con «serci» di forma un po' leziosa, in verità, e incongrue stelline di ferro.

In passato si metteva nel conto anche la possibilità che nelle rivolte di piazza i manifestanti facessero più o meno quello che sta facendo ora il Comune, ma per scagliare i sanpietrini sulla Celere, allora priva di scudi. E «Sanpietrino» si chiamò con qualche dissennatezza, nel Settantasette, un giornale satirico di movimento. Eppure, se si allarga il tavolo della storia alla vita di tutti i giorni, la «serciata» è parte integrante, snodo privilegiato dell'antropologia romana, pure ricca di primordiali lapidazioni.

Ci sono in proposito scultoree stampe di Pinelli, piccoli eserciti in cilindro e camiciola, duelli di monticiani e trasteverini, e sullo sfondo le rovine. Ci sono magnifici sonetti di Belli, pura poesia di movimento plastico: «M'impostai cor un sercio e nun me mossi,/ je feci fa tre antri passi, e ar quarto/ lo presi in fronte, e je scrocchiorno l'ossi». Ci sono quadri e canzoni, persino al femminile: «Semo monticianelle e nun tremamo/ e lo spadino in testa lo tenemo,/ er cortelluccio in petto, er sercio in mano». Il sampietrino lanciato, il sanpietrino perso, il sanpietrino maledetto, il sanpietrino ritrovato. 

 

di Filippo Ceccarelli
da La Repubblica del 02.09.05


Cantieri stradali, via i sampietrini già tolti oltre due milioni di pezzi. E per piazza Venezia il sindaco avvia uno studio. Veltroni e l'assessore D'Alessando tracciano un bilancio sui lavori in corso. Un altro mezzo milione sarà rimosso a breve.

Oltre due milioni sono già stati tolti (2.235.000 per chi ama la precisione) e altri 455 mila saranno rimossi a breve: sono i sampietrini che hanno lasciato le vie di Roma - i lungotevere e altre strade importanti come Botteghe Oscure - e che ricompariranno nelle aree che verranno pedonalizzate, in primis il Tridente (intorno al 2008-2009).

Bilancio di un'estate di cantieri; parlano i numeri: a raccontarli in Campidoglio ieri l'assessore ai Lavori pubblici Giancarlo D'Alessandro e il sindaco Walter Veltroni. «Abbiamo ultimato - dice il primo - in poche settimane 101 strade, e altre 69 saranno pronte a breve. A oggi sono stati rinnovati 845.900 metri quadrati di asfalto e alti 739.200 sono già programmati. La spesa complessiva è di 50 milione di euro. Davvero importante». E il sindaco: «Ci è parso corretto e trasparente mostrare cosa abbiamo fatto nelle ultime settimane. Cominciano ad arrivare lettere di apprezzamento per i lavori, come per i lungotevere, per via Nizza e per Botteghe Oscure. Via Po è completamente cambiata, abbiamo riunioni continue per fare in modo che i lavori in via del Tritone si chiudano il prima possibile: li ha voluti il municipio I e non dico che li stiamo vigilando, ma certamente li stiamo aiutando. Perché migliorare l'asfalto è importante per viabilità e sicurezza».

È un'altra campagna decisiva del Campidoglio: se ne sono accorti in pochi, ma dal febbraio prossimo le strade di competenza comunale passeranno dagli attuali 300 chilometri a 800, recuperando viabilità che finora era stata assegnata ai municipi che da soli non riescono sempre a garantirne la manutenzione.
«Abbiamo lavorato in tutti i municipi», dicono e l'assessore e il sindaco. Già stabilite le prossime priorità: mentre i sottopassi di Corso Italia torneranno alla normalità il 15 settembre («E' cambiato il mondo là sotto, con la nuova illuminazione che abbiamo messo» dice l'assessore) Veltroni e D'Alessandro parlano di un intervento a piazza Venezia (a gennaio probabilmente) per sistemare alcuni punti in difficoltà e di una gara (tra un mese o poco più) da dodici milioni di euro che avrà una nuova procedura d'aggiudicazione: non sarà più solo il prezzo a determinare il vincitore, ma anche i tempi e la qualità dell´intervento.

Il sindaco parla di un impegno collettivo dell'amministrazione - Comuni e municipi - per la manutenzione delle strade «una questione di decoro - dice - di sicurezza e di viabilità. C'è stato un cambio di mentalità nell'amministrazione: ora non c'è il rattoppo, ma si rifanno le strade seriamente». Impossibile non tornare a parlare di quei 28 mila 300 metri quadrati di sampietrini già rimossi e degli altri 6mila e 500 che verranno ridotti: in ogni metro quadrato vi sono tra i 67 e i 70 sampietrini, da dodici centimetri di lato e 12 o 18 di profondità.

«Ora li ha l'ufficio Città storica» rivela D'Alessandro. A breve non si vedranno più a viale Aventino; a piazzale Ostiense resteranno solo dove non intralceranno il traffico e resta il punto interrogativo per piazza Venezia: «Chiederemo - conclude il sindaco - idee su come ridisegnarla tenendo conto anche della sicurezza. E poi ne discuteremo con le Soprintendenze». La guerra del sampietrino continua.

  • Tridente - I cubetti che lasciano alcune vie, saranno messi nelle aree pedonalizzate.
  • Botteghe oscure - I blocchetti di pietra hanno abbandonato molte strade importanti del centro.
  • Via del Tritone - Riunioni continue perché i lavori si chiudano il più presto possibile.
  • Via Po - Con l'asfalto fonoassorbente la strada è cambiata completamente.

 

di Gabriele Isman
da La Repubblica del 02.09.05


Piazza Venezia nel rebus dei sampietrini. Tra tutela storica e sicurezza stradale: forse su parte dei percorsi lastre di basalto.

Un progetto per piazza Venezia. È allo studio presso gli uffici dell'assessore ai Lavori pubblici Giancarlo D'Alessandro. Avrà «un disegno - ha spiegato il sindaco Walter Veltroni - che sarà concertato con la sovrintendenza e consentirà di coniugare le esigenze architettoniche con la sicurezza di chi transita sulla piazza». «Si tratta di una piazza storica - spiega Giancarlo D'Alessandro - con una viabilità che ha varie caratteristiche e che è molto intensa». Addio sampietrini, allora, anche da piazza Venezia? «La mia personale idea - risponde l'assessore ai Lavori pubblici - è di arrivare ad un disegno nel quale, conservando l'aspetto ornamentale che il sampietrino conferisce e i lastroni ai bordi che la dividono dalle altre strade, abbia dei percorsi in materiale diverso che segnano il percorso degli autobus, delle auto e delle due ruote».

Per questa grande e storica piazza, pur se spariranno in parte i caratteristici sampietrini, non si pensa all'asfalto, quanto ai lastroni di basalto: eviterebbero gli inconvenienti dei mattoncini «che tendono ad incurvarsi per la pressione dei mezzi pesanti», come ha spiegato il sindaco, ma resterebbe una pavimentazione adeguata e «ornamentale».

«Per ora rimetteremo in sicurezza piazza Venezia - ha aggiunto Veltroni - non c'è nessuna lotta al sampietrino. Dove hanno una valenza storica e artistica non li sostituiremo, come potrebbe essere in questo caso. Dove invece si trovano senza giustificazione storica li sostituiremo, come stiamo facendo, ad esempio, sui lungotevere, con l'asfalto più sicuro che provoca meno inquinamento acustico».

Spariranno i mattoncini quadrati anche da piazzale Ostiense, dove sono già in corso i lavori di ripavimentazione, che termineranno nella seconda decade di settembre, e in parte da viale Aventino, dove il cantiere deve ancora iniziare. E sarà così anche in via della Piramide Cestia. Ma i lavori estivi hanno già fatto sparire dalle strade della città 28 mila metri quadri di sampietrini (e calcolando che in un metro quadro ve ne sono 70, si arriva a un tolale di un milione e 960 mila pezzi) che sono stati consegnati all'ufficio Città storica e che verranno tutti riutilizzati nelle prossime pedonalizzazioni e restauri di vie e piazze del centro.

E sono 101 le strade completamente rimesse a nuovo durante questi tre mesi estivi, con interventi sul manto e sul sottofondo stradale, ristrutturazione dei marciapiedi, pulizia di caditoie e fogne, rifacimento della segnaletica stradale e sostituzione dei guard-rail. Nelle prossime settimane, invece, si proseguirà su altre 69 strade, per completare il programma previsto e che ha comportato una spesa di 50 milioni di euro. A tutt'oggi, dunque, sono 845.900 i metri quadri completamente rinnovati, mentre per le prossime settimane saranno interessati dai lavori 739.200 metri quadri, con la sostituzione di 6.500 metri quadri di selciato. Presto «partirà una gara per altri 12 milioni di euro - ha annunciato Giancarlo D'Alessandro - che verrà svolta con nuovi criteri. A quello dell'offerta economica più vantaggiosa si aggiungeranno quelli dei tempi e dei metodi di cantierizzazione». «Cominciamo a ricevere - ha aggiunto Walter Veltroni - molti apprezzamenti per il lavoro svolto sui lungotevere, su via Nizza e via delle Botteghe Oscure. Migliorare l'asfalto significa migliorare la qualità della mobilità e della sicurezza dei cittadini. È finita la cultura del "rattoppo", ora viene eseguita la risistemazione totale».

E con la fine, a metà settembre, dei lavori di superfice su Corso d'Italia, sarà completato un intero quadrante della città: da via Po a viale Regina Margherita, a via Salaria. È stata rifatta la pavimentazione di buona parte dei lungotevere e si sta recuperando l'area del centro storico che va dalle Botteghe Oscure a via Cavour. Da febbraio, inoltre, la grande viabilità affidata al Campidoglio comprenderà 800 chilometri e non più 350: su tutti - ha annunciato Veltroni - gireranno squadre di tecnici per controllare che il ripristino venga svolto a regola d'arte.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 02.09.05


PERCORSI - I sampietrini, la schiena e l'apologo di Agrippa

Duole il cuore passare per via delle Botteghe Oscure e assistere al pensionamento dei gloriosi sampietrini. Un manto di asfalto nero ha seppellito una delle più note tradizioni della Capitale. Una delle più estese ed evidenti. Prim'ancora che i monumenti, qualsiasi forestiero che si aggira per il centro di Roma, la prima cosa che nota è quel fondo stradale diseguale.

È inconfondibile, quello stretto reticolato di selci che richiama subito alla mente una temporalità «altra» rispetto alla banale contemporaneità del bitume. Quel senso di arcaico che è proprio della Città Eterna. Sotto il solleone o con la pioggia, all'alba o al tramonto, qualsiasi veduta di Roma non può prescindere dal quel segno geometrico che fa persino del piano di calpestio della città una piccola, grande, inimitabile opera d'arte.
Adesso tutto questo sta per passare in archivio. «Exit sampietrino», per dirla con Montale.

Ma se il cuore duole, un'altra parte del corpo umano, forse meno nobile, ma ugualmente determinante per il benessere di romani e forestieri, non può non rallegrarsene: la schiena. Soprattutto quella di chi si muove in motorino, ma anche di chi usa la macchina, o gli stessi autobus.

In certi tratti della rete stradale della città, il sampietrino irregolare, sconnesso, o mancante, costituisce un vero e proprio attentato all'incolumità fisica di chiunque si muova. Bisogna avere una colonna vertebrale in titanio per resistere a certe vibrazioni. E forse neanche basta. Come i giocatori di golf, che conoscono a memoria il green, o gli assi della stecca, che controllano anche le più piccole asperità del bigliardo, così i motociclisti studiano il percorso che devono affrontare e poi decidono di conseguenze. Il tratto di strada, ad esempio, che da via Teatro di Marcello immette su piazza Venezia è da evitare con ogni cura, pena un tremito alle mani per almeno qualche minuto. Così lunghi pezzi di via Nazionale, e altri sparsi qui e là per il centro storico.

E allora, meglio i sampietrini o l'asfalto? Il cuore o la schiena? Sembra il famoso apologo di Menenio Agrippa sul corpo umano aggiornato al XXI secolo. Ora come allora, è impossibile scegliere un organo rispetto all'altro. Per fortuna anche questa volta pare che sia stato trovato uno stratagemma per risolvere il conflitto: il sampietrino sì, ma solo nelle «aree protette» delle isole pedonali. La terminologia non è delle migliori. Fa pensare alle riserve di caccia dove si rinchiudono gli animali in via di estinzione, ma insomma la sostanza c'è. Forse neanche Menenio Agrippa avrebbe trovato di meglio.

 

di Vito Bruno
dal Corriere della sera del 22.08.05


E a piazza Venezia parte il restauro. Gara a settembre, intervento a gennaio: si rifà il tratto dal teatro Marcello fino al Vittoriano.

Un milione e mezzo di euro per sistemare piazza Venezia: «La somma già stanziata - spiega Giancarlo D'Alessandro, assessore ai lavori pubblici del Campidoglio - non è certamente sufficiente per rifare l'intera piazza, ma sicuramente sistemeremo i tratti malmessi che vanno dal teatro Marcello fino a sotto al Vittoriano».

La gara sarà bandita a settembre «ed entro pochi mesi - prosegue l'esponente della giunta capitolina - partirà l'intervento, probabilmente a gennaio, tempo meno affollato per il traffico».

Non si preannuncia alcuna chiusura della piazza. Anzi, precisa l'assessore, «staremo molto attenti alla cantierizzazione» dice D'Alessandro. E poi i sampietrini, croce e delizia dei romani: «Rimuoverli da piazza Venezia? Ne discuteremo con le Soprintendenze, e non dico altro», taglia corto l'assessore.

Ma quei lavori, sampietrini o meno, sono assolutamente necessari. E per vararli c'è stato «uno sforzo straordinario voluto dalla giunta Veltroni, con una richiesta esplicita del sindaco - conclude D'Alessandro - la piazza è tra le più belle ed importanti della capitale e non solo: deve essere assolutamente risistemata e restituita a turisti e residenti nella sua originaria bellezza».

 

di Gabriele Isman
da La Repubblica del 21.08.05


A Botteghe Oscure il vecchio sampietrino perde la sua battaglia. Al suo posto un asfalto modernissimo. Coinvolte anche le strade limitrofe a via dell'Ara Coeli.

Sampietrino addio, almeno in via delle Botteghe Oscure: l'intervento di rifacimento del manto stradale in una delle arterie più trafficate del centro storico è partito ieri e sarà completato in tempi record. Al posto del contestatissimo pavé - acerrimo nemico di tanti motociclisti - sarà collocato un asfalto di ultima generazione, che all'anagrafe tecnica risponde al nome di «conglomerato bituminoso», altamente drenante e fonoassorbente. Entro venerdì i lavori saranno finiti in un'area di 4.500 metri quadri, che coinvolge anche alcune strade vicine: via di San Marco, via dell'Ara Coeli e via degli Astalli (ma in quest'ultima strada l'intervento sarà effettuato più in là, non appena saranno terminati i lavori di restauro di un edificio e tolte le impalcature che occupano in parte la via). Costo totale dell'operazione: 300 mila euro.

E per l'addio al sampietrino si sono mossi ieri il sindaco Veltroni e l'assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo D'Alessandro, in visita pomeridiana al cantiere. «Era una delle strade - ha spiegato Veltroni - che andavano ripensate. Non c'erano motivi storici per mantenere i sampietrini. Abbiamo scelto di lavorare nei mesi estivi per alleviare i disagi dei cittadini e far trovare la strada a settembre nelle migliori condizioni». Veltroni ha poi spiegato che l'intervento a Botteghe Oscure non è isolato, ma fa parte di un programma che ha già completato il rifacimento di 50 strade. «E altre 72 saranno rimesse a nuovo tra agosto e settembre, per un totale di interventi pari a sei milioni di euro», ha ricordato D'Alessandro.

Altri sampietrini saranno tolti, da oggi, anche su alcuni tratti di lungotevere (Gianicolense, Altoviti, Marzio e Tor di Nona). «L'idea - ha detto Veltroni - è quella di conservarli solo dove la loro presenza ha un senso. Altrimenti saranno utilizzati solo per aree pedonali». Resteranno, per ora, a piazza Venezia, uno dei punti più dissestati della città: «Anche qui sono partiti i lavori - ha detto Veltroni - e la piazza, ridisegnata in accordo con le soprintendenze, sarà comunque messa a nuovo. Vedremo poi se sarà il caso di procedere con altri accorgimenti». Oggi inoltre Veltroni incontra il ministro Pietro Lunardi: «Abbiamo una serie di progetti per grandi opere infrastrutturali - ha detto il sindaco - che potrebbero essere finanziate per modernizzare la città».

LA STORIA - I sampietrini fecero la loro comparsa sulle strade della Capitale a inizio '800. Fissati nel terreno con un impasto di sabbia e pozzolana, i blocchi di pietra lavica estratti dalle cave della Prenestina erano adatti ad assorbire i «carichi verticali» di carrozze e cavalli. Nella loro forma classica misurano 12 centimetri per 12 e hanno un'altezza di 15 centimetri. Dalla chiusura delle antiche cave, i sampietrini risultano introvabili. Le scorte fatte si sono esaurite nei tanti cantieri aperti in previsione del Giubileo del 2000. Si è ricorso più volte, quindi, a pietre di recupero ricavate da strade e piazze successivamente asfaltate o a sampietrini di importazione cinese. Negli anni è anche cambiato il sistema di fissaggio: i «serci» simbolo di Roma vengono adagiati su un letto di sabbia e cemento e le intersezioni sono chiuse con la stessa mescola.

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 09.08.05


Operazione sampietrini l'ora di Botteghe Oscure. Il sindaco Veltroni inaugura il cantiere: pochi giorni per il nuovo manto fonoassorbente. A difesa delle vestigia della Crypta Balbi. Settantadue interventi entro settembre. Veltroni: "Novità a piazza Venezia".

Un cantiere agostano di soli cinque giorni, con due squadre di dieci operai al lavoro anche di notte, per liberare via delle Botteghe Oscure dai sampietrini e rivestirla di un tappeto d'asfalto fonoassorbente. Si è aperto ieri mattina e si chiuderà venerdì prossimo. Riguarda 4500 metri quadrati di strada, per una spesa di circa 300mila euro. E fa parte della campagna estiva di cantieri stradali, decisa dal Comune e portata avanti dall'assessorato ai Lavori pubblici, che prevede 72 interventi tra agosto e settembre (21 milioni di euro lo stanziamento) molti dei quali nel centro storico: come il rifacimento, da stamattina, dell'incrocio tra via Labicana e via Nicola Salvi, davanti al Colosseo. O come lo spietramento dei tratti lungo il fiume: a Piazza della Rovere, da stanotte; e ai lungotevere Altoviti, Marzio e Tor di Nona, dalla settimana prossima.

Il cantiere di via delle Botteghe oscure serve a dare un nuovo manto stradale - 3 millimetri di conglomerato fine, sovrapposti a 16 centimetri circa d'asfalto fonoassorbente stesi sulla base di calcestruzzo che ospitava i sampietrini tolti - all'arteria di 400 metri che collega piazza Argentina all'Aracoeli. E serve a preservare dai colpi delle buche la schiena dei motociclisti. Ma anche, soprattutto, a mettere al riparo le antiche vestigia della Crypta Balbi dal pericolo - evidenziato dal soprintendente statale ai Beni architettonici, Maurizio Galletti - delle vibrazioni degli autobus che corrono sui cubetti di pietra vulcanica.

«È una delle strade che andava ripensata perché non sussistono motivi storici per mantenere i sampietrini» ha spiegato ieri il sindaco Walter Veltroni. «I sampietrini - ha aggiunto - sono un tratto caratteristico della città e li salvaguarderemo nelle aree dove hanno un senso storico». Tra queste, piazza Venezia, «sulla quale ora si sta facendo il lavoro di ripristino ma stiamo anche preparando il disegno del nuovo assetto» ha specificato. «È un luogo troppo importante - ha aggiunto l'assessore Giancarlo D'Alessandro - per essere investito da un provvedimento amministrativo come quello di questi cantieri estivi. Per piazza Venezia, ci vuole un grande progetto culturale condiviso con le varie soprintendenze». I sampietrini tolti a via delle Botteghe Oscure andranno ad arricchire il deposito capitolino, in vista dell'installazione, decisa dal Comune, nelle zone pedonalizzate: «Quelli di via Po - racconta D'Alessandro - sono serviti per le rampe del Campidoglio». Non faranno molta strada, però. Perché ne serviranno molti, in futuro, per sostituire l'asfalto dai marciapiedi che corrono lungo la via del Bottegone. Le pietre nere si andranno così a ricollegare al manto di selci che caratterizza la zona pedonalizzata, e i marciapiedi, di largo Torre Argentina.

 

di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 09.08.05

 

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Commenti

14/09/2005 17.35: Scempio sanpietrini a Roma: continuano a distrugg.
Personalmente ritengo la sostituzione dei sanpietrini con dell'infimo (ma silenzioso) asfalto un vero scempio, Roma e' famosa anche per i suoi lastricati, e' vergognoso che si elimino nel Lungotevere, alla Piramide Cestia... etc... che vergogna perche' gli ultimi sindaci vogliono constringermi a vergognarmi di essere Romano ?? Spero che sia di lezione a chi li voto'... perche' non ripetano l'enorme errore. Non sara' il caso magari di buttar giu' anche il Colosseo e ricoprire con il catrame ops.. pardon, con l'"asfalto fonoassorbente", il Foro Romano? In fondo sono un ostacolo alla circolazione romana... e cosa c'e' di piu' importante delle auto e dei motorini????!!! Per cortesia, prima che sia tardi, qualcuno spieghi a Veltroni che il tono era sarcastico altrimenti rischiamo davvero prenda in considerazione il "consiglio"!!!
Luca

vedi anche:

Sampietrini, monumenti a rischio

via da piazza Venezia

Piazza di Spagna, marcia a rilento

Il restauro da quindici sampietrini al giorno

Aperta al pubblico piazza del Parlamento

nuova pavimentazione e bandite le macchine

Il maquillage dei lungotevere

Si comincerà dal tratto di Tor di Nona

E l'Appia Antica torna com'era

Operazione restyling: basoli, sampietrini e una corona di prati


data pubblicazione: sabato 3 settembre 2005
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