«Io e Marc’Aurelio, una storia lunga 14 anni»

Intervista a Carlo Aymonino

GIARDINO ROMANO - L’architetto Carlo Aymonino e il Giardino romano in Campidoglio: «Io e Marc’Aurelio», emozioni d’architetto: parla Aymonino. L’inizio, 14 anni fa. Le tre versioni del progetto. La sistemazione del Marc’Aurelio per il tempo che verrà... parla Carlo Aymonino, protagonista e regista del progetto del Giardino romano e dei suoi annessi, uno spazio inaugurato ieri.

Sarà anche la giornata di Marc’Aurelio, ma è anche quella di Carlo Aymonino, l’autore del progetto del «Giardino romano» e dei suoi annessi, uno spazio inaugurato ieri che aumenta di un terzo i Musei Capitolini. Quasi 80 anni, Aymonino preferisce esprimersi più con la penna che con la voce, disegnando appena può su qualsiasi pezzo di carta. Si autodefinisce con semplicità «un architetto italiano» ma aggiunge sarcastico: «Del resto, siamo molto meno di quelli che si fanno chiamare Maestro».

  • Architetto, finalmente vede ultimata la sua opera. Non è stata una storia troppo lunga? «Ha avuto inizio 14 anni fa, quando fui contattato per sostituire Costantino Dardi, scomparso all’improviso. Del progetto ci sono state tre versioni: cominciando dall’ellisse che disegnai per il monumento di Marco Aurelio per finire con le variazioni dovute al ritrovamento del tempio di Giove. Da un progetto tutto sommato banale sono passato a qualcosa di più ricco, che si collega maggiormente alla città».
  • Quindi, un progetto che per forza di cose è diventato un work in progress, un’invenzione continua.
    «Proprio così».
  • La copertura in cristallo è cambiata rispetto all’idea originale?
    «Sì, prima era a triangoli poi ho preferito i "cassettoni" quadrati. E l’ingegnere Antonio Michetti, con i suoi calcoli, ha perfettamente realizzato le mie idee».
  • Che effetto fa sistemare il Marc’Aurelio per il futuro, costruire qualcosa a fianco di una piazza disegnata da Michelangelo?
    «E pensare che quando mi fu chiesto se volevo assumere l’incarico dissi che "non bisogna metter mano al Campidoglio". Poi, studiando la situazione, mi convinsi che potevo agire. Via via il progetto è cresciuto. Quanto all’effetto-Michelangelo, non ci penso. Oddio, sono contento di aver attuato un progetto che si pone al centro di uno scenario storico e culturale di livello mondiale. Ma non provo un’emozione particolare. Del resto, mi considero un bravo architetto senza che questo abbia il sapore dell’autoesaltazione. In realtà svolgo un gran bel mestiere che dà grandi soddisfazioni».
  • Lei ha dimostrato nei fatti, e nel punto più critico, che si può fare architettura contemporanea anche nella Città Eterna. E’ soddisfatto di aver sciolto questo dubbio? «Certo. Accade spesso che un’opera riuscita contenga un elemento intrinseco che ne favorisce il successo. Ecco, credo che sia stato il tempio di Giove ad aver spinto il progetto a diventare un’ opera architettonica ben inserita nel contesto. Ma mi ha anche aiutato la mia passione per la scultura, dal periodo classico a Canova».
  • Aymonino, che ne dice dell’architettura al computer?
    «Anch’io lo uso, per le verifiche. Ma non per ideare. Compiango chi lo utilizza per progettare».
  • Ora che il Marc’Aurelio è sistemato, sta preparando qualcos’altro?
    «A Secondigliano sto costruendo un edificio multifunzionale rotondo, che chiamano "colosseo". E sto partecipando a tre concorsi. Speriamo».


I molti progetti che Carlo Aymonino ha studiato

Tutto il lavoro fatto per l’ampliamento costituisce un patrimonio sul quale riflettere
I molti progetti che Carlo Aymonino ha studiato per l'ampliamento dei Musei Capitolini costituiscono un patrimonio di sperimentazioni sui quali, ritengo, occorre riflettere. Essi dimostrano, per prima cosa, come una naturale vocazione alla trasformazione sia contenuta, per così dire, nello stesso Dna di alcuni edifici. Molti spazi aperti racchiusi al centro di organismi architettonici tendono, in realtà, a «solidificarsi» nel tempo, a formare un nuovo grande vano intorno al quale si annoda e ruota la vita dell'edificio. Una nuova sala centrale, protetta da strutture leggere e trasparenti, diviene così non solo il nodo di flussi di percorsi, ma anche il teatro nel quale si rappresenta l'epifania dell'edificio rinato. Molti tipi edilizi moderni, i palazzi postali o le borse, ad esempio, derivano dall' «annodamento» di cortili di palazzi, chiostri di antichi conventi. Lo stesso teatro moderno, a partire da quello elisabettiano, nasce in un modo non molto diverso. La trasformazione dei Musei Capitolini attraverso la copertura dello spazio aperto tra la Galleria degli Horti Lamiani e Palazzo Caffarelli, appare, in questo senso, una scelta di continuità, una sorta di «naturale» aggiornamento del quale era convinto anche Virginio Vespignani, che qui aveva costruito un padiglione ottagonale, poi demolito all'inizio del'900. Una soluzione non del tutto felice perché, evitando di continuare processi formativi in atto, dava luogo ad un edificio nuovo e indipendente.

Se n'è subito reso conto Aymonino quando ha abbandonato una prima ipotesi di costruzione circolare nel Giardino Romano per disegnare, nel '93, una lineare, limpidissima copertura, poggiata sugli edifici esistenti che lasciava del tutto libera la preziosa area archeologica sottostante. Sarebbe stata la soluzione ideale: un gesto unitario e sintetico, il cui metodo anticipava di anni la magnifica struttura con la quale Norman Foster ha «annodato» il labirinto delle sale espositive del British Museum.

Forse era destino che nell'area capitolina, dove la storia ha intrecciato per secoli le molteplici vicende degli edifici e degli uomini, questa rigorosa soluzione dovesse trasformarsi. Ma è un fatto che, insieme all'innovativa indicazione di leggere e assecondare le trasformazioni tipiche dell'organismo architettonico, l'opera realizzata, con la sua copertura semiellittica poggiata su sei grandi pilastri circolari, finisca anche col riproporre nei termini consueti la vexata quaestio dell'inserimento del nuovo nei contesti antichi.

 

di Giuseppe Pullara - Giuseppe Strappa
dal Corriere della sera del 23.12.05


Il giardino di Marco Aurelio e palazzo Senatorio sarà museo. Inaugurata ieri la nuova ala dei "Capitolini" su progetto di Aymonino. Incremento di circa un terzo dello spazio espositivo: ora arriva a 10 mila metri quadrati Veltroni: l'opera nel rispetto della storia.

 

La figura di Marco Aurelio del 176 d. C. s'è salvata dalla distruzione toccata alle statue equestri dell'antica Roma perché l'imperatore pagano fu scambiato per il cristianissimo Costantino, vissuto due secoli dopo. Ma da oggi quel poco che resta della colossale statua di Costantino guarderà, con quegli occhi grandi e malinconici, verso l'incedere imperioso dell'integro Marco Aurelio. Siamo nel Giardino romano, la nuova ala del Musei capitolini inaugurata ieri dopo due anni di lavori secondo il progetto dell'architetto Carlo Aymonino risalente al 1992.

Costata circa 5 milioni di euro (l'80% coperti dalla legge Roma Capitale, gli altri dalle casse comunali) l'addizione al palazzo dei Conservatori ha fatto i conti con il passato: con il preesistente padiglione ottogonale costruito nel 1876 per ospitare i marmi antichi che spuntavano come funghi dai cantieri di Roma Capitale; ma, soprattutto, con il gigantesco Tempio di Giove capitolino, le cui fondamenta sono state ritrovate nel corso degli sbancamenti. Aymonino ha dovuto così modificare il progetto, inserendo nel piano i due setti murari del tempio del VI secolo a. C.: ora le antiche pietre funzionano come primitivo, arcaico contraltare all'algida linea del nuovo intervento architettonico.

Tra i grandi pannelli in vetro della copertura e le colonne in acciaio dipinte d'azzurro, spicca l'imperatore a cavallo, poggiato su una nuova pedana - più bassa di circa 70 centimetri rispetto alla base marmorea disegnata da Michelangelo per la piazza - che, di fatto, innestandosi al muro, non permette la vista a 360 gradi della statua equestre. «L'opera di Aymonino è nata nel rispetto dell'archeologia e della storia» ha sottolineato ieri il sindaco Veltroni davanti alla statua equestre, tolta nel 1981 dalla piazza del Campidoglio per restauri e sostituita nel 1997 da una copia. «L'obiettivo è di trasferire gli uffici e di utilizzare anche parte di palazzo Senatorio come braccio di uno straordinario complesso museale» ha aggiutno il sindaco.

Intanto, i Musei capitolini, diretti da Anna Mura Sommella, incassano un incremento di circa un terzo dello spazio espositivo, arrivando a 10mila metri quadrati. La riorganizzazione del percorso propone, tra l'altro, tre sale con il meglio della collezione Castellani, tra cui il Cratere di Aristonothos. Ed esalta la parata di marmi romani, dal gruppo di Commodo come Ercole alla Venere Esquilina, riordinati a seconda degli Horti in cui furono ritrovati: Lamiani, Tauriani e Vettiani o quelli di Mecenate. 

 

di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 23.12.05


Ave Marco Aurelio, Roma ti saluta 

 

Eccolo Marco Aurelio, tornato finalmente imperatore anche a casa sua, nel cuore del Campidoglio, dopo un lungo, umiliante letargo in uno sgabuzzino di vetro. Troneggia austero e imponente con il suo cavallo su una grande pedana come una star che sfila in passerella, umiliando al confronto la copia che gli ha rubato il posto all’aperto al centro della piazza di Michelangelo. Ed ecco la nuova sala high tech , firmata da Carlo Aymonino, che da ora in poi sarà la sua reggia: una elegante pianta ad esedra pavimentata di pietra rosa e chiusa in alto da un mosaico di lastre di vetri quadrate che cattura, moltiplicando i riflessi sulla doratura del monumento restaurato, la luce del giorno.

«Che meraviglia. L’antico e il moderno che si specchiano l’uno nell’altro e si alimentano a vicenda. E’ questa fusione di linguaggi la ricetta su cui Roma continua a fondare il suo boom di capitale modello della cultura. Ed il sigillo di questa importante tappa d’ampliamento dei musei capitolini, che giunge al traguardo dopo tanto tempo», sorride emozionato il sindaco Walter Veltroni, dando il via insieme all’assessore alla cultura Gianni Borgna alla festa d’inaugurazione.

Già, un prestigioso biglietto da visita d’architettura contemporanea quello che questa nuova sala, ricavata dal vecchio dimesso giardinetto di collegamento tra palazzo dei Conservatori e villa Caffarelli offre ai visitatori. Anche se qualcuno, come lo stesso Carlo Aymonino, o l’archeologo Andrea Carandini, storce il naso per il basamento, una sorta di trampolino bicolore, grigio rosa, firmato da un altro architetto, Francesco Stefanori, un po’ troppo massiccio e stridente. E comunque un colpo d’occhio di notevole impatto, impreziosito dalle altre statue che fanno compagnia al Marco Aurelio: il colosso dorato di Ercole che lo fronteggia e i quattro frammenti di bronzo del colosso di Costantino che gli fanno da quinta.

Ma lo spettacolo non finisce qui. Attraversata la sala, affacciandosi dalla balaustra che le fa da fondale lo sguardo si inabissa per sette metri in una trincea che mette in vista la possenti mura di fondazione del tempio di Giove capitolino, riemerse durante i lavori di riconversione del cortile. E al di là della vetrata cattura un altro prospetto di grandi blocchi di tufo dello stesso edificio. «Un colosso di pietra, costruito nel sesto secolo a.C, sotto il regno dei Tarquini, che precede la costruzione del Partenone e rivaleggia con la sua mole - spiega Anna Sommella, direttrice dei musei capitolini - Restituirne alla vista i resti che erano inglobati e nascosti da altre murature o ancora interrati, era occasione da non perdere. Un omaggio doveroso a un monumento così importante e alla Roma più antica che pochi conoscono». La rivisitazione di questa città degli albori, altra calamita forte di questa festa d’inaugurazione, è il leit motiv delle nuove sale recuperate giù in basso e riallestite con un inedito taglio divulgativo. Ecco il modellino che ricostruisce la pianta e la forma del tempio di Giove. Ecco montate su un altro pannello frammenti di ante fisse e coperture di terracotta di luoghi sacri coevi che consentono di immaginarne la ricchezza dell’apparato decorativo. Ecco la suggestiva ricostruzione dei frammenti e delle statue del frontone del tempio della Mater matuta di S.Omobono, altro gioiello della Roma dei Tarquini. Ed ecco una serie di stupendi disegni che con molto rigore ci restituiscono l’aspetto di questo spicchio di città in gestazione sopra la balza scoscesa della rupe Tarpea.

 

di Danilo Maestosi
da Il Messaggero del 23.12.05


Nell’esedra del Palazzo dei Conservatori anche la testa di Costantino e l’Ercole. L’imponente statua equestre di Marco Aurelio, uno dei simboli di Roma, è finalmente nella nuova ala dei Musei Capitolini, all’interno del Palazzo dei Conservatori, aperta da oggi. Dopo gli interventi di restauro, il bronzo dell’opera ha preso il posto d’onore al centro della moderna volta dell’esedra firmata dall’architetto Carlo Aymonino. Ieri, alla cerimonia di inaugurazione, il sindaco Veltroni, l’assessore capitolino alla Cultura, Gianni Borgna, il sovrintendente del Comune ai Beni culturali, Eugenio La Rocca.

 

L’IMPONENTE statua equestre di Marco Aurelio, uno dei simboli di Roma, è finalmente tornata in Campidoglio in tutto il suo ritrovato splendore. La nuova ala dei Musei Capitolini, situata all’interno del Palazzo dei Conservatori, apre al pubblico oggi alle 9. Dopo gli interventi di restauro, il bronzo dell’opera ha preso il suo posto d’onore al centro della moderna volta dell’esedra firmata dall’architetto Carlo Aymonino. Ieri, alla cerimonia di inaugurazione, hanno partecipato l’assessore capitolino alla cultura Gianni Borgna, il sovrintendente del comune ai beni culturali Eugenio La Rocca, il primo cittadino Walter Veltroni e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa nuova sezione. Il sindaco si è dichiarato entusiasta non solo del ritorno della statua in questo luogo ideale, ma di tutto il progetto che ha incrementato di un terzo la superficie complessiva del museo.

L’esedra di Marco Aurelio, sebbene dedicata all’imperatore filosofo, ospita sotto la sua volta trasparente anche la testa colossale di Costantino e l’Ercole in bronzo dorato. I lavori, durati due anni, sono stati «complicati» dallo straordinario ritrovamento, nel sottosuolo del «Giardino Romano» che ospita adesso l’esedra, delle fondamenta del grande Tempio di Giove Capitolino (VI sec. A.C.) e di sepolture e abitazioni risalenti all’età del ferro. Oltre all’esedra, la nuova ala del museo ospita altri tre settori. Il primo è dedicato ai vasi della Collezione Castellani, con il famoso «cratere di Aristonothos»; un altro, riallestito nella Galleria dei Fasti, presenta una serie di sculture provenienti dagli «Horti sull’Esquilino», mentre il quarto ed ultimo settore, toccato interamente dal progetto di Aymonimo, è l’area aperta sul Giardino Caffarelli e realizzata sulle antiche scuderie del Palazzo. «Dopo la realizzazione di quest’opera - ha concluso Veltroni - l’attenzione del Comune sarà rivolta anche all’arte moderna con i lavori di ampliamento dei musei dell’ex birreria Peroni e dell’ex mattatoio al Testaccio.

 

di Matteo Vincenzoni
da Il Tempo del 23.12.05


Un cielo di cristallo per Marc’Aurelio. La statua equestre originale in bronzo dorato di Marco Aurelio è stata sistemata nella sala vetrata del Giardino Romano, progettato dall'architetto Carlo Aymonino. Il nuovo allestimento sarà inaugurato giovedì e aperto al pubblico il giorno successivo. Cavallo e cavaliere collocati da ieri stabilmente sotto la moderna volta di cristallo saranno visibili in uno spazio tra Palazzo dei Conservatori e Palazzo Caffarelli.

 

Il nuovo spazio è frutto di un decennio di lavori e progettazioni. Nella stessa sala verrà collocata la testa di Costantino, mentre nella sale adiacenti verrà illustrata la storia degli scavi sul Colle capitolino.

La statua equestre spostata dalla piazza michelangiolesca è stata sottoposta ad un lungo ed accurato restauro al San Michele. Prima di trovare la sua sede definitiva il Marc’Aurelio è stato al centro di una lunga disputa iniziata nel 1979. Per anni il bronzo dell’Imperatore filosofo è rimasto in un cortile dei Muesei Capitolini, al riparo dallo smog, dalle intemperie e anche dalle “attenzioni” esagerate dei turisti. Il suo spostamento ha liberato circa tremila metri quadri di superficie espositiva ai Musei capitolini. Vi trovaranno posto altri “pezzi” pregiati rimasti finori in spazi angusti. Il sogno del sindaco Veltroni è liberare anche il Palazzo Senatorio dagli uffici e trasformare il Campidoglio in una grande area museale.

 

di C.M.
da Il Messaggero del 19.12.05


Il Giardino dell'Imperatore Marc'Aurelio nella cupola. Dal 23 nell'esedra in Campidoglio. La statua equestre sarà visibile in uno spazio tra Palazzo dei Conservatori e Palazzo Caffarelli. Nelle sale adiacenti le fondazioni del Tempio di Giove e le sepolture del XVII secolo a.C. 
I Musei Capitolini guadagneranno tremila metri quadri di superficie espositiva.

 

Venerdì 23 dicembre, giornata storica per la vita dei musei di Roma. Il Marco Aurelio torna sotto gli occhi di turisti e romani dopo ventisei anni, da quella primavera del 1979 in cui un attentato ne certificò la vulnerabilità e si decise poi, nel 1981, di portarlo in restauro al San Michele. Dalla prossima settimana l'imperatore filosofo in sella al suo cavallo sarà visibile al centro della nuova esedra realizzata su progetto dell'architetto Carlo Aymonino nel cosiddetto Giardino romano, uno spazio inserito fra il Palazzo dei Conservatori e Palazzo Caffarelli ora coperto da una moderna volta di cristallo e acciaio.

L'apertura della nuova esedra, destinata ad ospitare anche la testa colossale di Costantino, si completa con il riallestimento di alcune sale adiacenti, al primo piano del Museo, in corrispondenza della galleria degli Horti lamiani e dei Fasti moderni in cui sarà illustrata la storia degli scavi recenti sul Colle Capitolino e dove torneranno esposti i vasi greci ed etruschi parte della collezione Castellani. In tutto, i Musei Capitolini guadagneranno tremila metri quadri di superficie espositiva, passando dagli attuali ottomila a undicimila metri quadri.

«Questo nuovo spazio, insieme alla Galleria lapidaria che abbiamo aperto di recente, completa la visita dei Capitolini che sono più belli che mai grazie anche al progetto, emozionante e pregevole, di Carlo Aymonino», ha detto il sindaco Veltroni alla stampa, aggiungendo che «il prossimo passo sarà la liberazione di parte del Palazzo Senatorio, inserendolo nel percorso di visita del Colle. Investire nella cultura, è la chiave del successo di Roma».

Il percorso di visita è stato rivisto e corretto ormai in tutte le sue parti, in un programma di risistemazione iniziato con il restauro delle facciate dei palazzi sulla piazza e proseguito con il riallestimento delle sale, come ha ricordato l'assessore alla Cultura Gianni Borgna. «Il nuovo spazio è emozionante ed è frutto di quasi un decennio di lavoro». E infatti, il progetto Aymonino nasce proprio con la ricerca di una collocazione adeguata per il Marco Aurelio, come hanno ricordato il sovrintendente Eugenio La Rocca insieme alla direttrice dei Musei, Anna Mura Sommella. Poi, attraverso il tempo sono state necessarie numerose revisioni del progetto base: «Credevamo che sul Campidoglio non ci fosse più nulla da trovare a causa delle spoliazioni e dei continui insediamenti», ha detto Sommella. Ma in quel fazzoletto di terra sono saltati fuori pezzi non solo da prima pagina ma da libro di storia: le fondazioni del Tempio di Giove Capitolino e le sepolture del XVII secolo avanti Cristo, Romoletta e i suoi cuccioli, tracce di insediamenti di Roma prima di Roma. Tutto materiale che sarà illustrato ed esposto nelle sale adiacenti alla esedra Aymonino. Di fronte alle autorità, l'architetto Aymonino ha lanciato il suo sos finale: «Prima di andare in pensione mi piacerebbe vedere realizzato fuori dal Giardino una striscia di prato con due pilastri rossi, ad indicare la memoria del tempio, della sua imponenza». 

 

di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 13.12.05


Marco Aurelio cavalcherà sotto una cupola di vetro. Due giorni prima di Natale l’inaugurazione della sala. Il «Giardino romano» firmato dall’architetto Aymonino
Dopo dodici anni di traslochi e incertezze l’originale della grande statua equestre nella nuova ala dei Musei Capitolini.

 

DOPO dodici anni di traslochi e incertezza, la grande statua equestre del Marco Aurelio, nella sua forma originale, torna finalmente a farsi ammirare in uno spazio consono alla maestosità dell'opera. E' tutto pronto, infatti, per l'apertura al pubblico del 23 dicembre della nuova ala dei Musei Capitolini. Il progetto di realizzazione, restauro e completamento del «Giardino Romano», dell'architetto Carlo Aymonino non solo «ha dato finalmente ad uno dei simboli della nostra città, il Marco Aurelio, uno spazio espositivo all'altezza dell'opera - ha commentato il sindaco Veltroni - ma ha consentito un aumento consistente della capacità espositiva dei Musei Capitolini. Si tratta di uno dei progetti più importanti mai realizzati per valorizzare la bellezza straordinaria e l'immenso patrimonio di Roma».

Il Giardino romano, di circa mille metri quadrati, nasce a ridosso del Palazzo dei Conservatori, creando quasi un collegamento naturale tra questo e il Palazzo Caffarelli. Gli straordinari scavi archeologici effettuati per realizzare la cosiddetta «Esedra di Marco Aurelio», ovvero la sala vetrata ideata da Aymonino proprio per ospitare la grande statua equestre dell'imperatore, hanno rilevato le fondamenta del grande Tempio di Giove, il massimo santuario della romanità e del quale saranno visibili alcune mura perimetrali. «E' davvero emozionante - ha sostenuto l'assessore capitolino alla Cultura, Gianni Borgna - essere riusciti, dopo oltre dieci anni, a riconsegnare alla città delle opere così preziose, grazie al lavoro e alla passione di tante persone che hanno creduto in questa grande opera». Oltre alla sala che ospiterà il Marco Aurelio e il colosso bronzeo di Costantino, recentemente scoperto ed esposto all'interno dei Musei Capitolini, la nuova ala è stata completata con ulteriori gallerie e sale espositive, per un totale di circa 3 mila metri quadrati. Il complesso che comprende il Palazzo dei Conservatori, il Palazzo Nuovo e il Palazzo Senatorio, arriva così ad uno spazio espositivo di 11 mila metri quadrati. «L'allestimento - spiega il soprintendente capitolino, Eugenio La Rocca - prevede l'esposizione di una parte, mai esposta al pubblico, della collezione del Castellani con preziosi vasi greci ed etruschi posizionati nelle originali vetrine ottocentesche. Nelle sale prospicenti l'aula di Aymonino, sono invece state sistemate le sculture provenienti dagli horti dell'Esquilino, come la Venere esquilina e l'Amazzone capitolina». Infine, l'ultimo nuovo settore espositivo conterrà «i risultati degli scavi condotti nell'area del Giardino romano - annuncia la direttrice dei Musei Capitolini, Anna Maria Sommella - che ci offrono la documentazione più antica mai rinvenuta relativa al Colle Capitolino e risalente al XVII secolo avanti Cristo». A margine della conferenza di presentazione dell'inaugurazione ufficiale, fissata per il 22 dicembre, l'architetto Aymonino ha voluto soltanto avanzare una proposta, quella di «completare il progetto con la perimetrazione virtuale del grande Tempio di Giove», mentre è allo studio l'ipotesi di rendere più «reale» la copia del Marco Aurelio che troneggia in Piazza del Campidoglio, magari con una patina di colore.

 

di Susanna Novelli
da Il Tempo del 13.12.05


MUSEI CAPITOLINI  - E Marc’Aurelio trova casa nel Giardino romano.

 

ROMA - Un Natale nel segno di Marco Aurelio quello che il Campidoglio si accinge a celebrare, festeggiando il 23 dicembre l’arrivo al traguardo di due operazioni congiunte, che si trascinavano da troppi anni irrisolte.

La prima è la copertura e la ristrutturazione del cortile tra il palazzo dei Conservatori e palazzo Caffarelli. Un progetto firmato dall’architetto Carlo Aymonino e partito quattordici anni fa.
Dopo rinvii, contrattempi, ripensamenti il cantiere è finalmente concluso e riconsegna ai musei capitolini una nuova splendida sala, sagomata a forma di esedra e dominata da una grande tettoia a riquadri di vetro e dalle imponenti mura di fondazione del tempio di Giove capitolino, edificato sotto il regno dei Tarquini, il più antico edificio di culto della città, che il restauro ha recuperato ed ora restituisce alla vista come fondale monumentale.

Con il completamento di questo anello di raccordo il percorso museale recupera oltre tremila metri di spazi espositivi: una dozzina di sale dove saranno rimessi in mostra oltre ottanta capolavorei scultorei, provenienti dagli scavi di fine Ottocento negli antichi horti imperiali, che rientrano in Campidoglio dalla ex centrale Montemartini sulla via Ostiense.

La seconda operazione che giunge in porto, dopo un’attesa ancora più lunga, 24 anni, è la definitiva collocazione della statua equestre di Marco Aurelio.
La prima mossa è andata a dama, dopo una lunga disputa, nell’anno del Giubileo con la realizzazione di una copia, che ora troneggia al centro della piazza.
L’ultima, quella che chiude la partita, è la decisione di dare all’originale, nascosto per un decennio in un’angusta teca di vetro ricavata nell’ala settecentesca del museo, una casa adeguata al suo prestigio e alla sua bellezza, ospitandolo appunto nel nuovo cortile coperto. Sarà sistemato su una grande pedana, alta un paio di metri, che taglia in diagonale il salone.
E vicino, sul fronte opposto, le faranno compagnia altri celebri bronzi, che fanno parte del nucleo originale del museo: la testa e gli altri frammenti della gigantesca statua di bronzo dell’Imperatore Costantino.
Per l’occasione sarà riesposto, nelle teca liberata dal Marco Aurelio, un altro capolavoro di bronzo. Un cavallo, rinvenuto nel Novecento a Trastevere, opera di un artista greco del V secolo a.C, che recenti studi hanno attribuito a Fidia, l’autore dei fregi del Partenone, il più celebrato maestro del mondo classico.

 

Dal 23 dicembre Marc’Aurelio nel cortile dei Capitolini. Un cavallo scolpito da Fidia per sostituire Marco Aurelio. Dopo 26 anni la statua equestre di Marc'Aurelio trova una sua sede definitiva: dal 23 dicembre sarà nel giardino romano nell'aula vetrata progettata dall'architetto Carlo Aymonino. Fino a ieri la statua si trovava, sempre sul Colle Capitolino, ma in un ambiente più piccolo, in una sede provvisoria. Quì, verrà sostituito da un cavallo trovato in uno scavo a Trastevere all’inizio del Novecento e, si è scoperto, scolpito da Fidia.

L’appuntamento è per il 23 dicembre. Una inaugurazione che segna una data davvero importante per il Campidoglio e i suoi musei. Si festeggia la chiusura di un’estenuante partita iniziata oltre venti anni fa: quella sulla collocazione del gruppo bronzeo di Marco Aurelio. Il bronzo dell’Imperatore, ormai sostituito da una copia al centro della piazza, troverà definitiva e adeguata sistemazione nel cortile tra palazzo dei Conservatori e villa Caffarelli ricoperto e riunito al percorso museale su progetto dell’architetto Carlo Aymonino, dove la statua è già stata trasportata in attesa del taglio del nastro.

Uno spettacolo il ritorno in mostra dell’Imperatore, dopo il suo lungo e avvilente soggiorno nell’angusta teca di vetro, ricavata in un angolo del palazzo settecentesco, a fianco della statua di Marforio, dove svernava dal 1990. Il gruppo equestre sarà piazzato su un lato della sala, sopra un enorme piedistallo alto un paio di metri che la taglia in diagonale. Una passerella che Carlo Aymonino giudica troppo vistosa e stridente, ma che consentirà al pubblico di ammirarla senza intralci anche in momenti di ressa e di girarle attorno, per coglierne ogni dettaglio. A fargli compagnia sul lato opposto i frammenti bronzei della gigantesca statua di Costantino, la testa, la mano, la sfera che simbolizza il globo, che erano stati provvisoramente esposti nella sala degli Orazi e Curiazi, dove invece si è deciso di lasciare l’Ercole dorato. Per l’occasione tornerà in mostra anche un altro stupendo bronzo, che ha tutte le carte in regola per diventare il secondo protagonista di quest’operazione di rilancio dei musei capitolini, presentata ieri dal sindaco Walter Veltroni e dall’assessore Gianni Borgna «come una delle tappe principali dell’investimento su Roma e sul suo eccezionale patrimonio culturale, che è la chiave del decollo economico e turistico della capitale». Si tratta di un cavallo recuperato all’inizio del Novecento in uno scavo a Trastevere, una delle tante opere della Grecia classica trafugate e trasportate a Roma in età imperiale, che per anni era seminascosta in una saletta di una galleria secondaria.

La novità clamorosa è che si è riusciti finalmente, grazie agli studi compiuti durante il restauro a individuarne l’autore: quasi sicuramente a scolpirla è stato Fidia, il più celebre maestro dell’antichità, l’autore dei fregi marmorei del Partenone. I raffronti iconografici, la datazione certa al v secolo a.C. e l’analisi dell’impasto del calco di fusione, che hanno permesso di identificare la bottega e l’area di provenienza, rendono secondo Marina Mattei, direttrice dell’ala settecentesca dei musei capitolini, più che fondata quest’attribuzione. Un capolavoro assoluto al quale il nuovo copione assegna un posto di tutto risalto nella teca di vetro, occupata per un decennio dal Marco Aurelio.

 

La sala firmata Aymonino e il nuovo percorso del museo. L’inaugurazione del nuovo spazio realizzato da Carlo Aymonino segna un ulteriore e decisivo passo avanti dell’operazione di ristrutturazione e ammodermamento dei musei capitolini.

E’ una sala sagomata a forma di esedra e impreziosita dalla luce che piove dalla copertura a riquadri di vetro, sorretta da quattro piloni. Il lato di fondo è occupato da una trincea profonda circa 7 metri, che consentirà di ammirare l’imponente basamento di fondazione del tempio di Giove Capitolino, un edificio sacro che risale ai tempi dei Tarquini, recuperato e rimesso in vista dal recente intervento. Sul fronte opposto una elegante scalinata ricollega il cortile alla galleria del Braccio nuovo, aggiugendo così altri tremila metri al percorso d’esposizione. In quest’ala verranno risistemate le statue provenienti dagli scavi ottocenteschi degli antichi Horti imperiali, che durante i lavori erano state trasferite nella ex centrale Montemartini sulla via Ostiense: tra i tanti capolavori che tornano a casa la leggiadra Venere Esquilina e il celebre ritratto di Commodo, effigiato con le insegne e le vesti di Ercole.

Il museo della Montemartini non verrà però smantellato: conserverà il prezioso fregio del tempio attico di Apollo Sosiano e con un allestimento alleggerito gran parte dei marmi, scoperti nel Novecento. Ultima tappa dell’operazione di rilancio dei musei capitolini sarà il recupero dell’edificio aggiunto negli anni ’30 e di altri spazi del palazzo Senatorio che si libereranno con lo sgombro di molti uffici.

 

di Danilo Maestosi
da Il Messaggero del 13.12.05


Il trasloco di Marco Aurelio. Tre ore per trasportarlo. Da oggi è al Giardino romano. L'originale della statua era in un cortile dei Musei Capitolini. Il 22 l'inaugurazione del nuovo spazio.

Ci sarebbe voluto l'occhio di Fellini in piazza del Campidoglio ieri pomeriggio. Una pioggia gelata quasi nevischio, un gruppo di coreani con le telecamerine in pugno, il Marforio steso sul fianco nel cortile del museo a far da fondale e il cavallo di Marco Aurelio che usciva mostrando l'imperiale didietro dalla porta del Museo Nuovo dov'era entrato un decennio fa, per ripararsi dalle intemperie e mantenere verdi i suoi duemila anni. Ieri intorno alle due, la statua di Marco Aurelio, uno dei simboli di Roma conosciuti nel mondo, ha cambiato indirizzo con un viaggio breve che lo ha portato dal cortile dei Musei Capitolini alla prestigiosa teca di cristallo progettata per lui da Carlo Aymonino e finalmente pronta all'interno del Giardino romano, di là dalla sala della Protomoteca. L'inaugurazione ufficiale con il sindaco Veltroni e tutte le autorità tra una decina di giorni, il 22 dicembre.

C'è stato un momento in cui la statua romana di bronzo più bella che sia conservata si è congedata dalla raffigurazione del Tevere, il Marforio, che è rimasto nel cortile del Palazzo Nuovo e si è incrociata con l'altro Marco Aurelio, quello che, come qualcuno osservò, sembra fatto dalla Lindt, per il suo color cioccolata che si staglia al centro della piazza (ma è una copia di altissimo valore scientifico, messa in piazza nel 1999 per proteggere l'originale). Il viaggio breve del Marco Aurelio, sollevato in aria da un braccio meccanico è durato quasi tre ore: prima il cavallo è stato caricato sul camion rosso della ditta Mingozzi ed è sceso verso il Foro, ha girato a destra per via delle Tre Pile e in cima alla salitella ha trovato aperto l'ingresso nella nuova sede, praticamente dall'altro lato dei Capitolini. Ad aspettarlo, il sovraintendente comunale Eugenio La Rocca e la direttrice dei Musei, Anna Mura Sommella.

Più tardi è toccato all'imperatore, anch'esso ingabbiato in una specie di piedistallo di legno caricato sul camion dal gancio meccanico, sollevato in aria per un momento leggero a contrasto con il colore rosato del Palazzo Senatorio, con i turisti a far capannello e un numero assurdo di vigili in assetto di guerra. Quando anche l'imperatore è arrivato sotto la cupola di cristallo si sono chiuse le porte del Giardino, per gli ultimi ritocchi. In pratica nel museo più vecchio di Roma c'è una parte nuova che apre e l'allestimento si profila solenne, anche per la serie di grossi muri e altre meraviglie emerse negli ultimi anni nel cortile di Palazzo Caffarelli.

Una storia lunga (e tormentata) quella del Giardino romano, dell'imperatore a cavallo forse un po' troppo nomade negli ultimi anni, ma ora finalmente nel posto giusto, protetto e quasi solo in mezzo a una grande sala.

 

di Francesca Giuliani
da La Repubblica del 12.12.05

 

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data pubblicazione: martedì 10 gennaio 2006
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