Un ponte di Fuksas sui Fori Imperiali

Al vaglio il progetto che cambierà il cuore di Roma

ARCHITETTURA: IL PROGETTO FORI IMPERIALI   - Via al progetto che cambierà il Centro. Lunedì scorso un incontro con il sindaco Veltroni. La prima fase su cui si discute riguarda la zona vicino al Colosseo. Al vaglio il progetto di Fuksas che cambierà il cuore di Roma. Si metterà mano al risanamento quando partiranno i lavori per la fermata del metrò C. Via alla prima discussione istituzionale sul riassetto dell'area.

Via alla prima discussione istituzionale sul riassetto di via dei Fori Imperiali. Lunedì scorso il sindaco Walter Veltroni ha incontrato l'architetto Massimiliano Fuksas per parlare della riorganizzazione urbana della zona archeologica centrale e del futuro ricongiungimento dell'area ora interrotta da via dei Fori. Lo conferma lo stesso Fuksas che ieri era ad Istanbul per presentare un suo progetto: «Lunedì scorso ho visto Veltroni e abbiamo parlato. Quando partiranno i lavori della Metro C tra il Colosseo e piazza Venezia occorrerà cominciare a mettere mano al risanamento dei Fori. Ma per ora non posso aggiungere altro».

Per adesso è certo che a luglio inizieranno gli scavi archeologici preventivi a piazza Venezia, a via dei Fori imperiali dalla parte di Largo Corrado Ricci e a largo Agnesi, ovvero la terrazza sovrastante la stazione Colosseo, che diventerà una stazione di scambio fra la metro B e la C.

La linea C è il primo esempio in Italia di metropolitana archeologica. Sono stati previsti scavi per 500 mila metri cubi. Sotto via dei Fori Imperiali, alla stazione Colosseo, sorgerà uno spazio museale di tremila metri quadrati, dove saranno esposti i reperti trovati durante i sondaggi. I sondaggi che si faranno serviranno per completare la progettazione della linea da San Giovanni fino piazzale Clodio. I lavori della tratta Colosseo piazza Venezia inizieranno tra circa due anni. Proprio in occasione di questi lavori le sovrintendenze, statale e comunale, inizieranno delle opere di consolidamento dell'aria dei Fori e del Palatino.

È in quest´ambito che potrebbe trovare la sua realizzazione il progetto sul riassetto dei Fori imperiali di Fuksas: verrebbe realizzato un "nastro" sostenuto da ponti sotterranei e, ai lati, il Foro romano e la sequenza delle piazze antiche liberamente percorribili e capaci di contenere spezzoni di vita quotidiana moderna grazie ad un sistema di passerelle che ricostruisce molte delle strade medievali perdute. Così la città archeologica entra in sintonia con la vita contemporanea, il progetto proposto da Adriano La Regina, Massimiliano Fuksas insieme a Doriana Mandrelli ha riscosso un notevole interesse. Il resto dell'intervento riguarda soprattutto la parte dei Fori imperiali, da "arredare" con passerelle leggere in acciaio completamente reversibili, per esplorare quel che rimane del mondo antico anche nella Roma del Duemila.

«L'assetto dell'area archeologica centrale è certamente uno dei problemi più importanti di Roma - spiega Adriano La Regina - perché riguarda non solo la conoscenza della città antica e del suo successivo sviluppo ma anche il disegno mutevole della città moderna, il suo carattere, la sua forma e quindi il modo in cui essa può essere usata dai suoi abitanti. Credo che il riassetto che prende il via dai lavori della Metro C intorno al Colosseo sia ad un passo dall'essere realizzato».

Lo stesso Veltroni ha espresso già da tempo parere favorevole su questa idea: «Il progetto di Fuksas è utile alla discussione e potrebbe anche essere realizzato. Il riassetto dei Fori deve partire, e quello di Massimiliano è un tassello importante». 

I PROTAGONISTI

  • Walter Veltroni - "Il progetto di Fuksas è oggetto di discussione. Il riassetto dei Fori deve partire e l'idea di Massimiliano è un tassello importante".
  • Massimiliano Fuksas - "Un ponte, con arcate scultoree e sotto la connessione tra i siti archeologici dei Fori interrotti dalla via. Così si cucirà una ferita".
  • Adriano La Regina - "L'assetto dell'area archeologica è uno dei problemi più importanti di Roma. Il riassetto è a un passo dalla realizzazione".

 

L'INTERVISTA  - Parla l´architetto del piano. "Per me, che sono romano, è come sfiorare l?utopia". "Così ho unito due fazioni opposte strada e scavi possono convivere".

«Via dei Fori rappresenta uno dei grandi problemi architettonici della città. Da sempre ha suscitato posizioni diversissime. Anzi direi che la questione è sempre stata discussa tra due fazioni radicali, estreme». Massimiliano Fuksas spiega il suo progetto in modo semplice, concettuale, come fosse la naturale soluzione ad un dilemma annoso.

  • Su cosa si contrapponevano queste fazioni?
    «La prima, numerosissima, voleva la pedonalizzazione ad oltranza della zona. Prima di ogni cosa c'era l'eliminazione della strada, quasi questa fosse un'onta del passato da cancellare. Un'altra parte, più esigua, voleva conservare questo assetto architettonico come qualcosa che ormai fa parte della storia».
  • E lei come si pone rispetto alle due parti?
    «La mia soluzione è in realtà un'opera di mediazione. Sposo in parte entrambe le esigenze. Mi limito a ridurre la sezione della strada a 26 metri, in modo che ci possano essere sia la pedonalizzazione che il transito dei mezzi pubblici, di trasporto e di servizio, cosa essenziale per una metropoli. Ma c'è la connessione della aree archeologiche per cui questa strada diventa una "striscia" sospesa».
  • Un ponte o una passerella?
    «Un ponte, con arcate scultoree e sotto la connessione tra i siti archeologici interrotti dai Fori. In questo modo si può avere la ricucitura di quella ferita che ha spaccato in due l'area, mantenendo però l'importantissimo assetto viario».
  • Lei ha definito questo progetto "flessibile". Perché?
    «Per me è fondamentale cercare un accordo sulle diversi esigenze, teoriche e pratiche, che mi si pongono. Io ho un concetto di città che non segue schemi fissi. Ad esempio non credo che una zona così centrale della capitale possa essere destinata soltanto ai pedoni».
  • Cioè?
    «Non basta pedonalizzare un'area per renderla viva. Bisogna prima pensare a come vivrà nelle 24 ore, come vivrà di giorno e di notte, e che succederà quando si ferma il rumore, si ferma la vita della città. Tutti momenti che vanno legati e progettati con attenzione».
  • Qual è, ad oggi, il punto di partenza?
    «Il Colosseo è il nucleo, il punto di partenza. Con il varo dei lavori della Metro C, il tratto che va dal Colosseo a San Giovanni, si potranno ricominciare a ridisegnare i Fori. Per me che sono romano è come sfiorare l'utopia. Devo dire onestamente che non avevo mai nemmeno sognato di potermi occupare dell'area archeologica centrale di Roma».

 

Colosseo - Metrò C, nasce l'archeo-stazione - La nuova fermata della metropolitana sotto via dei Fori Imperiali. A trenta metri di profondità si aprirà una piazza interrata con un centro informazioni.

Quella del Colosseo per la linea C della metropolitana sarà la prima archeostazione della città: compresa tra le fermate di via Amba Aradan e di piazza Venezia, sarà una delle stazioni più critiche per la realizzazione, a causa della sua vicinanza con l'anfiteatro Flavio e tutta l'area archeologica. La fermata nascerà a trenta metri di profondità, ben al di sotto dello strato archeologico. Ma ancora più critica del percorso sui binari, sarà la fase di realizzazione per entrate e uscite alla fermata della metro C, dalla superficie ai tunnel.

A cinque di profondità si costruirà una grande piazza interrata, dotata di un centro di accoglienza e di informazioni per turisti, con il tunnel che correrà molto più in basso del livello della strada. Il rischi di ritrovamenti, dunque, si dovrebbero concentrare nella "risalita" delle ruspe verso gli strati intermedi e la superficie.

Proprio per le difficoltà realizzative e le potenziali ricadute su monumenti storici, Campidoglio e Soprintendenza decisero di comune accordo di far lavorare fianco a fianco ingegneri e archeologi.

A sintetizzare il senso dell'archeostazione fu nel 2002 lo stesso sindaco Walter Veltroni: «Noi - disse - vogliamo una metropolitana archeologica, che riesca a valorizzare l´immensa qualità dei reperti. Il progetto esecutivo dovrà essere flessibile, e tenere conto di eventuali ritrovamenti».

Da allora la metro C ha fatto passi avanti: a febbraio è stato giudicato l'appalto per i 25,5 chilometri da pantano a Clodio, passando per il Colosseo. A vincerlo un'associazione temporanea di imprese, costituita dall'Astaldi spa, dalla Vianini del gruppo Caltagirone, dal Consorzio cooperative costruzioni e da Ansaldo trasporti. Importo dei lavori: 3 miliardi di euro.

 

di Anna Maria Liguori
da La Repubblica del 31.03.06


Sui Fori l'appello dei big: «Presto la gara» - Aymonino, Portoghesi e Marconi bussano a Veltroni. La risposta: «Sì, dopo un convegno». Il futuro dell’area archeologica ancora in bilico tra l’affidamento diretto e un concorso di star. La proposta di Fuksas.

 

Un appello di poche parole, lanciato al sindaco Veltroni da tre prestigiosi rappresentanti del mondo dell’architettura italiana: Carlo Aymonino, Paolo Portoghesi e Paolo Marconi. Si tratta della futura sistemazione dell’area dei Fori Imperiali, per la quale ha presentato due anni fa una proposta l’archistar Massimiliano Fuksas: via lo stradone mussoliniano, sostituito da un ponte e da passerelle a 8 metri d’altezza. Il rilancio della proposta trova l’opposizione dei tre accademici secondo cui per i Fori, patrimonio dell’umanità, bisogna lanciare un concorso internazionale evitando incarichi diretti. Replica di Veltroni: «Tranquilli, faremo una gara». L’idea di una gara è definita «percorribile» anche dagli archeologi responsabili dei Fori: Angelo Bottini (Stato) ed Eugenio La Rocca (Comune): «Tema complesso, occorre un lavoro preliminare da sottoporre a eventuali progettisti».

Poche parole, pesanti come pietre. E sottoscritte da tre nomi che contano, scesi in campo per tutelare il futuro dei Fori Imperiali. O meglio, per garantire che le eventuali trasformazioni funzionali dell’area dei Fori possano essere le migliori possibili. Ieri mattina, di buon’ora, Carlo Aymonino, Paolo Portoghesi e Paolo Marconi hanno inviato al sindaco Veltroni un appello. «Siamo del parere -dice secco il documento- che la cosa più corretta che si possa fare per risolvere il futuro dei Fori Imperiali sia quella di indire un concorso internazionale firmato».

Punto e basta. Il rilancio di un progetto dell’autore della Fiera di Milano (fatta) e della «Nuvola» (da fare), Massimiliano Fuksas, dopo un incontro tra l’archistar e il sindaco nei giorni scorsi, ha messo in stato d’allarme i tre architetti. Dopo le polemiche sull’incarico diretto dato (1994) dall’allora sindaco Rutelli a Richard Meier per progettare il nuovo contenitore dell’Ara Pacis (sarà inaugurato il 21 aprile), il mondo accademico fa sbarramento di fronte all’eventualità che l’esperienza si possa ripetere. Le critiche sul merito del progetto dell’archistar newyorkese si sono sempre appoggiate al metodo usato dall’amministrazione: l’incarico senza un confronto di idee, da cui poi trarre quella migliore. Un paio d’anni fa Fuksas propose, in una mostra ospitata all’interno del Colosseo, una sistemazione dell’area che rappresenta il cuore dell’archeologia romana: da una strada-ponte, costituita dalla drastica riduzione dell’attuale via dei Fori Imperiali, si diramavano passerelle metalliche che consentivano di visitare le rovine a sette-otto metri d’altezza. Di tanto in tanto, piazzole di sosta «aeree» erano destinate ad ospitare servizi. Un progetto che sembrò molto apprezzato dal sindaco, che parve trascurare la proposta consegnatagli prima da Aymonino, uno dei grandi architetti italiani. A Natale ha consegnato alla città la sua nuova magnifica ala dei Musei capitolini. «Fuksas ha già avuto un incarico diretto, quello di rifare il lungomare di Ostia -spiega Paolo Portoghesi, altro architetto «storico»- Questo metodo è di per sé un errore, una follia perchè annulla il confronto. Quanto ai Fori, mi aspetto che Veltroni, che ha dimostrato sensibilità nei confronti della città, rifletta bene prima di indicare la soluzione del problema. L’Ara Pacis di Meier si è dimostrata un fallimento totale, col suo immenso volume e il suo contrasto tra pannelli di cristallo e travertino materico». Paolo Marconi, ordinario di Restauro dei monumenti a Roma Tre e forse il più noto restauratore italiano, sostiene che «l’area dei Fori deve essere portata al livello antico, come è accaduto con l’Acropoli di Atene. I visitatori devono passeggiare tra le preziose rovine, come ha proposto Aymonino a suo tempo, e non vederle dall’alto».

Ed è proprio Carlo Aymonino, promotore dell’appello, a spiegare il perchè dell’iniziativa: «L’ipotesi Fuksas sembra correre fin troppo. E temo che stia per essere tardi per fermarla. Non ho nulla di personale contro il mio collega, ma il suo progetto proprio non va. E il metodo è sbagliato. Sentiamo dunque le proposte che verranno da tutto il mondo».

Walter Veltroni si dice sorpreso di tante preoccupazioni. Il sindaco ricorda che da tempo l’assessore al Territorio Roberto Morassut ha preannunciato il ricorso ad una gara internazionale. «Gli architetti - rassicura Veltroni- stiano pure tranquilli. Prima si farà un grande convegno internazionale, poi un concorso. Quella di Fuksas è solo una proposta su cui, come vediamo, si avvia il dibattito».

I PROTAGONISTI

  • Massimiliano Fuksas - La sua «idea» per i Fori imperiali l’ha illustrata in una mostra allestita al Colosseo nel luglio 2004. Si tratta di ridurre a un «ponte» la via dei Fori imperiali e costruire passerelle sospese a otto metri di altezza sui ruderi, con piazzole adibite a vari servizi, dalle informazioni al ristoro.
  • Carlo Aymonino - Progettista della nuova ala dei Musei Capitolini dove è stata collocata definitivamente la statua equestre di Marc’Aurelio, dice: «Non ho nulla di personale contro Fuksas, ma il suo progetto proprio non va. Meglio avere proposte da tutto il mondo, i Fori sono patrimonio dell’umanità»
  • Paolo Portoghesi - Afferma Paolo Portoghesi: «Il metodo dell’incarico diretto è una follia perché annulla il confronto delle idee. È già avvenuto con l’Ara Pacis di Richard Meier che si è dimostrata un fallimento totale, con il suo immenso volume e il contrasto tra pannelli di cristallo e travertino materico».

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 02.04.06


I responsabili dell’area: «Materia complessa, ci vorrà tempo...» Angelo Bottini, soprintendente (Stato, ministero dei Beni culturali) ed Eugenio La Rocca, sovraintendente (Comune di Roma). Entrambi archeologi. Ed entrambi responsabili, ciascuno in una porzione più o meno ampia, dell’area dei Fori. Le loro opinioni sul futuro assetto dell’area - che Bottini definisce «il tema dei temi» - sostanzialmente convergono. Soprattutto per quanto concerne la «grande complessità dell’argomento», come sottolinea La Rocca. «Un argomento - gli fa eco Bottini - che coinvolge, oltre a quelli strettamente archeologici, anche aspetti gestionali, urbanistici, architettonici, di mobilità».

 

L’idea di un concorso internazionale, avallata da Veltroni, potrebbe, per entrambi, essere «percorribile». Ma allo stato attuale delle cose, prima ancora di decidere in che modo procedere, bisogna avviare (per Bottini) o concludere (per La Rocca) un lavoro di approfondimento che faccia da «base» alle future elaborazioni di eventuali progetti.

Eugenio La Rocca: «Una commissione comunale da me presieduta, già da tempo sta lavorando per preparare una documentazione preliminare, una sorta di maglia, di reticolo, sul quale elaborare poi un progetto che altrimenti non avrebbe senso. Dobbiamo ancora esaminare il tema a fondo, ci sono in corso scavi, c’è da sancire il futuro museale di Palazzo Rivaldi, dell’edificio in via dei Cerchi, c’è da discutere il nodo di largo Corrado Ricci... Mi creda, i problemi sono tanti e le soluzioni dovranno necessariamente essere valutate, e condivise. Magari durante un convegno, di cui si è già parlato e che poi è stato rimandato per risolvere altre urgenze».

Angelo Bottini: «Del lavoro di questa commissione, comunale, non so nulla. Non ne faccio parte. Concordo sul fatto che ci debba essere, prima di un eventuale concorso, una discussione di alto livello che dovrà coinvolgere Stato e Comune. Con l’obiettivo di comporre una unitarietà di intenti sulle scelte generali, mettendo in chiaro i nodi da sottoporre ai progettisti. Il tema è complesso, ci vorrà tempo. Inoltre, al di là di chi gestisce o gestirà i Fori, ci sono sì prerogative del Comune, che nessuno disconosce, ma è indubbio che i Fori sono demanio dello Stato. E che il ministero dovrà prender parte a ogni decisione».

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 02.04.06


IL CASO: "Un concorso per i Fori Imperiali". Tre grandi architetti scrivono a Veltroni. Dopo il progetto presentato da Fuksas, una lettera a Veltroni di Carlo Aymonino, Paolo Portoghesi e Paolo Marconi. L'appello di tre grandi architetti: "Consentirebbe di aggiudicare il piano al vincitore e di rilanciare un dibattito sul futuro dell'area archeologica".

 

Diventerà un unico, grande parco archeologico: dal Celio al Palatino, al Campidoglio. Oppure, salvando dalla demolizione l'ex via dell´Impero, potrà mantenere la funzione di area di collegamento viario tra due metà abitate del centro storico. Comunque vada, il futuro dell'area dei Fori deve essere preparato da un dibattito aperto e da un confronto di progetti. Affidato a una gara tra i maggiori architetti e urbanisti al mondo.

Il giorno dopo la proposta dell'architetto Massimiliano Fuksas, al vaglio del Campidoglio, per il riassetto dell'area di Fori, tre suoi colleghi, Carlo Aymonino, Paolo Marconi e Paolo Portoghesi, hanno scritto al sindaco Walter Veltroni. «Siamo del parere - recita la breve lettera - che la cosa più corretta che si possa fare per risolvere il futuro dei Fori imperiali, sia quella di indire un concorso internazionale. Firmato …».

Poche chiacchiere e niente concorso d'idee. «No, quella formula è fumosa. Pensiamo a una gara che porti all'assegnazione dell'incarico. Ma che, innanzitutto, generi un vero dibattito tra i maggiori architetti», spiega Portoghesi. Il progettista della Moschea di Roma, non vuole «ripetere l'esperienza dell'Ara Pacis», quando a Richard Meier fu affidato l'incarico del museo che sarà inaugurato a giorni. E parla anche a nome di Marconi e Aymonino. I tre firmatari della lettera a Veltroni hanno però idee diverse sul destino dell'area archeologica attraversata, e sventrata, dalla via dell'Impero voluta da Mussolini.

«Ripristino e riuso» sono queste le parole chiave di Marconi, che ha firmato celebri cantieri di restauro, da Caracalla a Santa Maria della Pace. «Con l'arrivo, finalmente, della linea C della metro, via dei Fori imperiali non ha più alcun senso. Va demolita, senza seguire la solita prassi del moderno che stratifica il pregresso senza pensare ai Fori come erano nel tempo in cui furono edificati». Insegnante alla Scuola archeologica di Atene, Marconi crede nella ricostruzione filologica. E invita a prendere come esempio il cantiere del Partenone. «Dove i rocchi delle colonne ancora ci sono, abbandonati a terra, ridiamo forma ai Fori di Augusto o Cesare ricucendo lo strappo della via dell'Impero. E per servire il parco - ipotizza - riqualifichiamo il Celio trasformando parte dei palazzi in alberghi o bed and breakfast».

Carlo Aymonino, assessore comunale al centro storico tra il 1981 e l'85, e autore della nuova ala dei musei Capitolini, sui Fori ha pronto da tempo un progetto di massima. Prevede la demolizione, superando il vincolo posto dall'ex soprintendente Ruggero Martines, della via inaugurata nel 1932. E la realizzazione di sei chioschi in travertino per i servizi del parco archeologico riunificato. 

 

L'INTERVISTA - Parla il soprintendente archeologo Angelo Bottini: "Ma la strada del Ventennio deve diventare più leggera".

«Con il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca abbiamo una totale identità di vedute: nel riassetto dell'area dei Fori bisogna coinvolgere lo Stato e tenere presenti le istanze di tutela dei monumenti, nello stesso modo in cui si tiene conto delle esigenze di viabilità cittadina». Ad Angelo Bottini, che guida la Soprintendenza archeologica di Roma, non piacciono i tavoli separati. Campidoglio e ministero dei Beni culturali devono ragionare e lavorare uniti.

  • Pensa che debbano indire insieme un concorso per il destino di via dei Fori imperiali?
    «L'idea ci va bene, ma a patto che, prima, avvenga un indispensabile approfondimento interno, che coinvolga tutte le istituzioni, per stabilire cosa chiedere al concorso internazionale».
  • Ad esempio?
    «Che tipo di museo vogliamo per raccogliere i reperti trovati nell'area? Quali sono le esigenze della viabilità cittadina? Senza questi punti fermi, avremmo dal concorso un range di risposte troppo vasto e, in sostanza, inutile».
  • Via dei Fori imperiali: lasciarla o demolirla?
    «Il Foro della Pace è quasi tutto sotto la strada e interrotta è la straordinaria sequenza di piazze che erano i Fori. Insomma, qualsiasi archeologo le direbbe: togliamola. Ma ci sono esigenze culturali (quella strada è una testimonianza storica) e pratiche (serve alla viabilità cittadina) che rendono forse impossibile questo sogno. Tuttavia, facciamo almeno in modo che l'impatto sull'area archeologica sia attutito alleggerendo la presenza del rettifilo costruito nel Ventennio».

 

di Carlo Alberto Bucci
dal Corriere della sera del 02.04.06

 

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Commenti

13/04/2006 00.06: una volta tanto concordo con P.Portoghesi
Afferma Paolo Portoghesi: «Il metodo dell’incarico diretto è una follia perché annulla il confronto delle idee. È già avvenuto con l’Ara Pacis di Richard Meier che si è dimostrata un fallimento totale, con il suo immenso volume e il contrasto tra pannelli di cristallo e travertino materico». Quoto in pieno, per dirla alla "forum-su-internet". No assoluto ad un incarico diretto e, a mio parere, nemmeno ad un ristretto numero di star che sarebbe solo il paravento , peraltro costoso, ad una decisione già presa. Si al concorso d'idee: mi fa specie che proprio la sinistra saldamente al governo e baluardo apparente di libero pensiero e grandissima amante della cultura neghi questa importante oppurtunità di libertà espressiva. (niente contro Fuksas sia ben inteso.....)-saluti
arch. Claudio Flabiano

13/04/2006 12.39: Il primato della politica sulla cultura
Sono dovuti intervenire tre "Nomi dell'Architettura Italiana" per indurre il Sindaco Veltroni ad assicurare che sul progetto di via dei Fori Imperiali sarà promosso prima un convegno e successivamente un bando di concorso per il nuovo riassetto dell'area. Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che nessuno può ritenersi depositario delle "verità culturali" e che le "liaisons" politiche non possono rappresentare il criterio per determinare la scelta dei candidati ai quali affidare responsabilità che determinano i grandi cambiamenti. Al contrario, bisogna che ogni grande cambiamento sia preceduto da un approfondito dibattito con tutte le parti sociali al termine del quale siano identificati con chiarezza tutti gli elementi qualificanti che dovranno costituire i riferimenti inderogabili. Questo significa che si dovrebbe giungere ad un momento di sintesi dal quale si possa evincere anche la qualità dei dettagli che la committenza intende raggiungere per ogni singolo aspetto del progetto .La fase concorsuale rappresenta un passaggio obbligato anche per poter raccogliere un ventaglio più ampio di proposte. Andrebbe inoltre considerata la possibilità ,da parte del committente, di poter integrare tra loro aspetti progettuali diversi nell’ambito delle proposte prescelte. Questa possibilità permetterebbe, di poter utilizzare a tutto campo il livello qualitativo dei diversi contributi.
Architetto Andrea Balsimelli

16/04/2006 12.13: Un'opinione in merito ai Fori Imperiali.
Che si facciano tanti progetti anzi tantissimi, che si coinvolgano i ragazzi delle Università, ma che non ci si leghi le mani a doverne eseguire uno come successo per il progetto di Meyer. Deve convincere tutti! E i romani devono essere informati e stimolati a partecipare, avere modo e luogo di esprimere le proprie ragioni, perchè è gente, forse un pò pigra ma pratica e di buon senso, che ha l'architettura nel sangue. No ai progetti unilaterali fatti dagli "addetti ai lavori"! Che si retribuiscano i proggettisti partecipanti ai concorsi di idee, e si apra un dialogo aperto e serio di TUTTI. C'è in ballo moltissimo, NON SI PU0' SBAGLIARE!
Enrico Fabbrini

20/04/2006 14.19: Un ponte collega il sopra ma separa il sotto
Un ponte sui fori, metafora plastica di un atteggiamento distante dall'archeologia, qualcosa sulla quale volare, ma non toccare. Come se l'area archeologica fosse un mare... Concorso internazionale sì. Incarico no ! Il centro monumentale archeologico di Roma è tema troppo importante per volarci sopra. Comunque il progetto Fuksas è un momento importante del dibattito sui Fori. Grazie Massimiliano
Alessandro Camiz

20/12/2006 17.29: Progetti Giovani
Sono d'accordo all'apertura verso i giovani progettisti. Dovremmo gestire più concorsi-progetto che permettano a giovani armati di capacità e talento di farsi strada. Solo i giovani possono darci freschezza e spontaneità promuovendo anche l'entusiasmo di cui c'è tanto bisogno.
Ivano Pala

vedi anche:

Un concorso internazionale per i Fori

un progetto per collegarli alla città

Un ponte sospeso sui Fori Imperiali

o via la strada e spazio ai templi?

Fori: la soluzione Fuksas riapre il dibattito

evidenziatore su un problema cruciale della città

L'antica Roma torna a vivere

la sistemazione definitiva dei Fori

"Parco dei Fori, ecco come si farà"

Un Centro senz'auto: si comincia da Caracalla e via dei Cerchi

Come salvare via dei fori

La necessità di un progetto


data pubblicazione: giovedì 13 aprile 2006
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