Calatrava e i mille segni architettonici di Roma

Interviste - la "Città dello Sport" a Tor Vergata

L’INTERVISTA - Santiago Calatrava e Roma: «Si può costruire anche nella Roma millenaria». L’architetto spagnolo: una straordinaria convivenza di segni. Il giudizio di un architetto tra i più importanti della scena mondiale: «È la straordinaria testimonianza dello scorrere del tempo, con i segni architettonici del passato di varie epoche e quelli del presente. Un continuo contrasto tra sacro e profano».

Parla correntemente italiano (oltre che tedesco, inglese, francese e, naturalmente, spagnolo) perchè trent’anni fa conobbe all’università una ragazza veneta, Robertina, che poi gli ha dato quattro figli. Fa citazioni in greco e latino, parla di amore per gli esseri umani, di rispetto per la natura. Santiago Calatrava è architetto ma anche ingegnere, pittore e scultore e a 54 anni è uno dei progettisti più conosciuti al mondo. Ha realizzato 40 ponti e otto stazioni ferroviarie oltre che edifici di ogni genere. E’ una archistar che non veste di nero, come tanti suoi colleghi. Anzi, a vederlo, si direbbe un bel caballero spagnolo elegante, sorridente e gioviale. Unico particolare trendy , un braccialettino di cotone, di quelli brasiliani, al polso destro. Conosce molto bene Roma, che visita spesso e dove ha passato l’ultimo Capodanno con la famiglia. Giorni fa, in una lectio magistralis nell’aula magna di Valle Giulia, ha strappato applausi a scena aperta quando ha disegnato -con riproduzione sullo schermo- quei corpi umani che spesso gli danno ispirazione per i suoi progetti. E una colonna vertebrale diventa magicamente un grattacielo, a Malmo in Svezia, ritorto su se stesso.

  • Entro l’anno sarà finalmente inaugurato il suo ponte sul Canal Grande e altri ponti sono in cantiere a Reggio Emilia e a Cosenza. Cosa la colpisce dell’architettura romana?
    «Quando visito Venezia resto impressionato dalla sua grande intensità ottica, a Roma invece sono colpito dai colori dei palazzi, delle case nel centro storico. Ma c’è un’altra cosa che la rende unica....».
  • Dica, architetto.
    «È la straordinaria testimonianza dello scorrere del tempo, con i segni architettonici del passato di varie epoche e quelli del presente. Ci sono dei percorsi urbani di grande eleganza. E nella vita quotidiana c’è un continuo contrasto tra sacro e profano, così come sul piano umano c’è una tradizione di grande universale accoglienza».
  • Si può costruire oggi nel contesto storico?
    «Qui come altrove si è sempre costruito sulle spoglie del passato. Nel Teatro di Marcello in tempi medievali hanno edificato case abitate fino ad oggi. Gli stili si affiancano continuamente, sul Campidoglio ce ne sono tanti tutti insieme: classico, romanico, rinascimentale, anticipazioni di barocco. Sì, si può costruire con linguaggio contemporaneo, ma facendo molta attenzione all’uso dei materiali e alla qualità. Borromini fece cose "rivoluzionarie": Sant’ Ivo è un delirio di rigore, di inventiva, ma i materiali usati erano coerenti. Roma può avere la legittima ambizione di rinnovarsi. E il XXI secolo dovrà pure lasciare tracce architettoniche anche nella parte più antica della città».
  • Pensa che il suo linguaggio di architetto, così particolare, possa innestarsi nel centro di Roma?
    «Pier Luigi Nervi ha costruito in cemento la sua Sala sotto la cupola di Michelangelo. Un’opera perfettamente integrata nel contesto. Sì, penso che anch’io potrei provarci».
  • Un giudizio sull’Ara Pacis di Meier.
    «Non conosco il progetto se non in foto. Non posso dire nulla».
  • Proprio nulla?
    «Ogni epoca ha il suo linguaggio stilistico. Di trasgressioni architettoniche se ne vedono ovunque. Bisogna guardare all’architettura con grande generosità perchè la sua storia è piena di grandi contrasti risolti poi dal tempo. Ma devo aggiungere che non è con un confronto tra stili diversi che si può giudicare la validità di un’opera».
  • Un politico di destra ha promesso: se divento sindaco faccio spostare l’edificio di Meier in periferia. Che ne dice?
    «Deve essere senz’altro una provocazione di carattere elettorale, nulla di serio».
  • A vedere il suo progetto per Tor Vergata vengono in mente gli spazi di Villa Adriana a Tivoli. Accetta l’accostamento?
    «Sì, entrambe presentano qualcosa di archetipico: grandi spazi in cui si succedono tante cose. C’è tanto verde, non ci si sente oppressi. La natura viene restaurata artificialmente, ma resta protagonista del progetto».
  • Che cosa pensa del Pantheon?
    «Tra tutte le cupole del mondo, ha quella in cui si coglie di più il senso del cosmico, con la sua apertura che si apre sul cielo. Il resto è perfetto».
  • Ha un architetto preferito? Passato, presente: faccia lei.
    «Sono molto incuriosito da tanti autori, sono disponibile ai vari linguaggi. Meier, ad esempio, ha fatto case stupende. Ma amo anche Gehry, Carlo Scarpa, Nervi. Renzo Piano mi piace anche come persona, è il vostro architetto più internazionale».
  • Secondo alcuni Calatrava è oggi il numero Uno.
    «No, no. Ho solo 24 anni di esperienza, non sono ancora nella mia maturità artistica. Devo imparare ancora tante cose».
  • Quale è la responsabilità dell’architetto?
    «La nostra vita è immersa nell’architettura, dalle case ai monumenti, alle chiese, agli edifici pubblici. Le nostre emozioni vivono nell’architettura. L’architetto deve quindi rispettare l’uomo, amarlo. Come? Mettendo tutto se stesso, tutto il suo sapere, le sue qualità nell’opera che costruisce».
  • Come ha trovato il suo linguaggio espressivo?
    «Dalla pittura, dalla scultura, dall’ingegneria, dal continuo progettare. Da un esercizio tendente ad esprimere il profondo me stesso».
  • Si sente più un intellettuale o un artista?
    «L’architettura è artificio, un impegno del pensiero la cui radice sta nell’arte».
  • Quale delle sue opere è più riuscita?
    «In ogni lavoro impegno tutto me stesso, anche in quelle minori».
  • Ha mai pensato a progetti irrealizzabili?
    «Credo molto nell’utopia come leva per la creatività. La vita, diceva Calderòn, è sogno. Ma per me la realtà è più bella della finzione. È forse per questo che curo il progetto fin nei dettagli della sua esecutività».
  • Lei ha brevettato certi suoi progetti. Perchè?
    «È stato uno snobismo della mia gioventù: volevo sottolineare che era la prima volta che si faceva in un certo modo. Ma il brevetto non era legato al guadagno».
  • Architetto, quando una città cerca un risanamento delle sue parti più degradate, deve puntare su grandi interventi di architettura o su un piano urbanistico?
    «Deve usare l’architettura per creare edifici generatori di città, per aggiungere nuovi nodi urbani. E così si passa all’urbanistica».

L’uomo che immagina i ponti - Santiago Calatrava è nato a Valencia il 28 luglio 1951. Architetto e ingegnere, Calatrava è anche scultore e pittore. È un progettista spagnolo dal segno inconfondibile: strutture in acciaio e cemento flessuose, raffinate, leggere, che spesso evocano - pur essendo stazioni ferroviarie - forme di animali immaginari per la loro dualità simmetrica, proprio come gli esseri viventi. Calatrava ha fatto molti edifici - sta per costruire l' edificio più alto degli Stati Uniti, 700 metri, a Chicago - ma è specialista di ponti: ne ha costruiti, tra grandi e piccoli, quaranta. A Valencia ha realizzato la Città delle Arti e delle Scienze e ora si misura con la Città dello Sport di Roma, in realtà la futura Città universitaria di Tor Vergata.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 14.05.06


IL PROGETTO DI CALATRAVA - In un plastico il futuro di Tor Vergata. L’ArchiStar svela il plastico della Città dello Sport, a Tor Vergata è già futuro. Partirà entro la fine del 2006 il cantiere della futura «Città dello sport» a Tor Vergata. Il progetto e il plastico sono stati illustrati ieri in un incontro con la stampa dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava e dal sindaco Walter Veltroni. Il costo dell’operazione è di 120 milioni di euro. Gli impianti su un’area di 50 ettari, spesa iniziale di 120 milioni, i lavori dovrebbero essere conclusi entro tre anni.

 

È arrivato ieri dalla Svizzera, trasportato con un Tir fino alla Sala delle Bandiere in Campidoglio: un gigantesco plastico, attorno al quale ieri hanno a lungo posato per le foto di rito il sindaco Veltroni e il progettista Santiago Calatrava, 55 anni, una delle grandi firme dell’architettura internazionale. Sarà lui infatti a realizzare la nuova «città dello sport» a Tor Vergata, ieri in parte già visibile nel dettagliato modellino in scala, ma che entro tre anni dovrebbe tradursi in realtà: per ora un grande complesso sportivo (e non solo) per ospitare i mondiali di nuoto del 2009. Poi, forse, un domani, anche le eventuali Olimpiadi del 2016. Volumi tutti giocati sulla trasparenza, elementi di luce, un ponte sull’attigua autostrada Roma-Napoli che raggiungerà i 70 metri di altezza, nuove alberature, specchi d’acqua, vasche per il nuoto all’aperto con tribune fisse e mobili, e un grande campus che cita la forma del Circo Massimo (doppiandolo in lunghezza) ai cui vertici saranno edificati il nuovo Palazzo dello Sport (con tribune per 9.000 spettatori) e il futuro edificio del rettorato dell’ateneo: questo, in sintesi, il progetto del grande architetto spagnolo che, come ha confermato lui stesso, sarà visibile anche dai Castelli Romani.

Il tutto per un costo iniziale di 120 milioni, finanziati per il 50 per cento con i fondi della legge per Roma Capitale e per il resto da un mutuo erogato dall’Inail (grazie all’istituto, nella stessa zona, parte integrante del medesimo progetto, sorgerà anche il previsto campus universitario destinato agli studenti). La stesura definitiva del progetto «città dello sport», in particolare il complesso acquatico relativo alle attività natatorie, dovrebbe essere elaborata entro il prossimo ottobre. Mentre per il primo giugno è fissata la consegna del «preliminare», con possibile apertura dei cantieri entro la fine del 2006.

A illustrare le linee-guida dello spettacolare intervento urbanistico-architettonico, oltre al sindaco e all’architetto, c’erano anche gli altri «attori» principali di un’operazione congiunta tra Comune, università Tor Vergata e Coni (presenti il rettore Alessandro Finazzi Agrò e il presidente Gianni Petrucci) i quali gestiranno, in consorzio, gli impianti, destinati alla cittadinanza dopo la parentesi agonistica. A realizzare i lavori sarà invece un raggruppamento di imprese guidato dalla Vianini, lo stesso che dal 1986, grazie a un appalto, realizza le varie costruzioni sorte sui terreni espropriati in passato e oggi di proprietà del secondo ateneo romano.

La «città dello sport» si estenderà su un’area di circa 50 ettari, e prevede anche la realizzazione di altri spazi, all’aperto e al chiuso, in grado di ospitare manifestazioni di vario genere e con grande richiamo di pubblico. «Siamo anche disponibili - ha spiegato Veltroni - a realizzare una pista di atletica. Due le soluzioni prese in considerazione. Collocarla all'interno del Palazzo dello sport, cosa difficilmente praticabile, o realizzarne una indoor con possibilità di essere aperta. Resta da studiare la copertura finanziaria». Del progetto fanno infine parte una serie di interventi infrastrutturali, viari e di servizio, che riguardano parcheggi, Gra, svincoli e trasporto pubblico.

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 09.05.06


L’Autore - Specialista dei ponti che «cita» la Città Eterna. Strutture in acciaio e cemento flessuose, raffinate, leggere.

 

Finalmente, giunto al miliardo di metri cubi costruiti a Roma, Francesco Gaetano Caltagirone ha voluto associare il suo nome, senza badare a spese, a quello di un grande architetto, uno dei più celebrati nel mondo. Per la verità è stato il sindaco Veltroni a suggerirlo, anzi a richiederlo espressamente. E il patron della Vianini, concessionaria da vent’anni delle realizzazioni di qualsiasi tipo riguardanti il comprensorio di Tor Vergata, ha fatto due conti e ha concesso il suo sì.

Santiago Calatrava è architetto e ingegnere, e sta per costruire l’edificio più alto degli Stati Uniti, 700 metri, a Chicago. È un progettista spagnolo dal segno inconfondibile: strutture in acciaio e cemento flessuose, raffinate, leggere, che spesso evocano -pur essendo stazioni ferroviarie- forme di animali immaginari per la loro dualità simmetrica, proprio come gli esseri viventi.

Calatrava ha fatto molti edifici ma è specialista di ponti: ne ha costruiti, tra grandi e piccoli, quaranta. A Valencia ha realizzato la Città delle Arti e delle Scienze e ora si misura con la Città dello Sport di Roma, in realtà la futura Città universitaria di Tor Vergata. Chi costruisce a Roma non riesce a sottrarsi all’obbligo di cercare una contestualizzazione con la Città Eterna, almeno con qualche citazione. Piacentini, quando progettò la Città universitaria de La Sapienza volle dare al piazzale interno le stesse misure di piazza Navona. Calatrava pensa invece al Circo Massimo, raddoppiandone però la lunghezza, quando disegna il grande spazio centrale del futuro campus universitario di Roma Due. E va oltre: così come avviene per via del Corso, racchiusa da un lato dal monumento al Milite ignoto e dall’altro da piazza del Popolo, punteggia il lunghissimo e ampio spazio centrale da un lato con l’edificio del rettorato e dall’altro con il palazzo dello Sport, due landmarks dall’inconfondibile segno Calatrava. E, proprio come a piazza del Popolo con le due chiese, segna il termine con due costruzioni affiancate e gemelle di fronte ad un forte segno verticale che richiama l’obelisco pur essendo l’etereo pilone di un ponte. Come ha fatto a Lisbona con l’Expo’ e a Liegi, il progettista catalano si slancia nell’architettura del paesaggio in cui la natura (filari di alberi, laghetti) diventa protagonista.

Il campus non sarà un confortevole ghetto riservato agli studenti, assicura Calatrava, ma sarà totalmente permeabile ai quartieri limitrofi. Con l’esproprio del 1979 il Comune pensava alla riqualificazione dell’intera parte sud-est della città e ora si delinea, spinta dai Mondiali di nuoto del 2009, la realizzazione dell’opera di risanamento con un piano organico che alle teste che studiano affianca muscoli in esercizio. Destino di Roma è quello di fare col pungolo dei Grandi Eventi, spesso sportivi: è avvenuto anche in questo caso. Destino delle nuove iniziative è quello di spezzare vecchi equilibri, perfino culturali: e si possono già prevedere le polemiche riguardanti la soluzione data da Calatrava (e dai committenti: Università, Comune, Coni) al tema della nuova Città universitario-sportiva. Ci sarà qualcuno, della cerchia dei detrattori dell’Ara Pacis di Meier, che richiamerà per Tor Vergata la presenza nel sottosuolo di rovine romane per invocare l’uso di colonne come elemento di rispetto per l’antico.

Nella vicina area della Romanina il costruttore Scarpellini ha scelto l’architetto spagnolo Manuel Salgado per progettare. Ma dice di aver fatto un concorso internazionale. Una lezione di metodo all’amico Caltagirone.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 09.05.06


GRANDE ARCHITETTURA, SPORT E TECNOLOGIE - Tor Vergata, ecco la Città dello sport. Una piazza metropolitana e un laghetto nei disegni di Calatrava. Veltroni annuncia: "Il primo giugno sarà consegnato il progetto preliminare, i cantieri apriranno entro l'anno". Alle due estremità, il rettorato dell'ateneo e gli impianti per basket e nuoto. L'obbiettivo è completare l'opera entro il 2009 per i mondiali di nuoto.

 

Una piazza romana larga come il Circo Massimo ma lunga il doppio, circondata da una passeggiata di cipressi in duplice filare. Ai punti estremi in cui, fosse appunto il Circo Massimo, girerebbero i cocchi, nasceranno il rettorato dell'Università di Tor Vergata, cinto da un laghetto, e due immense creste di gallo sotto cui saranno i super impianti sportivi specializzati per il basket (e pallamano, e pallavolo) e il nuoto (e tuffi, e pallanuoto). Quell'immenso spazio «utilizzabile per ospitare grandi eventi» è il cuore della Città dello Sport disegnata dalla matita dell'architetto valenciano Santiago Calatrava, e promossa da un consorzio tra Università, Comune e Coni. Le sue linee guida, accennate in una serie di acquerelli dell'architetto e in un plastico, sono state presentate ieri in Campidoglio dal sindaco, Walter Veltroni, e dallo stesso Calatrava.

«Il primo giugno - spiega Veltroni - sarà consegnato il progetto preliminare, entro ottobre avremo la stesura del definitivo e il cantiere aprirà i lavori entro fine anno». Tempi ridottissimi per una meta ambiziosa, alla quale lavora il commissario straordinario, Angelo Balducci: completare le grandi strutture sportive e le residenze doppie per gli atleti - le quali diventeranno poi camere singole degli studenti del campus - entro il 2009, in tempo per offrire ai Mondiali di nuoto ospitati nella Capitale anche questo capolavoro.

Il costo complessivo della Città dello sport, che si estende su 50 ettari, sarà di 120 milioni di euro, finanziati al 50% coi fondi della legge per Roma Capitale e per il restante 50% da uno speciale mutuo erogato dall'Inail. «L'idea - ricorda Veltroni - è nata un anno e mezzo fa, dopo le Olimpiadi. È stata pensata per rispondere ad almeno tre esigenze: potenziare la dotazione di impianti sportivi con nuove strutture di grande tecnologia e bellezza architettonica; localizzarla nella nuova periferia dotandola così di servizi rivolti a quella stessa zona, come elemento di ricucitura alla città; contribuire alla visione di Roma città universitaria con campus e strutture del Duemila».

Né il progetto né la realizzazione saranno sottoposte al vaglio di un concorso, la realizzazione dell'Università è interamente affidata al concessionario "Vianini Lavori" del gruppo Caltagirone, che si è rivolto a Calatrava. La struttura, alla cui presentazione hanno preso parte il rettore Alessandro Finazzi Agrò, il presidente del Coni Giovanni Petrucci e il presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali di nuoto, Giovanni Malagò, sarà poi completata successivamente a "Roma 2009" con altri impianti sportivi ed edifici per l'università. Ci saranno garage coperti e scoperti; una piscina all'aperto con solarium e tribune fisse e smontabili; un palasport da 9mila posti con quattro palestre e un campo polisportivo; un museo, laboratori, aule, strutture didattiche, punti di ristoro, negozi, uffici, magazzini, centro benessere e riabilitazione; 7000 metri quadrati di campi all'aperto polivalenti e una pista per l'atletica leggera. Senza contare, accenna Calatrava, «il laghetto e le vie d'acqua con ponticelli alla veneziana», e la vela grande del ponte sulla Roma-Napoli, ben visibile dall'autostrada: farà da porta, ridisegnando lo svincolo per i nuovi insediamenti.

 

L'INTERVISTA  - Parla Santiago Calatrava, l'architetto spagnolo che ha progettato la nuova struttura: "Architetture e obelisco come a piazza del Popolo".

«Non solo "minimizzare" ma "restituire"». Sono le parole magiche con cui Santiago Calatrava spiega il suo progetto durante la conferenza stampa di presentazione della Città dello Sport di Tor Vergata, della quale sta disegnando il progetto preliminare che non entra ancora nei dettagli ma delinea già le linee guida con elementi architettonici precisi. L'intervista che segue è tratta dal suo discorso e dalle domande collettive. «Un progetto - spiega - deve avere un essenziale riferimento alla città. Dove la sua immagine non è definita, come in periferia, è importante ricrearla».

  • Restituire l'immagine di Roma?
    «Non solo. Roma è la capitale più alberata in assoluto, nel progetto facciamo un grande sforzo restitutivo perché abbiamo previsto molti alberi e molto verde: questo colore darà la connotazione di fondo».
  • Ha disegnato anche un lago.
    «Un laghetto. E nuovi punti d'acqua intorno al policlinico e nei parchi, con ponticelli veneziani tra gli edifici. I punti d'acqua consentono di pareggiare il piano energetico complessivo, e i parcheggi avranno travetti di cemento in cui cresce l'erba, e stradine in ghiaia per lasciare che l'acqua piovana penetri nel terreno. Non minimizziamo solo l'impatto, restituiamo quello che togliamo».
  • Che legame ha questo progetto con la città?
    Parte da paradigmi come le due chiese e l'obelisco in piazza del Popolo, collegati al Campidoglio con via del Corso: noi abbiamo le due installazioni sportive e l'obelisco del ponte, e da lì c'è l'asse della piazza lunga due volte il Circo Massimo che conduce al Rettorato. Il valore archetipo sono le strutture che si vedono dal Gianicolo, come quelle del Borromini. Si vedranno anche queste, e caratterizzeranno l'area».
  • Ha già lavorato a progetti di questa natura?
    «A Valencia, la mia città, ho creato punti di attrazione in un'area, ricucendola al porto. Qui c'è un paesaggio a alte connotazioni storiche: il profilo delle vecchie ville, gli acquedotti e il percorso dell'Appia antica. Cuciremo la periferia al centro».

 

di Paolo G. Brera
da La Repubblica del 09.05.06


Città dello sport, pronta in due anni. L’architetto Calatrava: «Mi sono ispirato in parte al Circo Massimo». Presentato ieri il progetto: vasche per il nuoto con tribune fisse e mobili per 9000 posti. Costo: 120 milioni di euro.

 

Il cantiere della nuova città dello sport aprirà entro l’inizio del prossimo anno. Lo ha annunciato ieri il sindaco Veltroni in una conferenza stampa che si è tenuta in Campidoglio. Il complesso sorgerà a Tor Vergata, all’interno della II Università. Copre un'area di 50 ettari, con piscine, strutture coperte per il nuoto e un nuovo palazzo per il basket da 9mila posti. «Per noi oggi - ha detto il sindaco - è una giornata importante. Questo complesso sarà in grado di rispondere a tre esigenze: potenziare gli impianti sportivi della città, rispondere alla nostra idea di città universitaria e offrire servizi sportivi ad una zona periferica della città».

Costo 120 milioni di euro, in parte fondi di Roma-Capitale e in parte frutto di un mutuo erogato dall’Inail. Tutto dovrà essere pronto entro il 2009 per ospitare i Mondiali di nuoto. Ma la struttura servirà anche a rafforzare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2016 se la Capitale vincerà la sfida con Milano. «Entro giugno decideremo», ha promesso il presidente del Coni Gianni Petrucci. Che si è anche impegnato per sostenere una richiesta aggiuntiva di fondi per poter realizzare anche una pista di atletica. Al nuovo Campus si potrà accedere dal Gra e dalla Roma-Napoli. L’architetto che ha realizzato il progetto è lo spagnolo Santiago Calatrava: «Mi sono ispirato in parte al Circo Massimo. La città dello sport sarà immersa nel verde, minimizzando l’impatto ambientale».

Tor Vergata, tra storia e sport nasce il campus del futuro. Dal rettorato al Palasport, un chilometro di verde, pini marittimi, robinie, ulivi, cipressi. Un Circo Massimo in periferia. Più un ponte mobile, campi di calcio e calcetto, play ground per il basket, piscine, impianti sportivi, tribune, alloggi per gli studenti del Campus. Una città universitaria su un’area di 50 ettari. Firmata da Santiago Calatrava, l’architetto spagnolo che ha progettato tra l’altro anche alcune delle opere più belle di Atene 2004, sarà realizzata dalla “Vianini Lavori Spa”. Tutto sarà pronto per ospitare i Mondiali di nuoto del 2009. Con il pensiero rivolto alle Olimpiadi del 2016. Visto che nel prossimo giugno, come ha chiarito il presidente del Coni Gianni Petrucci, «si saprà chi tra Roma e Milano sarà la candidata italiana».

Veltroni nel presentare in Campidoglio la nuova cittadella è partito da un retroscena. «L’idea ci venne in mente tornando due anni fa dai Giochi di Atene. Se oggi siamo qui vuol dire che e non abbiamo perso tempo». Si farà anche pista d’atletica. come richiesto dalla federazione, il Coni si è impegnato a sostenere una richiesta di fondi aggiuntivi. «Ma ce la farete a fare tutto questo in 24 mesi?», avrebbe chiesto al sindaco due ore dopo, davanti al grande plastico del nuovo Campus, Cornel Marculescu, il presidente della Fédération internationale de natatio n. «Ce la faremo, ce la faremo, abbiamo vinto altre sfide - lo ha rassicurato Veltroni lontano dai riflettori e dai microfoni - sarà una struttura leggera, capace di corrispondere a più esigenze, di ricucire varie parti della città. Il profilo del nuovo Palasport sarà il logo della nuova Roma».

L’impianto avrà una capienza di 9000 posti. All’esterno ci saranno vasche per il nuoto con tribune fisse e mobili . «Saremo in grado - ha aggiunto Calatrava, rispondendo anche lui a Marculescu - di lavorare su un doppio binario, andare avanti con i lavori e recepire i vostri suggerimenti, così abbiamo fatto ad Atene e alle preo-olimpiadi e andò tutto bene».

Tutti i presenti alla a conferenza stampa che ha preceduto la visita del presidente Marculescu - il rettore della II Università Alessandro Finazzi Agrò, l’assessore ai Lavori pubblici Giancarlo D’Alessandro e il presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali ”Roma 2009” Giovanni Malagò, e Gianni Rivera, delegato allo sport - hanno rilevato l’importanza che i nuovi impianti avranno per lo sport non solo romano ma nazionale. «A Roma non si realizzava una piscina dal 1936, non so se mi spiego...», ha osservato Paolo Barelli, presidente della Fin e parlamentare di Fi. Parrocchia diversa dal sindaco ma stessa squadra, bracciate nella stessa direzione.

Il progetto coinvolge in toto la II università di Roma destinata a cambiare pelle, a trasformarsi in un polo sportivo, ricettivo e scientifico. Con un grande parco, 2500 posti letto per gli studenti e una stazione ferroviaria. Inoltre verranno realizzati due corridoi per gli autobus collegati con il capolinea della Metro A. L’accessibilità verrà garantita dal Gra e dalla Roma-Napoli. Una nuova porta di ingresso a sud di Roma. L’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut ha chiarito i dettagli tecnici. «Il progetto della cittadella sarà in tutto coerente con il nuovo Piano regolatore. Costerà 120 milioni di euro finanziati per il 50% con i fondi di Roma capitale e per la restante metà con un mutuo erogato dall’Inail».

 

INTERVISTA - Parla Calatrava: «Ho cercato di minimizzare l’impatto ambientale. Mi sono ispirato al Circo Massimo». Ponti, fari, fontane, atmosfere sospese, riflessi d’acqua, onde, colori metallici, fili, forme tridimensionali. Sono questi i temi che in forma diversa l’architetto spagnolo Santiago Calatrava propone nei progetti che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, temi presenti anche nella sua “Cittadella dello sport” a Tor Vergata”.

  • A cosa s'è ispirato questa volta?
    «Al Circo Massimo, ma solo in parte. Ciò che volevo era riprodurre nella periferia romana una delle caratteristiche che fanno di questa città qualcosa di unico: l’alternarsi di spazi vuoti e di spazi pieni, ovvero la città dei vuoti collegata alla città dei pieni. Il mondo universitario e lo sport. Lo sport con un territorio che ha già una sua vocazione a ospitare grandi eventi».
  • Lei pensa che la sua architettura possa essere applicata incondizionamente ovunque oppure solo in punti particolare della città? Periferia pianificata e periferia spontanea si possono integrare, e come?
    «Ho un’esperienza di 24 anni maturata per lo più in lavori pubblici, sviluppando progetti in periferia. Bisogna rinforzare le valenze, l’identità, il genere di ogni città. Roma è una città ricca di storia e anche di alberi, di verde. La mia principale preoccupazione è stato minimizzare l’impatto ambientale, inserire il nuovo Campus universitario in un contesto verde, ma anche ricco di “segni”. Penso a via del Corso e alle sue chiese che si susseguono».
  • Qualcuno direbbe: l’esatto contrario dell’Ara Pacis...
    «Non ho visto l’opera di Richard Meier e perciò non posso giudicarla».
  • Domani verrà abbattuto uno dei Ponti del Laurentino 38. Lei è favorevole alla demolizione dei cosiddetti “mostri”?
    «Accade anche in altre città, in tutto il mondo. Certo, anch’io penso che questi interventi riparatori siano necessari. Ma bisogna fare attenzione, è troppo facile essere critici e basta. Ci sono città che nell’arco di 25 anni sono cresciute in modo spaventoso, come forse prima era successo in mille anni. Bisognava rispondere ad una richiesta urgente, immediata. Chi dalle campagne arrivava nelle città finiva nelle bidonville. A volte con una stanza, massimo due, senza bagni. Visto in questa prospettiva questo tipo di edilizia non è stato un errore. Perché le città hanno dei cicli e noi ora siamo entrati in un nuova epoca in cui si può intervenire, correggere, ordinare, per far scomparire e ricostruire. Questo discorso non vale solo per le abitazioni, vale anche per le strade. Se un giorno ancora molto lontano immagino non ci sarà più bisogno di automobili a cosa serviranno?».

 

di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 09.05.06


LA CITTÀ DELLO SPORT - Tor Vergata, un Museo dello sport disegnato dalla "star" Calatrava. Morassut: "Assegnati al Comune venti milioni di euro". Sorgerà nella Città del Nuoto.

 

Metterà in mostra una delle storiche biciclette di Coppi e la maglietta del tenace rivale Bartali. Sarà disegnato da un architetto del calibro dello spagnolo Santiago Calatrava e diventerà uno dei Musei dello Sport più ricchi d'Europa. Dopo un accordo tra Comune e governo, sono stati assegnati i venti milioni di euro che erano stati stanziati per il museo che doveva sorgere all'interno della palestra del Foro Italico progettata dalla matita del razionalista Moretti e che ora è ancora in restauro.

«Il museo» spiega l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut «sorgerà nel campus di Tor Vergata, proprio accanto al Palazzo dello Sport che si realizzerà per i Mondiali di nuoto del 2009, disegnato sempre da Calatrava. D'accordo con il sindaco Veltroni, la presidenza del Consiglio dei ministri ha emesso un'ordinanza che nomina il presidente del consiglio dei Lavori Pubblici Angelo Balducci commissario straordinario per la realizzazione degli impianti di "Roma 2009" e un comitato, in cui è presente il Comune, che io rappresenterò, e Guido Bertolaso, il capo del dipartimento della Protezione Civile, per la parte che riguarda l'afflusso degli atleti e degli spettatori».

E così finalmente il sogno di un Museo dello Sport, che era nato al tempo della corsa di Roma per ospitare le olimpiadi del 2006, poi assegnate ad Atene, potrà finalmente realizzarsi. Allora, quando Roma sperava di ottenere i giochi, rappresentava un asso nella manica della candidatura e non è detto che, una volta ultimato, non potrebbe esserlo anche per un'eventuale nuova corsa della città eterna per le gare dei cinque cerchi.

«Il campus di Tor Vergata» afferma ancora Morassut «diventerà un grande polo sportivo anche per la formazione di specialisti, terreno di lavoro di facoltà che si occuperanno della ricerca nel campo della medicina sportiva e della riabilitazione, con un impianto di livello internazionale per il nuoto e il basket, progettato da Calatrava a forma di una grande T, e infine anche il museo dello sport che conterrà filmati e una fantastica collezione di pezzi rarissimi».

Il Nuovo Polo Natatorio si estenderà per 53 ettari dentro il campus universitario di Tor Vergata e sarà costituito da 38 ettari di impianti. Vi saranno una piscina scoperta, una coperta, una per i tuffi e un'altra per gli allenamenti, oltre a due piscine mobili scoperte per pallanuoto e nuoto sincronizzato. Tutto intorno aree di servizio, palestre, foresterie, ristori, campi da gioco (calcio e polivalenti) e una pista di atletica.  

 

di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 08.05.06

 

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vedi anche:

Santiago Calatrava - Current Projects

videoregistrazione integrale della conferenza Valle Giulia maggio 2006

Ara Pacis, su il sipario

Rassegna stampa dell'inaugurazione

Prg, la città nuova nasce nella notte

Maratona nell'aula Giulio Cesare

Una mela nel cielo di Brooklyn

il nuovo progetto di Calatrava

La nuova Path Station di Calatrava

New York - ground zero

Una guglia verso il cielo

a Chicago il palazzo più alto d'America

Se l'aura di eternità diventa una gabbia

Accademia della scherma di Luigi Moretti


data pubblicazione: martedì 16 maggio 2006
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Architettura sul web Calatrava e i mille segni architettonici di Roma