I nostri avi costruivano cattedrali...

...bisogna continuare a volare alto

La Costiera delle cattedrali 

I nostri padri erano pescatori e mercanti, contadini e umili pastori, eppure costruirono cattedrali. Cattedrali sacre, come il Duomo di Amalfi, e cattedrali profane, come Villa Rufolo. Opere grandiose, talora colossali, innalzate in riva al mare o in cima a una roccia. In esse risplende la magnificenza, l'audacia, perfino lo sproposito dello slancio spirituale che non soggiace al mero dato naturale ma lo scolpisce nel tempo, ne fa storia umana; in esse brilla il violento corpo a corpo tra la cultura e la natura.

Quando l'Unesco pose sotto tutela la Costiera Amalfitana, la dichiarò «paesaggio vivente», vale a dire paesaggio che diviene nel tempo con il lavoro dell'uomo. In Costiera il paesaggio naturale non esiste; da queste parti, come voleva Eraclito, «è nel mutamento che le cose si riposano». La più solenne delle cattedrali costruita dai nostri padri è, forse, il sistema di terrazzamenti strappati nei secoli, palmo a palmo, all'inflessibile alterità della natura selvaggia, per farne dimora umana; l'arcipelago di giardini fioriti che ingentilisce la bellezza forsennata di una natura altrimenti crudele. Se molti di noi, nativi o forestieri, amano la Costa d'Amalfi più della Costa Azzurra, molto più della Costa Smeralda, enormemente più di un intonso atollo polinesiano, è perché lungo la Costa d'Amalfi, nel mezzo di una lussureggiante bellezza naturale, sorgono le cattedrali. Segni vistosi, persino oltraggiosi, della creazione umana.

Scrivo queste cose perché da troppo tempo imperversa a Ravello una diatriba attorno al progetto di un auditorium firmato da Oscar Niemeyer, e, di recente, se n'è accesa un'altra attorno al Ravello Festival. La questione auditorium è stata ampiamente trattata in tutti i suoi aspetti pratici, dunque è inutile riprenderla.

Ciò che mi preme dire è che l'Auditorium Niemeyer sarebbe indubbiamente una cattedrale della contemporaneità, costruita in cemento come Villa Rufolo lo fu in pietra, e, per questo, sarebbe assolutamente fedele allo spirito, se non alla lettera, della storia profonda della Costiera Amalfitana.

Porterebbe a Ravello un edificio avveniristico, di modeste proporzioni ma di ardita concezione ingegneristica e architettonica, giunto in questo angolo di mondo, attraverso l'oceano e i continenti, dal genio di uno dei grandi architetti del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Un'orma del '900, proiettata nel XXI secolo e protesa in aggetto sul paesaggio vivente della Costiera.

Una cattedrale, indubbiamente. È la grandiosità del progetto a testimoniarlo, l'altezza da cui discende. Il visitatore che un giorno lo vedesse lungo la strada che da piazza Duomo declina verso il borgo medioevale di Torello, potrebbe senz'altro dire: «I costruttori di cattedrali del XX secolo sono passati di qui».

Una seconda cattedrale che si è andata costruendo in questi anni a Ravello è il Festival che ne porta il nome, una cattedrale immateriale, edificata con impalpabili esperienze artistiche e culturali come l'auditorium lo sarebbe con ferro e cemento. Una cattedrale invisibile ma non meno imponente. È bene dichiararlo subito: io non ne parlo affatto in modo spassionato, ne parlo con passione intellettuale, animato da ciò che Nietzsche definiva «pathos della distanza». Ho diretto per tre edizioni una delle sezioni del Festival e me ne sono distaccato, con rammarico, lo scorso novembre, per dedicarmi al mio nuovo romanzo  (e all'insegnamento universitario) dopo aver vinto il Premio Campiello.

Amo e ammiro il Festival ma non ho più con esso nessun coinvolgimento pratico né interesse materiale. Proprio a motivo di ciò ne vedo a pieno la grandezza. Impianto pluridisciplinare ( ben otto sezioni dedicate ad altrettante forme d'arte), 90 spettacoli per un totale di centinaia di artisti di tutto il mondo coinvolti a ogni edizione, tre mostre permanenti, 50mila presenze da giugno a settembre, 800 segnalazioni sulla stampa in tre mesi. In più, da quest'anno, una scuola di formazione che affianca il festival per l'intera sua durata.

Una cattedrale, senza dubbio. Chi non la vede, o è accecato da motivi personali o non ha occhi per vedere le entità immateriali della cultura. (...)

Le battaglie di idee, anche se aspre, sono sempre feconde. Io temo, però, che a Ravello non si stia combattendo una battaglia di idee ma una lotta tra la testa e la pancia, tra le idee da un lato e, dall'altro, gli umori, i rancori, gli appetiti. Sulle critiche apparentemente «spassionate» che vengono rivolte al Festival o all'Auditorium in nome di una presunta purezza delle origini, o della difesa di una presunta integrità di un paesaggio incorrotto, si allunga l'ombra della più impura delle motivazioni, del più corrotto degli intenti: la lotta di potere. Sarebbe cosa davvero meschina se i (pochi) detrattori del Festival fossero gli stessi che tramano per impossessarsene.

Mi auguro con tutto il cuore che la nuova amministrazione di Ravello continui a volare alto. Punti, magari, ancora più in alto (lo stesso De Masi, presidente della Fondazione, propugna la necessità di un «secondo decollo» per il festival).

Altrimenti, si rischia che a confrontarsi non siano due scuole di pensiero ma due scuole di volo: una osa il volo d'alta quota, l'audacia delle vette, la traiettoria verticale dell'aquila; l'altra segue il modesto saltello del tacchino, il razzolare nel cortile di casa.
Nietzsche (ancora lui) diceva che i grandi uomini sono come le mongolfiere, più si innalzano in cielo, più appaiono piccoli a chi rimane a terra.
Vale lo stesso per le grandi idee.

 

di Antonio Scurati
da Corriere del Mezzogiorno del 31.08.06


L'AUDITORIUM - Ravello, commissario ad acta per l'auditorium. Dopo la diffida la Regione interviene con l'incarico a De Maria per accelerare l'affidamento dei lavori. Bassolino ha nominato il commissario ad acta per accelerare l'affidamento dei lavori per l'auditorium di Ravello. Il sindaco di Ravello, Imperato, non ci sta, e annuncia ricorso al Tar. E domani, fra le tensioni, si riunisce il consiglio d'indirizzo della Fondazione.

RAVELLO - Bruno de Maria è stato nominato commissario ad acta dal Governatore Antonio Bassolino con l'incarico di adottare tutti gli atti necessari all'indizione ed all'espletamento della procedura di gara per l'individuazione del soggetto cui affidare la realizzazione dell'Auditorium “Oscar Niemeyer”. E il sindaco di Ravello Paolo Imperato annuncia ricorso al Tar.

Si acuisce lo scontro fra Comune di Ravello e Regione Campania dopo la diffida di Bassolino del 2 agosto scorso a causa dei ritardi accumulati nell'adempimento degli atti necessari per la realizzazione della struttura. Il sindaco Imperato, come già annunciato in campagna elettorale, aveva chiesto che venisse modificato il Put, ritenendo l'auditorium illegittimo e confermando piena contrarietà alla realizzazione dell'opera; ma l'ufficio tecnico aveva provveduto a rispondere alla diffida. Il 23 agosto scorso c'è stata l'immissione in possesso delle aree interessate alla costruzione dell'auditorium. Ma per Bassolino, che aveva dato 16 giorni di tempo al Comune, si è trattato di un prolungamento eccessivo.

«La nomina del commissario ad acta è un atto di sconsideratezza oltre che di arroganza da parte del presidente della giunta regionale - dice Paolo Imperato - . Tra l'altro il provvedimento a mio avviso è viziato da un doppio profilo di illegittimità in quanto stride innanzitutto con il tenore dell'atto di diffida notificato al Comune di Ravello che agganciava il rispetto del termine di 16 giorni alla sola adozione degli atti espropriativi e non anche della procedura di indizione della gara di appalto, e in secondo luogo perché la nomina del direttore dei lavori intervenuta da parte della Regione solo il 25 agosto era del tutto propedeutica all'assunzione della pubblicazione del bando di gara».

La nomina del commissario de Maria, 38 anni, durerà tre mesi e sarà strettamente necessaria all'indizione della gara d'appalto. Qualche giorno fa il Comune si era attivato per assegnare l'incarico di direttore dei lavori che in un primo momento era stato indicato dalla Regione nell'ingegnere Pietro Angelino, poi nell'architetto Rosa Zeccato, responsabile dell'ufficio tecnico comunale. «Il commissario ad acta per l'auditorium di Ravello è stato nominato dal presidente della Regione Campania Antonio Bassolino - si afferma in una nota della presidenza - , nella sua qualità di presidente del Collegio di Vigilanza, titolare, tra l'altro, ai sensi dell'accordo di programma sottoscritto tra il Comune di Ravello, la Regione e la Comunità Montana Penisola Amalfitana, dei poteri sostitutivi, in caso di ritardo e di inadempimento delle amministrazioni nell'adozione degli atti necessari a dare esecuzione». L'incarico durerà tre mesi, il tempo per l'indizione della gara d'appalto.

 

di Michele Cinque
da Corriere del Mezzogiorno del 31.08.06


IL PROGETTO/LA POLEMICA - Ravello, ok all’Auditorium la Regione avvia la gara. Nominato il commissario ad acta, via all’appalto. L’incarico affidato all’avvocato De Maria. Contestati i ritardi dell’amministrazione. LA NOMINA - Ravello, è lite sul commissario per l’auditorium.

Si fa sempre più duro lo scontro sull’auditorium di Ravello. Ieri il governatore Antonio Bassolino ha nominato l’avvocato Bruno De Maria commissario ad acta con l’incarico di adottare gli atti necessari all’espletamento della procedura di gara per la realizzazione della struttura progettata da Oscar Niemeyer. Non si è fatta attendere la replica del Comune. Il sindaco Paolo Imperato ha infatti definito «illegittima» e «sorprendente» la nomina del commissario, definendo l’iniziativa di «sconcertante gravità».

Un commissario ad acta curerà le procedure di gara per la realizzazione dell’Auditorium di Ravello progettato da Oscar Niemeyer. Lo ha deciso il presidente della giunta regionale Antonio Bassolino che ha affidato l’incarico commissariale all’avvocato Bruno De Maria. La linea dura è scattata, dopo una iniziale diffida, alla luce delle inadempienze e dei ritardi dell’amministrazione comunale nel dare corso, rispetto alle scadenze prefissate (16 giorni) alle procedure relative all’esproprio dei suoli (atto compiuto nei tempi previsti e peraltro non contestato dal decreto firmato da Bassolino) e soprattutto all’adozione degli atti della gara d’appalto per la costruzione del complesso destinato ad ospitare attività musicali e culturali di livello internazionale. Dal muncipio della cittadina costiera, il sindaco Paolo Imperato parla di «atto di protervia istituzionale» e prennuncia ricorso al Tar. Imperato contesta la tempistica del commissariamento (la scadenza dei 16 giorni fissati riguardava solo l’esproprio dei suoli) ed sulla mancato avvio delle procedure di indizione della gara di appalto rileva una illegittimità a carico della Regione poichè quelle procedure non potevano partire senza la nomina del direttore dei lavori che invece è avvenuta secondo una modalità tale da far sospettare che sia stata preconfezionata. Palazzo Santa Lucia, in una nota, chiarisce come la nomima del commissario ad acta «è stata adottata dal presidente della Regione Campania, nella sua qualità di presidente del Collegio di vigilanza (ne fanno parte oltre alla Regione, il Comune di Ravello e la Comunità Montana Penisola Amalfitana), costituito nell’ambito dell’accordo di programma» per l’Auditorium e che prevede «l’attivazione dei poteri sostitutivi in caso di ritardo e di inadempimento delle amministrazioni nell'adozione degli atti necessari a dare esecuzione all'accordo». Una sottolineatura significativa, perchè tende a qualificare l’ambito squisitamente istituzionale della decisione.

Scende sul terreno della polemica, in risposta a Imperato, l’ex sindaco di Ravello (attuale capo dell’opposizione consiliare) Secondo Amalfitano, che è stato tra i padri dell’idea dell’Auditorium. Amalfitano vede nel commissariamento un «atto dovuto e necessario». E aggiunge: «L’Auditorium è un progetto che merita rispetto ed attenzione perchè può segnare una svolta epocale nelle linee di sviluppo di un territorio. Per questo non è consentito a nessuno continuare nel gioco delle interdizioni e dei rinvii». L’ex sindaco sottolinea infine la portata della «sanzione» piovuta sul comune di Ravello con la nomina del commissario ad acta. «Sbaglia non una ma due volte chi per contestare il provvedimento lo definisce come un atto d’imperio. Un organo istituzionale, il comitato di vigilanza e non il presidente della giunta regionale, ha rilevato una grave inadempienza ed è legittimamente intervenuto in base allo strumento del commissariamento previsto dall’accordo di programma liberamente sottoscritto anche dal comune di Ravello». Sulle contestazioni arrivate dal sindaco di Ravello, la Regione, nella stessa giornata di ieri, ha precisato il merito della propria azione, replicando punto per punto, in maniera tecnica, ai rilievi procedurali e quelli che riguardano la tempistica. Sul direttore dei lavori, in particolare, «la nomina - precisa la Regione - è del tutto autonoma rispetto alla nomina del commissario ad acta avvenuta per l’ampio decorso del termine previsto nella diffida». Dura la presa di posizione dei consiglieri regionali di An Salvatore Gagliano e Pietro Diodato che parlano di «atto di imperio» che «viola l'autonomia del Comune di Ravello e si manifesta come lo strumento che consente di aggirare i vincoli molto rigidi di natura urbanistica» e serve «a sanare le diverse posizioni all'interno del centro-sinistra sulla vicenda, evitando il confronto in Consiglio regionale».

LE REAZIONI - Il sindaco replica «Atto illegittimo e sconcertante». «Illeggittima e sorprendente». Il sindaco di Ravello, Paolo Imperato, contesta la nomina del commissario ad acta. Innanzitutto perché, dice, «il decreto presidenziale di nomina del commissario appare viziato da marchiana illegittimità per stridente contrasto con il tenore stesso dell'atto di diffida assunto dal Presidente della Giunta Regionale e notificato il 2 Agosto 2006. Tale atto subordina al rispetto del termine di 16 giorni dalla sua notifica la sola adozione dei provvedimenti necessari all'acquisizione delle aree individuate nel piano particellare (adottati del tutto tempestivamente) e non anche all'indizione della procedura di gara». Il sindaco di Ravello sottolinea poi che la nomina del commissario è un atto illegittimo perché «ai fini della pubblicazione del bando e della successiva indizione della gara è, per legge, necessaria la nomina del direttore dei lavori ed il rilascio da parte di quest'ultimo degli atti propedeutici al successivo perfezionamento della procedura negoziata di appalto. Nel caso di specie - sostiene il sindaco - la nomina del direttore dei lavori è intervenuta solo con decreto presidenziale del 25 agosto 2006, acquisito al protocollo comunale il 28 agosto 2006, laddove l'operazione di consegna dell'attestazione risulta perfezionata solo alle ore 12.45 del 29 agosto 2006. Tale sequenza cronologica vizia macroscopicamente per illogicità ed eccesso di potere il decreto di nomina del commissario ad acta». 

 

di Domenico Barbati
da Il Mattino del 31.08.06


IL DIBATTITO - RAVELLO NON PUÒ PUNTARE SOLO SULL'AUDITORIUM 

Al di là dei suoi aspetti urbanistici, giuridici e architettonici (si vedano, tra altri, gli interventi di Guido D'Angelo e Gennaro Matacena apparsi su questo giornale) la questione auditorium solleva problemi che vanno probabilmente al di là di Ravello e riguardano lo sviluppo delle numerose località del nostro paese che vivono soltanto di turismo stagionale. Domenico De Masi ha posto correttamente il problema, sostenendo che la tipica stagione corta di questi centri non solo non basta più a sostenerne l'economia, ma costringe anche i giovani all'emigrazione, riducendo ulteriormente le possibilità di sviluppo.

Sarebbe dunque questo il doppio problema che affligge oggi Ravello, ma che può essere tranquillamente esteso ai tanti piccoli centri turistici del nostro paese e, soprattutto, del Mezzogiorno.

Questione, quindi, sacrosanta, che De Masi e la Fondazione Ravello portano avanti da anni con coraggio e lodevole perseveranza. Ma se il problema è posto correttamente, qualche perplessità solleva la soluzione scelta, quella cioè di un aumento dell'offerta turistica attraverso un attrattore d'eccezione, quale è per l'appunto l'auditorium progettato da Oscar Niemeyer. La prima perplessità è se l'auditorium abbia effettivamente la forza attrattiva che gli attribuisce De Masi.

Può darsi che sia così, ma potrebbe anche non essere così, visto che spesso anche le ricerche di mercato sbagliano le loro previsioni. Ma ammettendo pure che l'attrattore abbia proprio questa forza - ed è questa la seconda perplessità - non si può escludere che questo primo e rilevante intervento sull'offerta turistica non finisca per attivare quel circuito perverso che ha compromesso il regolare e sostenibile sviluppo di molte località turistiche del nostro paese, e che consiste nel fatto che offerta e domanda si influenzano reciprocamente in senso positivo, provocando nel tempo congestione e alterazione dell'identità del sito. Sarà bene infatti non dimenticare che se in tutti questi anni Ravello è riuscita a conservare la propria identità, ciò è stato proprio dovuto alla limitazione della propria offerta turistica. Certo, non è detto che un auditorium debba diventare necessariamente il primo anello di una catena di interventi sul territorio e che, pertanto, apra la strada a chissà quali scempi urbanistici, però, come insegna l'esperienza italiana di questi ultimi cinquant'anni, questo rischio esiste e non si può assolutamente escludere.

Se questo è vero, resta comunque il problema posto da De Masi di come si possa conservare l'identità di un sito turistico pregiato come Ravello, senza assistere impotenti al suo declino economico. La soluzione che a questo problema hanno dato recentemente alcuni studi sullo sviluppo locale è diversa da quella scelta dal Comune di Ravello, e consiste nel mantenere inalterata la domanda turistica, avviando invece un processo di diversificazione dell'economia locale, affiancando cioè al turismo altri tipi di attività economica. Non è una strada facile da percorrere, nonostante le possibilità offerte oggi dai fondi europei, ma è sicuramente la sola in grado di salvare «capra e cavoli», di conservare cioè integra l'identità di Ravello e fornire, al contempo, un nuovo impulso all'economia locale.

 

di Gerardo Ragone
da Corriere del Mezzogiorno del 30.08.06


RAVELLO - Auditorium, via agli espropri fra le polemiche. A Ravello primi adempimenti dopo l'ultimatum di Bassolino. Il sindaco prende le distanze: solo un atto tecnico. Il Comune prende possesso dei suoli destinati all’opera. A giorni la gara d’appalto o arriverà il commissario. Il primo cittadino Imperato: se il Put non si cambia l’impianto rimane illegittimo. Il leader di minoranza Amalfitano: l’importante è realizzare la struttura ogni mezzo è benvenuto.

L’ufficio tecnico del Comune di Ravello dà il via libera alle procedure di esproprio dei terreni sui quali è prevista la realizzazione dell’auditorium progettato dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer. L’esecuzione del decreto, emesso il 9 agosto scorso dal responsabile del servizio, è avvenuta ieri mattina attraverso l’immissione in possesso dell’area di proprietà dei fratelli Palumbo che nel corso della lunga querelle si erano opposti all’espropriazione ricorrendo in due circostanze alla giustizia amministrativa.

E così alle 10.30 in punto di ieri, l’architetto Rosa Zeccato e i componenti dell’ufficio tecnico hanno redatto i verbali di esecuzione e lo stato di consistenza provvedendo a delimitare le aree per le quali il Comune è pronto a destinare ai proprietari un’indennità provvisoria pari a 111.901,91 euro. Accompagnati dai vigili urbani e sotto gli occhi di due testimoni (Gianluca Mansi e Umberto Costantino Gallucci) invitati ad assistere alle procedure, i tecnici del Comune hanno avviato l’iter che, come secondo atto, dovrebbe vedere l’indizione delle procedure di gara. Atto che, in virtù dell’ultimatum posto dal governatore Bassolino (la diffida della Commissione di Vigilanza prevedeva 16 giorni di tempo per l’avvio delle procedure a decorrere dal 2 agosto scorso, presumibilmente al netto dei festivi) dovrebbe avvenire entro la settimana.

L’invio dei commissari da parte della Regione, insomma, non è ancora scongiurato. La polemica comunque non si placa. «L’avvio delle procedure di esproprio è un atto che ha posto in essere l’ufficio tecnico e che non sposta di un millimetro la posizione politico-amministrativa della maggioranza», avverte il sindaco Paolo Imperato: «Anzi, quella posizione ho provveduto personalmente a cristallizzarla attraverso le controdeduzioni destinate al governatore Bassolino, in cui è stato ribadito l’errore di merito e di metodo assunto a fondamento dell’atto di diffida, trattandosi di intervento che appare illegittimo per conclamato contrasto con la legge. Questo - sottolinea Imperato - vale anche in risposta a qualche presa di posizione espressa nei giorni scorsi, tra le quali quella di Grazia Francescato, alla quale voglio ricordare che il Consiglio di Stato non è entrato nel merito, ma ha reso esclusivamente una pronuncia di natura processuale. Il contrasto col Put rimane ed è stato confessato dalla stessa Regione che con la delibera 2533 del 30 dicembre 2004 riconosceva espressamente l’incompatibilità dell’opera».

«Tutto quello che può servire alla realizzazione dell’auditorium è benvenuto», auspica sul fronte opposto il capogruppo di opposizione Secondo Amalfitano, fino a un anno fa sindaco della cittadina: «Vuoi il tacito assenso dell’amministrazione comunale all’attività della Regione, del tavolo di vigilanza e dell’ufficio tecnico, vuoi la presa di coscienza dell’amministrazione stessa e quindi la gestione in prima persona dal Comune di Ravello. Spero solo per il bene della città che con oggi si ponga fine alla querelle di contrapposizioni. Ci sono notevoli margini - conclude Amalfitano - che prevalga la saggezza e soprattutto il dichiarato interesse pubblico e quindi di Ravello, che Regione, maggioranza e opposizione hanno sempre sostenuto». 

 

di Mario Amodio
da Il Mattino del 22.08.06


Auditorium Ravello al via l'esproprio. Ieri a mezzogiorno il Comune di Ravello è entrato in possesso dei terreni dove si costruirà l'auditorium.

E' il primo atto concreto dell'ufficio tecnico comunale dopo la diffida della Regione Campania ad adempiere alle procedure burocratiche che si devono attivare per la costruzione dell'auditorium di Niemeyer per il quale c'è un Pit finanziato con 18 milioni di euro. A realizzarlo è il responsabile dell'ufficio tecnico, l'architetto Rosa Zeccato. Il sindaco di Ravello Paolo Imperato rimane, invece, sulle sue posizioni. «Abbiamo già detto come la pensiamo – dice Imperato , secondo i nostri consulenti l'auditorium può essere realizzato solo se vi sarà una variante al Put, ma la procedura è di competenza dell'ufficio tecnico» . Con l'immissione in possesso dei terreni sul bollettino ufficiale della Regione Campania di ieri, il numero 38, è stato pubblicato anche il decreto di esproprio a carico dei sei proprietari (Aldo Palumbo, Assunta Romano, Roberto Palumbo, Caterina Ciuffi, Pantaleone Palumbo, Rosanna Amato). A loro andrà un'indennità di 111.901,92 euro.

 

di M.C.
da Corriere del Mezzogiorno del 22.08.06


Ravello impari da Bilbao, senza ripetere l'errore di Venezia 

Nel 1951, Frank Lloyd Wright, uno dei più grandi architetti del XX secolo, fu invitato in Italia per una mostra delle sue opere a Firenze e la consegna di una laurea honoris causa a Venezia. Fu allora che al maestro dell'architettura organica un suo allievo, Angelo Masieri, chiese di progettare una casa al posto di un piccolo edificio di proprietà della famiglia Masieri tra Rio di Ca' Foscari e il Canal Grande. Wright accolse la proposta ma quando Masieri si recò negli Usa per parlare del progetto, fu vittima di un incidente d'auto. La sua famiglia allora commissionò a Wright una residenza per studenti di architettura, il Masieri Memorial, che il maestro progetterà nel '53, dando il via a un dibattito senza precedenti in Italia. A scatenare le polemiche fu la questione dell'inserimento di costruzioni di carattere «moderno» in centri storici particolarmente sensibili.

Il Masieri Memorial di Wright non venne mai alla luce; la commissione edilizia del Comune di Venezia bocciò il progetto poiché non completamente rispettoso del regolamento edilizio. Oggi quei disegni vengono spesso rispolverati per essere mostrati al pubblico che, in assenza dell'opera, deve accontentarsi dell'idea sulla carta. La vicenda dell'auditorium di Ravello, progettato da Oscar Niemeyer, somiglia in maniera preoccupante a quella del Masieri Memorial. E sì che Oscar Niemeyer non è certo il primo che passa. Allievo di Le Corbusier, progettista di Brasilia e di numerose opere in tutto il mondo, non sono certo i titoli e la competenza a mancargli per osare di progettare sulla costa d'Amalfi. Pur commissionato aggirando tutte le regole degli incarichi pubblici (il che è una prassi), l'auditorium di Niemeyer resta un gesto poetico inserito in un paesaggio meraviglioso, ancorché governato con incredibile negligenza e assediato da ripetuti abusi e brutture legalizzate. Si poteva fare un auditorium abusivo, forse oggi sarebbe già pronto e condonato. Farlo nel pieno rispetto di tutte le leggi ha allungato i tempi, complicando l'iter. Ai promotori del progetto non sono bastati decine di accordi di programma e pareri architettonici e ambientali positivi. Dopo tre anni, risulta ancora irrealizzabile poiché non adeguato al Put.

Ma siamo ancora disposti a credere che l'auditorium non venga costruito per una questione di tutela ambientale o per il rispetto del piano territoriale? Suvvia, siamo seri. Se non si fa, diteci almeno il motivo vero, è arrivato il momento di mandare i titoli di coda di questa farsa. Il nuovo sindaco di Ravello, Paolo Imperato, prende tempo, probabilmente frenato da promesse elettorali. Oggi più che mai il futuro dell'auditorium sembra decidersi sulla base di interessi comunali. Come al solito, il destino dell'architettura è schiavo delle stanze della politica e non nelle mani degli architetti. Ma al sindaco servirebbe solo un po' di coraggio per trovare una soluzione coi privati che si oppongono al progetto. Adottare un modello di esproprio perequativo, evitare il muro contro muro, restituire sotto forma di altri benefici ciò che l'auditorium toglie al privato che lamenta un danno, come si fa in tutti i paesi del mondo dove una grande opera pubblica può venire ostacolata dal sacrosanto diritto della proprietà privata, ma viene realizzata.

Impariamo da Bilbao: da anonima provincia basca a capitale mondiale della cultura grazie al museo Guggenheim dell'architetto Frank Gehry. Invertiamo la rotta con un messaggio chiaro a tutti gli amministratori della nostra zona, per dire chiaramente che anche qua si può fare un discorso di qualità aprendo la mente all'architettura contemporanea, incontrando espressioni artistiche di nuova concezione, non provinciali, non volgarità riciclate, non chincaglieria kitsch.

 

di Christian De Iuliis, architetto
da Corriere del Mezzogiorno del 22.08.06


Auditorium di Ravello per il cantiere primo passo

Stamane a Ravello i rappresentanti dell’amministrazione comunale e i tecnici prenderanno materialamente possesso delle aree destinate ad accogliere la realizzazione dell’Auditorium disegnato dall’architetto Oscar Niemeyer. È il primo passo concreto in vista dell’attuazione del progetto dopo mesi di tensioni e polemiche.

 

da Il Mattino del 21.08.06


Controreplica a De Masi sul progetto di Niemeyer- Auditorium di Ravello, insisto: serve il concorso internazionale.

A Domenico De Masi va riconosciuto il merito d'aver proposto la realizzazione d'un auditorium a Ravello e, in occasione dei suoi soggiorni brasiliani, d'avere convinto Oscar Niemeyer a «regalare» un progetto ad hoc (...). Tuttavia, sebbene riuscitissimo sul piano mediatico, il dono è risultato prematuro, quasi un azzardo architettonico. I due aspetti - necessità d'un auditorium e soluzione proposta da Niemeyer - non hanno conseguenzialità tautologica. Né è decisivo il fatto che il progetto sia un regalo . La parcella professionale per opere di consistente rilevanza economica, comprensiva di progettazione architettonica, strutturale, impiantistica, direzione dei lavori e responsabilità per la sicurezza, incide all'incirca del 10% sull'importo dei lavori; poiché Niemeyer non si occuperebbe della direzione dei lavori (che dovrebbe essere affidata a un professionista stabilmente in cantiere) né sarebbe in grado di progettare le strutture e gli impianti tecnologici, il risparmio si ridurrebbe al massimo a un 2/3% del costo necessario. In linea di principio, inoltre, il progetto regalo come elemento qualificante nella metodologia per la scelta del progettista delle future opere costituirebbe un pericoloso precedente. Né il gradimento per la soluzione Niemeyer espresso da illustri architetti può essere decisivo: gli si contrappone il parere opposto manifestato da personalità altrettanto prestigiose.

Quanto all'avallo che scaturirebbe dalle autorizzazioni che il progetto ha avuto (anche dalla Soprintendenza), si tenga conto che queste furono rilasciate, analogamente (e da ben tre soprintendenze), anche per la sistemazione dell'Ara Pacis a Roma, realizzata di recente su progetto di Richard Meier (peraltro su incarico diretto e senza concorso): ma, nonostante i pareri favorevoli, l'opera è risultata deludente sotto il profilo concettuale e architettonico.

Perché dunque si dovrebbe rinunciare a un concorso internazionale per Ravello? Servirebbe a cancellare ogni dubbio: permetterebbe di confrontare progetti di grandi nomi, quali, ad esempio, Foster, Piano, Ando, Nouvel, e magari quelli di giovani talenti ancora sconosciuti (Rogers e Piano erano appena trentenni quando vinsero il concorso per il Centre Pompidou, a Parigi). Il grande fascino che esercita l'opera di Niemeyer, che apprezzo dagli anni '50, quando vivevo a Rio de Janeiro, non riesce ad allontanare i dubbi nei confronti della sua proposta per Ravello. A quelli già espressi, aggiungo che il suo auditorium costerebbe più dei 18 milioni finora stanziati: per sostenere il notevole aggetto su cui poggia la suggestiva copertura semicircolare occorrerebbe una struttura complessa che inciderebbe sulle fondazioni, e molto si dovrebbe spendere per ottimizzare la resa acustica, l'impiantistica, e sostenere i costi di gestione. Infine, per quanto polivalente, l'auditorium, concepito come forma concusa e non flessibile, non potrebbe ospitare adeguatamente attività convegnistiche che richiedono spazi e servizi specifici, anche di piccole dimensioni, per riunioni, incontri, esposizioni.

Ringrazio De Masi per l'invito a Ravello, che non mancherò di onorare, anche se non mi servirà per visitare luoghi che conosco bene: tra l'altro, una ventina d'anni fa restaurai per la Soprintendenza di Salerno una delle sue magnifiche chiese romaniche, che ospita riuscitissimi concerti da camera. La proposta di riflessione avanzata dall'assessore Gabriella Cundari sembra saggia e opportuna.

 

di Gennaro Matacena, architetto
da Corriere del Mezzogiorno del 19.08.06


«Ma sull’auditorium basta scontri»

«L’opera di Niemeyer non mette in pericolo l’ambiente e anzi ci sembra esteticamente interessante. È la dannosa polemica che vi è stata costruita intorno a offendere Ravello, nonché il buonsenso». Grazia Francescato, parlamentare e presidente onorario dei Verdi, non ci sta a far passare l’idea che la catena di ostacoli che si oppone da anni alla realizzazione dell’auditorium sia in qualche modo legata alle ragioni degli ambientalisti. «Al contrario: un intervento del genere può contribuire in modo decisivo alla tutela del territorio. Lo dico a ragion veduta, alla luce di tutti i sopralluoghi che ho svolto in zona in questi anni».

  • I fautori dell’auditorium, a partire dagli esponenti della precedente amministrazione comunale, lo ritengono un tassello importante per la destagionalizzazione del turismo in Costiera, un turismo strettamente collegato alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dell’area. Condivide? «È esattamente l’idea che condividiamo e difendiamo da sempre: promuovere il matrimonio tra ecologia ed economia, una integrazione tra politiche economiche, sociali e ambientali. La base su cui poggia l’economia di Ravello è un turismo internazionale di qualità, strettamente legato alla tutela di un patrimonio artistico e paesaggistico unico al mondo. La costruzione dell’auditorium è consonante, non certo dissonante rispetto a questa strategia di fondo».
  • Resta il fatto che nell’area dove è prevista la costruzione dell’opera il Put prevede la costruzione di chiese, scuole, ospedali, cinema, teatri, ma non cita espressamente gli auditorium... «La parola fine alla querelle giuridica è stata messa dalla sentenza del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso di Italia Nostra. Quindi gli oppositori, fra i quali metto i nuovi amministratori comunali che hanno compiuto ulteriori passi ostativi, in realtà non hanno argomenti. Tanto che la nuova amministrazione non si dichiara contraria, ma agisce per perdere tempo, e quindi per far cadere il finanziamento Ue. Perché lo fa? Non certo per difendere l’equilibrio ecologico della Costiera il quale - diciamolo ancora una volta - non sarà per nulla intaccato dall’auditorium: un’opera quasi minuscola, collocata nell’unica area già degradata di Ravello, in un appezzamento pieno di rovi, un’opera che risulterà poco visibile persino dalla strada soprastante. Ho fatto sul posto una minuziosa visita a piedi e posso dire che la difesa dell’equilibrio ambientale mi sembra un alibi».
  • Come crede che finirà? «Penso che abbia messo il dito nella piaga l’amministratore dell’Azienda di soggiorno di Maiori, Giacobbe Ruocco, quando ha parlato di ”scollature, rancori, atavici personalismi” che si celano dietro questa vicenda. Da 35 anni mi impegno al Sud come ambientalista, quindi conosco bene la cultura del sospetto e del dispetto, peggiorata in questi anni dal moderno innesto di lotta per il potere tra clan politici e istituzionali, che costituisce il vero impedimento al decollo di questa parte d’Italia. Non dimentichiamo che mentre infuria la querelle sull’auditorium, la Costiera continua ad essere sfregiata dalla speculazione edilizia. Perciò mi rivolgo a Italia Nostra, che in questi 50 anni ha accumulato grandi meriti nella difesa ambientale, perchè accantoni la polemica sull’opera di Niemeyer, come da tempo hanno fatto tutte le altre associazioni ambientaliste, WWF, Legambiente, noi Verdi. Bisogna ridare priorità ad altre battaglie in difesa della ”divina bellezza” della Costiera, a cominciare dalla lotta all’abusivismo, a questa inaccettabile serie di piccoli omicidi». 

 

di Mario Amodio
da Il Mattino del 19.08.06


IL DIBATTITO SU RAVELLO - Auditorium, nove risposte a Matacena: il progetto di Niemeyer è polivalente. La struttura consentirebbe di incrementare del 60 per cento le presenze

Caro direttore, vorrei fornire qualche risposta almeno ad alcune delle quindici domande dell'architetto Matacena a proposito dell'Auditorium di Ravello.
L'Auditorium serve davvero? Ravello vive di turismo stagionale. Gli alberghi chiudono a ottobre e riaprono ad aprile. Centinaia di persone restano disoccupate; molte emigrano, alcune non tornano. Per destagionalizzare il turismo attraverso attrattive invernali coerenti con lo spirito di Ravello (concerti, convention). Occorre un contenitore chiuso. 

Sulla realizzazione dell'Auditorium di Ravello si è riaccesa la polemica. Prima il presidente della regione Bassolino ha minacciato di inviare un commissario ad Acta, poi il professor Guido D'Angelo ha fatto presente che questo non era possibile, risultando difficile anche accorciare i tempi tecnici. Gli ha fatto eco il presidente della commissione urbanistica della regione, Sommese. Poi l'architetto Matacena ha sollevato numerosi interrogativi sulla realizzazione dell'enorme complesso e sulla sua reale utilità anche d'inverno. 

Anche d'estate, esso consentirebbe le prove orchestrali e salverebbe, nelle serate di pioggia, gli spettacoli del Ravello Festival, uno dei più prestigiosi in Italia.
I concerti avrebbero lo stesso successo di quelli d'estate a Villa Rufolo? Secondo attente ricerche di mercato, un accorto mix di eventi ben pubblicizzati assicurerebbe una presenza pari al 60 per cento di quella estiva.

Se l'Auditorium dovesse ospitare attività diverse da quelle musicali, sono stati previsti i necessari servizi accessori? L'edificio progettato da Niemeyer è polivalente. Per quanto riguarda i servizi accessori e il rispetto delle leggi italiane, Niemeyer è stato coadiuvato dallo stesso gruppo di esperti che ha affiancato Renzo Piano per la progettazione della Città della musica a Roma.

Esistono analisi costi benefici per giustificare questa infrastruttura? Nel corso della mia vita professionale ho collaborato con architetti come De Carlo, Gregotti, Dalisi.
Mai come nel caso dell'Auditorium ravellese ho visto tanti studi preventivi di fattibilità.

La procedura amministrativa adottata è corretta o illegittima? La questione è arrivata fino al Consiglio di Stato, con esito positivo. Il progetto che ha ricevuto l'approvazione dell'assessore regionale all'Urbanistica, la ratifica dell'accordo di programma, l'approvazione della Conferenza dei servizi, il parere favorevole della Commissione edilizia integrata del Comune di Ravello, la ratifica della Giunta regionale, il parere favorevole del Comitato tecnico regionale ( sezione di Salerno), il parere favorevole dell'Azienda sanitaria locale, il parere favorevole della Commissione valutazione tecnico amministrativa del progetto definitivo, il parere favorevole della Sovrinten denza per i Beni architettonici e per il paesaggio di Salerno e Avellino.

Perché è stato scelto il progetto di Niemeyer e non si è ritenuto utile bandire un concorso internazionale? Per due motivi: Niemeyer è uno dei più grandi architetti del Novecento. Niemeyer ha regalato il progetto.

Il progetto di Niemeyer è proprio quello giusto? Architetti e urbanisti come Alison, Belli, De Seta, Fuksas, Gravagnuolo, Gregotti, Pagliara, Portoghesi e Rosi si sono dichiarati entusiasti del progetto, della sua collocazione, della sua funzionalità. Organizzazioni ambientaliste come Legambiente, Wwf e Verdi ne hanno difeso l'utilità e la compatibilità con il paesaggio.

Perché non vengono mostrate ricostruzioni virtuali, magari viste dal mare? Accludo una foto molto eloquente. Come si vede, il sito è devastato dalla speculazione edilizia e l'Auditorium di Niemeyer lo nobiliterebbe.

Quanto costerebbe l'Auditorium? Nel progettare l'Auditorium (che comprende una piazza, un ampio parcheggio sotterraneo e così via) Niemeyer è stato attentissimo a ridurre i costi della realizzazione. Il parterre, ad esempio, segue il declivio del terreno per evitare costosi movimenti di terra. Il finanziamento della Comunità europea è di 18 milioni di euro: una cifra tutt'altro che esagerata per un complesso di questo genere.
Ma la risposta migliore ai quesiti posti da Matacena verrebbe da una sua visita ai luoghi e ai progetti.

 

di Domenico De Masi, Presidente Fondazione Ravello
da Corriere del Mezzogiorno del 15.08.06


LA PROPOSTA - La valutazione d'impatto ambientale? Fatela fare a noi. L'impatto ambientale? Si valuta così 

Caro direttore, la costruzione dell'Auditorium di Ravello, un tema che è ritornato a infiammare gli animi in questi giorni di calura estiva preoccupando molti ed entusiasmando altri, merita alcune considerazioni che ritengo necessarie.
Presso la struttura del Centro regionale di competenza per i Beni culturali economici e ambientali Benecon, agisce un'Unità operativa dell'Università Federico II, da me diretta, che già da tre anni ha avviato una ricerca, giunta ormai nella sua fase conclusiva.

Tale ricerca permetterà di valutare, con metodologie e procedure di carattere scientifico, il grado di alterazione che l'inserimento di una nuova costruzione produce nel paesaggio preesistente, misurando il livello di «compatibilità ambientale » che si determina tra nuovo intervento e contesto. L'utilizzazione di tali procedure potrà fornire strumenti di valutazione più oggettivi alle commissioni di esperti insediate presso i Comuni o le Soprintendenze, costretti a esprimere giudizi di compatibilità ambientale assolutamente soggettivi ed empirici, non sorretti da un'adeguata istruttoria di analisi ambientale. Né la prescritta, dal nuovo Codice Urbani, «relazione paesaggistica», che obbligatoriamente dal 2008 dovrà accompagnare ogni richiesta di autorizzazione di nuova costruzione in contesti vincolati, sembra offrire, nella articolazione proposta, le garanzie per consentire una effettiva valutazione del livello di alterazione prodotto perché, in quanto, redatta dai progettisti della nuova opera, tenderà a dimostrarne in ogni caso la prescritta compatibilità e varrà come chiedere all'acquaiolo se l'acqua è fresca.

Mentre la Valutazione di Impatto ambientale (più comunemente nota come Via) rappresenta una procedura già da tempo adottata per la realizzazione di grandi opere, una possibile analoga valutazione di compatibilità paesaggistica si è sempre arenata nelle secche della imponderabilità della qualità estetica del paesaggio, consentendo fumose e complesse dissertazioni, nonché furiose contrapposizioni da parte di illustri pensatori ed esperti, ma, al tempo stesso, disastrosi scempi ed errori di valutazione sotto gli occhi di tutti.

La procedura che il gruppo di ricerca del Benecon ha messo a punto non riveste particolari difficoltà di applicazione. Esistono oggi strumentazioni che possono analizzare compiutamente un paesaggio valu tandone aspetti come le tessiture geometriche, le trame, le grane, i cromatismi, per riconoscerne le morfologie dominanti, la identità e il Dna, apparentemente nascosti. È possibile individuare i percorsi, sia da terra che da mare, di fruizione percettiva primaria, e partire da questi scorci prospettici per valutare il «prima» e il «dopo» l'intervento, stilando un protocollo che consenta di «misurare» le alterazioni determinate nell'intelaiatura paesaggistica preesistente, pur frammentaria e disomogenea che essa sia.

Nell'era delle simulazioni virtuali, non è più necessario attendere la realizzazione di un'opera per accorgerci di aver prodotto un altro guasto ambientale. Nell'era delle simulazioni virtuali si può prevedere in tempo se si sta producendo un altro guasto.

 

di Virginia Gangemi, Ordinario di prog.ambientale, Università Federico II
da Corriere del Mezzogiorno del 15.08.06

 

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Commenti

13/09/2006 11:39: volentieri
volentieri costruiremmo cattedrali (e non nel deserto), dateci certezze (e non fondi), dateci continuita', dateci una committenza, un'amministrazione, un sindaco o almeno un assessore con la capacita' di prendersi un impegno per 200 anni (o almeno 4) e noi lo faremo.
marco de simone

08/07/2009 09:09: ah che bei tempi
era bello quando i nostri avi costruivano cattedrali per la grandezza di Nostro Signore. quando sotto l'occhio vigile di prelati e monarchi davano la loro carne e il loro sangue per l'affermazione in terra della potenza di Dio. La penitenza il pane, la disubbidienza punita con giuste robuste nerbate. Se bastavano. i vescovi e papi malati di gotta bisognosi di continui clisteri per liberare le loro santi visceri dell'immondo mostro sorto tra spropositati banchetti e culine prese per soddisfare le di lor apostoliche voglie . Col bastone, anzi randella in testa, puniti i ribelli. Ah che tempi belli ! belli e senza giornalisti. a proposito dare l'esempio non costa. E poi una boccata d'aria d'altri tempi val pur bene un giornalista.
armando gerardi


data pubblicazione: venerdì 1 settembre 2006
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