Il percorso verso la riforma delle professioni

aggiornamento rassegna stampa

Albi, l'affondo delle parti sociali. Per i sindacati vanno delimitate le attività meritevoli di tutela. Il percorso verso la riforma. Alla Giustizia l'audizione di Confindustria e di Cgil, Cisl e Uil.

ROMA - Chiarire una volta per tutte quali sono gli atti soggetti a riserva. Per Confindustria e sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) è da qui che si deve partire per costruire una riforma delle professioni. Ed è quanto hanno sottolineato, pur con accenti differenti, al sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, nella giornata che ieri ha concluso il giro di audizioni di vertici di Albi, associazioni e parti sociali in merito alla riforma quadro del sistema professionale. Riforma da articolare in disegno di legge che, ha ribadito Scotti, sarà presentato entro fine mese in Consiglio dei ministri.

Nella doppia veste di "voce" delle imprese "consumatrici" e del terziario avanzato, «Confindustria - ha spiegato Ennio Lucarelli (Fita) - chiede di chiarire definitivamente quali sono le attività soggette a riserva o meritevoli di una rilevanza pubblicistica. Inoltre occorre delineare un quadro complessivo dei profili professionali esistenti e confrontarlo con le assòciazioni che intendono rappresentarli. Solo su queste basi si può costruire un sistema binario Ordini-associazioni su un piano paritario».

Alle due ipotesi metodologiche -predisporre dei criteri per individuare le riserve o una lista che le elenchi per settore -Patrizia Mattioli (Cgil) preferisce la seconda opzione. «Soprattutto -ha detto Mattioli -non bisogna inserire termini quali attività "tipiche" che rischiano di ampliare l'ambito dell'arbitrarietà. Al sottosegretario Scotti abbiamo presentato la proposta sottoscritta in primavera al Cnel dai tre sindacati, assieme a nuove regole per la determinazione della rappresentanza dei professionisti e dei sistemi elettoriali».

In pratica, ha aggiunto Lamberto Santini (Uil) «gli Ordini dovrebbe essere limitati alla "vigilanza" sulle attività riservate e a funzioni di verifica dell'aggiornamento professionale degli iscritti. Non si può scartare a priori la possibilità di cancellazioni o aggregazioni, mentre le associazioni riconosciute, con iscrizioni su base volontaria, rilasceranno attestati di competenza qualificanti sul mercato».

Ma c'è anche chi mette in dubbio il vincolo di iscrizione in Albo. «La liberalizzazione - ha detto Armando Manucci, della Federazione medici Uil Flp - dovrebbe consentire al professionista, in possesso dei requisiti necessari, di iscriversi liberamente all'Ordine che sia in grado di qualificare le sue competenze».

In questo quadro, non manca una voce polemica. È quella di Gaetano Stella (Confprofessioni) che stigmatizza il fatto che le sigle sindacali dei professionisti non siano state invitati al tavolo».

Ieri, Giuseppe Lupoi (Colap), audito la scorsa settimana, ha fatto pervenire una lettera a Scotti, per ribadire la contrarietà «al riconoscimento a priori della professione e, solo a posteriori, delle associazioni» perche in questo modo «si ingessa il sistema». (...)

Intanto, gli Ordini preparano la mobilitazione per il 12 ottobre a Roma. In quell'occasione sarà presentata la proposta di riforma, su cui stanno riflettendo in questi giorni i Consigli nazionali. «La bozza, inviata nei giorni scorsi ai vertici professionali, è stata predisposta - afferma Raffaele Sirica, presidente del Cup (il Comitato che riunisce gli Ordini) - seguendo le linee della proposta Vietti».

  • PROTESTA E PROPOSTE - Gli Ordini preparano la mobilitazione per il 12 ottobre a Roma quando presenteranno il loro progetto

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 26.09.06


Dimentichiamoci Bersani - Si riparte dalla riforma degli ordini. Poche settimane per trattare.

In queste ore fioccano ancora manifestazioni di protesta, comunicati stizziti e vari sos dalle fila dei professionisti contro quel decreto Bersani che molte ferite ha causato all'autonomia degli ordini e delle associazioni. Ci sono ricorsi sparsi in mezza Europa che stabiliranno la legittimità o meno di quelle norme (...). Questo giornale è stato a fianco dei professionisti giorno dopo giorno in ogni loro battaglia. E continueremo a riferirne. Nella convinzione però che sia più importante inseguire ora un altro obiettivo: la riforma silenziosa delle professioni intellettuali (...) Fermi restando i ricorsi presentati e augurandosi che abbiano effetto, siamo convinti che alla battaglia dei professionisti sia utile oggi un sano realismo. Non saranno le proteste di piazza (destinate a spegnersi e a dividere gli stessi associati) a costringere il governo a una marcia indietro sul testo di quel decreto. Ma, affermato il principio, non bisogna scordare che i rischi veri per tutti i professionisti vengono dal testo del disegno di legge sulla riforma delle professioni intellettuali, che andrà a incidere sul cuore stesso degli ordini professionali. La bozza si sta preparando al ministero della Giustizia di Clemente Mastella. Altri ministri saranno coinvolti (...) Occhio dunque a quel che sta avvenendo in via Arenula e in parlamento. Questa volta non sarà un decreto legge a occuparsi della materia, e il percorso parlamentare aiuterà a evitare colpi di mano. Fin qui però il metodo scelto dal legislatore punta a dividere: ordini e associazioni sono stati consultati uno alla volta per evitare un fronte comune che li rafforzerebbe. Più delle proteste sulla Bersani oggi varrebbe affrontare insieme la riforma, non permettendo al governo d'infilare sentierini al buio. (...)

 

di Franco Bechis
da Italia Oggi del 26.09.06


PROFESSIONI, LA RIFORMA RIPARTE DAL DL BERSANI

Sulla riforma delle professioni il decreto Bersani ha fatto breccia e la proposta dell'esecutivo ne terrà conto. Dunque, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, niente ritorno ai minimi tariffari inderogabili, che rimarranno per quelle limitate ipotesi di prestazioni obbligatorie (il gratuito patrocinio per gli avvocati), le società professionali saranno aperte al capitale esterno che avrà però partecipazioni limitata come limitata sarà la partecipazione del socio esterno alle cariche sociali, la pubblicità ci sarà, gli ordini saranno strutturati in modo che la loro attività non si proietti esclusivamente all'interno delle categorie professionali di riferimento ma sia orientata agli interessi della utenza, addirittura con un impegno finanziario (parte del patrimonio degli ordini potrà esser impegnato nell'interesse della collettività).

Il ministero della giustizia, dove il sottosegretario Luigi Scotti è stato incaricato dal guardasigilli Clemente Mastella di istruire la pratica in vista della presentazione di una proposta di legge quadro, ha concluso ieri il ciclo di audizioni dei soggetti interessati alla riforma con Confindustria e le organizzazioni sindacali che, insieme, hanno chiesto che gli ordini siano più orientati chiaramente alla tutela dell'interesse sociale che non a quello della categoria. Un argomento che sembra convincere via Arenula, a prescindere dalle posizioni spiccatamente liberiste di Confindustria che i professionisti sostengono essere ´dolose' perché finalizzate a creare un vero e proprio mercato delle prestazioni professionali dove la concorrenza si fa con il prezzo più basso. Gli ordini saranno soggetti ad un ampio restyling, a iniziare dalla loro composizione, la elezione dei loro organi, alla temporaneità degli incarichi e così via. Per adesso, avverte Scotti, si tratta di idee che ancora non hanno trovato articolazione in una bozza di provvedimento che però dovrebbe essere pronta, almeno a livello tecnico, in quindici giorni. Poi dovrà passare il vaglio di Mastella e finalmente approdare in consiglio dei ministri.

Il parlamento apre il cantiere. La camera, però, ha deciso di bruciare sui tempi l'esecutivo e già dalla prossima settimana inizierà l'esame dei diversi progetti di legge già depositati. La novità non sta tanto nel merito di queste proposte (la Vietti, la Mantini, la Siliquini, la Laurini) che sono simili e ricalcano le posizioni degli ordini (e infatti i loro rappresentati guardano con fiducia al parlamento), disponibili con moderazione ai cambiamenti, quanto nella decisione assunta dai presidenti della commissione giustizia Pino Pisicchio (Idv) e della commissione attività produttive, Daniele Capezzone (Rnp) di lavorare in sede congiunta. Segno che l'argomento del mercato e della concorrenza ha fatto breccia anche a Montecitorio. Infatti Pisicchio spiega a ItaliaOggi: "La competenza della giustizia riguarda soprattutto la parte ordinamentale, l'assetto istituzionale degli ordini. la parte toccata dal dl Bersani, e cioè tariffe e pubblicità, chiama in causa la X commissione". Capezzone, da buon radicale, ha idee precise riguardo agli ordini (ai radicali appartengono diverse iniziative referendarie per la loro abolizione) ma garantisce che si impegnerà "da presidente della commissione per assicurare che la partita si giochi nel rispetto delle regole e che tutti possano dare i loro contributi". Però, avverte, non rinuncerà a dire la sua, anche perché ritiene che le proposte parlamentari sono legate allo statu quo. Dunque il governo dovrà affrettarsi a presentare la sua proposta ma dalle prime anticipazioni pare proprio andare in direzione diversa dagli input parlamentari (...). A titolo di esempio, basti focalizzare l'attenzione sul sistema delle tariffe. Bersani ha abolito i minimi, Mastella pensa di replicare, la proposta dell'Udc (Ac 1319), che ricalca il lavoro dell'allora sottosegretario alla giustizia Vietti, i minimi e i massimi sono inderogabili, mentre per quella della Margherita (Mantini Ac 1216) le tariffe sono stabilite solo per le attività riservate rese nell'interesse generale e i minimi sono negoziabili (se pur con alcuni limiti). Di questo passo, le commissioni dovranno faticare ad adottare il testo base.

 

Mantini (Dl) tenta di mediare

Riforma degli ordini, riconoscimento delle nuove professioni, crescita della società professionali e intraprofessionali, libera concorrenza: è un progetto di riforma che spinge sul pedale delle liberalizzazioni quello (unico e solo) presentato dall'Unione, su forte impulso del primo firmatario, Pierluigi Mantini (Margherita). A partire dalla libera negoziazione delle parcelle. I minimi e i massimi tariffari, infatti, pur sempre negoziabili dal cliente in relazione al tempo, modalità e risultato, sono ammissibili solo per le professioni che svolgono attività di pubblico servizio. In altri campi (ad esempio nella consulenza e nelle attività non riservate in via esclusiva) non ci potranno essere, tariffe definite: un'impostazione che Mantini ritiene "del tutto coerente con le direttive e le sentenze europee". L'ambito delle professioni regolamentate è limitato a quelle per le quali l'ordinamento prefigura attività soggette a riserva esclusiva e per le quali è previsto l'esame di stato (propedeutico all'iscrizione ad ordini o collegi professionali), promuovendo l'unificazione delle figure professionali affini.

Fatto salvo il riconoscimento del principio di leale concorrenza tra figure diverse nelle attività non soggette a riserva esclusiva, l'accesso alle libere professioni "deve essere in linea di principio libero, senza vincoli di predeterminazione numerica, sulla base dell'esame di stato". Particolare attenzione, inoltre, viene data al pacchetto welfare, soprattutto per i giovani professionisti: tra le misure previste, equo compenso ai praticanti, sostegni alla maternità e investimenti finalizzati al sostegno di chi avvia nuovi studi e all'internazionalizzazione di quelli esistenti. Per quanto riguarda la pubblicità, si conferma l'apertura già contenuta nel provvedimento di Pierluigi Bersani: dunque sì alla promozione che abbia carattere informativo, con riferimento alle oggettive caratteristiche delle prestazioni offerte e al percorso formativo e professionale, nonché alla specializzazione del professionista, senza eccessi di natura commerciale o pratiche di pubblicità negativa e comparativa. Rispettata pienamente, ancora, la natura privatista delle casse di previdenza, così come la loro autonomia finanziaria e gestionale. In linea di principio, evidenzia Mantini, "lo stato non interverrà con prelievi forzosi sulle risorse". Punto di assoluto rilievo del programma dell'Unione è il riconoscimento, in forma europea, delle associazioni delle nuove professioni. Attualmente sono 155 quelle registrate dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, un mercato "con modalità e regole spesso molto diverse da quelle del tradizionale lavoro dipendente", di grande rilievo economico e che interessa quotidianamente milioni di persone. Per questo bacino professionale, pertanto, l'Unione auspica il riconoscimento "urgente sia per ragioni economico-sociali sia per gli adempimenti previsti dalla normativa comunitaria". Si accredita, in definitiva, l'impianto duale dei servizi professionali, con il riconoscimento di associazioni strutturate e rappresentative e la rivisitazione del ruolo degli Ordini come "presìdi di garanzia". L'Unione auspica, così, "politiche attive basate sulla concertazione dove le organizzazioni unitarie siano un soggetto stabile di consultazione nelle grandi scelte di politica del paese".

 

di Claudia Morelli - Luca Saitta
da Italia Oggi del 26.09.06


Gli architetti riscrivono la deontologia

ROMA - Il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori sta studiando le modifiche al codice deontologico per conformarlo ai nuovi principi dell'ordinamento intemo e comunitario. In questo modo la categoria si presenterà preparata all'appuntamento del 1° gennaio, quando saranno nulle eventuali regole deontologiche in contrasto con le liberalizzazioni contenute nella legge 248/06. Con la determinazione 2/06 il Consiglio nazionale ha commentato l'articolo 2 della legge 248 sostenendo che, nel settore "privato", i compensi erano già in precedenza contrattabili tra professionista e cliente. Tuttavia, il compenso non può essere inadeguato, mortificando il decoro della professione. Da qui la possibilità, per l'Ordine di valutarne la conformità. Il nuovo ambito della tariffa verrà rispecchiato dal Codice deontologico, rivisto entro la fine dell'anno.

 

di Francesca Milano
da Il Sole 24ore del 26.09.06


INTERVENTO - Tariffe «test» per gli architetti

Con, la determinazione 2/2006 il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori ha esaminato le ricadute della legge Bersani circa il regime dei compensi professionali (legge 143/58) e delle tariffe dei lavori pubblici (si veda «Il Sole-24 Ore» del 21 settembre).

Quanto alle prime, mi preme sottolineare che il Consiglio nazionale ha ritenuto che la legge Bersani non ha modificato il regime degli onorari in quanto questi ultimi erano già liberamente contrattabili. Si è richiamata l'attenzione sull'articolo 2233 del Codice civile, secondo il quale «in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione». poiche questo limite ha carattere inderogabile, esso è suscettibile di assumere rilevanza in sede disciplinare (si veda, tra le altre, la sentenza della Cassazione 5675/88).

Alla prova della deontologia. «Ciò comporta - si legge nella determinazione -l'esigenza di valutare di volta in voltà e con riferimento al regolamento di interessi concretamente adottato dalle parti la conformità del compenso ai criteri dettati dall'articolo 2233. Ora: non si può fare a meno di ritenere che di tale valutazione le tariffe ex lege n.143/58 rappresentano il primario parametro di riferimento nei termini in cui, ai sensi dello stesso articolo 2233, le stesse costituiscono la fonte integrativa del mancato accordo tra le parti. Con l'avvertenza, però, che le tariffe possono configurare un importante indice di valutazione con esclusivo riferimento a quei criteri di calcolo che assumono come valore l'importanza dell'opera o il decoro della professione; con l'avvertenza, infine, che più che dal criterio in quanto tale, è dalla regola di cui quest'ultimo è espressione che deve essere tratto, in sede disciplinare, l'indice per svolgere il giudizio di conformità ai sensi del combinato disposto dell'articolo 2233 del Codice civile e della legge 340/76».

Il Codice appalti. Il Consiglio nazionale ha poi evidenziato come la legge Bersani assuma a riferimento le prestazioni "libero-professionali", mentre le tariffe del Codice degli appalti si applicano a tutti gli operatori e, quindi, anche alle società di ingegneria (articolo 92, comma2) che, per unanime giurisprudenza, non possono essere considerate un professionista. L'estensione al settore della legge Bersani determinerebbe un doppio regime: le prestazioni rese dal professionista sarebbero soggette all'articolo 2233 del Codice, mentre per quelle rese dai soggetti di cui all'articolo 90 continuerebbero a valere le tariffe pubbliche. Un risultato che non solo renderebbe inapplicabile la disciplina legislativa sugli appalti di servizi, ordinata sul confronto concorrenziale, ma la esporrebbe a gravi riserve di costituzionabilità. Di qui, valorizzando il dato testuale dell'articolo 2, l'ipotesi che la legge Bersani trovi applicazione alle sole tariffe professionali.

Proprio per l'incertezza legislativa abbiamo deciso di sottoporre la determinazione all'Autorità di vigilanza, al Consiglio superiore, alle amministrazioni e alle altre categorie per promuovere una condivisa lettura dell'ordinamento di settore.

 

di Raffaele Sirica, Presidente del Consiglio nazionale degli architetti
da Sole 24ore del 23.09.06


Albi, parità contestata con le associazioni. Terminate al ministero della Giustizia le audizioni per la riforma.

ROMA - Due punti fermi: il sì alla riforma e il no all'equiparazione tra Ordini e associazioni. Si esprimono così i Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri dopo l'audizione sulla riforma delle professioni che si è svolta ieri al ministero della Giustizia con il sottosegretario Luigi Li Gotti. Presenti anche rappresentanti dei consulenti del lavoro, degli attuari, degli agenti di cambio e degli assistenti sociali. In una giornata che ha chiuso le audizioni programmate dal ministero in vista dell'elaborazione del progetto di riforma.

Le audizioni. «Si è trattato -spiegano Mario Damiani, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e Francesco Distefanò, vicepresidente del Consiglio nazionale dei ragionieri - di un incontro franco e cordiale. Nel ribadire la nostra profonda convinzione che una riforma delle professioni sia urgente, abbiamo però sottolineato come sarebbe altamente lesivo degli interessi dei clienti l'equiparazione tra le associazioni e gli Ordini. Chi garantirebbe in tal caso sulla qualità delle prestazioni, sul rispetto di norme deontologiche, sulla formazione professionale delle associazioni?».

Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, propone una riforma che raggruppi per aree le grandi famiglie professionali e si dichiara contraria all'istituzione di nuove professioni in ambiti già regolamentati: «Non possiamo non tener conto che esistono nuove professioni. Ma se nel processo di riforma si arrivasse a un riconoscimento di nuovi Ordini, essi dovrebbero avere competenze proprie ed essere soggetti alle stesse norme che regolano gli Albi già esistenti».

Anche per il presidente del Consiglio nazionale degli attuari - circa 820 iscritti - Giuseppe Orrù, la questione centrale riguarda gli Ordini professionali: «Il sistema duale Ordini-associazioni - spiega - può esistere ma con le dovute garanzie di serietà da parte di queste ultime. Inoltre, dovrebbe giudicare su tutti gli Ordini il ministero della Giustizia, senza distinzioni secondo l'attività svolta». «Come assistenti sociali - spiega Rossella Cava, presidente del Consiglio nazionale - siamo molto interessati alle procedure di riconoscimento, data la proliferazione di nuovi operatori più localizzati nelle regioni. Ma dobbiamo superare il rischio della parcèllizzazione, e non ci devono essere sovrapposizioni. Il clima per questi riconoscimenti deve essere di chiarezza e concertazione con noi, che nel sociale siamo l'unica professione regolamentata».

I tributaristi. «Come si fa a definire "sovrapposizioni" attività che sono libere, prive di ogni riserva e, dunque, svolte da decenni da professionisti abilitati e riconosciuti dalla legge?». È quanto si chiede Riccardo Alemanno, presidente Int (Istituto nazionale tributaristi), replicando alle sollecitazioni degli Albi contro il riconoscimento di associazioni rappresentative di funzioni già svolte dagli iscritti agli Ordini. I tributaristi, ha ribadito Alemanno, «hanno, in questo Paese, cittadinanza trentennale, e sono riconosciuti quali intermediari fiscali da decreti ministeriali. Investono, lavorano e svolgono attività che, per la legge, sono libere». Sulla stessa linea anche Roberto Falcone (Lapet), secondo cui «il sistema duale Ordini-associazioni avrebbe proprio il vantaggio di riconoscere una realtà economica e competitiva che già esiste, consentendo alle nuove aggregazioni di fare formazione, stipulare polizze e vigiliare sulla correttezza degli iscritti. Mentre gli Ordini - ha concluso Falcone -parlando di "sovrapposizioni" tentano di creare, surrettiziamente, i presupposti per nuove e attualmente inesistenti "riserve"».

 

di laura Cavestri - Virginia Volpe
da Il Sole 24ore del 22-09-06


Albi, piace il metodo Mastella. Ma dietro la concertazione non c'è posizione unitaria.

ROMA - «Un apprezzabile cambio di metodo». Di questo si rallegra Roberto Orlandi, presidente del Consiglio nazionale degli agrotecnici e vicepresidente del Cup (il Comitato che riunisce gli ordini), parlando delle audizioni dei rappresentanti delle professioni che si stanno tenendo presso il ministero della Giustizia. Ieri, oltre gli agrotecnici,sono stati sentiti dai sottosegretari Luigi Scotti e Luigi Li Gotti periti agrari, dottori agrònomi, tecnologi àlimentari e giornalisti.

Anche Andrea Bottaro. presidente del Consiglio nazionale dei periti agrari. nota che c'è stata quella concertazione promessa da Romano Prodi in campagna elettorale. «Il metodo con cui si sta procedendo - continua Bottaro - è più condivisibile del merito, perchè ognuno ha detto quello che pensava, ma è difficile coordinare tutti i soggetti. Forse sarebbe stato meglio presentare un parere unitario come Cup».

«Durante l'audizione sono state poste le basi per comprendere la questione Ordini e Associazioni», ha affermato Giovanni Carlo Crisc;:uoli, presidente dell'Ordine nazionale dei tecnologi alimentari.

Sentito anche Vittorio Roidi, segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, che, tra l'altro, ha chiesto la modifica della legge sul procedimento disciplinare. «Le nostre esigenze sono spesso opposte a quelle delle altre professioni -ha spiegato -noi, ad esempio, richiediamo che siano fissate tariffe minime, attualmente non previste per legge».

E da parte di alcuni dei rappresentanti dei professionisti che sono stati sentiti si è avuta l'impressione che il Guardasigilli Clemente Mastella voglia affrettare i tempi per la riforma delle professioni. Anche Roberto M~zione, senatore dell'Unione, si è rivolto a Mastella affinchè spinga sull' acceleratore per evitare un blitz da parte di Pier Luigi Bersani.

Intanto, i notai fanno sapere che non faranno circolari interpretative e restrittive del Dl Bersani. Quanto alla riforma cui sta lavorando Mastella «il punto chiave - affermail presidente del notariato, Paolo Piccoli - resta rapporto tra Ordini e professioni emergenti, in particolare quelle contigue alle professioni regolate dagli Ordini. Su questo occorre trovare un punto di equilibrio».

 

di Virginia Volpe
da Il Sole 24ore del 21.09.06


Le audizioni per la riforma. Dalle Associazioni strategie opposte. Il problema del riconoscimento.

ROMA - Continuano le audizioni delle professioni sulla riforma del settore da parte del sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti. Ieri è stata la volta dell'area tecnica: ingegneri, architetti pianificatori e paesaggisti, geometri, geologi e periti industriali. E dei rappresentanti delle associazioni non regolamentate che fanno emergere posizioni opposte.

Lo schema dell'incontro per prepisporre il testo di riforma sulle professioni ha ricalcato quello di venerdì scorso con alcune professioni della sanità, i notai e gli avvocati. Il sottosegretario Scotti, su incarico del Guardasigilli Clemente Mastella, ha posto ai rappresentanti delle professioni una serie di domande sui punti qualificanti del testo, come il dualismo Ordini-Associazioni, la deontologia e la pubblicità.

L'audizione è stata definita positiva e costruttiva da Sergio Polese, neopresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. «Per volontà del ministro - ha detto Polese - la riforma sarà conclusa in tempi brevi, ma senza affrettare le cose». Resta ferma la manifestazione organizzata a Roma dal Cup (il Comitato che riunisce gli Ordini) per il 12 ottobre, quando saranno illustrati quelli che i professionisti considerano i pilastri portanti per la riforma.

Per Berardino Cantalini, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, c'è bisogno di rivitalizzare le professioni, per far fronte alla concorrenza straniera, e il Governo sta andando nella direzione giusta. «È necessario - ha detto - riunire in un unico Ordine le professioni omologhe, perche la dispersione costituisce un danno economico notevole» .

«Siamo grati al Guardasigilli - sostiene Pietro De Paola, presidente del Consiglio nazionale dei geologi - per l'attenzione che ci ha concesso, portandoci fuori dall'isolamento». «È significativo - ha continuato - che durante l'audizione non ci sia stata una domanda sulle tariffe. Probabilmente non si vorrà toccare questo aspetto del decreto Bersani».

E sulle tariffe si è espresso anche Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale architetti e del Cup. «Esiste - ha spiegato - una questione di ambiguità interpretativa sulle tariffe dei lavori pubblici, data da una lettura congiunta del decreto Bersani e del codice degli appalti (che recepisce una direttiva europea). Il contenzioso che ne potrebbe derivare potrebbe penalizzare i lavori pubblici. Abbiamo perciò emanato una circolare per chiarire che le tariffe per i lavori pubblici sono ancora valide».

In veste di presidente del Cup Sirica è stato presente all'audizione delle associazioni non regolamentate, Assoprofessioni e Colap, sostenendo l'inammissibilità del riconoscimento della Associazioni per professioni che sostanzialmente si sovrappongono a quelle esistenti.

Assoprofessioni, attraverso il presidente Giorgio Berloffa e il segretario Roberto Falcone - ha chiesto che il "dominio" degli Ordini non si estenda alle attività tipiche. Quindi, Assoprofessioni sostiene «il riconoscimento delle nuove professioni e poi, contestualmente o in un secondo momento, quello delle associazioni». Per il presidente del Colap, Giuseppe Lupoi, «Non è accettabile che, con la riforma, si preveda l'aumento delle riserve professionali, come invece è auspicato da avvocati e commercialisti. Inoltre è preferibile partire dal ddl Fassino, invece che dal ddl Vietti».

 

di Virginia Volpe
da Il Sole 24ore del 20.09.06


Riforma, ordini in pressing. Continuano le audizioni con Luigi Scotti (Giustizia). Associazioni in campo. Le categorie rilanciano la protesta del 12 ottobre.

Il confronto al ministero della giustizia sulla riforma delle professioni non placa lo stato di agitazione degli ordini. Che confermano per il 12 ottobre la grande manifestazione "di protesta e di proposta" a Roma e la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare. Categorie tecniche soddisfatte delle audizioni con il sottosegretario Luigi Scotti ma non per questo meno agguerrite dei giorni passati, dopo che il decreto Visco-Bersani ha inciso profondamente sulla vita dei professionisti. A via Arenula, del resto, non si è toccato, al contrario di ciò che inizialmente si dava per possibile, il nodo delle tariffe minime che sempre il decreto sulle liberalizzazioni ha trasformato da obbligatorie in facoltative anche negli appalti pubblici.

A questo punto, dopo il confronto con le categorie, che terminerà questa settimana, l'attesa si concentra sui contenuti del ddl di riforma che il guardasigilli Clemente Mastella auspica di portare in consiglio dei ministri entro fine mese. "La volontà di arrivare al più presto a licenziare un testo", spiega Sergio Polese, nuovo presidente degli ingegneri, "è stata lampante. Anche perché il ddl sarà redatto di concerto con altri ministeri, sviluppo economico in testa, e questo potrebbe allungare i tempi".

E poiché i contenuti della bozza sono ancora top secret, i presidenti di ingegneri e geologi (entrambi nel direttivo del Cup, il comitato di rappresentanza del mondo ordinistico) ribadiscono l'impegno di tutte le professioni a presentare un progetto autonomo di legge per dimostrare al paese la reale volontà di arrivare il prima possibile a una riforma del comparto.

Per Pietro De Paola, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, l'impressione è che gran parte dei contenuti del ddl siano stati già definiti. Resta aperto il nodo del riconoscimento delle associazioni. Il ministero intende, infatti, attuare un sistema duale con gli ordini anche se ´bisogna capire con quali criteri si potranno distinguere le due realtà'.

Soddisfatto dell'incontro Berardino Cantalini, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, soprattutto per la disponibilità di Scotti a procedere a degli accorpamenti di ordini omologhi. I periti industriali, insieme ai periti agrari e ai geometri (questi ultimi presenti ieri al ministero), da qualche anno stanno portando avanti un progetto di albo unico dei tecnici laureati.

La giornata di ieri, però, è stata anche quella delle associazioni. Colap e Assoprofessioni, infatti, a via Arenula hanno detto la loro proponendo, però, punti di vista completamente diversi. Giuseppe Lupoi del Colap, dopo l'incontro, ha diramato un comunicato con cui ha fatto sapere di non comprendere le ragioni della scelta del sottosegretario di "ascoltare i rappresentanti di tutti gli ordini professionali e non è stato stabilito alcun incontro con i rappresentanti delle singole associazioni, che rappresentano l'interlocutore fondamentale per la riforma".

"Esprimiamo grande soddisfazione per il metodo usato", sono state invece le parole del segretario generale di Assoprofessioni, Roberto Falcone andato al ministero insieme al presidente Giorgio Berloffa. Insieme hanno proposto a Scotti anche un sistema per distinguere le associazioni meritevoli da quelle non degne di un riconoscimento.

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 20.09.06


Proposte sulla concorrenza

Il Cnappc e gli ordini degli architetti italiani sono per la concorrenza, ma nell'ambito delle leggi europee e quindi per la qualità della progettazione nelle sue più alte declinazioni, tra le quali il principio della concorrenza tra i progetti e cioè il concorso di progettazione. Nei fatti è inoltre lo stesso numero di architetti italiani iscritti ai nostri ordini che determina un ulteriore criterio della concorrenza; nel nostro paese vi sono 125 mila architetti e cioè tre volte quelli francesi o quelli inglesi, quattro volte quelli spagnoli e una volta e mezza quelli tedeschi.

In Italia vi è forse, senza tema oggettiva di smentita, uno tra i più alti livelli di concorrenza al momento presenti nei paesi europei. Ma il nostro fondato timore è che la indeterminatezza e confusione di alcune nuove regole rimuova stabilmente dal settore della progettazione dei lavori pubblici molti di quei 60 mila giovani architetti (con meno di dieci anni di iscrizione) che nell'ultimo decennio sono entrati nei nostri ordini. Infatti, se il settore della progettazione dei lavori pubblici non dovesse più fondarsi sulle tariffe minime stabilite dal codice degli appalti, sarebbero proprio i soggetti più deboli economicamente a soccombere, estromettendo dal mercato i talenti di una intera nuova generazione dell'architettura.

È su questi temi e su queste riflessioni che vogliamo riaprire quel dialogo da noi sempre proposto, e oggi contro la nostra volontà interrotto. È infine quindi su questi e altri temi che si conclude la lettera di Sirica agli architetti italiani, per disegnare nuove prospettive sul futuro della nostra professione.

 

di Consiglio nazionale architetti PPC
da Italia Oggi del 20.09.06


INTERVENTO - Associazioni e Ordini garanti della formazione.

Il lavoro intellettuale terziario e una parte rilevante e strategica della nostra economia. Per confermare e rilanciare questo ruolo, il bacino dei circa cinque milioni e mezzo di professionisti (1 milione e 827 mila regolamentati negli Albi e circa 3 milioni e 800 mila esercenti di attività non regolamentate) devono diventare più competitivi. Questo significa puntare ancora, più di quanto non abbiano già fatto fin qui, a elevare la qualità delle loro prestazioni.

Una delle tesi ricorrenti da quando si è riatlirnata la discussione sulla riforma delle professioni è che gli Ordini sono un ostacolo per la competitività del terziario intellettuale. In realtà, ciò che attualmente rende chiuso il sistema professionale italiano non è il modello ordinistico, ma l'estraneità degli Ordini e dei Collegi e delle stesse Associazioni professionali alla cultura della competizione. E cioè la capacità di rendere fattore strategico l'acquisizione di una cultura produttiva alta, di confronto e di cooperazione finalizzata al progresso del terziario qualificato e degli operatori che ne fanno parte.

Non ci può essere, quindi, un salto in avanti della qualità professionale senza che i professionisti italiani siano messi in grado di conoscere e utilizzare strumenti quali:

  • la formazione continua, che sia in grado di incrementare costantemente la loro occupabilità, anche fra condizioni professionali diverse;
  • la certificazione delle competenze e delle esperienze acquisite, al fine di far acquisire spazi di mercato crescenti;
  • la definizione e il controllo di codici deontologici che siano sponda e guida per massimizzare il loro orientamento al cliente/cittadino;
  • i servizi per la mobilità professionale, non solo sul piano nazionale, ma anche internazionale, posto che il processo di internazionalizzazione si deve intendere non solo in senso passivo. ma anche attivo (mentre al momento i professionisti stranieri che operano in Italia sono di granlunga più numerosi degli italiani che hanno quote di mercato all'estero);
  • i servizi di supporto all'innovazione organizzativa, importante per definire livelli di coerenza fra le dimensioni della domanda di servizi e l'offerta.

La riforma delle professioni deve, dunque, assumere l'obiettivo della qualità dei suoi operatori come dominante e prioritario, nell'interesse della collettività economica, sociale e anche istituzionale, cui si dirigono i servizi professionali resi dagli iscritti a Ordini, Collegi e Associazioni. Non è possibile, infatti, pensare a quale dovrà essere l'ingegneria di sistema, senza aver prima definito quali sono le questioni strategiche con cui le strutture che ne fanno parte dovranno confrontarsi.

Ordini, Collegi e Associazioni professionali, in questa prospettiva, sono una opportunità e non un vincolo, sempre che si proceda a una rivisitazione della disciplina che li regola, chc si baserà, fra gli altri, su qucsti principi:

  • l'esistenza di un tessuto intermedio fra il professionista e il consumatore/cliente deve assolutamcnte garantire quest'ultiIno sulla qualità dei servizi attesi e ottenuti. Il sistema professionale è composto da milioni di operatori che hanno bisogno di regole, di supporti e di incentivi per lo svolgimento della loro professione. L 'assenza di un tessuto intermedio espone il cliente a non saper ponderare il valore dei servizi professionali richiesti se non ex post, quando alcuni effetti indesiderati potrebbero già essersi manifestati;
  • Ordini, Collegi e Associazioni saranno ridefiniti sul piano della personalità giuridica, in modo tale che possano curare oltre alla deontologia, anche i fabbisogni degli iscritti sìilla cultura di mercato, in chiave di formazione, certificazione delle competenze, mobilità professìonale, conoscenze organizzative e relative alla internazionalizzazione;
  • sotto il profilo delle competenze sostanziali da attribuire agli Ordini non ci sarà distinzione fra essi e le Associazioni. Innanzi tutto poichè a entrambi corrispondono lavoratori intellettuali e, in secondo luogo, poiche tutti devono poter competere a partire dalle stesse opportunità;
  • se è vero che la riforma delle professioni deve avere come obiettivo centrale la crescita di qualità del sistema professionale, è importante ricordare che da questa premessa scaturisce una significatività tutta nuova del singolo professionista, che chiede e necessita di poter autodefinire il suo ruolo lavorati vo e la sua identità professionale.

Il principio di liberalizzazione, quindi. dovreebbe riguardare la possibilità per una persona in possesso dei requisiti formativi e di abilitazione relativi a determinati ambiti di conoscenze professionali - da rilasciare sulla base di un procedimento controllato sul piano istituzionale - di iscriversi liberamente a un organismo ordinistico tra quelli definiti per legge come in grado di qualificare le sue competenze e il suo sviluppo professionale.

Lo sviluppo del sistema professionale sarà guidato da un organismo pubblico a composizione interministeriale e costituito presso il ministero della Giustizia. che da sempre svolge un ruolo di sponda istituzionale per le professioni italiane.

Si tratterà di un organismo che dovrà curare anche il prestigio del mondo professionale italiano che da troppo tempo attende di poter esprimere al meglio il suo potenziale di sviluppo e di progresso.

Garantisco che non si tratterà di un puro processo di accentramento, ma che ci sarà spazio per un governo della materia che sia indipendente e autorevole.

  • I COMPITI - Organismi intermedi tra professionisti e consumatori devono assicurare la qualità dei servizi
  • LA COMPETITIVITA' - Alla Giustizia opererà una struttura interministeriale per assicurare lo sviluppo del sistema

 

di Clemente Mastella, Ministro della Giustizia
da Il Sole 24ore del 16.09.06


Professioni. Albi, il Governo stringe i tempi. Pochi giorni per presentare le osservazioni - Alpa: niente decreto legge. Il sottosegretario Scotti ha avviato ieri le audizioni delle categorie per definire le linee della riforma.

ROMA - Tempi brevissimi per la riforma delle professioni. Lo ha detto ieri il sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti durante l'audizione con i Consigli nazionali dell'area legale e sànitaria. Il ròund di ieri ha aperto le consultazioni che il sottosegretario, su incarico del Guardasigilli Clemente Mastella, ha programmato con gli Ordini e le associàzioni prefessionali per discutere dei principi della riforma. Che dovrebbe prendere la forma di disegno di legge delega da presentare al Consiglio dei ministri forse già a fine settembre. Martedì, mercoledì e giovedì prossimi saranno ascoltate le altre categorie, tra le quali ingegneri, agronomi e commercialisti.

Presenti ieri medici chirurghi e odontoiatri, farmacisti, psicologi, biologi, chimici, notai e avvocati.

Gli avvocati, al termine della riunione, hanno parlato di clima collaborativo, mettendo in evidenza la natura tecnica e non politica dell'incontro. Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, ha comunque messo le mani avanti: «Abbiamo chiesto - spiega Alpa - un disegno di legge delega piuttosto che un provvedimento immediatamente efficace». «Non abbiamo affrontato l'argomento sciopero (che inizia lunedì)», continua Alpa, «ma abbiamo detto al sottosegretario che bisogna evitare coataminazioni tra Ordini e Associazioni. Occorre riconoscere le riserve e le prerogative che la Costituzione garantisce alla nostra professione».

Anche per Paolo Piccoli, presidente del Consiglio nazionale del notariato «è importante che la riforma trovi un punto di equilibrio fra gli Ordini, che esprimono esigenze pubblicistiche, e le Associazioni». Ribadisce tuttavia «la convinta adesione del notariato all'iniziativa del ministro della Giustizia».

«Nel disegnare il riordino complessivo delle professioni - conclude Piccoli - si deve tenere conto delle esigenze di affidabilità dei cittadini».

Tra le professioni sanitarie presenti anche i farmacisti. «Il sottosegretario - spiega Anna Perotti Nigra, componente del Comitato centrale della federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) - ha chiesto la nostra opinione su alcuni questioni: durata dei mandati dei consigli direttivi, ipotesi di inserirmento della società dei capitali, eventuali nuovi Ordini, accorpamento di alcune figure negli Ordini esistenti».

Il Governo ha premura e - continua Perotti Nigra - «se vogliamo invitare memorie o osservazioni scritte lo dobbiamo fare in tempi brevissimi».

Armando Zingales, presidente del Consiglio nazionale dei chimici, si dichiara fermamente contrario all'ipotesi di un decreto legge per la riforma delle professioni. «Durante l'audizione - spiega Zingales - abbiamo trattato il tema del doppio binario Ordini-Associazioni, che devono coesIstere senza sovrapporsi. Abbiamo anche parlato della possibilità di istituire borse di studio per i giovani con il finanziamento deglì Ordini».

 

di Virginia Volpe
da Il Sole 24ore del 16.09.06

 

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data pubblicazione: giovedì 28 settembre 2006
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