Riforma, muove il Governo

breve aggiornamento rassegna stampa

Albi & mercato. Il ministro Mastella illustrerà giovedì il disegno di legge a Ordini e Associazioni. Il presidente del Cup sollecita l'avvio della concertazione.

ROMA - L'invito in via Arenula è affidato a un messaggio di posta elettronica con 26 destinatari, i Consigli nazionali degli Ordini accanto alle confederazioni delle Associazioni non regolamentare. Giovedì - dalle 12,15 - «il ministro della Giustizia illustrerà il contenuto del disegno di legge di riforma degli Ordini professionali e di accesso alle professioni elaborato sulla base di quanto emerso negli incontri in precedenza tenutisi».

La convocazione, firmata dal sottosegretario Luigi Scotti, era attesa. Soprattutto dopo che il Guardasigilli, Clemente Mastella, ha annunciato - la scorsa settimana - la messa a punto della bozza di riforma, al termine di un lavoro interministeriale preceduto «da oltre 40 audizionI delle rappresentanze di Ordini professionali, associazioni, esperti del settore, di organismi sindacali e di Confindustria» (si veda «ll Sole-24 Ore» del 1° novembre).

All'appuntamento si arriva con sentimenti (e non solo desideri) opposti. «Bisognerà che l'illustrazione diventi concertazione», sintetizza Raffaele Sirica, presidente del Cup, il Comitato degli Ordini. Domani il Cup si riunirà per verificare i tempi necessari per chiudere la proposta degli Ordini per quanto riguarda la riforma e per preparare la strategia di fronte a Mastella. «Se non ci sarà spazio per le nostre proposte, dovremo passare alla protesta», ammonisce Sirica.

Di speranza è invece la vigilia per Giuseppe Lupoi, coordinatore del Colap, che potrebbe veder accolto dal Governo il principio del riconoscimento delle Associazioni delle professioni collegate al pubblico interesse. Secondo le indiscrezioni dei giorni scorsi, i parametri non sarebbero subordinati allo svolgimento di attività del tutto "fuori campo" rispetto agli iscritti agli Ordini. Insomma, potrebbe cadere l'ostacolo delle attività tipiche esercitate dagli appartenenti agli Albi, al di fuori delle esclusive.

Per Roberto Falcone, segretario di Assoprofessioni, l'incontro convocato da Mastella «è la prova che la concertazione reclamata a gran voce da chi si nasconde dietro il confronto perchè non vuole questa riforma, in realtà c'è. È infatti la seconda volta nel giro di due mesi che varchiamo la soglia del ministero della Giustizia per preparare la riforma».

Proprio il tema del riconoscimento delle Associazioni potrebbe diventare subito un terreno di scontro tra Governo e Ordini: questi ultimi reclamano una netta demarcazione tra i futuri pilastri del sistema. Ma anche la natura giuridica degli Ordini (di cui nulla si dice) e le tariffe (su cui sembra ci sia silenzio, anche nel caso delle prestazioni obbligatorie dei servizi di progettazione in appalto) potrebbero essere occasione di tensione. Per evitare una strada eccessivamente in salita per gli Ordini sarebbe infatti importante arrivare in Parlamento con un testo che non suona troppo nemico.

Le manovre di sensibilizzazione e per alleanze trasversali sono già iniziate. L'Aiga, l'associazione dei giovani avvocati, incontrerà venerdì 17 novembre, presso la propria sede in Roma, i rappresentanti delle altre associazioni dei giovani professionisti, proseguendo sulla strada del dialogo interprofessionale avviata alla conferenza di Bergamo.

Di riforma si parlerà anche al convegno dei tributaristi lnt (sabato 11 ad Acqui Terme, Alessandria). L'incontro servirà anche a preparare la seconda edizione degli Stati generali del Colap (il Coordinamento nazionale delle libere Associazioni), organizzata a Roma per il 3O novembre.

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 07.11.06


ANALISI - Una regia con troppe voci

Giovedì prossimo, attorno a mezzogiorno, il ministro della Giustizia Clemente Mastella illustrerà alle professioni il suo progetto per la riforma del settore. Sarà un momento particolarmente delicato, perchè i rapporti tra Governo e professioni, in questi mesi, si sono molto deteriorati: da luglio in poi, tra novità normative, progetti di legge, scioperi e manifestazioni, il clima tra i due schieramenti si è guastato a tal punto che si potrebbe parlare di una «questione professionale». Questione che diventa evidente Se si osserva il diffuso disagio delle attività intellettuali nei confronti delle direttrici normative e di sviluppo. Si pensi, ad esempio: alle modifiche imposte a luglio su tariffe e pubblicità; agli obblighi dei conti correnti dedicati e dei pagamenti tracciabili; alle ulteriori ipotesi di modifiche tributarie annunciate dalla legge finanziaria, con ricaduta immediata sui professionisti, prima ancora che sulla platea generalizzata dei contribuenti.

Di fronte a queste serie di innovazioni, le professioni sembrano per la prima volta assumere una comune coscienza del malessere, trasversale ai singoli argomenti di lamentela che ognuna di loro può avere (in questo senso depone la manifestazione di Roma del 12 ottobre). Tuttavia, la «questione» delle professioni è anche il risultato ultimo di una somma di reciproche diffidenze, a lungo alimentate dalle due parti: le attività intellettuali pìù antiche (grosso modo corrispondenti a quelle dotate di Ordini) temono infatti i richiami alla modernizzazione e alle liberalizzazioni, o quanto meno ne temono un uso strumentale; mentre ampi settori della maggioranza e diversi esponenti del Governo sembrano incapaci di affrancarsi da un'ostilità pregiudiziale verso chi rappresenta uno dei tratti più specifici del lavoro autonomo.

Dialogare in queste condizioni è difficile. Figuriamoci poi se i potenziali interlocutori non s'aiutano. I professionisti, magari, potrebbero cercare qualche punto di contatto tra gli inviti alle liberalizzazioni e le loro stesse attività (formazione permanente, sostegni ai giovani, trasparenza sono istanze ben note agli stessi Ordini, e molti già ne hanno fatto punti di forza nella loro azione); ma il Governo, almeno da giovedì in poi, dovrebbe semplificare le condizioni del confronto.

A oggi, si occupano o si sono occupati di riforma delle professioni il ministro della Giustizia, quello dello Sviluppo economico, la responsabile delle Attività giovanili, il titolare dell'Università; con le importanti incursioni operative del viceministro all'Economia nonchè di altri dicasteri. Si deve, insomma, parlare con Mastella perchè Bersani, Melandri, Mussi, Visco e altri ancora possano intendere. A chi guarda da anni (ovvero da decenni) la laboriosa gestazione della riforma delle professioni, tanta dovizia di riferimenti istituzionali lascia perplessi. Giovedì sarebbe un momento propizio per chiarire chi, tra i ministeri, è il vero conduttore del confronto.

 

di Mauro Meazza
da Il Sole 24ore del 07.11.06


«Liberalizzare i servizi per crescere». Antitrust: la riforma è necessaria per ridare competitività all'economia.

RAVENNA - Le liberalizzazioni fanno bene all'economia e aumentano il benessere dei cittadini-consumatori. Lo conferma una stima, realizzata dall'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, sugli effetti della riforma che ha liberalizzato la distribuzione commerciale nell'ormai lontanto 1998. Secondo l'Antitrust, nel bienno 2004/2005, nelle regioni più aperte alla concorrenza l'inflazione è stata dell'l,5%, contro un aumento dei prezzi al consumo dell'1.8% nelle regioni che hanno introdotto una regolamentazione più rigida.

E il "bilancio" su quella prima liberalizzazione vale come precedente decisivo per le ipotesi di impatto del nuovo pacchetto Bersani, quello varato lo scorso mese di luglio: 5mila nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni grazie alla liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco (il cui prezzo nei supermercati è già scontato del 20-30%); tempi dimezzati per l'apertura di un panificio (con il risparmio di 500 euro di costi amministrativi) azzeramento delle spese di chiusura di un conto corrente (che solo pochi mesi fa poteva raggiungere anche i 100 euro).

Illustrando questi numeri Luigi Fiorentino, capo di gabinetto dell'Antitrust, non ha dubbi: «Ora occorre procedere verso la più ampia liberalizzazione del settore dei servizi». Ospite a una tavola rotonda sulla concorrenza organizzata dalla Camera di Commercio di Ravenna, il dirigente ha chiarito che i servizi valgono oggi il 65% del Pil europeo e coprono il 68% del mercato del lavoro. E' il settore trainante, dunque. Ed è in questo settore che l'Europa, vittima di un «contesto regolatorio» che ostacola l'integrazione e «la realizzazione di un mercato unico dei servizi», marca la sua distanza competitiva dagli Stati Uniti e dai Paesi anglosassoni.

In Italia, secondo Fiorentino, c'è anche un limite in piu: gran parte dell'economia dei servizi è in mano pubblica. E in troppi casi proprio dalle amministrazioni "proprietarie" arrivano i limiti maggiori all'apertura a schemi concorrenziali. Un esempio? La legge regionale del Friuli in materia di servizi idrici, che prevede come regola il ricorso all'in-house (vale a dire il conferimento delle forniture ad aziende direttamente controllate, le cosiddette ex-municipalizzate): «Per iI ricorso al mercato - ha spiegato Fiorentino - si prevedono invece motivazioni stringenti, mentre mercato e concorrenza andrebbero praticati liberamente».

Presente al convegno ravennate, il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani ha condiviso in pieno l'analisi dell'Antitrust e ha annunciato che «tra poche settimane» il Consiglio dei ministri affronterà la riforma delle professioni: «la politica delle liberalizzazioni - ha spiegato Bersani - andrà avanti con incisività grazie al sostegno del Parlamento e dell'opinione pubblica». E va ricordato - ha aggiunto il ministro - che oltre al decreto di luglio il Governo ha inviato una serie di altre norme al Parlamento: «Sulla pubblicità televisiva, sui servizi pubblici locali, sull'azione collettiva dei consumatori, sull'energia». E superata la Finanziaria «le Camere avranno moltissimo materiale su cui lavorare».

La principale preoccupazione del Governo, secondo Bersani, è la norma sull'azione collettiva dei consumatori: «Conosciamo bene - ha detto - le resistenze già espresse contro questo provvedimento da parte dei grandi gruppi. Noi non siamo chiusi, ma disponibili a perfezionamenti e al dialogo. L'obiettivo è permettere a Davide di difendersi contro Golia, ovvero a far ottenere giustizia al cittadino che ha subito un torto da 50 euro insieme a molti altri consumatori». Infine l'autocritica su una liberalizzazione fallita: quella dei trasporti ferroviari. «E' stata semi inutile perchè non ha trovato una risposta industriale» ha ammesso il ministro «nessuno se n'è accorto. E ora abbiamo più binari ma il capitalismo italiano non ha prodotto società in concorrenza con le Fs».

  • L'AGENDA DEL MINISTRO - Bersani ha annunciato che nelle prossime settimane il Consiglio dei ministri affronterà la riforma delle professioni

 

di D. Col.
da Il Sole 24ore del 07.11.06


Testo concordato tra Mastella e Bersani. Ordini professionali pronto il progetto della nuova disciplina. Professioni. nel Ddl stop ai nuovi Ordini, riconoscimento delle associazioni e Spa per i tecnici. Mastella: riforma pronta. Accordo con lo sviluppo economico sulla liberalizzazione.

Il progetto per la riforma delle professioni è pronto; condiviso dai ministeri di Giustizia e Sviluppo economico. Gli Ordini e le Associazioni riconosciute (per queste ultime non saranno di ostacolo le attività esercitate da iscritti in Albi) dovranno garantire l'utente circa la qualità della prestazione. Confermata la liberalizzazione delle tariffe e previste le società di capitali per le professioni tecniche.

ROMA - Sulla riforma delle professioni li Guardasigilli, Clemente Mastella, mette un punto fermo: la proposta è stata definita, in sintonia con il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani. Il Governo, dunque, ha disegnato il futuro equilibrio del sistema professionale, "governato" attraverso gli Ordini e le Associazioni, garanti verso i cittadini della qualità della prestazione. Un'impostazione che dal ministero dello Sviluppo economico è sintetizzata con tre concetti: concorrenza, trasparenza e meritocrazia. E da Bersani arriva il plauso per Mastella, anche per la celerità del lavoro.

Il risultato è stato ufficializzato con un comunicato di via Arenula (si veda la nota pubblicata a fianco [ndr in calce]). Tuttavia, a Mastella sta a cuore sottolineare non solo i contenuti ma, a scanso di equivoci, anche il metodo seguito nell'elaborazione del progetto, grazie all'impegno del sottosegretario Luigi Scotti. Gli attori del sistema professionale sono stati sentiti in modo puntuale sugli aspetti critici della riforma. Le audizioni sono state oltre 40. Certo, se la concertazione è il continuo tira e molla su correzioni e limature da parte di Ordini e Associazioni, questo copione non si è per ora ripetuto.

La scelta duale. Il progetto è un disegno di legge delega e quando la riforma verrà approvata Ordini e Associazioni saranno sentiti dal Governo - assicurano alla Giustizia - per la stesura delle norme di attuazione.

Se il disegno di legge verrà approvato dal Consiglio dei ministri, su alcune questioni non ancora chiarite si dovrà pronunciare il Parlamento. Per esempio, sulla natura giuridica degli Ordini, che non vengorno più definiti enti pubblici non economici. In ogni caso - come sottolineano allo Sviluppo economico - si impone lo stop a nuovi Albi e si prospetta invece l'aggregazione di categorie "vicine", senza rilasciare un salvacondotto in bianco per tutti.  L'iscrizione all'Ordine resta comunque vincolante per le professioni che necessitano di abilitazione. Gli Ordini, cui spetta la rappresentanza istituzionale, saranno garanti della qualità della prestazione attraverso la formazione continua, la vigilanza sull'etica (le commissioni deontologiche saranno distinte dai vertici professionali), la pubblicità degli standard di "qualità".

La liberalizzazione. Nulla si dice sulle tariffe, visto che la legge 248/06 ha abolito i minimi e i prezzi fissi. Anche se si ammette il problema rispetto alle prestazioni obbligatorie riservate. Le società di capitali saranno possibili per le professioni tecniche. Particolare attenzione è riservata ai giovani: si pone infatti l'accento sulla formazione universitaria e post laurea, nelle commissioni d'esame gli iscritti agli Albi saranno in minoranza, per le nuove leve dovranno essere previste agevolazioni per avviare l'attività.

Le Associazioni che incidono su interessi pubblici potranno essere riconosciute e iscritte in un Registro, probabilmente tenuto dalla Giustizia. Esse dovranno dare prova di poter certificare la qualità degli iscritti. Non ci sarà il veto - come chiesto soprattutto dai commercialisti - al riconoscimento di quelle realtà che operano in attività esercitate, senza riserva, dagli iscritti agli Ordini. Un tale ostacolo - si fa notare alla Giustizia - sarebbe in contrasto con le direttive europee.

 

Lo stato dei lavori - La nota del Ministero della Giustizia del 31 ottobre

Nell'ultima riunione, tenutasi la settimana scorsa, tra il Ministro Mastella, coadiuvato dal Sottosegretario Scotti, e gli uffici legislativi di altri Ministeri è stato messo a punto lo schema di disegno di legge per la nuova disciplina degli ordini professionali. Si conclude così un ampio e fattivo lavoro interministeriale, che è stato preceduto da oltre quaranta audizioni delle rappresentanze degli ordini professionali, di associazioni, di esperti del settore, di organismi sindacali e della Confindustria; in questo modo è stato possibile sentire la voce di tutte le categorie interessate e raccogliere i vari orientamenti in materia. (...)

Il testo, sul quale concorda anche il ministro dello Sviluppo economico, consta di otto articoli nei quali sono stabiliti i principi di delega al Governo per la disciplina sia degli ordini che delle associazioni professionali di interesse generale nonchè delle società tra professionisti. la linea di fondo della riforma si ispira al mantenimento del sistema ordinistico, ma riorganizzato e ammodernato secondo le esigenze della competitività e soprattutto della tutela dell'utenza.

Gli ordini e le associazioni, queste ultime da riconoscersi con l'iscrizione in un apposito registro, ricevono ben precisi compiti per garantire la qualità delle prestazioni professionali, la costante idoneità degli iscritti e degli associati, la cura della deontologia professionale, l'aiuto ai giovani per l'accesso all'esercizio della professione.

Si tratta, in sostanza, di una rinnovata fisionomia istituzionale degli ordini, la cui struttura e operatività viene riformata nelle cariche direttive e di gestione, negli organismi disciplinari e in quelle funzioni che costituiscono la loro "nuova" ragion d'essere per il proficuo mantenimento del sistema ordinistico e per l'efficienza dei servizi professionali nel quadro dell'Unione europea.

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 01.11.06


Oice: la Consulta non torna alle tariffe

«Il salvataggio delle nuove tariffe di progettazione per i lavori pubblici operato dalla Corte costituzionale non incide sulla liberalizzazione voluta dal decreto Bersani». Così l'Oice, l'Associazione delle società di ingegneria prende posizione sull'ordinanza n.352/2006 della Corte costituzionale sulle tariffe dei tecnici (si veda il «Sole-24ore» di ieri). E respinge ogni collegamento tra la pronuncia della Consulta e il decreto Bersani.

L'Oice ci tiene a mantenere separati i due piani: da un lato la Corte costituzionale che con l'ordinanza ha confermato la legittimità della revisione tariffaria operata con il decreto del. 2001 (prima annullato dal Tar Lazio e poi ripescato dalla legge 166/2O02), e dall'altro il decreto Bersani, intervenuto dopo. «L'ordinanza dice a chiare lettere che l'abrogazione dei minimi tariffari contenuta nel decreto Bersani non interferisce con la questione all'esame dei giudici - puntualizza, il vicepresidente Oice, Braccio Oddi Baglioni in un comunicato - perche è intervenuta successivamente al sorgere della questione di legittimità». In questo modo la Corte ha salvato il ripescaggio delle tariffe 2001, ma ha anche riconosciuto un effetto abrogativo alla norma del dl 223, anche se circoscritto alla data di entrata in vigore del decreto legge, cioè il 4 luglio di quest'anno.
Oddi Baglioni conclude: «Non si può certo sostenere che vi sia una implicita adesione alle tesi dei Consigli di architetti e ingegneri per cui la liberalizzazione delle professioni non si applicherebbe al settore dei lavori pubblici». In effetti, i Consigli dei due Ordini tecnici, con circolari e studi, hanno preso posizione a favore di una lettura riduttiva degli effetti della liberalizzazione, che sarebbe limitata ai committenti privati e non si applicherebbe invece ai contratti pubblici.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 01.11.06


Lavori pubblici, tariffe valide. La pronuncia dà ragione alle tesi di ingegneri e architetti. Liberalizzazioni. La Corte costituzionale sulla legittimità dei minimi previsti dalla legge 166/02.

Benzina sul fuoco dei minimi tariffari per le professioni tecniche, in seguito all'ordinanza della Corte costituzionale del 30 ottobre 2006, n.352.

Oggetto del contendere sono le tariffe professionali previste dal decreto del 4 aprile 2001, annullato dal Tar Lazio ma riportato in vita dalla legge 166/2002. Un contenzioso che dura da più anni tra amministrazioni locali e Ordini di ingegneri, architetti, geologi e geometri. L'ordinanza della Corte costituzionale ritiene ora corretto l'aumento introdotto dal 2001 e rende incandescente l'applicabilità della legge Bersani (248/2006).

La norma, all'articolo 2, comma 1 abroga le disposizioni sull'obbligatorietà delle tariffe fisse o minime. Ma, secondo i giudici del palazzo della Consulta, l'eliminazione dei minimi delle tariffe fisse opera solo dall'entrata in vigore del decreto legge 223 del 4 luglio 2006 (divenuto la legge 248 il mese successivo ), e quindi non interferisce con l'aumento delle tariffe che risale al 2001.

Se quindi la Corte costituzionale non ha voluto collegare esplicitamente la norma del 2006 a quelle previgenti, di fatto ha riconosciuto autonomia ai poteri del legislatore e ha fornito un argomento in più agli Ordini degli architetti e degli ingegneri.

I Consigli nazionali, con circolari rispettivamente del 7 e 18 settembre 2006, hanno escluso che l'abolizione dei minimi tariffari potesse applicarsi ai rapporti con enti pubblici, a causa della perdurante vigenza della legge 166 del 2002. Confermando la legittimità della legge del 2002, implicitamente il giudice delle leggi irrobustisce gli argomenti degli Ordini.

L'aggiornamento delle tariffe. Nell'aprile del 2001, il ministro della Giustizia aggiornò gli onorari di ingegneri e architetti, recependo le proposte dei Consigli nazionali, ma senza far partecipare organi rappresentativi di altre professioni interessate (geometri, geologi, periti industriali, agronomie forestali).
Di questo vizio formale (l'omessa consultazione di altri Ordini) approfittarono alcuni enti locali per ottenere la sentenza 8 agosto 2002, n. 7067, dal Tar Lazio.
In quella occasione il giudice amministrativo annullò le tariffe, di fatto ribassandole. Il legislatore rispose con la legge 166/02: l'articolo 17, comma 12ter ha ripristinato le tariffe del decreto ministeriale del 2001 finchè il ministero non avesse rinnovato il procedimento sentendo tutte le categorie.
A questo punto l'intervento della Corte costituzionale ha riappacificato giudici e amministrazione, ma ha scosso i rapporti tra professionisti tecnici e legislatore.

Gli effetti dell'ordinanza. La pronuncia della Consulta opererà su numerose liti pendenti sull'aggiudicazione di servizi di progettazione. Dovranno essere considerate anomale le offerte che non si siano adeguate ai limiti (più alti) posti dal Dm del 4 aprile 2001. Gli Ordini vedranno riconosciuta la legittimità delle loro tesi e la fondatezza degli aumenti tariffari.
Inoltre, ci saranno effetti sull'applicazione del decreto Bersani, in quanto si rafforza la tesi che vede nel Codice degli appalti (Dlgs 163/2006) e nelle norme che vi sono confluite (tra le quali anche il decreto ministeriale 4 aprile 2001, un corpo normativo autonomo, sufficientemente robusto da resistere all'abrogazione delle norme che eliminano le tariffe fisse o minime. I minimi tariffari potranno quindi essere seperati solo nei rapporti tra professionisti tecnici e i committenti privati.

  • IL SISTEMA - I giudici della Consulta ammettono la possibilità di un doppio regime per le gare e la progettazione per committenti privati

Il ragionamento

  • La discrezionalità. Peri giudici costituzionali i legislatore è sempre libero di disciplinare con propri atti settori rispetto ai quali ritiene vi sia un'insufficiente copertura legale. Non è di ostacolo il fatto che siano stati adottati in materia provvedimenti di sospensiva da parte del giudice amministrativo.
  • La differenziazione. Per la Corte costituzionale il mancato intervento sulle tariffe con la legge del 2002 avrebbe comportato una illogica parificazione tra la remunerazione degli incarichi professionali in materia di lavori pubblici, più onerosi dopo la legge 109/1994, con più fasi di approfondimento, e la remunerazione degli incarichi professionali nel settore privato.

 

di Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 31.10.06

 

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data pubblicazione: giovedì 9 novembre 2006
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