Codice appalti - Di Pietro pronto a ritocchi

breve aggiornamento rassegna stampa

Lavori pubblici. Codice appalti, le Soa sotto esame. Di Pietro pronto a ritocchi - Possibile un limite ai poteri dell'Authority. Sintonia fra ministro delle infrastrutture e maggioranza - Il nodo delle società di attestazione.

ROMA - Il Codice degli appalti è ancora aperto alle modifiche. E la prima sede in cui si discuterà delle correzionÌ sarà il Parlamento. Ad offrire la disponibilità a rivedere gli istituti più complessi della normativa in vigore da luglio scorso è stato ieri il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, nel corso della sua audizione alla Commissione Ambiente della Camera.

L'audizione ha segnato l'avvio dei lavori del Parlamento sul primo decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006). Incalzato dal relatore del parere, Tino Iannuzzi (Ulivo), sulla possibilità per il Parlamento di andare oltre «i ristretti confini di questo primo provvedimento per pronunciarsi sulle tante questioni ancora aperte del Codice», Di Pietro ha confermato la massima apertura del Governo a recepire «le indicazioni che arriveranno dal Parlamento, non solo con questo decreto ma anche con successivi altri provvedimenti». Il ministro ha ricordato che lo Stesso Codice concede una delega «aperta», da utilizzare nei primi due anni dall'entrata in vigore, per intervenire con le correzioni.

Un segnale subito colto dal presidente della Commissione, Ermete Realacci: «L'importante presa di posizione del ministro dà spazio a un lavoro approfondito della Commissione - ha commentato -. Ci sarà modo nelle prossime settimane di mettere mano alla revisione di questo fondamentale provvedimento ascoltando tutti i soggetti interessati».

«Proporrò un breve ciclo di audizioni - ha annunciato Iannuzzi - per arrivare entro la scadenza del 2 dicembre a esprimere un parere articolato». Iannuzzi ha anche indicato quattro temi sui quali la Commissione dirà la sua: «L'estensione della trattativa privata, l'istituto del dialogo competitivo, la regolazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa e il ruolo dell'Autorità di vigilanza».

Anche Di Pietro ha anticipato alla Commissione alcuni punti su cui sta riflettendo. «Ho delle riserve sulla funzionalità e l'efficienza delle Soa», ha precisato. Secondo lui occorre chiarire il ruolo e la funzione delle società di attestazione che devono verificare le imprese edili. Anche l'Autorità di vigilanza sui contratti è finita nel suo mirino.
«Va rivisitata e non basta semplicemente aumentare il numero dei consiglieri da cinque a sette, come f.a il decreto collegato alla finanziaria». I problemi dell'Authority derivano, secondo il Ministro, dalla commistione tra il suo ruolo di istituto regolatore e quello di controllore.

Lo schema di decreto correttivo, ora all'esame delle commissioni, contiene invece solo limitate modifiche al Codice varato dal Governo Berlusconi. La norma principale infatti si limita a sanare una serie di sviste o errori formali del testo. Tra le altre, la più incisiva è quella che per bloccare una procedura di infrazione europea elimina la possibilità di premiare con più punteggi l'offerta del general contractor che più appalta all'esterno i lavori.

Resta invece da sanare il conflitto con le Regioni: la Conferenza unificata ha chiesto al Governo di tornare all'applicazione delle leggi regionali sugli appalti in attesa dell'entrata in vigore piena del Codice (l° febbraio prossimo), ma il Consiglio di Stato ha dato parere negativo.

  • CONFLITTO CON LE REGIONI - La Conferenza unificata ha chìest.o al Governo di applicare le leggi regionali in attesa dell'entrata in vigore del 1° febbraio prossimo

ORA l'Italia rischia la condanna della Ue

ROMA - Sulla normativa per gli appalti pubblici l'Italia rischia la condanna dell'Unione Europea. Ieri l'avvocato generale della Corte Ue, Damaso Ruiz-Jarabo Colomer, ha reso note le sue conclusioni sulla causa che oppone il nostro Paese alla Commissione per le modifiche alla legge Merloni, apportate con la cosiddetta Merloni-quater (legge 166/20O2). E la richiesta è di arrivare a condannare l'Italia per varie violazioni alle direttive sugli appalti e al Trattato Ue.

La causa è l'atto conclusivo di una procedura di infrazione partita nel 2002, subito dopo l'approvazione della legge 166, proposta dal Governo Berlusconi.

Molti i punti contestati dalla Commissione. Il più delicato è sicuramente il project financing, ovvero il finanziamento privato di opere pubbliche. Secondo la Commissione l'Italia offre al promotore dell'opera due indebiti vantaggi: la possibilità di partecipare comunque alla gara per la scelta dell'esecutore e il diritto di prelazione sul vincitore di questa gara. Una tesi accettata anche dall'Avvocato. Non è bastata a fargli cambiare idea quindi la modifica introdotta con la Comunitaria 2004 (legge 62/2005) che ha previsto l'obbligo di informare della prelazione già dai bandi.

La richiesta di condanna arriva anche per le regole sui contratti misti, che fanno scattare la gara europea solo se il valore dei lavori supera la quota dei servizi. Per l'Avvocato adottare il peso dei lavori come unico criterio guida è limitativo e può sottrarre alle regole Ve una vasta fetta di questo mercato, in quanto la soglia per i lavori è ben più alta di quella per i servizi (5,9 milioni la prima, contro i 2llmila euro della seconda).

Negativo anche il verdetto sulla possibilità di realizzare direttamente i lavori di urbanizzazione se l'importo delle opere, prese singolarmente, è inferiore ai tetti Ue. L'Avvocato respinge le giustificazioni dello Stato italiano che chiedeva di prendere in considerazione la specificità della materia urbanistica: «Il valore totale ottenuto sommando i diversi lotti - si legge nelle conclusioni - determina l'assoggettamento alle disposizioni comunitarie senza che le caratteristiche peculiari della materia urbanistica possano servire come motivi oggettivi per giustificare un frazionamento dell'appalto». Va detto però che il Codice appalti ha in parte modificato la normativa e ha introdotto per i lavori sopra i 5,9 milioni una procedura simile a quella (qui censurata) del project financing.

Sotto accusa anche le norme su affidamento della direzione lavori e del collaudo, si salva soltanto l'affidamento diretto dei piccoli incarichi di progettazione (ora scomparso).

Fin qui le conclusioni: la sentenza è prevista nel prossimi mesi. Solo allora si capirà se la Corte, come accade nella maggior parte dei casi, deciderà di conformarsi al parere dell'Avvocato.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 09.11.06 


Appalti. Il rebus normativo frena il mercato dei lavori pubblici. A settembre calo del 23,1%.

Terzo stop consecutivo per il mercato dei lavori pubblici, mentre il settore della progettazione risale la china grazie ai microincarichi professionali. I dati di settembre confermano il difficile momento vissuto dalle stazioni appaltanti, passate dal disorientamento normativo causato dall'entrata in vigore del codice appalti il 1°luglio alla ormai cronica mancanza di risorse finanziarie da investire nelle opere pubbliche.

Bandi di lavori. Il monitoraggio Cresme Europa Servizi relativo al mese scorso mostra una flessione de1 16% per iI numero di gare (1.787) rispetto a settembre 2005 e del 23,1% per il valore degli interventi (1,631 miliardi). Non è servita ai fini del risultato, quindi, la maxigara dell'Anas da 448 milioni per la ricerca del general contractor che realizzerà i lavori di adeguamento e ampliamento della strada statale di Porto Empedocle tra Agrigento e Caltanissetta. Dopo nove mesi il mercato ha totalizzato 20420 bandi per 23,91 miliardi. Nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, il numero di avvisi ha perso l'8,4% e il costo delle opere il 12,8 per cento. Tra gli enti promotori, si assottiglia la crescita delle amministrazioni comunali che hanno promosso 12.269 opere (-1,7%) per 7654 miliardi (+4,8%) mentre l'Anas, pur dimezzando la quantità di appalti (382, -56;8%) torna in positivo per il valore dei lavori con 990 milioni (+61,6%).

Bandi di progettazione. È boom per i piccoli incarichi mentre i grandi servizi toccano i minimi storici. Secondo l'osservatorio Oice/Informatel, le gare rilevate il mese scorso sono state 528 (di cui solo 24 sopra soglia, il livello più basso degli ultimi cinque anni) per un importo complessivo di 36,9 milioni (19 milioni sopra soglia). Rispetto al 2005, settembre registra un aumento del 4,8% delle gare (-44,2% per i maxiservizi, +9.3% per i microbandi) e una flessione del 6,5% in valore. Nei primi tre trimestri dell'anno sono andati in gara 6.217 bandi di progettazione (354 sopra soglia), che corrispondono a una crescita del 34% interamente dovuta alle gare di piccolo importo. li numero di avvisi è un record per l'Oice, in quanto sono stati rilevati livelli sempre di gran lunga inferiori alle 5mila gare negli anni precedenti L'ammontare del valore è stato di 629,7 milioni (-0,9% rispetto al 2005), di cui 438,1 peri i soprasoglia (-10,5%) e 191,6 milioni per il sotto soglia (+31,2%). «La contrazione delle gare di importo maggiore - ha commentato il presidente dell'Oice, Nicola Greco - diventa preoccupante per chi lavora prevalentemente in Italia, ed è una conferma dello stato di incertezza normativa».

 

di Alessandro Lerbini
da Il Sole 24ore del 12.10.06


Lavori pubblici. La Merloni può tornare in pista. Tra i dubbi più forti ci sono l'appalto concorso e la trattativa privata. Una nota Anci chiarisce che per le parti sospese del Codice si applica la vecchia disciplina.

È legittimo che la legge di conversione del decreto "milleproroghe" richiami in vigore delle norme abrogate in modo solo apparentemente definitivo dal Codice appalti, perchè espressamente «il legislatore ha fatto divenire nuovamente applicabili alcune disposizioni della legge Merloni». Non solo: tutte le volte che «il Codice appalti rimanda a - norme "sospese" dalla legge di conversione del milleproroghe, le stazioni appaltanti dovranno intendere il rinvio come se si riferisse alla corrispondente disposizione della legge 109/94», cioè della stessa Merloni abrogata dal Codice.

È questa la strada tracciata dall'Anci, con una nota esplicativa che sarà diffusa oggi, per uscire dall'incertezza (e dal rischio di contenziosi) sulle norme da applicare negli appalti pubblici.

L'intervento è stato reso necessario da uno "sfortunate" incrocio di date tra norme entrate in vigore e norme abrogate con il Codice degli appalti (Dlgs 163/2006).

L'inghippo si crea il 13 luglio, quando entra in vigore la legge di conversione con modifiche del decreto "milleproroghe" (legge 228/2006). Tra le norme sospese, la legge (e non il decreto) fa rientrare anche parti cruciali della disciplina sugli appalti, rinviandone l'applicazione al 1° febbraio del 2007. Dal 1° luglio, però, la legge MerIoni è stata cancellata dall'ordinamento, in quanto espressamente abrogata dall'articolo 256 del Codice appalti.

Dall'intreccio nasce un possibile vuoto normativo, che secondo l'interpretazione più severa si estende per sette mesi, cioè fino al 1° febbraio 2006 (quando cessa l'effetto delle "sospensioni" determinate dal milleproroghe). Si tratta di una falla ad alto rischio di contenzioso, perche tocca aspetti cruciali dell'appalto: la liberalizzazione degli appalti integrati, cioè quelli che riguardano sia la progettazione sia l'esecuzione di opere e della trattativa privata, il via libera alle centrali di committenza e al dialogo competitivo, che consente alle stazioni appaltanti di elaborare con i candidati le strategie più idonee a conseguire gli obiettivi determinati dall'appalto. Tutte fattispecie sulle quali il Codice è nato per accogliere una disciplina europea (la direttiva 2004/18), introducendo però regole che il Governo ritiene pericolose per la trasparenza del mercato. Di qui la proroga, con cui l'Esecutivo prova a "guadagnare" il tempo necessario per elaborare i nuovi provvedimenti correttivi.

  • CONSEGUENZE - Anche i rinvii alle norme rimandate al 1° febbraio vanno intesi come riferiti agli articoli corrispondenti della normativa precedente

L'intreccio di date

1/7/2006. Il Codice - Entra in vigore il Codice dei contratti pubblici (DIgs 163/2006; pubblicato nel Supplemento ordinario 107/L alla «Gazzetta Ufficiale» del 2 maggio 2006. Il Codice (articolo 256) abroga la legge Merloni (legge 109/94).

13/7/2006. Le proroghe - Entra in vigore la legge 228/2006, di conyersione del decreto "milleproroghe" (Dl 173/2006), che sospende alcune disposizioni del Codice già entrate in vigore.

1/2/2007. I nuovi termini - La legge 228 sposta al 1°febbraio le norme relative a: centrali di committenza (articolo 33 del Codice)iI divieto di subappalto per l'impresa ausiliaria nell'ipotesi di avvalimento (articolo 49), il "dialogo competitivo" (articolo 58), l'accordo quadro nei settori ordinari (articolo 59).

1/7-31/1. L'anomalia - Il milleproroghe "richiama in vita" le norme della legge Merloni abrogate espressamente dal Codice appalti.

 

di Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 09.10.06


Criteri certi per aiutare i Comuni a evitare blocchi e conteziosi

Alle amministrazioni locali, l'attuale contesto legislativo in materia di appalti di lavori, servizi e forniture presenta delle difficoltà interpretative e operative che continuano a causare forti rallentamenti nello svolgimento delle procedure di gara.

La fase transitoria si è da subito annunciata complessa al punto da ostacolare fortemente l'attività amministrativa dei Comuni, responsabili di scelte applicative che stanno prestando il fianco a un numero sempre più alto di contenziosi. Il rischio di un blocco delle attività sia nei servizi che negli appalti di lavori appare sempre più credibile. Si è reso necessario un intervento forte da parte dell'Anci per apportare le necessarie modifiche al Dlgs 163/20O6; e arginare questo stato confusionale, accresciuto anche da sopraggiunte norme che aumentano la complessità, a partire dalla legge 248/2006.

Necessita evidenziare, inoltre, le problematiche derivanti dall'applicazione del vecchio regolamento (Dpr 554/99), che rimane in vigore in attesa del nuovo regolamento e il sistema di qualificazione (Dpr 34/2000). Entrambi i provvedimenti si applicano «solo nei limiti di compatibilità con il nuovo Codice».

Pertanto rimane in capo ai Comuni la responsabilità di verificare, di volta in volta, se la vecchia normativa è coerente con la nuova e applicarla secondo principi di logicità e coerenza. A questi bisogna poi aggiungere i ricorsi presentati da alcune Regioni alla Corte Costituzionale sull'"invasione" delle competenze regionali sulla base dell'articolo 117 della Costituzione. Su questo è inoltre necessario procedere seguendo sempre il buon senso ed evitare eccessive differenziazioni da regione a regione. In fondo tutti gli operatori, siano stazioni appaltanti o attori economici e sociali, hanno bisogno di semplificazione, chiarezza e soprattutto certezza delle disposizioni.

In questo quadro, il Governo ha deciso di procedere alle necessarie modifiche utilizzando uno dei decreti correttivi previsti dallo stesso Codice, in attesa di ulteriori approfondimenti da svolgere con le amministrazioni e gli operatori del settore. Lo scorso 13 settembre; a seguito di una decisione politica che ha impegnato il Governo, le Regioni e i Comuni in sede di Conferenza Unificata, si è tenuta la prima riunione tecnica su uno «schema di Dlgs recante disposizioni integrative e correttive del Dlgs 163/2006 [...] a norma dell'articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005 n. 62». Si è così stabilita una fitta agenda di lavori con l'obbiettivo ambizioso di rimettere mano, in maniera coordinata, sull'intero Codice.

Un'esperienza originale di collaborazione istituzionale per affrontare remergenza. Il tavolo di lavoro composto da Regioni e Comuni predisporrà un documento con le proposte di modificbe, integrazioni e osservazioni al Codice (analizzandolo articolo per articolo), da sottoporre al ministero delle Infrastrutture. Quest'ultimo valuterà, sulla base delle osservazioni, i contenuti per gli opportuni correttivi. Il primo gruppo di norme analizzato dai vari tecnici comprende gli articoli 1-52.

Oggi è previstala seconda riunione tecnica in Conferenza Unificata che ha dimostrato di procedere concretamente, insieme al ministero delle Infrastrutture, alla correzione di un testo corposo, nell'interesse di tutti attraverso una metodologia nuova che piace a Regioni e Comuni. Resta la necessità di alcune modifiche e chiarimenti per le quali è possibile procedere anche attraverso un decreto correttivo e circolari esplicative, limitate ma urgenti.

  • CONCERTAZIONE - Gia avviato in Conferenza unificata un tavolo tecnico per studiare le modifiche al Testo unico con Governo e Regioni

 

di Antonio Ragonesi, responsobile dipartimento Territorio Anci
da Il Sole 24ore del 09.10.06


ANALISI - Lettura obbligata per superare il vuoto normativo

Il Codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006) pubblicato il 2 maggio 2006 è entrato in vigore il 1° luglio 2006; una norma del Codice ha previsto l'abrogazione espressa di diversi testi normativi, e in particolare delle leggi che sino a quel momento disciplinavano i tre settori degli appalti pubblici (legge 109/94 - Dlgs 157/95 - Dlgs 358/92).

Il 13 luglio è entrata in vigore la legge 228/2006, di conversione del decreto "milleproroghe" (Dl 173/2006) che ha modificato alcune norme del Codice e ha posto l'interprete di fronte ad alcuni interrogativi di non facile soluzione.

La novità principale deriva dal comma 1, lettera c) dell'articolo 1-octies, che ha disposto la «sospensione» di alcune norme del Codice, prevedendo lo slittamento della loro efficacia al periodo successivo all'1° febbraio 2007. La norma ha aggiunto due Commi all'articolo 253 del Codice: il comma 1-bis,che sospende le disposizioni sulle centrali di committenza, sul divieto di subappalto in caso di avvilimento, sul dialogo competitivo, sull'accordo quadro, e il comma 1-ter, che sospende - per i soli appalti di lavori - la nuova procedura negoziata, e il nuovo appalto integrato.

Una prima disposizione transitoria, posta dall'articolo l-octies, comma 2, ha stabilito che le gare iniziate nel periodo 1°-12 luglio sono disciplinate «da1le disposizioni ad esse applicabili alla data di pubblicazione dei relativi bandi»; il che equivale a dire che la sospensione parziale del Codice non è retroattiva, ma vale solo per le gare successive al 13 luglio.

Ma i dubbi per l'interprete discendono dall'altra disposizione transitoria, contenuta nel comma 2, ultimo periodo, dell'articolo l-octies, che stabilisce l'applicabilità per il «periodo transitorio compreso tra la data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e il 31 gennaio 2007» delle «disposizioni di cui all'articolo 256, comma l, del citato codice...riferite alle fattispecie di cui al comma l, lettera c), del presente articolo».

Secondo una prima opinione il legislatore ha inteso far "rivivere" per il periodo transitorio le norme della legge 109 corrispondenti alle norme del Codice "sospese", per evitare i problemi derivanti dal vuoto normativo che si sarebbe determinato (dato che nessuna norma della legge Merloni poteva ritenersi altrimenti applicabile medio tempore, vista l'abrogazione espressa dell'intera legge). Sul piano teorico questa tesi può essere accolta a condizione di ritenere che la forza normativa delle norme abrogate, e destinate ora a rivivere transitoriamente, non emana direttamente dalle stesse, ma dalla disposizione che permette loro di regolare certe situazioni. Non esiste in altri termini alcuna efficacia che non sia quella dell'articolo 1-octies della legge 228, che si rimette in alcuni aspetti a quanto previsto dalle norme abrogate della 109 per integrare il proprio contenuto normativo, provocando così un (apparente) fenomeno di "ultrattività" di norme abrogate.

Secondo un'altra lettura, di segno opposto, il comma 2 dell'articolo 1-octies non comporterebbe alcuna reviviscenza della Merloni, ma ribadirebbe, a scanso di equivoci, che nel periodo transitorio dal l3 luglio 2006 al 3l gennaio 2007 continua ad applicarsi la disposizione abrogatrice contenuta nell'articolo 256 del Codice; l'intento sarebbe quello di escludere che la legge l09 possa essere ritenuta applicabile, anche in parte, a seguito della sospensione parziale del Codice.

Ma questa lettura non convince: il legislatore non avrebbe avuto alcun bisogno, in ipotesi, di dichiarare inapplicabile la legge 109, dato che questa era già stata abrogata espressamente per eliminare i dubbi interpretativi che sarebbero sorti in caso di abrogazione tacita. Inoltre sembra poco ragionevole ritenere che una disposizione transitoria si proponga di ribadire l'esistenza di una situazione di vuoto normativo.
Va preferita quindi l'altra tesi, secondo cui le disposizioni che «continuano ad applicarsi» nel periodo transitorio sono le norme abrogate della legge 109 caducate dall'articolo 256, e corrispondenti a quelle sospese.

La ratio legis è quella di evitare che le stazioni appaItanti siano costrette a fare i conti con una situazione di vuoto normativo: si dovranno quindi intendere i riferimenti alle norme sospese come se fossero compiuti alle corrispondenti norme della legge Merloni riportate in vita transitoriamente. Ad esempio l'articolo 91, comma 2. del Codice rinvia all'articolo 57: fino al 1° febbraio 2007 si applicherà l'articolo 17 della legge 109/94.

  • L'ALTERNATIVA - La tesi opposta ritiene che la legge di rinvio ribadisca l'abrogazione della legge 109/1994 stabilita dal Dlgs 163
  • LE CRITICHE - Non c'era bisogno di confermare lo stop e piu articoli mostrano che la disposizione non ha effetti retroattivi

 

di Herbert Simone
da Il Sole 24ore del 09.10.06

 

invia la tua opinione!


 

 

 


 

vedi anche:

Riforma, muove il Governo

breve aggiornamento rassegna stampa

Rimandato l'appalto integrato

aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti, voce a tutti

breve aggiornamento rassegna stampa

Codice-rinvii

breve aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti e Tariffa LLPP

Rinviato al 2007 l'appalto integrato

L'Ordine e il nuovo Codice degli appalti

Lettere inviate dall'Ordine

Codice appalti: un'occasione mancata

Intervento di Francesco Orofino

Codice appalti, restyling in corsa

Da luglio il nuovo codice modificato


data pubblicazione: lunedì 13 novembre 2006
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Codice appalti - Di Pietro pronto a ritocchi