Le nuove norme deontologiche

per la professione di architetto

LE NUOVE NORME DEONTOLOGICHE

 

I poteri degli Ordini

La funzione più importante per un Ordine professionale è vigilare sulla correttezza dell'esercizio professionale dei propri iscritti, a tutela dei committenti e del pubblico interesse.

Pertanto la legge conferisce agli Ordini le capacità per esercitare questa funzione: diritto di dotarsi di un Codice deontologico e diritto-dovere di svolgere procedimenti disciplinari nei casi di infrazione. Procedimenti che possono concludersi con una sentenza di condanna. Le pene sono: lettera di avvertimento, censura, sospensione dall’esercizio della professione, radiazione dall'Albo.

Purtroppo gli Ordini hanno limitati poteri di indagine. Possono agire solo in presenza di una denuncia o di fatti di dominio pubblico. Inoltre sono molto rare le segnalazioni inoltrate da parte degli iscritti all'Albo e da parte della magistratura.

Perciò la attività degli Ordini in questo campo è assolutamente insufficiente. Esistono casi impuniti di architetti e ingegneri liberi professionisti che, nominati assessori comunali o provinciali, continuano a svolgere attività professionale nello stesso Comune o in Comuni vicini. Altri casi riguardano iscritti dipendenti di enti locali che accettano incarichi professionali da parte di altri enti pubblici o da privati. In questi casi occorre verificare l'esistenza di autorizzazioni e che le stesse siano state legittimamente rilasciate.

Altro caso clamoroso è l'esercizio di attività professionali da parte di docenti universitari a tempo pieno, nonostante che sia esclusa da numerose sentenze del Consiglio di Stato e dalla determinazione 179/2002  dell'Autorità di vigilanza dei lavori pubblici.

 

Le nuove norme deontologiche

L'art.3 della legge 248/2006 (Bersani) ha stabilito l'obbligo di modificare le norme deontologiche per adeguarle alle nuove disposizioni sulle tariffe e sulla pubblicità introdotte dalla legge stessa in osservanza ai principi dell'Unione Europea. Conseguentemente il Consiglio Nazionale Architetti PPC ha modificato le Norme di deontologia della professione di architetto. Le nuove Norme sono in vigore dal 1° gennaio 2007, consultabili in link a questo articolo.

Con l'occasione sono state introdotte nelle norme altre modifiche, per tenere conto, tra l'altro, che non sono più rivolte solo agli architetti, ma anche ai pianificatori, ai paesaggisti, ai conservatori, agli architetti e pianificatori iunior.

 

Commento alle nuove norme, articolo per articolo.

Fornisco di seguito alcune osservazioni al nuovo testo delle Norme deontologiche, formulando anche proposte di modifica.

Art. 9.  Tratta dell'uso del titolo professionale, ma in maniera incomprensibile. Propongo di cancellare l'articolo perchè la materia è trattata con chiarezza ed esaurientemente nel DPR 328/2001. Infatti il DPR stabilisce che il titolo professionale è legato alla iscrizione al settore, e non alla laurea conseguita: titolo di architetto per il settore architettura, titolo di pianificatore per il settore pianificazione e così via. Chi è iscritto a più settori ha diritto, per legge, ad usare più titoli.

Art. 10. Nel nuovo testo viene eliminata la frase “L'incarico professionale si configura come contratto di prestazione d'opera intellettuale.” Non è chiaro il motivo di questa modifica.

Art. 14. Viene eliminata la frase seguente “ L'architetto svolgerà il proprio mandato in conformità agli impegni assunti e redigerà la parcella nel rispetto delle tariffe vigenti secondo i criteri concordati per la valutazione dell'onorario”. La frase viene così sostituita: ” L'iscritto determina con il cliente il compenso professionale ai sensi dell'art.2233 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dalle leggi speciali.”  L'espressione finale sembra predisposta nella speranza della reintroduzione della inderogabilità dei minimi negli incarichi pubblici. In ogni caso, anche ragionando in termini corporativi, non mi sembra sia utile alla categoria un ritorno a minimi inderogabili per i lavori pubblici. Infatti tali minimi favoriscono i professionisti già affermati ed impediscono una sana concorrenza sulla parcella che possono fare gli studi piccoli e quelli che hanno scarsità di incarichi.

Art.15 e seguenti del Capo III. Gli articoli del Capo III ignorano alcuni diritti fondamentali del cliente che sono stabiliti da leggi. Ritengo essenziale che tali norme siano almeno richiamate nel codice deontologico. Ma non basta: visto che il codice deontologico ha anche la funzione di creare un quadro conoscitivo entro il quale il professionista deve operare, dovrebbero essere aggiunti nel Capo III due articoli per riprendere il testo di tali  norme e/o spiegarne le implicazioni.

a) Nel Capo III, che tratta dei rapporti con i committenti, non vi è alcun cenno sulla norma base a tutela del consumatore, la legge 6.2.1996, n.52, attuazione della direttiva 93/13/CEE. La legge aggiunge al codice civile gli articoli da 1469 bis a 1469 sexies, "clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore". Tali articoli hanno l'obiettivo esclusivo di tutelare il consumatore. Le clausole vessatorie sono prive di efficacia, a meno che non siano state oggetto di trattativa individuale. Tre tipi di clausole sono inefficaci in ogni caso. Esse riguardano i danni alla persona del consumatore, le limitazioni alla sue possibilità di azione nei confronti del professionista e la sua adesione a clausole non conoscibili prima della conclusione del contratto. La inefficacia opera solo a vantaggio del consumatore. Ritengo necessario che il riferimento esplicito alla legge 52/1996 sia inserito. Potrebbe bastare aggiungere un articolo 15 bis dal titolo "clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore".

b) Nello stesso Capo III occorre aggiungere un altro articolo volto a recepire l'art.2237 del codice civile, che così recita: “ 2237 Recesso. Il cliente può recedere dal contratto rimborsando al prestatore d'opera le spese sostenute e pagando il compenso per l'opera svolta.”
“Il prestatore d'opera può recedere dal contratto per giusta causa. In tal caso egli ha diritto al rimborso delle spese  fatte e al compenso per l'opera svolta da determinarsi con riguardo al risultato utile che ne sia derivati al cliente.“
“Il recesso del prestatore d'opera deve essere esercitato in modo da non recare pregiudizio al cliente.”

Art. 16 delle vecchie norme, abrogato. Riguarda la rinuncia al compenso. La abrogazione è in linea con la legge 248/2007 che ha abolito la inderogabilità dei minimi. Comunque, anche prima di detta legge, sentenze varie avevano deciso per la legittimità della rinuncia parziale o totale del pagamento.

Art. 19.  Il testo precedente diceva “L'architetto assolve personalmente, nell'ambito della propria organizzazione, l'incarico conferitogli…”. Il nuovo testo dice  “ L'iscritto assolve, anche per il tramite della propria organizzazione, l'incarico conferitogli…”. E' stato eliminato “personalmente”. Tenuto conto della rimanente parte dell'articolo, il senso non cambia sostanzialmente. Tuttavia non concordo con l'eliminazione del termine perché occorre considerare che la personalità del rapporto con il cliente produce anche la fiduciarietà del rapporto stesso. Si tratta di caposaldi dell'attività professionale stabiliti nel codice civile (art.2232, Il prestatore d'opera deve eseguire personalmente l'incarico assunto) e nella tradizione. Tali caposaldi vanno ribaditi per tenere in piedi la differenza tra attività professionale e attività di impresa. Differenza che non contrasta con il giusto processo di liberalizzazione e di libera concorrenza in corso. Vale la pena di notare che lo stesso codice, all'art.36 comma 1, fa riferimento alla “personalità della prestazione”.

Art. 25.  L'articolo riguarda il caso in cui l'iscritto sia incaricato dall'Autorità giudiziaria di esprimere un parere sulla congruità di un onorario. La norma, sia nel testo precedente che nel nuovo, impone all'iscritto di chiedere all'Ordine quali siano i criteri. Non condivido la opportunità di questa norma. Evidentemente non dà alcuna garanzia al cliente. D'altronde se il Magistrato volesse avere il parere dell'Ordine potrebbe chiederlo direttamente.

Art. 34.  Opportunamente è stata eliminata la parte relativa alla tariffa, in quanto contrastante con la legge 248/2007.

Articoli 36 e 37 delle nuove norme. Trattano della pubblicità. Il testo non è chiaro. Dovrebbe essere interamente riformulato. Non è regolata la pubblicità murale, né quella su giornali e riviste non specializzate. Non è chiarito esplicitamente che il professionista può fare concorrenza agli altri professionisti pubblicizzando alla generalità del pubblico i costi delle sue prestazioni, con il fine di acquisire clienti. Anzi l'art.37 comma 3 vieta di fornire indicazioni sugli onorari praticati.

Art. 50. Iscritti che partecipano a commissioni. Occorre precisare che un iscritto che faccia parte di una commissione edilizia non può svolgere atti di professione libera nel Comune.

Art. 54. Occorre aggiungere: I membri del Consiglio dell'Ordine provinciale e del Consiglio Nazionale non possono partecipare a un concorso se uno dei componenti della giuria è stato nominato o designato dallo stesso Consiglio di appartenenza.

Art 55 e seguenti - Sanzioni. Le sanzioni più pesanti sono riservate alle infrazioni alle norme su incompatibilità e concorrenza sleale, che sono interne alla categoria. Invece sono punite in misura minore le inosservanza agli articoli del Capo III che dovrebbero tutelare i committenti. Visto che la tutela del consumatore è la ragione prima per l'esistenza dell'Ordine, ritengo che le sanzioni debbano essere opportunamente riformulate.

Art. 60. Stabilisce “Le presenti norme integrano… le norme legislative …”.  Ritengo che le norme deontologiche non possano integrare le leggi perché sono su un piano giuridico inferiore.

 

di Enrico Milone, architetto
del 24.09.07

 

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Commenti

25/09/2007 18.37: Prestazione d'opera intellettuale o no?
Visto che ormai l'incarico professionale NON si configura come contratto di prestazione d'opera intellettuale" (e allora vorrei sapere che cosa è diventato un incarico professionale), a questo punto qual è la differenza tra un professionista iscritto a un ordine e un qualunque commerciante o artigiano? L'affermazione "Il rapporto con il committente è di natura fiduciaria e deve essere improntato alla lealtà, correttezza e chiarezza" è così generica che si può adattare benissimo a qualunque tipo di rapporto, da quello con il barista e il giornalaio a quello con i vicini di casa.
architetto Vincenzo Lazzaro

27/02/2012 07.39: Rettifica delle norme deontologiche
Carissimo architetto Milone, dalla recente proposta di rettifica di taluni articoli delle vigenti norme deontologiche segnalate agli Ordini provinciali da parte del CNAPPC noto delle incongruenze delle quali chiedo chiarimenti. Precisamente mentre l'articolo 28 impone categoricamente che il compenso è pattuito per iscritto al momento del conferimento dell'incarico professionale, nel successivo articolo 32 si introduce la frase che la misura del compenso è previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, Pertanto sorge la domanda: Va sempre pattuito per iscritto oppure in forma scritta se richiesto dal cliente? Ringrazio Allegati articoli modificati Art. 28 (Accettazione dell'incarico) 3 Il compenso per le prestazioni professionali è pattuito per iscritto al momento del conferimento dell'incarico professionale, e dovrà essere predisposto nel rispetto del Codice Civile, del Codice del Consumo (D.lgs 206/2005) e di ogni altra norma necessaria per lo svolgimento delle predette prestazioni professionali. Art. 32 (Compensi) 2 L'Architetto deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell'esercizio dell'attività professionale. In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente anche in forma scritta se da questi richiesta, deve essere adeguata all'importanza dell'opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese oneri e contributi.
Arch.Glauco Provani - Presid. Ordine Arch TERNI

29/02/2012 13.02: Risposta al presidente Arch. Glauco Provani
Il decreto-legge n.1 del 24.1.2012 deve essere convertito in legge entro 60 giorni, circa 24 marzo. L’articolo 9 sulle professioni è oggetto di una battaglia politica. Certamente verrà modificato. Sembra che verrà eliminato l’obbligo di preventivo. Il CNAPPC giustamente ha provveduto subito a fare la norma deontologica perché il DL si applica dal 24 gennaio. Però dopo la conversione in legge dovrà modificare la norma deontologica per adeguarla al testo definitivo. Concordo con te sulla non completa coerenza tra l’art.28 e l’art.32 del codice deontologico. Però è possibile che la norma deontologica ponga un obbligo anche non previsto dalla legge, sempre che l’obbligo non sia esplicitamente escluso dalla legge. Anzi è proprio questa la specificità della giurisdizione professionale. La risposta al tuo quesito potrebbe essere che l’architetto che non fa un preventivo scritto commette una infrazione disciplinare, mentre se non lo fa anche di fronte ad una richiesta dal cliente commette un reato, oltre che una infrazione disciplinare. Comunque ne riparleremo dopo la conversione in legge.
Enrico Milone

vedi anche:

Norme di Deontologia Professionale

in vigore dal 01.01.2007


data pubblicazione: lunedì 24 settembre 2007
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