Ancora la «Merloni» sull'appalto integrato

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Lavori pubblici. Dalle Infrastrutture. L'appalto integrato resta con i paletti della «Merloni»

ROMA - L'appalto integrato di progettazione ed esecuzione insieme si può continuare a svolgere con le regole della legge Merloni fino all'arrivo del regolamento di attuazione del Codice dei contratti. Va in questo senso la rassicurazione che arriva da Palazzo Chigi e dal ministero delle Infrastrutture.

Il ministero, recependo i chiarimento della presidenza del Consiglio, ha infatti risposto con una nota ai dubbi (si veda «Il Sole-24 Ore» del 20 settembre - ndr in calce) sollevati dall'Anci (associazione nazionale dei Comuni) e ripresi poi dall'Igi (Istituto grandi infrastrutttire).

Anche se la norma che regolamenta l'appalto integrato contenuta nella Merloni (articolo 19 della legge 109/1994) è venuta meno, con l'abrogazione di tutta la legge da parte del Codice appalti, secondo il ministero si può «in via interpretativa considerare applicabili le previsioni della legge Merloni relative all'appalto di progettazione ed esecuzione fino all'entrata in vigore del regolamento attuativo del Codice».

Ma facciamo un passo indietro. Dal 1° agosto il secondo decreto correttivo del Codice appalti ha rinviato per la terza volta il «nuovo» appalto integrato, quello liberalizzato, abbinandolo con il futuro regolamento, per il quale bisognerà attendere ancora sei mesi-un anno. Allo stesso tempo, però, non è stata riproposta la norma transitoria utilizzata nelle due precedenti proroghe che riportava in vita il «vecchio» appalto integrato, con tutti i limiti imposti dalla Merloni.

L'Anci aveva evidenziato il vuoto normativo, con un quesito al ministero delle Infrastrutture. Ora arriva la risposta della direzione per la regolazione di lavori pubblici (nota del 28 settembre). «Da una lettura sistematica del quadro di riferimento - scrive il ministero - si evince la volontà del legislatore di garantire la continuità, la certezza e la conseguente funzionalità dell'applicazione della normativa sugli appalti di progettazione ed esecuzione». Una tesi, dunque, che non poggia su una singola norma, in effetti ormai cancellata, ma su una lettura «sistematica» e «interpretativa».

Resta da vedere se le amministrazioni riterranno quest'appiglio sufficiente e si convinceranno a bandire appalti integrati oppure se continueranno a temere ricorsi e, dunque, a evitare questo strumento.

  • REGIME TRANSITORIO - Si continua ad applicare la legge abrogata fino all'arrivo del regolamento che innova lo strumento

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 02.10.07


Brevi

Fino all'entrata in vigore del regolamento attuativo al codice dei contratti pubblici, per gli appalti di progettazione ed esecuzione continua ad applicarsi la legge Merloni. Lo ha precisato il ministero delle infrastrutture in risposta a una richiesta dell'Anci. Il chiarimento si è reso necessario a causa di un vulnus normativo creatosi con il secondo decreto correttivo (dlgs 113/07) che non ha previsto, diversamente dai precedenti provvedimenti, un regime transitorio che consentisse di applicare le disposizioni abrogate con l'art. 256 del codice. (...)

 

pag. 40
da Italia Oggi del 02.10.07


Linea dura della Toscana sulle regole regionali. Dopo lo stop del Governo. Con una circolare.

FIRENZE - La Toscana corre ai ripari con una circolare, approvata ieri dalla Giunta, per spingere Comuni e Province ad applicare la nuova legge regionale sui contratti pubblici (n.38/2007), entrata in vigore due settimane fa e impugnata dal Governo, che l'ha ritenuta in contrasto col Codice nazionale appalti.

Ma la circolare (che chiarisce le disposizioni immediatamente applicabili e quelle che invece hanno bisogno di un regolamento attuativo) non cancella l'irritazione degli enti locali, chiamati ad applicare una legge a rischio decadenza.

È per evitare il caos nelle gare per opere pubbliche, servizi e forniture, che Comuni e Province toscane avevano chiesto nei giorni scorsi alla Regione di sospendere l'applicazione della normativa. Gli enti locali hanno espresso «forte preoccupazione» e hanno descritto una situazione molto difficile creatasi con l'impugnazione della legge toscana, sottolineando le perplessità di dirigenti e funzionari pubblici, responsabili dell'applicazione di norme «in parte contestate e in parte di difficile composizione con quelle nazionali», e il rischio di un diffuso contenzioso in sede di gara con conseguente blocco degli appalti.

In ballo c'è un settore che nel 2006 in Toscana ha mandato in gara 2,3 miliardi di lavori pubblici, cui vanno aggiunti i bandi per servizi e forniture. Ma la Regione, che punta sulla legge per rafforzare la sicurezza nei cantieri, ha detto no a qualunque sospensione.

La conseguenza? Comuni e Province stanno, di fatto, boicottando la legge toscana: i pochissimi bandi di gara pubblicati in questi giorni (il principale effetto dell'entrata in vigore della normativa è stato infatti quello di bloccare le gare) fanno riferimento solo al Codice appalti nazionale, ignorando del tutto la legge regionale.

 

di Silvia Pieraccini
da Il Sole 24ore del 02.10.07


Appalti. Il parere sul regolamento. Palazzo Spada chiede rigore sulla spesa

ROMA - Più rigore nella spesa pubblica per gli appalti. Lo chiede il Consiglio di Stato nel suo parere sul regolamento di attuazione del Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Nel corposo documento depositato ieri (parere n.3262/2007 reso dall'Adunanza plenaria) i giudici criticano, in particolare, le disposizioni che rischiano di provocare un aumento della spesa pubblica o quelle che non trovano una giustificata copertura.

E così, per esempio, viene bocciata la possibilità per i dipendenti pubblici di ricevere un compenso aggiuntivo per l'attività di verifica dei progetti. Lo schema di regolamento, (approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri il 13 luglio scorso), detta infatti per la prima volta istruzioni per rendere operativa la verifica dei prpgetti che può essere svolta dalle stazioni appaltanti o, in caso di carenza di organico, anche da soggetti esterni. Per le verifiche interne alla Pa il Regolamento ipotizzava un compenso extra da stabilire in base alle tabelle delle tariffe di progettazione valide per i liberi professionisti.

Ma il Consiglio di Stato sbarra la strada: «Il Codice - si legge nel parere - indica tassativamente i casi di incentivi economici per i dipendenti pubblici che concorrono alla progettazione». E tra questi non c'è la verifica dei progetti che «è già una competenza svolta, quale compito d'ufficio, dalle strutture tecniche della stazione appaltante». Al limite - suggeriscono gli estensori del parere, i giudici Rosanna De Nictolis e Giuseppe Minicone - se proprio si vogliono pagare i dipendenti, va cambiato il Codice.

Non trova poi alcuna giustificazione l'aumento dal 20 al 30% della maggiorazione per il collaudo in corso d'opera, riconosciuta ai collaudatori (sia dipendenti pubblici che professionisti esterni). Non è piaciuta neanche la scelta di affidare gli incarichi di collaudo oltre che ai dipendenti in servizio anche a quelli di un'altra amministrazione e addirittura a quelli a riposo.

Bacchettata, poi, l'idea di mettere a carico delle amministrazioni pubbliche, per intero e senza limiti, la polizza di responsabilità civile dei dipendenti. Palazzo Spada riconosce che per primo il Codice, a differenza della legge Merloni, ha previsto l'accollo alla Pa «per intero» dell'onere. Ma «la norma regolamentare - precisano i giudici- non fissa, in contrasto con la norma primaria, "i limiti" entro cui può essere consentito l'accollo del premio assicurativo per intero alla stazione appaltante». Insomma, l'addebito integrale (nel vecchio regime il dipendente doveva pagare comunque un terzo, ma di fatto nessuno era disposto a farlo) non può essere generalizzato.

Oltre ai richiami sulle disposizioni di spesa, il parere non vincolante del Consiglio di Stato si sofferma su numerose altre correzioni necessarie. In particolare, i giudici ricordano che questo testo è diverso e più limitato rispetto al regolamento della legge Merloni (Dpr 554/1999). Quest'ultimo, infatti, è un mero regolamento di esecuzione che non ha potere delegificante: non può innovare dunque in nulla rispetto al Codice appalti. Vanno quindi eliminate le norme che non trovano un riferimento nel Codice: ad esempio l'obbligo di aggiudicare le gare di verifica progetti solo all'offerta econonomicamente più vantaggiosa oppure il divieto di avvalimento per i beni culturali.

Ora il ministero delle Infrastrutture dovrà rivedere il testo alla luce di queste indicazioni. Ma il Consiglio di Stato aggiunge un altro passaggio procedurale e chiede di acquisire «per iscritto» i pareri degli altri ministeri che invece in prima lettura erano stati dati per acquisiti con il semplice sì del Consiglio dei ministri.

  • CONTI DA SALVAGUARDARE - Bocciata la possibilità di compensi aggiuntivi ai dipendenti pubblici per l'attività di verifica dei progetti
  • LIMITI - Il provvedimento non può andare oltre le previsioni del Codice. Per le correzioni indicazioni scritte dai ministeri.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 26.09.07


INTERVISTA - Paolo Buzzetti - Presidente Ance. «Rivedere le regole sugli appalti»

ROMA - «Per noi questa Finanziaria è quella della verità: per le infrastrutture il Governo deve confermare l'impegno preso l'anno scorso. Ma con la stessa Manovra è aumentato in misura intollerabile il carico fiscale sull'immobiliare e ora chiediamo un riequilibrio».

Per la Finanziaria 2008 Paolo Buzzetti, presidente dei costruttori dell'Ance, ha giocato d'anticipo e ha già concluso un lungo giro di consultazioni a tutto campo. «Abbiamo visto i ministri Di Pietro, Bersani, Visco, Lanzillotta e, da ultimo, il sottosegretario Enrico Letta».

  • Qual è la vostra richiesta per le infrastrutture?
    Per mantenere il trend positivo del 2007 servono 22,5 miliardi in tre anni. Ma il Governo deve mettere sul serio i fondi. Serve un meccanismo automatico per i trasferimenti che ora arrivano sempre in ritardo. E lo Stato ci rimette perchè paga anche gli interessi.
  • Di cos'altro ha bisogno il sistema delle opere pubbliche per ripartire?
    Il mercato va normalizzato. Attraverso due leve fondamentali: la revisione prezzi e il subappalto. È inaccettabile che forniture e servizi abbiano la revisione prezzi e le costruzioni no.
  • Un argomento scivoloso. La revisione prezzi è stata uno dei fattori scatenanti di Tangentopoli.
    Sì, ci fu anche quello, ma l'uso distorto che se ne è fatto è materia dei processi. In realtà Amato negli anni '90 vietò la revisione per una questione di cassa: con quelle spinte inflazionistiche non ce la potevamo permettere. Ora è diverso: siamo nell'euro.
  • Qual è la vostra proposta?
    La revisione deve scattare solo se i lavori superano la durata regolare del contratto, per cause oggettive che non dipendono dal costruttore.
  • Di Pietro è d'accordo?
    In linea di principio sì. Ma pretende che la revisione sia anche in diminuzione nel caso il prezzo di un materiale dovesse scendere.
  • Veniamo al subappalto che oggi è ammesso solo fino al 30% del contratto.
    Vogliamo eliminare ogni vincolo, o al limite aumentare la percentuale subappaltabile. Con la responsabilità che oggi l'appaltatore ha nei confronti del cantiere deve avere anche la libertà di organizzare la produzione.
  • Il Governo obietta che i limiti al subappalto servono a tutelare dalle infiltrazioni mafiose.
    Le infiltrazioni avvengono a prescindere dai certificati antimafia che sono ormai carta straccia. Nell'era dell'informatica il ministero dell'Interno dovrebbe dotarsi di una banca dati dei subappaltatori e rispondere subito all'imprenditore che chiede l'autorizzazione a subappaltare.
  • Cosa ne pensate del «pacchetto casa»?
    Guardiamo con molto favore al miliardo e mezzo di risorse per l'edilizia pubblica chiesto da Di Pietro. Ma per sostenere il mercato immobiliare è necessario introdurre anche l'aliquota fissa del 20% sugli affitti, che consentirebbe di far emergere il sommerso.
  • Sul prelievo fiscale cosa vi aspettate dalla Finanziaria?
    Dopo la manovra 2007 il carico fiscale e burocratico per noi è ormai insopportabile. Per questo abbiamo chiesto a Visco di riabbassare la tassa di registro nei trasferimenti di aree edificabili. L'anno scorso è salita dall'uno all'11% e ha fruttato poco in termini di gettito. Dobbiamo anche ripristinare l'imposta sostitutiva del 20% sulla cessione di aree fabbricabili.
  • Anche la Finanziaria 2008 dedicherà attenzione al risparmio energetico in edilizia?
    Abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che la detrazione del 55% sarà confermata, un segnale importante.
  • L'Ance stavolta ha un lungo elenco di richieste. Difficile pensare di essere accontentati su tutto.
    Abbiamo ricevuto molta attenzione da parte di tutto il Governo. Letta in particolare ci ha rassicurato: secondo lui sarà una Finanziaria che ci farà sorridere.

LE PRIORITÀ - «Va ripristinata la revisione prezzi. Più libertà sui subappalti. Servono 22,5 miliardi»

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 25.09.07


Edilizia. Proposta sulla qualità. Appalto integrato, il sì degli architetti.

L'Istituto Nazionale di architettura, presieduto da Adolfo Guzzini, scende in campo nel dibattito sull'appalto integrato che divide progettisti e imprese, e propone una terza via che punta sulla collaborazione, in modo tale da far crescere la cultura imprenditoriale e al contempo tutelare la qualità dell'opera. Il consiglio direttivo dell'Istituto (In/Arch) ha approvato infatti un documento che chiarisce che «l'appalto integrato non è nemico della qualità, nè ostacolo insormontabile per la realizzazione dell'architettura». Anzi «un rapporto più organico tra progetto ed esecuzione può al contrario produrre effetti positivi, purchè sia garantita l'unità del processo progettuale, dall'ideazione alla costruzione».

La proposta prevede che il progettista sia il responsabile unico del progetto, anche se in forme e modi differenti nelle diverse fasi, e garante della compatibilità tra le scelte che devono essere sviluppate dal concept all'effettiva realizzazione dell'intervento. A questo proposito l'In/Arch suggerisce di sperimentare formule innovative di appalto integrato, in cui la proposta progettuale presentata dall'impresa nella fase esecutiva, sia valutata e confrontata, come unico sistema di selezione, attraverso il dialogo competitivo già previsto dalle Direttive Europee. Dialogo da realizzarsi con commissioni esaminatrici sempre presiedute dall'autore del progetto, a garanzia della coerenza e della qualità della proposta dell'impresa.

Qualora il progettista assuma un ruolo guida anche nella selezione delle imprese che si dovranno occupare di tavole esecutive e lavori, l'In/Arch dà quindi il suo sì all'appalto integrato. Una via che tenta di riconciliare due mondi separati ormai da anni e che vede contrapposti i costruttori che vogliono riappropriarsi del progetto, riassumendosi la responsabilità dopo che la Merloni li aveva relegati con la sola esecuzione; e i progettisti che temono di restare succubi delle imprese perdendo il ruolo di registi. Il tutto aggravato da un quadro normativo in cui l'appalto integrato era stato fino a un anno fa fortemente limitato, e che ora viene del tutto liberalizzato (e "congelato" in attesa del regolamento di attuazione), senza paletti di importo e complessità tecnologica e con la possibilità di gara sul preliminare, con il Codice degli Appalti. Nello stesso documento si indica anche la necessità di «sviluppare forme di appalto concorso o di appalto integrato con presentazione di progetti definitivi, in cui il confronto concorrenziale avvenga su progetti elaborati sulla base di documenti di programma e non di progetti preliminari».

Altro tema al centro dell'attenzione da parte dell'In/Arch è il ruolo della committenza, sia essa pubblica o privata. In particolare, alle Amministrazioni l'Istituto chiede di codificare e tradurre la domanda in documenti di programma, di monitorare la realizzazione delle opere, ma di lasciar perdere ambizioni progettuali. Ancora una volta l'appello è diretto a una maggior diffusione della prassi del concorso di architettura.

  • LA POSIZIONE - Secondo l'istituto nazionale dei professionisti «solo effetti positivi dal rapporto più organico tra la fase progettuale e l'esecuzione»

 

di Paola Pierotti
da Il Sole 24ore del 23.09.07


Rebus sull'appalto integrato. Rischia il blocco l'affidamento progetto-lavori.

ROMA - Il nodo dell'appalto integrato è ancora senza soluzione. La possibilità di affidare insieme il progetto e i lavori rischia di rimanere bloccata per mesi, almeno fino alla metà del 2008 se non si trovano vie d'uscita al vuoto che si è creato dal primo agosto, dopo le modifiche al Codice degli appalti.

A lanciare l'allarme sull'ipotesi di una sostanziale paralisi in questo settore è stato tra i primi l'Igi. L'Istituto grandi infrastrutture (insieme con l'Anci) ha subito evidenziato il vuoto di regole in cui l'appalto integrato naviga dal primo agosto.

Da quando sono entrate in vigore le modifiche al Codice dei contratti, infatti, è venuta meno la norma transitoria che consentiva di far ricorso all'appalto integrato «vecchia maniera» ovvero nei limiti imposti dalla legge Merloni. E d'altro canto per utilizzare il «nuovo» appalto integrato, liberalizzato dallo stesso Codice, bisogna aspettare ancora parecchi mesi, almeno fino alla metà dell'anno prossimo. Per ora infatti è sospeso: scatterà quando arriverà il Regolamento di attuazione. «Per le amministrazioni che non hanno i progetti esecutivi - spiega il segretario Igi, Federico Titomanlio - significa restare bloccati inutilmente per mesi». Non potendo affidare alle imprese il progetto esecutivo infatti le stazioni appaltanti dovranno o farlo da sole o ricorrere a una nuova gara di sola progettazione.

L'Igi però ha scovato una scappatoia. «È sempre possibile ricorrere all'appalto concorso al posto dell'appalto integrato» ha spiegato il presidente, Giuseppe Zamberletti, nel corso di un convegno sul Codice dei contratti. «L'appalto concorso non è sospeso - dice Zamberletti - perchè è un appalto di sola esecuzione». In altre parole, al concorrente si chiede sì di presentare un progetto ma già in gara. Il contratto invece riguarda solo l'esecuzione dei lavori. Certo, come ha ammesso lo stesso Zamberletti, questa soluzione «è costosa e ad alto tasso di discrezionalità». Le imprese infatti devono sobbarcarsi l'onere di preparare un progetto da portare in gara, senza sapere, naturalmente, se vinceranno o no. «Ma anche il nuovo appalto integrato - replica Zamberletti - almeno nella versione che prevede di preparare il progetto definitivo già in gara presenta gli stessi problemi».

Al ministero delle Infrastrutture intanto si sta lavorando per rimediare alla svista. Già in via informale, in risposta ai quesiti di alcuni Comuni, la direzione per la regolamentazione per gli appalti pubblici ha ritenuto applicabile in via estensiva la vecchia normativa prevista dalla legge Merloni. Si aspetta comunque una presa di posizione formale da parte di Palazzo Chigi che sarà poi tradotta in una circolare.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 20.09.07


Sprint del project financing. In estate per il Cresme balzo per procedure e importi.

ROMA - Raffica di procedure in project financing nei mesi centrali dell'estate, ma l'attenzione è focalizzata su come le imprese risponderanno a questi avvisi, visto che il secondo decreto correttivo del codice appalti penalizza il promotore privandolo del diritto di prelazione sull'opera.

Secondo i dati forniti dall'Osservatorio nazionale del Partenariato pubblico privato - elaborati dal Cresme per AeT, Ambiente e territorio, Azienda speciale della Camera di commercio di Roma - a luglio e agosto il volume d'affari potenziale delle iniziative di project financing (compresi quindi gli avvisi di prima fase) è stato di 7,4 miliardi, un valore quasi raddoppiato rispetto al bimestre maggio-giugno (3,7 miliardi), ma soprattutto quasi quadruplicato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (1,9 miliardi).

Anche il numero delle iniziative attivate risulta superiore a quelle registrate nel 2007: 287 contro 175 (+ 64%). Il maggiore contributo all'impennata del valore è arrivato dalla pubblicazione degli avvisi per la realizzazione di sei grandi infrastrutture viarie, che prevedono un investimento globale di 5,9 miliardi, pari al 79% del mercato potenziale del Ppp.

Per quanto riguarda la fase di messa in gara dei progetti rispetto al bimestre luglio-agosto 2006, si registra una crescita del numero delle iniziative del 71% per cento. Gli oltre 2,1 miliardi mandati in gara negli ultirni due mesi corrispondono, infatti, a quasi 1,9 milioni in più rispetto ad un anno fa. A eccezione del numero delle gare di valore compreso tra 10 e 50 milioni, il trend è di crescita complessiva per tutte le tipologie dimensionali, e in particolare per le maxiopere, con l'importo medio che passa da 13,1 a 60,7 milioni.

Il dato complessivo dell'anno, relativo alle procedure arrivate alla seconda fase, è di 639 bandi (+15,1%) per 4,826 miliardi (+17,1%).

 

di Alessandro Lerbini
da Il Sole 24ore del 20.09.07


Autonomie. Le Regioni scavalcano il Codice unico appalti. Già cinque norme deviano dalle regole nazionali.

Le Regioni sono in fuga dal Codice unico degli appalti. Il decreto che ha riunito in un solo testo le norme sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non è più contestato solo a colpi di ricorsi alla Corte costituzionale (cinque quelli depositati dalle Regioni). Il Codice ora è semplicemente scavalcato dalle Autonomie, sia a statuto ordinario che autonomo. Il Governo, però,non sta a guardare.

In questi giorni entra in vigore l'ultimo, corposo, pacchetto di riforme organiche degli appalti appena varate a livello locale: dall'8 agosto è operativa in Veneto la legge 17/2007, dal 16 settembre è la volta della legge 38/2007 della Toscana; il 19 toccherà alla legge 3/2007 della Campania. Ma le prime due sono già in bilìco: entrambe, infatti, sono state impugnate dal Governo sempre alla Corte Costituzionale perchè giudicate invasive della sfera di competenza statale su molti capitoli: dalla disciplina del subappalto a quella delle offerte anomale, dalla trattatìva privata, alla responsabilità in solido tra appaltatore e subappaltatore. Gli effetti di questa guerra Stato-Regioni sono l'aver gettato nell'incertezza gli operatori: da un lato le stazioni appaltanti locali, obbligate a digerire le nuove regole, ma incerte sull'applicazione, viste le censure del Governo, dall'altro gli operatori costretti a districarsi in una selva di disposizioni, tutte fra loro contrastanti (si veda anche la tabella - ndr link in calce).

L'apice è raggiunto nella gestione delle gare sotto la soglia europea dei 5,2 milioni, che poi rappresentano la maggior parte di quelle bandite a livello locale. Qui succede che quello che il Codice appalti concede come facoltà, ovvero l'esclusione automatica delle offerte risultate anomale, diventi un obbligo in Campania. E addirittura un divieto in Veneto. Qui le amministrazioni sono dunque costrette a visionare e valutare tutte le giustificazioni sui ribassi offerte dai concorrenti e, anzi, ad ascoltarli tutti in contradditorio.

Altro esempio: la trattativa privata. Chi vuole maggiore libertà negli affidamenti diretti deve emigrare verso la Sardegna. Nel resto d'Italia, infatti, il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha corretto il Codice. Dal primo agosto, l'accesso alla trattativa privata è stato ridotto eliminando alcune possibilità. Che invece sono pienamente legittime nella riforma appena varata nell'Isola (legge 5/2007 in vigore a partire dall'11 ottobre). La Sardegna, anche grazie allo status di Regione autonoma, ha disegnato un proprio Codice ben lontano da quello nazionale. È cosi anche per il finanziamento privato di opere pubbliche nel quale è stato mantenuto il diritto di prelazione al promotore dell'opera, appena cancellato a livello nazionale. Un vantaggio che creerà una situazione di diseguaglianza all'interno dello stesso Paese, difficilmente giustificabile sul piano costituzionale.

Accanto alle leggi di riforma organica c'è il filone degli interventi settoriali. E così il Piemonte ha varato la stazione unica appaltante che però ha anche il potere di gestire gli espropri. La Liguria ha introdotto un filtro ai bandi per sanare errori prima della chiusura. La Sicilia ha rivisto per l'ennesima volta il proprio, complicatissimo, criterio di individuazione delle offerte anomale.

Siamo all'epilogo di un conflitto aperto all'indomani della riforma federalista, quando la materia dei lavori pubblici è diventata di competenza concorrente? Probabilmente no: il solco è destinato ad aggravarsi. Anche il Piemonte, la Liguria e la Calabria hanno in cantiere leggi organiche sulla materia.

Decisiva a questo punto per orientare il mercato sarà la Corte costituzionale. Ma bisogna attendere: l'udienza è fissata a fine ottobre,incerta la data per il deposito della sentenza.

  • CONFLITTO - Il Governo ha presentato ricorso alla Corte costituzionale contro due provvedimenti locali ma altri sono in cantiere

 

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 17.09.07


Regione Veneto. Impugnata la legge sugli appalti

ROMA - Il Consiglio dei ministri impugna la legge del Veneto 17/2007 in materia di contratti pubblici. In particolare l'inghippo riguarda le norme che disciplinano gli appalti.

La decisione è stata presa ieri durante il Consiglio: la settimana scorsa palazzo Chigi aveva deciso nello stesso modo per la legge della regione Toscana, su cui la Corte costituzionale si pronuncerà il prossimo 27 ottobre. Anche con la regione Veneto il dipartimento degli Affari regionali rende noto di aver «intrattenuto in questi mesi un lavoro di collaborazione che ha consentito di superare ulteriori profili d'illegittimità». (...)

 

pag. 34
da Il Sole 24ore del 14.09.07


ANCI RISPONDE - Appalti integrati, è necessaria una disciplina transitoria

In base all'articolo 1, punto 8) dello schema del II decreto correttivo al Codice dei contratti «per gli appalti di lavori pubblici di qualsiasi importo, nei settori ordinari, le disposizioni degli articoli 3, comma 7, e 53, commi 2 e 3 si applicano alle procedure i cui bandi siano pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del regolamento di cui all'articolo 5». Ciò significa che viene sospeso, fino all'entrata in vigore del regolamento, l'appalto integrato ma senza prevederne una disciplina transitoria. Diversamente l'articolo 1, comma 3, del Dlgs 6/2007 prevedeva, dall'entrata in vigore del decreto fino al 31 luglio 2007, l'applicazione della legge 109/94 agli istituti sospesi. I Comuni lamentano la mancanza di un riferimento alla disciplina transitoria.

Gli enti auspicavano che il Governo provvedesse a colmare tale lacuna, confermando la disciplina transitoria già prevista.

Permane quindi l'incertezza normativa poichè il II decreto correttivo, approvato in Consiglio dei ministri il 27 luglio 2007, ha lasciato invariato il punto in questione e ciò induce a ritenere abrogata la legge 109/94.
(...)

 

di Guglielmina Olivieri Pennesi
da Il Sole 24ore del 03.09.07


Lavoro. Appalti, al debutto il tesserino. Da oggi il personale deve esporre il documento - Un registro per le imprese con meno di dieci dipendenti.

Da oggi, per effetto della legge 123 del 3 agosto 2007 (pubblicata sulla «Gazzetta ufficiale» del 10 agosto 2007), tutto il personale occupato da qualsiasi impresa appaltatrice o subappaltatrice è tenuto a esporre la tessera di riconoscimento individuale. Solo i datori di lavoro con meno di dieci dipendenti possono adempiere a tale onere istituendo e aggiornando un apposito registro collettivo, vidimato dalla direzione provinciale del Lavoro.

In particolare, l'articolo 6 specifica sinteticamente i dati che devono essere riprodotti sulla tessera (generalità del lavoratore, indicazione del datore di lavoro, fotografia) e precisa l'estensione dell'obbligo ai lavoratori autonomi «che esercitano la propria attività nel medesimo luogo».

Tuttavia la norma null'altro aggiunge,in merito alle modalità di applicazione della nuova prescrizione, il cui mancato rispetto determina, a carico del datore di lavoro, sanzioni amministrative fino a 500 euro per ogni lavoratore interessato.

Trattandosi dell'estensione a tutti i contratti di appalto della disposizione dell'articolo 36 bis della legge 248/06 (di conversione del decreto legge 223/06) riferita ai soli cantieri edili e di cui viene riprodotta pedissequamente la formulazione testuale, gli operatori aziendali, in fase di prima applicazione, potrebbero prudentemente adeguare l'intervento alle indicazioni già fornite in tale occasione dal ministero del Lavoro.
Pertanto, in base alla circolare 29 del 28 settembre 2006, la tessera deve riportare, oltre all'indicàZione del nome e cognome del dipendente, la data di nascita e il nome o la ragione sociale dell'impresa.

La circolare tuttavia non precisa numerosi aspetti applicativi, tra cui l'eventuale sussistenza dell'obbligo di indicare anche il numero di matricola e la sede del datore di lavoro, o la possibilità di non predisporre un apposito cartellino esponendo in sua vece il badge aziendale per la rilevazione presenze, purchè riportante i dati.

Non è inoltre chiara la fattispecie individuata dal legislatore delle ipotesi di distacco e di somministrazione di lavoro. La circolare non affronta infatti direttamente la questione, ma sia l'articolo 36 bis della legge 248/2006 sia il comma 1 dell'articolo 6 della legge 123/07 riferiscono espressamente l'obbligo solo alle imprese che occupano lavoratori in esecuzione di contratti di appalto o subappalto.

La dizione adottata sembra quindi, non comprensìva del personale non dipendente e non autonomo presente nel luogo di esecuzione del lavoro, nonchè inapplicabile alle prestazioni che configurano semplici missioni per l'esecuzione delle cosiddette "prestazioni interinali", anche se svolte presso un'impresa appaltatrice o subappaltatrice.

È infatti ipotizzabile che per i lavoratori distaccati o somministrati, non essendo subordinati all'impresa che esegue i lavori appaltati e non qualificandosi la società distaccante o somministratrice come soggetto appaltatore (in quanto non è sottoscrittrice del contratto di appalto ma si limita a inviare personale per consentirne l'esecuzione) non sussista, in base al tenore letterale della norma, alcun assoggettamento alla prescrizione della tessera.

La complessità delle considerazioni giuridiche riferite alla disposizione legislativa in esame, acuita dall'articolazione maggiore che le gestioni di appalto possono assumere nei comparti non edili (si pensi all'impiantistica o alla manutenzione, etc) rendono pertanto necessari tempestivi chiarimenti ministeriali, possibilmente assistiti dal carattere prescrittivo delle risposte agli interpelli.

Nell'attesa, è forse opportuno che le imprese adottino una particolare cautela operativa e, esercitando il diritto di informazione, verifichino preventivamente, presso i competenti servizi ispezione delle direzioni provinciali del Lavoro territorialmente competenti, i criteri localmente adottati in fase ispettiva.

 

di Stefano Malandrini
da Il Sole 24ore del 01.09.07


Lavoro. Appalti con documento unico. Nella legge antisommerso in vigore da sabato una serie di nuovi adempimenti per aumentare le tutele. Al committente il compito di favorire il coordinamento fra le imprese.

Per l'esecuzione dei lavori in appalto, pubblici e privati, viene introdotto un altro documento e il costo della sicurezza deve essere distinto da quello per la realizzazione dell'opera.

Le novità sono contenute nella legge 123/07, con le misure in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. La nuova legge in vigore da sabato scorso prevede, tra l'altro, alcune modifiche al decreto legislativo 626/94. In particolare, con l'articolo 3 della nuova legge viene modificato l'articolo 7 del decreto legislativo 626, il quale tra l'altro era già stato modificato dall'articolo 1, comma 910, della legge 296/06 (Finanziaria 2007).

Proprio con l'ultima Finanziaria, infatti, era stato introdotto il comma 3 bis, in base al quale era stato previsto che l'imprenditore committente risponde in solido con l'appaltatore, nonchè con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori, per tutti i danni per i quali il lavoratore, dipendente dell'appaltatore o del subappaltatore, non risulti indennizzato a opera dell'Inail.

Con l'ulteriore modifica del comma 3 dell'articolo 7, è stato dettato una sorta di regolamento all'originario testo di tale comma. Infatti, finora era previsto che nel contratto di appalto o d'opera il datore di lavoro committente promuovesse «la cooperazione, nell'attuazione delle misure di sicurezza dai rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto, e il coordinamento dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle "interfetenze" tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva».

Questa disposizione viene ora integrata esplicitando le modalità per l'adempimento a tale obbligo, stabilendo che lo stesso datore di lavoro-committente, proprio per eliminare queste possibili "interferenze", debba elaborare un unico documento di valutazione dei rischi con il quale vengono indicate le misure adottate in proposito.

Tale documento si inserisce nell'obbligo previsto dal precedente comma 2, dello stesso articolo 7, dove è stabilito che il datore, in caso di affidamento dei lavori all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, a imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati a operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.

Si tratta, quindi, di un documento che è indipendente dai rischi specifici propri delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi, le quali, per proprio conto, dovranno, pertanto attenersi, rispettivamente, anche a tutti gli obblighi, formali e sostanziali, previsti dagli articoli 3 e seguenti del decreto legislativo 626/94.

Al fine, evidentemente, di fornire ulteriori e validi elementi per la quantificazione del costo complessivo della sicurezza, che negli appalti pubblici, ai sensi dell'articolo 7, del dpr 222/03, deve essere analiticò e distinto dal costo del lavoro, viene previsto che tale documento "unico" venga allegato al contratto d'appalto, ovvero al contratto d'opera.

Quest'ultima disposizione, mediante l'inserimento del comma 3-ter all'articolo 7, viene ora estesa anche ai contratti di somministrazione, di appalto e subappalto stipulati, ai sensi degli articoli 1559, 1655 e 1656 del Codice civile, da committenti privati.

  • LA FINANZIARIA - La manovra 2007 aveva già modificato il decreto legislativo 626 con la previsione della responsabilità in solido
  • LA SEPARAZIONE - Necessario distinguere il costo della sicurezza da quello che si affronta per la realizzazione dell'opera

 

di Luigi Caiazza
da Il Sole 24ore del 28.08.07


Gare, stazione unica. La novità nel terzo decreto correttivo del codice dei contratti. Di Pietro contro la mafia negli appalti.

Una stazione appaltante unica regionale come strumento per combattere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti pubblici. La novità normativa, peraltro già annunciata nei mesi scorsi, sarà inserita nel terzo decreto correttivo, ancora da scrivere, sul codice degli appalti di servizi e forniture. La conferma è arrivata ieri dal ministro delle infrastrutture. Antonio Di Pietro ha annunciato che nel prossimo decreto correttivo dei contratti pubblici (il secondo è stato approvato a fine luglio), inserirà una norma che darà la misura dell'impegno del governo contro gli appetiti dei malavitosi nel settore dell'edilizia e dei lavori pubblici. «Farò mia la sollecitazione del sindaco Veltroni», ha dichiarato ieri Di Pietro, «e presenterò, nel prossimo decreto correttivo, la norma che preveda anche la stazione appaltante unica a livello regionale. Una struttura per la trasparenza ed il controllo sugli appalti pubblici e le infiltrazioni mafiose che in essi tendono ad insidiarsi determinando anche gravi ripercussioni per l'economia pubblica e l'imprenditoria privata». Al riguardo, il ministro Di Pietro ha fatto sapere che il partito dell'Italia dei Valori parteciperà alla manifestazione in programma il 28 agosto in Calabria. «Una presenza», ha sottolineato Di Pietro, «per ribadire la volontà di un'azione concreta contro un fenomeno che espande e ramifica, sempre di più, la sua azione criminale». Il vice coordinatore regionale di Forza Italia, Giuseppe Castiglione ha proposto misure straordinarie come il blocco dei sub-appalti e degli affidamenti in house. «Bisogna tenere alta la vigilanza per assicurare maggiore trasparenza nella pubblica amministrazione», ha affermato Castiglione, «la gestione centralizzata delle gare d'appalto libererebbe gli amministratori da tutta una serie di pericoli». 

 

pag. 11
da italia Oggi del 21.08.07


Lavori pubblici. Arriva il regime unico per tutti gli affidamenti. Obblighi estesi ai piccoli importi.

Il secondo decreto correttivo al Codice dei contratti (Dlgs 113/07) ha introdotto alcune significative innovazioni anche alla disciplina sui concessionari di lavori pubblici. Con le modifiche agli articoli 142 e seguenti del Codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006) i concessionari, anche se non qualificabili come amministrazioni aggiudicatrici, sono ora chiamati ad applicare buona parte della disciplina pubblicistica a prescindere dall'importo dei lavori da affidare a terzi.

Questa impostazione avrà una notevole incidenza pratica, in considerazione del frequente ricorso alla concessione di lavori pubblici, utilizzabile per interventi di diversa natura e dimensione (autostrade; parcheggi; impianti di smaltimento rifiuti; centri ricreativi; impianti di produzione elettrica). La concessione è uno schema negoziale alternativo all'appalto, dal quale si distingue in quanto il corrispettivo è costituito dal diritto, eventualmente accompagnato da un prezzo, di gestire per un periodo di tempo determinato l'opera, con assunzione del relativo rischio.

I concessionari possono essere obbligati ad affidare a terzi lavori nella percentUale minima indicata dall'amministrazione concedente nel bando di gara. E sono, comunque, tenuti ad appaltare tutti quelli che non siano in grado di eseguire in proprio.

Il Codice, in linea con la direttiva comunitaria, ha distinto i concessionari «amministrazioni aggiudicatrici» da quelli che non lo sono. I primi, per l'acquisizione di lavori, servizi e forniture, devono applicare tutte le disposizioni pubblicistiche non espressamente derogate. I secondi, prima dell'entrata in vigore del Codice, dovevano applicare, riguardo a soli affidamenti di lavori a rilevanza comunitaria, alcune specifiche disposizioni (in tema di pubblicità dei bandi; termini delle procedure; requisiti di qualificazione; subappalto; progettazione e collaudo). Per gli appalti a rilevanza nazionale, il solo obbligo era quello di rispettare i principi fondamentali del Trattato Ue (trasparenza, non discriminazione eccetera).

A seguito del Dlgs 113/07, per i concessionari diversi dalle amministrazioni aggiudicatrici non c'è più alcuna sostanziale differenza basata sull'importo dei lavori oggetto di affidamento: anche a quelli di più ridotto importo è stato esteso il regime previsto per gli affidamenti di maggiore rilevanza (con esclusione delle forme di pubblicità, limitata, per i primi, in ambito nazionale).

Il Dl 113/07 ha quindi imposto un ulteriore irrigidimento alla disciplina nazionale, già più vincolistica rispetto a quella comunitaria. Le modifiche nascono per garantire le condizioni per un più compiuto regime concorrenziale, anche per gli affidamenti minori.

Questa impostazione più restrittiva sembra comunque compatibile con la disciplina comunitaria, di cui valorizza la tutela della concorrenza. E si colloca in ideale continuità anche con il regime dettato per i concessionari autostradali, equiparati alle amministrazioni aggiudicatrici e come tali chiamati ad applicare tout court la disciplina pubblicistica per gli affidamenti di lavori di qualsiasi importo e per forniture e servizi a rilevanza comunitaria (legge n. 286/06).

In ogni caso, va valutato se l'impostazione del Dlgs 113/2007, giustificabile in questa prospettiva concorrenziale, non rischi di essere troppo gravosa per il concessionario. E in quest'ottica vanno valutati anche i possibili effetti sulla diffusione del project financing, disciplinato dall'articolo 156 del Codice, al quale pure trovano applicazione le norme in tema di concessione.

I nuovi vincoli, insieme con la soppressione della prelazione in precedenza prevista a favore del promotore, potrebbero infatti costituire un disincentivo per le iniziative dei privati volte a promuovere, con risorse proprie, la realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità.

  • I SOGGETTI - Scompaiono le differenze proprie della disciplina per i concessionari diversi dalle amministrazioni aggiudicatrici

 

di Domenico Galli
da Il Sole 24ore del 20.08.07


Appalti. Prelazione a scomparsa lenta. L'abrogazione decisa nel secondo decreto correttivo al Codice appalti non riguarda le procedure già avviate. La disciplina transitoria emerge dagli indirizzi dell'autorità di vigilanza.

Il secondo decreto correttivo del Codice appalti (Dlgs 113/2007, all'articolo 1, comma 1, lettera s) ha eliminato il diritto di prelazione attribuito al promotore rispetto all'affidamento della concessione concernente l'opera pubblica da realizzare con finanziamenti privati, previsto dall'articolo 154 comma 1, del Dlgs 163/2006 e in precedenza dall'articolo 37-ter della legge 109/94. Il decreto correttivo, all'articolo 5, stabilisce semplicemente che la disposizione abrogatrice si applica dal giorno successivo a quello della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», suscitando nelle amministrazioni aggiudicatrici il dubbio su quale normativa applicare alle procedure di affidamento in fase di svolgimento.

Il diritto di prelazione era stato introdotto nel 2002 (legge 166/2002), per incentivare l'iniziativa dei privati eliminando per i promotori il rischio di perdita della concessione.

In caso di soccombenza nella procedura negoziata (ex articolo 155, comma 1, lettera b) del Dlgs 163/2006), il promotore poteva adeguare il proprio progetto a quello prescelto, aggiudicandosi così la concessione.

Con il decreto correttivo è stato eliminato il privilegio del promotore oggetto di contestazioni in sede europea (causa C-412/04), ma non è stato chiarito quale normativa vada applicata alle procedure indette prima dell'entrata in vigore del Dlgs 113/2007 ma non ancora concluse.

Nel 2002, quando il diritto di prelazione era stato introdotto, l'autorità di Vigilanza (determinazione 27/2002) aveva chiarito che trovava applicazione il principio secondo cui la normativa speciale di gara è insensibile alle modifiche intervenute dopo la pubblicazione del bando, e che nella procedura ex articolo 37-bis e seguenti della legge 109/94 il momento della pubblicazione del bando corrisponde con il momento dell'indizione della gara per la scelta dei concorrenti del promotore (oggi prevista dall'articolo 155, comma 1, del Dlgs 163/2007). Quindi tutte le procedure giunte alla fase della pubblicazione del bando per la scelta dei due rivali del promotore rimanevano soggette alla normativa previgente. La normativa previgente si applicava in tal caso anche alla fase della procedura negoziata, che non è autonoma rispetto alla fase della licitazione privata per la scelta dei concorrenti del promotore, trattandosi di due fasi della medesima procedura (così anche Consiglio di Stato, sezione V, n.5316/2005).

I problemi di diritto transitorio posti dal decreto correttivo vanno risolti tenendo in considerazione gli stessi principi indicati dall'Authority nel 2002.

Deve quindi ritenersi che:

  1. le procedure di affidamento già in corso rimangano assoggettate alla vecchia normativa (che prevede il diritto di prelazione) se alla data di entrata in vigore del Dlgs 113/2007 sia stato già pubblicato il bando per l'individuazione dei rivali del promotore. In tal caso anche la fase della procedura negoziata rimane comunque sottoposta alla vecchia normativa, a prescindere dal fatto che la stessa sia già iniziata o meno alla data di entrata in vigore del Dlgs 113/2007.
  2. le "nuove" procedure di affidamento della concessione in regime di project financing verranno svolte in base alla nuova normativa (che non prevede più il diritto di prelazione). Tra queste rientrano anche le procedure per cui è già stato pubblicato l'avviso indicativo previsto dall'articolo 153, comma 3, del Dlgs 163/2006, nonchè quelle che abbiano già visto la presentazione di proposte del promotore, e anche quelle in cui le proposte siano state già valutate, qualora non sia stato ancora pubblicato il bando della procedura ristretta per l'individuazione delle due migliori offerte concorrenti del promotore.

Questo è quanto si desume dai principi sull'effetto delle modifiche normative nelle procedure di gara, alla luce della peculiare struttura della finanza di progetto. Si resta però in attesa di un pronunciamento ufficiale.

  • INCERTEZZA - L'assenza di una posizione ufficiale del legislatore ha moltiplicato i dubbi delle amministrazioni sulle norme da applicare

Il «privilegio». Le caratteristiche e i dubbi sulla prelazione

  • La base normativa
    - L'istituto è stato introdotto con la legge 166/2002 e ribadito dall'articolo 154 del Dlgs 163/2006.
    - Lo scopo è quello di evitare ai promotori privati il rischio di perdita della concessione, permettendo loro di adeguare la proposta a quella giudicata più conveniente dall'amministrazione.
    - Nel 2004 la Commissione Ue, in un parere motivato, ha individuato nell'istituto una forma di discriminazione nei confronti di concorrenti non italiani.
    - Il secondo decreto correttivo del Codice appalti (Dlgs 113/2007) ha abrogato il diritto di prelazione a partire dal 1° agosto (giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento in «Gazzetta Ufficiale»).
  • I dubbi sulla disciplina transitoria da applicare riguardano le procedure che al 1° agosto:
    - non sono giunte alla procedura negoziata ex articolo 155, comma 1, lettera b), pur essendo stato pubblicato il bando per la scelta dei rivali del promotore.
    - sono giunte alla fase della pubblicazione dell'avviso indicativo.
    - sono giunte alla fase di valutazione della proposta del promotore, ma senza pubblicazione del bando per la scelta dei rivali del promotore.

 

di Herbert Simone
da Il Sole 24ore del 20.08.07

 

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  1. Indice
  2. Regolamento
  3. Allegati


vedi anche:

Protocollo sugli appalti a Roma

Comune, sindacati ed imprenditori - rass. stampa

Codice appalti subito corretto

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Nessuna cauzione per le gare di progettazione

Decisione dell'Autorità di vigilanza LL.PP.

Resiste l'appalto integrato

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Appalto integrato verso lo stop

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Unanime posizione sull'appalto integrato

Ordine Architetti di Roma - CNAPPC

Primo via libera al regolamento

Codice appalti - agg. rassegna stampa

«Una legge per la progettazione»

Codice appalti - breve agg. rassegna stampa

Codice appalti, otto proposte di modifica

Intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: mercoledì 3 ottobre 2007
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Architettura sul web Ancora la «Merloni» sull'appalto integrato