Fermiamo i restauri, cambiano la nostra storia

I rischi delle terapie estreme

La polemica - Fermiamo i restauri cambiano la nostra storia. Se ne fanno troppi: proponiamo una moratoria. Chi ci dà il diritto di metter mano a grandi capolavori facendo interventi irreversibili? È opportuno ridiscutere una materia così delicata

Nell'ultimo quarto di secolo la fisionomia di opere capitali, che appartengono al patrimonio artistico non dell'Italia soltanto ma dell'umanità, è cambiata profondamente. Al restauro del soffitto della Cappella Sistina e del Giudizio di Michelangelo, preceduti da quello della Camera degli sposi affrescata da Mantegna a Mantova, sono seguiti i restauri dei cicli di Masaccio e Masolino a Santa Maria del Carmine, di Giotto a Padova, di Piero della Francesca ad Arezzo: un lungo elenco che potrebbe continuare, includendo tavole e tele altrettanto importanti conservate in chiese e musei.

Si è trattato di restauri diversi per natura e per risultati. Essi sono stati discussi, e continueranno ad esserlo, da parte degli addetti ai lavori. Ma il fenomeno ha richiamato da tempo un'attenzione più vasta da parte dell'opinione pubblica internazionale. Come cittadini vogliamo esprimere una profonda preoccupazione. Chiediamo una pausa di riflessione, che nasce dalle seguenti considerazioni.

1) Il concentrarsi dei restauri su opere celeberrime come quelle citate, riprodotte in tutti i manuali di storia dell'arte, non ha bisogno di spiegazioni.
I gruppi industriali o finanziari che appoggiano quei restauri investono ingenti somme di denaro in cambio di pubblicità: chiedono risultati visibili, possibilmente clamorosi; all'eliminazione di ciò che può aver prodotto il degrado sono meno interessati. Una conseguenza inevitabile è che opere meno note, ma altrettanto o più bisognose di restauro, vengono spesso ignorate. Una conseguenza possibile (ma tutt'altro che irrealistica) è che opere notissime vengano sottoposte a restauri non urgenti che le rendano ancora più fragili. L'incuria e l'accanimento terapeutico sono due facce della stessa medaglia.

2) Ogni restauro costituisce un'interpretazione storica, anche quando si nasconde dietro l'alibi di una presunta scientificità «asettica» e senza tempo. Ma l'interpretazione di un testo scritto (una cronaca, un atto notarile ecc.) non è irreversibile; un restauro in molti casi lo è. Togliere una velatura da una tavola, un ritocco a secco da un affresco, un elemento che fa parte della stratificazione storica dell'opera, equivale a bruciare la pagina di un testo che ci è arrivato in un unico manoscritto. Quella tavola, quell'affresco non torneranno mai più quello che erano: e d'altra parte la restituzione dell'opera al suo stato originario, quando uscì dalle mani dell'artista, è per definizione inattingibile. E' giusto che una generazione si arroghi il diritto di intervenire drasticamente, trasformandola in maniera irreversibile, su una parte così cospicua, qualitativamente e quantitativamente, della tradizione artistica italiana, sulla base di una cultura figurativa specifica - la nostra, modellata dalle fotografie a colori e dai faretti, dalle sciabolate di luce elettrica che trasformano il gioco delle luci e delle ombre in carte da gioco? E' giusto correre un rischio del genere?

Come l'ambiente naturale, anche l'ambiente artistico è diventato estremamente fragile. In entrambi i casi la riflessione arriva forse troppo tardi, in una situazione ormai compromessa. Ma come il proverbio ci ricorda amaramente, il peggio non è mai morto.

Dobbiamo chiederci quale patrimonio artistico ci apprestiamo a lasciare alle generazioni future, e in quali condizioni. Non dobbiamo dimenticare che, quando era direttore dell'Istituto Centrale per il Restauro, Giovanni Urbani propose di sostituire alla strategia del restauro come terapia d'urto quella della «conservazione programmata»: un continuo, capillare, diffuso monitoraggio delle opere d'arte teso a impedirne o rallentarne il degrado.

E' un'indicazione preziosa, a patto che si tenga presente, al di là della lettera, lo spirito che l'ha dettata. Una pausa di riflessione, una discussione ampia e non convenzionale su questi temi sono necessarie. Chiediamo una sospensione di tutti i restauri ad eccezione di quelli a fini di mera conservazione. Una moratoria è necessaria.

 

di Carlo Ginzburg - Salvatore Settis
da La Repubblica del 03.10.07


I grandi lavori in corso elencati dal Ministero - QUANTI LIFTING PER I MAESTRI DEL COLORE. Fra pochi giorni inaugura Venaria Reale con oltre mille metri di affreschi recuperati. Il cantiere più grande e discusso di fine '900 è stato quello della Cappella Sistina.

Restauri in evidenza. Restauri in corso. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali compila un grande elenco delle maggiori imprese effettuate in questi anni. La lista inizia con il progetto di recupero della Venaria Reale e della sua Reggia, presso Torino, i cui spazi apriranno i battenti il prossimo 12 ottobre, dopo anni di abbandono. Il restauro, durato un decennio, ha infatti affrontato il recupero di una splendida dimora, considerata una tra le più alte espressioni del Barocco europeo, con il Salone di Diana, capolavoro seicentesco di Amedeo di Castellamonte, la Galleria Grande, la chiesa di sant'Uberto, il complesso della Citroniera e delle Grande Scuderia, opera di Filippo Juvarra.

Questo progetto è ritenuto il più significativo programma di riqualificazione di un bene culturale in corso in Europa: i lavori di recupero, coordinati per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali dai soprintendenti Francesco Pernice e Carla Enrica Spantigati e per la Regione Piemonte da Alberto Vanelli e Maria Grazia Ferreri, per qualità e dimensioni dell'intervento hanno infatti comportato la riprogettazione dell'intero territorio, dal restauro dell'immensa Reggia al ripensamento dei giardini scomparsi e alla valorizzazione del borgo. Mille metri quadrati di affreschi, tutti gli stucchi e gli intonaci della Reggia di Venaria recuperati. Il restauro non ha riguardato solo gli ambienti, ma anche le opere d'arte della Reggia. I dieci dipinti raffiguranti scene di caccia di Jan Miel, tornano nella loro collocazione originaria nel Salone di Diana, insieme a sei delle dieci Principesse a Cavallo. Restituite alla Chiesa di Sant'Uberto, già da settembre 2006, anche le due preziose Pale degli altari laterali di Francesco Trevisani e Sebastiano Ricci e le due più piccole delle cappelle laterali di Sebastiano Conca.

Non c'è dubbio, tra i grandi restauri del novecento, figura anche quello degli affreschi di Masaccio nella cappella del Carmine a Firenze. Il restauro degli affreschi di Piero della Francesca con La Leggenda della Vera Croce, nella cappella maggiore della Basilica di San Francesco di Arezzo, è certamente il più complesso, difficile e problematico che la nostra generazione ha dovuto affrontare. L'elenco continua con il Parco della Villa Gregoriana a Tivoli, riaperta al pubblico due anni fa, dopo decenni di degrado.

A Villa Giulia a Roma sono tornati nella Sala delle Arti e delle Scienze le statue dell'Ercole e dell'Apollo di Veio. Il sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali prosegue la lista, mettendo in evidenza il ciclo pittorico delle storie di santo Stefano e san Giovanni Battista del Duomo di Prato. E' giunta a compimento anche la restituzione del ciclo di affreschi con le Storie di Maria e Gesù e il Giudizio Universale che Giotto dipinse nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Tra i capolavori restaurati, figura anche la Fornarina di Raffaello, conservato nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. La lista continua con altre grandi imprese.

Nel 2000 riapre il Vittoriano, dopo tre decenni di chiusura. Andando a ritroso nel tempo, merita attenzione un altro grande cantiere: quello dell'Ultima Cena di Leonardo in Santa Maria delle Grazie a Milano. Conclusosi nel 1999 è considerato uno dei più complessi e difficili interventi compiuti negli ultimi decenni. C'è poi il restauro in corso, della Domus Aurea di Roma, quello della Torre e del Campanile di Pisa.

Impresa epocale è stato il restauro degli affreschi della Cappella Sistina. Tutti ricordano, del resto, il vivace dibattito sorto tra gli studiosi a proposito del grande cantiere, conclusosi nel 1999. Non è tutto. Anche la Camera degli Sposi a Mantova è stata oggetto di interventi di restauro. Recentemente sono iniziati i lavori per il ripristino della Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona.

 

di Luisa Somaini
da La Repubblica del 03.10.07

 

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data pubblicazione: venerdì 5 ottobre 2007
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