Tempio di Venere, via le false colonne

Fori Imperiali - breve agg. rass. stampa

FORI IMPERIALI - Ordine di Bottini: via le colonne finte. Saranno smontate. Bottini: ho parlato con la maison Valentino, provvederanno. Colonne di plastica decisa la rimozione. Il sovrintendente: «Ho chiesto di toglierle».

Colonne di plastica, addio. Non si sa se sia stato il grido di dolore dell'illustre «artigiano» a cui erano state commissionate - il Premio Oscar Dante Ferretti che le ha ideate per conto della maison Valentino e che pochi giorni fa su queste pagine aveva invocato di eliminarle - o se abbia pesato piuttosto il logorio della sorda protesta che non è scemato col tempo, ma finalmente si apprende che i falsi in vetroresina eretti nel Tempio di Venere e Roma, proprio di fronte al Colosseo, saranno tolti.

«Ho chiesto ai rappresentanti di Valentino di togliere le colonne - spiega il sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini - . Mi hanno appena fatto sapere che avranno bisogno di organizzare il cantiere necessario per l'operazione, che non può essere sbrigata in quattro e quattr'otto... Comunque, rasserenatevi tutti. Le colonne, che peraltro non sono così improponibili come è stato detto e ripetuto ma che sono state eseguite tenendo ben presente che cosa dovevano essere quelle originali, saranno finalmente portate via. E così non ne parleremo più...».

Che fine faranno dunque tra qualche giorno le colonne che dal 7 luglio, giorno in cui sono state usate come fondale per la festa della maison Valentino, continuano a svettare in mezzo alla polemica in uno dei punti più magici dell'antica Roma? Il soprintendente risponde facendo spallucce: «Non saprei, le butteranno da qualche parte, non riguardano certo la nostra amministrazione... ». Povere colonne, dopo tutto il vespaio che hanno creato, fanno piuttosto pena: roba da discarica. Anche lo stesso loro ideatore, che incaricato di organizzare la scenografia di una serata estiva le ha poi elaborate, ha preso nel frattempio le distanze dalle sue creature diventate così vituperate nel momento in cui il ministero dei Beni culturali ne ha voluto prolungare l'artificiale esistenza.

La notizia della nuova decisione del soprintendente che ha finalmente optato per la cancellazione di ciò che in molti hanno variamente qualificato come «scempio», «insulto», «ignominia», ha preso ieri in contropiede Italia nostra che qualificando il tutto come «colonne del ridicolo» e «vicenda falstaffiana» aveva invocato, a questo punto della tregenda, l'intervento del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, l'organo collegiale di rappresentanza e di orientamento del ministero, presieduto da Salvatore Settis.

«Una quinta di colonne posticce (plastica), che porta la firma dello scenografo Dante Ferretti, era destinata ad essere rimossa subito dopo la fine dell' "evento" - ha protestato ieri Italia Nostra, ancora all'oscuro della decisione presa da Angelo Bottini -. Rimarrà invece, contro la volontà dello stesso Ferretti e per superiori necessità del ministro Rutelli e del soprintendente archeologico, dove incongruamente è situata ora...». Poi l'affondo: «Siamo al di fuori di ogni logica, oltre il limite del buon gusto: un inserimento clownesco meglio degno di outlet commerciali e parchi divertimenti per bambini. Siamo allo stravolgimento delle più elementari norme del restauro internazionali. Si conferma l'utilizzazione a fini mercantili delle piazze storiche romane come mere quinte scenografiche e televisive per eventi paraculturali... ».

Il soprintendente Bottini, come già detto, intanto aveva anticipato l'associazione ambientalista mettendo, si spera, la parola fine a questa curiosa vicenda.

 

di Paolo Brogi
dal Corriere della sera del 03.10.07


Tempio di Venere, via le colonne. Giorni contati per la scenografia allestita per Valentino ai Fori. E continua la protesta.

Saranno tolte a giorni, forse già lunedì prossimo, le colonne in vetroresina rimaste per più di tre mesi sul Tempio di Venere, di fronte al Colosseo, dopo la grande cena di gala dei primi di luglio per festeggiare i 45 anni della maison Valentino. Da allora le date fissate per la loro rimozione sono state via via rimandate: si è parlato dei primi di settembre, poi dei primi di ottobre. Ma ad oggi sono ancora al loro posto, e la loro permanenza ha suscitato molte proteste, soprattutto di privati cittadini che hanno tempestato di e-mail il forum aperto sul sito www. roma. repubblica.it. Ieri è scesa in campo nella querelle sulla sorte dell'installazione dello scenografo Dante Ferretti anche Italia Nostra, che ha chiesto all'amministrazione dei Beni Culturali «l'immediata rimozione delle colonne del ridicolo del Foro Romano».

«È opinione concorde di tutti che le colonne vadano tolte», ci conferma il Sovrintendente ai Beni Archeologici Angelo Bottini, «bisogna dare però il tempo alla ditta che è stata incaricata dalla maison Valentino d'altra parte era scritto già nel contratto originario che prevedeva che Valentino si assumesse tutti gli oneri rispetto all'installazione delle colonne, compreso quello di riconsegnare lo spazio usato, cioè il Tempio di Venere, nelle condizioni originarie». Spiega il Sovrintendente Bottini di aver ripetuto la richiesta anche negli ultimi tempi: «ma non ho fatto loro fretta. Mi aspetto che prima o poi, più prima che poi, le colonne vengano tolte. D'altronde nessuno, neanche la maison Valentino, ha interesse che rimangano lì».

Anche perché proprio sotto l'attuale installazione di Dante Ferretti dovranno iniziare i lavori di restauro resi possibili anche grazie all'offerta fatta da Valentino alla Sovrintendenza, 200 mila euro. Questi lavori che, secondo notizie del ministero dei Beni Culturali, dovrebbero partire all'inizio dell'inverno, perciò in tempi brevi, anche se i finanziamenti ministeriali non sono ancora stati erogati. È stata invece superata l'ipotesi di continuare a in piedi le colonne di vetroresina come location per conferenze e incontri di lavoro sui risultati dei restauri del Palatino e della Domus Augustae. «Si era pensato di fare altro nell'installazione», conferma il Sovrintendente Bottini, «ma non si è fatto. Ora bisogna solo aspettare i tempi tecnici. Le colonne non rimarranno un minuto di più del necessario».

Le critiche alle colonne, nei giorni scorsi, erano venute anche da voci di autorevoli studiosi come l'ex Sovrintendente Adriano La Regina, oggi presidente del Parco dell'Appia Antica, che ha detto: «è un modo sciatto e incolto di gestire i nostri monumenti. Le colonne trasparenti sarebbero state benissimo in un quartiere povere di opere d'arte, non su un monumento visitato da migliaia di persone». E anche Andrea Carandini, più possibilista sull'uso dei monumenti antichi in chiave attuale, aveva messo dei paletti: «l'importante è che l'apparato effimero sia tolto in tempi ragionevoli». E quanto chiedono anche i cittadini che hanno scritto a Repubblica.

 

di Renata Mambelli
da La Repubblica del 03.10.07


LA PROTESTA - Messe al Tempio di Venere per il Valentino-day. Nessuno le ha tolte. Devono restare? Risposte su roma.repubblica.it: "Fori, via quelle finte colonne trasparenti come un calamaro". Il blog: "È un falso storico. Sono invasive e riducono le rovine a una pista da circo".

«Le colonne in vetroresina? Sono semplicemente orribili, specie in alcune ore del giorno quando la luce le rende semitrasparenti come un calamaro». Arnax, così si firma il lettore internettiano, usa un paragone alla "Ventimila leghe sotto i mari" per rispondere alla quesito lanciato dal sito di roma. repubblica. it ai suoi lettori. E cioè: «Le false colonne sopra il Tempio di Venere - quelle utilizzate per la coreografia della cena di gala durante la festa di Valentino a luglio, e ancora non rimosse - vi piacciono o no?».

Una domanda che ha scatenato un vortice di critiche tra il popolo del blog. Ultima coda di una polemica cominciata già dai primi giorni dopo la loro installazione. Con l'ex soprintendete ai Beni archeologici Adriano La Regina, che aveva definito tutta l'operazione «un modo sciatto e incolto di gestire i monumenti»; il successivo ordine dell'attuale soprintendente Angelo Bottini, di togliere subito le finte colonne a festeggiamenti finiti. Poi, il contrordine. Quello della dottoressa Silvana Rizzo, consigliere culturale del ministro Francesco Rutelli: «Rimarranno lì sicuramente fino ai primi di ottobre».

E lì stanno a tutt'oggi. Fotografate dai turisti, mal sopportate dai romani. Romani che sul blog si sono scatenati: «A me le colonne non piacciono, sono un pugno ad un occhio. Lì dove il tempo si è fermato vedere «quelle cose di plastica» fa veramente un brutto effetto», scrive sul sito una lettrice dal nome in codice Maxgala. E d´accordo è anche Lamalmedy che alle 8,20 manda in rete il suo verdetto: «Assolutamente da togliere e al più presto!». Anche Robecas2007 non le manda a dire: «Le colonne hanno lo stesso impatto visivo degli scarabocchi sui muri». E giù a dissertare sul senso dell´opera, firmata dal premio Oscar Dante Ferretti che si erge su un sito archeologico come il Tempio di Venere, bisognoso di consolidamento. E dove invece, hanno banchettato in 400 brindando ai 45 anni della maison dello stilista: «Non riesco a capire il senso di trasformare il Foro Romano in una sorta di Caesar´s Palace nostrano - scrive Moniq - Mi sfugge il significato di una colonna di cartapesta accanto a ricordi della storia del mondo... «. Critica a tiutto campo per l´internettiana Ele02: »Sono invasive, riducono le rovine ad una pista circense e avrei molte altre cose da dire rispetto all´esposizione di Valentino all´interno dell´Ara Pacis. Scandalosa».
Ma non tutti sono d´accordo. Come Lamuzazie, un po´ cybernauta un po´ poeta, che sulla rete esprime la sua: «E invece, le colonne in vetroresina sono interessanti perché si trovano lì in quello scenario rimasto immobile nel tempo, E loro se la ridono, gaie. Tendono al cielo pure loro. Perché non dovrebbero farlo? Perché sono di plastica? O solo perché a Roma le uniche scenografie concesse sono quelle che hanno smesso di respirare da tempo. Poveri capolavori del passato, se guardate bene, i fori sono contenti di queste nuove intruse, hanno familiarizzato, il contrasto sottolinea ancor di più il loro splendore. E rende anche meno monotona e ripetitiva ogni visita in blocco dei turisti. Io passo lì davanti e mi incuriosisco, mi volto, rifletto, reagisco. Le colonne non sono finte, sono più che reali, e diverse. Per questo vi danno fastidio».

 

di Alessandra Paolini
da La Repubblica del 02.10.07


«Togliete quelle colonne di plastica dai Fori». Il premio Oscar Dante Ferretti, creatore dei «falsi»: non voglio passare per l'autore dello scempio. Il Sovrintendente: «La concessione per Valentino è senza limiti di tempo. È il ministero a voler mantenere la struttura».

«Ma che le togliessero quelle colonne...». Il più stufo di tutti è sicuramente lui, l'autore, il realizzatore, il Premio Oscar, lo scenografo di Fellini e Scorsese, ma anche di Pasolini e Terry Gilliam, insomma l'insigne Dante Ferretti. È lui ad aver messo la firma su quella sfilata di colonne in vetroresina volute da Valentino per celebrare il maxi-evento del 7 luglio. E ora, due mesi e mezzo dopo l'evento, è lui a sentirsi indirettamente apostrofare come l'autore dello scempio che resiste, le colonne che non vengono tolte e che resteranno lì chissà fino a quando. Il ministero dei Beni culturali le ha difese, di recente, attraverso una dichiarazione della consulente del ministro Silvana Rizzo, contro l'ondata di critiche che ormai sono quasi quotidiane. Ma lui, Ferretti, non vede invece l'ora di potersene liberare.

Dice Ferretti: «Ho fatto due istallazioni per l'evento di Valentino, una a Villa Borghese e l'altra nel Tempio di Venere e Roma. La prima è stata smontata il giorno dopo, questa di Venere e Roma è ancora lì. Eppure doveva essere smontata anche quella l'indomani, ma il ministero ha chiesto di lasciarla lì. Così mi è stato riferito. Poi sono cominciate le critiche, chi accusa le chiama le colonne di Ferretti, insomma mi sono venuto a trovare in una posizione assurda. A questo punto sapete che dico: che le tolgano e che la facciano finita con questa storia...».

Per chiedere lumi bisogna rivolgersi al sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini. Formalmente è lui ad aver firmato a nome dell'amministrazione statale quella concessione. Una concessione che, incredibilmente, non prevede un limite temporale. «È così - conferma il sovrintendente - . Per la legge c'è l'obbligo di rimuovere quelle istallazioni quando l'amministrazione lo riterrà utile...». E quando sarà utile rimuovere quello che non passa giorno viene comunemente indicato come uno scempio?

L'ultima accusa è del capogruppo dei Verdi alla provincia, Gianluca Cavino, secondo il quale quel colonnato è «un insulto».

«Il ministero ha parlato chiaro, le ritiene di proprio interesse », taglia corto Bottini. Il ministero, pochi giorni fa, per bocca di Silvana Rizzo consulente di Rutelli, le ha indicate infatti come teatro futuro di nuovi eventi, perfino scientifici. E così le colonne restano lì. Clementina Panella, l'illustre archeologa che poco sotto il Tempio di Venere e Roma ha ritrovato lo scettro di Massenzio, continua a scavare alle pendici della Velia. «Cerco di non guardare su in alto - spiega l'archeologa -. Vogliono farci degli incontri scientifici? Per fortuna non sono invitata...».

Perciò non resta che ascoltare il grido di dolore di Dante Ferretti. Che aggiunge: «Non vorrei che le colonne diventassero come la monnezza a Napoli? Roba da riciclare qua e là...».

 

di Paolo Brogi
dal Corriere della sera del 22.09.07

 

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Commenti

07/10/2007 15:23: titolo
E una delle più belle sorprese degli ultimi anni a Roma. Trovarsi davanti agli occhi quella scenografia venendo dall'Aventino da sensazioni di vitalità e ripristinata memoria. E' evidente che sono un falso e per fortuna è un falso evidente che non si ammanta da opera d'arte e da sensazioni altrettanto importanti. Spero che rimangano lì per sempre come testimonianza che sappiamo anche far uso dell'antico senza fregiarlo nè mistificarlo ma semplicemente amandolo come parte del nostro presente.
Maria Letizia Mancuso

13/10/2007 13:44: basta con queste storie
Basta con questa storia delle colonne. La plastica delle colonne per me può anche restare nei fori. Roma non è più solo i Fori imperiali e tante chiacchiere spese a difesa dei ruderi sviliscono la cruda realtà del contesto. Se Roma deve essere solo un museo cominciamo ad essere coerenti ed adottiamo seriamente e drasticamente una rimozione generale ad esempio dei cartelli pubblicitari megagalattici magari per pubblicizzare i nostri dipendenti. Ecco, questa incoerenza ferisce la gente perchè viene scambiata per falsità. Rimuovere seriamente i cartelli pubblicitari che imbrattano la città.
Maxber

30/01/2009 10:32: titolo
Una storia ordinaria che si ripete! l'evento di Valentino ha trovato applicazione per un certo funzionario ministeriale e per il senso arbitrario di arredare un tempio. Fuori dal tempo e fuori dal tempio!!!
Ivano Pala

vedi anche:

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data pubblicazione: venerdì 5 ottobre 2007
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