Gli Albi chiamati all'autoriforma

Riforma professioni - agg. rassegna stampa

La proposta della maggioranza. Gli Albi chiamati all'autoriforma. I principi per riscrivere gli ordinamenti.

ROMA - Le nuove tariffe - minimi negoziabili e massimi inderogabili - saranno il risultato di un'istruttoria in cui devono essere sentiti Consiglio di Stato, associazioni di consumatori e Antitrust. Viene ridimensionata la liberalizzazione del patto di quota lite (la legge Bersani 248/2006 aveva eliminato il divieto): i compensi dei legali non potranno superare il 10% del valore della causa. I clienti potranno contestare la parcella in contraddittorio. Nelle gare di progettazione il ribasso consentito sarà al massimo un terzo dei minimi tariffari (si applica così il divieto comunitario di offerte anomale). I Consigli nazionali hanno 12 mesi di tempo dall'entrata in vigore della legge per riscrivere l'ordinamento, che verrà recepito con regolamento ministeriale.

Sono alcune novità della bozza di riforma delle professioni intellettuali che Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi hanno presentato al comitato ristretto della Commissione Giustizia e Attivìtà economiche della Camera. Poche ore prima, i tecnici di due ministeri (Politiche comunitarie e Giustizia) eliminavano dal decreto legislativo sulle qualifiche approvato dal Consiglio dei ministri la possibilità di rilasciare attestati di competenza per le associazioni di professionisti senza Albo riconosciute in sede Ue. Hanno concordato che si era di fronte a un eccesso di delega. L'attestato di competenza è però presente nella bozza di riforma.

«I principi del decreto qualifiche si ritrovano tutti in questa bozza: in entrambi i testi si vuole rafforzare il sistema duale Ordini-associazioni. C'è stato un approccio realistico», spiega Mantini. I principi che riguarderanno la vita e l'attività degli Ordini, continua Mantini, sono «autoriforma, semplificazione, razionalizzazione delle regole sulle tariffe, dopo le liberalizzazioni di Bersani, riduzione al massimo del periodo del tirocinio, che non può superare due anni, tranne casi particolari, equo compenso per i praticanti». Gli Ordini si dovranno autoriformare rispettando i nove punti fissati dall'articolo 4: «È un grande atto di fiducia nei confronti dei Consigli - spiega Mantini -. La prova che vogliamo coinvolgerli nel processo di modernizzazione delle professioni». L'ordinamento proposto della categoria deve essere approvato entro sei mesi dal Governo, su parere delle Commissioni parlamentari. Se la riforma-fai-da te non attua i principi fissati dalla legge, l'Esecutivo apporta le modifiche e procede all'approvazione.

Si semplifica, riunendo in un unico albo geometri, periti agrari e industriali e laureati triennali dell'area tecnica. Si trasforma poi in Ordine il Collegio che comprende infermieri, assistenti sanitari e infermieristici e vigilatrici d'infanzia.

Prevista la delega per regolare le società tra professionisti. I soci finanziatori sono ammessi solo per le attività tecniche.

I punti di partenza

  • Ripartizione dei poteri. La definizione dei principi fondamentali degli ordinamenti delle professioni e la disciplina della concorrenza spetta allo Stato; alle Regioni tocca la formazione.
  • Ordini e riserve. Prevista la revisione delle attività riservate, limitando quelle strettamente necessarie per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti e per il perseguimento di finalità primarie di interesse generale. Vanno individuate professioni affini per accorpamenti. Previsto l'Albo unico delle professioni tecniche (geometri, periti industriali e agrari). Fissato il divieto di costituire altri Ordini, salvo che in relazione a diritti costituzionali.
  • Tirocinio, pubblicità e tariffe. Il numero programmato vale solo per farmacisti e geometri. Il tirocinio, di regola, non può superare i due anni e ai praticanti va garantito un equo compenso. La pubblicità è libera, purchè veritiera e non comparativa. Le tariffe sono inderogabili nei massimi, di riferimento per i minimi. Per gli avvocati il compenso non può superare il 10% del valore della lite. Per le gare di progettazione i ribassi non possono andare oltre un terzo. Via alle società tra professionisti, con apporti di capitale "esterno" solo per le professioni tecniche.
  • Associazioni. Il riconoscimento conferisce il potere di attribuire agli iscritti gli attestati di competenza.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 25.10.07


Dlgs qualifiche, saltano gli attestati di competenza

Saltano gli attestati di competenza dei professionisti non iscritti all'albo dal decreto legislativo di recepimento della direttiva qualifiche, approvato l'altro ieri in consiglio dei ministri. Ma la cosa lascia quasi indifferenti i diretti interessati. Perché in ogni caso è il riconoscimento a dividere. E per gli ordini, attestati di competenza o meno, rappresenta comunque un motivo più che valido per impugnare il testo in tutte le sedi. Mentre per le associazioni, aldilà di tutto, è decisamente una conquista.

Gli ordini. Conferma la tesi Roberto Orlandi (agrotecnici), vicecoordinatore del Cup, che annuncia battaglia già da quando il provvedimento passerà dal parere del Cnel. «Ritengo irrilevante la questione dell'attestato», ha dichiarato, «comunque siamo nel campo dell'extra delega. Come coordinatore del gruppo delle libere professioni del Cnel posso assicurare che il nostro parere, anche se non vincolante, sarà negativo». «La battaglia sarà quindi doppia», ha incalzato, «da parte del Cup e del Cnel. Il parere di quest'ultimo, infatti, avrà il suo peso nelle impugnative future che verranno prese nei confronti di questo testo».

Le associazioni. Soddisfazione, al contrario, all'interno del Colap (che rappresenta la maggior parte delle associazioni professionali). Il dlgs uscito dal Consiglio dei ministri, infatti, è stato definito, dal coordinatore nazionale Giuseppe Lupoi, «il primo vero passo in avanti per una sinergia tra i vari sistemi professionali esistenti». Per il presidente dell'Int, Riccardo Alemanno, «quanto avvenuto è vitale per affrontare con più autorevolezza la riforma delle professioni». Soddisfatta anche l'Ancot. «Abbiamo raggiunto un risultato storico», ha detto il presidente Arvedo Marinelli, «e chi lo definisce una vergogna non accetta la riforma delle professioni». Mentre, secondo il presidente dell'Ancit, Luigi Pessina, che ha anche inviato una lettera a Tommaso Padoa-Schioppa per sottolineare la valenza sociale dei consulenti tributari, «chi non comprende che nell'economia della conoscenza l'apertura ad altri concorrenti significa arricchimento culturale e professionale è destinato a soccombere di fronte all'Unione europea». Per Roberto Falcone, presidente della Lapet, invece, se il dlgs dovesse restare immutato rappresenterebbe «un primo passo per riconoscere le nuove professioni, il cui compito nello specifico dovrà essere affidato alla riforma delle professioni».

Parlamento Ue. Sempre in tema di qualifiche, il Parlamento Ue, sulla base di un compromesso con il Consiglio, ha approvato ieri l'istituzione di un Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente. «Che mira», si legge nella nota di Bruxelles, «a migliorare la trasparenza, la comparabilità e la trasferibilità delle qualifiche nazionali. Ma intende anche consentire alle organizzazioni settoriali internazionali di collegare i propri sistemi di qualifica a un punto di riferimento comune europeo».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 25.10.07


Consiglio dei ministri. Associazioni con timbro Ue. Approvato definitivamente il decreto legislativo sulle qualifiche professionali. Individuate dalla Giustizia le organizzazioni dei senza Albo.

Hanno ottenuto il riconoscimento, ma dovranno osservare due divieti e non sanno ancora se potranno rilasciare attestati di competenza. I professionisti senza Albo sorridono: non solo perchè il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sulle qualifiche che permette alle associazioni ricosciute di partecipare ai tavoli di negoziazione Ue, ma anche perchè il testo anticipa i principi su cui si baserà la proposta di riforma che il relatore Pierluigi Mantini presenterà nel pomeriggio alla Camera, in commissione Giustizia.

«Sono molto contento - dice Mantini - perchè con questo voto si pongono le premesse per una riforma delle professioni più serena e si crea dinamismo nel settore. Nel testo di legge che presenterò domani (oggi ndr) i paletti per le associazioni saranno riproposti in modo speculare».

E dunque: le associazioni dovranno avere un'organizzazione ramificata a livello nazionale e assicurare l'affidabilità degli iscritti, con il rispetto di codice deontologico e con l'obbligo di formazione continua. Mantini, in più, nella sua proposta cerca di risolvere il problema delle possibili sovrapposizioni con gli Ordini. Le associazioni dei senza Albo non protranno esercitare competenze riservate nè fare uso di denominazioni professionali utilizzate da Ordini e Collegi.

Il Consiglio dei ministri ha accolto le osservazioni delle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. Resta il nodo degli attestati di competenza. Se e come le associazioni li potranno rilasciare, si dovrebbe decidere oggi in una riunione tra tecnici delle Politiche Comunitarie e della Giustizia. Per questo motivo quella del Consiglio dei ministri è stata definita «approvazione salvo intese». Il timore è che questa misura configuri un eccesso di delega, ipotizzata dalla commissione Giustizia del Senato. E si potrebbe creare un'asimmetria tra associazioni e Ordini i quali non possono rilasciare attestati agli iscritti.

Le reazioni sono di segno opposto. Raffaele Sirica, presidente del Cup, la sigla che riunisce gli Ordini, aspetta di leggere il testo ma giudica il riconoscimento «una vergogna». Roberto Falcone, rappresentante di Assoprofessioni, parla invece di «voto epocale».

D'ora in poi le associazioni ammesse ai tavoli in sede comunitaria, potranno essere riconosciute con decreto del ministro della Giustizia, di concerto con le Politiche comunitarie, su parere del Cnel.

Per essere ammesse occorrono diversi requisiti (oltre alla deontologia e alla cura per la formazione): costituzione da almeno quattro anni per atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata presso l'ufficio del registro; adozione di uno statuto che assicuri ordinamento a base democratica, l'assenza di scopi di lucro, l'identificazione delle attività professionali cui l'associazione si riferisce e dei titoli professionali o di studi necessari per farne parte. Ancora: si chiede rappresentatività elettiva delle cariche interne e assenza di situazioni di conflitto di interesse o di incompatibilità, trasparenza degli assetti organizzativi adeguati al raggiungimento delle finalità dell'associazione, la tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente.

Tra le novità introdotte dal testo c'è la possibilità per le ostetriche di prescrivere gli esami di gravidanza. Livia Turco, ministro della Salute che ha proposto la modifica, dice che la misura «si inserisce come punto qualificante del "Piano d'azione materno infantile", con l'intento di incrementare il livello di qualità, la sicurezza e l'umanizzazione del percorso nascita. Grazie a questo provvedimento - ha aggiunto - l'Italia recupera il ritardo nel riconoscimento della facoltà di prescrizione all'ostetrica, che era già stato previsto dalla precedente direttiva 155 del 1980 e conferma l'impegno nella valorizzazione di tutte le professioni sanitarie».

  • IL PUNTO CRITICO - Ancora in forse la potestà di rilasciare attestati di competenza agli iscritti da parte delle realtà che saranno riconosciute
  • PRIMO PASSO - Secondo il relatore Mantini il provvedimento del Governo prepara la strada alla riforma complessiva delle professioni

Patente europea

  • Associazioni riconosciute. Le associazioni delle professioni non regolamentate sono «individuate» con un decreto del ministro della Giustizia, di concerto con le Politiche comunitarie, sentito il Cnel. Le associazioni, tra l'altro, devono prevedere nei loro statuti elementi di deontologia, la possibilità di sanzioni e la formazione continua. Resta sospesa la possibilità di distribuire agli iscritti l'attestato di competenza.
  • Salve le norme settoriali. Il decreto legislativo accorpa le direttive per sette professioni: infermiere, odontoiatra, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista e medico. Le attività in materia di trasporto, intermediari di assicurazione e revisione dei conti sono interessate dal decreto solo per quanto non previsto dalla normativa di settore sul riconoscimento professionale. Salvo il regime della direttiva 98/5/Ce per gli avvocati.
  • Prestazione temporanea. Chi arriva per la prima volta in Italia per fornire servizi deve informare, di regola 30 giorni prima, l'autorità (il ministero titolare della vigilanza per le professioni regolamentate). Si deve provare il possesso delle qualifiche professionali. Se nello Stato d'origine la professione non è regolamentata, si deve dimostrare l'esercizio per almeno due dei dieci anni che precedono.
  • Cinque livelli. La procedura di riconoscimento professionale si basa sulla catalogazione in cinque livelli della formazione per l'accesso a una professione. Si va dall'attestato di competenza, per formazioni brevi o a carattere generale, fino al "diploma" per percorsi di livello universitario di almeno quattro anni. La struttura a livelli è funzionale esclusivamente a stabilire possibili condizioni per il riconoscimento.
  • Il riconoscimento. Nel caso di una professione regolamentata in Italia il riconoscimento è assicurato per quel professionista che, autorizzato a esercitare nello Stato d'origine, sia in possesso di una formazione corrispondente a un livello uguale o immediatamente inferiore a quello previsto dalle normative nazionali. Altrimenti, il riconoscimento può essere condizionato al superamento di una misura compensativa.
  • Help desk. L'attività del punto nazionale di informazione sui riconoscimenti professionali nonchè la funzione di coordinatore nazionale sono mantenute nell'ambito della presidenza del Consiglio dei ministri, dipartimento per il Coordinamento per le politiche comunitarie. Possono essere istituiti altri punti di contatto, da parte di altri ministeri, per assicurare informazioni di maggiore dettaglio sulle relative professioni.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 24.10.07


Liberalizzazioni. Associazioni, si tratta sui poteri. Al Consiglio dei ministri il decreto legislativo per recepire la direttiva sulle qualifiche. Per il riconoscimento braccio di ferro Politiche europee-Giustizia.

ROMA - Legittimate ma non ancora pienamente riconosciute. Il destino per le associazioni professionali si profila con la seduta ai tavoli di rappresentanza europei, ma senza la possibilità di rilasciare attestati di competenza.

Dopo una febbrile giornata di trattative e una mancata intesa anche nella riunione tecnica di preconsiglio tra i ministeri delle Politiche comunitarie e della Giustizia, sembra ridimensionarsi il riconoscimento delle associazioni non regolamentate nello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva sulle qualifiche professionali 2005/36. L'appuntamento chiave resta, comunque, il Consiglio dei ministri di oggi, che, accolti i pareri parlamentari, dovrà dare via libera definitivo al provvedimento.

A Palazzo Chigi, il testo entrerà comunque con il pieno riferimento - come preme il ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino - alla possibilità, da parte delle associazioni dei "senz'A1bo", in possesso di specifici requisiti (almeno quattro anni di istituzione, statuto, democrazia interna e rappresentatività su base nazionale) e «individuate, previo parere del Cnel, con decreto del ministro della Giustizia, di concerto con il ministro delle Politiche comunitarie e del ministro competente per materia», di rilasciare «l'attestato di competenza agli iscritti, ai sensi dell'articolo 19, comma 1, lettera a, numero 1».

Ma il testo che oggi sarà sul tavolo dell'Esecutivo recepisce anche le altre osservazioni espresse dalla Camera (si veda «Il Sole-24 Ore» dell'11 ottobre) «di un sistema di deontologia professionale con possibilità di sanzioni» e la «previsione dell'obbligo della formazione permanente». Era stato, infatti, il parere di Montecitorio e del relatore per la riforma delle professioni, Pierluigi Mantini, ad auspicare «un passo avanti», per anticipare una parte rilevante della riforma che riconosce il principio duale dei mondi professionali. «Il fatto che le associazioni debbano rilasciare un attestato di competenza - aveva dichiarato Mantini - vuol dire mettere in grado il cliente di individuare un profilo professionale».

Una posizione che non trova, però, una breccia all'interno del ministero della Giustizia, per il quale - fanno sapere - l'articolo 25 dello schema di decreto deve rispondere alla necessità di individuare referenti professionali a livello nazionale ai tavoli europei in cui si negozia delle piattaforme comuni per l'esercizio di singole e specifiche attività professionali.

In attesa di una legge di sistema, l'Italia non può risultare assente. Evitando però l'eccesso di delega che deriverebbe da un surretizio riconoscimento del loro ruolo.

In ogni caso, il testo all'esame del Consiglio dei ministri elimina anche ogni ambiguità di "sovrapposizione" ai tavoli tra Ordini, Collegi e associazioni, chiarendo che vengono sentiti, sulle piattaforme comuni «se si tratta di professioni regolamentate, gli Ordini, i Collegi o gli Albi, ove esistenti, e, in mancanza, le associazioni rappresentative sul territorio nazionale».

Se si tratta, invece, di «attività nell'area dei servizi non intellettuali e non regolamentate, le associazioni di categoria rappresentative a livello nazionale».

Tuttavia, proprio lo "stop" - che appare profilarsi - sulla facoltà di rilasciare attestati non impensierisce i rappresentanti delle associazioni non regolamentate. Per Giuseppe Lupoi (Colap) e Roberto Falcone (tributaristi Lapet) si tratta comunque di un «grimaldello», che «non incide minimamente nella vita degli Ordini, ma apre una via verso il pieno riconoscimento dell'impianto professionale duale».

  • CERTIFICAZIONE CONTESA - Via Arenula giudica un eccesso di delega l'attribuzione degli attestati di competenza alle realtà rappresentative

L'alternativa

  • Le politiche europee. Il dipartimento delle Politiche europee, guidato dal ministro Emma Bonino, è favorevole al riconoscimento delle Associazioni, cui dovrebbe essere attribuita la possibilità di attestare la competenza degli iscritti. L'opportunità arriva dalla necessità di regolare l'accesso ai tavoli europei per le piattaforme comuni sui percorsi formativi delle professioni. Ai tavoli parteciperanno, per le professioni regolamentate, Ordini e Collegi e, in mancanza, le associazioni rappresentative e, se si tratta di professioni non regolamentate in Italia, le associazioni rappresentative a livello nazionale. Queste Associazioni saranno individuate con decreto della Giustizia, di concerto con le Politiche europee e il ministero competente per materia. Devono avere regole deontologiche e vincolare gli iscritti alla formazione continua. Le Associazioni possono rilasciare un attestato di competenza.
  • La Giustizia. Il ministero della Giustizia è contrario a introdurre un riconoscimento delle Associazioni utilizzando i tavoli di concertazione europea. Soprattutto si oppone ad attribuire il rilascio degli attestati di competenza da parte delle Associazioni «individuate». Se si perseguisse questa strada - secondo la Giustizia - verrebbero superati i confini della delega stabiliti nella legge 29/06.

 

La proposta Mantini. Albi contro la riforma «a segmenti». Dopo l'esclusione degli avvocati

ROMA - Ordini in «stato di agitazione». Non solo nei confronti della definitiva formulazione del decreto "qualifiche" e del riconoscimento delle associazioni non regolamentate. Ma anche verso lo stralcio - annunciato sabato a Treviso dal Guardasigilli Clemente Mastella (...) - dell'avvocatura dalla riforma di sistema delle professioni. Il nuovo testo, elaborato dal comitato ristretto delle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera, sarà ufficializzato domani dal relatore Pierluigi Mantini.

Non si sbilancia il presidente del Cup, Raffaele Sirica: «Lo stralcio degli avvocati avrà contraccolpi da approfondire». Ma non nasconde la sua preoccupazione per «la perdita di una componente professionale importante che, se passasse anche il surretizio riconoscimento delle associazioni, indebolirebbe un testo che ancora attendiamo di conoscere». In vista del voto di oggi sulle associazioni, Sirica ha scritto ieri al presidente del Consiglio, Romano Prodi, a Mastella e al ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino, chiedendo di non approvare l'emendamento sulla facoltà delle associazioni a rilasciare attestati «del tutto estraneo all'ambito della delega legislativa». Più "ottimista" il vice presidente del Cup, Pietro De Paola, secondo cui «il fronte professionale rimane forte e gli avvocati non hanno mai fatto mancare apporto organizzativo e contributi».

«Nulla contro l'avvocatura - dice Antonio Tamborrino (dottori commercialisti) - ma si rischia un "pasticcio" se ciascuno si sente autorizzato a chiedere deroghe». Mentre il Consiglio nazionale ragionieri aggiunge: «Se di stralcio si deve parlare, siamo stati noi i primi a chiederlo, poichè con la riforma dell'Albo unico stiamo portando a termine un percorso profondamente riformatore».

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 23.10.07


Direttive Ue. Professioni, sulla riforma entra in gioco l'Europa. I nodi sul decreto di recepimento del principio di reciprocità. E' necessario che la disciplina venga definita in Parlamento.

Anche al Senato, il decreto di recepimento della direttiva 2005/36/Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, incassa il parere favorevole della Commissione giustizia, che però non si esime dal formulare alcune importanti osservazioni che dovranno essere valutate dal Consiglio dei ministri che, molto presto (probabilmente già domani), inizierà l'esame del testo.

Il problema principale è quello dell'articolo 25 dello schema di decreto, relativo alle «piattaforme comuni» istituite dalla Direttiva con lo scopo di operare, con riferimento alle professioni regolamentate, un'analisi comparata delle qualifiche professionali dei Paesi dell'Unione, al fine di individuare le differenze esistenti nei percorsi formativi dei professiorlisti europei e definire idonei criteri per ripianare tali differenze, rendendo automatico il meccanismo del riconoscimento.

L'articolo 15 della direttiva stabilisce che le piattaforme comuni possono essere presentate da «associazioni o organismi professionali rappresentativi a livello nazionale ed europeo». Questo il punto sul quale il Governo ha operato una erronea interpretazione della volontà del legislatore comunitario, traducendo una previsione esplicitamente riferita, come chiarito dalla stessa direttiva (articolo 3, paragrafo 2, e allegato I), alle associazioni dei Paesi anglosassoni cui compete, nel loro ordinamento, la regolamentazione e la vigilanza sulle professioni, in una norma di legge che genera notevole confusione nell'attuale assetto della struttura delle professioni italiane, fondate sul sistema ordinistico.

Di fatto, l'articolo 25 dello schema di decreto, nel prevedere che alla definizione delle piattaforme partecipano, per le professioni regolamentate, gli Ordini, i Collegi e le associazioni di categoria rappresentative sul territorio nazionale, e, per le professioni non regolamentate, le associazioni di categoria, determina il surrettizio riconoscimento di tali associazioni, ponendole sullo stesso piano di Ordini e Collegi professionali.

Bloccata nelle Commissioni parlamentari impegnate nella definizione di una riforma generale delle professioni intellettuali, la spinta dei professionisti senza albo sembra, dunque, trovare sbocco in un provvedimento collaterale, naturalmente estraneo, per la specificità e la settorialità delle disposizioni contenute, al dibattito sulla definizione di una nuova e più moderna struttura delle professioni. La chiara finalità del provvedimento, e l'urgenza di attribuire alle associazioni professionali una rilevanza giuridica nell'ambito del nostro ordinamento, consente al Governo di superare, con estrema leggerezza, tutti gli ostacoli di ordine procedurale e giuridico che pure sono stati evidenziati dall'opposizione e dalle categorie professionali e che ora vengono correttamente richiamati nelle osservazioni della Commissione Giustizia del Senato.

In primo luogo l'eccesso di delega: l'ambito di applicazione della direttiva è infatti limitato alle sole professioni regolamentate, esula dunque dall'oggetto della stessa la disciplina delle professioni non regolamentate attualmente all'esame del Parlamento. Il riferimento alle professioni non regolamentate contenuto nell'articolo 25 dello schema di decreto determina l'evidente paradosso di legittimare a livello europeo associazioni che l'ordinamento italiano non ha mai riconosciuto.

Occorre prendere atto, con onestà, che il recepimento di una direttiva emanata su un tema specifico e limitato, quale quello del riconoscimento delle qualifiche professionali, seppur rilevante, non può essere la sede adatta per inserire nell'ordinamento italiano norme di ben più ampia portata, falsando il dibattito in corso tra le forze politiche e sociali del Paese per la definizione della disciplina dell'intero settore delle professioni intellettuali.

È necessario che la disciplina dell'attività professionale venga definita in Parlamento, all'esito di un confronto aperto ed esteso a tutte le categorie interessate, per scongiurare il pericolo che interessi settoriali abbiano il sopravvento su quelli generali. E, altresì, indispensabile che il principio di massima condivisione della riforma delle professioni, enunciato alla Camera dai relatori Chicchi e Mantini, trovi effettiva applicazione, per rendere finalmente operativa la necessaria modernizzazione del settore, orientata però a rendere effettiva la tutela degli interessi dei cittadini e non di quelli di particolari gruppi sociali.

Osservazioni

  • ECCESSO DI DELEGA. L'ambito di applicazione della Direttiva è limitato alle professioni regolamentate.
  • PROFESSIONI. Riconoscimento professioni non regolamentate.
  • ASSOCIAZIONI. Legittimazione Ue di associazioni non riconosciute in Italia.
  • CONFERENZE. Limitare la partecipazione alle conferenze di servizi ai soli profili professionali già riconosciuti in Italia.
  • ACCESSO E RICONOSCIMENTI. Definire i criteri di valutazione e riconoscimento della rappresentatività delle associazioni, con l'inserimento nello statuto dei presupposti per l'accesso e l'esercizio della professione, sotto i profili dei titoli di studio, del controllo e della vigilanza della attività dei componenti.
  • NATURA E FUNZIONI. Precisare i criteri distintivi delle associazioni rispetto agli Ordini e Collegi, con riferimento alla natura dei soggetti ed alle funzioni da svolgere.

 

di Antonio Tamborrino, Presidente Consiglio nazionale Dottori commercialisti
da Il Sole 24ore del 22.10.07


Notai. Le Camere aprono all'«autoriforma». Reazioni alla proposta di Piccoli

ROMA - «Organizzeremo un incontro con il Consiglio nazionale del notariato subito dopo l'approvazione della Finanziaria al Senato». Replica con un impegno preciso il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi (Sd), alla proposta di autoriforma (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) messa appunto dal notariato italiano.
Il presidente della categoria Paolo Piccoli ha illustrato i punti di intervento con l'invio di una lettera, nei giorni scorsi, a ministri e esponenti parlamentari. E alla prospettiva di un ampliamento alla pianta organica, di un'aggregazione più "concorrenziale" dei piccoli distretti, così come di borse di studi per giovani cui si richiede un praticantato triennale, si è detto favorevole anche Pierluigi Mantini, relatore alla Camera dei progetti di riforma in tema di libere professioni. Mantini chiede però più coraggio sulle possibilità di accesso.

«Dal punto di vista del metodo - ha spiegato Mantini - la proposta di autoriforma avanzata dal Consiglio nazionale del notariato è in linea con l'idea che abbiamo di riforma. Nel metodo, i notai hanno già fatto molto per la formazione, per gli obblighi assicurativi e per le forme associative. Forse è necessario fare di più sotto il profilo dell'accesso stabilendo non solo la copertura dei posti vaganti, ma introducendo anche il principio di una soglia numerica di posti disponibili da mettere a concorso annualmente».

Si tratta di un'iniziativa «non eccentrica da un punto di vista della metodologia, purchè sia concordata e coordinata con il legislatore», è l'apertura - con una maggior dose di prudenza - di Pino Pisicchio (Idv), presidente della Commissione Giustizia della Camera. «La riforma delle professioni alla quale stanno lavorando in comitato ristretto le Commissioni Giustizia e Attività produttiva della Camera - ha rilevato Pisicchio - non prevederà una delega al Governo ma sarà una legge di principi. Ci stiamo orientando per una legge di principi che rispetti l'autonomia degli Ordini professionali e la loro possibilità di autoregolamentazione».

Quindi va bene l'iniziativa dei notai, «ma chiedo al presidente del Consiglio nazionale, Paolo Piccoli, di verificare il quadro di riferimento».

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 19.10.07


Notariato - La carta dell'autoriforma

Troppi attacchi in questi mesi, non solo dai politici ma anche dalle altre professioni, per coltivare nei notai l'illusione che sarebbe bastato attrezzare la trincea. Troppi attacchi, e non solo dal campione delle liberalizzazioni, Pierluigi Bersani. Anche i colleghi professionisti guardano al giardino del notariato come una possibile area cui attingere per rimpolpare "scoloriti" ordinamenti professionali e per trovare occasioni di guadagno per Albi sempre più affollati.

Paolo Piccoli, presidente del Consiglio nazionale del notariato, ha la consapevolezza di dover accompagnare la categoria verso un assetto più aperto alla concorrenza ma si anche confrontato con l'inquietudine dei colleghi che ogni mattina si materializza sulla rete Internet. Alla fine, la scelta è stata quella di tentare di "impostare" la partita, con la proposta di una serie di misure, dalle tariffe agevolate per i giovani a una pianta organica più flessibile e numerosa. Adesso il notariato attende la mossa della politica: qualcuno raccoglierà l'ipotesi di autoriforma? Bersani, per ora, non si è pronunciato ma i notai, i conservatori per antonomasia, una mano l'hanno offerta.

 

Professioni. I notai offrono l'autoriforma. Il presidente Piccoli propone l'aumento del numero delle sedi e aiuti per i giovani. Spazio alla concorrenza con l'aggregazione dei mini distretti.

ROMA - Una proposta di autoriforma, per rispondere alle esigenze economiche del Paese e per aprire la strada a una maggiore concorrenza, preservando la natura della professione. Che si è rivelata un sistema efficace di garanzia dei rapporti patrimoniali e contrattuali. Con questi obiettivi, il presidente del Consiglio nazionale del notariato, Paolo Piccoli, nei giorni scorsi ha preso carta e penna per illustrare a ministri ed esponenti parlamentari un pacchetto di proposte per incidere sugli aspetti bersaglio di forti critiche, dall'opinione pubblica e da una parte del ceto politico.

Se l'accusa verso i notai è quella di essere una casta chiusa ai giovani, gelosa di posizioni precostituite e autoreferenziale nella formazione dei prezzi, Piccoli lancia il manifesto per cambiare, senza scardinare il sistema. In particolare si propone: l'adeguamento delle piante organiche secondo parametri economici (lo sviluppo di un territorio); l'aumento del numero dei notai, si stimano mille professionisti in più tre-quattro anni; il bando dei concorsi a cadenza annuale, con un aumento del 50% dei posti a disposizione; introduzione di tariffe agevolate per i giovani; l'istituzione di borse di studi triennali per i praticanti.

Sono le linee di una riforma "leggera" e realista. Leggera perchè, come spiega Piccoli, molte delle misure prospettate sono attuabili per iniziativa dello stesso notariato, accompagnato dall'azione amministrativa del Governo. Solo la questione delle piante organiche va regolata per legge. «Il notariato - afferma Piccoli - è pronto a sedersi attorno a un tavolo. Lo strumento per le modifiche può essere la legge di riforma delle professioni, ma si può cogliere l'opportunità offerta da un altro veicolo legislativo». E si tratta di una riforma realista perchè il notariato è disponibile a fare qualche sacrificio, «in un momento in cui - dice Piccoli - registriamo un calo dei volumi di affari».

Il notariato, dunque, si è pronunciato a favore di una programmazione dei posti calibrata non più sul rapporto professionista-abitanti, sul rispetto delle distanze tra uno studio e l'altro e sulla consistenza degli affari. La rivoluzione è il progetto di una pianta organica fondata sulla realtà economica e non più modellata sugli equilibri interni alla professione. A questo va collegato la "moral suasion" per accorpare i distretti con meno di 30 notai: in questo modo - afferma Piccoli - si amplia l'offerta di servizi e si aumenta la concorrenza non solo sui prezzi ma anche sulla qualità. Tuttavia, toccherà al ministero recepire la volontà dei distretti o prendere l'iniziativa in caso di immobilismo. «Sono pronto - dice Piccoli - a sollecitare in questo senso il ministro della Giustizia».

Sui prezzi è già attivato un canale con i consumatori. La proposta è individuare tariffe - di riferimento - agevolate per i giovani che acquistano la prima casa, accendono un mutuo, avviano un'impresa. Il risultato dovrebbe quindi essere recepito nel decreto ministeriale che ufficializza la tariffa.

L'attenzione ai giovani è il filo conduttore di un'altra iniziativa cui il Consiglio nazionale, attraverso la Fondazione, sta lavorando: cento borse di studio triennali per sostenere i praticanti meritevoli e privi di mezzi. In preventivo, a regime, ci sono 1,5 milioni di euro l'anno a carico della comunità professionale.

«Le proposte - conclude Piccoli - sono il risultato di un lungo lavoro, che si è intensificato nei mesi scorsi quando è stato presentato l'emendamento sul trasferimento di immobili. Credo che il risultato coniughi le esigenze di modernizzazione con quelle della sicurezza giuridica. Non ignoriamo la sollecitazione per una maggiore concorrenza, ma preserviamo l'effecienza del sistema che è un patrimonio sociale».

Autoriforma

  • Concorrenza. Si prevede un aumento del numero di notai, circa mille nell'arco di tre-quattro anni. L'adeguamento delle piante organiche dovrà avvenire tenendo presenti le dinamiche economiche del territorio.
  • Giovani. Si ipotizzano tariffe agevolate per i giovani che acquistano casa o avviano un'attività. Per aiutare i praticanti è in dirittura di arrivo un bando relativo a 100 borse di studio. Dovrà essere messo a concorso il 50% dei posti in più.

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 18.10.07


Qualifiche, Senato prudente. Il parere chiede di precisare i requisiti delle associazioni.

ROMA - Un via libera con tre osservazioni. Questo l'esito del voto in Commissione giustiza al Senato per il decreto legislativo sul riconoscimento delle qualifiche professionali, che recepisce la direttiva 2005/36 e ora approda al Consiglio dei ministri (probabilmente il 23 ottobre). Dopo il parere delle due Commissioni della Camera (Attività produttive e Giustizia) che chiedono di accelerare il processo di riconoscimento delle associazioni dei professionisti senza Albo, stabilendo lo strumento attraverso cui individuarle (un semplice decreto ministeriale, si veda «Il Sole-24 Ore» dell'11 ottobre), arrivano i rilievi dei senatori.

La Commissione ha dato parere favorevole al decreto legislativo, ma con tre osservazioni. Come memorandum per il Governo. Primo: c'è un rischio di eccesso di delega per un provvedimento che dovrebbe decidere solo sulle qualifiche professionali, e che invece si potrebbe "sostituire" al nuovo testo sulla riforma delle professioni. Secondo: si suggerisce di precisare meglio i requisiti da cui dipende l'ammissione delle associazioni ai tavoli di negoziazione europei. In particolare, la Commissione del Senato chiede di rimpolpare l'articolo 25, comma 3 che fissa i requisiti, pretendendo l'effettività dell'esercizio dell'attività svolta e la sussistenza dei titoli di studio per gli iscritti alle associazioni (almeno il diploma di scuola media superiore), o in alternativa, la prova dello svolgimento dell'attività da un determinato numero di anni.

Il terzo suggerimento è lavorare sulla distinzione tra professioni ordinistiche e no, nel senso di specificare meglio le differenze e separarne le sorti.

Quello del Senato è un voto «prudente ma non ostativo», secondo Pierluigi Mantini, il relatore del testo alla Camera e di quello sulla riforma delle professioni. E sottolinea: il voto siè chiuso «con osservazioni e non condizioni». Ci sono dunque tutte le condizioni per «una prosecuzione serena dell'iter che dovrebbe portare al riconoscimento che l'Europa ci chiede».

 

di An.Man.
da Il Sole 24ore del 18.10.07


Qualifiche, è bagarre

Cup di Torino in pressing sulla direttiva qualifiche. Con una lettera al capo dello stato, Giorgio Napolitano, il presidente della Consulta permanente degli ordini e collegi professionali della provincia piemontese, Amos Giardino, ha chiesto infatti di eliminare «gli abusi di delega presenti nell'attuale testo, ripristinando i principi della direttiva 2005/36/Ce». La missiva fa seguito all'assemblea del 15 ottobre, dove si è deliberato di «procedere autonomamente, con urgenza, senza attendere l'intervento del Cup nazionale o dei Consigli nazionali», contro l'attuale testo.

Sempre ieri c'è stato anche l'appello di Assoprofessioni al governo, perché, al contrario, non venga modificato, in consiglio dei ministri, il dlgs uscito dalle commissioni parlamentari giustizia e attività produttive. A questo scopo, la Confederazione ha inviato una lettera al premier, Romano Prodi, e al ministro per le politiche Ue, Emma Bonino, a firma del presidente e del segretario generale, Giorgio Berloffa e Roberto Falcone. Con l'invito a «preservare la stesura dell'articolo 25».

 

di Mario Valdo
da Italia Oggi del 18.10.07


Qualifiche da aggiornare

Qualifiche, 22 stati nel mirino. La Commissione europea ha deciso di inviare ieri un parere motivato a 22 stati membri (ossia tutti quelli dell'Ue-27 tranne Bulgaria, Finlandia, Lituania, Paesi Bassi e Slovenia) per la mancata comunicazione delle misure adottate per attuare la direttiva 2006/100/Ce. Il testo, a seguito dell'ingresso in Europa di Bulgaria e Romania, ha aggiornato tutti gli elenchi delle qualifiche professionali che godono di riconoscimento automatico, completandoli con le corrispondenti posizioni bulgare e romene. Il termine per il recepimento è scaduto il 1° gennaio 2007. La mancata attuazione comporta la discriminazione dei professionisti in possesso di una qualifica bulgara o rumena, che rischiano di dover subire procedure burocratiche lente e non necessarie per poter esercitare il diritto a prestare la propria attività nel territorio comunitario. Infine, per l'Italia è giunto un ulteriore parere motivato per il mancato recepimento della direttiva 2003/58/Ce. Questo provvedimento modifica la prima direttiva sul diritto societario per quanto riguarda gli obblighi di informazione per le società a responsabilità limitata. Il testo doveva essere recepito dagli ordinamenti nazionali entro il 31 dicembre 2006. Misure analoghe hanno raggiunto anche Svezia e Repubblica Ceca. Qualora i paesi non si uniformino alla volontà di Bruxelles saranno deferiti alla Corte di giustizia europea.

 

pag. 35
da Italia Oggi del 18.10.07


Nuove professioni per avere più scelta. Procede spedito in parlamento il dlgs che recepisce la direttiva Ue sulla disciplina delle qualifiche. Le non regolamentate verso il riconoscimento del Cnel.

Passi avanti verso il riconoscimento delle professioni non regolamentate e in particolare di quelle non intellettuali. Le commissioni giustizia e attività produttive della camera hanno infatti trasmesso nei giorni scorsi il parere che modifica lo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva europea 36 del 2005 sul riconoscimento delle qualifiche professionali e in particolare l'articolo 25 (il termine ultimo per l'attuazione scadeva ieri) interrompendo i lavori del comitato ristretto in vista della riforma delle libere professioni.

Le modifiche proposte nei giorni scorsi accolgono in parte le richieste dei professionisti e preludono così a un sistema duale che vedrebbe i vecchi ordini affiancati da associazioni professionali in rappresentanza dei mestieri fino a oggi lasciati invece al volere del mercato.

Un vero e proprio ribaltamento rispetto agli accordi raggiunti con l'opposizione nelle settimane scorse che escludeva l'accesso delle professioni non regolamentate a piattaforme di ordini, collegi e associazioni di professioni intellettuali.

La modifica proposta ha, invece, previsto la partecipazione ai tavoli di concertazione europei di ordini, collegi e associazioni di professionisti sia regolamentate sia non regolamentate, ammettendo altresì tra queste ultime anche quelle di professioni non intellettuali.

I tavoli europei hanno il compito di definire i diversi profili professionali comuni per tutti i paesi membri. L'Italia fino a oggi, avendo un'organizzazione professionale limitata alle professioni ordinistiche, non aveva rappresentanti agli altri tavoli con il pericolo, sollevato dai rappresentanti di categoria, di non veder tutelate in sede europea le professioni a oggi ancora non regolamentate. Si tratta di una platea di 4 milioni di lavoratori aderenti a oltre 160 associazioni non ancora riconosciute. Il campo di applicazione si è così esteso fino ad ammettere anche le cosiddette nuove professioni, che la precedente formulazione e la pressione degli ordini professionali volevano invece tralasciare. Il comma 3 del nuovo articolo 25 prevede inoltre che le associazioni di questi professionisti vengano individuate dal ministero della giustizia e da quello per le politiche comunitarie su proposta del Cnel. I requisiti per il riconoscimento previsti dalla nuova versione del decreto sono: costituzione formale da almeno quattro anni, statuto e organizzazione interna, codice deontologico, obbligo di formazione permanente, elenco aggiornato degli iscritti, presenza diffusa sul territorio nazionale, assenza di sentenze passate in giudicato per i legali rappresentanti. «Un eventuale riconoscimento tutelerebbe maggiormente sia queste figure professionali sia il consumatore finale», ha commentato Simona Micheli, coordinatrice nazionale di Cna Inproprio. Le professioni non regolamentate chiedono infatti da anni un riconoscimento che potrebbe offrire maggiori garanzie anche al pubblico attraverso certificazioni di qualità, tutela deontologica e censimento delle aziende del comparto.

Alle associazioni così individuate, sulla base della direttiva comunitaria 92/51, sarà concesso di rilasciare ai propri iscritti l'attestato di competenza, aprendo la strada al riconoscimento delle nuove professioni.

«Ci si avvia verso un sistema dualistico», ha aggiunto la Micheli, «aspettiamo ora di vedere cosa succederà nel dibattito parlamentare sulla riforma».

 

di Antonio Gerace
da Italia Oggi del 16.10.07


In difesa del sistema ordinistico. La strategia del Cup dopo il parere favorevole al dlgs di recepimento della direttiva qualifiche. Azioni giudiziarie contro ogni attacco alle libere professioni.

Difesa del sistema ordinistico anche con azioni giudiziarie e proseguimento della raccolta firme sulla proposta di iniziativa popolare di riforma delle professioni. All'Assemblea straordinaria del Cup (Comitato unico professioni) di venerdì scorso sono state assunte le prime necessarie e inevitabili iniziative in vista della confermata volontà governativa di attaccare le libere professioni.

Con il suggerimento delle Commissioni riunite II (giustizia) e X (attività produttive) della camera attraverso il parere «favorevole con osservazioni e condizioni» allo schema di dlgs di recepimento della direttiva sulle qualifiche professionali, avverrà il riconoscimento delle associazioni e la conseguente possibilità per i soggetti dotati di bollino blu di rilasciare attestati di competenza ai professionisti iscritti. È stata anche confermata la volontà di portare il provvedimento in consiglio dei ministri il 23 ottobre.

La riproposizione del provvedimento, secondo la formulazione iniziale del governo, è avvenuta senza tenere conto delle contestazioni dei professionisti, senza cioè trovare un punto di convergenza. Il sistema di operare desta preoccupazione anche per il lavoro in merito alla riforma delle professioni. L'impianto mira al riconoscimento surrettizio di tutte le associazioni attualmente non riconosciute portandole ai tavoli europei alla pari di ordini e collegi, ma senza una precisa regolamentazione. «Dispiace rilevare come tutte le promesse fatte agli Ordini professionali, in sede di audizione formale, sono state disattese», dichiara Marina Calderone, presidente nazionale dei consulenti del lavoro, «soprattutto non è stato seguito alla dichiarata disponibilità al confronto e alla condivisione. Tutto questo naufraga di fronte a un vero e proprio colpo di mano che imprime un'accelerazione alla riforma delle professioni attraverso il riconoscimento delle associazioni che va oltre la delega conferita al governo. È strano questo atteggiamento tenuto anche in presenza della disponibilità espressa dagli Ordini al confronto sulla parte relativa alle associazioni». 

Nel provvedimento contestato sono stati stabiliti principi per favorire il libero esercizio delle professioni in Europa, sono stati inoltre fissati i criteri per il riconoscimento delle associazioni delle professioni non regolamentate, le cosiddette nuove professioni, che ora potranno essere individuate attraverso un semplice decreto del ministro della giustizia di concerto con il ministro delle politiche comunitarie. Le associazioni così individuate potranno anche rilasciare, ai sensi della direttiva comunitaria 92/51, l'attestato di competenza ai propri iscritti. Un passaggio questo che apre la strada al cosiddetto sistema duale nei mondi professionali, con ordini riformati e associazioni delle nuove professioni.

Intanto il Comitato promotore dalla riforma di iniziativa popolare comunica di aver raggiunto il quorum e prosegue la strada della raccolta delle firme, abbinata oggi allo studio di proteste simboliche per informare i cittadini del rifiuto al dialogo dimostrato dall'attuale governo. E della riforma delle professioni se ne parlerà in modo qualificato al Congresso nazionale dei consulenti del lavoro, giunto alla sesta edizione e che sarà aperto tra poco più di un mese.

 

pag. 41
da Italia Oggi del 16.10.07


PROFESSIONI. Riconoscimento in arrivo. Lupoi: più flessibilità per il mercato dei servizi. Il presidente del Colap sul recepimento della direttiva Zappalà.

Sono state fissate dalla Camera i criteri per individuare le associazioni e le stesse saranno ammesse a partecipare ai tavoli di concertazione Europa. L'occasione è il decreto legislativo che recepisce la direttiva sulle qualifiche professionali. È ripresa così la bagarre infinita fra associazioni e ordini. Abbiamo rivolto alcune domande a Giuseppe Lupoi, coordinatore del Colap.

  • Domanda. Presidente, dopo tanti anni di attesa, ci siamo. Che cosa ne pensa di questa fuga in avanti del governo nei confronti delle associazioni?
    Risposta. No. Non mi sembra proprio che si tratti di una fuga in avanti! La Camera ha semplicemente dato un parere favorevole allo schema di recepimento della direttiva 36/05 del governo che va nell'interesse di tutto il sistema professionale italiano. Nelle ultime tre legislature il governo italiano ha approvato tre diversi disegni di legge per la riforma della professioni (il ddl Flic nel 1997, il ddl Fassino nel 2000, il ddl Mastella nel 2006). L'aula, però, non ha dedicato neppure un minuto all'esame di questi ddl perché sono sempre stati bloccati nelle varie commissioni di merito: audizioni, indagini conoscitive, redazione di testi unificati ecc. Tanto lavoro, ma nessun risultato. Il nodo che ha bloccato l'iter dei ddl non sono state, come si dice, le tariffe, la pubblicità, la conflittualità tra le attribuzioni dello stato e delle regioni, quest'ultima conseguente alla scellerata approvazione delle modifiche alla Costituzione del 2001. Il vero scoglio sul quale si sono infranti tutti i tentativi di riforma è stata la regolamentazione delle associazioni. Da una parte c'è chi ritiene che debba essere solo lo stato, per il tramite di enti pubblici appositamente istituiti, gli ordini professionali, ad autorizzare l'esercizio di ogni atto professionale, dall'altra chi pensa che la società della conoscenza, con il suo vorticoso evolversi, richieda strumenti aggiuntivi più flessibili, come le associazioni professionali. È un legittimo scontro sui principi. Certo fa meraviglia che partiti che si dicono liberali e modernizzatori abbiano strenuamente difeso lo statalismo del primo 900. Ora però il ritardo accumulato ha obbligato il governo, che deve recepire la direttiva 35/06, a una scelta: accettare che i professionisti degli altri paesi europei operino in Italia, mentre a molti nostri professionisti verrebbe impedito il percorso inverso, e assieme lasciare sguarniti molti tavoli tecnici, dove si discuteranno le piattaforme comuni, oppure dar loro la possibilità di parteciparvi. La scelta sembra obbligata e il governo la ha fatta in modo assolutamente responsabile. Basta un esempio. Le professioni per il benessere (che le statistiche indicano in grande crescita e con le migliori prospettive occupazionali) censiscono oltre 100 diverse attività professionali. In assenza del provvedimento, ai tavoli tecnici per la definizione di quelle piattaforme, per l'Italia avrebbero diritto a partecipare solo i rappresentanti degli ordini che ignorano tutto di questo settore e di queste professioni. Il risultato per i professionisti italiani del benessere sarebbe di trovarsi costretti ad adeguarsi a piattaforme concordate e stabilite da altri con evidente grave danno per la capacità competitiva loro, degli enti di formazione e dell'intero comparto produttivo. Ecco perché non ritengo che la Camera abbia fatto una fuga in avanti. Anzi, molto responsabilmente, ha aumentato e reso più stringenti i requisiti che le associazioni devono avere per accedere ai tavoli tecnici. E questo ci trova assolutamente d'accordo.
  • D. Il testo la soddisfa?
    R. Il testo, così come suggerito dalla camera, presenta alcune difficoltà di interpretazione che però sono fugate dalla lettura del resoconto della seduta dove si dice chiaramente che la proposta, poi approvata, vuole raggiungere una tripartizione delle categorie, includendo le professioni di carattere intellettuale ma non regolamentate. Ritengo che il governo, nella stesura finale, non avrà difficoltà a porre riparo alla incertezza del testo.
  • D. Se l'esecutivo conferma, come si spera, le indicazioni della Camera, secondo lei serve ancora la riforma delle professioni?
    R. La riforma diviene ancora più urgente di prima. Probabilmente ora sarà anche più facile ottenerla perché il nodo che la bloccava è stato sciolto. A questo proposito devo dirle che sono rimasto molto meravigliato della reazione davvero scomposta del coordinamento degli ordini quando non viene leso nessun loro diritto acquisito, non viene intaccata alcuna loro competenza. Anzi il sistema viene rafforzato dalla presenza di altri protagonisti, che non potranno non essere qualificati, visti gli elevati requisiti richiesti e gli ordini, in quanto enti sussidiari dello stato, dovrebbero solo che essere contenti.
  • D. Il riconoscimento. Così come dato da Mantini e Chicchi, ha più un valore tecnico operativo o è anche un segnale politico?
    R. Ci auguriamo che sia entrambe le cose.
  • D. Cosa succede per il Colap, dopo il via libera del Consiglio dei ministri?
    R. Tanto nuovo lavoro per accompagnare al meglio le associazioni meritevoli verso la registrazione.

 

di Vito Mastrorocco
da Italia Oggi del 16.10.07


Professioni. Qualifiche, il Cup all'attacco del parere

«No al surrettizio riconoscimento delle associazioni non regolamentate». Il Cup, Comitato unitario permanente degli Ordini, non smentisce le attese attaccando il parere delle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera che accelera il riconoscimento delle associazioni dei senza Albo (si veda «Il Sole-24 Ore» dell'11 ottobre).

L'assemblea del Cup di ieri, si legge in un comunicato, contesta il «surrettizio riconoscimento» delle associazioni non regolamentate operato dalle Commissioni parlamentari, denunciandolo come illegittimo in quanto esula dalla delega conferita al Governo e anticipa un nodo importante della riforma, palesando l'indisponibilità della maggioranza a costruire un percorso condiviso.

Secondo il Cup la mancata previsione di una definizione della nozione di professione, dei criteri del percorso formativo e dei livelli di rappresentatività «configura un'impropria e illegittima delega in bianco al sistema associativo, con l'artificiale creazione di un mercato degli attestati di competenza».

Il Cup delega il Consiglio direttivo a richiamare l'attenzione del Governo su questi problemi, promuovendo azioni giudiziarie e nei confronti delle Autorità di regolazione per la difesa della Costituzione e la tutela dei valori presidiati dall'ordinamento professionale.

Anche il Consiglio nazionale dei chimici, in un comunicato diffuso ieri, attacca il provvedimento così come è stato licenziato dalle Commissioni parlamentari, invitando il Governo a riconsiderare il testo e riservandosi di procedere a iniziative giudiziarie.

Fa eco a queste prese di posizioni il Comitato promotore della riforma di iniziativa popolare, che comunica di aver raggiunto il quorum e definisce illegittimo «il tentativo di procedere al surrettizio riconoscimento delle associazioni professionali non regolamentate».

 

pag. 34
da Il Sole 24ore del 13.10.07


Ordini sul piede di guerra. È bagarre sul riconoscimento delle associazioni. Ieri l'assemblea del Cup. Raggiunto il quorum sul ddl di iniziativa popolare.

Dopo le liberalizzazioni di Pierluigi Bersani del 2006 il riconoscimento delle associazioni per mano del ministro Emma Bonino. Per gli ordini adesso è tutto chiaro: «A questo governo non interessa il dialogo con una componente sociale come le professioni». Ma il Cup ci tiene a precisare che non mollerà la difesa del sistema ordinistico. E invita, dopo aver annunciato il superamento del quorum per la proposta di legge di iniziativa popolare, i professionisti a continuare la raccolta delle firme. È quanto emerso durante l'assemblea del comitato unitario delle professioni, guidato da Raffaele Sirica, che si è tenuta ieri.

Le prossime iniziative del Cup. È stata una riunione veloce quella di ieri. L'attacco agli ordini, per il Cup, è chiaro. Dato che quello proposto dai due relatori di maggioranza, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, è un «surrettizio riconoscimento delle Associazioni delle professioni non regolamentate». Pertanto il Comitato «denuncia tale riconoscimento come illegittimo in quanto esula dalla delega conferita al governo e anticipa un nodo importante della riforma, palesando la totale indisponibilità della maggioranza a costruire un percorso condiviso con tutti gli operatori del settore». Non solo. Il Cup aggiunge che la mancata previsione della definizione della nozione di professione, dei criteri del relativo percorso formativo e dei livelli di rappresentatività, oltre a configurare una impropria e illegittima delega in bianco al sistema associativo con la artificiale creazione di un mercato degli attestati di competenza che graverà dell'ennesimo balzello i lavoratori della conoscenza con pregiudizio dei cittadini sui quali peraltro, ricadrà sul costo finale per rilascio dei suddetti attestati privi della necessaria garanzia oggettiva. Pertanto è stato deciso di delegare il consiglio direttivo a porre in essere quanto necessario. In particolare «per richiamare l'attenzione del governo sui suddetti problemi e per promuovere le opportune azioni giudiziarie e nei confronti delle autorità di regolazione per la difesa della Costituzione e la tutela dei valori presidiati dall'ordinamento professionale».

La raccolta delle firme. Durante l'incontro di ieri è stato fatto il punto anche sulla proposta di iniziativa popolare relativa alla riforma delle professioni. Il Comitato Promotore, nel comunicare di avere raggiunto il quorum, ha «preso atto dell'indisponibilità della maggioranza a realizzare la riforma, dialogando con la società civile». Pertanto, nell'invitare i cittadini a proseguire nella raccolta delle firme per conferire un maggior peso politico all'iniziativa, il comitato promotore guidato da Pietro De Paola ha comunicato che, «ove non venga ripristinata la legalità, convocherà i suoi sostenitori per proporre che le firme raccolte vengano, quale forma di protesta civile, simbolicamente depositate in piazza del Parlamento per informare i cittadini del rifiuto di ogni dialogo da parte della maggioranza».

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 13.10.07


Professioni. Dopo il parere. Sulle qualifiche arriva lo stop degli Ordini

MILANO - Quando vogliono tenere bassi i toni, la definiscono «una sovrapposizione impropria». Quando li alzano, parlano di «decisione farneticante e inaudita». Il parere delle Commissioni Attività produttive e Giustizia della Camera, che accelera il riconoscimento delle associazioni dei professionisti senza Albo a livello europeo, non è piaciuto affatto agli Ordini di dottori e ragionieri commercia1isti, avvocati e notai.

Finchè si tratta di riconoscere nuove professioni come i designer non c'è problema, dice Mario Damiani, vice presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti. Stavolta, però, si va ben oltre i designer. «Stanno cercando scorciatoie per affermare le qualifiche più controverse - accusa Damiani -. Il riconoscimento si basa su una definizione troppo generica: non si possono far nascere nuove professioni in modo surretizio. Non è accettabile. Pierluigi Mantini, il relatore della riforma (dell'Ulivo ndr), ha impresso il suo orientamento alle Commissioni».

Un orientamento che sa tanto di sconfitta degli Albi. «Per le professioni italiane è una debacle. Una decisione farneticante e inaudita che mette la parola fine alla possibilità di avere un testo condiviso. Invece di fare ordine si crea caos. Soprattutto, si gettano le basi per la nascita di pseudo-Ordini. E' un'azione di forza, una violenza fatta senza rispettare il dibattito parlamentare», dice William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri.

Tra gli avvocati c'è «molta preoccupazione», i notai sono «molto, molto perplessi». E non solo per le obiezioni tecniche, che pure sottolineano: eccesso della legge delega, mancato rispetto del vero spirito della direttiva comunitaria 2005/36, pensata - sostengono - solo per i sistemi di common law. «È una forma di riconoscimento surrettizio fatta prima e al fuori del suo contesto naturale», dice Giuseppe Colavitti, responsabile dell'Ufficio studi del Consiglio nazionale forense. Gli avvocati, che «prendono atto di quanto deciso dal legislatore», si aspettavano una virata di questo tipo. Ora si attendono un nuovo testo. «Vediamo cosa resta di quello di Mastella, che già aveva le sue criticità, e cosa ci sarà scritto in quello di Mantini. Poi il Consiglio nazionale si esprimerà», dice Colavitti.

Roberto Barone, del Consiglio nazionale del Notariato, pensa che il parere delle Commissioni della Camera «sia una pressione sulla riforma e non un'anticipazione». Non nasconde che si è di fronte a «una profonda novità: prima si parlava solo di riorganizzare il settore, e fino a ora avevamo fatto passi condivisi. Adesso sono conflittuali. È chiaro però che con questo tipo di decisioni si vuole sovvertire il mondo ordinistico», dice.

La preoccupazione di tutti è che questo parere abbia l'effetto di una bomba sulla distinzione delle competenze. Che non si sia alla vigilia di un «sistema duale», come ha affermato Mantini, ma del caos totale. «Si crea una zona grigia pericolosa - dice Barone - che porta una cattiva concorrenza e aumenta la confusione. È una fuga dalle regole, non solo italiane ma comunitarie. Mi chiedo - conclude il rappresentate del Notariato - come questa decisione sia utile all'integrazione europea. E dov'è questo grosso passo avanti di cui si parla». «Si stanno erodendo le competenze in modo sistematico», dice Colavitti. «C'è un interesse pubblico da tutelare e questo parere lo ignora - dice Damiani -. Sembra il primo passo per riconoscere le nostre stesse competenze a soggetti che non fanno l'esame di Stato. Con l'attestato di competenza richiesto dalle Commissioni parlamentari, di fatto queste associazioni raggiungeranno lo stesso risultato».

I senza Albo inquietano. Tutti aspettano la riunione del Cup, la sigla che riunisce le professioni ordinistiche, fissata per oggi.

  • LE PREOCCUPAZIONI - Con il riconoscimento dei senza Albo si apre la strada alla confusione delle competenze

Le indicazioni

  • Il voto. Le commissioni Attività produttive e Giustizia della Camera hanno stabilito che l'individuazione delle associazioni non regolamentate, ammesse a partecipare ai tavoli di concertazione Ue, sarà demandata a un decreto della Giustizia, di concerto con le Politiche comunitarie, su parere del Cnel.
  • Nuovi obblighi. Le associazioni individuate dovranno rilasciare agli scritti un attestato di competenza. Rispetto a quelli già fissati (costituzione per atto pubblico o scrittura privata da almeno quattro anni, statuto e un codice etico, tenuta dell'elenco degli scritti) si chiedono due requisiti in più: elementi di deontologia e obbligo della formazione continua

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 12.10.07


Una su quattro col bollino. Riconoscimento certo solo a 50 su 200 associazioni. ItaliaOggi analizza gli effetti del recepimento della direttiva qualifiche Ue.

Se la norma sul riconoscimento fosse già in vigore, oggi solo 50 delle oltre 200 associazioni (182 iscritte al Colap e 30 ad Assoprofessioni) otterrebbero il bollino blu. Tributaristi in testa. Ma anche amministratori di condominio, osteopati, fisioterapisti, chinesiologi, archeologi, esperti di infortunistica stradale, naturopati e omeopati. Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, i due relatori che hanno suggerito parere favorevole allo schema di dlgs di recepimento della direttiva qualifiche a patto che si preveda il riconoscimento delle associazioni non regolamentate, attendono la mossa del governo. Nel frattempo, mentre il Cup (ordini) studia le prossime mosse e le associazioni aspettano fiduciose, ItaliaOggi ha cercato di capire quante sono le strutture che hanno le condizioni chieste da Mantini e Chicchi (...).

Le associazioni. Giuseppe Lupoi ammette che, oggi, su 182 associazioni iscritte al Colap solo una trentina supererebbe certamente l'esame. Un'altra cinquantina ci sarebbe molto vicina. Il resto dovrebbe avviare un serio percorso di adeguamento. Una fase che Colap seguirà con un apposito ufficio di assistenza. Per il coordinatore le condizioni poste rappresentano «un importante passo per un sistema duale e sinergico». Più ottimista Giorgio Berloffa. Per il presidente di Assoprofessioni su 30 associazioni oggi in 20 otterrebbero il bollino blu. Ma, per Berloffa, bisogna andare oltre. E spingere la riforma delle professioni. «Perché», dice, «disciplinata l'attività delle associazioni bisognerà definire confini, accesso e tutto il resto che riguarda le professioni».

Gli ordini. In agitazione per tutto quello che sta accadendo Roberto Orlandi. Il braccio destro del presidente del Cup, Raffaele Sirica, prende atto di come siano stati del tutto inutili le audizioni fatte in otto mesi per arrivare ad una riforma di sistema. «Il decreto legislativo qualifiche”» sottolinea, «è la pietra tombale sul riordino delle professioni. Porteremo in tribunale qualsiasi decreto relativo al riconoscimento per eccesso di delega del dlgs originario». A sostenere la protesta degli ordini diversi esponenti dell'opposizione. Ieri Maria Grazia Siliquini (An), oggi Giancarlo Laurini (Fi). Che dice: «Per anni la riforma delle professioni si è arroccata su questo punto del riconoscimento. Per superare lo scoglio però non si può creare altra confusione”»

I tributaristi. Per anni hanno aspettato questa opportunità. Ma prima di esultare vogliono veder concludere l'iter legislativo con il recepimento delle indicazioni della camera (si veda Io di ieri). Tanto che Luigi Pessina (Ancit) ha scritto al ministro Emma Bonino per «chiedere l'indispensabile appoggio». Un cauto ottimismo si riscontra ai vertici dell'Ancot. «L'esperienza maturata in questi anni», dice Arvedo Marinelli, ci insegna ad aspettare che si completi l'iter delle due norme ovvero quella europea e quella della Riforma delle professioni. «Era quasi d'obbligo che il parere delle commissioni prendesse la direzione che in effetti ha preso», aggiunge Roberto Falcone (Lapet), «perché lo strumento legislativo usato non poteva escludere le associazioni professionali dalle piattaforme comuni, dato che il decreto di recepimento di una direttiva ha l'ìntento di facilitare la mobilità dei servizi professionali».

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 12.10.07


DIRETTIVA SUGLI STUDI - Professionisti senza Albo ma con la patente europea. Nel parere sul decreto legislativo per le qualifiche la Camera fissa i criteri per individuare le associazioni. Passaporto Ue ai «senza Albo». Un attestato per gli iscritti vincolati a deontologia e formazione continua.

Si avvicina il riconoscimento delle associazioni dei professionisti senza Albo ammesse a partecipare ai tavoli di concertazione europei. Le commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera sollecitano il Governo a individuarle con semplice decreto ministeriale.

Le associazioni riconosciute dovranno rilasciare agli iscritti un attestato di competenza. Pierluigi Mantini, relatore del testo sulle professioni, dice che si tratta di «un'anticipazione della riforma». Gli Ordini protestano.

ROMA - Per le associazioni dei professionisti senza Albo, ammesse a partecipare ai tavoli di concertazione europei, i tempi sono maturi per il riconoscimento. Sono le commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera a sollecitare il Governo a compiere il passo, per dare visibilità anche alle professioni non comprese in Albo. L'occasione è il decreto legislativo che recepisce la direttiva sulle qualifiche professionali 2005/36. Se il Consiglio dei ministri seguirà la strada tracciata dal Parlamento, il decreto legislativo diventerà lo strumento per avviare il sistema duale per le professioni: da un lato gli Ordini, caratterizzati da valenza pubblicistica, dall'altra le associazioni riconosciute. Entrambi garantirebbero - seppure in modi diversi - il consumatore, con la formazione continua degli iscritti e con il rispetto delle regole deontologiche.

Lo strumento per «individuare» le associazioni dovrebbe essere un decreto del ministro della Giustizia di concerto con le politiche comunitarie, su parere del Cnel. Quelle che saranno ammesse rilasceranno agli iscritti un attestato di competenza. Nel parere delle Commissioni si chiedono però due requisiti in più rispetto a quelli già fissati (almeno quattro anni di vita, adozione di uno statuto, elenco degli iscritti): «la presenza di elementi di deontologia» e «la previsione dell'obbligo di formazione permanente».

Il parere delle Commissioni, che sollecita a modificare l'articolo 25 dello schema di decreto legislativo, prefigura dunque la strada che la maggioranza vuole imboccare sulla riforma delle professioni. È lo stesso Pierluigi Mantini, relatore della riforma delle professioni e sul decreto legislativo, a collegare i passaggi. Il voto delle Commissioni, dice, «è un passo avanti enorme, viene anticipata una parte rilevante della riforma che riconosce il principio duale dei mondi professionali. «Questa decisione - sottolinea - non è assolutamente contro gli Ordini e rispetta le loro specificità, ma era arrivato il momento di modernizzare le professioni. Di creare un secondo pilastro». Mantini spiega che si dà pari dignità ma si chiedono garanzie a tutela dei consumatori: «Il fatto che le associazioni debbano rilasciare un attestato di competenza vuol dire mettere in grado il cliente di individuare uno skill professionale».

Mantini spiega che il premier Prodi, e i ministri Mastella (Giustizia), Bersani (Sviluppo Economico) e Bonino (Politiche comunitarie) saranno informati con una lettera delle novità. Conclude: «Il Governo non avrà alcuna difficoltà a recepire questo testo perchè segue le sue indicazioni: adesso deve solo mettere la palla nella porta». Il goal potrebbe essere segnato a fine mese.

Gianfranco Dell'Alba, capo di gabinetto delle Politiche Comunitarie, ministero che ha proposto il decreto legislativo, spiega «che il testo potrebbe essere esaminato nel Consiglio dei ministri del 23 ottobre». Al ministero della Bonino c'è «soddisfazine» per questo voto: «Si è scongiurato il rischio - dice Dell'Alba - che una parte importante del mondo delle professioni restasse fuori dal confronto europeo. Tutto il Paese sarebbe stato penalizzato».

Intanto, però, sono gli Albi a sentirsi penalizzati, e tanto. Raffaele Sirica, presidente del Cup, sigla che riunisce le professioni regolate dagli Ordini, parla di «fulmine a ciel sereno, che vanifica e contraddice tutto quello che è stato fatto finora con Mastella». Non nasconde che gli Ordini «sono in agitazione». «Ci siamo autoconvocati domani per decidere iniziative. A nostro parere si sono superati i limiti della legge delega». Molto dura anche Maria Grazia Siliquini, responsabile professioni di An: «La maggioranza cambia le carte in tavola all'ultimo momento, costringendo An e tutta la Casa della Libertà a votare contro». Siliquini esprime «massima delusione» perchè si ripropone un impianto che «mira al riconoscimento surrettizio di tutte le associazioni attualmente non riconosciute, portandole così ai tavoli europei, alla pari di Ordini e Collegi, senza alcun serio criterio di regolamentazione».

Esultano invece i diretti interessati. Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap, e Giorgio Berloffa, presidente di Assoprofessioni, parlano di «grossissimo passa avanti». «Questo voto - dice Lupoi - sembra confermare l'impianto duale e sinergico propugnato da sempre dalle forze più avanzate del professionalismo italiano». «Adesso si proceda con lo stesso riconoscimento nel testo della riforma, anche a costo di prevedere un doppio binario rispetto agli Ordini», conclude Berloffa.

  • LA REAZIONE - Per gli Ordini la proposta dei parlamentari è un nuovo attacco e vanifica il confronto sulla riforma

La presa di posizione

  • Il coinvolgimento. Per definire le piattaforme comuni, per proporre percorsi formativi omogenei per esercitare una professione, sono sentite - oltre agli Ordini, ai Collegi e alle associazioni di professionisti regolamentate - le associazioni non regolamentate
  • L'elenco. Le associazioni di professionisti non regolamentate devono essere costituite, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o per scrittura privata registrata, da almeno quattro anni. Tra l'altro l'associazione deve avere uno statuto e un codice etico e deve curare la formazione continua degli iscritti. L'individuazione delle associazioni è demandata a un decreto del ministro della Giustizia, di concerto con le politiche comunitarie, previo parere del Cnel. Le associazioni individuate rilasciano agli iscritti l'attestato di competenza.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 11.10.07


Associazioni col bollino a fine mese. Parere delle commissioni giustizia-attività produttive sul recepimento della direttiva Zappalà. Entro ottobre il dlgs qualifiche. Ordini sul piede di guerra.

Un pezzo di riforma delle professioni con il recepimento della direttiva qualifiche. Si tratta del riconoscimento delle associazioni e della conseguente possibilità per i soggetti dotati di bollino blu di rilasciare attestati di competenza ai professionisti iscritti. È quanto suggeriscono le Commissioni riunite II (giustizia) e X (attività produttive) della camera attraverso il parere «favorevole con osservazioni e condizioni» allo schema di dlgs di recepimento della direttiva sulle qualifiche professionali.

Quest'ultimo dovrà ricevere il via libera definitivo entro fine mese. Ma gli ordini sono già sul piede di guerra. Pierluigi Mantini, uno dei relatori al decreto legislativo (l'altro è Giuseppe Chicchi), argomenta così il parere: «Sono stati stabiliti principi efficienti per favorire il libero esercizio delle professioni in Europa che è condizione essenziale per la crescita dell'economia della conoscenza e dei servizi. Sono stati inoltre fissati i criteri per il riconoscimento delle associazioni delle professioni non regolamentate, le cosiddette nuove professioni, che ora potranno essere individuate attraverso un semplice decreto del ministro della giustizia di concerto con il ministro delle politiche comunitarie. Le associazioni così individuate potranno anche rilasciare, ai sensi della direttiva comunitaria 92/51, l'attestato di competenza ai propri iscritti», continua, «aprendo la strada a una prima forma di certificazione dei nuovi skill professionali». Per il responsabile delle professioni della Margherita si tratta di un «passo in avanti enorme», proprio perché anticipa una parte rilevante della riforma delle professioni, aprendo così la strada al cosiddetto sistema duale nei mondi professionali, con ordini riformati e associazioni delle nuove professioni. «Non dubitiamo», conclude Mantini, «che il governo farà ora la sua parte». In questo senso, il parlamentare scriverà ai massimi esponenti del governo per sollecitare il recepimento delle osservazioni. A tal proposito, Gianfranco Dell'Alba, capo di gabinetto del ministero delle politiche comunitarie, conferma la volontà di portare il provvedimento in consiglio dei ministri il 23 ottobre. Ma prima l'esecutivo aprirà un tavolo di confronto interno vista anche la presa di posizione forte del parlamento.

Quanto ai criteri per ottenere il riconoscimento, le commissioni parlamentari suggeriscono «la rappresentatività a livello nazionale», «l'avvenuta costituzione per atto pubblico o scrittura privata registrata presso l'ufficio del registro da almeno quattro anni», «la previsione di elementi di deontologia e dell'obbligo di formazione permanente». Montecitorio suggerisce anche un ruolo più incisivo degli ordini nella valutazione dell'idoneità del tirocinio svolto e delle qualifiche professionali e un riscontro circa le reali conoscenze linguistiche del professionista che viene in Italia a prestare la sua opera. Alto il malumore interno al Cup (ordini). Che ieri ha immediatamente convocato un'assemblea per il prossimo venerdì (11,30) per assumere le necessarie, a questo punto, «inevitabili ed adeguate iniziative». Si legge: «Il presidente del Cup, Raffaele Sirica, prende atto dell'ennesimo e ingiustificato attacco al sistema delle professioni riconosciute e dichiara che la decisione della commissione vanifica di fatto il confronto con tutte le categorie professionali ordinistiche avuto in occasione delle audizioni parlamentari».

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 11.10.07


Convegno Ancot. Riforma e associazioni, si cerca un compromesso. Mantini rassicura i tributaristi.

VARESE - La riforma delle professioni tarda ad arrivare, nonostante la buona volontà di quanti da anni stanno lavorando al progetto. E dunque i professionisti non organizzati in Ordini continuano a camminare su un crinale sottile: da un lato interlocutori della pubblica amministrazione, dall'altro limitati negli adempimenti, magari proprio nel momento in cui le procedure si semplificano con la telematica. Una realtà schizofrenica che è emersa, ancora una volta, al 34° convegno nazionale dell'Ancot, in corso ieri e oggi a Solbiate Olona (Varese). Il sottosegretario all'Economia, Mario Lettieri, intervenuto durante il dibattito, ha ammesso che è plausibile - se si supererà lo scoglio del riconoscimento - affidare anche alle associazioni di professioni non ordinistiche il ruolo di filtro, per le segnalazioni antiriciclaggio, tra iscritti e autorità di vigilanza.

D'altra parte, nonostante il ruolo di intermediari tra Fisco e contribuenti, gran parte dei consulenti tributari non può esercitare la rappresentanza del cliente nei confronti dell'amministrazione finanziaria. Lo ha ricordato il presidente Ancot, Arvedo Marinelli, che oggi chiederà a Giorgio Benvenuto, presidente della commissione Finanze del Senato, di sanare questo vuoto.

D'altra parte, il capo di Gabinetto delle Politiche europee, Gianfranco Dell'Alba, ha sottolineato «la necessità di uniformare le professioni italiane alla realtà europea in un processo che deve avvenire in tempi brevi per far partecipare a pieno titolo anche le professioni non regolamentate ai lavori delle commissioni e per permettere la libera operatività dei professionisti italiani negli altri Stati Ue».

Il progetto di riforma delle professioni, tornerà - la prossima settimana - in discussione in commissione alla Camera. «Abbiamo bisogno di una modernizzazione delle professioni in Italia - ha detto il relatore Pierluigi Mantini - e tale processo deve tener conto anche delle associazioni di professionisti in una più chiara definizione di ciò che si offre alla clientela». Tra le possibilità messe in campo da Mantini c'è quella di dare «ai professionisti non regolamentati la possibilità di iscriversi alla Cassa di previdenza più vicina alla loro attività o di rimanere all'Inps».

Intanto, martedì i tributaristi incontreranno i collaboratori del ministro del Lavoro Cesare Damiano: al centro dell'incontro l'aliquota contributiva alla gestione separata Inps.
 

  • LE PROSPETTIVE - Per il sottosegretario Lettieri nelle segnalazioni antiriciclaggio si può estendere il ruolo di filtro degli organismi di categoria

 

pag. 35
da Il Sole 24ore del 06.10.07


«Compiti chiari agli Ordini». Dal congresso del sindacato ragionieri le proposte di riforma.

MILANO - Se si vogliono davvero riformare le professioni si deve stabilire «chi può fare che cosa»: questo non vuol dire tornare alle vecchie esclusive ma definire le competenze di ciascuno. Ezio Maria Reggiani, presidente del Sindacato nazionale dei ragionieri commercialisti, sigla unica della categoria, spiega la questione intorno a cui ruota il quarto convegno nazionale che inizia stamattina al "My hotels Galilei" di Pisa.

Il sindacato chiederà a Giuseppe Chicchi, uno dei relatore della riforma, ospite del convegno assieme a Maria Grazia Siliquini, ex sottosegretario all'Università, e a Roberto Centaro, senatore di Forza Italia, «di non attuare una liberalizzazione selvaggia, ma una regolamentazione». «Adesso - spiega Reggiani - nessuno svolge il ruolo che dovrebbe. Alla nostra professione non viene riconosciuta alcuna competenza specifica, che invece in materia di bilanci e revisione dovrebbe avere». Il sindacato dei ragionieri non rivendica esclusive ma vorrebbe che si mettessero dei paletti: «Le competenze vanno regolamentate: non si devono sovrapporre quelle delle professioni ordinistiche a quelle delle non ordinistiche. Altrimenti, si abbandona il contribuente a se stesso». Ai ragionieri, poi, non piace che la formazione continua debba essere fatta da chi fissa i criteri: «Se gli Ordini stabiliscono le regole e controllano, non possono organizzare i corsi». (...)

 

di An. Man.
da Il Sole 24ore del 05.10.07


La prossima settimana il ddl rivisitato

Si è conclusa la prima fase dei lavori del comitato ristretto sulla riforma delle professioni. Ieri alla camera, infatti, i relatori di maggioranza, Giuseppe Chicchi e Pierluigi Mantini, hanno ricevuto mandato per procedere alla stesura del testo. Che verrà presentato alla fine della prossima settimana. «Abbiamo acquisito i pareri sui 14 punti proposti», ha dichiarato Chicchi, «e settimana prossima presenteremo un testo che comprenderà le osservazioni fin qui ricevute dal comitato ristretto». Tra queste, quella di Maria Grazia Siliquini, responsabile delle professioni per An. Che ha depositato formalmente un documento, suddiviso in 15 punti, con le osservazioni sulla proposta Mantini-Chicchi. Con paletti ben precisi. «I punti problematici:», ha spiegato, «va confermata la natura di ente pubblico non economico degli ordini; va precisato in che cosa consiste l'attività professionale intellettuale e la netta distinzione tra questa e l'attività d'impresa». «Contestiamo la proposta», ha continuato Siliquini, «di procedere a riduzione del numero degli ordini, concetto ambiguo che nella relazione oscilla tra riduzione e accorpamenti. Contestiamo accorpamenti frutto di interventi dirigisti: se questi ci saranno dovranno avvenire mediante un processo condiviso con gli ordini, come è stato realizzato nella scorsa legislatura per commercialisti e ragionieri». Ma la parlamentare dell'opposizione ha anche specificato il proprio apprezzamento per le modifiche apportate al ddl Mastella, «tenendo sicuramente conto delle osservazioni dell'opposizione».

 

pag. 48
da Italia Oggi del 04.10.07


Direttiva qualifiche: ieri il parere del governo. Ok al bollino blu. Ma prima serve la riforma. La Siliquini (An) chiede garanzie. Riconoscimento congelato. 

Anche il governo appoggia la proposta di dare il riconoscimento alle associazioni di professionisti senza albo con la direttiva qualifiche. Ma vincolato alla riforma delle professioni per la definizione dei criteri utili ai fini dell'ottenimento del bollino blu. Il parere dell'esecutivo, esposto ieri dal sottosegretario alla giustizia, Luigi Scotti, alle commissioni riunite giustizia e attività produttive della camera, dove si è discusso di riforma delle professioni e direttiva qualifiche, non lascia infatti adito a dubbi: il dlgs di recepimento della direttiva 2005/36/Ce deve fare riferimento alle sole associazioni già riconosciute. Quelle che saranno inserite nella riforma delle professioni, quindi, accederanno automaticamente alle piattaforme. Questo quanto riferito da uno dei due relatori, Giuseppe Chicchi (attività produttive). Che, con Pierluigi Mantini (giustizia), presenterà martedì prossimo in parlamento il parere sul decreto di recepimento che verrà votato il giorno successivo. «Il sottosegretario Scotti», ha dichiarato Chicchi, «ha sottolineato la necessità della conoscenza della lingua italiana che, per i professionisti che vengono dall'estero, va valutata a fondo, con eventuali interventi formativi.

Altrimenti l'asimmetria informativa del rapporto cliente-professionista si aggrava maggiormente». «Poi», ha continuato il relatore , «Scotti ha richiamato l'importanza del ruolo dello stato nel riconoscimento delle associazioni. E sottolineato l'orientamento di fare riferimento, nella direttiva qualifiche, alle sole associazioni già riconosciute».

Confermata anche dal governo, quindi, la linea che stanno seguendo Mantini e Chicchi (...). Non si fida, però, l'opposizione. Per questo Maria Grazia Siliquini, responsabile dell'Ufficio libere professioni di Alleanza Nazionale, ha presentato in Parlamento due documenti: uno sulla direttiva qualifiche e uno sulla riforma delle professioni. Nel primo (...) la parlamentare di An punta il dito contro l'articolo 25 (quello sulle piattaforme), che coinvolge anche le associazioni non regolamentate. «La soluzione», ha spiegato Siliquini, «è che venga stralciato il punto 3, dove ci sono i criteri per il riconoscimento, e che al punto 1 venga scritto che possono partecipare ai tavoli europei solo le associazioni riconosciute dalla legge italiana. Spero di aver convinto i relatori, che proporranno il parere, a non fare un gran pasticcio».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 04.10.07

 

invia la tua opinione!



 

vedi anche:

Mantini presenta la «base» della riforma

Riforma professioni - agg.rassegna stampa

Riparte l'iter del Ddl Mastella

Riforma professioni - agg. rassegna stampa

Chi farà Ordine a settembre

Le grandi manovre per la riforma delle professioni

«Una riforma per dare competitività»

Intervista al presidente Schiattarella [Il Sole 24ore]

Introduzione su "DIS-Ordine Professionale"

dell'arch. Amedeo Schiattarella - Riforma professioni

Roma favorevole al Ddl Mastella

Riforma professioni - breve agg.rassegna stampa

Senza riforma tecnici bloccati

Riforma professioni - breve agg.rassegna stampa

Ordini professionali: o si cambiano o si aboliscono

nota introduttiva al convegno del 20 giugno

A fine giugno il testo unificato

Riforma delle professioni - agg. rassegna stampa


data pubblicazione: venerdì 26 ottobre 2007
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Gli Albi chiamati all'autoriforma