Basta con «l'Italia dei geometri»

Villette, abusi, capannoni...

Villette, abusi, capannoni "Stop all'Italia dei geometri". Rutelli al Fai: più architetti per salvare il paesaggio. La richiesta del convegno di Assisi "Più poteri allo Stato e meno alle Regioni".

ASSISI - Basta con «l'Italia dei geometri». Basta con lo sviluppo senza una «regia». Se la cementificazione in Italia avanza non è solo colpa dell'aumento del valore degli immobili e della necessità dei comuni di fare cassa, ma anche il risultato di errori commessi nel passato. Della mancanza di una progettazione di lungo respiro. Dal convegno di Assisi organizzato dal Fai, il Fondo per l'ambiente italiano, "Sos ambiente: aggiornarsi per intervenire", il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha puntato il dito contro «la fragilità della pianificazione e la scarsa qualità della progettazione affidata in passato a geometri piuttosto che ad architetti e urbanisti».

Fattori che hanno portato a uno sviluppo anarchico del paesaggio, come nel caso delle centinaia di villette a schiera della Sardegna. E Rutelli ha promesso il «pugno di ferro» contro chi danneggia il territorio. La qualità del paesaggio deve essere un valore, «comprometterla è la più grave minaccia al nostro patrimonio e alle nostre attività culturali», ha detto il ministro.

Ma al convegno, che ha riunito le delegazioni del Fai di tutta Italia per fare un quadro delle politiche in atto e degli strumenti disponibili, il ministro ha anche dovuto accogliere l'appello allo Stato a essere presente negli interventi di tutela che viene da regioni ed enti locali. Come quello fatto da Luca Rinaldi, soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio di Brescia, Cremona e Mantova, che dice: «Non ci si può più fidare della pianificazione urbanistica regionale. Soprattutto nelle regioni che sono a forte speculazione edilizia, come la Lombardia, tocca allo Stato intervenire per proteggere il paesaggio». Questo è stato chiesto per l'Abbazia benedettina di Maguzzano, in provincia di Brescia, che sorge su un centinaio di ettati di terreno e rappresenta uno dei pochi luoghi incontaminati sulle rive del Garda. Lo scorso anno nella stessa zona era stata bloccata la costruzione di ville di lusso intorno al Castello a Moniga del Garda.

Per proteggere il paesaggio si deve «stimolare l'uso della consapevolezza e tornare al fascino delle regole», ha suggerito nel suo intervento Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai. Esempio positivo è quello della Sardegna che dal settembre 2006 ha un piano paesaggistico e che ha aumentato il trasferimento di fondi agli enti locali del 43% «per contenere la speculazione sugli introiti dell'Ici e degli oneri di urbanizzazione», dice l'assessore regionale Gian Valerio Sanna.

Eppure i problemi non sono solo causati dall'economia del mattone, perché se questa fa crescere il cemento anche altri fattori continuano a «deturpare» il nostro paese. Nelle aree urbanizzate - racconta Costanza Pratesi, responsabile dell'Ufficio studi del Fai - assistiamo alla crescita di «nebulose di edificazione diffusa», per cui le città si irradiano nelle campagne senza un disegno, ma in quelle meno urbanizzate sale il numero dei capannoni a uso industriale. Nel 2005 in Italia ne sono stati costruiti 7044, 826 solo in Veneto. E ancora lo sfregio delle coste e l'abusivismo edilizio «che continua a essere una piaga». Precisa Fulco Pratesi, fondatore del Wwf: «Delle 331mila abitazioni costruite in Italia nel 2006, 30mila erano abusive».

 

Andreas Kippar, paesaggista: "Non è solo colpa dei geometri". "Nuovi progetti e più concorsi così si torna all'estetica".

ASSISI - «Dio salvi i geometri, la colpa non è tutta loro. È piuttosto l'insieme della società che è stata latitante, che non ha affrontato un discorso sullo sviluppo di qualità del paesaggio». Andreas Kippar, architetto paesaggista tedesco che vive in Italia da oltre vent'anni ed è direttore di Land Srl, una società di Milano, avverte: «L'Italia è stata a lungo indifferente e distratta ed è proprio dalla distrazione che nasce il pericolo più grave: la banalizzazione della progettazione».

  • Che cosa è mancato in Italia? «Se manca un committente valido anche l'architetto più qualificato non si esprimerà al meglio. Ora in Italia si torna a parlare di estetica del paesaggio ma questo discorso è stato ignorato a lungo e quanto alla progettazione è mancata quella formazione interdisciplinare che invece ha caratterizzato paesi come Francia e Spagna».
  • Come si può rimediare agli errori commessi? «Con una riprogettazione che tenga conto dell'urbanistica del paesaggio: facendo interventi progettati a partire dalla specificità delle zone, come le cave o le coste che hanno criticità diverse. Bisogna tenere conto che le regioni, dal Carso alla Brianza fino alla Sardegna, sono pronte ad attuare inteventi di qualità. Spetta all'Italia usare quella ‘buona pratica´ della progettazione che ha sperimentato prima del dopoguerra. E per recuperarla serve una regia che sia al tempo stesso nazionale e regionale, servono programmi pluriennali e dei concorsi per selezionare i progetti più adatti e le personalità più qualificate».

 

di Paola Coppola
da La Repubblica del 11.11.07


«Architetti sconfitti, l'Italia in mano ai geometri». Il vicepremier Rutelli all'incontro del Fai: l'edilizia? Troppi lavori sbrigativi e dozzinali. Rutelli attacca l'«Italia dei geometri»: crescita senza stile, architetti sconfitti. Il vicepremier al convegno del Fai: presto il reato di frode paesaggistica.

ASSISI - Francesco Rutelli, ministro per i Beni culturali al convegno del Fai: «Si è conclusa la stagione dell'espansione edilizia indefinita». Spiega: «Architetti e urbanisti hanno perso una battaglia storica. Non sono riusciti a imporre una leadership. Hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente ai committenti».

«Gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra hanno perso una battaglia storica, magari anche per colpa della politica. Non sono riusciti a imporre una leadership culturale e quindi una cifra stilistica alla trasformazione del territorio nell'Italia contemporanea. Di fatto hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente, sbrigativo e dozzinale a ogni bisogno del committente. Coi risultati che vediamo».

Francesco Rutelli, ministro per i Beni e le attività culturali, approfitta di una platea tra le più sensibili al tema del paesaggio per dichiarare «conclusa la stagione dell'espansione edilizia indefinita ». Il ministro parla al convegno del Fai, il Fondo per l'ambiente italiano presieduto da Giulia Maria Crespi, che ha organizzato un seminario interno («Sos paesaggio, aggiornarsi per intervenire») ad uso dei volontari per dotarli di nuovi strumenti legislativi e normativi nelle loro attività. Il Fai è apprezzatissimo da Rutelli («siete un modello di dedizione, partecipazione, qualità, intelligenza»). Rutelli definisce l'attacco all'integrità del paesaggio «in assoluto la minaccia più grave per il patrimonio culturale italiano». Colpa, dice il ministro, «della crescita dei valori immobiliari, della fragilità della pianificazione, dei continui conflitti sulla tutela tra Stato, regioni e comuni».

Ma è tempo di dire basta perché «siamo un Paese denso, stretto, fitto». E invia un messaggio molto chiaro alle regioni che ormai da tempo rivendicano piena autonomia in materia di gestione del territorio (guarda il caso Toscana): «La Corte Costituzionale, con la sentenza 367 del 7 novembre scorso, ha respinto tutti i ricorsi delle regioni contro lo Stato affermando che proprio allo Stato tocca il compito della tutela del paesaggio visto come "valore primario e assoluto". Quando arrivano i vincoli, questi vanno rispettati. Presto arriverà anche il reato di frode paesaggistica».

Una dichiarazione di guerra, anche se molto soft, a «villettopoli». Per di più il ministro conclude con una conferma: «Sia ben chiaro. Mai più condoni edilizi, così ha deciso questo governo». Inevitabile l'applauso della platea (c'è anche, come delegato Fai, il neo-presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta).

Ma il convegno del Fai (il direttore generale Marco Magnifico ha illustrato le mille iniziative dell'associazione) serve a scoprire anche una fetta inedita d'Italia. E così, mentre le giunte toscane di centrosinistra sono contestate «da sinistra» per «villettopoli», da Assisi arriva la voce del suo sindaco di Forza Italia Claudio Ricci (giunta di centrodestra con tre liste civiche) che annuncia un programma avanguardistico e sperimentale in tema di tutela del paesaggio: «La nostra città è patrimonio Unesco dell'umanità. Entro gennaio inseriremo in quel piano di gestione, ma nel contesto del piano regolatore perché abbia piena efficacia, le linee-guida sperimentali di restauro del paesaggio. Saremo i primi a farlo. Dobbiamo spiegare che non è impossibile intervenire sul nostro territorio. Perché si può. Ma a patto di rispettare regole ben precise in materia di volumetrie, materiali, tecniche architettoniche, alberature, siepi. Indicheremo anche come realizzare un marciapiedi o gli infissi. Lo sviluppo è insomma possibile ma nel contesto di un restauro complessivo del paesaggio. Con questo spirito siamo riusciti a convincere molti autori di abusi ad abbatterli».

Applauditissimo l'intervento dell'assessore regionale all'urbanistica della Sardegna, Gian Valerio Sanna, (ex Margherita ora Pd) che lancia un allarme: «Lo Stato non può lasciarci soli nella lotta per la difesa del nostro territorio. Siamo sottoposti all'attacco dei Tribunali amministrativi regionali e delle multinazionali immobiliari. Ma col paesaggio è in gioco la dimensione stessa dell'uomo, la sua qualità di vita, quella delle future generazioni. Noi abbiamo subito adottato un piano paesaggistico, come chiedeva il Codice Urbani. E perché lo Stato non commissaria le regioni inadempienti? Vuole o non vuole far rispettare il dettato costituzionale sulla difesa del patrimonio paesaggistico?».

Sulla polemica architetti-geometri di Rutelli, da Roma risponde Giorgio Muratore, docente di Storia dell'Arte e dell'architettura contemporanea a «La Sapienza », gran polemista: «L'attacco ai geometri? Un luogo comune che si legge da cinquant'anni a questa parte. Ora bisogna vedere quanto c'è di buono nel lavoro dei geometri e quanto c'è di cattivo nella cultura degli architetti». Le colpe maggiore di chi sono? «Della politica. La "ciccia" è lì... E nel plusvalore che si ricava dagli immobili. Ormai l'Italia è il festival dell'abusivismo. Ma la pessima architettura spesso "firmata" corrisponde a scelte politiche e non tiene mai conto della qualità intrinseca del prodotto».

  • IL CANTIERE - L'area edificabile di Monticchiello si estende per circa settemila metri quadrati. I lavori di costruzione dovrebbero essere completati entro maggio 2008.
  • LE VILLETTE IN VAL D'ORCIA - Il progetto in corso di realizzazione a Monticchiello (Siena) è al centro di una lunga polemica. Prevede la costruzione di 92 abitazioni. Prezzo di vendita: circa 159 mila euro
  • GIORGIO MURATORE - È il festival dell'abusivismo. E molte colpe sono politiche.

 

LA TUTELA DEL PAESAGGIO

LA MINACCIA. Il ministro ha definito l'aggressione all'integrità del paesaggio come «la minaccia più grave per il patrimonio culturale italiano».

LE REAZIONI. La categoria reagisce «indignata» alle critiche del ministro. «Il vero disastro è quello dell'architettura italiana».

CEMENTO E CONDONO IN ITALIA. Le costruzioni in Toscana e gli abusi nel nostro Paese:

  • 15mila ettari di territorio sottratti al paesaggio toscano dal 1990 al 2000,     a causa delle edificazioni.
  • 265mila ettari di terreno sommersi dal cemento, sempre in Toscana, negli ultimi 15 anni.
  • 80mila le domande per l'ultimo condono presentate nel mese di dicembre 2004.
  • 40mila il record di domande di condono edilizio presentate a Roma nel 2004.


GIULIA MARIA CRESPI
- «Turismo, non speculazione L'esempio è Montefalco»

ASSISI — «Il paesaggio è il bene collettivo più prezioso che noi italiani possediamo. Anche il monumento più prezioso, se è circondato dal cemento, dalla disarmonia perde di valore», dice Giulia Maria Crespi, fondatrice e battagliera presidente del Fai: «Il paesaggio è anche la principale fonte di turismo, uno dei motori economici del Paese.
Se il paesaggio viene sfigurato, il turismo muore. E poi il paesaggio è motivo di qualità di vita, di agricoltura. Soprattutto è il simbolo della nostra stessa storia».

Continuare a costruire, insiste Giulia Maria Crespi, rappresenta «un terribile errore di fondo. Significa cedere alla bramosia di guadagno di certi immobiliaristi e speculatori. Troppi piccoli comuni non hanno più risorse e ricorrono agli oneri di urbanizzazione concedendo permessi per ville, villette, villone». Infine un'esortazione: «Bisognerebbe prender esempio dalla città umbra di Montefalco. Il sindaco Valentino Valentini ci ha raccontato come si può resistere all'assalto della speculazione del territorio puntando sull'artigianato, sui prodotti tipici. È arrivato un nuovo turismo. Così Montefalco è riuscito ad aumentare l'occupazione mantenendo intatto il territorio».

 

TERRITORIO E AMBIENTE - «Le colpe maggiori? Sono degli urbanisti». Cervellati: il modello giusto di sviluppo è Londra, non Roma.

ASSISI - «Urbanisti e architetti non hanno perso la battaglia culturale sul paesaggio, come dice il ministro Rutelli. Semplicemente perché non l'hanno mai combattuta veramente. E non me la sento di attribuire ai poveri geometri colpe maggiori di quelle che invece ricadono, insisto, sugli architetti e urbanisti. Cioè su di noi, perché anch'io appartengo alla lista...». Parola di un Gran Nome dell'urbanistica italiana, Pier Luigi Cervellati, docente di Riqualificazione urbana e territoriale a Venezia e autore, negli anni Settanta, del famoso piano regolatore di Bologna, indicato per anni come un esempio di qualità amministrativa.

Cervellati se la prende, appunto, con la propria categoria: «Siamo tutti responsabili da molti anni a questa parte, soprattutto negli ultimi quindici, non solo dello scempio del paesaggio agrario italiano ma anche di quanto avviene nei centri storici. Di gran parte delle scelte siamo titolari noi che le firmiamo, certo non i semplici geometri che non hanno questo potere... Basta consultare le cifre agghiaccianti fornite recentemente dal Comitato per la bellezza presieduto da Vittorio Emiliani per capire le dimensioni del fenomeno. Metterei sul banco degli imputati anche l'informazione che non ha ancora messo in evidenza le dimensioni di un fenomeno che sta impoverendo l'Italia».

E qui l'architetto aggiunge un esempio: «Parliamo della distruzione del nostro stesso patrimonio. Se il flusso del turismo cala, come dimostrano ormai le cifre, gran parte della ragione va cercata nello scadimento di ciò che offriamo. Ovvero i "panorami" italiani, le bellezze naturali, i nostri beni. So che passerò per un bieco conservatore, con questo discorso...». L'accenno di Cervellati è evidente. In molti, anche a sinistra, sostengono che lo sviluppo urbanistico è sinonimo di progresso economico, di occupazione.

In realtà, insiste l'urbanista, un metodo per evitare l'erosione del territorio ancora non cementificato ci sarebbe: «Prendiamo Londra. In pochi anni quella città ha accolto un milione di persone in più. Ma la regola è stata costruire sul già costruito, almeno per il 70%. Infatti il Green Field intorno alla città, ideato nel dopoguerra, è stato intaccato solo in minima parte. Guardiamo invece cosa è avvenuto in questi anni a Roma: una catastrofe! Basta un giro sul Raccordo per capirlo. Oppure nella stessa Bologna. O a Milano. Dietro c'è sempre un architetto, un urbanista. Perché prendersela con i geometri, che ormai quasi non esistono più?».

Altri esempi di distruzioni, professore? «Sicuramente il terrificante intervento di Monticchiello, e trovo meritoria l'opera di sensibilizzazione realizzata da Alberto Asor Rosa. Poi il progetto per il parcheggio sotto sant'Ambrogio a Milano. Quell'altro per il Pincio a Roma, un'autentica oscenità annunciata. Anche qui: i parcheggi non risolvono in alcun modo il problema del traffico urbano. Rappresentano invece solo una clamorosa fonte di introiti economici per i Comuni che li costruiscono».

Altre incongruenze registrate da Pier Luigi Cervellati: «Il nuovo centro direzionale alla Fiera di Milano, vero sgorbio urbanistico. La passante Nord di Bologna, che divora territorio e porta traffico. Come si vede, tutta roba da urbanisti e architetti. Altro che geometri, spesso onesti agrimensori che amano il territorio più di tanti signori professionisti. E poi, vogliamo dire un'ultima verità? ».

Prego, professore: «Ormai con l'università che ci ritroviamo tutti i geometri sono diventati architetti. Bastano un po' di crediti... Ecco perché i veri geometri non esistono più. Sul biglietto da visita portano il titolo di architetti».

  • IL PANORAMA - Se il turismo cala, gran parte della ragione sta nello scadimento di ciò che offriamo: i nostri «panorami».
  • I BOCCIATI - Il Raccordo di Roma, la Passante Nord di Bologna, il Centro direzionale alla Fiera di Milano: ecco gli sgorbi.

 

di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 11.11.07


Il convegno del movimento - Il «partito» di Asor Rosa: stop alla tranvia di Firenze.

FIRENZE — La Rete toscana dei 160 comitati impegnati nella difesa del territorio si trasforma in associazione per costituirsi in giudizio contro comuni, regioni o imprese ritenuti responsabili di «azioni pregiudizievoli per la vita o la dignità del Paese».

Questa decisione politica, annunciata ieri verso la fine dell'affollata, documentata assemblea della Rete, appare lo sviluppo logico della dichiarazione con cui Alberto Asor Rosa ha aperto i lavori: «Di fronte alla crisi del sistema politico, noi movimenti di base riuniti in una struttura di servizio, richiamiamo i politici alla loro professione, passando dalla protesta alla vertenza».

L'impegno a passare dalle parole ai fatti viene subito dopo una vera e propria dichiarazione di guerra sul problema che al momento più turba i fiorentini, cioè la tranvia, e in particolare quella linea 3 che dovrebbe passare vicino al Duomo. «Serve una moratoria - dice Asor Rosa - le modalità del progetto sono state scarsamente approfondite, torniamo a riflettere con uno stop alle linee 2 e 3». Dunque la Rete parte, lancia in resta, contro il maggiore impegno urbanistico e finanziario del comune di Firenze.

L'assemblea della Rete, che oggi avrà un seguito a Fucecchio con l'analisi delle ferite imposte ad alcune tra le più belle piazze toscane, come quelle di Fiesole, Fucecchio e Prato, è andata avanti analizzando con foto e mappe, volta a volta, i progetti e le azioni: il sottopasso di Firenze, l'aereoporto di Siena, la sistemazione del parco dell'Uccellina, il tracciato del Corridoio Tirrenico.

Il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, ha informalmente promesso un confronto nei giorni scorsi, ma l'appuntamento non è fissato. Nel frattempo la presidenza della Rete Toscana prospetta come sicura la formazione di analoghi movimenti di difesa in Lazio, Lombardia, Umbria.

 

di Wanda Lattes
dal Corriere della sera del 11.11.07


I geometri: noi rispettiamo le regole, non le facciamo: «I mostri come il Fuenti non sono opera nostra».

ROMA - «I mostri, dal Fuenti a Punta Perotti, non li abbiamo costruiti noi». «È la solita vecchia polemica. Chi ha fatto studi di architettura, come Rutelli, ce l'ha con i poveri geometri». La categoria reagisce «indignata» dal Nord, al Centro e al Sud.

Fausto Savoldi è presidente del Consiglio dei geometri di Brescia, e Presidente della Cassa, l'ente di previdenza di categoria, e entro un mese dovrebbe essere proclamato (le elezioni si sono già svolte) nuovo presidente del Consiglio nazionale al posto dell'uscente Piero Panunzi, che sul caso Rutelli non ha voluto aprire bocca.

Dice Savoldi: «I geometri non hanno più responsabilità di altri né per danni al paesaggio e all'ambiente né per il proliferare delle villette». «I geometri hanno assistito i piccoli proprietari di case sempre all'interno dell'uso programmato del territorio da parte di comuni, province e regioni. Penso che il ministro Rutelli si dovrà rimangiare le sue accuse, si documenti meglio, è male informato». Savoldi poi rilancia la palla tirata dal ministro per i Beni culturali: «Se le regole consentono di costruire, è chiaro che il mercato costruisce». In ogni caso, secondo Savoldi, «i geometri condannati per abusi si contano sulle dita di una mano in tutt'Italia». La critica di Rutelli riguarda tuttavia pure la qualità delle costruzioni, ma anche questa accusa viene rispedita al mittente, «perché il ministro dovrebbe chiedersi piuttosto come vengono preparati gli architetti: quelli sfornati dalle Università non hanno idee, altro che artisti, sono solo dei contabili».

Maurizio Quercini, presidente del Consiglio di Siena, ricorda a Rutelli che «è venuto da noi per la vicenda di Monticchiello e per Casole d'Elsa, ma in nessuno di questi due casi di speculazioni erano coinvolti dei geometri, e, a quanto si legge sui giornali, le indagini della Procura riguardano le responsabilità degli amministratori locali». Insomma, anche secondo lui «c'è da meravigliarsi di queste affermazioni del ministro». «Sono anni - continua - che ogni tanto la croce arriva addosso a noi, ma i piani regolatori, gli indirizzi, li danno i politici e i loro tecnici, che sono architetti».

«Dà fastidio che si sia lasciato andare a dichiarazioni così gratuite una persona sensibile come il ministro» conferma Franco Mazzoccoli, presidente del collegio di Bari. «Il vero disastro - sostiene - è quello dell'architettura italiana: il ministro faccia un'indagine, si documenti e controlli quante brutte opere sono firmate dai laureati».

  • FAUSTO SAVOLDI - «Se le leggi consentono di costruire, il mercato costruisce»

 

di M. Antonietta Calabrò
dal Corriere della sera del 11.11.07

 

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Commenti

14/11/2007 07:30: anch'io architetto
Salve, sono Geometra, mi occupo di OO.PP., ho fatto qualche progettazione di casa unifamiliare. per mè esiste solo la qualità. Non ho mai fatto nessuna pratica di sanatoria edilizia. Fra non molto sarò architetto. Ha ragione il Prof. Cervellati. Però con il titolo giusto il mio buon lavoro sarà riconosciuto, non come adesso perchè sono geometra e non posso rimanere tale pena l'esclusione da qualsiasi settore della filiera delle costruzioni . P.S.: come responsabile tecnico di una impresa di costruzioni ho realizzato dal 1984 ad oggi, un centinaio di costruzioni, opera di svariati professionisti con parcelle da sogno. Ebbene, posso dimostrare che nessun progetto era esecutivo, che la qualità del realizzato ed i costi non corrispondevano mai a quanto voleva il committente (pubblico o privato), ma è questa l'ARCHITETTURA??.
Giuseppe Assenza

19/11/2007 10:28: formazione e strumenti per la qualità
Il dato di fondo pare essere la qualità della preparazione tecnica, sia di geometri che di architetti. Ci sono stati anni in cui l'obiettivo era la quantità, e a questo le scuole hanno risposto in maniera differente: le scuole per geometri hanno puntato su una formazione standard buona sul piano tecnico e inevitabilmente scarsa dal punto di vista progettuale (il che ha portato a soluzioni, indubbiamente, da manuale, da catalogo, ripetute con scarse varianti su tutto il territorio nazionale, e questo è sotto gli occhi di tutti), mentre le facoltà di architettura si ponevano problemi "alti", necessari, certo, ma non sempre (e oggi quasi mai) sostenuti da un'adeguata selezione nel corso di studi e da una conseguente cultura progettuale e tecnica degli architetti. Ma oggi? Cosa vuol dire oggi qualità, e chi si è preparato a formare professionisti in grado di garantirla? E' stato forse errato mettere sullo stesso piano dal punto di vista legislativo e di riconoscimento della professionalità formazioni di tipo differente, che hanno sbocchi ideali non coincidenti. Ma il vero tema rimane quello di decidersi su cosa si intenda per qualità, e come si intenda perseguirla. Tutti ne parlano (segno dell'ambiguità del tema), ma chi incoraggia una progettazione responsabile rispetto ad una banale (nel senso che semplicemente rispetta i minimi normativi)? Non i molti costruttori privati cui si è affidato il destino delle periferie, che hanno spesso fatto scempio senza violare alcuna legge vigente. Se si vuole qualità, ci vogliono strumenti adatti: strumenti politici, quindi normativi, infine, magari, anche di controllo sull'operato. L'obiettivo della qualità porta comunque ad un innalzamento del livello di complessità di un progetto, che rende necessario un lavoro congiunto di architetti e geometri, ma in ruoli decisamente più definiti e separati di quanto non avvenga oggi. Questo, se possibile, senza inutili competizioni di merito, ma sulla base del riconoscimento della specificità di approccio e di preparazione dei professionisti.
Valeria Zacchei

19/11/2007 19:59: L'Italia in mano..alle speculazioni immobiliari !!
Il nostro illustre ministro che adesso spara a zero contro i geometri forse dimentica che appena qualche anno fa si è dato il via nella capitale con il suo assenso alla più vergognosa e devastante colata di cemento nei quartieri periferici (vedi romanina, ponte di nona ecc.) operazioni in cui si è lasciato mano libera ai grandi gruppi di costruttori che hanno costruito solo con scopi speculativi fragandosene altamente dell'ambiente e ...dell'Architettura. I geometri hanno anch'essi le loro responsabilità al pari di ingegneri e ...architetti che asserviti alla politica e ai grandi costruttori hanno consentito e ancora oggi consentono i più grandi scempi del territorio.
architetto

vedi anche:

I grandi architetti sotto accusa

Le grandi opere fanno acqua - rassegna stampa

Villeggiature in città tra rovine di utopie

Junkspace/spazi spazzatura - breve rassegna stampa

Quando l'architettura trasforma le città

ma anche «Troppi ecomostri con firme illustri»

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Architetti date bellezza alla città

Un appello, non solo, per Palermo...

«Una legge per la progettazione»

Codice appalti - breve agg. rassegna stampa

Di Pietro e l'Architettura

In GU la modifica del Codice degli Appalti

Centro, boom degli abusi edilizi

Più 30% in due anni


data pubblicazione: martedì 13 novembre 2007
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