Stop ai cantieri senza sicurezza

legge 123/07 - breve agg. rassegna stampa

Prevenzione. Il ministero corregge l'orientamento: il blocco per le violazioni alla 626 include anche l'edilizia. Stop ai cantieri senza sicurezza. La sanzione aggiuntiva viene esclusa dal pagamento in misura ridotta.

La sospensione dei lavori a causa delle reiterate e gravi violazioni in materia di sicurezza si applica anche ai cantieri edili. È quanto stabilisce il ministero del Lavoro con la circolare 24/07 di ieri, modificando così la prima interpretazione, data in merito all'ambito di applicazione dell'articolo 5 della legge 123/07 ,con la precedente lettera circolare (prot. n.10797) del 22 agosto.

Sospensione attività. Nella circolare di agosto, infatti, il ministero aveva precisato che l'articolo 5 trova applicazione per tutte le attività imprenditoriali che «esulano dal campo di applicazione dell'articolo 36 bis del Dl 223/06 e quindi al di fuori dell'ambito dell'edilizia».

Il sottosegretario al Lavoro, Antonio Montagnino, con un proprio comunicato (...) aveva però precisato che l'articolo 36 bis si applica soltanto per le parti non modificate dall'articolo 5. E il chiarimento del sottosegretario è stato recepito nella circolare di ieri: è stato riconosciuto che il campo di applicazione dell'articolo 5 «non può non ricomprendere, necessariamente, anche le aziende operanti nel settore edile nel quale maggiormente si avverte l'esigenza di elevare gli standard di sicurezza».

La nuova circolare non precisa però quale sia la relazione tra il provvedimento di sospensione, di natura amministrativa, e il sequestro preventivo, ex articolo 321 del Codice di procedura penale, che certamente sarà adottato per le stesse cause che hanno determinato quelle della sospensione (gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza).

La circolare richiama l'attenzione dell'organo ispettivo sull'opportunità di adottare la sospensione in tutte le ipotesi in cui si venga a compromettere il regolare funzionamento di un'attività di servizio pubblico, compromettendo il godimento di diritti costituzionalmente garantiti. È naturale, come si sostiene, che la limitazione a tali diritti trova invece giustificazione qualora il provvedimento di sospensione per gravi e reiterate violazioni sia funzionale alla tutela del primario diritto costituzionale alla salute; cioè sempre, poichè le ragioni che legittimano il provvedimento di per sè compromettono il diritto alla salute.

Sanzione aggiuntiva. La circolare 24/07 fornisce poi un'interpretazione originale sulla sanzione «aggiuntiva» introdotta dalla norma. Infatti, fermo restando che questa sanzione è presupposto per la revoca della sospensione, essa viene definita come «onere accessorio» impropriamente definito come sanzione amministrativa. Ne consegue che per questa sanzione non trova applicazione l'articolo 16 della legge 689/81 (pagamento in misura ridotta), nè al mancato pagamento consegue ulteriore seguito (ordinanza ingiunzione); l'unica conseguenza consiste nella mera permanenza degli effetti sospensivi.

L'importo sarà riferito alla sommatoria delle sanzioni conseguenti all'occupazione dei lavoratori "in nero": maxisanzione, mancata registrazione sui libri paga e matricola, omessa comunicazione all'Inail e al Centro per l'impiego, omessa consegna della lettera di assunzione, tenendo conto del pagamento in misura ridotta ex articolo 16 della legge 689/81. Ciò a prescindere dal fatto che, per l'adozione, delle singole sanzioni richiamate, l'ispettore adotterà la diffida obbligatoria ex articolo 13 del decreto legislativo 124/04 (con importi in misura minima).

Modifiche alla 626. La novità è l'introduzione del «documento unico di valutazione» che riguarderà i rischi scaturenti dall'«interferenza» delle lavorazioni. Per tutti gli altri rischi propri dell'impresa appaltante e dell'impresa appaltatrice vanno redatti i rispettivi documenti di valutazione.

Nella nozione di appalto, citata dall'articolo 3 della legge 123/07, la circolare include anche le ipotesi di subappalto, nonchè quelle «di fornitura e posa in opera» di materiali, ove, in linea di fatto, sussiste l'impiego di manodopera. Deve trattarsi in ogni caso di appalti «interni» all'impresa committente, nonchè in caso di affidamento di lavori o servizi rientranti «nell'ambito dell'intero ciclo produttivo dell'azienda». Ciò comporta, secondo il ministero, la redazione del nuovo documento anche nell'ipotesi di appalti «extraziendali» che risultino necessari per la realizzazione del ciclo produttivo dell'opera o del servizio e non siano semplicemente preparatori o complementari dell'attività produttiva in senso stretto.

Il tesserino. L'ambito di applicazione del nuovo documento introdotto dall'articolo 6 della legge 123/07 è da individuarsi nei soli appalti «interni», per consentire una più agevole identificazione del personale impegnato in contesti organizzativi complessi caratterizzati dalla compresenza, in uno stesso luogo, di lavoratori appartenenti allo stesso datore. Sul punto la circolare appare limitativa: in questo caso escluderebbe dall'obbligo in questione gli appalti concessi, per esempio, da soggetti non imprenditori.

  • I CHIARIMENTI - Estesa ai subappalti l'obbligatorietà del documento unico per valutare i rischi da «interferenze»

Progetti con tessera

I collaboratori. Riguardo l'obbligo di esibire il tesserino identificativo, la circolare del Lavoro sulla legge 123/07 precisa che per personale occupato devono intendersi sia i lavoratori subordinati sia coloro che, pur non sottoposti al potere gerarchico dell'imprenditore, «ricevano puntuali direttive dal medesimo in ordine alle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa dedotta in contratto». In tale definizione vengono fatti rientrare i contratti a progetto.

Il registro. In merito al registro, sostitutivo delle tessere, la circolare del ministero riporta alcune precisazioni: esso deve essere tenuto sul luogo di lavoro e va aggiornato all'inizio della giornata lavorativa. L'obbligo è riferito a ciascun appalto di opere o servizi, per cui dovrà essere istituito un registro per ciascun appalto.

 

di Luigi Caiazza
da Il Sole 24ore del 15.11.07


Sicurezza lavoro senza eccezioni. Anche i cantieri rischiano la sospensione delle attività. Circolare ministeriale integra le istruzioni di agosto. Discrezionalità per sanità e trasporti.

Anche i cantieri rischiano la sospensione dell'attività per violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro. Mentre la discrezionalità nell'applicazione del provvedimento dovrà essere usata soprattutto in tutti quei casi in cui la sospensione possa compromettere il regolare funzionamento di un servizio pubblico, come per esempio la sanità, i trasporti o le forniture energetiche. La reiterazione delle condotte illecite, richiesta per cinque anni ai fini della sospensione, dovrà essere valutata soltanto in riferimento ai fatti successivi al 25 agosto, data di entrata in vigore della legge 123/2007 che ha riformato la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

Questi alcuni dei chiarimenti forniti dal ministero del lavoro con la circolare n. 24 del 14 novembre, con la quale vengono fornite indicazioni operative al personale ispettivo, a integrazione e correzione delle precedenti istruzioni contenute nella nota del 22 agosto (...). A cominciare dall'applicazione del provvedimento di sospensione dell'attività, introdotto dall'articolo 5 della legge 123/2007, in relazione a “gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza”.

Le prime istruzioni ministeriali sembravano escludere dall'applicazione delle nuove disposizioni i cantieri edili, con l'effetto paradossale di limitare la tutela dei lavoratori proprio in uno dei settori a più alto rischio di infortuni. Ora il dietrofront, peraltro già annunciato dal sottosegretario Antonio Montagnino (si veda ItaliaOggi del 24 agosto): “la nozione di attività imprenditoriale” prevista dalla norma, scrive ora testualmente la circolare, “non può non ricomprendere, necessariamente, anche le aziende operanti nel settore edile nel quale, come noto, maggiormente si avverte l'esigenza di elevare gli standards dei sicurezza e tutela delle condizioni di lavoro”.

Discrezionalità del provvedimento di sospensione. Già la circolare del 22 agosto ha individuato alcune ipotesi nelle quali gli ispettori possono astenersi dall'adottare il provvedimento di sospensione dell'attività (che riguarda non solo la sicurezza del lavoro, ma anche le violazioni in materia di orario e l'impiego di lavoratori in nero): nel caso questo comporti una situazione di imminente pericolo sia per i lavoratori che per i terzi, oppure nel caso in cui l'interruzione dei lavori possa portare a un irrimediabile degrado degli impianti e delle attrezzature. Ora la circolare chiarisce che anche il rischio di compromettere un servizio pubblico giustifica la mancata adozione del provvedimento.

Si risolvono così i dubbi sollevati per esempio per il superamento dell'orario di lavoro negli ospedali o nel settore dei trasporti, stabilendo che va valutata attentamente l'opportunità di adottare il provvedimento di sospensione nel caso si rischi di pregiudicare il godimento di diritti costituzionalmente garantiti. Diritti che possono però essere compromessi laddove il provvedimento di sospensione riguardi gravi e reiterate violazioni alla normativa di sicurezza e “sia funzionale alla tutela del primario diritto costituzionale alla salute di cui all'art. 32 Cost.”.

Reiterazione delle violazioni. Dopo aver chiarito che, in fase di prima applicazione e in attesa di diverse indicazioni da parte del coordinamento tecnico delle regioni, il personale ispettivo del ministero del lavoro applicherà il provvedimento di sospensione negli ambiti di propria competenza (costruzioni edili o genio civile, lavori in sotterranei o gallerie, in ambito ferroviario e nel settore delle radiazioni ionizzanti), il ministero si sofferma sul requisito della reiterazione delle violazioni richiesto per l'adozione del provvedimento di sospensione. La ripetizione delle condotte illecite nell'arco del quinquennio dovrà essere valutata soltanto a partire dal 25 agosto 2007, data di entrata in vigore della legge 123/2007, a nulla rilevando le precedenti violazioni alla normativa sulla sicurezza, per quanto gravi.

In merito a quest'ultimo requisito, invece, la circolare conferma l'arrivo di un elenco nel quale saranno indicate “le violazioni che giustificano l'adozione del provvedimento interdittivo in quanto ledono i principi fondamentali del sistema prevenzionale e mettono a repentaglio gli interessi generali dell'ordinamento”.

Sanzioni amministrative. Per sbloccare l'attività oggetto della sospensione, l'articolo 5 della legge 123/2007 prevede, tra le altre condizioni, il pagamento di una “sanzione amministrativa aggiuntiva” pari a un quinto delle sanzioni amministrative complessivamente irrogate. Nonostante l'espressione letterale utilizzata, il ministero precisa ora che non di sanzione amministrativa si tratta, quanto piuttosto di un “onere economico accessorio”. Il che significa, spiega ancora la circolare, che il mancato pagamento comporterà il protrarsi del blocco, ma non si darà luogo alla riscossione coattiva del relativo importo.

Per quanto riguarda, invece, l'esatta individuazione delle sanzioni “complessivamente irrogate”, il ministero precisa in primo luogo che il riferimento è alla sola ipotesi prevista dalla lettera a), comma 2, dell'articolo 5, ovvero alle violazioni connesse all'utilizzo di lavoratori in nero. Quindi, maxisanzione, omessa istituzione ed esibizione dei libri obbligatori, mancata scritturazione del personale, mancata denuncia di assunzione all'Inail e al centro per l'impiego, omessa consegna al lavoratore della lettera di assunzione e del prospetto di paga.

Ai fini della quantificazione, spiega la circolare, occorre considerare gli importi relativi alle violazioni riportate nei verbali di accertamento, a prescindere dal fatto che si debba adottare la diffida obbligatoria o procedere alla contestazione dell'illecito amministrativo. L'importo aggiuntivo, infatti, è meramente strumentale allìadozione del provvedimento di revoca della sospensione ma non ha una sua autonomia “quale distinta fattispecie sanzionatoria”.

 

di Franca Floris
da Italia Oggi del 15.11.07


Lavoro. Gli effetti della circolare di mercoledì sulla normativa in materia di sicurezza
Ispettori con poteri variabili. Dal personale del ministero lo stop alle attività solo in edilizia.

La legge 123/07 non modifica le competenze in materia di sicurezza ma conferisce nuovi diritti ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Lo chiarisce la circolare 24/2007 del 14 novembre del ministero del Lavoro (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri).
L'articolo 5 della legge 123 riprende i contenuti dell'articolo 36 bis del decreto legge 223/06 (legge 248/06), ampliando sia la platea dei destinatari che i presupposti operativi del provvedimento di sospensione dei lavori.

La disposizione inizialmente aveva sollevato dubbi interpretativi per quanto riguarda il riconoscimento al personale ispettivo del ministero del Lavoro di una generalizzata competenza sulle questioni legate alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Dalla norma sembrava che l'accertamento, da parte degli ispettori del lavoro, delle gravi e reiterate violazioni in materia di tutela e sicurezza sul lavoro dovesse essere inteso come caratterizzato dal connotato della strumentalità. Si sarebbe trattato, in questo caso, di una potestà ispettiva riconosciuta dal legislatore in quanto finalizzata esclusivamente alla possibile e tempestiva adozione del provvedimento di sospensione. Misura giustificata dalla presunta situazione di pericolo determinata dalle gravi e reiterate violazioni alla normativa sulla prevenzione.

Ciò avrebbe consentito all'ispettore di adottare, con il provvedimento di sospensione, anche quello della prescrizione obbligatoria (decreto legislativo 758/94), anche nelle attività in cui la competenza della vigilanza tecnica - articolo 21 della legge 788/78 - è dei funzionari Asl.

Questa soluzione è stata però abbandonata. Fermo restando le altre due ipotesi (lavoro nero e violazioni in materia di riposi), la circolare 24 ha limitato l'intervento degli ispettori del lavoro in caso di accertate gravi e reiterate violazioni in materia di sicurezza nel settore delle costruzioni edili e di genio civile, nei lavori in sotterraneo e gallerie, nei cassoni ad aria compressa, nei lavori in ambito ferroviario e delle radiazioni ionizzanti.

In tutti gli altri settori i provvedimenti di sospensione, per le violazioni in materia di sicurezza, potranno dunque essere adottati solo dai funzionari delle Asl. Ciò per espressa previsione dell'articolo 5, comma 6, «nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali complessivamente disponibili».

Si tratta di "condizioni" che lasciano trapelare, però, risvolti di legittimità, anche di ordine costituzionale, perchè si può verificare una disparità di trattamento tra l'attività programmata dal ministero del Lavoro e quella delle Asl.

Quanto ai presupposti per la sospensione dell'attività, la «reiterazione» delle violazioni, secondo la circolare, è da intendersi come ripetizione di condotte illecite gravi nell'arco temporale dell'ultimo quinquennio, individuato dalla data di entrata in vigore della legge 123/07, con esclusione quindi dei fatti antecedenti il 25 agosto 2007.

Ciò impone una ricerca rigorosa all'interno dell'amministrazione e presso gli altri organi di vigilanza, o accertamenti sull'esistenza di sentenze passate in giudicato (Casellario giudiziale).

Per le «gravi» violazioni occorre riferirsi a quelle che mettono a repentaglio gli interessi dell'ordinamento. Nel rispetto, tuttavia, della tassatività - che non può non connaturare il presupposto per l'adozione di un provvedimento grave, come quello della sospensione dei un'attività imprenditoriale - il ministero si riserva di definire un elenco esplicito. Anche se il provvedimento non riguarda la sospensione dell'attività imprenditoriale, come afferma la circolare 24, ma è limitato a quella parte di ambiente lavorativo o parte di impianto, cui si riferisce la «grave» violazione.

La circolare 24 ricorda che il datore deve consegnare al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza la copia del documento della sicurezza e del registro infortuni. Nello stesso tempo richiama l'attenzione sull'obbligo del segreto in ordine ai processi lavorativi di cui i rappresentanti vengono a conoscenza nell'esercizio delle loro funzioni, dovendo rispettare le previsioni sulla privacy.

  • SUPPORTO DALLA SANITÀ - Nei settori diversi dalle costruzioni il provvedimento di fermo può essere adottato solo dai funzionari delle Asl

 

di Luigi Caiazza
da Il sole 24ore del 16.11.07

 

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vedi anche:

Novità per la sicurezza nei cantieri

Modifiche apportate dalla legge 123/07

Sicurezza: c'è la legge...

...ma non ancora il Testo Unico


data pubblicazione: mercoledì 21 novembre 2007
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