Omaggio a Ligini e al Velodromo scomparso

Eur - rassegna stampa

Velodromo, entro dicembre la demolizione

E’ polemica sui lavori di demolizione dell'ex Velodromo, futura sede della Città dell'Acquasport e del Benessere. Il Comitato salute e ambiente dell'Eur, denuncia infatti che «i lavori di abbatimento del Velodromo, iniziati quest'estate, sono stati fermati. E che anche se le gradinate sono state sventrate dalle ruspe, la struttura è ancora in piedi». «Ci sarebbe di che rallegrarsi se si potesse interpretare questo fermo come un segnale delle competenti autorità riguardo all'opportunità di demolire una struttura di così grande pregio - affermano dal comitato - Ma ai numerosi comitati di quartiere non è stato dato di sapere quali siano i motivi che hanno indotto a fermare i lavori».

Pronta la risposta dell'Eur Spa: «I lavori non sono stati affatto bloccati - replicano - Stiamo andando avanti con le procedure previste dall'accordo di programma stipulato con il Comune. In attesa della conclusione del concorso internazionale che si chiuderà entro fine mese, stiamo dando la possibilità agli architetti che concorrono di visionare la struttura per portare avanti i loro progetti. Ecco perché il velodromo non è stato ancora compleamente demolito. Non appena concluso il concorso i lavori ricominceranno. Ed è possibile che ricominceranno prima della fine del mese».

Alla polemica sui lavori che interessano la struttura, da anni in disuso e abbandono, si aggiunge anche un'altra denuncia che arriva sempre dallo stesso comitato. «In questi giorni fiamme e fumo si sono levate all'interno del velodromo - prosegue la nota del Comitato salute e benessere - È il legno della pista, accatastato in enormi mucchi, che va in fumo. Non è forse vietato fare fuochi e bruciare materiali di risulta dentro la città? Non è forse doveroso smaltire adeguatamente e riciclare i materiali - come il legno - ampiamente riciclabili?».

Anche qui la replica dell'Eur Spa: «Non risulta nessun incendio all'interno della struttura. Lo hanno accertato anche i vigili urbani che ieri hanno esguito un sopralluogo. Nel cantiere non vengono affatto bruciati i materiali di risulta».

E se c'è chi vorrebbe fermare i lavori di abbattimento e ristrutturazione, c'è chi come Simone Vitale, rappresentate del comitato di quartiere dell'Eur: «Abbiamo raccolto oltre 150 firme perché il progetto vada avanti». 

 

da Il Messaggero del 10.11.07


CANTIERI SIMBOLO - Nuvola-Velodromo la romana Condotte fa il pieno all'Eur

Dopo il Velodromo anche la Nuvola. La società romana Condotte fa il pieno all'Eur. Già socia della Spa presieduta da Paolo Cuccia - Condotte (51%) è stata scelta in estate come partner dall'Eur (49%) per l’operazione di sviluppo immobiliare destinata a trasformare le strutture fatiscenti dell'ex Velodromo di Roma in una moderna Città dello sport e del benessere – l’impresa di Paolo Bruno si occuperà anche di tramutare in realtà la Nuvola disegnata da Massimiliano Fuksas per il nuovo centro congressi del quartiere Sud della capitale.

Offrendo il prezzo più basso – 216,2 milioni, con uno sconto del 20,55% sui 272 a base d’asta – e ottenendo dalla commissione giudicatrice anche il punteggio più elevato sul fronte della proposta tecnica, Condotte ha vinto la gara bandita dall'Eur Spa per dare il via a uno dei cantieri-simbolo della rinascita architettonica della capitale.

Doppio ruolo, quindi, per l'impresa romana. Che appena indossati i panni del partner-investitore al Velodromo (150 milioni circa il costo totale previsto) per conto dell'Eur svolgerà anche il ruolo di ditta appaltatrice sul cantiere della Nuvola. «Essere partner dell'Eur ci ha favorito? Penso di sì – risponde Duccio Astaldi, vice-presidente operativo di Condotte –. Ma solo nel senso che avere due lavori a poca distanza l'uno dall'altro ci ha fornito un vantaggio tecnico. Quando un'impresa si trova a dover gestire dei cantieri così vicini – aggiunge –, in termini di organizzazione, di possibili sinergie di uomini e mezzi, si ha sempre un vantaggio. Lo avremmo avuto anche se il committente della Nuvola fosse stato diverso».

In realtà, al Velodromo, gli accordi presi con l'Eur, e ribaditi a più riprese anche dal presidente Paolo Cuccia, escludono che Condotte possa avere un ruolo diretto nei lavori. Ma è chiaro che il costruttore non se ne rimarrà a osservare l'avanzamento del cantiere fuori dai cancelli. «È vero – dice Astaldi – che gli appaltatori saranno scelti tramite gara. Ma è anche vero che se l'Eur ha scelto come socio un costruttore è perché vuole che a gestire e controllare il cantiere, con un ruolo da general contractor, siamo noi».

L'aggiudicazione dei lavori del progetto firmato da Fuksas completa la strategia di rilancio dell'impresa romana puntata ad affermarsi con un ruolo da protagonista sul mercato delle costruzioni della capitale. Una “politica” avviata con la conquista del contratto da 2,6 miliardi per la realizzazione della linea D del metró, in project financing, e rafforzata proprio attraverso la partnership con l'Eur per la trasformazione dell'ex Velodromo, in un complesso per lo sport e il benessere affiancato da hotel uffici e servizi, con architetture frutto del maxiconcorso di progettazione in scadenza a metà di questo mese.

Ora la «ciliegina» del nuovo centro congressi. «È un lavoro molto prestigioso e a cui ovviamente tenevamo molto – spiega Astaldi –. Abbiamo studiato molto bene il progetto e sappiamo perfettamente cosa fare». Sul come, però, le bocche restano cucite. Nessun dettaglio in più rispetto a un cantiere che rappresenta una sorta di sfida ingegneristica. La Nuvola dell'Eur dovrà essere realizzata facendo ricorso a un tessuto hi-tech (Gore-tex o Tenax), “galleggiando” in una teca di acciaio e vetro alta 32 metri, larga 75 e lunga 198. La struttura sarà altamente flessibile, in grado di ospitare eventi diversi con una capienza che raggiungerà i 9.500 posti suddivisi tra l'auditorium sospeso tra i 15 e i 18 metri d’altezza che potrà accogliere 1.800 persone, e due grandi sale congressuali.

 

di MAU.S.
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi del 5/10.11.07


ARCHITETTURA - Omaggio a Ligini e al suo Velodromo. Il Velodromo di Cesare Ligini, Dagoberto Ortensi e Silvano Ricci, non esiste più. L'impianto sportivo che il Corriere dello Sport del 6 novembre 1958 definiva il più perfetto ed il più bello del mondo, è stato demolito. Omaggio a Ligini e al Velodromo scomparso. Era «il più bello del mondo», l'abbandono lo ha reso «irrecuperabile».

Per definire la bellezza essenziale del Velodromo, fatta di curve e di movimenti di terra, il professor Tonino Terranova aveva scomodato, solo un anno fa, la land art. Ora non c'è più.

Niente di male, è la città che muta, indifferente ai nostri sentimenti, figuriamoci alla memoria delle medaglie d'oro di Beghetto, Bianchetto, Gaiardoni, Maspes... La popolarità del ciclismo non è più quella del 1960, ed il Velodromo era chiuso da quasi quarant'anni. Di fronte alle dure leggi della necessità, non mi ostinerei certo a difendere le opere di Cesare Ligini, bravo quanto schivo progettista romano (e mio zio, confesso il mio nepotismo), il cui viso sorridente del giorno dell'inaugurazione, sotto un grande cappello di foggia già antica per gli Anni Sessanta, mi si è parato di fronte dalle pagine di una pubblicazione curata dall'Osservatorio sul Moderno delle Facoltà di Architettura dell'Università «La Sapienza». Abbandonerei alla damnatio memoriae che le ha colpite Velodromo e Torri dell'ex Ministero delle Finanze.

Non fosse che, il 17 ottobre, solo due settimane fa, all'Archivio di Stato all'EUR, in un convegno che celebrava la donazione a quell'archivio pubblico dei disegni di Cesare Ligini, erano stati avanzati pesanti dubbi sull'opportunità della demolizione. Non fosse che mancava ormai solo un anno a quei cinquant'anni di esistenza, che avrebbero consentito alla Sopraintendenza ai Monumenti di Roma di apporre il vincolo. Non fosse che EUR Spa e Comune di Roma, entrambi invitati a quel convegno, hanno preferito alla discussione l'assenza.

Impianto irrecuperabile per ragioni statiche? Il professor Piccarreta aveva autorevolmente contraddetto il parere del professor Poretti (che, notoriamente, è piuttosto storico dell'architettura che strutturista; ma le cui competenze sono le più vicine a quelle di uno strutturista tra i quattro esperti consultati dall'EUR Spa), mettendo anzi in evidenza le potenzialità antisismiche di una struttura che, all'avanguardia rispetto ai suoi tempi, per metà poggiava direttamente sulla terra.

Impianto obsoleto funzionalmente? Lo ha smentito il presidente della Federazione ciclistica del Lazio: che ha ipotizzato un suo uso sportivo quotidiano come terminale di quel vero e proprio monumento allo spreco (stile pre mani pulite dei Mondiali di calcio Italia '90), che è la pista ciclabile di Roma.

Come ha ben sintetizzato l'economista Pietro Valentino: «Gli interessi del Comune di Roma coincidono con quelli dell'EUR Spa?». Se sono innegabili i vantaggi economici per l'EUR Spa dalla città acquatica, piscine e soprattutto impianti - oggi molto trendy - di fitness, che prenderà il posto del Velodromo; la costruzione del nuovo velodromino (l'uso del diminutivo è già significativo) costerà alla città di Roma 6 milioni di euro (di cui solo uno proveniente dall'EUR Spa). Ce n'è abbastanza per arrivare a domandarci, in questi tempi in cui ci si interroga sui costi della politica, se sia stato giusto, anzichè abolire l'Ente EUR, trasformarlo in una Spa, curioso ircocervo di nomine pubbliche e finalità private.

  • MA È STATO GIUSTO? - Sono innegabili i vantaggi economici per l'Eur Spa (città acquatica, piscine e impianti di fitness), la costruzione del nuovo velodromino costerà a Roma 6 milioni.
     

di Renato Nicolini
dal Corriere della sera del 02.11.07


Ma quali riqualificazioni? Così distruggeranno l’Eur

Ebbe ragione Bruno Zevi, nel 1996, a titolare «Distruggere Roma» una mia pubblicazione sullo Sdo, che volevo titolare «La fine dello Sdo», edita per la sua collana di Architettura, sostenendo che la rinuncia a scelte urbanistiche coraggiose, come lo Sdo nel Prg del 1962, significava negare a Roma ruoli e immagine ispirati alla sua storia, capaci di confermarne comunque una capitale, anche a prescindere dal ruolo amministrativo di sede delle istituzioni della Repubblica.

Il processo di distruzione prosegue ora attraverso un’infinità di episodi, più o meno rilevanti, che trovano nell’asse C.Colombo-Eur una concentrazione significativa, non solo perché riguarda il quartiere di rappresentanza della città contemporanea, ma perché neppure i contenuti, la predominante appartenenza pubblica e l'immagine monumentale hanno evitato le forme più violente e selvagge di una bassa speculazione che condiziona numerosi interventi di restyling assolutamente contraddittori con la qualificazione - e relativa destinazione del nuovo Prg - di «città storica».

È sconcertante che gli innumerevoli interventi in corso o programmati non solo sono in variante a quest'ultimo ma, considerati nel loro insieme, contraddicono lo spirito stesso di quella salvaguardia complessiva che dovrebbe caratterizzare una «città storica». La somma degli interventi e la spregiudicatezza con la quale sono condotti manifestano un metodo che, nel tempo, porterà al completo travisamento dei valori e delle caratteristiche che hanno determinato funzioni e volto dell’Eur. Sarebbe lungo entrare qui nel merito dei vari interventi: essi sono stati sempre decisi con l’uso distorto e spregiudicato di singoli accordi di programma, per approvare non già progetti di interesse pubblico, come prevede la legge, ma varianti di Prg, peraltro ancor prima che esso sia approvato, nonchè gravi deroghe al Regolamento edilizio.

L’amministratore delegato dell’Eur Spa ha recentemente affermato di fare dell’Eur una sorta di City, alla base della cui qualificazione pone il numero di «posti congressuali» disponibili. Questa valutazione poteva valere per nuove realizzazioni come lo Sdo.

Ben diverso il linguaggio dell’appello della Fondazione Bruno Zevi (firmato da molti esponenti della cultura architettonica) per salvare dalla demolizione le «torri» dell’ex Ministero delle Finanze, «importante testimonianza della storia dell’architettura italiana del ’900». Il nuovo complesso, che sostituirebbe la felice composizione architettonica attuale (di Cesare Ligini, anni ’50) con un massiccio blocco edilizio uniforme, di notevole altezza e maggiore volume, non si sa che scopo abbia, se non una speculazione edilizia di prospettive limitate. Da non sottovalutare l’infelice localizzazione e la carenza di parcheggi, gli stessi previsti nel 1969.

Non meno negativa è la demolizione del Velodromo (di Ligini, Ortensi e Ricci, anni ’50) per realizzare una «città dell’acqua e del benessere» con 59.000 mq. di superfici utili, di cui oltre un terzo per usi commerciali estranei all’impianto. Incombono poi «riqualificazioni» di zone verdi, come quelle del laghetto, con un acquario sottostante (!) e altre cubature commerciali e la ventilata torre sull’attuale piastra davanti agli Uffici dell’Eur Spa.

Purtroppo la furia edificatoria non si limita all’Eur, ma percorre tutta la Colombo a partire da porta Ardeatina, dove la felice idea, risalente peraltro agli anni ’60, di concentrare in una localizzazione unica gli Uffici comunali, a cominciare da quelli del Campidoglio, salvo quello del sindaco e pochi altri, per farne un polo culturale e turistico, si sarebbe dovuta concretizzare nel Campidoglio Due, sulle aree dell’ex scalo Fs Ostiense, ma sarà in gran parte vanificata dal progressivo espandersi di una ingiustificata zona residenziale. Segue lo scandaloso episodio dei 150.000 mc. donati alle imprese che hanno acquisito per usucapione le aree di proprietà comunale destinate a servizi pubblici in piazza dei Navigatori, i 288.000 mc. di residenze e uffici privati che si vogliono realizzare sulle aree dell’ex Fiera di Roma, gli 850.000 mc in costruzione al Castellaccio, lungo i limiti sud-ovest dell’Eur, e gli oltre 100.000 mc del programma di riqualificazione urbana del Laurentino, per proseguire anche oltre il Gra.

Che ne sarà dell’Eur, del traffico di via C. Colombo e della vivibilità dei quartieri circostanti? Il colmo è che il Comune ha avviato per questi interventi il bluff del «processo partecipativo» dei cittadini, le cui vive e generalizzate rimostranze rimangono assolutamente inascoltate. 

 

di Pietro Samperi
da Il Giornale del 20.10.07


IL CASO - Eur-Spa: "Velodromo i lavori non si fermano". La società replica ai comitati per la conservazione dell'impianto. "Sorgeranno strutture che la città attende da tempo, a costo zero per l'amministrazione".

Sul Velodromo ormai si procede a colpi di fioretto. Mentre i comitati dei cittadini ieri sedevano al convegno per salvare l'ex pista ciclistica di Ligini, Eur Spa esponeva il proprio punto di vista in una lettera aperta ai cittadini. Pochi punti, ma perentori: la struttura principale è degradata e completamente inagibile, qualsiasi intervento di conservazione contrasterebbe con i principi di economicità dell'azione amministrativa, le linee guida prevedono la trasformazione e la funzione è un dato imprescindibile della forma architettonica. C'è di più: l'Accordo di Programma prevede 7 chilometri di pista ciclabile e il "Velodromino" al Laurentino.

In parole povere: non si tratta. «Qualsiasi intervento - spiega Paolo Cuccia, presidente di Eur Spa - è stato approvato all'unanimità da un'équipe di dodici esperti. Le linee guida per la progettazione rispettano alcuni elementi fondamentali della vecchia struttura con l'intento di creare un luogo nella Nuova Casa del Ciclismo dedicato alla memoria del vecchio Velodromo di Ligini». Per mettere a punto il piano del nuovo centro ci sono voluti quattro anni. «Al posto di quel che resta del Velodromo - ha continuato Cuccia - ci saranno strutture che la città attende da tempo tra cui anche una scuola media, una ludoteca, una struttura di riabilitazione motoria e un centro per anziani. Il tutto per un costo tra i 100 e 150 milioni realizzato con finanza privata, senza indebitamento della pubblica amministrazione».

Ma il Comitato Salute Ambiente Eur promette battaglia. È partita la raccolta di firme per un esposto da inviare alle istituzioni. «Ci risulta - si legge - che le opere di demolizione siano soggette ad autorizzazione. Non siamo in grado di verificare se le opere in corso siano in regola perché né all'ingresso del cantiere, né in posizione leggibile c'è la tabella che permette di conoscere il genere di lavori intrapresi e le relative autorizzazioni».

Risponde Eur Spa: «Non si tratta di una demolizione decisa da noi, ma di un adempimento di quanto stabilito dall'ufficio comunale Stabili Pericolanti - dice Cuccia - E in ogni caso l'Accordo di Programma per la trasformazione del Velodromo autorizza questi interventi senza ulteriori autorizzazioni municipali. Nonostante questo, Eur Spa si rende disponibile a un incontro con questi comitati». Quando? «Anche la settimana prossima». 

 

di Maria Elena Vincenzi
da La Repubblica del 18.10.07


"Salvate il velodromo dell'Eur". Dopo i primi abbattimenti si mobilitano anche gli architetti della Sapienza: "Stop al progetto della Città dell'acqua". Partono le ruspe, insorgono abitanti ed esperti: "Gioiello di land art".

Il Velodromo non si tocca. Questo il grido dall'allarme del Comitato Salute Ambiente Eur che sul tema rappresenta le posizioni di tutti i comitati di zona. Circa un migliaio di persone, affezionate alla struttura progettata da Cesare Ligini per le Olimpiadi del 1960, si oppongono alla trasformazione in centro polifunzionale, la "Città dell'acqua, del benessere e del fitness" decisa dal Comune. A dar man forte ai cittadini arriva anche l'Osservatorio sul Moderno del Dipartimento di Architettura della Sapienza che presenta un progetto in difesa del centro. Dicono gli studiosi: «Il velodromo è un'opera unica nel suo genere e culturalmente importante per la città. Un importante esempio di "land art" come si dice nel linguaggio urbanistico». Il progetto, coordinato dalle professoresse Gaia Remiddi e Antonella Bonavita prevede di spostare il nuovo centro polifunzionale in uno spazio vuoto di proprietà pubblica, dall'altro lato di viale dell'Oceano Pacifico.

«Un'idea sostenibile anche economicamente: con i proventi del nuovo centro fitness si potrebbero reperire i fondi per la ristrutturazione dell'ex Velodromo. Anche perché - spiega la professoressa Remiddi - non è vero che è una struttura fatiscente. Il progetto prevede di lasciare intatto l'edificio d'ingresso, questo sì, ma la particolarità della struttura di Ligini è il rapporto tra le piste e i sedili che invece andrebbe perso».

Insomma, un apprezzamento particolare per l'ex pista ciclistica. Dice l'architetto Renato Nicolini, ex assessore capitolino alla Cultura: «All'epoca della sua costruzione, era considerato il Velodromo più bello del mondo. Un orgoglio cittadino. Invece di smantellarlo andrebbe recuperato». E oggi la squadra pro-Velodromo incontrerà Eur Spa e l'assessore capitolino all'Urbanistica, Roberto Morassut. Per salvare quel che resta del "Velodromo più bello del mondo".

 

di Maria Elena Vincenzi
da La Repubblica del 17.10.07


Unità stilistica cercasi per l'Eur. L'urbanista Samperi: interventi senza modelli né identità, l'unico intento è stupire.

È stato esposto nei giorni scorsi il programma di interventi, soprattutto architettonici, intesi a dare all'Eur una rinnovata identità. Opere che necessariamente dovranno trovare un dialogo urbanistico e formale con la realtà degli edifici monumentali: la «nuvola» di Massimiliano Fuksas, il «grattacielo» di Franco Purini, la riqualificazione delle «torri» del ministero delle Finanze di Renzo Piano, il riassetto del Velodromo, la riqualificazione delle aree verdi e la ristrutturazione di alcune attività presenti come il Luneur, oltre a un acquario sotto il laghetto.

«Spectacular city» è stato il titolo esotico ed enfatico di quella che più che una «giornata di studio» è stata la pubblicità di progetti per «rinnovare» il quartiere. Esposti in forma di monologo autoreferenziale dagli autori politici e tecnici al fine di prevenire la montante protesta dei cittadini del quartiere (e non solo) ed evitare accuratamente di aprire un dibattito anche con interlocutori esterni. La sinistra sembra aver scoperto da pochi anni i valori dell'Eur dopo una lunga demonizzazione di questa grande operazione urbanistica, concepita e avviata negli anni Trenta e Quaranta e conclusa nel dopoguerra. Dopo la rivalutazione degli anni passati e l'attribuzione alla parte monumentale del termine «città storica» al fine di salvaguardarne i valori, si propongono ora interventi che rischiano di compromettere l'immagine del quartiere, attraverso episodi casuali e urbanisticamente improvvisati che, per la loro dimensione, lascerebbero il segno indelebile della totale rinuncia ad ogni parvenza di pianificazione e programmazione urbanistica, non meno che del piuttosto oscuro periodo attraversato dall'architettura contemporanea. Smentendo la politica degli anni Sessanta e Settanta, quando all'opposizione di sinistra non bastavano mai i pur numerosi strumenti attuativi prodotti, compreso il piano particolareggiato dell'Eur adottato nel 1969 (e ancora operante per gli allineamenti e le prescrizioni di zona), ora si pensa di operare interventi non marginali, tutti in variante al Prg e a tale piano.

Si dà così il via a un complesso di progettazioni architettoniche non rispondenti ad alcuna indicazione di criteri generali, di fronte alla presenza di progettisti che, in un'epoca nella quale l'architettura stenta a trovare un minimo di unità di stili, di tendenze, di modelli, anziché sforzarsi di ricercare questo valore preferiscono sbizzarrirsi in forme che sembrano avere alla base soltanto la ricerca di novità formali intese a «meravigliare», a «stupire».

Non mi addentro in valutazioni più specifiche, non è il mio mestiere, ma i giudizi di numerosi e qualificati critici non sono, generalmente, lusinghieri. Del resto, esempi recentissimi lo dimostrano, anche se le responsabilità non sono soltanto dei progettisti: la Città della Musica, efficiente dal punto di vista funzionale, non lo è affatto per l'ubicazione e non è certo la migliore opera architettonica di Piano; l'Ara Pacis è un vero pugno in un occhio, sotto ogni punto di vista; la chiesa di Tor Tre Teste potrà anche essere apprezzabile nelle forme, ma è da dubitare che abbia i requisiti richiesti da una chiesa cattolica; la scandalosa edificazione dei terreni comunali in piazza dei Navigatori, lasciati ad alcune imprese per usucapione, dietro il paravento di un grande progetto architettonico frutto di concorso internazionale, gettato in un cassetto il progetto vincitore, sta vedendo crescere un ennesimo mostro edilizio. Un'altra grande opera, il Centro Congressi, espresso dalla «nuvola» (vorrà nasconderlo alla vista?) di Fuksas, ancora non si può giudicare, ma tutto fa ritenere che il mostruoso parallelepipedo progettato accanto comprometterà le visuali non solo dalla zona immediatamente attigua, ma dell'intero Eur, con un volume che, per forma ed altezza (circa 60 metri), è assolutamente estraneo all'ambiente romano. Altrettanto si può già affermare per l'altro grattacielo progettato da Purini su un'area situata subito al di là dei limiti sud dell'Eur (Quartaccio), in un anonimo nuovo complesso edilizio.

 

di Pietro Samperi, Urbanista
da Il Giornale del 06.06.07


Città dell'acqua, arriva il semaforo verde regionale

Ultimo passo, decisivo, per la trasformazione del Velodromo olimpico. Questa mattina la giunta regionale ratificherà l'accordo di programma con il Campidoglio. La delibera è stata proposta dall'assessore regionale all'urbanistica Massimo Pompili. «E' un atto che inciderà sugli abitanti di un grande quadrante della città che si estende in quell'area per ora denominata Oceano Pacifico - ha spiegato Pompili - con una grande dotazione di servizi pubblici e un complessivo miglioramento della qualità della vita sia sul fronte dello sport e del benessere che sulla viabilità e i servizi scolastici». L'accordo di programma tra Regione e Comune ha radici lontane. la proposta venne avanzata dal Comune nel 2000 ma solo nell'aprile dello scorso anno il consiglio comunale approvò l'iniziativa che è stata ulteriormente approfondita dagli uffici regionali fino ad arrivare all'intesa finale che sarà ratificata questa mattina.

Il programma di intervento è molto imponente e forse cambierà nome alla zona: da “Velodromo olimpico” a “Città dell'acquasport e del benessere”. Il progetto preliminare prevede strutture simili all'Aquatic center di Sidney e all'Aqua boulevard di Parigi. Ma anche spazi all'aperto per il fitness, servizi dedicati allo sport, una pista ciclabile e tante, tante aree verdi.

Non solo sport e benessere, sono previsti nell'area del velodromo. Nel progetto infatti ci sono 5,5 mila metri quadrati dove sorgeranno un asilo nido, una scuola materna, una scuola media, un centro anziani che saranno realizzati a cura di Eur spa e ceduti al Comune. In totale l'area interessata avrà una superficie di 32,5 mila metri quadrati: dodicimila per l'attività prevalente (5.000 metri quadrati per le sei piscine dell'acqua center, 4.000 per le palestre del centro benessere), 3.000 per attività sportive varie), oltre 13mila per le attività di supporto (centro commerciale, centri sanitari e un albergo da 60 camere) e infine gli ultimi settemila metri quadrati prevedono altre aree per il commercio e i servizi privati.

E i costi della trasformazione? Il progetto prevede una spesa totale di 132.946.199,32 considerando le spese per le demolizioni, i centri acquatico e per il benessere. Inoltre sono previste le spese infatti sono relative alla costruzione della pista ciclabile e per la Casa del ciclismo, la realizzazione delle scuole, ma anche per realizzare intorno alla zona una diversa viabilità, parcheggi e aree verdi.

 

di Marco Giovannelli
da Il Messaggero del 15.05.07

 

invia la tua opinione!

vedi anche:

Condotte costruirà la Nuvola di Fuksas

Centro congressi - breve agg. rassegna stampa

Una gara internazionale per l'ex fiera di Roma

Cristoforo Colombo - breve rass. stampa

Via alla rivoluzione dell'Eur

Massimiliano Fuksas e Renzo Piano

Un simbolo fuori tempo

Le torri di Ligini all'Eur

Prg, la città nuova nasce nella notte

Maratona nell'aula Giulio Cesare

La Nuvola di Fuksas riprende quota

Posata la prima pietra

Velodromo, un tuffo in piscina

Siglato l'accordo definitivo

Acciaio e futuro: all’Eur il primo grattacielo

Progetto Europarco - Eur Castellaccio

Velodromo, si cambia

nasce la città del benessere


data pubblicazione: domenica 25 novembre 2007
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Omaggio a Ligini e al Velodromo scomparso