Minimi: esordio pieno di insidie

Finanziaria 2008 - rassegna stampa

CONTRIBUENTI MINIMI - Fisco, la sorpresa dietro gli acconti

Il nuovo sistema di tassazion per i contribuenti minimi previsto dalla Finanziaria per il 2008 e stato presentato dal Governo come particolarmente vantaggioso: prelievo più basso, meno adempimenti, meno costi. E i contribuenti stanno facendo le proprie scelte di convenienza. È un peccato, però, che sia proprio la Finanziaria a nascondere al proprio interno un primo disincentivo alla scelta del nuovo sistema: l'acconto 2008 andrà fatto tenendo conto dei dati del 2007, con un probabile appesantimento dei costi. Che verrà recuperato nel 2009, ma che somiglia tanto a un prestito a favore dell'Erario.

Certo. Non è detto che il maggior esborso riguardi tutti i contribuenti, anche perchè non sarà dovuto anticipo sull'Irap (che molti già non versavano). Non è detto che i tagli ai costi delle consulenze non rendano comunque conveniente il nuovo regime. Ma il biglietto da visita di un acconto potenzialmente più caro, anche se compensato da un 2009 "favoloso", potrebbe indurre qualcuno a rivedere i propri programmi.

 

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da Il Sole 24ore del 05.01.08


Obbligatorio l'uso del metodo storico. Nel 2008 per i «minimi» rischio di acconto salato. I contribuenti minimi rischiano nel 2008 un acconto Irpef pesante.

Esordio pieno di insidie per i nuovi contribuenti minimi. L'acconto Irpef 2008 potrebbe essere pesante: dovrà, infatti, essere utilizzato soltanto il metodo storico. A temperare il rischio lo stop all'acconto Irap. Imposta che, però, molti minimi già non versavano.

L'acconto Irpef 2008 per i minimi dovrà essere versato in base al solo metodo storico. Il comma 117 dell'articolo 1 della Finanziaria 2008 prevede che, ai fini del calcolo dell'acconto Irpef dovuto per l'anno in cui avviene il passaggio dal regime ordinario a quello dei minimi, non si tiene conto delle disposizioni del nuovo regime. Sul versante dell'esclusione Irap si apre, però, uno spiraglio: si può arrivare alla conclusione che l'esclusione dal tributo opera anche per chi opta per il regime ordinario se ha i requisiti previsti dalla norma.

L'acconto. Secondo l'agenzia delle Entrate, il soggetto che ad esempio, si avvale del regime dei contribuenti minimi a decorrere dal periodo d'imposta 2008, calcolerà gli acconti da versare nel corso dello stesso anno 2008, avendo riguardo all'imposta dovuta evidenziata nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno 2007. Per il contribuente "minimo", al primo anno di ingresso nel regime, risulterebbe, quindi, inibito il metodo previsionale di calcolo degli acconti. Inoltre, l'Irpef pagata (e relative addizionali) per gli acconti risulta poi scomputabile dall'imposta sostitutiva del 20% dovuta (dai minimi) a saldo.

C'è da chiedersi, però, se, fatta ovviamente salva la possibilità di scomputo degli acconti Irpef 2008 dall'imposta sostitutiva dovuta a saldo, quella dell'Agenzia può essere l'unica soluzione percorribile. In altri termini, ci si può interrogare se per i minimi risulta comunque possibile calcolare l'acconto al primo anno con il metodo previsionale, visto che, altrimenti, si creerebbe un problema di disparità (forse anche costituzionale) al cospetto degli altri contribuenti che non applicano il regime. Occorre comprendere, cioè, se può risultare possibile calcolare l'acconto con il metodo previsionale, considerando comunque il reddito che deriverà dall'applicazione del regime dei minimi, e su questo versare l'acconto Irpef e le relative addizionali da scomputare poi, a saldo, dall'imposta sostitutiva del 20 per cento. Su questo punto, più che l'Agenzia, è il Parlamento che dovrebbe operare qualche "accorgimento". In relazione al reddito dei minimi e alle scelte da fare in questi giorni, va rilevato che è proprio sulle particolari modalità di determinazione del reddito (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), oltre che sulla valutazione del risparmio dei costi amministrativi, che si gioca la scelta.

Tornando agli acconti, un'altra questione da sottolineare è quella dell'Irap. Va, in primo luogo, evidenziato che la norma richiede, per il primo anno di applicazione del regime, il versamento degli acconti in relazione all'Irpef e non all'Irap. Con la conseguenza che i contribuenti minimi non devono versare alcun acconto Irap. Peraltro, va rilevato che chi applica il regime dei minimi si sarà già da tempo "autoescluso" dal tributo regionale, ritenendosi sprovvisto di autonoma organizzazione.

La questione Irap. Per l'Irap, però, va fatta anche un'ulteriore riflessione. Il regime dei minimi rappresenta quello "naturale" per chi possiede determinate caratteristiche, espressamente disciplinate dalla norma. Solo uscendone, attraverso comportamento concludente (ad esempio, emettendo una fattura con Iva), il contribuente manifesta l'opzione di non avvalersi del regime. Va però notato che la norma afferma esplicitamente che i contribuenti minimi sono "esenti" dall'Irap. Ma il "minimo" è tale a prescindere dall'opzione per il regime ordinario. Tant'è che il comma 110 dell'articolo 1 della Finanziaria afferma che i contribuenti minimi possono optare per l'applicazione dell'Iva e delle imposte sui redditi nei modi ordinari. In proposito, si devono fare due considerazioni. Anche optando per il regime ordinario, la norma definisce sempre il soggetto come "contribuente minimo". In secondo luogo, la stessa norma parla di opzione per il regime ordinario Iva e imposte dirette, mentre non viene citata l'Irap. Come dire che il legislatore sembra aver individuato per legge il contribuente minimo, sia impresa che professionista, il quale, a prescindere da eventuali opzioni per i regimi ordinari, risulta sempre esentato dal tributo regionale.

  • L'ECCEZIONE - L'anticlpo di quest'anno non sarà dovuto sull'Irap. Ma in moltì casi questi contribuenti non versavano l'imposta

 

di Dario Deotto
da Il Sole 24ore del 05.01.08


Le reazioni - La svolta non convince le categorie

Poco entusiasmo da dottori commercialisti ed esperti contabili per il nuovo regime dei minimi. Una nota-critica alle dichiarazioni dei giorni scorsi del vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco è stata diffusa ieri da Claudio Siciliotti, presidente del consiglio nazionale dell'Albo unico.

Siciliotti ammette che «si tratta di un regime che consente di minimizzare gli adempimenti contabili e fiscali, limitandoli alla determinazione del reddito d'impresa o di lavoro autonomo in sede di dichiarazione annuale». Però aggiunge: «Non è tutt'oro quello che luccica», osservando che la sostitutiva al 20% non sempre conviene al contribuente. Anzi - ricorda la nota - il previgente regime delle attività marginali era fallito nonostante avesse proposto un'aliquota sostitutiva del 15%, visto che «l'abbandono dell'Irpef implica anche l'abbandono delle detrazioni e deduzioni risconosciuti» ai fini dell'imposta. Inoltre, si afferma che "poco significato" ha l'esclusione dall'Irap, in quanto «i piccoli titolari di lavoro autonomo, in quanto sprovvisti di organizzazione, sarebbero comunque esonerati dal pagamento del tributo, come da giurisprudenza ormai consolidata». Quanto all'esclusione dall'Iva, questa «rappresenta un effettivo vantaggio solo nella misura in cui il contribuente abbia un volume modestissimo di acquisti di beni e servizi inerenti all'attività esercitata». Altre semplificazioni, invece, vengono suggerite da Siciliotti, come per esempio la cessione di quote di Srl e di aziende senza ricorrere ad atto pubblico.

Sul regime dei minimi commento più favorevole di Riccardo Alemanno, presidente dell'Int, secondo il quale quello introdotto quest'anno, tra i vari regimi previsti nel tempo, è quello «che maggiormente semplifica gli adempimenti ai contribuenti». Ma Alemanno ricorda le perplessità già manifestate alle Entrate sulle ritenute d'acconto sulle parcelle ai professionisti minimi.

 

di An.Cr.
da Il Sole 24ore del 05.01.08


condizioni a confronto. Risparmi e vantaggi? Meglio la contabilità semplificata...
Regime dei contribuenti minimi con risparmi e vantaggi del tutto apparenti e con scarso appeal: la concreta applicazione evidenzia una pressione fiscale superiore a quella determinata con applicazione del regime di contabilità semplificata (si veda anche ItaliaOggi di ieri, ndr in basso).

Dalla pubblicazione della legge 24/12/2007, n. 244 (Finanziaria 2008), con riferimento ai commi da 96 a 117, dell'articolo 1 e dall'entrata in vigore dallo scorso 1° gennaio, il regime «naturale» dei contribuenti «minimi», che ha sostituito quello della franchigia, il super semplificato e quello delle attività marginali, non sembra trovare pace e le ragioni sono piuttosto evidenti. La normativa fiscale raramente risulta di agevole interpretazione, spiegarne i motivi è esercizio difficile e, soprattutto, il risultato resta sicuramente influenzato da valutazioni soggettive, ma i risultati veri li evidenziano i dati numerici.

Il caso del regime dei cosiddetti «minimi», introdotto dalla Finanziaria 2008, già seguito da circolare e decreto attuativo, è un caso lampante, con l'aggravante di evidenziare risparmi, vantaggi, semplificazioni e altri discutibili pregi, omettendone i relativi difetti.

Nello specifico, chi ha ideato il regime dei contribuenti minimi, quale panacea per risolvere le difficoltà dei soggetti marginali (tali sono coloro che fatturano al massimo 30 mila euro, dal quale togliere le spese, le imposte e i contributi previdenziali e sono in condizioni peggiori di qualunque lavoratore dipendente) poco conosce, evidentemente, la realtà operativa amministrativa e contabile. Una serie di osservazioni possono servire a confutare la bontà e i vantaggi teorici del regime:

  •  il reddito dei contribuenti minimi si determina in base al principio di cassa (fatture attive incassate meno fatture passive e/o documenti fiscalmente rilevanti pagati); occorre effettuare, pertanto, una doppia registrazione, che evidenzi l'incasso o il pagamento, al fine di evitare di perdere traccia delle fatture non ancora incassate o da pagare nell'esercizio successivo;
  • nel caso di superamento del limite di 45.000 euro (30.000 x 50%) si ha l'obbligo di «tornare» in contabilità semplificata già nel corso 2008 scorporando l'Iva dai ricavi realizzati, nell'aliquota specifica (ItaliaOggi 28/12/2007);
  • occorre monitorare il valore delle fatture di acquisto, poiché con l'Iva indetraibile sono penalizzati coloro che sostengono costi elevati; l'Iva, che negli altri regimi è recuperabile anche mediante compensazione con tributi e contributi, si aggiunge, quindi nel regime in commento, al costo dell'imposta sostitutiva;
  • da proiezioni elaborate, infine, i risparmi sono quantificabili nell'ordine di poche centinaia di euro. Senza tenere conto che, oltretutto, le deduzioni Irap per i semplificati, che restano in questa area di ricavi e con costi elevati, azzerano quasi completamente l'imposta (si pensi solo alla franchigia di 9.500 euro per ricavi fino a 180 mila euro). E, a tacer d'altro, si ricorda che tali soggetti sono quasi sicuramente esclusi dall'Irap per carenza del presupposto impositivo: assenza di organizzazione, beni strumentali minimi, personale dipendente non presente (ItaliaOggi 4/1/2007);
  • per talune categorie, vedi i produttori agricoli che tassano il proprio reddito sulla base dei redditi fondiari, l'applicazione del regime dei minimi è un vero e proprio disastro, dovendo passare dalla tassazione catastale (reddito agrario) a quella di cassa con contrapposizione dei ricavi incassati e dei costi sostenuti (si veda ItaliaOggi del 9/10/2007).

 

di Alessandro Pratesi e Fabrizio G. Poggiani
da Italia Oggi del 05.01.08


L'intervento. Minimi e riforme fiscali - Semplificazioni non solo marginali

Il viceministro Visco ha rilasciato in questi giorni entusiastiche dichiarazioni in merito all'innovazione rappresentata dal nuovo regime fiscale semplificato per i cosiddetti «contribuenti minimi e marginali», invitando chi si occupa di consulenza fiscale a portare tale novità all'attenzione dei clienti che presentano i requisiti soggettivi ed oggettivi per potervi rientrare.

Non ho difficoltà a riconoscere che si tratta di un regime che consente di minimizzare gli adempimenti contabili e fiscali, limitando i medesimi alla determinazione del reddito di impresa o di lavoro autonomo in sede di dichiarazione annuale, sulla base di incassi e costi inerenti sostenuti nel periodo (principio di cassa), come risultanti dagli appositi documenti giustificativi debitamente conservati.

Mi permetto però di osservare che non è tutt'oro quel che luccica, nel senso che:

  • la tassazione del reddito con una imposta sostitutiva del 20% non sempre si rivela vincente per il contribuente, posto che l'abbandono dell'Irpef implica anche l'abbandono delle detrazioni e deduzioni riconosciute ai fini di tale imposta, nel caso in cui il contribuente non sia titolare di altri redditi oltre a quelli assoggettati a tassazione sostitutiva (motivo questo alla base dell'insuccesso del previgente regime delle attività marginali, ancorché quest'ultimo proponesse addirittura una tassazione sostitutiva al 15%, anziché al 20%);
  • l'esclusione dall'Irap ha assai poco significato per i «piccoli» titolari di lavoro autonomo che, in quanto sprovvisti di organizzazione (come sono indubitabilmente i soggetti che possono optare per il nuovo regime semplificato), sarebbero comunque esonerati dal pagamento del tributo, come da giurisprudenza ormai consolidata;
  • l'esclusione da Iva rappresenta un effettivo vantaggio solo nella misura in cui il contribuente abbia un volume modestissimo di acquisti di beni e servizi inerenti all'attività esercitata (in quanto tutta l'Iva assolta sugli acquisti diventa indetraibile) ed effettui le proprie prestazioni nei confronti di consumatori finali o comunque di soggetti che non possono a loro volta detrarre l'Iva.

Qualche valutazione di convenienza caso per caso deve dunque essere fatta, prima di «vendere» il nuovo regime come la soluzione a ogni male.

Ciò detto, non posso che ribadire come la semplificazione degli adempimenti che gravano su cittadini e imprese debba rimanere una priorità del governo.

Sotto questo profilo, non guasterebbe vedere analogo entusiasmo sul fronte degli adempimenti connessi alla stipula degli atti di cessione delle quote di srl e di aziende, per i quali è ancora oggi necessario ricorrere alla forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata non già perché la legge lo richieda ai fini della validità dell'atto, bensì al solo fine di poterlo iscrivere presso il registro delle imprese.

Basterebbe prevedere modalità telematiche di deposito (idonee a garantire la certezza della provenienza dell'atto mediante appositi codici identificativi personali) e ciascuna impresa o cittadino potrebbe adempiervi senza essere per forza obbligato a transitare per attività consulenziali di mera autenticazione, ben più costose di quelle consistenti nella tenuta di una micro-contabilità. Tutto stranamente tace su quel fronte, nonostante fior di emendamenti siano già da mesi depositati presso il senato della repubblica. Ben vengano dunque le semplificazioni sui contribuenti marginali, ma non si dimentichi che al Paese non possono bastare semplificazioni marginali.

 

di Claudio Siciliotti, presidente Cons.naz.dottori commercialisti ed esperti contabili
da Italia Oggi del 05.01.08


MANOVRA - Contribuenti «minimi», nuove chance per i beni aziendali. Il Dm dell'Economia fissa i paletti per l'applicazione del regime dei minimi. Beni aziendali con più chance. Resta da definire la disciplina sui cespiti a deducibilità limitata.

Il testo definitivo (...) del decreto ministeriale sui minimi non contiene più la previsione relativa ai beni strumentali utilizzati promiscuamente. In base alla Finanziaria, non possono accedere al regime i soggetti che nel triennio precedente hanno acquistato beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro. Nella versione dei giorni precedenti lo schema del provvedimento disponeva che per i beni solo in parte utilizzati nell'impresa o nella professione si assume il 50% del corrispettivo. La previsione risultava in linea con quanto illustrato dalla circolare 73/E/2007. Ora, però, nella versione definitiva del provvedimento non si fa più menzione ai beni utilizzati promiscuamente. Probabilmente, il ripensamento è dovuto al fatto che un conto è utilizzare un bene "promiscuamente", cioè in parte per l'attività d'impresa e in parte per finalità familiari, mentre un altro è utilizzare un bene, magari interamente per finalità imprenditoriali, per il quale la norma fiscale fissa un regime di deducibilità parziale, come nel caso dei veicoli.

Per cui, mentre è corretto che i beni utilizzati effettivamente in forma "promiscua" rilevino per il 50% del corrispettivo, occorrerà meglio stabilire come devono essere considerati i beni con deduzione limitata, quando essi vengono utilizzati esclusivamente per l'attività imprenditoriale. Si pensi all'agente di commercio con due veicoli, che ne utilizza esclusivamente uno per l'attività d'impresa, per il quale, però, deduce l'80% dei componenti negativi.

Il decreto stabilisce, all'articolo 4, le modalita di determinazione del reddito. Si conferma l'applicazione del criterio di cassa anche per le imprese. Inoltre, viene anche confermato che in caso di acquisto di beni strumentali si deduce l'intero costo di acquisto nel periodo in cui avviene il pagamento. Analogamente, le plusvalenze rilevano interamente per il corrispettivo di cessione dei beni nel periodo in cui lo stesso risulta percepito. Viene stabilito che non rilevano le rimanenze dell'esercizio, con l'unica eccezione delle rimanenze finali del periodo d'imposta precedente l'utilizzo del regime dei minimi, che vanno scomputate dai componenti positivi di reddito incassati nel primo periodo di applicazione del nuovo regime.

Dal che si dovrebbe dedurre che sia i componenti positivi che quelli negativi rilevano, nell'esercizio dell'incasso e del pagamento, per l'intero ammontare percepito o sostenuto. Con la conseguenza che non trovano applicazione le disposizioni del Tuir, in relazione, ad esempio, alla deduzione limitata di alcuni componenti negativi. Si pensi, sempre a titolo esemplificativo, alle spese per alberghi e ristoranti per gli autonomi o alle spese di rappresentanza sia per le imprese che per i professionisti: questi componenti negativi di reddito dovrebbero risultare deducibili per intero nel periodo di effettivo sostenimento della spesa.

Queste considerazioni vanno tenute presenti nella scelta del regime. Infatti, il più delle volte il confronto sulla convenienza viene fatto verificando la tassazione precedente con quella della nuova imposta sostitutiva del 20 per cento. Va però considerato che la base imponibile, utilizzando il regime dei minimi, viene determinata diversamente. Basterebbe riflettere sul fatto che, operando nel regime ordinario Iva e dirette, un bene strumentale con valore 100 e coefficiente di ammortamento del 20%, viene dedotto per 20 nel singolo periodo d'imposta.

Operando nei minimi, risulta invece deducibile tutto l'importo di 100, anzi di 120, considerando l'Iva (quando questa viene addebitata), nell'esercizio in cui avviene il pagamento.

  • IL CALCOLO - La convenienza non si misura solo sul peso della sostitutiva, ma sulla differente base imponibile

Le condizioni. Il regime forfettario alla prova del Fisco

  • IRAP. Esenzione dal tributo.
  • ACCERTAMENTO. Esclusione dall'applicazione degli studi di settore.
  • IRPEF. Pagamento della sola aliquota sostitutiva del 20%. Non sono più dovute le addizionali locali all'imposta.
  • IVA. Esenzione dal tributo ed esonero da tutti gli adempimenti relativi al tributo (le fatture non devono più contenere l'indicazione dell'Iva addebitata).
  • CLIENTI-FORNITORI. Esonero dall'invio di elenchi clienti-fornitori.
  • CONTABILITA'. Esonero dall'obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili.
  • DOCUMENTAZIONE. Resta l'obbligo di numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, di certificare i corrispettivi, di conservare i documenti emessi e ricevuti e di integrare le fatture in regime di reverse change o di acquisto intracomunitario.

 

di Dario Deotto
da Il Sole 24ore del 04.01.08


I minimi sorridono ai servizi. Regime agevolato conveniente per chi fa pochi acquisti. Prime valutazioni delle categorie dopo il via libera del vice ministro Visco al decreto attuativo.

Il nuovo regime dei minimi, introdotto con la Finanziaria 2008, è conveniente per chi fa servizi verso consumatori finali che non siano a loro volta soggetti passivi Iva. Questo per due motivi. Primo perché chi sostiene pochi costi, come chi opera nel terziario, non avendo particolari detrazioni da far valere ha un vantaggio nell'applicazione dell'imposta sostitutiva rispetto all'aliquota progressiva. Secondo perché in caso di acquisti limitati, a differenza di quanto avviene nella compravendita di beni, anche la relativa Iva pagata impatta relativamente. E visto che nel regime dei minimi, come chiarito dalla circolare n. 73/2007 dell'Agenzia delle entrate, l'Imposta sul valore aggiunto non si può detrarre né applicare alle cessioni/prestazioni, l'indetraibilità dell'Iva sugli acquisti a monte rappresenterebbe un elemento di costo.

All'indomani della firma da parte del viceministro dell'economia, Vincenzo Visco, del decreto attuativo sul regime semplificato per i contribuenti minimi, professionisti e categorie si interrogano sugli effettivi vantaggi e sulle problematiche operative del forfettone.

«Dal punto di vista tecnico, il giudizio sul decreto è semplice, così come è semplice il regime», afferma Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. «Per i soggetti che vi rientrano la semplificazione c'è e da questo punto di vista l'obiettivo può dirsi raggiunto. D'altro canto, però, sul piano del risparmio fiscale bisogna capire se le cifre che sono state messe in campo, e che comunque non producono effetti molto significativi, includono anche l'Irap». Secondo i dati comunicati dall'Economia, infatti, il risparmio medio per i contribuenti minimi sarebbe di 360 euro annui, che diventano 598 euro nel caso dei professionisti e 457 euro per i servizi. «Certi liberi professionisti, che hanno un'attività senza autonoma organizzazione, non sono soggetti all'imposizione Irap, pertanto il vantaggio fiscale risulta inferiore a quello che viene sbandierato», conclude Siciliotti.

Ma dalle categorie pervengono osservazioni anche riguardo alla naturalità del regime semplificato. «L'ingresso nei minimi sarebbe dovuto essere opzionale, non d'ufficio», dichiara Marino Gabellini, responsabile fiscale della Confesercenti, «come in tutti gli altri casi di regimi agevolati. Il nostro timore è che anche chi non fa una valutazione approfondita si ritrovi dentro pur non avendo la volontà vera di aderire. Inoltre il tetto limite dei 30 mila euro andava diversificato per tipologia di attività. O questo regime si rivelerà particolarmente vantaggioso per i minimi», conclude Gabellini, «e allora avrebbe dovuto essere calibrato settore per settore, oppure non riscuoterà successo, e allora si spiega perché non sono stati messi paletti rigidi per valutare chi può accedervi».

Dubbi analoghi dal mondo dell'artigianato. «È difficile dire ora se il nuovo sistema fiscale si rivelerà valido. Le regole ci sono, ora vanno verificate sul campo», dice Beniamino Pisano, responsabile fiscale della Confederazione autonoma sindacati artigiani. «La naturalità del regime aveva perplesso anche noi. Nel corso dei vari incontri precedenti alla stesura del provvedimento, infatti, ci siamo fatti promotori di una transizione soft, tanto che l'opzione per il regime normale si potrà fare anche tra un anno, mentre nella versione originaria era da subito triennale. Ciò consentirà una più meditata attuazione del provvedimento».

«Un altro problema è che il provvedimento non esiste ancora ufficialmente, visto che non è pubblicato in G.U.», spiega Claudio Carpentieri, responsabile fiscale della Cna. «I contenuti, tuttavia, sono noti ed esprimiamo valutazione positiva». Nelle ultime ore, però, è emersa anche una problematica di natura tecnica, legata all'Iva. «Alcune categorie, tipo farmacisti, panettieri o lattai, applicano l'aliquota ridotta, indicandola negli scontrini. Indizio di adesione ai minimi è l'esclusione dell'imposta dalle ricevute, ma i ricevitori di cassa inseriscono di default sugli scontrini l'aliquota Iva agevolata. Se ciò fosse considerato un comportamento concludente, intere categorie sarebbero escluse dal sistema semplificato».

Chiude Andrea Trevisani, responsabile tributario Confartigianato. «In termini di semplificazioni il decreto rispetta gli auspici. Ora, però, lo snellimento dovrà riguardare anche chi è rimasto fuori, per non creare figli e figliastri in seno alle aziende italiane. Il fatto vero è che non sempre il regime agevolato sarà conveniente. Pagare l'imposta sostitutiva significa anche rinunciare a detrazioni e deduzioni. Con cui, talvolta, certe imprese potrebbero pagare meno del 20%. E allora passare alla tassazione ordinaria sarebbe più conveniente».

L'Agenzia delle entrate, intanto, ha pubblicato ieri sul proprio sito web la brochure riassuntiva del regime dei minimi. Il pieghevole sarà inviato entro la prossima settimana a tutti gli uffici territoriali per la distribuzione.

 

di Valerio Stroppa
da Italia Oggi del 04.01.08


Vantaggi proporzionali ai ricavi.

Regime dei minimi: con il diminuire dei ricavi complessivi diminuiscono anche l'appetibilità e il risparmio d'imposta rispetto al regime ordinario. È in ipotesi di ricavi o compensi prossimi alla soglia dei 30 mila euro che si riesce infatti a sfruttare al meglio la tassazione basata sulla nuova imposta sostitutiva del 20%. Per i soggetti invece con ricavi più bassi, grazie anche al particolare meccanismo delle detrazioni Irpef per i titolari di redditi d'impresa o di lavoro autonomo, il risparmio d'imposta ottenibile con il regime dei minimi si riduce sensibilmente fino ad azzerarsi o addirittura mostrare un segno negativo nelle ipotesi di redditi di modesta entità. Sono queste le considerazioni che si possono trarre sulla base delle simulazioni effettuate e riportate nella tabella in pagina. In entrambe le ipotesi si sono volutamente tralasciati gli effetti relativi alla indetraibilità dell'Iva sugli acquisti e delle risultanze degli studi di settore. È infatti abbastanza evidente che al diminuire dei ricavi o compensi sia più probabile la presenza di anomalie nei responsi di congruità o coerenza del software Gerico, con la necessità di maggiori criticità in tal senso. Tuttavia si può notare come, a parità delle altre condizioni, al semplice diminuire dell'ammontare complessivo dei ricavi o compensi annui da 29 mila a 15 mila euro, il risparmio d'imposta fra il regime ordinario e quello dei minimi scenda sensibilmente.

Il contribuente rappresentato nell'ipotesi 1 otterrà, grazie all'accesso al regime dei minimi, un risparmio d'imposta complessivo pari a euro 1.272,00, ossia circa il 25% in meno rispetto al regime ordinario. Il contribuente rappresentato invece nell'ipotesi 2 avrà un risparmio complessivo per l'accesso al regime dei minimi di euro 292,00, pari al 17% circa rispetto al regime ordinario. Naturalmente le variabili che entrano in gioco nella scelta fra le due opzioni possibili sono molte. L'analisi compiuta evidenzia tuttavia che il regime dei minimi può consentire di ottenere il massimo dei benefici proprio per quei contribuenti posizionati per ricavi o compensi in prossimità del limite dei 30 mila euro. Condizionano questo responso soprattutto due fattori: le detrazioni Irpef che diminuiscono al crescere del reddito e il salto di aliquota progressiva Irpef dal 23 al 27% per i redditi oltre i 15 mila euro.

 

di Andrea Bongi
da Italia Oggi del 04.01.08


Principio di cassa per i minimi. Deducibilità dei costi nell'anno in cui si fa il pagamento. Nel dm attuativo della Finanziaria l'inquadramento dei componenti positivi di reddito.

Componenti positivi che rilevano nella determinazione del reddito per la parte eccedente le rimanenze finali del 2007 e deducibilità dei costi di acquisto dei beni strumentali nell'anno in cui avviene il pagamento. Sono questi alcuni degli aspetti contenuti nel decreto attuativo delle disposizioni in materia di contribuenti minimi (anticipato su ItaliaOggi di ieri) peraltro già illustrati dalla circolare dell'Agenzia delle entrate n. 73 del 21 dicembre scorso. Per i contribuenti minimi, l'introduzione di questo nuovo regime costituisce una vera e propria rivoluzione, soprattutto per coloro che producono reddito di impresa: per la prima volta, infatti, rileverà il principio di cassa e non quello di competenza. Questo anche in relazione all'acquisto dei beni strumentali ovvero per le plusvalenze di cessione dei beni utilizzati per lo svolgimento dell'attività. Per tale motivo, la legge prevede delicati meccanismi di carattere transitorio al fine di regolare i passaggi dal regime ordinario a quello dei minimi ovvero l'ipotesi contraria puntualmente regolati nel contenuto del decreto.

La previsione normativa. Il comma 104 dell'articolo 1 della legge n. 244 del 2007 prevede espressamente, oltre all'esenzione Irap per i contribuenti minimi, anche la modalità di determinazione del reddito per i contribuenti in questione, che viene effettuata in base alla differenza tra l'ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta e le spese sostenute nel medesimo periodo per lo svolgimento dell'attività di impresa o di lavoro autonomo. Tale principio di carattere generale, che costituisce una assoluta novità per i titolari di reddito di impresa, doveva essere contemperato con esigenze di natura transitoria rappresentate, peraltro, nei commi 106 e 112. Inoltre, tale particolare meccanismo di determinazione del reddito è stato oggetto di chiarimento da parte dell'Agenzia delle entrate nella circolare n. 73 del 21 dicembre scorso.

I chiarimenti della circolare. La circolare dell'Agenzia delle entrate e poi il decreto attuativo delle disposizioni di legge precisano che, ai fini della determinazione del reddito di impresa e di lavoro autonomo dei contribuenti minimi, assume piena rilevanza la manifestazione finanziaria del componente positivo o negativo, indipendentemente dalla competenza economica dello stesso. L'articolo 4 del decreto, in particolare, prevede come:
- il costo sostenuto per l'acquisizione dei beni strumentali concorre alla formazione del reddito nel periodo di imposta in cui è avvenuto il pagamento;
- la plusvalenza realizzata per la cessione di un bene strumentale acquistato nel periodo di vigenza del regime sarà pari all'intero corrispettivo di cessione. La plusvalenza in questione concorrerà alla formazione del reddito nel periodo di imposta in cui è percepito il corrispettivo.

La circolare e anche l'articolo 4 del provvedimento attuativo esaminano poi il caso in cui venga ceduto, nel corso della vigenza del regime dei minimi, un bene acquistato nei periodi di imposta precedenti. In questo caso, la plus o la minusvalenza vengono determinate ordinariamente secondo le disposizioni degli articoli 86 e 101 del Tuir sulla base della differenza tra il corrispettivo conseguito e il costo non ammortizzato assunto quest'ultimo come elemento risultante dalla fine del 2007 o meglio del periodo di imposta precedente a quello nel quale decorre il regime dei contribuenti minimi.

Chiarimenti particolari riguardano la disciplina degli acquisti di beni che costituiscono rimanenze. Già la circolare n. 73 aveva chiarito come non assume alcuna rilevanza sotto il profilo fiscale l'eventuale valore attribuito alle rimanenze di merci acquistate nel corso di vigenza del regime, in quanto il costo sostenuto per l'acquisto delle stesse deve essere comunque imputato al periodo di imposta in cui avviene il relativo pagamento.

Per quanto riguarda, invece, le rimanenze finali dell'esercizio precedente, le stesse assumono rilevanza a decremento dei componenti positivi prodotti nel corso di applicazione del regime. Rinviando al contenuto del decreto, la circolare osserva come i componenti positivi concorrono alla formazione del reddito per la parte che eccede le rimanenze finali riferite all'esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime dei minimi.

Quindi, le rimanenze finali costituiscono un componente negativo che concorre nella determinazione del reddito del primo periodo di imposta in cui ha effetto l'opzione, fino a concorrenza dei componenti positivi incassati. L'eventuale eccedenza rileva nei periodi di imposta successivi con le stesse regole.

Come accennato, di particolare importanza sono le disposizioni che riguardano il regime transitorio nel passaggio dal regime dei minimi a quello ordinario o viceversa proprio in considerazione del passaggio dal criterio di competenza a quello di cassa. Sul punto, la circolare, a commento del comma 112, sottolinea come nel caso di passaggio da un periodo d'imposta soggetto al regime dei minimi a un periodo di imposta soggetto al regime ordinario, i ricavi, i compensi e le spese sostenute che hanno già concorso alla formazione del reddito nei periodi soggetti al regime dei minimi non assumono rilevanza nei periodi d'imposta successivi. Allo stesso modo, i componenti di reddito che, ancorché di competenza dei periodi di imposta di vigenza del regime, non hanno concorso alla formazione del reddito di tali periodi d'imposta (perché non hanno avuto, per esempio, manifestazione finanziaria) dovranno assumere rilevanza nei periodi d'imposta successivi. Analoghe regole risultano applicabili anche per l'ipotesi inversa di passaggio dal regime ordinario di tassazione al regime dei minimi. L'esempio che viene fatto è quello delle merci che sono state consegnate e utilizzate in un periodo d'imposta in cui la determinazione del reddito è stata effettuata con le regole ordinarie e sono state pagate in un periodo d'imposta successivo soggetto al regime. La circolare precisa come in tale ipotesi, poiché il costo sostenuto per l'acquisto delle merci è già stato imputato secondo il criterio di competenza all'esercizio in cui le merci sono state consegnate, la successiva manifestazione monetaria di tale operazione non avrà alcuna rilevanza sotto il profilo reddituale, ancorché ricadente in un regime in cui risulta applicabile il criterio di cassa.

 

di Duilio Liburdi
da Italia Oggi del 04.01.08


LA MANOVRA - Per i «minimi» fisco super-semplice (con attenzione). Il viceministro dell'Economia ha firmato il decreto sul forfait - Manca il via libera della Corte dei conti. Minimi al decollo con rischio fatture. Niente opzione - Evitate comportamenti incompatibili con il nuovo regime.

Un regime fiscale super-semplificato per i contribuenti «minimi», ovvero piccoli imprenditori, lavoratori e professionisti senza dipendenti, con ricavi e beni strumentali ridotti. Con un decreto firmato ieri (e inviato alla Corte dei conti) dal vicerninistro dell'Economia, Vincenzo Visco, è arrivato anche l'ultimo pezzo della riforma partita il 1° gennaio. Gli interessati dovranno però fare attenzione: una serie di comportamenti (come per esempio l'emissione delle fatture con l'indicazione dell'Iva) può precludere l'ingresso nel regime. Ricordando i loro continui appelli alla semplificazione fiscale da parte di associazioni di categoria e dei professionisti, Visco li ha sollecitati a partecipare alla campagna informativa.

Tra i vantaggi promessi per i contribuenti: poter non avere partita Iva, registri e contabilità. E inoltre un'unica imposta, e con un forfait al 20 per cento del reddito, in sostituzione di Iva, Irap, Irpef. Una semplificazione in cui uno dei vantaggi "conclamati" è quello di ridurre i costi delle consulenze fiscali. Curioso chiamare i fiscalisti e associazioni a raccolta per la campagna pubblicitaria.

ROMA - Il regime dei minimi, che rappresenta una delle grandi novità della Finanziaria 2008, è pronto per l'avvio. Infatti è stato firmato ieri dal vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco il Dm che dà attuazione al regime semplificato (si veda il testo riportato qui in basso). Il decreto già pronto da qualche tempo ha dovuto aspettare l'entrata in vigore della Finanziaria (in un primo tempo era parso che bastasse la numerazione di quest'ultima) per essere emanato ed è ora in attesa della registrazione da parte della Corte dei conti.

Tra le novità più importanti del decreto firmato ieri, i chiarimenti sul regime delle ritenute, che andranno scomputate dall'imposta sostitutiva a cui i minimi sono soggetti (si veda a questo proposito anche l'articolo qui in basso). Per il resto i contribuenti avevano avuto già tutte le istruzioni operative per la partenza del forfettone per i "minimi" (rappresentati da lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti con redditi o volumi d'affari inferiori ai 30mila euro, senza dipendenti e con beni strumentali acquistati nell'ultimo triennio inferiori a 15mila euro), con la circolare 73/E del 2007 diramata dall'agenzia dell'Entrate con grande tempestività all'indomani dell'approvazione della legge finanziaria.

L'importanza attribuita dal Governo a questo nuovo regime è illustrata dallo stesso Visco, che ha dichiarato: «Questa riforma, che consente di non avere partita Iva, registri e contabilità, pagando come unica imposta, in sostituzione di Iva, Irap, Irpef, solo un forfait del 20 per cento sul reddito, rappresenta una svolta verso un sistemà sempre più semplificato». Ha commentato inoltre il vice ministro: «L'entrata in vigore del nuovo regime semplificato per circa un milione di piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e giovani professionisti è un fatto decisamente positivo».

Sottolineando l'importanza di un adeguamento immediato, sul piano dei comportamenti (pena l'impossibilità di accedervi, si veda l'articolo qui accanto) al nuovo regime, Visco ha chiesto la collaborazione delle categorie di settore. Infatti il ruolo e la responsabilità di professionisti e categorie «diventa decisivo» secondo le parole di Visco.

In realtà, almeno per un primo periodo e per la transizione al nuovo regime, è difficile che tutti possano fare a meno della consulenza di un professionista o di un'associazione di categoria. In ogni caso - come annunciato dallo stesso vice ministro al Sole-24 Ore del 23 dicembre scorso - partirà una campagna diretta di sensibilizzazione, le cui modalità attuative sono allo studio dell'amministrazione finanziaria.

Stando alle medie, come riportato dalla tabella pubblicata in pagina, il regime dei minimi dovrebbe convenire anche a prescindere dal risparmio dovuto al licenziamento del commercialista. Il risparmio medio (come è stato già annunciato sul «Sole-24 Ore» del 24 dicembre 2007) si aggira intorno ai 360 euro, con un vantaggio però concentrato soprattutto sui professionisti - particolarmente i giovani -, per i quali lo sconto si aggira intorno ai 600 euro e al settore dei servizi, per i quali si arriverebbe fino a quasi 460 euro.

Oltre agli sconti - secondo i dati dell'Economia - i professionisti rappresentano anche la quota di contribuenti maggiormente interessata (almeno in via potenziale) al regime semplificato: si tratterebbe infatti del 35 per cento degli aderenti previsti, che il ministero stima in circa 710mila soggetti sui 933mila potenzialmente interessati. Seguono i servizi (25,6% degli aderenti) e il commercio al dettaglio (17,9 per cento). L'adesione più alta però è stimata proprio nei servizi per i quali viene data quasi al 90 per cento (76,4% per i professionisti, con una media complessiva che si attesta quasi al 76 per cento).

Stime queste ultime che andranno tutte verificate in tempi piuttosto lunghi, visto che nell'immediato i contribuenti sono tenuti soprattutto a tenere comportamenti concludenti. Sarà quindi solo nella primavera del 2009 che le somme si potranno tirare sul consuntivo effettivo.

  • L'INDICAZIONE - Visco: «Questa riforma rappresenta una svolta verso la semplificazione». Interessato un milione di contribuenti
  • I VANTAGGI - Il risparmio medio si dovrebbe aggirare sui 360 euro all'anno con benefici concentrati sui professionisti

 

di Antonio Criscione
da Il Sole 24ore del 03.01.08


Il ritorno alle regole ordinarie. Il contribuente va in fuorigioco con l'addebito Iva.

I contribuenti minimi devono prestare molta attenzione, in questi primi giorni dell'anno, agli adempimenti che pongono in essere. Questi comportamenti, infatti, possono determinare l'applicazione o meno del nuovo regime.

I requisiti. I "minimi" sono persone fisiche che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30.000 euro. Nel 2007 (considerando l'applicazione dal 2008) il contribuente non deve aver effettuato cessioni all'esportazione, aver sostenuto spese per lavoro dipendente o collaboratori, aver erogato somme come utili di partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro.

Inoltre, non deve aver acquistato nel triennio precedente beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro. Strada sbarrata, poi, ai soggetti che si avvalgono di regimi speciali Iva (si veda l'elenco riportato nella circolare 73/E/2007), i non residenti, coloro che effettuano operazioni di cessione di fabbricati e terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi, nonchè i soggetti che sono anche soci di società personali e assimilate.

Il regime naturale. Per i soggetti in possesso dei requisiti, il regime dei contribuenti minimi è quello "naturale". Pertanto, per fruirne, non è necessaria alcuna comunicazione agli uffici. La disapplicazione del regime, che determina l'applicazione dell'Iva e delle imposte sui redditi nei modi ordinari, può avvenire per opzione o per il verificarsi di alcune situazioni, che sono disciplinate dai commi 96 e 99 dell'articolo 1 della Finanziaria 2008.

Il comportamento. L'opzione si ha per effetto del comportamento concludente del contribuente.

Se quest'ultimo, per esempio, emette la prima fattura del 2008 con l'addebito di Iva esprime la scelta di avvalersi del regime ordinario. Le fatture emesse dai "minimi" non riportano, invece, l'Iva: va specificato che si tratta di un'operazione rientrante nell'articolo 1, comma 100 della Finanziaria 2008. Altre scelte che avvalorano l'opzione per il regime ordinario, in luogo di quello "naturale" dei minimi, possono essere: la registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi, delle fatture di acquisto e la tenuta delle altre scritture contabili (tutti adempimenti cui non sono tenuti i "minimi").

La durata. L'opzione per il regime ordinario di Iva e imposte sui redditi vale per almeno un triennio. È possibile revocare l'opzione per il regime ordinario dopo il primo anno di applicazione delle nuove dispoSizioni e, quindi, rientrare nel regime "naturale" dei minimi, con effetto dal periodo d'imposta 2009.

Il regime dei minimi cessa di avere efficacia anche quando il contribuente: consegue ricavi o compensi superiori a 30.000 euro; effettua una cessione all'esportazione; sostiene spese per dipendenti o collaboratori; eroga somme a titolo di partecipazione agli utili agli associati in partecipazione con apporto costituito esclusivamente da prestazione di lavoro; effettua acquisti di beni strumentali che, sommati a quelli dei due anni precedenti, superano i 15.000 euro; a causa di un mutamento dell'attività, rientra in uno dei regimi speciali Iva; trasferisce la residenza all'estero; effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi; acquisisce partecipazioni in società di persone e assimilate.

Tutte queste ipotesi, però, determinano l'applicazione del regime ordinario dall'anno successivo (per esempio dal 20O9). Solo il superamento nell'anno di oltre il 50% del limite di 30.000 euro di ricavi/compensi determina l'applicazione immediata (da inizio anno) del regime ordinario.

Le regole base

  • Niente scelta. Il regime dei minimi è quello naturale. Per rientrarvi non è richiesta comunicazione agli uffici.
  • Il regime ordinario. Per rientrare nel regime ordinario è necessaria l'opzione. Lo stesso effetto si ottiene per comportamenti concludenti.
  • I rischi. Una serie di comportamenti portano al regime ordinario. Si tratta, per esempio, dell'emissione di una fattura con addebito di Iva. A questo si aggiungono registrazione di fatture emesse, corrispettivi, fatture di acquisto e tenuta delle altre scritture contabili.

Le altre misure. La determinazione del reddito. Ritenute scomputate dalla sostitutiva.

La determinazione del reddito con regole "ad hoc" per i contribuenti minimi è un aspetto che deve essere tenuto presente nella valutazione se utilizzare o meno il nuovo regime previsto dalla Finanziaria 2008. Regime per il quale il Dm firmato ieri (si veda l'articolo qui in alto) ha dato un'importante precisazione sullo scomputo delle ritenute dall'imposta sostitutiva.

Tra le varie semplificazioni, la norma prevede che sul reddito d'impresa o di lavoro autonomo si applica un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle relative addizionali nella misura del 20 per cento. L'attenzione, però, va posta sulle modalità di determinazione del reddito.

Il comma 104 dell'articolo della Finanziaria 2008 dispone che «il reddito d'impresa o di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo d'imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso...». Inoltre, la norma stabilisce che rilevano plusvalenze e minusvalenze. La circolare 73/E/2007 ha chiarito che bisognerà tener conto anche di sopravvenienze attive e passive.

La prima peculiarità, relativa alla determinazione del reddito dei "minimi", è che il reddito risulta determinato contrapponendo i componenti positivi con quelli negativi in base al criterio di cassa (la novità riguarda le imprese). Pertanto, i ricavi, per esempio, rilevano quando vengono incassati, così come le spese potranno essere dedotte dai componenti positivi nel periodo di effettivo sostenimento. Si tratta di una scelta semplificatoria, che risulta in linea con un'altra particolare caratteristica: i minimi non applicano le ordinarie regole stabilite dagli articoli del Testo unico delle imposte sui redditi. Per esempio, i contribuenti minimi non dedurranno quote di ammortamento per i beni strumentali in quanto il costo sostenuto per gli stessi risulterà deducibile nel periodo d'imposta in cui viene effettuato il pagamento. Le plusvalenze relative ai beni strumentali rileveranno per l'intero corrispettivo nel periodo in cui lo stesso viene percepito.

I minimi non valuteranno le rimanenze a fine esercizio. Per altro, per quelle relative all'esercizio precedente rispetto a quello di prima applicazione del nuovo regime, il provvedimento di attuazione specifica che le rimanenze finali vanno portate a decremento dei componenti positivi di reddito conseguiti nel primo periodo di applicazione del regime dei minimi. Tornando al reddito, quest'ultimo viene determinato, quindi, contrapponendo ricavi, compensi, altri proventi, plusvalenze e sopravvenienze, che rilevano interamente nel periodo d'imposta "di incasso", ai componenti negativi, i quali si deducono "per intero" (se inerenti) sempre per cassa. Vedendo le esemplificazioni fatte dalla circolare 73/E/2007, anche ai componenti negativi di reddito non dovrebbero applicarsi, quindi, le limitazioni stabilite dalle varie norme del Tuir. Ad esempio, le spese relative alle prestazioni alberghiere e di somministrazioni alimenti e bevande dovrebbero risultare deducibili interamente nel periodo d'imposta in cui viene sostenuta la spesa.

Il decreto firmato ieri disciplina in modo specifico la sorte delle ritenute d'acconto applicabili ai "minimi" (si pensi ai professionisti e agli intermediari del commercio). Viene specificato che le ritenute subite possono essere portate in diminuzione dell'imposta sostitutiva dovuta e che l'eventuale eccedenza è utilizzabile in compensazione. Si tratta di una scelta corretta in quanto l'imposta sostitutiva del 20 per cento "sostituisce" l'Irpef. Sempre in relazione a un'eventuale valutazione di convenienza del nuovo regime, occorre rilevare che il reddito conseguito dai minimi viene considerato "esente" da Irap. In realtà potrebbe non trattarsi di una gran cosa perchè il più delle volte il contribuente che ha le caratteristiche per accedere al regime si sarà ritenuto autonomamente sprovvisto di organizzazione e, quindi, non avrà pagato il tributo regionale. I contribuenti minimi risultano anche esclusi dall'applicazione di studi di settore e parametri.

 

di Dario Deotto
da Il Sole 24ore del 03.01.08


Un periodo di prova per i minimi. Nessuna indicazione dell'Iva nella ricevuta. Altrimenti si è fuori. Il decreto sul nuovo regime è stato firmato. Per gli interessati risparmi medi calcolati in 361 euro.

Esclusione dall'applicazione dei parametri per i minimi che scelgono il forfait in vigore dal primo gennaio 2008. E risparmi di imposta, secondo i dati diffusi ieri, dal ministero dell'economia e del tesoro, per i 708 mila contribuenti, potenziali aderenti al forfait, in 361. Lo schema del decreto ministeriale è stato firmato ieri da Vincenzo Visco, viceministro dell'economia, ed è stato inviato alla registrazione della corte dei conti. Il provvedimento, che ItaliaOggi è in grado di anticipare, allarga quindi il campo delle esenzioni. Non solo studi di settore off limit, ma esenzione anche dell'applicazione dei parametri e della relativa comunicazione dei dati. Per la permanenza nel regime dei minimi poi occhio alle ricevute. Considerato che l'entrata nel meccanismo minimi è naturale e cioè non è prevista nessuna comunicazione di ingresso un indizio di adesione al regime è l'esclusione dalle fatture della voce dell'Iva. Se, al contrario, l'emanazione delle fatture continuerà a contenere l'indicazione dell'Iva questo determinerà la fuoriscita dal meccanismo. Al momento, fanno sapere dal ministero, ci sarà una sorta di periodo di tolleranza dovuto anche alla metabolizzazione delle nuove regole e allo studio di procedure di verifica, ma per il futuro proprio la fattura è l'indizio di una volontà di permanenza o meno nel regime. Il decreto, segue la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 73 del 21 dicembre 2007, e precisa ulteriormente i confini della figura di nuovo contribuente introdotto con la legge finanziaria 2008. Tutto pronto dunque per i calcoli di convenienza all'adesione al regime, che secondo i dati diffusi ieri dal ministero delle finanze potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 708. 423 contribuenti, su una platea di soggetti interessati al forfait di 933.752 unità. E i vantaggi medi per i contribuenti sono calcolati in un risparmio medio pari a 361 , in Irpef in 1171 , in Irap in 87 , Iva, 413 a fronte del pagamento di un'imposta sostitutiva media 1.309 , con un taglio quindi di circa 723 .

Chi è minimo. Il regime dei contribuenti minimi e marginali rappresenta dal 1 gennaio il regime naturale per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che, nel 2007, abbiano percepito ricavi o compensi inferiori a 30.000 lordi, non abbiano effettuato cessioni alle esportazioni, non abbiano sostenuto spese per lavoro dipendente e non abbiano effettuato, nel triennio 2005-2007, acquisti di beni strumentali per un ammontare complessivo superiore a 15.000 . Dal 1 Gennaio 2008 possono iniziare automaticamente ad avvalersi del regime forfettario senza dover fare alcuna comunicazione preventiva all'amministrazione fiscale. Ma sui tempi delle scelte se restare o meno nel nuovo regime il governo spinge sull'acceleratore, «è importante che tutti gli interessati, cioè coloro che nel 2007 hanno avuto un fatturato non superiore ai 30 mila , valutino l'opportunità di aderire al nuovo regime, e scelgano subito», ha affermato infatti Visco in una nota diffusa ieri e coinvolgendo nel lavoro di pianificazione fiscale anche le associazioni di categoria. «Il governo farà la sua parte nel dare le informazioni necessarie. Ma sarebbe importante che un contributo in tal senso venisse anche dal mondo delle organizzazioni di categoria».

Risparmi di imposta. I dati ministeriali fanno una ricognizione del risparmio medio che deriva dall'esenzione, ribadita nel decreto, di Iva, Irap, addizionali regionali Irpef e dall'applicazione, al posto di queste «voci di spesa», dell'imposta sostitutiva al 20%. Nel settore industria il risparmio è calcolato in 83 più una voce di costi, rappresentata dall'assistenza dell'esperto contabile. Nel settore costruzioni la riduzione è di 68 . Il commercio al dettaglio vedrebbe un taglio di 63 . Per il commercio all'ingrosso la convenienza è di 191 . Risparmi più consistenti per i servizi professionali con 598 . I servizi, infine, vedono una sforbiciata in 457.

Adempimenti. Il regime forfettario prevede un imposta del 20 percento sul reddito (ricavi meno costi) in alternativa a Irpef, Irap e Iva. Per potersi avvalere del regime forfetario, spiega la nota del ministero, «i soggetti interessati devono, a partire dal 1 Gennaio 2008, eliminare dalla fatturazione ai propri clienti l'addebito dell'Iva». «Di conseguenza», continua la nota, «venendo meno per essi l'obbligo di versamento dell'Iva sulle vendite di beni o prestazioni di servizi, verrà meno anche il diritto alla detrazione dell'Iva assolta sugli acquisti». Per queste ragioni, continuare nel tempo ad addebitare l'Iva ai propri clienti indicherà da parte del contribuente interessato la scelta di escludere al momento il regime semplificato e di permanere invece nel regime ordinario: chi invece intraprende nuove attività deve specificare la sua adesione o meno al regime. Secondo i dati del ministero delle finanze i potenziali aderenti al forfait il 75,9% dei soggetti interessati. Con una punta dell'89,4% per quanto riguarda il settore dei servizi, «meno» appeal per il settore delle costruzione. Il sì al forfait minimi dovrebbe essere dato nel 63% dei casi.

Semplificazioni. I contribuenti minimi come specifica l'articolo 7 comma 2 del decreto sono esenti dall'imposta regionale sulle attività produttive e dalla relativa presentazione delle dichiarazioni, inoltre sono esclusi dall'applicazione degli studi di settore e dai relativi parametri e dalla compilazione del modello per la comunicazione dei dati relativi. Inoltre sono esentati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, sono esentati dall'invio clienti e fornitori e dalla dichiarazione e compilazione Iva annuale. Il provvedimento attuativo delle novità della finanziaria specifica inoltre (si veda quanto anticipato su ItaliaOggi Sette del 30/12/2007), all'articolo 7, che agli effetti Iva sono tenuti a numerare e conservare le fatture d'acquisto e le bollette doganali, certificare i corrispettivi, presentare l'elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari e per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di acquisto o in cui risultano debitori dell'imposta, integrare la fattura con l'indicazione dell'aliquota e delle relativa imposta.

 

di Cristina Bartelli
da Italia Oggi del 03.01.08


Il testo del decreto

ItaliaOggi pubblica il testo dello schema di decreto ministeriale «Modalità applicative per il regime dei contribuenti minimi in attuazione dell'articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008)» alla registrazione della Corte dei conti.

Articolo 1 - Definizioni

1. Ai fini dell'applicazione della disciplina contenuta nell'articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 nel presente decreto, si intendono per: a) contribuenti minimi: i soggetti che si avvalgono del regime di cui ai predetti commi da 96 a 117; b) regime: il regime dei contribuenti minimi; c) legge: la legge 24 dicembre 2007, n. 244; d) decreto: il decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633; e) testo unico: il testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del presidente della repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Articolo 2 - Requisiti di accesso

1. Ai fini dell'individuazione del limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti di cui al numero 1 della lettera a) del comma 96 dell'articolo 1 della legge, concernente i requisiti di accesso al regime: a) non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall'eventuale adeguamento agli studi di settore di cui all'articolo 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e ai parametri di cui alla legge 28 dicembre 1995, n. 549; b) nel caso di esercizio contemporaneo di attività di impresa e di arti e professioni, si assume la somma dei ricavi e compensi relativi alle singole attività.

2. Agli effetti del numero 2) della lettera a) del medesimo comma 96 dell'articolo 1 della legge, costituiscono cessioni all'esportazione quelle di cui agli articoli 8, 8-bis, 9, 71 e 72 del decreto.

3. Ai fini della verifica della condizione di cui al comma 96, lettera a), numero 3), dell'articolo 1 della legge, rilevano altresì le spese per prestazioni di lavoro di cui all'articolo 60 del testo unico, salvo l'ipotesi di cui all'articolo 5, comma 4, del medesimo testo unico.

4. Agli effetti della determinazione dell'ammontare degli acquisti di cui al comma 96, lettera b), dell'articolo 1 della legge, si assumono i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate, anche da soggetti che non agiscono nell'esercizio di impresa, arte o professione, nei confronti del contribuente ai sensi dell'articolo 6 del decreto.

Articolo 3 - Soggetti esclusi

1. Non sono considerati contribuenti minimi i soggetti che si avvalgono delle seguenti disposizioni: a) articoli 34, 34-bis, 74, primo, secondo e sesto comma e 74-ter del decreto; b) articolo 5, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413; c) articolo 25-bis, comma 6, primo periodo, del decreto del presidente della repubblica 29 settembre 1973, n. 600;  d) articoli 36 e 40-bis del decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito dalla legge 22 marzo 1995, n. 85.

Articolo 4 - Determinazione del reddito

1. Ai fini dell'articolo 1, comma 104, secondo periodo, della legge, concernente la determinazione del reddito dei contribuenti minimi: a) i componenti positivi concorrono alla formazione del reddito per la parte che eccede le rimanenze finali riferite all'esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime; b) il costo di acquisto di beni strumentali è deducibile dal reddito dell'esercizio in cui è avvenuto il pagamento; la plusvalenza derivante dalla cessione degli stessi beni è pari al corrispettivo pattuito e concorre alla formazione del reddito dell'esercizio in cui lo stesso è percepito; c) si applicano le disposizioni di cui agli articoli 54, comma 1-bis, lettera c), 57 e 58, comma 3, del citato testo unico, concernenti la destinazione dei beni al consumo personale o familiare dell'imprenditore o dell'esercente l'arte o la professione.

2. Nel caso di cessione di beni strumentali acquisiti in esercizi precedenti a quello dal quale decorre il regime, l'eventuale plusvalenza o minusvalenza è determinata, rispettivamente, ai sensi degli articoli 86 e 101 del citato testo unico; il costo non ammortizzato è pari a quello risultante alla fine dell'esercizio precedente a quello dal quale decorre il regime. Nel caso di rateizzazione del corrispettivo lo stesso concorre alla formazione del reddito dell'esercizio in cui è percepito, diminuito del costo di acquisto non ammortizzato proporzionalmente corrispondente alle somme percepite nel periodo di imposta.

Articolo 5 - Contributi previdenzialie assistenziali

1. Il reddito determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 104, secondo periodo, della legge rileva per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale versati dai contribuenti minimi in ottemperanza a disposizioni di legge.

2. I contributi previdenziali e assistenziali versati dai contribuenti minimi in ottemperanza a disposizioni di legge si deducono dal reddito determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 104, secondo periodo, della legge. L'eventuale eccedenza è deducibile dal reddito complessivo ai sensi dell'articolo 10 del testo unico.

Articolo 6 - Imposta sostitutiva

1. Le ritenute subite dai contribuenti minimi si considerano effettuate a titolo d'acconto dell'imposta sostitutiva di cui al comma 105 della legge. L'eccedenza è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Articolo 7 - Adempimenti

1. I contribuenti minimi, agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, sono soggetti ai seguenti obblighi: a) numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali; b) certificare i corrispettivi, indicando in luogo dell'ammontare dell'imposta, se è emessa fattura, l'indicazione che l'operazione è effettuata da soggetti che applicano agli effetti dell'imposta stessa il regime di franchigia; c) per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni di acquisto per le quali risultano debitori dell'imposta, integrare la fattura con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e di versare tale imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni anzidette; d) presentare l'elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari di cui all'articolo 50, comma 6, del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427; e) effettuare la rettifica della detrazione dell'imposta ai sensi dell'articolo 19-bis2 del decreto, nella dichiarazione annuale Iva relativa all'anno precedente a quello dal quale trova applicazione il regime di franchigia. La rettifica della detrazione è effettuata pure in caso di passaggio, anche per opzione, al regime ordinario, nella dichiarazione annuale relativa all'anno dal quale trova applicazione tale regime, tenendone conto nel versamento a saldo dell'imposta relativa a tale anno; f) versare l'imposta dovuta per effetto della rettifica di cui alla lettera e), primo periodo, in un'unica soluzione, ovvero in cinque rate annuali di pari importo; la prima o unica rata è versata entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta relativa all'anno precedente a quello di applicazione del regime di franchigia; le successive rate sono versate entro il termine per il versamento dell'imposta sostitutiva di cui al comma 105 dell'articolo 1 della legge; in caso di cessazione del regime di franchigia, per legge o per opzione, le residue rate sono computate nel primo versamento periodico successivo a tale cessazione, al netto della rettifica di cui al secondo periodo della lettera e).

2. I contribuenti minimi: a) sono esenti dall'imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 e sono esonerati dall'obbligo della dichiarazione prevista dall'articolo 19 del citato decreto legislativo; b) sono esclusi dall'applicazione degli studi di settore di cui all'articolo 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427 e dei parametri di cui alla legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dalla compilazione del modello per la comunicazione dei relativi dati.

Articolo 8 - Cessazione del regime

1. In caso di cessazione del regime dei contribuenti minimi a decorrere dall'anno nel corso del quale i ricavi o compensi dichiarati dal contribuente o rettificati dall'ufficio superano del 50% il limite di 30.000 euro, i contribuenti: a) agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto: 1) devono istituire i registri previsti dal titolo secondo del decreto, entro il termine per l'effettuazione della liquidazione periodica relativa al mese o trimestre in cui è stato superato il predetto limite; 2) per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per quelle effettuate successivamente devono adempiere agli obblighi ordinariamente previsti; 3) devono presentare la comunicazione dati e la dichiarazione annuale relative all'anno in cui è stato superato il predetto limite entro i termini ordinariamente previsti; 4) devono versare l'imposta a saldo risultante dalla dichiarazione annuale relativa all'anno in cui è stato superato il predetto limite entro il termine ordinariamente previsto; 5) devono annotare i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi e l'ammontare degli acquisti effettuati anteriormente al superamento del predetto limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale. Le predette operazioni e i predetti acquisti sono indicati nella comunicazione e nella dichiarazione di cui al numero 3. L'imposta relativa a tali cessioni e prestazioni, al netto della detrazione dell'imposta relativa ai predetti acquisti, è computata ai fini dell'imposta a saldo di cui al numero 4; b) agli effetti dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'imposta regionale sulle attività produttive: 1) devono istituire i registri e le scritture contabili previsti dal titolo secondo del decreto del presidente della repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e annotare le operazioni con le modalità e nei termini ivi stabiliti a decorrere dal mese in cui è stato superato il predetto limite; 2) per le operazioni che determinano il superamento del predetto limite e per quelle effettuate successivamente devono adempiere agli obblighi ordinariamente previsti; 3) devono presentare la comunicazione dati ai fini degli studi di settore e dei parametri e le dichiarazioni relative all'anno in cui è stato superato il predetto limite entro i termini ordinariamente previsti; 4) devono versare, entro il termine ordinariamente previsto, le imposte a saldo, relative all'anno in cui è stato superato il predetto limite, risultante dalla dichiarazione annuale e calcolata sul reddito determinato nel rispetto delle norme del testo unico dettate in materia di determinazione del reddito di lavoro autonomo e del reddito d'impresa, nonché sul valore della produzione netta determinata secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446; 5) devono annotare le operazioni relative alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, nonché agli acquisti effettuati anteriormente al superamento del predetto limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale.

Articolo 9 - Altre disposizioni

1. Ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del testo unico rileva altresì il reddito determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 104, della legge.

2. Il reddito determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 104, della legge non rileva ai fini dell'applicazione dell'articolo 13 del citato testo unico.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

pag. 27
da Italia Oggi del 03.01.08


Trentamila euro liberi dai ricavi. Soglia per la permanenza nel regime sotto la scure degli studi. Decreto di attuazione e circolare precisano i confini dell'applicazione del forfettone minimi.

Il limite di 30 mila euro per l'accesso al regime dei cosiddetti soggetti minimi è valutato senza considerare l'eventuale volume di ricavi da adeguamento agli studi di settore o parametri. Tuttavia, la rettifica dei ricavi effettuata dall'ufficio, anche a mezzo studi di settore o parametri, al contrario, causa la fuoriuscita dal regime. Inoltre, con riferimento ai beni strumentali in locazione anche finanziaria, non rileva il valore del bene strumentale utilizzato, ma solamente i canoni di locazione sostenuti nel triennio. Sono queste le principali novità che emergono dal decreto di attuazione con riferimento ai criteri di entrata nel regime fiscale ipersemplificato.

Rispetto alle regole della Finanziaria 2008, il provvedimento entra su diversi aspetti eliminando possibili applicazioni distorte del regime che avrebbero condotto a doppie imposizioni o penalizzazioni comunque non volute dal legislatore. In primo luogo proprio con riferimento alla verifica del limite di 30 mila euro di volume di ricavi per l'accesso al regime, coerentemente con quanto indicato dalla norma, viene previsto che non siano inclusi i ricavi dichiarati ai fini dell'adeguamento alla congruità degli studi di settore o parametri (cfr. articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto). La precisazione del provvedimento risulta fondamentale proprio per valutare sin dal 1° gennaio 2008 l'esistenza o meno della sussistenza del requisito in termini di volume di ricavi. Infatti, qualora il valore di congruità rilevasse, sarebbe impossibile prendere tale decisione sin dal 1° gennaio dell'anno in cui si intende valutare l'entrata nel regime, in quanto per l'anno di imposta per il quale lo studio di settore è soggetto a revisione il ricavo di congruità, nella migliore delle ipotesi, si conosce nel mese di maggio. È evidente, tuttavia, che nelle ipotesi in cui si decide di non adeguarsi al ricavo di congruità il contribuente che ha deciso di aderire al regime è soggetto a un rischio.

Il decreto interviene anche sul parametro della dotazione dei beni strumentali, il quale, si ricorda, indica che il valore dei beni strumentali acquistati ovvero posseduti in locazione anche finanziaria nel triennio precedente a quello di applicazione del regime deve essere inferiore a 15 mila euro. L'articolo 2, comma 4, del decreto, infatti, indica chiaramente che la valutazione deve essere fatta con riferimento al valore di essi che si assume come corrispettivo ai fini dell'imposta sul valore aggiunto (articolo 6 del dpr n. 633/1972). In prima analisi è evidente che il riferimento generico all'articolo 6 del decreto sull'Iva deve essere distinto tra acquisti di beni e locazione anche finanziaria dei medesimi. Sotto questo aspetto, mentre con riferimento ai beni strumentali acquistati si dovrà considerare il costo storico di acquisto, con riferimento ai beni acquistati in locazione anche finanziaria si dovranno assumere i canoni di locazione. In secondo luogo il riferimento al corrispettivo rende rilevante ai fini della quantificazione del valore da assumere il costo prima dell'applicazione dell'Iva. Inoltre, il riferimento al corrispettivo rende uniforme la valutazione e coerente con la logica economica del criterio di valutazione della dotazione dei beni strumentali. Si garantisce, infatti, che ai fini della qualificazione del parametro sia nei periodi anteriori all'entrata nel regime sia in quelli successivi si assume il medesimo valore senza la considerazione dell'imposta sul valore aggiunto, la quale costituisce infatti un mero sovra-costo incoerente rispetto al valore del bene strumentale utilizzato per l'attività produttiva.

Il decreto chiarisce che è impossibile entrare nel regime dei minimi nelle ipotesi in cui si abbiano collaboratori familiari diversi da quelli che partecipano all'impresa familiare di cui all'articolo 5, comma 4, del Tuir, sebbene per i costi viga l'indeducibilità dal reddito d'impresa ai sensi dell'articolo 60 del Tuir. È evidente, infatti, che mentre l'indeducibilità mira a evitare comportamenti di arbitraggio dell'imposizione fiscale, la disposizione in esame mira a individuare le imprese con una struttura minima, prescindendo dagli aspetti reddituali. La deroga riferita ai familiari partecipanti all'impresa familiare era dovuta per coerenza con la norma primaria della Finanziaria 2008, che prevede espressamente l'entrata nel regime dell'impresa familiare. Per lo stesso motivo non dovrebbe ostare all'entrata nel regime la previsione di una remunerazione per l'imprenditore individuale, sempre indeducibile ai sensi dell'articolo 60 del Tuir. 

 

di Claudio Carpentieri
da Italia Oggi Sette del 31.12.07


Manovra 2008. Minimi, pronto il decreto. Oggi la firma del viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco. Primo provvedimento attuativo per una disposizione della nuova finanziaria.

ROMA - È prevista per oggi la firma del viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco, per il decreto che permetterà l'avvio del regime di minimi disciplinato dalla Finanziaria 2008.

Il Dm, pronto già da qualche giorno e puntualmente richiamato dalla circolare 73/E delle Entrate (si veda «Il SOle-24 Ore» del 23 dicembre), non era stato ancora reso ufficialmente disponibile per questioni formali: occorreva che fossero inseriti i riferimenti alla Finanziaria 2008, che verrà numerata nel pomeriggio di oggi in vista della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Dopo la firma del viceministro, il Dm andrà alla registrazione della Corte dei conti, ma la sua efficacia è confermata a partire dal 1° gennaio 2008, come prevede la norma della Finanziaria 2008. Già la circolare 73/E aveva spiegato che «il testo della norma primaria detta comunque una disciplina dettagliata e sufficientemente completa del regime» e «le disposizioni del decreto, limitate a pochi aspetti di dettaglio della stessa, non avranno portata tale da incidere sul calcolo di convenienza ad avvalersi del regime in commento».

Il Dm, in nove articoli, fornisce le coordinate per l'entrata in vigore del regime semplificato, la cui distribuzione territoriale si concentra soprattutto al Nord, come mostra la tabella riportata qui accanto.

Si tratta ovviamente dei soggetti che secondo le elaborazioni di Sogei hanno le caratteristiche che rientrano nelle previsioni della Finanziaria 2008 per l'adesione al regime e non di un (impossibile da stimare al momento) numero di adesioni. La normativa dovrebbe impattare al Nord su 263.536 soggetti (163.204 al Nord ovest e 100.332 al Nord est). Le Regioni del Sud vengono immediatamente dopo con 203.591, contro i 153.423 del Centro e 87.873 delle isole.

Il decreto fissa i requisiti di accesso al regime, indica i soggetti esclusi, detta le coordinate per la determinazione del reddito, i riflessi previdenziali e assistenziali, il funzionamento dell'imposta sostitutiva, gli adempimenti e l'uscita dal regime. Del resto la circolare 73/E, in molti casi, oltre a commentare il Dm, ha offerto vere e proprie anticipazioni, rimandando espressamente al testo in preparazione.

La disposizione attuativa è necessaria per far partire il regime dal 1° gennaio 2008 (altrimenti sarebbe praticamente saltato il primo anno di applicazione). È in ogni caso la prima disposizione della Finanziaria 2008 che viene attuata dall'Esecutivo.

 

di Antonio Criscione
da Il Sole 24ore del 28.12.07


Rimborso Iva al via per i minimi. Il credito dell'ultima dichiarazione si può anche compensare. Il passaggio al regime speciale è requisito sufficiente per ottenere la restituzione dell'imposta.

Coloro che nel 2008 adotteranno il regime speciale istituito dalla Finanziaria per i contribuenti minimi (il cosiddetto forfettone) hanno diritto al rimborso dell'eventuale credito Iva risultante dalla dichiarazione per il 2007, ovvero, in alternativa, all'utilizzo in compensazione del credito stesso. Lo prevede espressamente il comma 103 dell'art. 1 della Finanziaria, che stabilisce infatti che l'eccedenza detraibile emergente dalla dichiarazione presentata dai contribuenti minimi, relativa all'ultimo anno in cui l'Iva è applicata nei modi ordinari, può essere chiesta a rimborso ai sensi dell'art. 30, terzo comma, del dpr n. 633/72, ovvero può essere utilizzata in compensazione ai sensi dell'art. 17 del dlgs n. 241/97. Tale disposizione viene ricordata pure nella circolare n. 73 dell'Agenzia delle entrate, che opportunamente richiama l'attenzione anche sull'obbligo di rettifica della detrazione ex art. 19-bis2 che ricade sui contribuenti all'atto del mutamento del regime fiscale.

Circa l'eventuale rimborso, né la norma né la circolare accennano alla sussistenza dei presupposti richiesti dall'art. 30. Si ritiene che nel particolare caso in esame il contribuente abbia diritto al rimborso anche in assenza dei predetti presupposti ed anche se l'importo del credito non supera 2.582,28 euro, per il semplice fatto del passaggio al regime speciale. Del resto, se l'intento del legislatore non fosse stato quello di consentire comunque il rimborso del credito dell'ultima dichiarazione, pure in assenza dei presupposti ordinariamente prescritti, la disposizione in esame non avrebbe avuto alcun significato, essendo il diritto già previsto e disciplinato dalla norma generale. Se le cose stanno in questi termini, occorre però prendere atto che, attualmente, il modello VR, mediante il quale è richiesto il rimborso del credito annuale, non contempla, quale requisito di legittimazione della richiesta, la situazione di ultima dichiarazione in regime normale per effetto del passaggio al regime speciale dei contribuenti minimi. Peraltro, poiché al momento il modello VR 2008 è ancora in versione provvisoria, si potrebbe intervenire, in sede di approvazione definitiva, con la necessaria modifica strutturale; in mancanza di adeguamento del modello, l'amministrazione dovrebbe chiarire le modalità di attestazione del diritto al rimborso. Va ricordato che, in base al comma 102, nell'ultima dichiarazione in regime normale il contribuente deve addebitare anche l'Iva fatturata per la quale non si è ancora verificata l'esigibilità.

La rettifica della detrazione. Il comma 101 disciplina in particolare l'obbligo della rettifica della detrazione per effetto del passaggio dal regime normale al forfettone, prevedendo che il versamento dell'imposta dovuta può essere effettuato, anche mediante compensazione, in unica soluzione o diviso in cinque rate annuali senza applicazione di interessi. La prima o unica rata va versata entro il termine per il versamento a saldo dell'Iva relativa all'anno precedente a quello di applicazione del regime speciale (per esempio, entro il 16/3/2008 per chi adotta il forfettone dal 2008); le rate successive andranno versate entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sostitutiva. La circolare dell'Agenzia aggiunge che le rettifiche della detrazione devono trovare evidenza in apposita documentazione, secondo le istruzioni a suo tempo impartite con la circolare n. 328/1997, e vanno poi riportate nella dichiarazione annuale relativa all'anno precedente al transito al regime speciale, ossia nella dichiarazione Iva 2008 per il 2007 da parte dei contribuenti che adottano il forfettone nel 2008. La rettifica non va effettuata per i beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro, nonché per quelli il cui coefficiente di ammortamento sia superiore al 25%. La rettifica della detrazione (naturalmente di segno opposto) va eseguita anche nel caso di passaggio, sia per legge sia per opzione, dal regime speciale a quello normale. In tal caso, secondo la circolare «le residue rate sono computate nel primo versamento periodico successivo alla fuoriuscita al netto di tale rettifica». L'indicazione parrebbe riferirsi all'ipotesi in cui, all'atto del precedente passaggio dal regime normale a quello speciale, il contribuente abbia optato per la rateazione del versamento dell'imposta corrispondente alla rettifica operata e tale rateazione fosse ancora in corso al momento del ritorno al regime normale. Pare di capire che, in tale ipotesi, le residue rate ancora dovute dovrebbero essere versate, al netto della nuova rettifica (positiva), in occasione del primo versamento periodico dell'Iva.

 

di Franco Ricca
da Italia Oggi del 28.12.07


Minimi, il forfettone è d'ufficio. Regime speciale per i redditi degli imprenditori fino a 30 mila. Una circolare delle Entrate chiarisce i contenuti della Finanziaria in vigore dal 1° gennaio.

Contribuenti minimi già in attività arruolati d'ufficio nel nuovo regime speciale: a partire dal 1° gennaio 2008, per le persone fisiche in possesso dei requisiti previsti si apre l'ingresso automatico al regime introdotto dalla Finanziaria, fatto salvo il diritto di rinunciarvi attraverso un «comportamento concludente» idoneo a esprimere la volontà di applicare le regole ordinarie di determinazione delle imposte. È quanto emerge, tra l'altro, dalla circolare n. 73 del 21 dicembre 2007, con cui l'Agenzia delle entrate illustra le disposizioni dei commi da 96 a 117 dell'art. 1 della Finanziaria 2008, come integrate da un decreto ministeriale di imminente emanazione. Vediamo le precisazioni concernenti l'ingresso nel regime speciale.

Condizioni di accesso. Il regime dei contribuenti minimi è riservato alle persone fisiche residenti, esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30 mila euro. La circolare chiarisce che, a tal fine, non si tiene conto dei ricavi e compensi derivanti dall'adeguamento agli studi di settore o ai parametri.
Ulteriori condizioni richieste dalla legge sono:
- mancata effettuazione di cessioni all'esportazione; anticipando i contenuti del decreto attuativo, la circolare specifica che rilevano non soltanto le cessioni all'esportazione di cui all'art. 8 del dpr 633/72, ma anche le operazioni assimilate, i servizi internazionali, le operazioni con lo Stato Vaticano e San Marino, nonché quelle agevolate in base ad accordi internazionali (artt. 8, 8-bis, 9, 71 e 72);
- assenza di spese per lavoro dipendente o per collaboratori, anche assunti con progetto o programma di lavoro; anche a questo proposito la circolare anticipa che il decreto estende la disposizione alle spese per prestazioni di lavoro effettuate dallo stesso imprenditore o dai suoi familiari, ad eccezione dei compensi corrisposti ai collaboratori dell'impresa familiare;
- mancata erogazione di utili di partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro;
- mancata effettuazione, anche mediante contratti di appalto e di locazione, nei tre anni precedenti, di acquisti di beni strumentali di valore complessivo superiore a 15 mila euro; confermando quanto osservato su ItaliaOggi del 17 novembre 2007, l'Agenzia ritiene che, per i beni strumentali utilizzati solo in parte nell'attività, debba assumersi quale valore il 50% del corrispettivo d'acquisto.
I soggetti che iniziano l'attività possono immediatamente applicare il regime in esame se prevedono di rispettare le predette condizioni, tenendo conto che, in caso di inizio di attività in corso d'anno, il limite dei 30 mila euro di ricavi o compensi deve essere ragguagliato all'anno.

Esclusioni. Non possono avvalersi del regime speciale i soggetti non residenti e coloro che si avvalgono di regimi speciali di determinazione dell'Iva. Al riguardo, la circolare chiarisce che sono ostativi i regimi speciali riguardanti le seguenti attività:
- agricoltura e attività connesse e pesca (artt. 34 e 34-bis, dpr 633/72);
- commercio di sali e tabacchi, fiammiferi, editoria, servizi di telefonia pubblica, rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (art. 74, primo comma);
- intrattenimenti, giochi e altre attività di cui al dpr 640/72;
- agenzie di viaggi e turismo (art. 74-ter);
- agriturismo (art. 5, comma 2, legge 413/91);
- vendite a domicilio (art. 25-bis, comma 6, del dpr n. 600/73);
- rivendita di beni usati (articolo 36 del dl n. 41/95);
- agenzie di vendite all'asta (art. 40-bis del dl n. 41/95).
Sono inoltre esclusi:
- coloro che, in via esclusiva o prevalente, effettuano operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato e terreni edificabili, ovvero di mezzi di trasporto nuovi
- coloro che partecipano a società di persone o ad associazioni professionali, oppure a srl «trasparenti».

Accesso al regime speciale. I contribuenti già in attività che possiedono i predetti requisiti, compresi coloro che si sono avvalsi nel 2007 del regime di franchigia di cui all'art. 32-bis del dpr 633/72, da gennaio possono automaticamente operare come contribuenti minimi, senza alcuna comunicazione preventiva o successiva; i contribuenti già in regime di franchigia, che avevano ricevuto il numero di partita Iva speciale, possono continuare ad usarlo indipendentemente dal regime che intenderanno adottare.

In via eccezionale, possono inoltre avvalersi del regime speciale anche i contribuenti che, pur potendo applicare nel 2007 il regime di franchigia Iva, avevano optato per il regime ordinario; in sostanza, in tal caso non vale il vincolo di permanenza triennale nel regime ordinario. La circolare chiarisce che i soggetti che, in sede di inizio attività, avevano optato per l'applicazione del regime agevolato delle nuove iniziative produttive (art. 13, legge n. 388/2000), valido per tre anni, possono scegliere di restare in tale regime fino al termine di durata dello stesso, oppure di applicare, qualora posseggano i requisiti, il regime dei contribuenti minimi anche se non è ancora terminato il triennio.

I contribuenti che iniziano l'attività, invece, possono applicare il regime speciale comunicando nella dichiarazione di cui all'art. 35 del dpr 633/72 di presumere il possesso dei requisiti prescritti.

I contribuenti minimi che non intendono avvalersi del regime speciale hanno facoltà di optare, agli effetti dell'Iva e dell'imposizione diretta, per la determinazione delle imposte nel modi ordinari. L'opzione, chiarisce la circolare, può avvenire tramite comportamento concludente, per esempio addebitando l'Iva in fattura, oppure esercitando il diritto alla detrazione; successivamente l'opzione deve essere comunicata all'Agenzia delle entrate con la prima dichiarazione annuale. L'opzione è vincolante per almeno un triennio; limitatamente al periodo d'imposta 2008, tuttavia, è prevista la possibilità di revocare l'opzione per il regime ordinario con effetto dal periodo d'imposta 2009.

 

di Roberto Rosati
da Italia Oggi del 27.12.07


Finanziaria. Il Fisco calcola gli impatti per i «minimi». Con il forfettone risparmio medio di 361 euro l'anno. Platea di quasi un milione di soggetti ma saranno interessati in 700mila.

Per i contribuenti minimi il 2008 porterà in media un risparmio fiscale di 361 euro, cui si devono aggiungere i minori costi per la semplificazione degli adempimenti. Un vantaggio che per i professionisti arriva a sfiorare i 600 euro annui medi. Mentre per il commercio all'ingrosso e l'industria i valori medi si attestano, rispettivamente, a 191 e 83 euro di riduzioni. Costruzioni e commercio al dettaglio chiudono con vantaggi più contenuti dai 68 ai 63 euro.

È quanto emerge dall'analisi degli impatti del nuovo regime semplificato che entrerà in vigore il 1° gennaio 2008 per i contribuenti minimi. Il cosiddetto forfettone - secondo la fotografia scattata dall'amministrazione finanziaria sulla base dei dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2006 - coinvolge una platea potenziale di 933.752 contribuenti. Di questi, saranno poco più di 700mila quelli che, in possesso dei requisiti fissati dalla legge, saranno realmente interessati ad abbandonare la tassazione ordinaria e a scegliere un prelievo forfettario, con l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 20% al posto dell'Irpef e relative addizionali e dell'Iva, nonchè a beneficiare dell'esenzione dall'Irap.

Così, sempre secondo le stime del Fisco sui vantaggi che il nuovo regime mette sul piatto della semplificazione (si vedano i dettagli nella tabella pubblicata qui a fianco), un contribuente minimo pagherà in media all'Erario 1.309 euro di imposta sostitutiva l'anno, che saliranno a 1.706 per chi svolge attività professionali (valore medio più elevato) e caleranno a 690 euro per chi opera nel commercio al dettaglio (valore medio più basso).

Nell'elaborazione dell'amministrazione finanziaria, poi, non sono stati "tradotti" in euro i vantaggi che derivano dalla riduzione degli obblighi e degli adempimenti fiscali e contabili, fortemente ridimensionati dal nuovo regime. E che a ben vedere non sono pochi.

Si dice addio alla dichiarazione annuale Iva, così come alla comunicazione dei dati relativi all'imposta sul valore aggiunto, o ancora alla compilazione e all'invio dell'elenco clienti e fornitori. Se poi si lascia il mondo dell'Iva e si guarda alle imposte dirette e all'Irap, un contribuente minimo non ha più nessun obbligo contabile, così come non è più tenuto a comunicare al Fisco i dati sugli studi di settore e non deve più inviare la dichiarazione Irap. Infatti, come chiarisce la circolare dell'agenzia delle Entrate n. 73/E (...) il contribuente minimo non è più soggetto agli studi di settore ed è espressamente esentato dall'Imposta regionale sulle attività produttive.

Ma per perdere questi vantaggi basta comunque poco. Gli oltre 930mila titolari di partita Iva che nel 2007 hanno ricavi sotto i 30mila euro dovranno decidere in questi ultimi giorni dell'anno se salire o meno sul treno della semplificazione. Un treno che partirà, questa volta senza alcun ritardo, dal 1° gennaio 2008 con l'entrata in vigore della Finanziaria.

Il forfettone, come spiega Aldo Polito, Direttore centrale servizi ai contribuenti dell'agenzia delle Entrate, dovrà essere confermato fin da subito nei fatti dai contribuenti minimi. Basterà un addebito dell'Iva già dalle prime ore del 2008 per restare esclusi. In sostanza, anche un solo fatto concludente sarà interpretato dal Fisco come una precisa opzione per la tassazione in via ordinaria.

Per evitare incidenti di percorso, comunque,l'amministrazione Finanziaria sta lavorando affinchè il nuovo regime dal 1° gennaio sia pienamente operativo. Oltre alla circolare delle Entrate, il Dipartimento delle Finanze ha già messo sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco,il decreto attuativo.

Gli atti ufficiali saranno accompagnati da una massiccia campagna informativa. Ieri Visco ha annunciato al Sole-24 Ore l'invio di un milione di lettere. Missive che comunque saranno accompagnate o anche sostituite - spiega Polito - con altri strumenti più immediati e più consoni alle caratteristiche attuali dell'Agenzia, come le email o messaggi Sms. «La comunicazione che stiamo predisponendo, dice ancora Polito, sarà comunque seguita da una Guida operativa mentre call center e uffici locali hanno già ricevuto, oltre alla circolare illustrativa, prime istruzioni da diramare sul territorio».

I principi cardine

Requisiti. Sono naturalmente minimi i contribuenti che nel 2007 hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30mila euro, non hanno effettuato cessioni all'esportazione, non hanno spese per lavoro dipendente, non hanno erogato utili di partecipazione e con beni strumentali fino a 15mila euro.

Semplificazioni.

  • Nessun obbligo di registrazione delle fatture, dei corrispettivi, degli acquisti, della tenuta e conservazione dei registri della dichiarazione e comunicazione annuale e dalla compilazione e invio degli elenchi clienti e fornitori.
  • Esonero dalla registrazione e tenuta delle scritture contabili, dalla comunicazione dei dati sugli studi di settore, non pagano l'Irap.

Le valutazioni. Il test di convenienza. I minori adempimenti allegeriscono il conto

Il primo passo per decidere se aderire al nuovo forfettone è, inevitabilmente, la verifica dei requisiti fissati dalla Finanziaria. Una verifica che, a ben vedere, finisce per dividere la platea dei soggetti minimi in due grandi gruppi:

  • coloro che, sul 2007 , evidenziano le condizioni per l'applicazione del nuovo regime (che entrano automaticamente nello stesso, salvo opzione per la tassazione ordinaria);
  • coloro che, diversamente, ne restano esclusi. Per questi ultimi, eventuali calcoli di convenienza si possono rinviare ai prossimi anni.

Due questioni, allora, sembrano richiedere una puntualizzazione: la prima, attinente i ricavi 2007, che rilevano a prescindere da eventuali adeguamenti da studi di settore o parametri (noti solo dopo alcuni mesi dall'avvio del regime); la seconda relativa al valore dei beni strumentali del triennio.

Su questo ultimo aspetto è da salutare con favore la scelta dell'amministrazione della possibilità dell'utilizzo di un criterio autonomo rispetto a quelli del Tuir; in tal senso, infatti, il rinvio ai criteri Iva spinge a ritenere del tutto irrilevante, ad esempio, il costo di acquisto sostenuto dalla società di leasing rispetto, invece, alle sole fatture per canoni ricevute. Analogamente, per quanto attiene i beni a valore fiscale parzialmente riconosciuto (ad esempio le auto e i cellulari) e quelli utilizzati promiscuamente, va rilevata la scelta del Fisco in chiave di semplificazione del sistema di attribuire rilevanza a una percentuale unica pari al 5O per cento.

Operato tale discrimine generale e verificata l'esistenza delle condizioni di accesso, si può passare a effettuare una valutazione di mera convenienza (si veda l'esempio numerico), tenendo in considerazione, oltre alla variabile fiscale pura, anche l'esistenza di almeno due vantaggi indiretti: la non applicabilità degli studi di settore e dei parametri e l'alleggerimento degli adempimenti amministrativo-contabili, in relazione ai quali è tuttavia opportuno mantenere un monitoraggio, necessario per la determinazione dell'imponibile da assoggettare a imposta sostitutiva (si pensi alla necessità di escludere componenti di precedenti esercizi) e per verificare l'eventuale superamento dei parametri che comporta l'immediata disapplicazione.

In linea generale, può essere affermato che il nuovo meccanismo impositivo interessa particolarmente i lavoratori autonomi (solitamente con minori necessità di dotazione di beni strumentali) che non sostengono particolari costi in relazione allo svolgimento dell'attività e, pertanto, non subiscono l'aggravio in termini di perdita della detrazione dell'Iva addebitata sugli acquisti effettuati.

  • PRIME PRECISAZIONI - I ricavi 2007 rilevano a prescindere da eventuali adeguamenti scaturiti dall'applicazione di studi di settore o parametri

 

di Marco Mobili - G.P.R. - G.Va.
da Il Sole 24ore del 24.12.07


FINANZIARIA 2008 - LAVORATORI AUTONOMI

  • Agevolata la formazione di studi professionali associati (da quattro a dieci professionisti) nel triennio 2008-2010: è concesso un credito d'imposta pari al 15% dei costi sostenuti per acquistare (anche in leasing) mobili, programmi informatici e brevetti e per ristrutturare l'edificio.
  • Responsabilità "fiscale" per i revisori che non esprimono un giudizio "sul merito" del bilancio. Se consegue l'infedeltà della dichiarazione dei redditi o della dichiarazione Irap, i revisori rischiano la sanzione fino al 30% del compenso pattuito per la redazione della relazione di revisione e non superiore all'imposta accertata a carico del contribuente. Ulteriore sanzione (da 258 a 2.065 euro) in caso di mancata sottoscrizione delle dichiarazioni.
  • Arriva il "forfettone" per minimi e marginali. Si tratta di un regime semplificato (con imposta sostitutiva al 20% e franchigia Iva) per i contribuenti che hanno avuto ricavi o compensi fino a 30mila euro l'anno.
  • La franchigia Irap sale fino a 9.500 euro.
  • Sugli studi di settore, viene ribadito che spetta al Fisco l'onere della prova sull'attribuzione dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall'applicazione degli indicatori di normalità economica e professionale. (...)
     

pag. 2
da Il Sole 24ore del 23.12.07


Ai «minimi» il criterio di cassa. Professionisti obbligati al conto corrente per riscossione e pagamenti. I chiarimenti delle Entrate. L'Agenzia illustra le disposizioni della nuova disciplina che partirà dal 1° gennaio.

Criterio di cassa per i contribuenti minimi. Con l'indicazione che i beni strumentali utilizzati promiscuamente rilevano per il 50 per cento. I professionisti che si avvalgono del regime, poi, devono tenere almeno un conto corrente o postale. Sono queste alcune delle principali precisazioni contenute nella circolare n.73/E emanata ieri dall'agenzia delle Entrate, in relazione al nuovo regime dei minimi previsto dalla Finanziaria 2008.

La circolare anticipa il contenuto del decreto ministeriale di prossima attuazione in considerazione che il regime trova applicazione già dal 1° gennaio 2008.

L'Agenzia precisa che, ai fini della determinazione del reddito, occorre aver riguardo al principio di cassa. Ciò anche per i soggetti che svolgono un'attività d'impresa. Pertanto, sia i componenti negativi che quelli positivi partecipano alla formazione del reddito nel periodo d'imposta in cui si verifica la manifestazione numeraria. Questo vale anche per plusvalenze e minusvalenze: la circolare specifica, per esempio, che la plusvalenza (relativamente a un bene acquistato utilizzando il regime) concorrerà interamente alla formazione del reddito nel periodo d'imposta in cui risulta percepito il corrispettivo. L'Agenzia puntualizza che rilevano anche sopravvenienze attive e passive.

La Finanziaria prevede che del regime possono avvalersi i soggetti che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 30.000 euro. Al riguardo, viene precisato che non rileva l'eventuale adeguamento a studi di settore e parametri precedente al regime. Poichè la norma stabilisce che chi applica il regime non è interessato a Gerico, la circolare precisa che risulta escluso anche dai parametri.

La Finanziaria stabilisce, inoltre, che il contribuente che si avvale del regime non deve aver acquistato, nel triennio precedente, beni strumentali di valore complessivo a 15.000 euro. Ai fini di questo limite, la circolare n.73/E puntualizza che occorre considerare il corrispettivo di acquisto, tenendo conto del momento di effettuazione dell'operazione in base all'articolo 6 della legge Iva. Per i beni utilizzati promiscuamente rileva il 50% del corrispettivo. La circolare nulla dice, però, su un aspetto rilevante: quello dei veicoli, che normalmente un imprenditore o lavoratore autonomo possiede. Per analogia, questi beni dovrebbero rilevare secondo le percentuali di deducibilità limitata stabilite dall'articolo 164 del Tuir.

La Finanziaria 2008 prevede, poi, che non possono fruire del regime i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva. La circolare provvede a elencare questi regimi: vengono citati anche il regime dei beni usati e quelli della vendita di sali e tabacchi, editoria, gestione di telefonia pubblica, intrattenimenti e giochi (articolo 74, Dpr 633/1972).

La circolare conferma, poi, che chi ha le caratteristiche previste dalla norma entra "naturalmente" nel regime dei minimi. La disapplicazione può avvenire per opzione o per il superamento dei limiti previsti dal comma 96 della Finanziaria 2008 oppure per il verificarsi delle situazioni previste dal comma 99. In relazione all'opzione, la circolare evidenzia che l'applicazione del regime ordinario Iva e delle imposte sui redditi si attua mediante comportamento concludente: può esserlo, per esempio, l'emissione di una fattura con Iva.

La circolare conferma, inoltre, l'esonero di tutti gli adempimenti previsti già dalla legge (per esempio registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e delle fatture di acquisto). Chi fruisce del regime ha l'obbligo di emissione degli scontrini e, in caso di emissione della fattura, questa deve contenere l'indicazione «operazione effettuata ai sensi dell'articolo 1, comma 100, della Finanziaria 2008».

La circolare precisa, infine, che i professionisti che utilizzano il regime devono comunque tenere uno o più conti correnti bancari o postali nei quali devono confluire le somme riscosse e dai quali devono essere prelevate le somme per il pagamento delle spese. Vale comunque, per le somme riscosse, il limite di 1.000 euro fino al 30 giugno 2008 stabilito dalla Visco-Bersani (poi 500 euro, fino al 30 giugno 2009).

Sul reddito si applica un'imposta sostitutiva del 20% ai fini Irpef e delle addizionali. Essendo assoggettato a un'imposta sostitutiva, questa quota non concorre alla determinazione del reddito complessivo. La circolare precisa che il reddito, però, rileva ai fini del riconoscimento della detrazioni per carichi di famiglia (articolo 12, comma 2 del Tuir) ma non per le detrazioni previste dall'articolo 13.

  • IL TETTO AGLI ACQUISTI - Per la definizione del limite di 15mila euro i beni a uso promiscuo rilevano al 50% del corrispettivo pagato
  • GLI OBBLIGHI - I contribuenti sono tenuti a emettere gli scontrini. In caso di fattura il documento deve riportare un'indicazione ad hoc

I principali chiarimenti

  • La cassa. I contribuenti minimi devono applicare il principio di cassa per la determinazione del reddito.
  • I beni promiscui. Per la determinazione del tetto agli acquisti i beni a uso promiscuo vanno considerati per il 50% del corrispettivo.
  • Il limite di ricavi. Il tetto di ricavi di 30mila euro non comprende gli adeguamenti a studi di settore e parametri.
  • I regimi speciali Iva. Non possono fruire del regime dei minimi coloro che si avvalgono di regimi speciali a fini Iva (per esempio dei beni usati e dei giochi).
  • I professionisti. Anche i professionisti «minimi» devono tenere uno o più conti correnti nei quali far transitare incassi e pagamenti.
  • La sostitutiva. Sul reddito si applica una sostitutiva del 2O per cento. Il reddito rileva ai fini delle detrazioni per carichi di famiglia ma non per le altre detrazioni (articolo 13 del Tuir).

 

di Dario Deotto
da Il Sole 24ore del 23.12.07

 

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Commenti

09/01/2008 09:24: concorrenza - richiesta chiarimenti
Salve a tutti, vorrei sapere se qualcuno si è posto o ha posto al Governo il problema della concorrenza che, a mio avviso, si viene a creare fra professionisti in regime fiscale minimo e professionisti in contabilità ordinaria. Esempio: ipotetica prestazione da 2000 Euro. Per i primi sono 2000 Euro + inarcassa mentre per gli altri sarebbero circa 2500 euro, con una differenza di 500 Euro che significa non prendere il lavoro o rimetterceli di tasca propria. Grazie.
arch. C. Pizzi

15/02/2008 09:50: Senza Partita Iva !! ???
Leggo che "Tra i vantaggi promessi per i contribuenti: poter non avere partita Iva, ..." Mi chiedo come si concilia questa possibilità con l'iscrizione all'Inarcassa. Come si sa uno dei requisiti per l'iscrizione alla cassa di previdenza è avere la partita Iva. Di fatto chi non ha altre forme di previdenza obbligatoria che gia esonerano (v. es. dipendenti pubblici) potrebbe esercitare la professione senza obbligo di iscrizione a Inarcassa !! Tale situazione unitamente a quella del non addebito dell'IVA al consumatore finale si configura proprio come una posizione di privilegio rispetto ai professionisti che operano con il regime normale, in palese violazione delle norme sulla concorrenza e del libero mercato dettate dalla comunità europea. In Italia pare che il "caos normativo" sia ..la regola!!
Francesco

vedi anche:

Ulteriori istruzioni sui «Minimi»

Finanziaria 2008 - agg. rassegna stampa

Cassa: i minimi con l'integrativo

Finanziaria 2008/minimi - agg.rassegna stampa


data pubblicazione: domenica 6 gennaio 2008
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Architettura sul web Minimi: esordio pieno di insidie