Riforma, c'è il testo in Aula

Riforma delle professioni - agg. rassegna stampa

Riforma, cala il gelo del Cup. Sirica: nessuna nostra proposta presa in esame. Partenza in salita per il testo Mantini-Chicchi. Categorie molto critiche.

Cala il gelo degli ordini sul progetto di riforma delle professioni. La scelta della maggioranza di avviare il dibattito adottando come testo base il Mantini-Chicchi senza le correzioni annunciate dai due stessi relatori a dicembre scorso (si veda ItaliaOggi di ieri [in calce, ndr]), proprio non va giù al Coordinamento unitario delle professioni. Che proprio l'altro ieri aveva esultato all'avvio dell'iter, alla camera, della proposta di legge di iniziativa popolare.

Al momento si è rivelato tutto inutile, però. E anche se da qui al 6 febbraio, termine ultimo fissato per gli emendamenti, c'è tempo per apportare al Mantini-Chicchi tutte le modifiche del caso, il commento del Cup è lapidario: «Il parlamento è partito molto male», ha detto il presidente, Raffaele Sirica (architetti), «perché non ha tenuto conto di nessuna delle nostre proposte. C'è una nostra legge che è arrivata fino alla camera, con 80 mila firme raccolte e un lavoro intenso da parte del comitato promotore per chiudere tutto nei tempi opportuni. Ovvio che ci aspettavamo quantomeno una sua valutazione, così è come se la raccolta firme non avesse avuto senso». «Esprimiamo quindi un giudizio molto critico», ha proseguito Sirica, «soprattutto sulla base del fatto che i relatori ci avevano richiesto un contributo che abbiamo immediatamente fornito, e ci era stato detto che le nostre osservazioni sarebbero state incardinate. Insomma, ci aspettavamo un testo di partenza diverso».

Getta acqua sul fuoco Giuseppe Chicchi, secondo il quale non sussiste nessun tipo di polemica. «Abbiamo semplicemente deciso che il nostro testo sarà quello di partenza», ha spiegato, «le altre proposte, comprese quelle del Cup, le abbiamo messe sul tavolo per gli emendamenti che verranno presentati da qui al 6 febbraio».

Fatto sta che il comitato promotore della raccolta firme commenta molto duramente lo stralcio del ddl Cup. «È grave», ha detto il coordinatore del comitato, Pietro De Paola (geologi), «che la commissione della camera sottovaluti la legge di iniziativa popolare (ddl 3277) sottoscritta da circa 80 mila professionisti».

E se agli ordini non è piaciuta per nulla la mossa del parlamento, critiche arrivano anche dal mondo delle associazioni. E in particolare dal Colap, che rappresenta oltre 190 sigle. «Peggio di così, il testo, anche senza le correzioni richieste dagli ordini, non potrebbe essere», ha dichiarato il presidente Giuseppe Lupoi, «perché dà la possibilità agli ordini di emettere delle leggi, e questa è già di per sé una cosa gravissima. Detto questo, anche se le osservazioni degli ordini non sono state inizialmente recepite, tutto si può fare in fase di emendamenti. Speriamo in un intervento del governo».

Molto meno critica, invece, l'altra parte delle associazioni, rappresentata da Assoprofessioni. «Il testo così com'è ci va bene», ha detto il presidente, Giorgio Berloffa, «anche se restiamo convinti del fatto che prima si debba procedere al riconoscimento delle professioni, poi delle associazioni. Altrimenti si rischia di vedere col bollino blu delle associazioni di professioni totalmente sconosciute. Questa è una modifica fondamentale che va fatta al Mantini-Chicchi, e presenteremo degli emendamenti in questo senso. Detto questo, non rappresenta una conditio sine qua non».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 17.01.08


Riforma, c'è il testo. Da aggiornare. Adottata la versione di ddl senza le modifiche promesse. La camera riprende l'iter legislativo. La prossima settimana dibattito con l'opposizione.

Ritorno al passato per il progetto di riforma delle professioni. Le commissioni congiunte giustizia-attività produttive della camera hanno adottato ieri una prima versione del testo base sulla quale avvieranno la prossima settimana il confronto con l'opposizione.

Si tratta però della bozza del 7 novembre 2007, quella che ha visto le critiche degli ordini e le perplessità del governo e che ha portato i due relatori di maggioranza a presentare una serie di correzioni (si veda ItaliaOggi del 12 dicembre 2007 [in calce, ndr]). Modifiche, almeno per il momento, annunciate e non recepite nel testo.

Nulla di fatto, di conseguenza, anche per il disegno di iniziativa popolare sul quale il Comitato unitario delle professioni ha raccolto 80 mila firme. Che ieri le due commissioni avrebbero dovuto esaminare. Intanto, è stata accolta la richiesta di Alleanza nazionale di dedicare una giornata al confronto sui principi cardine della riforma delle professioni. Che si terrà probabilmente mercoledì prossimo.

«Abbiamo aperto un periodo, che si concluderà il 6 febbraio», ha spiegato Giuseppe Chicchi, «per la presentazione degli emendamenti. Nel frattempo, una o due sedute saranno dedicate al dibattito, come richiesto dall'opposizione». Un passaggio necessario, quest'ultimo, per Maria Grazia Siliquini, per approfondire i principi generali della legge, «quali innanzitutto il rapporto tra ordini e associazioni, e quindi la distinzione tra professionista intellettuale e imprenditore, i criteri dell'annunciato accorpamento degli ordini, i modelli di società tra professionisti che non garantiscono l'esclusione dei soci di puro capitale». Un confronto, per Giancarlo Laurini (Forza Italia), per allargare il dibattito e per una sintesi di oltre un anno di audizioni e proposte, ma anche per portare in commissione il punto di vista dell'opposizione.

Insomma, la versione del testo scritto a quattro mani da Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi ha davanti a sé un restyling annunciato. Anche perché, per allargare il consenso intorno al testo base, i due relatori hanno annunciato delle modifiche. Che certamente si trasformeranno in emendamenti. Modifiche che, stando all'elenco delle correzioni fatto circolare a dicembre, dovrebbero accontentare i diversi attori della riforma.

A cominciare dagli ingegneri, fortemente critici con l'istituzione dell'ordine dei tecnici dell'ingegneria e pronti a fare le barricate per evitare quello che senza mezzi termini gli junior avevano definito «uno scippo del titolo di studio». La modifica annunciata, infatti, propone semplicemente la creazione di un «ordine dei tecnici».

Altra osservazione che dovrebbe modificare il Mantini-Chicchi - questa volta il mittente è stato il Cup - riguarda il ridimensionamento dell'attestato di competenza. Le associazioni di professionisti senza albo potranno rilasciare infatti «una mera dichiarazione descrittiva del profilo dell'iscritto e può essere meglio precisato il confine delle competenze esclusive». Restando in casa del Cup, c'è da fare i conti con la richiesta di formulare meglio la distinzione fra «professione intellettuale» e «lavoro intellettuale», nonché il carattere distintivo della professione intellettuale rispetto all'impresa.

 

di Ignazio Marino - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 16.01.08


Riforma, si prepara la battaglia. Il nuovo ordinamento inciderà poco sugli studi professionali. Il testo Chicchi-Mantini approda in aula con il sostegno bipartisan e l'ok di Colap e Cup.

Mantini e Chicchi annunciano l'approdo in aula della riforma delle professioni, forti del consenso bipartisan nelle Commissioni e dell'approvazione convinta del Colap e ob torto collo del Cup. Sulla soglia della «Società della conoscenza» e della scadenza 2010 della strategia di Lisbona, nell'impostazione Chicchi-Mantini rileva che la governance del segmento più qualificato del terziario avanzato, passerà agli organi di rappresentanza istituzionale delle professioni, ordinistiche e non.

Una novità e un rischio, poiché nella fase di start-up dell'autoriforma in mano ai consigli nazionali, si creeranno o rafforzeranno aree di conflitto tra profili e competenze di professioni ordinistiche e non, anche perché Chicchi e Mantini non hanno finora previsto una camera di compensazione, nè un'Authority, per l'attribuzione delle esclusive che saranno un nodo dell'autoriforma.

In ogni caso, la governance a Colap e Cup costringerà questi organismi, sostanzialmente spontanei, ad attribuirsi una personalità giuridica in grado di consentir loro d'assumere la cosiddetta «rappresentanza istituzionale» super partes, a tutela di interessi generali. Un processo che non sarà né automatico né indolore, soprattutto nel caso del Colap che, subita la scissione di Assoprofessioni e P.I.U, sarà costretto a lasciarsi alle spalle 10 anni di guerrilla e a far scendere a valle i «Barbudos» di Lupoi per assumere il nuovo potere. Proseguendo nella similitudine con Cuba, Castro rimase a l'Habana, e mandò Guevara a esportare la Revolucion. Quale ruolo si darà il combattivo Lupoi?

E in casa Cup, chi pagherà il prezzo politico di una strategia intempestiva, improvvida e fallita (la raccolta di firme per una legge popolare), che ora costringe Sirica e Zingales ad accettare la parificazione con le associazioni del Colap?

Ci rimangono alcune considerazioni nel merito.
Questa è una riforma ordinamentale che, seppure necessaria e augurabile, sembra incidere poco sull'operatività quotidiana degli studi professionali.

L'attribuzione della governance del settore a Cup, Colap e loro derivati senza chiarire bene i limiti della loro attività nei confronti delle associazioni sindacali dei liberi professionisti è pericolosa.

Si sorvola sul determinante problema che per i clienti è di poter valutare il rapporto tra i costi e il valore delle prestazioni, mentre per i liberi professionisti è d'avere la certezza del pagamento in tempi ragionevoli.

L'accenno che la Mantini-Chicchi fa a «onorario commisurato al raggiungimento d'obiettivi» (artt. 3.1.o - 20.2), sancisce in modo acritico la trasformazione della prestazione professionale sempre e comunque in obbligazione di risultato.

Infine, i liberi professionisti, distribuiti a rete in ogni angolo d'Italia, assolvono in maniera non coordinata né consapevole al compito di trasferire i saperi e le innovazioni agli enti e alle aziende ma, a tale riguardo, quest'ultima release della riforma tace, costituendo, speriamo solo per il momento, una occasione perduta.

 

di Giovanni Maria Vencato, Ala/Architetti & Ingegneri
da Italia Oggi del 09.01.08


Chicchi, l'autogoverno degli ordini

Per far fronte al dissenso manifestato contro la bozza Mastella, giudicata una delega in bianco, i gruppi del Pd nelle commissioni giustizia e attività produttive, hanno depositato un testo rinnovato che ha rovesciato lo schema precedente: la legge fissa i principi, saranno gli Ordini ad autoriformarsi secondo quei principi. Il governo poi dovrà asseverare la corrispondenza fra principi di legge e statuti.

La regolamentazione delle professioni intellettuali ha come principale obiettivo la tutela dell'utente. Chi ricorre ai servizi di un professionista vuole sapere chi è, che titolo di studio ha, a quale codice etico risponde, se il suo lavoro è coperto da assicurazione ecc. Ma c'è anche un valore economico che si aggiunge a quello della prestazione di servizio se qualcuno (l'ordine o l'associazione professionale) garantisce che il professionista ha un profilo formativo e deontologico ben definito. Perché questo accada occorrono però ordini e associazioni resi vitali da una vita democratica interna, più aperti, meno orientati alla tutela del professionista e più attenti al consumatore.

Il valore sociale di questa questione deriva dalla necessità di temperare la cosiddetta «asimmetria informativa» che divide professionista e cliente e anche dalla necessità di garantire la qualità della prestazione su materie delicatissime per i cittadini. Ma deriva anche dalla necessità di avere professionisti sempre più consapevoli della loro responsabilità, collocati fra il cittadino e lo stato, per gestire funzioni sussidiarie e snellire le burocrazie.

Il passaggio più difficile di questo percorso è tracciare la linea che distingue ordini e associazioni, pur sapendo che il mercato trasforma rapidamente i confini.

Il minimo che si può fare è proibire di giocare con parole o pubblicità ingannevoli che favoriscono una concorrenza scorretta tra professioni attigue. Anche qui penso che si debba far ricorso al principio di responsabilità delle associazioni professionali: siano esse stesse a definire il proprio profilo, spetterà poi al governo, con il sostegno del Cnel, il compito di evitare sovrapposizione fra attività ordinistiche e attività associative.

 

di Giuseppe Chicchi
da Italia Oggi del 09.01.08


Riforma professioni, il tempo è scaduto. Gli scenari dopo che il 2007 si è chiuso con un nulla di fatto.

Il 2007 si è chiuso senza averci portato la tanto attesa riforma del sistema professionale italiano. Sono passati nove anni dal varo da parte del governo del ddl Flick/Mirone, sette anni dal ddl Fassino e più di un anno dal ddl Mastella, ma l'aula non ha mai ricevuto un testo da approvare! Quindici anni fa il parlamento spagnolo, in sei mesi, ha liberalizzato e modernizzato il suo sistema professionale abolendo le tariffe obbligatorie e riducendo le prerogative degli ordini professionali con un'ampia liberalizzazione delle attività professionali. Se si vuole trovare la chiave di lettura per il sorpasso della Spagna, di cui tanto si è parlato in questi giorni, eccola qua: loro hanno un apparato politico che è in grado di decidere; noi siamo impelagati in una morsa di veti che bloccano qualsiasi riforma.

Il ddl Mastella si caratterizzava per la centralità data all'interesse dell'utente, per la presa d'atto dell'ipertrofia del sistema ordinistico italiano, per la convinta trasposizione nell'ambito delle professioni delle norme sulla concorrenza, per la chiara equiparazione tra le professioni ordinistiche e quelle associative. Il ddl fu accolto con entusiasmo dalle rappresentanze dei consumatori, dai sindacati e dalle associazioni professionali. Fu però criticato dall'espressione unitaria degli ordini professionali (il Cup). Le commissioni sviluppo economico e giustizia della camera hanno ritenuto, non senza qualche ragione, che il testo proposto dal governo contenesse deleghe eccessive: invece di ridurle, precisandone i contorni, hanno deciso che fosse più opportuno riscrivere per intero il testo trasformandolo in una legge di principi. In questo hanno dimostrato di non avere molto imparato dall'esperienza della precedente legislatura, che è stata interamente consumata nella scrittura e riscrittura dei principi: comunque si scrivessero si trovava sempre qualcuno al quale non stavano bene, e si cominciava daccapo.

Comunque, dopo dieci mesi di lavori, spesi tra audizioni e dibattiti, i relatori delle due commissioni (Chicchi e Mantini) hanno predisposto un nuovo testo nel quale sono riusciti, senza tradire i contenuti del testo varato dal governo, ma certamente allentandone la portata innovativa, a recepire tutte le osservazioni avanzate dagli ordini professionali: niente più revisione delle materie oggetto di riserva per gli iscritti ad albi e tanto meno trasformazioni di quegli ordini palesemente incongrui in associazioni professionali, niente commissioni di esame di stato con rappresentanti degli ordini professionali in minoranza, allentamento della vigilanza del ministero competente e del controllo contabile, allungamento della durata delle cariche, niente più obbligo di destinare risorse finanziarie per aiutare la formazione dei giovani, niente più criteri rigidi per l'adozione dei codici deontologici a protezione degli utenti; niente più regole precise per garantire l'imparzialità dell'azione disciplinare e la garanzia del giusto procedimento.

Essendo stato il nuovo testo accolto positivamente, anche se con poco trasporto, dalle associazioni professionali, poteva sembrare che il varo della riforma potesse avvenire in breve tempo. Non è così. Dalle osservazioni al nuovo testo avanzate con nota ufficiale del Cup e riproposte nel dibattito dello scorso 20 dicembre organizzato da Pd professionisti democratici a palazzo Marini, sembra che tutto il lavoro di riscrittura del provvedimento non abbia portato a nulla: il testo viene ancora contestato, se possibile con maggiore intensità.

Non sono più le tariffe o la pubblicità, lo stato di conflitto fra stato e regioni o gli eccessi di delega a provocare i mal di pancia degli ordini: allontanato il pericolo di un ridimensionamento, anzi avendo ottenuto tutto e di più sul proprio versante, gli ordini ora attaccano il principio base su cui si fonda la riforma, cioè l'instaurazione del sistema duale sinergico con la regolamentazione delle libere associazioni professionali. E per farlo usano argomenti stupefacenti, splendidi autogol per qualsiasi persona che viva nel nostro secolo. Sembra che non si accorgano, quando equiparano «la conoscenza» con i saperi formalizzati, di negare la maggior parte del progresso degli ultimi cinquant'anni: Bill Gates è un povero ignorante, non avendo una laurea, e gli inventori di Google non sono degni di essere definiti dei professionisti. Sembra che non conoscano l'importanza della conoscenza informale, che viene da percorsi di studio alternativi e dal lavoro sul campo. Quando chiedono il preventivo riconoscimento della professione, invece di quello dell'associazione, sembra non sappiano che in questo modo propongono l'ennesimo ottuso tentativo di fondare nuovi ordini, di ancorare anche le nuove professioni a un sistema statico non in grado di registrare l'evoluzione delle competenze. Quando chiedono l'obbligo della laurea, sembrano non sapere che l'università non può che registrare i nuovi saperi con decenni di ritardo.

In realtà mettono in campo argomenti capziosi, tutti tendenti al solo obiettivo di porre nel nulla la regolamentazione delle libere associazioni professionali che è il loro residuo problema, in quanto ultimo elemento di novità introdotto dalla proposta di riforma del sistema professionale. Il nostro augurio è che governo e parlamento comprendano che il tempo è ormai scaduto e cedere ancora alle richieste del Cup significa far fallire la riforma.

 

di Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale Colap
da Italia Oggi del 02.01.08


Resiste lo stop alle tariffe minime. Una sentenza della Corte costituzionale salva il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. È legittima anche la pubblicità allo studio professionale.

Il decreto Bersani passa a pieni voti l'esame alla Consulta. Resistono, infatti, le norme sulla liberalizzazione delle professioni che hanno introdotto in Italia, fra l'altro, l'abolizione delle tariffe minime e la possibilità di fare pubblicità al proprio studio.

È quanto affermato dalla Corte costituzionale che, con la sentenza n. 443 di ieri, ha dichiarato non fondata la questione sollevata in riferimento all'art. 2 del dl 223 del 2006.

Fra le mille perplessità dei professionisti e soprattutto degli ordini, con la manovra bis sono state abrogate le disposizioni concernenti le tariffe obbligatorie fisse o minime. Non solo. È caduto il divieto «di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni». È venuto meno anche «il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni fra professionisti». È già la seconda volta che il Veneto prova a smontare la manovra più discussa del governo Prodi. Sono materie, ha detto la difesa regionale a sostegno della questione sollevata, che devono essere regolate con la partecipazione delle regioni e non in via esclusiva dallo stato. C'è violazione dell'art.117 della Costituzione.

Ma sotto il profilo delle competenze il Collegio di palazzo della Consulta non ha ravvisato nessuna irregolarità. Il salvagente usato è la «tutela della concorrenza»: l'art.2 del dl 223, infatti, sbaraglia i limiti alla concorrenza imposti dalle norme abrogate.

E, si sa, questa materia appartiene in via esclusiva allo stato. Dunque, per il momento la Corte costituzionale ha certificato che il decreto Bersani è stato emanato da chi era competente, senza addentrarsi sulla conformità delle singole norme alla Carta fondamentale. Anche se, in sentenza, non mancano cenni ai numerosi input lanciati dall'Europa nel senso della liberalizzazione delle professioni. «Con particolare riferimento alle restrizioni alla concorrenza nel settore delle professioni», si legge in fondo alle motivazioni, «si deve, infatti, segnalare la Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali presentata dalla Commissione il 9 febbraio 2004. Il 5 settembre 2005, la Commissione ha presentato il seguito della suddetta Relazione, in cui si giunge alla conclusione, tra l'altro, che gli Stati membri dovrebbero avviare un processo di revisione delle restrizioni esistenti, con riferimento sia alle tariffe fisse, sia alle limitazioni di pubblicità». E poi, spiega ancora il Collegio, «con specifico riguardo alle professioni legali e all'interesse generale al funzionamento dei sistemi giuridici, il Parlamento europeo ha adottato, il 23 marzo 2006, una risoluzione, nella quale si riconosce che «le tabelle degli onorari o altre tariffe obbligatorie» non violano gli artt.10 e 81 del Trattato, purché la loro adozione sia giustificata dal perseguimento di un legittimo interesse pubblico».

 

di Debora Alberici
da Italia Oggi del 22.12.07


Riforma delle professioni, si cerca una mediazione. I relatori Mantini e Chicchi hanno incontrato le categorie.

La riforma delle professioni mette d'accordo maggioranza e parte dell'opposizione, ma continua a dividere ordini e professioni. La speranza che la riforma sia capace di scavalcare anche l'alternanza politica è stato il filo rosso che ha tenuto insieme tutti i partecipanti al dibattitto «Capitalismo intellettuale e professioni moderne» che si è tenuto ieri a Roma. Ma è un testo che, comunque, continua a dividere ordini e associazioni professionali: i primi che denunciano la possibilità che le associazioni possano rilasciare attestati e le seconde che invece cercano proprio maggiori riconoscimenti. In ogni caso entrambi aspettano la ripresa natalizia per una vera svolta di riforma che, secondo le intenzioni degli stessi relatori, dovrebbe essere licenziato dalle commissioni parlamentari le prime settimane di gennaio per approdare, poi, in aula della camera dove il percorso dovrebbe essere in discesa. Proprio su questo punto ha aperto il presidente della Commissione, Pino Pisicchio, che ha spiegato come l'elemento sbloccante «è stato proprio quello di fare non una legge delega ma una legge di principi».

Ora però la palla passa proprio nelle mani di ordini e associazioni che dovranno, come ha esortato il relatore del testo Pier Luigi Mantini, «fare la loro parte e contribuire in maniera costruttiva, anche in via breve, senza altre audizioni o convocazioni». Luigi Zingales, vicepresidente del Cup, tra i firmatari della proposta di legge d'iniziativa popolare depositata alla camera, ha ribadito di non essere contro il sistema duale ma ha anche spinto sulla necessità di definire con chiarezza ambiti e competenze. Alla proposta del Cup si è riallacciata anche il deputato dei Verdi Paola Balducci che ha sottolineato come se ne debbe tenere conto, mentre per il presidente del Colap Giuseppe Lupoi «non ha alcun senso». E anzi rilancia: «Bisognerebbe prevedere che le associazioni facessero parte del Cnel». Sulla complessità del rapporto tra associazioni e ordini si è soffermato poi il responsabile per le professioni di Forza Italia Giancarlo Laurini, che, pur non nascondendo perplessità e osservazioni, ha ribadito l'intento bipartisan della riforma. Nessuna esitazione nel considerare buono il testo nelle parole del presidente del consiglio nazionale dei periti industriali Berardino Cantalini che, nel suo intervento in rappresentanza anche di altri ordini professionali, ha ribadito «un totale compiacimento» non solo per l'articolo 5, ma anche per gli articoli 16 e 17 che permettono alle professioni di autoregolamentarsi.

A chiusura il relatore della maggioranza Giuseppe Chicchi che guarda al futuro con ottimismo: «Ci sono ancora molti problemi ma questo testo è un buon punto di partenza da cui ripartire all'inizio del nuovo anno». 

 

di Benedetta P. Pacelli
da Italia Oggi del 21.12.07


Riforma professioni

È saltato il dibattito alla camera sulla riforma delle professioni. Domani, infatti, si sarebbero dovute riunire le commissioni giustizia e attività produttive per dedicare un'ampia seduta di dibattito sui testi Mantini-Chicchi e ddl Mastella (si veda ItaliaOggi del 12 dicembre scorso [in calce, ndr]). Ma la seduta, per questa settimana, come confermato anche dalla stessa commissione giustizia, non è in programma. Tutto rinviato al 2008, quindi. In ballo c'è la richiesta dell'opposizione, e in particolare di Maria Grazia Siliquini, responsabile delle professioni per Alleanza Nazionale, di fare chiarezza una volta per tutte e capire se il testo del governo, redatto dal ministro della giustizia, Clemente Mastella, più di un anno fa, è definitivamente superato oppure no. Da fissare anche i termini per gli emendamenti da porre al testo Mantini-Chicchi. (...)

 

pag. 42
da Italia Oggi del 19.12.07


Professioni, riforma vicina. Ala: va affrontato il tema della competitività. Domani alla camera confronto aperto sul testo promosso da Mantini.

«Capitalismo intellettuale e professioni moderne» è il titolo del dibattito-confronto sul nuovo testo della riforma delle professioni promosso da Pierluigi Mantini, relatore della riforma presso la commissione giustizia della camera, per domani, giovedì, nella sala delle Colonne della camera dei deputati.

Confprofessioni, in cui Ala Assoarchitetti è confederata, è stata invitata a intervenire con una delegazione composta dal presidente nazionale Gaetano Stella e da Giovanni Maria Vencato, segretario di Ala.

Sono stati invitati da Mantini: Walter Veltroni, segretario del Pd; Raffaele Sirica, presidente del Cup; Giuseppe Lupoi, presidente del Colap; Giuseppe Chicchi, relatore della riforma delle professioni commissione attività produttive della camera; Giuseppe Pisicchio, Michele Vietti, Giancarlo Taurini e Paola Balducci, presidente e membri della commissione giustizia della camera; oltre a 39 presidenti di ordini e associazioni delle professioni regolamentate e non regolamentate.

Il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella ha dichiarato: «Questa appare come un'occasione effettivamente rilevante poiché se, come sembra, il governo Prodi supererà lo scoglio della Finanziaria e la boa di fine d'anno, è possibile che effettivamente si giunga a concludere questa vicenda senza fine».

Sul piano politico si tratta di certo di un cambio di rotta da parte del maggior partito di governo, il quale aveva sempre opposto una chiusura alla concertazione col mondo delle professioni, soprattutto negli atti dei primi cento giorni riguardanti la fiscalità con i decreti Bersani e Visco, che si connotavano per l'attacco pregiudiziale a una categoria economica e produttiva intesa come ostile.

Nel merito, Ala Assoarchitetti, con Confprofessioni, giudica buono il testo Mantini-Chicchi, così come aveva costruito il famoso «testo a fronte» sulla bozza Mastella, come aveva sottoscritto il testo Vietti, come aveva giudicato con favore le novità della bozza Fassino, come era disposta lavorare sulla stesura di Mirone e non certo per qualunquismo o adesione acritica a una riforma «purché sia», ma per due ragioni precise.

Primo, nel confrontarsi con una maggioranza apparentemente ostile, tutta sbilanciata in difesa di un mitico «consumatore» contro la casta professionale, è consigliabile assumere una posizione di real politik, evitando per esempio improvvide e inutili azioni, come raccolte di firme per leggi di iniziativa popolare, utili solo all'inasprimento di un tavolo di concertazione (mai) aperto.

In secondo luogo, si parla di una riforma che tocca solo gli aspetti ordinamentali e istituzionali delle professioni, con l'obiettivo sottinteso di dover malamente riconoscere lo stato di fatto dell'esistenza delle «nuove» professioni; però, nella sostanza, si tratta sempre di bozze di riforma non assolutamente in grado di incidere sull'effettivo svolgimento del lavoro intellettuale del libero professionista.

Dunque, se dobbiamo fare il tagliando agli ordini e dobbiamo surrettiziamente crearne un universo parallelo, col riconoscimento delle associazioni delle nuove professioni in un finto sistema duale, non c'è alcun problema, purché si affronti insieme anche il problema della nostra competitività: altrimenti sarà autoriforma, come intuito anche da Mantini.

Professioni: ciò che la politica ignora. Finora, la riforma delle professioni non favorisce in alcun modo la competitività degli studi; ecco alcuni nodi ignorati dalla politica. Il parziale annullamento delle tariffe minime è una sciocchezza in confronto alla crisi finanziaria degli studi di architettura legata alla lentezza del procedimento burocratico, alla svalutazione del ruolo del progettista, alla durata dei tempi del ciclo produttivo edilizio e infrastrutturale.

La prestazione professionale degli architetti e ingegneri è ormai stata trasformata dalla magistratura in obbligazione di risultato contro il codice civile. Finché il fisco non costruirà una sana contrapposizione di interessi tra cliente privato e professionista, esisterà sempre una fascia di evasione imposta dalla committenza. Il tema della rappresentanza dei professionisti è del tutto starato nella bozza Mantini-Chicchi quando, all'art. 36, si convocano Cup e Colap (posti a tutela di interessi pubblici) a concertare col governo, escludendo la reale e unica rappresentanza dei liberi professionisti: le associazioni sindacali. Se l'Italia non ha aderito al trattato di Lisbona per scherzo, entro il 2010 la nostra deve divenire a tutti gli effetti un'economia basata sulla conoscenza, nel cui quadro i liberi professionisti costituiscono un aspetto centrale. All'incremento della competitività del sistema paese, già sorpassato dalla Spagna, contribuisce l'innovazione prodotta dalla ricerca.

I liberi professionisti possono dare, come già danno, un contributo decisivo a risolvere il problema del trasferimento delle conoscenze e dei saperi, poiché costituiscono una rete capillare e radicata in ogni angolo d'Italia e sono in contatto con tutte le imprese e gli enti pubblici. L'economia dei paesi avanzati è in fase di terziarizzazione avanzata, l'Italia è un po' in ritardo. Come professionisti, siamo pronti a guadagnare il centro della scena economica quando è già partita la gara per il controllo politico ed economico del comparto del terziario consulenziale avanzato?
 

pag. 21
da Italia Oggi del 19.12.07


Agli ingegneri iunior serve il tutor. L'attività di progettazione va completata da altri tecnici. Le repliche alle polemiche sollevate dal Cni sulla proposta di istituzione dell'albo unico.

Si descrivono più giovani, più tecnologici e più operativi. Ma soprattutto rifiutano l'etichetta di periti industriali emancipati e chiedono un quadro legislativo chiaro. Sono i cosiddetti ingegneri iunior, figli della riforma triennale del 3+2 e del dpr 328 del 2001. Gli stessi che hanno sollevato e continuano a sollevare un incredibile polverone contro la riforma delle professioni attaccando il nuovo ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria nel quale troverebbero posto i soggetti in possesso dei titoli di studio triennale di matrice tecnica, nonché i professionisti attualmente iscritti agli albi dei geometri, dei periti agrari e periti agrari laureati e dei periti industriali e periti industriali laureati. E così il Consiglio nazionale degli ingegneri aveva pubblicato su una testata nazionale un avviso a pagamento di protesta lamentando, nella stesura dell'articolo 5 della proposta di riforma, la fuorviante denominazione di «ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria» contenuta sia nella titolazione che nel corpo dell'articolo 5 del citato disegno di legge.

Il Cni definendo la stesura dell'articolo un grave attacco all'ingegneria italiana aveva invitato gli onorevoli Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi a ritirare immediatamente l'articolo 5 del progetto di legge, sul quale non c'era stato alcun confronto preventivo con i 200 mila professionisti rappresentati dal Consiglio nazionale degli ingegneri. Ma questa forma di protesta non è sembrata sufficiente alla categoria. Ecco quindi che i consiglieri della sezione B degli ordini provinciali si sono riuniti a Roma lo scorso 2 dicembre per discutere del testo. E hanno deliberato di denunciare «il grave e pericoloso tentativo che si sta portando ai danni degli ingegneri con laurea del nuovo ordinamento attraverso l'ipotesi d'istituzione dell'ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria».

Ma se a livello nazionale è stato sollevato un tale polverone, c'è una regione che si distacca dal coro. Si tratta della Lombardia dove sembra proprio che un albo unico con ingegneri, geometri, periti agrari e periti industriali metta d'accordo tutti i professionisti della regione. Infatti qui l'ipotesi di fusione è salutata con favore da quasi tutte le consulte di settore, compresi proprio gli ingegneri. Ma non è finita qui. Perché la proposta era stata già avanzata quattro anni fa dalla consulta regionale degli ordini ingegneri che in Lombardia sono oltre 27 mila. Una sola la richiesta che tali professionisti insieme a geometri e periti industriali avevano avanzato: definire gli ambiti di competenza professionale in relazione ai percorsi formativi di base, ai successivi aggiornamenti e alla eventuale qualificazione degli iscritti.

Insomma, una proposta che sembrava essere accolta da tutti. Gli unici a uscire dal coro sembravano essere i periti agrari, con l'immediata smentita del presidente del Collegio nazionale Andrea Bottaro che ha confermato nella sua replica l'impegno di arrivare all'obiettivo di costituire l'ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria. Sottolineando, in particolare, che il diverso parere, «espresso a titolo personale dal per. agr. Mario Braga, non interpreta il pensiero della generalità dei collegi dei periti agrari italiani che restano gli unici rappresentanti istituzionali territoriali della categoria e neppure quello di quei collegi dei periti agrari della Lombardia che non aderiscono alla libera e spontanea associazione denominata Consiglio regionale dei periti agrari».

Al di là delle sterili polemiche varrebbe invece la pena soffermarsi su quelle che sono in concreto le diverse competenze che hanno i periti industriali e i periti industriali laureati rispetto agli ingegneri iunior. Competenze che sono ben definite nel dpr 328 del 2001, in cui all'articolo 46 sono precisate nel dettaglio le competenze degli ingeneri iunior ricordandone anche i limiti. In particolare i laureati triennali che sono iscritti alla sezione B, per esempio, per il settore dell'ingegneria industriale hanno competenze sulle «attività basate sull'applicazione delle scienze, volte al concorso e alla collaborazione alle attività di progettazione, direzione dei lavori, stima e collaudo di macchine e impianti, comprese le opere pubbliche». Questi tecnici possono inoltre esplicare «le attività che implicano l'uso di metodologie standardizzate, quali la progettazione, direzione lavori e collaudo di singoli organi o di singoli componenti di macchine, di impianti e di sistemi, nonché di sistemi e processi di tipologia semplice o ripetitiva». In pratica, quanto chiaramente specificato significa che l'ingegnere iunior deve essere affiancato necessariamente da un professionista che abbia le competenze necessarie alla progettazione senza ulteriori limiti, che cioè possa progettare autonomamente. Il che porta a una sola conclusione: che la competenza degli ingegneri iunior deve essere integrata da un professionista intellettuale che non soffra di nessuna limitazione e questo professionista, nel proprio settore di competenza, può essere proprio il perito industriale e il perito industriale laureato, che completi l'assistenza alla progettazione descritta dalla norma. Non sono quindi i periti industriali che vogliono accaparrarsi maggiori competenze: semmai sono gli ingegneri iunior che vogliono appartenere a un ordine professionale che garantisce loro solo un titolo illustre, come quello di ingegnere, ma non la capacità professionale di poter progettare da soli.

Infine, va ricordato che la Direttiva 89/48 ha sancito il post secondario triennale per poter esercitare una professione intellettuale di primo livello nell'Ue. Pertanto, i laureati triennali delle discipline tecniche rappresentano i naturali eredi dei geometri, dei periti agrari e dei periti industriali. Però, essendo noi italiani maestri nel complicare le cose, il legislatore ha inventato il dpr 328/2001, creando quel pasticcio che oggi genera polemiche e che domani potrebbe rappresentare la polverizzazione delle competenze del professionista tecnico di primo livello con un conseguente enorme danno all'economia nazionale a causa dell'iniziata invasione degli «ingegneri» dell'Est europeo e dei paesi asiatici. E allora, che ben venga la saggezza degli ingegneri lombardi!

 

pag. 45
da Italia Oggi del 14.12.07


Riforma, un cantiere aperto. Rivisitato il Mantini-Chicchi. La Siliquini (An): necessario fare chiarezza. Corretto il testo. Accolte le idee di governo e Cup.

Resta aperto il cantiere della riforma delle professioni. A distanza di quasi due mesi dalla presentazione della proposta Mantini Chicchi (si veda ItaliaOggi del 25 ottobre), i due relatori di maggioranza, ieri, hanno depositato delle correzioni al testo. Modifiche che hanno recepito le istanze, ma anche le critiche, dei rappresentanti di categoria e del governo.

Un nuovo passaggio che ha, però, suscitato le ire dell'opposizione. Sempre ieri, presso le commissioni riunite giustizia e attività produttive, Maria Grazia Siliquini ha chiesto, infatti, di fare chiarezza una volta per tutte e capire se il testo del governo (approvato dal consiglio dei ministri più di un anno fa) è definitivamente superato oppure no. Dato che in questo senso, ha lamentato la Siliquini, non c'è mai stata una presa di posizione ufficiale. Anzi, le ultime uscite del sottosegretario alla giustizia delegato a seguire la riforma non sono state per nulla leggere. Solo qualche settimana fa (si veda ItaliaOggi dell'8 novembre) Luigi Scotti ha criticato nel merito e nella forma il testo base Mantini-Chicchi.

La relazione depositata ieri, non a caso cerca di accontentare un po' tutti. La prima correzione riguarda la creazione dell'Ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria, il progetto che concerne la fusione degli albi dei periti industriali, periti agrari e geometri. Sulla formulazione della proposta di legge gli ingegneri non ci sono andati per il sottile. E attraverso diversi avvisi a pagamento sui quotidiani nazionali hanno lamentato «uno scippo del loro titolo di studio». Oggi si propone semplicemente la creazione di un «ordine dei tecnici».

Altra osservazione recepita, e questa volta il mittente è stato il Cup, riguarda il ridimensionamento dell'attestato di competenza. Le associazioni di professionisti senza albo potranno rilasciare infatti «una mera dichiarazione descrittiva del profilo dell'iscritto e può essere meglio precisato il confine delle competenze esclusive». Restando in casa del Cup, accolta anche la richiesta di formulare meglio la distinzione fra «professione intellettuale» e «lavoro intellettuale», nonché il carattere distintivo della professione intellettuale rispetto all'impresa.

Altre correzioni riguardano l'esame di stato in generale e dei notai in particolare, la natura speciale delle società tra professionisti, le regole per l'eleggibilità dei rappresentanti di categoria. Dopo il deposito della nuova relazione da parte di Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, la responsabile delle professioni di An ha chiesto, oltre ad una maggiore chiarezza, anche di dedicare del tempo alla trattazione del testo in commissione prima di fissare un termine per gli emendamenti. Richiesta accolta. «Il presidente della commissione giustizia, Giuseppe Pisicchio», ha dichiarato Chicchi, «ha deciso di aggiornare il dibattito a mercoledì prossimo, quando ci sarà una seduta più lunga rispetto alle precedenti, appunto per dare spazio a tutti gli interventi. In seguito, sempre mercoledì prossimo, verranno fissati i termini per gli emendamenti da porre al testo. E a mio parere, orientativamente, la data scelta sarà il 15 gennaio». 

 

di Ignazio Marino - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 12.12.07


LAUREATI TRIENNALI - Gli iunior vogliono restare «ingegneri»

I consiglieri della sezione B degli Ordini provinciali degli ingegneri dicono «no» a qualunque ipotesi di trasferimento all'interno del futuro Albo dei "tecnici" che, con la riforma delle professioni, dovrebbe unificare geometri, periti industriali e agrari.

«Considerando l'investimento nei nuovi percorsi professionali e le competenze professionali», i laureati triennali chiedono al legislatore (e soprattutto ai relatori del Ddl di riforma delle professioni, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi) di restare nell'Albo ingegneri. Il timore, spiegano, è che dietro la proposta si nascondano obiettivi "economici", come trovare garanzie per la sostenibilità di alcune Casse previdenziali.

 

pag. 33
da Il Sole 24ore del 08.12.07


Ingegneri «iunior» uniti contro la riforma «Mantini-Chicchi»

Gli ingegneri iunior tornano alla carica contro la riforma delle professioni, attaccando il nuovo ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria. I consiglieri della sezione B degli ordini provinciali si sono infatti riuniti a Roma il 2 dicembre scorso per discutere del testo firmato dai due relatori di maggioranza, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi. E hanno deliberato di denunciare il «grave e pericoloso tentativo che si sta portando ai danni degli ingegneri con laurea nuovo ordinamento attraverso l'ipotesi di istituzione dell'ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria. Nel quale sono iscritti i soggetti in possesso di titoli di studio universitario triennale di matrice tecnica nonché i professionisti attualmente iscritti agli albi professionali dei geometri, dei periti agrari e periti agrari laureati e dei periti industriali e periti industriali laureati».

In questo senso, i consiglieri provinciali rivolgono un appello alle istituzioni, «affinché intervengano per evitare che venga perpetrata questa grave ingiustizia sociale ai danni di intere generazioni di giovani che hanno creduto nei nuovi percorsi accademici e investito in anni di duro studio universitario». «Ma che oggi», recita ancora la dura nota diramata, «hanno solo il forte sospetto che dietro l'alibi di riduzione degli ordini professionali si celino altre finalità molto meno nobili quali la promozione, sul campo, a laureato di chi laureato non è o l'usurpazione di più appetibili competenze e titoli professionali che non competono o, ancora, la sostenibilità di talune casse previdenziali».

Il duro attacco alla riforma delle professioni da parte degli ingegneri iscritti alla sezione B, in pratica, deriva da due differenze sostanziali rispetto alle categorie che farebbero parte del nuovo ordine: il percorso formativo e le competenze professionali. E dal fatto che, «benché parte in causa, non siamo mai stati ascoltati sul tema della riforma». Infine, gli ingegneri ribadiscono che «i livelli formativi di scuola superiore e di primo livello universitario in Italia sono e resteranno distinti, visto che, al momento, alcuna riforma in materia è in discussione in parlamento, cosicché alcuna operazione di equiparazione tra laureati e diplomati può trovare giustificazione». E sottolineano la «ferma volontà di rimanere all'interno degli ordini degli ingegneri quale naturale albo per l'esercizio della professione di ingegnere».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 08.12.07


Professioni. Mantini apre agli Ordini: «Miglioriamo la riforma». Al convegno dei consulenti del lavoro.

ROMA - La riforma delle professioni, a sorpresa, sembra essere diventato un affare semplice, semplicissimo. Sono pronto ad accogliere le richieste degli Ordini, promette Pierluigi Mantini, relatore sulla riforma alla commissione Giustizia della Camera, mentre sta per lasciare il palco del sesto congresso nazionale dei consulenti del lavoro, in corso da ieri a Roma. «Siamo d'accordo sulla sostanza - conclude Mantini - dobbiamo solo migliorare le definizioni». Le difficoltà e le contrapposizioni che per anni hanno bloccato la riforma delle professioni sono, nelle parole di Mantini, vicinissime a essere sciolte, così come sembrano dissolte le spinte verso la deregulation che all'inizio di questa legislatura hanno costretto gli Ordini ad alzare le barricate contro il Governo.

A mettere in fila le diffidenze è stato Raffaele Sirica, presidente del Cup, il comitato che riunisce gli Ordini. Un solo esempio: nella proposta di Mantini e Giuseppe Chicchi (il relatore per la commissione Attività produttive) la revisione della attività riservate agli Ordini avrà come presupposto il riferimento a diritti costituzionali e a funzioni di prevalente interesse generale. La combinazione dei due principi - secondo Sirica - scardinerebbe la rilevanza di gran parte degli Ordini. La risposta di Mantini è un'apertura di credito senza condizioni. A ogni buon conto gli Ordini hanno depositato ieri in Parlamento la loro proposta di riforma, scortata da 100mila firme, il doppio di quanto richiesto per una legge di iniziativa popolare.

La prima giornata del congresso nazionale dei consulenti ha fatto il punto sulla riforma degli Ordini e sulle prospettive della categoria alla luce dell'Albo unico dei dottori commercialisti e dei ragionieri. L'estensione anche ai consulenti è una possibilità che non viene scartata a priori da Michele Testa e Raffaele Marcello, presidenti delle associazioni giovanili (rispettivarnente dei dottori e dei ragionieri). Michelina Grillo (presidente degli avvocati dell'Oua) e Vilma Iaria (Adc, dottori commercialisti) hanno sottolineato l'importanza del partnerariato tra professionisti, per valorizzare competenze e specialìzzazioni.

La necessità di un cammino comune tra le professioni economico-giuridiche era stata sottolineata in apertura dal presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone. Tra i banchi di prova, il calendario delle scadenze fiscali.

Il filo rosso del congresso è l'impegno dei consulenti a favore delle riforme. Dal sistema del welfare e degli ammoortizzatori sociali al Fisco a misura di famiglia: oggi e domani la categoria - i congressisti sono oltre mille - presenterà il proprio contrìbuto, con la consapevolezza di essere cresciuta non solo nei numeri (gli iscritti all'Albo sono circa 22mila e gestiscono circa 7 milioni di rapporti di lavoro in un milione di aziende-clienti). (...)

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 30.11.07


Professioni, c'è la riforma Cup. Presentato al parlamento il progetto di iniziativa popolare. L'annuncio di Raffaele Sirica al congresso dei consulenti del lavoro: raccolte oltre 80 mila firme.

La riforma delle professioni targata Cup approderà in parlamento. È stato raggiunto e superato, infatti, il quorum delle 50 mila firme necessario per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare, redatta dal Coordinamento di rappresentanza degli ordini, guidato da Raffaele Sirica. L'iniziativa di raccolta firme, partita a giugno scorso, è stata stoppata dal Comitato promotore, coordinato da Pietro De Paola (geologi), al raggiungimento di 80 mila sottoscrizioni. Che sono state consegnate ieri, allegate alla proposta di legge, all'Ufficio servizio per i testi normativi della camera.

Un nuovo testo di riforma delle professioni, quindi, che tra qualche mese affiancherà quello attualmente in discussione a Montecitorio, firmato dai due relatori Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi. Che in più punti, però, non soddisfa gli ordini, come è emerso, del resto, dal documento unitario inviato dal Cup ai due parlamentari di maggioranza. «Perché eleva al rango di professione», si legge nella nota diramata dal Comitato del Cup, «qualunque lavoro intellettuale; perché gli attestati di competenza possono essere rilasciati dalle associazioni anche sulla base di percorsi formativi alternativi a quelli universitari; perché alle associazioni viene concesso il potere di identificare la professione; perché non è stata prevista una netta distinzione tra professione intellettuale e impresa; perché non fa esplicitamente salve le attuali professioni regolamentate e non fissa precisi criteri sulla eventuale loro unificazione, sui loro percorsi formativi e sulle competenze». Il successo raggiunto è stato commentato con soddisfazione anche a Roma, nel corso del primo simposio del congresso nazionale dei consulenti del lavoro, da Raffaele Sirica (Cup). Anche se Pierluigi Mantini, uno dei due relatori di maggioranza alla riforma delle professioni, ha rinnovato la disponibilità ad accogliere i suggerimenti utili a migliorare l'impianto della legge. Che, ha ricordato a chiare lettere, «delega agli ordini stessi il compito di riformarsi». La tavola rotonda è stata anche l'occasione per rinsaldare la collaborazione fra le diverse anime del mondo ordinistico.

Una «logica di sistema» che inverte una tendenza che ha sempre visto gli ordini professionali chiusi nelle proprie individualità, come sottolineato da Maria Pia Camusi. Chiusura che, secondo il direttore del Censis, «ha causato un ritardo delle trasformazioni delle professioni». Ma la Camusi ha ricordato soprattutto la grande crescita numerica delle professioni intellettuali negli ultimi anni, a cominciare dai consulente del lavoro (+11% dal 2003 al 2007). La professione, ha aggiunto Valentina Sanfelici (Confapi), «è particolarmente importante per lo sviluppo delle piccole e medie imprese». Un fattore non di poco conto se si pensa che le pmi rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo italiano. La categoria però potrebbe subire nuovi sviluppi. Del resto in apertura dei lavori era stata la stessa Marina Calderone ad ammettere di «guardare all'albo unico dei commercialisti con simpatia». Sulla questione è intervenuto Michele Testa, presidente dell'Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti, che è stato possibilista circa «l'apertura in futuro delle porte dell'albo unico proprio ai consulenti del lavoro». Testa ha poi sottolineato che se da un lato c'è la necessità di ribadire quanto le professioni siano importanti nel nostro paese, dall'altro è necessario che si introducano dei criteri nuovi all'accesso. Da Raffaele Marcello, presidente dei giovani ragionieri, invece, è stata ribadita la necessità di arrivare a un parallelismo soprattutto tra professionisti operanti nella stessa area. «Basta con i comparti nei comparti», ha sottolineato, «è necessario lavorare in maniera sinergica». Sulla stessa linea d'onda Michelina Grillo, presidente dell'organismo unitario dell'avvocatura. «Le professioni di area simile o affine», ha detto, «devono creare una forza sociale compatta». E da Vilma Iaria, presidente dell'Adc (il sindacato dei commercialisti), l'idea di arrivare al più presto a un network delle professioni ordinistiche.

 

di Benedetta P. Pacelli - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 30.11.07


Alla Camera. La riforma riprende il cammino

Si distende il dialogo tra ordini e politica sulla riforma delle professioni. Il documento unitario redatto venerdì scorso dal direttivo del Cup, che ha raccolto le osservazioni delle categorie sul testo Mantini-Chicchi, ha infatti trovato il consenso dei due relatori di maggioranza. «Valutiamo positivamente il documento del Cup», ha commentato infatti Giuseppe Chicchi (Attività produttive), «perché le osservazioni degli ordini rimangono comunque all'interno dell'impianto legislativo che abbiamo prodotto. Il clima di lavoro è quindi positivo, perché sia il governo sia il Cup hanno proposto modifiche che non stravolgono il nostro testo». Delle modifiche, tra l'altro, si parlerà già domani alla Camera per procedere alla definizione dei termini per gli emendamenti. «La seduta credo si limiterà a fissare i termini», ha spiegato ancora Chicchi, «che a mio parere non andranno oltre metà dicembre. Dipenderà però dai presidenti delle due Commissioni».

Diversi i nodi da chiarire, secondo il coordinamento guidato dall'architetto Raffaele Sirica, e in particolar modo la definizione di professione di cui all'art. 1, comma 3, «va integrata con la previsione dell'obbligatorio conseguimento di un titolo formativo di livello universitario avente valore legale nel nostro ordinamento». Questo perché, a parere del Cup, i requisiti previsti da Chicchi e Mantini accorperebbero nella definizione di professione qualsiasi attività non manuale.

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 27.11.07


Riforme in cantiere. Gli Albi chiedono salvacondotti. C'è il timore che la delega prepari una riduzione degli OrdiniIl documento approvato dal Cup sulla proposta avanzata da Mantini e Chicchi.

MILANO - Un professionista lavora non solo con l'intelletto ma anche con la conoscenza: in nessun caso può essere equiparato all'imprenditore. Parte da qui il documento approvato dal Cup, sigla che riunisce gli Ordini, con cui si contesta la bozza di riforma delle professioni.

Le nove pagine saranno inviate alle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera e ai due relatori. Uno di loro, Pierluigi Mantini (l'altro è Giuseppe Chicchi) ascolta le osservazioni e commenta: «Sono molto soddisfatto di questo parere: il clima è costruttivo, le definizioni si possono migliorare».

Le obiezioni degli Ordini. Che il clima sia sereno lo confermano le parole di Raffaele Sirica, presidente del Cup: «Abbiamo apprezzato il testo, soprattutto nella parte in cui si favorisce l'attività dei privati attuando il principio di sussidiarietà previsto dall'articolo 118 della Costituzione. Adesso lo scopo è migliorarlo».

Così, del documento si condividono le finalità (tutela e valorizzazione dell'attività professionale, apertura del settore alla concorrenza) ma non le definizioni. In primis, quella che identifica le professioni con il lavoro intellettuale. Per gli Ordini bisogna partire da un altro requisito: la conoscenza che significa avere un titolo universitario con valore legale. Si ribadisce che il ruolo delle associazioni deve essere quello di «valorizzare le professioni e non il contrario»: a queste «non si può delegare il compito di identificare il profilo professionale dei propri iscritti».

L'altro punto su cui il Cup chiede di sciogliere l'ambiguità è il rapporto tra professionista e imprenditore: il testo (articolo 1, comma 3) suggerirebbe una equiparazione perchè «detta una nozione di professione che contempla l'organizzazione». Si chiedono poi rassicurazioni: che la riforma non toccherà le attuali professioni regolamentate e che si fissino i criteri precisi sull'esercizio di delaga nel momento in cui si decide di unificare le professioni (e di conseguenza, percorsi formativi e competenze). A questo proposito non piace che si unifichi «sulla base di interessi pubblici»: è un presupposto troppo restrittivo, che non tiene conto delle attività che coinvolgono interessi generali e sembra l'anticamera dell'abrogazione di tutte quelle professioni che non perseguono questo scopo (si salverebbero solo notai e medici del servizio sanitario nazionale). E non piace che si rivedano le attività riservate avendo come doppio criterio la «tutela dei diretti costituzionalmente garantiti» e «finalità primarie di interesse generale».

Le risposte di Mantini. Sulla (contestata) equiparazione e (auspicata) contrapposizione tra professioni e lavori intellettuali, Mantini osserva: «Le professioni intellettuali sono in fortissima trasformazioni: si affermano nuove competenze mentre le vecchie si caratterizzano per una forte specializzazione. Siamo disponibili a precisare ma io tenderei a dividere tra professioni caratterizzate da abilità tecniche e quelle in cui prevale l'attività cognitiva». Poi rilancia: «Le guide alpine sono riunite in un Collegio ma in questo caso non sono certo preminenti conoscenza o intelletto». Rassicura sul ruolo delle associazioni: «Si potranno riconoscere solo quelle attività che operano da tempo sul mercato. Dal 2011 si chiederà a tutti almeno una laurea triennale». Nega l'equiparazione con le imprese, ma aggiunge: «E' una contrapposizione ideologica: ci sono già realtà come la diagnostica medica o le società di ingegneria in cui l'aspetto organizzativo è decisivo». Conclude: «Non accetto che si dica che questa legge contenga trappole per abrogare gli Ordini. Non è vero».

I punti dolenti

  • Le professioni sono collegate al lavoro intellettuale e non, invece, al possesso di un titolo universiatrio.
  • Le associazioni riconosciute non possono avere il compito di identificare il profilo professionale degli iscritti.
  • La proposta fa un'errata applicazione delle norme comunitarie: si disciplina un sistema attraverso il riconoscimento non delle professioni ma delle associazioni.
  • Va mantenuta una netta distinzione tra la definizione dell'attività professionale e la disciplina civilistica dell'impresa.
  • Si chiede una disposizione che faccia salve le professioni regolamentate in Ordini attualmente esistenti.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 24.11.07


Riforma, dal Cup non solo critiche. Dagli ordini un documento unitario.

Gli ordini tornano alla carica sulla riforma delle professioni. Il direttivo del Cup di ieri, chiamato a valutare le osservazioni al testo Mantini-Chicchi, ha elaborato un documento unitario. Che verrà inviato ai due relatori di maggioranza, i quali proprio l'altro ieri hanno cercato nuovamente di allargare il consenso al coordinamento guidato dall'architetto Raffaele Sirica. Inviando una nota dove emerge la piena disponibilità dei a esaminare i suggerimenti del Cup. «Apprezziamo molto l'atteggiamento di Mantini e Chicchi», ha dichiarato il vicecoordinatore Roberto Orlandi (agrotecnici). Nel merito, però, ci sono alcuni punti sostanziali, nella riforma delle professioni, che, a parere degli ordini, vanno modificati.

Il documento unitario, infatti, punta il dito, innanzitutto, contro la definizione di attività libero professionali. Perché non è specificato il legame tra esercizio di una professione e formazione universitaria. E ciò rischierebbe di rompere il legame tra attività intellettuale e titolo di studio, convogliando tutto ciò che non è manuale all'interno della definizione di lavoro intellettuale. «Questo comporta», ha spiegato Orlandi, «un abbassamento di livello. Va bene il sistema duale ma la definizione di professionista va integrata con la previsione obbligatoria di un titolo formativo, che non si può limitare di certo a un tirocinio».

L'altro nodo da sciogliere, per gli ordini, riguarda il riconoscimento delle libere associazioni, perché così come previsto dal Mantini-Chicchi rischia di concedere il bollino blu a sigle delle quali non si conosce il contenuto. Per gli ordini è necessario invece riconoscere delle professioni nuove, che poi verranno svolte e valorizzate tramite le associazioni. Inoltre, per le categorie, è necessario un richiamo più preciso al rapporto tra professioni intellettuali e impresa, vista la netta differenza che intercorre tra i due mondi. E la risoluzione delle problematiche relative alla nascita del nuovo ordine delle professioni tecniche. Infine, gli ordini rilevano una netta carenza, nel testo, di strumenti di valorizzazione delle professioni in quanto risorsa economica del paese.

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 24.11.07


Iunior, futuro incerto. Ingegneri e architetti (sezione b) critici sulla riforma. Preoccupa lo svilimento dei titoli.

I giovani ingegneri e architetti scendono in campo per difendere il proprio futuro. I consiglieri nazionali della sezione B dei rispettivi albi, Antonio Picardi e Marco Belloni, hanno diramato ieri un comunicato con il quale si esprime «forte contrarietà» al progetto di riforma delle professioni Mantini-Chicchi nella parte in cui (art. 5) si prevede l'istituzione di un nuovo ordine di area tecnica nel quale sono iscritti i soggetti in possesso di titoli di studio universitario triennale di matrice tecnica nonché gli attuali iscritti agli albi dei periti industriali, periti agrari e geometri.

Argomentano i due professionisti «iunior» che la necessità di semplificare il sistema «non può passare attraverso lo svilimento dei titoli già consolidati che trovano e vogliono mantenere la loro collocazione nei rispettivi albi degli architetti e ingegneri». Il rischio che si denuncia è quello di «un declassamento del titolo accademico di primo livello equiparato di fatto ai diplomi di scuola superiore».

Si legge ancora: «Tale tentativo, oltre ad avere palesi profili di illegittimità e incostituzionalità, costituirebbe una grave ingiustizia sociale nei confronti di quei giovani, e delle loro famiglie, che hanno investito in anni di studio universitario». Restando in casa dei giovani, dal coordinamento nazionale dei giovani ingegneri arriva la richiesta al Cni e alla Cassa di un maggiore impegno per «limare le procedure ostiche per l'accesso reale alla professione». Operazioni di modifica all'accesso delle professioni, l'istituzione di un tirocinio remunerato e utile per i neo laureati, una spinta normativa reale atta a consentire la partecipazione legittima e premiante per l'ingegnere giovane alle gare di progettazione, sono il «minimo sindacale» richiesto dal coordinamento guidato da Marco Ghionna per una «discussione di pregio». Al rappresentante dei triennali del Cni, Ghionna chiede un'azione più incisiva: «Oggi più di ieri non può permettersi una commistione di competenze tra questi e i colleghi quinquennali, sia in fatto di competenze che di rappresentatività professionale.

Le problematiche sono differenti anche all'interno della stessa categoria, bisogna trovare il coraggio di separare gli studi e le proposte per non ingenerare confusioni di sorta. Senza una collaborazione sui fatti, nulla oltre la stima personale, può essere soddisfacente». Queste e altre tematiche saranno al centro del VII congresso dei giovani ingegneri, previsto per il mese di Luglio a Reggio Calabria.

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 23.11.07


Riforme in cantiere. Dai periti industriali rilancio sull'Albo unico. L'alleanza con geometri e agrari.

MILANO - L'Albo Unico dei tecnici - geometri e periti industriali e agrari - è una scommessa lanciata dai vertici delle tre professioni fin dalla scorsa legislatura. Un'alleanza dettata dalla necessità di avete un titolo spendibile sul mercato europeo. Questo obiettivo è stato condiviso da Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, relatori alle commissioni Giustizia e Attività produttive, con il testo unificato per la riforma delle professioni su cui lavoreranno i deputati nelle prossime settimane.

La proposta prevede infatti l'istituzione dell'Albo unico degli ingegneri tecnici, in cui dovrebbero confluire - accanto agli iscritti ai tre Collegi - i futuri laureati triennali nell'area dell'ingegneria. Lo sbocco, però, non piace agli ingegneri, per i quali la proposta solleva confusione tra gli utenti, facendo passare per ingegnere chi tale non è. Si tratta di una battaglia di trasparenza sulla qualifica, per il Consiglio nazionale degli ingegneri, che però potrebbe essere anche una contesa sulle nuove leve.

Per Berardino Cantalini, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, «l'Albo unico e l'accesso alla professione attraverso la laurea triennale nell'area dell'ingegneria è conseguenza delle regole Ue per la libera circolazione. Nessuno vuole usurpare il titolo di ingegnere ma occorre rendere riconoscibili i tecnici che operano nel settore dell'ingegneria, come accade nel resto d'Europa».

D'altra parte - rileva Cantalini - non ha funzionato la possibilità per i laureati triennali nell'area dell'ingegneria di scegliere per quale Albo abilitarsi. Quello degli ingegneri offre un titolo più appetibile, ammette Cantalini, anche se poi chi vuole esercitare la libera professione si iscrive al Collegio, che offre competenze progettuali e non solo esecutive (si veda l'altro articolo [in calce, ndr]). (...)

  • PROPOSTA DA VARESE - Gli iscritti chiedono per gli abilitati con laurea breve il vincolo di iscrizione al nuovo Ordine

 

pag. 39
da Il Sole 24ore del 20.11.07


Ingegneri «under 40». «Ai profili triennali serve chiarezza di ruoli». Dopo il congresso di Brescia.

MILANO - Chiedono di rimanere nell'Albo degli ingegneri, con un tirocinio biennale ma retribuito e una previdenza retributiva che incentivi i versamenti pensionistici delle più "giovani leve". Si allineano senza sostanziali critiche al solco tracciato dai vertici istituzionali di Ordine e Cassa i giovani ingegneri che domenica scorsa, a Brescia, hanno concluso il VI congresso nazionale.

L'evento in due giorni (sabato e domenica) ha cercato di fare il punto sui progetti di riforma in corso e sulle scelte del presidente del Consiglio nazionale, Paolo Stefanelli, e di Paola Muratorio, al vertice di Inarcassa. «L'intersezione dei mercati di ingegnere e geometra - ha affermato il presidente dei giovani ingegneri di Brescia, Ruggero Frusca - è causata dalla sovrapposizione di competenze e dalla confusione di ruoli che oggi, i giovani ingegneri triennali, si trovano a pagare». Ma non c'è dubbio, ha proseguito Frusca, che «i laureati triennali devono rimanere nell'Albo degli ingegneri, che è la loro "casa naturale" e nella Cassa dove hanno aperto la loro posizione previdenziale. Non è un caso che siano pochi e che, nell'attuale quadro ambiguo di ruoli, molti decidano di specializzarsi e diventare ingegneri senior». Alla prospettiva di un tirocinio obbligatorio e propedeutico all'esame di Stato i giovani ingegneri dicono «sì, se avrà non oltre 18-24 mesi di durata e se prevede un compenso economico».

Infine, i giovani ingegneri non chiedono di riformare l'attuale sistema retributivo, ma di «modulare le aliquote di contributo soggettivo anche per età o anni di iscrizione. Senza rinunciare alla solidarietà».

 

pag. 39
da Il Sole 24ore del 20.11.07


Replica del relatore alla riforma delle professioni, Pierluigi Mantini, agli ingegneri.

Non è andato giù l'attacco dell'ordine guidato da Paolo Stefanelli con la nota di protesta pubblicata sulle maggiori testate italiane. Si trattava della protesta contro l'articolo 5 della riforma delle professioni nel quale compariva la «fuorviante» denominazione del nuovo ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria, subito dopo eliminato dalla bozza. In una lettera indirizzata ieri al convegno degli ingegneri a Bergamo Mantini ha rimarcato la propria delusione per il gesto. «A distanza di giorni» scrive il relatore, «resto francamente ancora perplesso e un po' stupito». E prosegue: «Avverto il mio serio impegno su questa riforma un po' umiliato dalla posizione assunta dal Consiglio nazionale degli ingegneri, assente sulla sostanza del merito, eclatante e straordinaria su una parola per noi stessi irrilevante». Da qui l'invito a un parere immediato della categoria sulla nuova bozza. «Non si può inoltre credere al dialogo solo quando fa comodo» spiega.  (...)

 

pag. 50
da Italia Oggi del 20.11.07


Professioni, il Cni torna al dialogo. L'ordine degli ingegneri sulla riforma.

Gli ingegneri riprendono il dialogo sulla riforma delle professioni. Pace fatta, quindi, tra la categoria e i relatori di maggioranza della Camera, Pierluigi Mantini (giustizia) e Giuseppe Chicchi (attività produttive), dopo che, venerdì scorso, il Consiglio nazionale aveva pubblicato una nota di protesta sulle principali testate nazionali. Lamentando la stesura dell'art. 5, e in particolare la «fuorviante» denominazione del nuovo ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria.

In risposta, Mantini ha assicurato l'eliminazione della parola «per l'ingegneria». Una presa di posizione che ha soddisfatto i vertici degli ingegneri, che ieri hanno diramato una nota di apertura alle istituzioni sulla riforma. «Il chiarimento fornito», recita il comunicato, «e gli impegni assunti con una tempestività che fa onore ai parlamentari firmatari della proposta di legge, consente una serena valutazione dell'articolato, che tra l' altro contiene uno spunto innovativo di rilievo: l'autoregolamentazione da parte degli ordini».

Ma alla categoria guidata da Paolo Stefanelli piace anche il fatto che il testo «concorda con quanto da tempo sostiene in ogni sede la categoria degli ingegneri e, cioè, che è improcrastinabile l'individuazione delle soglie retributive al di sotto delle quali le prestazioni professionali devono presumersi non correttamente rese, il che porta, quantomeno nel settore dei lavori e servizi pubblici, al ripristino di un regime tariffario sull'individuazione del quale siamo pronti a dare contributi propositivi». «Da oggi, in ogni ordine degli ingegneri d'Italia», prosegue la nota, «parta una sensibilizzazione di tutta la categoria sui temi della riforma e un confronto aperto, leale e franco con il mondo politico».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 13.11.07

 

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Commenti

21/01/2008 16:50: Chi sono i PROFESSIONISTI ?
Una corrente di stampo populista sinistroide, esemplificata nella direttiva 35/2005/ce, vorrebbe, molto forzatamente, includere in tali categorie qualunque lavoro "intellettuale" che necessiti o meno il conseguimento della Laurea. Affinché sia corretta la definizione di PROFESSIONISTA, le conoscenze individuali devono essere certificate attraverso regolare titolo di studio Universitario (V.O. opp. Laurea Specialistica) che in Italia ha valore Legale. Diversamente sarebbe inammissibile ed insensato chiamare chiunque eserciti un mestiere Professionista! Purtroppo la proposta di legge per la riforma delle professioni prevede questa immorale ed illogica posizione che tenta una ulteriore "bastonata" alla nostra ormai screditata categoria. Il lavoro mentale, intellettuale, risultato di anni di studi, di sacrifici, di aggiornamenti, che comportano anche costi, oggi lo si vuole paragonare, giuridicamente e fiscalmente, ad attività di impresa; lo si vuole intrappolare in assurdi studi di settore che pretendono di conoscere vita morte e miracoli di ognuno di noi applicando una generalizzazione dissennata che appare ancor più sciocca in considerazione della eliminazione dei minimi tariffari.
arch.Pasquale Giugliano

vedi anche:

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Posizione dell'Ordine di Roma-Proposta Mantini-Chicchi

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data pubblicazione: venerdì 18 gennaio 2008
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