Ara Pacis, stop al sottopasso

aggiornamento rassegna stampa

L'Ara Pacis perde il balcone sul Tevere. Assessorati contro e problemi finanziari (mancano 13 milioni). Resta un sogno l'affaccio sul Tevere. Esposito vuole salvare 10 platani. Morassut congela il progetto. Stop al progetto per la costruzione di un sottopasso che avrebbe liberato la piazza dal traffico del Lungotevere.

Ara Pacis, il sottopasso è «congelato» e della sua realizzazione si ricomincerà a parlare nel 2009. A frenare il percorso del sottovia sono stati (per ora) dieci grandi platani che dovrebbero essere abbattuti per permettere la sua costruzione. Ma l'assessore all'Ambiente Dario Esposito si oppone: «Sono alberi monumentali - dice - fanno parte del paesaggio urbano e devono essere salvaguardati». Così l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut ha per il momento «congelato» il progetto: anche perché in quel quadrante della città vi sarà anche il cantiere della nuova piazza Augusto Imperatore (sono in corso gli scavi archeologici), oltre a quello della seconda fase dei lavori del Tridente, via di Ripetta con le sue perpendicolari. E del finanziamento previsto e accantonato, 20 milioni, ne sono rimasti solo 7: gli altri 13 milioni sono già stati impegnati. (...)

Ara Pacis, il sottopasso è «congelato». Della realizzazione di questo progetto si rincomincerà a parlare fra un anno, nel 2009. A frenare il percorso del sottovia sono stati (per ora) dieci grandi platani, che dovrebbero essere abbattuti per permettere la sua costruzione. Ma l'assessore all'Ambiente Dario Esposito si oppone «perché sono alberi monumentali che fanno parte del paesaggio urbano e - aggiunge - nelle opere di trasformazione di quel quadrante devono essere salvaguardati».

L'aggettivo «congelato» è dell'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut, che pure del sottovia fra ponte Cavour e passeggiata di Ripetta è stato uno dei fautori. «Le nostre previsioni sono di spostare la questione al 2009 - afferma - Un po' per un problema di sovrapposizione di cantieri, perché vi sarà la partenza sia di quello che della nuova piazza Augusto Imperatore che della fase due del Tridente con via di Ripetta e le sue perpendicolari, un pò perché dobbiamo risolvere questa questione dei platani». È un problema di ampiezza e di salvaguardia delle radici degli alberi: per mantenerli la carreggiata interna del sottopasso sarebbe troppo stretta per le norme del codice della strada e ci vorrebbe una «deroga». È stato ipotizzato anche il problema del grande collettore delle fogne: l'attuale «cloaca maxima» romana passa, infatti, proprio al di sotto di quel lato del lungotevere. Ma in questo caso i tecnici rassicurano: rimarrebbe al di sotto della quota stradale e non interferirebbe con la direzione del sottopasso.

Nel frattempo anche dei 20 milioni stanziati per costruirlo (dei quali 15 per l'opera stradale vera e propria e 5 per la terrazza- boulevard a fianco del-l'Ara Pacis per ricollegare il museo al Tevere con vista e discesa al fiume), ne sono rimasti solo sette: 13 milioni sono già stati utilizzati per altre opere urgenti. Ma «la necessità di intervenire sui lungotevere con sottovia di medio o lungo raggio per distribuire meglio i flussi di traffico è importante - aggiunge Roberto Morassut - E questo resta un progetto ambizioso. Deve, però, contemplarsi con con il mantenimento paesaggistico del filare dei platani che caratterizza da sempre il lungotevere ». Entusiasta del sottovia resta il direttore dell'ufficio «Città Storica», l'architetto Rino Farina: «Così si potrebbe realizzare accanto al Tevere un parco di circa due ettari che con la nuova piazza Augusto Imperatore pedonale e con la quasi ultimata piazza Fontanella Borghese, darebbe vita ad un sistema ambientale, storico ed archeologico unico». (...)

La storia - Idea del 2003 Dal 2006 solo silenzio
L'idea di un sottovia per ricollegare l'Ara Pacis al Tevere è stata per prima della stessa impresa costruttrice del museo di Richard Meier, la «Calosi Del Mastio»: il progetto, previsto in project financig, risale ai primi di marzo del 2003. E lo stesso architetto americano lo trovò «very nice». L'amministrazione comunale lo fece suo nell'agosto del 2005, quando si decise che «l'opera non si affaccerà su un lungotevere denso di traffico, ma su un boulevard ricollegato con il fiume». E il via libero arrivò nel febbraio del 2006 con lo stanziamento da parte della Giunta dei 20 milioni di euro per la sua realizzazione: il bando doveva essere pronto per l'estate del 2006. Ma da allora, solo silenzio.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 09.01.08


URBE E DELUSIONI - LA PAZIENZA SCORRE SUL FIUME

Se SPQR (senato e popolo romano) potesse parlare cosa direbbe di fronte a questo tunnel che slitta, a questo affaccio sul Tevere che scorre via? SPQR ha vissuto esperienze del genere altre volte: ponti che svaniscono e, al contrario, gazometri che restano lì, un museo (Maxxi) che, si sa, non sarà completato nella seconda parte, periferie di cui ancora si predispone il «recupero». SPQR, cioè la pluriforme cittadinanza romana, sa che non è facile trasformare in meglio la città anche se è facilissimo cambiarla in peggio. Ci vuole tempo per fare bene le cose, una metropoli come Roma ha bisogno di decenni per cancellare i danni costruiti (è il termine giusto) in pochissimo tempo, in anni in cui - come nel secondo dopoguerra - capitava che uno dei capi della Società generale immobiliare, il signor Bardanzellu, era guarda caso anche assessore al Patrimonio della giunta capitolina.

È per questo che SPQR ha imparato a non prendersela troppo, ad essere tollerante quando è stato deluso: perché capire diluisce la polemica, spunta la lotta. Ma questa volta SPQR, nell'accettare (malvolentieri) le ragioni di un rinvio (sine die) del tanto preannunciato affaccio sul fiume, sembra aver qualcosa da dire. Ci è stato riferito che in sostanza, appena se ne presenterà l'occasione, farà a chi di dovere una proposta: la rinuncia a tunnel e balconata, ma solo in cambio della nuova piazza Augusto Imperatore. Il progetto c'è, ed ha pure un nome evocativo: Cellini. È un progetto di qualità: sobrio ed elegante, di facile realizzazione. E allora, si faccia. Sul serio, non come si da ad intendere con l'aver avviato un cantiere già stanco, povero, arruffato, semideserto, svogliato. Che ha l'aria di essere finto.

SPQR non sembra chiedere molto: in fondo punta all'attuazione di un impegno, lanciato dal Comune insieme alla storia dell'affaccio sull'acqua. Salta una promessa, ma l'altra deve essere rispettata entro qualche mese. E non oltre: non ci vuole di più. Perbacco, direbbe Cicerone, stavolta SPQR sembra proprio avere ragione.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 09.01.08

 

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Commenti

03/02/2008 07.20: titolo
Leggo su questo articolo di Giuseppe Pullara del Corr.sera del 9 gennaio 2008: "capitava che uno dei capi della Società generale immobiliare, il signor Bardanzellu, era guarda caso anche assessore al Patrimonio della giunta capitolina". E' falso. Mio nonno Battista Bardanzellu, prima di diventare Assessore al Patrimonio nella Giunta di Roma svolse la professione di Avvocato e gli capitò di difendere la Società Generale Immobiliare in alcune cause civili, ma non ne era affatto "uno dei capi": non ha mai rivestito, infatti, alcuna carica all'interno di tale società.
Federico Bardanzellu. Roma

18/04/2008 17.56: titolo
non credo chel'intervento di Mayer sia cosi negativo. Quello che ritengo disdicevole e ho apprezzato invece era un banalissimo: "l'ha detto Purini, e chissene frega" che ho incontrato in un altro intervento. Dico questo certamente non intendendo offendere Purini ma semplicemente perchè ho la convinzione che noi architetti dovremmo, con tutti i problemi che ha la nostra professione smettere di polemizzare e sputare sentenze. Aggiungo che un intervento di architettura moderna all'interno dell'ambito storico delle mura è da benedire; fino ad adesso ho visto solo orribili e volgari attici abusivi. Nella mia esperienza lo sà Dio e qualche altro Santo che fatica ho fatto per realizzare alcuni interventi in centro storico. I controlli quasi offensivi di colleghi con la "matita rossa" in mano, le commissioni di burocrati ignoranti e, nota bene, parlo di servizi pubblici. Ma forse è meglio che sto zitto. -
paolo riccetti

22/04/2008 14.53: concorso no e concorso si
Senza polemizzare più su la necessità e sulla possibilità di costruire in centro storico, mi chiedo, cosa che ho fatto in qualche altro intervento in questo sito, perchè l'esito di un concorso del 1966 cui parteciparono i più bei nomi della nostra scuola, con vincitore e vinti, quello sull'ampliamento degli Uffici della Camera dei Deputati fu ignominiosamente disatteso mentre per l'Ara Pacis di Meier non c'è stata discussione preliminare alcuna. Qualcuno ha voluto il progettista alla moda, lo stesso qualcuno ha voluto il progetto e la sua volontà è stata esaudita. Alla faccia del decisionismo! Ma questo decisionismo, al di là di ogni potere riconosciuto dalla legge, è più di un Satrapo che di un Sindaco!
sergio marzetti

01/05/2008 17.45: FINALMENTE!!!!!!!
Era ora: è di poche ore fa la dichiarazione del neo-sindaco di Roma di voler rivedere il progetto realizzato da Meier, magari proponendo un referendum consultivo tra i cittadini. Credo sia un segnale più che positivo, che riaccende la speranza di poter ripristinare un giorno l'antico porto di Ripetta, situato proprio sotto lo scempio di Meier. L'architettura contemporanea, come già più volte illustrato anche in questo blog, si è ridotta, a mio parere, ad una semplice selezione di materiali e tecnologie, perdendo qualsivoglia valore artistico. A conferma di ciò che sostengo con forza da tempo sono le nuove realizzazioni urbanistiche della capitale (Rione Rinascimento, teca Ara pacis, chiesa giubileo)dove si è completamente perso di vista il concetto di bellezza e di integrazione di insieme al contesto urbano. L'abbattere il mostro di Meier sarebbe un grandissimo segno di civiltà, un messaggio ai posteri per dimostrare che si ancora in grado di tornare indietro rispetto ai macroscopici errori di un tempo. A Barcellona i quartieri di Gaudì vengono visitati da milioni di turisti ogni anno, sarei curioso si vedere quanti turisti raggiungeranno il Rione Rinascimento con il medesimo scopo. Tutta la classe professionale dovrebbe riflettere su questi fatti, riconsiderando da capo il valore dell'architettura in quanto arte ed il segnale contemporaneo e la dimensione nella quale si è attualmente ridotta. E' con grande soddisfazione che accolgo le parole del nuovo sindaco ed anche il fatto che lo stessa non abbia assegnato a tale soluzione il rango di "priorità": per fortuna della teca ci sono a Roma urgenza più impellenti da risolvere, ma con ciò mi auguro che si riesca a trovare la volontà politica per ripristinare il centro storico nella sua propria dimensione di eternità, che da sempre contraddistingue la nostra città. Il fallimento dell'opera di Meier è segnato dall'arroganza e mi auguro che il tentativo dell'architetto di salvare il proprio mostro riceva una altrettanto arrogante risposta.
Antani Volante

02/05/2008 11.27: Rimuovere la teca di Meyer?
Il problema è stato posto già all'insediamento dal nuovo sindaco Alemanno e introduce una novità che si pone insieme a monte e a valle del dibattito in corso.
m.aprea

vedi anche:

Ruspe al Mausoleo di Augusto

Partono i lavori per il riassetto - breve rass.stampa

Ara Pacis, su il sipario

Rassegna stampa dell'inaugurazione

Non c'è pace per l'Ara Pacis

Oggi l'inaugurazione

Ara Pacis, una piazza sul Tevere

L'inaugurazione complessiva il 21 aprile 2006

Lungotevere sotterraneo davanti all’Ara Pacis

viabilità e parcheggi interrati

"Un parcheggio sotto l´Ara Pacis"

interrati 50 metri del lungotevere

Un sottovia per l'Ara Pacis

proposta al Campidoglio della ditta


data pubblicazione: giovedì 31 gennaio 2008
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