Atenei, la trappola del doppio idoneo

Università - breve rassegna stampa

Un odg contro i doppi idonei - Per l'università una nuova chance.

Il trucco del «doppio idoneo» nei concorsi universitari rimane nel testo della legge di conversione del milleproroghe, che peraltro non poteva cambiare pena la decadenza del decreto.

Ma la bocciatura unanime all'emendamento decretata martedì dalla commissione Istruzione del Senato (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) non è rimasta lettera morta. Ieri Palazzo Madama ha approvato un ordine del giorno, anch'esso bipartisan, in cui afferma che la misura «rischia di ritardare la necessaria riforma del reclutamento» universitario, e invita il Governo a «mettere in atto tutte le misure necessarie perchè questo provvedimento non pregiudichi le azioni di innovazione del sistema». Tradotto in pratica, nell'impossibilità di un nuovo provvedimento di abrogazione (l'opposizione non lo consentirebbe a un Governo in carica solo per l'attività ordinaria), l'Esecutivo potrebbe pensare a uno strumento che sospenda il rischio. Anche perchè, come ha ricordato in Aula Andrea Ranieri (Pd, primo firmatario dell'ordine del giorno, sottoscritto, tra gli altri, anche dal senatore del Pdl Giuseppe Valditara), i concorsi con due idonei sono stati il motore delle «politiche di scambio», e «creare a fine legislatura un esercito di idonei» mette i bastoni fra le ruote della riforma universitaria. Per Ranieri, quindi, è essenziale evitare i rischi in questi mesi, in attesa che alla ripresa dell'attività legislativa si cancelli la norma.

 

di Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 28.02.08


Università. Bocciati i «concorsi col trucco». I rilievi della commissione Istruzione.

MILANO - Il Senato boccia all'unanimità la «doppia idoneità», il «trucco» con cui i concorsi universitari possono raddoppiare i posti di professore ordinario o associato rispetto a quelli previsti dal bando e distribuire promozioni ai partecipanti.

L'emendamento che fa sopravvivere il trucco per tutto il 2008, nonostante l'abrogazione decisa nel lontano 2005 dall'allora ministro Letizia Moratti, alla Camera aveva ottenuto un (silenzioso) via libera bipartisan da parte del Comitato ristretto chiamato a passare al vaglio le proposte di modifica. Ma l'intervento non è passato inosservato (si veda anche il Sole 24 Ore del 22 e 25 febbraio), e ieri la commissione Istruzione di Palazzo Madama ha acceso il semaforo fosso. Certo, il calendario non lascia ampi margini per intervenire sul testo votato a Montecitorio, ma di un pronunciamento all'unanimità bisognerà comunque tenere conto. Il parere della Commissione solleva, tra gli altri, problemi di copertura finanziaria, che potrebbero creare qualche fastidio alla norma anche dalle parti della Corte dei conti.

Anche se all'inizio la promozione, per il gioco delle anzianità, può non creare extracosti, a regime ogni passaggio di grado costa in media 25mila euro. Tra 1999 e 2006 la doppia idoneità ha creato 13mila promozioni e l'anno prossimo, con gli ultimi concorsi prima dell'entrata in vigore della riforma Moratti, potrebbe produrne almeno altre 2mila: tradotto in cifre, 50 milioni di euro.

«Il meccanismo - sottolinea Andrea Ranieri (Pd), che ha proposto la relazione votata dalla commissione - si presta ad abusi inaccettabili e facilita lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle università». A motivare il no dei senatori, poi, c'è il fatto che il «trucco» fa a pugni con gli appelli alla meritocrazia e alla responsabilizzazione che accompagnano il dibattito sull'università. «Una norma di questo tipo - conclude Ranieri - rinvia queste parole d'ordine a data da destinarsi».

 

di Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 27.02.08


GLI EFFETTI DEL MILLEPROROGHE. Università, il concorso raddoppia le cattedre di ordinari e associati. In sette anni sono stati banditi 13mila posti e creati 26mila idonei. Nelle Università 13mila cattedre gonfiate con il trucco. Gli effetti del «doppio idoneo».

Un concorso per un posto da professore crea due idonei. E il secondo idoneo crea la cattedra. Con questo meccanismo, in meno di sette anni sono stati promossi 13mila docenti, aumentando i costi annui del personale di 300 milioni. E la legge di conversione del milleproroghe fa vivere il sistema anche nel 2008. Per capire i motivi basta guardare al passato, caratterizzato da atenei trasformati in «idoneifici»: bandiscono il concorso, individuano i vincitori, e li rispediscono nella sede di appartenenza con la promozione in tasca.

All'Università della Calabria nel 2006 servivano davvero i due nuovi ordinari di lingua inglese nominati per la facoltà di economia? No. Infatti uno dei due è stato subito chiamato dall'Università di Torino, proprio dove insegnava già come associato. Nella stessa facoltà (scienze politiche) in cui operava un membro della commissione di concorso. E all'Università della Val d'Aosta erano indispensabili, due anni prima, due nuovi ordinari di pedagogia sperimentale? Non sembra, visto che uno dei due è stato subito chiamato a Bologna. Anche lui insegnava già all'Alma Mater. Anche lui ha incontrato un collega di facoltà nella commissione che l'ha "incoronato" ordinario.

I due esempi sono scelti a caso fra i migliaia che si sono verificati negli ultimi anni. E che si riproporranno anche nel 2008, perchè un emendamento nella legge di conversione al milleproroghe, al voto del Senato la prossima settimana, sposta al 2009 la fine di questo nonsense, decretata fin dal 2005 da Letizia Moratti (si veda Il Sole 24 Ore del 20 e 21 febbraio). Gli atenei, anche se hanno superato i tetti di spesa per le assunzioni, potranno continuare a bandire concorsi che individuano un numero doppio di «idonei» rispetto ai posti disponibili. Insomma, nel 2008 stop al reclutamento, ma via libera alle promozioni.

Il meccanismo è fantasioso ma lineare: l'università A non ha risorse per bandire un posto, ma un suo ricercatore, o un professore associato, fa in modo di essere dichiarato idoneo a un concorso nell'Università B: torna a "casa", l'ateneo crea la nuova cattedra e il gioco è fatto.

Gioco semplice ma caro, soprattutto nel 2008, quando passerà l'ultimo (?) treno dei concorsi vecchio stile: la promozione ad associato costa a regime in media 20mila euro l'anno, e quella a ordinario almeno 30mila. Stimando (molto prudenzialmente) mille posti da ordinario e mille da associato messi a concorso, e quindi altrettanti passaggi di cartiera, l'extracosto è di almeno 50 milioni l'anno. All'inizio, perchè ai livelli più alti anche gli "scatti" sono più generosi. La Copertura? Un mistero. Le motivazioni? Evidenti.

A chiarirle basta quanto è successo dal 1999 al 2006. In sette anni e mezzo sono stati messi a concorso 13.232 posti da associato o da ordinario, e sono stati creati 26.004 idonei: nel 98,3% dei casi i concorsi hanno nominato idonei senza che l'ateneo avesse il posto per loro. E dove sono finiti questi professori "in potenza"? Quasi tutti nella stessa università dove insegnavano prima, ma con una stelletta in più. Un vero colpo di fortuna, capitato a tre neo-associati su quattro e addirittura al 90% di chi è arrivato al gradino di ordinario. Un colpo anche per i costi annui del personale, cresciuti di quasi 300 milioni solo per questa ragione.

L'idoneità multipla era stata introdotta una tantum nel '99 per superare un'emergenza. Ma lo strumento ha appassionato, e come spesso capita (ricordate l'esame di maturità sperimentale durato trent'anni?) è diventato regola. Trasformando molti atenei in catene di montaggio per gli idonei altrui: bandiscono il concorso, la commissione individua gli idonei, e loro non chiamano nessuno. Tra 2000 e 2005 è capitato 363 volte, denuncia (inascoltato) nei suoi rapporti annuali il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario. E c'è chi si trasforma in un «idoneificio» per conto terzi: il 100% degli idonei nominati a Foggia è partito verso altri lidi, e così il 93% dei promossi a Salerno e l'88% di quelli che hanno gareggiato alla Telematica Guglielmo Marconi. Che poi è stata presa da una furia concorsuale: 60 idonei nominati negli ultimi due anni, mentre i docenti di ruolo rimangono solo due.

Come spesso capita con le norme travisate, il tutto ha un corollario paradossale. Per centrare i «requisiti minimi» per accedere all'offerta formativa, ogni corso di laurea dovrà entro due anni raggiungere un livello minimo di docenza, quattro professori di ruolo per ogni anno di corso. Il decreto che ha fissato i parametri ha introdotto una regola di apparente buon senso: i concorsi, è il ragionamento, dimostrano l'intenzione di incrementare la docenza, e quindi i posti banditi rientreranno nel calcolo dei requisiti. E gli «idoneifici» non avranno problemi a ottenere il bollino.

  • FUORI CONTROLLO - Tra il 2000 e il 2005 le promozioni facili hanno aumentato di 300 milioni i costi annui del personale. Nuovi incrementi nel 2008. Bipartisan. In Parlamento tutti d'accordo nell'allungare la vita del «trucco». Conto terzi. A Foggia nessuno dei nominati ha proseguito la caniera nell'ateneo.

 

di Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 25.02.08


I RETTORI DISSENZIENTI - Addio alla programmazione. Programmazione abbandonata e troppo localismo

La doppia e tripla idoneità nei concorsi fa paura soprattutto ai rettori (almeno a quelli seri). Temono anzitutto di dire addio alla programmazione, che con l'automatismo dell'assegnazìone del grado di ordinario e associato a personale docente viene di fatto vanificata.

Il rischio è che, anzichè scegliere quali settori potenziare, le unìversità siano costrette a fare spazio ai candidati locali dichiarati idonei in un'altra sede. Con effetti ancora più deleteri per gli atenei minori.

Così facendo - sostengono alcuni rettori - si continua a confondere il reclutamento delle risorse dall'esterno con le progressioni di carriera all'interno. E si forma una piramide rovesciata: sempre meno ricercatori e sempre più associati e ordinari.

Addio programmazione. Possono essere racchiusi tutti in questa formula i timori dei rettori chiamati a confrontarsi, per tutto il 2008, con il "vecchio che avanza" rappresentato dalla doppia idoneità.

Emblematiche le parole di Francesco Profumo, dal 2005 alla guida del Politecnico di Torino (e consigliere d'amministrazione del Sole-24 Ore), che paventa il rischio di una «non programmazione» e spiega: «Non si potranno più fare scelte strategiche e tutto avverrà in maniera random». Fatta la debita premessa che in altri Paesi europei un sistema di idoneità disgiunto dalla posizione riesca comunque a funzionare perchè gli idonei possono trovare collocazione anche in un secondo momento rispetto a quando hanno conseguito il titolo, Profumo lamenta il paradosso tutto italiano in cui «si è sempre ritenuto che all'idoneità dovesse corrispondere una posizione». Sottolineando che sarebbe stato più saggio, invece, passare a selezioni con un solo vincitore fino a che non fossero state completate le nuove regole sulle modalità concorsuali.

Il rischio è che, anzichè scegliere quali settori potenziare per poi emettere i bandi, le nostre università siano costrette a fare spazio ai candidati locali dichiarati idonei in un'altra sede. Con effetti ancora più deleteri per gli atenei minori. Come conferma anche Fulvio Esposito, rettore a Camerino: «Quando un professore consegue l'idoneità in un'università diversa da quella di appartenenza, per quest'ultima è molto difficile non richiamarlo». Ma così facendo, spiega, si continua a confondere il reclutamento delle risorse dall'esterno con le progressioni di carriera all'interno e si dà vita a concorsi «in cui qualcuno è sempre più uguale di altri». Per correre ai ripari, Esposito è intenzionato a chiedere un pronunciamento netto al proprio Senato accademico: fissare le linee strategiche per la programmazione 2009-2012, specificando che l'università non è tenuta a chiamare docenti esclusi da tale programmazione.

Eppure c'è anche chi, dinanzi al pericolo di sempre nuovi idonei questuanti, non si scompone più di tanto. «Nel sistema di reclutamento si sono aperti varchi piuttosto ampi, in cui possono infilarsi capre e caproni», nota Vincenzo Milanesi, rettore dell'università di Padova. Ma una politica rigorosa di ingressi nel primo livello, con avanzamenti interni controllati, può essere il miglior argine per contenere accessi indiscriminati alla docenza. «Nel nostro ateneo - aggiunge - non accadrà nulla di tragico. Lavoriamo da tempo per trasformare il cilindro o la botte in una piramide, con la base larga e il vertice ristretto. Ossia porte aperte ai giovani ricercatori e pochi concorsi per professore di prima e seconda fascia». Certo, la doppia idoneità non dà una mano a superare il localismo. E sconcerta, a giudizio di Milanesi, vedere ancora al palo un sistema diverso per la selezione dei ricercatori che potrebbe almeno invertire la tendenza. «Avere criteri più efficaci - conclude - sarebbe un buon modo per non assistere più all'endogamia accademica, quel proliferare di legami tribali ormai non più sostenibili in un Paese moderno».

  • PARLANO I RETTORI - Per Francesco Profumo (Politecnico di Torino) «Era più saggio passare a un solo vincitore fino all'avvio delle nuove regole»

Best practice al rovescio - Lo scambio dei favori nel gioco delle nomine

Nominare una commissione amica, tagliare fuori gli outsider scomodi e assegnare il posto a candidati "vicini". È la best practice al rovescio che, per anni, ha caratterizzato le università italiane. Portando in cattedra, grazie al meccanismo dei concorsi locali (voluti dall'allora ministro Berlinguer) studiosi modesti, dai "profili" scientifici preconfezionati dal bando di concorso. Una sorta di abito sartoriale, cucito addosso con l'avallo, talvolta, di commissari molto autorevoli, i quali, pur di assicurarsi le altre idoneità per i loro protetti, chiudevano un occhio e a volte anche due sui limiti del candidato locale.

A spiegare il marchingegno è un docente della "Federico II" di Napoli. Uno che in 30 anni di carriera «ha visto cose...», alla maniera di Blade Runner. Ad esempio quando, partecipando a un concorso per ordinario bandito in una sede diversa da quella di appartenenza, si è sentito apostrofare da un membro di commissione: «Ti sei presentato senza dirci nulla, ora è il caso che ritiri la domanda perchè così ci crei problemi».

Era il 2002. E anche allora vigevano il sistema del doppio (anzi triplo) idoneo e la valutazione comparativa. Un binomio che ha portato a conseguenze paradossali: il possesso di maggiori titoli o di un curriculum più "pesante" non è un toccasana ma un virus esterno da debellare. Spesso, però, il problema veniva risolto già a monte, all'atto della scelta degli "esaminatori". La legge, infatti, riserva a tutti i docenti dello stesso ruolo il diritto di indicare il proprio candidato a svolgere le funzioni di commmissario. Fatto sta che il nostro malcapitato ha ricevuto più volte una lettera con valore «di semplice suggerimento di cui si poteva non tenereconto», nella quale, per ragioni di «mera funzionalità», si consigliava di far convergere i voti su un commissario che dava più garanzie di realizzare i faticosi equilibri raggiunti dalla consorteria a livello nazionale. Con buona pace del tanto agognato merito.

 

di Nicola Barone - Eugenio Bruno
da Il Sole 24ore del 25.02.08


ANALISI - Atenei, la trappola del doppio idoneo

In un festoso clima bipartisan da ultimo giorno di scuola la Camera ha assestato martedì due colpi micidiali ai già flebili tentativi di dare più spazio al merito nelle Università italiane. In sede di conversione del decreto milleproroghe è infatti sparito anche il ricordo del patto estivo tra Tesoro e Università, secondo il quale una quota dei finanziamenti 2008 sarebbero stati distribuiti su base premiale. Ma, quel che è peggio, gli emendamenti hanno riaperto la stagione dei concorsi allegri.

Per rimediare all'ingiustificabile blocco dei concorsi che dura da due anni il "milleproroghe" ripristinava fino a giugno 2008 soltanto (almeno nelle intenzioni) le regole precedenti alla mai applicata riforma Moratti, con la cruciale correzione bipartisan apportata al termine della scorsa legislatura: da ogni concorso deve uscire un solo idoneo, non due. Correzione di ovvio buon senso (perchè mai designare due vincitori se il posto è uno?), ma un'eresia per le abitudini ormai consolidate dell'accademia, secondo le quali è impossibile bocciare il candidato locale anche se immeritevole, ma si devono al contempo soddisfare gli appetiti dei commissari esterni (quattro su cinque) che si scomodano per la bisogna. Insomma, spartirsi due posti è ovviamente più facile che argomentare dati alla mano a favore del candidato migliore, non importa se locale o meno.

È proprio il meccanismo del "doppio idoneo", reintrodotto dagli emendamenti al milleproroghe, che ha prodotto devastazioni nel periodo 1998-2005. Ha trionfato infatti una sorta di deresponsabilizzazione collettiva, al punto che alcuni concorsi sono stati letteralmente inventati solo per produrre idonei da destinare ad altra sede (l'ateneo che bandisce non ha infatti l'obbligo di assumere); migliaia di posti, tra cui cattedte di primaria importanza, sono stati ricoperti senza venir mai messi a bando, perchè assegnati a docenti interni che si erano guadagnati l'idoneità in trasferta, facendo così scomparire quasi del tutto la mobilità tra sedi che da sempre caratterizza un sistema universitario vitale; i costi della docenza sono lievitati, perchè quasi nessun ateneo ha osato ignorare l'idoneità conseguita da un proprio docente. Per quasi dieci anni risorse ingenti sono state ipotecate per soddisfare il flusso costante di queste idoneità, riducendo drasticamente la messa a concorso di posti da ricercatore: tra la fine del 1998 e la fine del 2006 il numero di ricercatori è cresciuto solo del 15%, ma gli ordinari sono aumentati del 48%, passando da 13mila a 20mila unità. Se è vero che verranno banditi nei prossimi mesi circa duemila posti, il ripristino del doppio idoneo peserà ogni anno per oltre 53 milioni di euro sui bilanci degli atenei, e questo solo in prima battuta, perchè i costi a regime saranno decisamente più alti. Tutto, si noti, solo perchè l'accademia italiana si ostina a non voler distinguere, come invece si fa quasi ovunque, tra concorsi di accesso ex novo ai vari ruoli e meccanismi di promozione, rigorosi sì ma non concorsuali (basati cioè sui meriti del singolo docente).

Eppure non c'è bisogno di prender l'aereo per constatare che, volendolo, le università si possono gestire già adesso con ben altro spirito. Il Politecnico di Torino ha appena varato un meccanismo di rigorosa selezione per determinare quali concorsi bandire: lo farà solo in presenza di candidati interni di prim'ordine che possano ben figurare in un concorso e dei quali l'ateneo auspica la promozione. Lo stesso si accinge a fare Camerino, aprendosi anche a proposte esterne tramite il portale europeo per la mobilità dei ricercatori. La Scuola Normale pubblicizza ormai le posizioni vacanti sulle maggiori riviste internazionali, e può così prendere in considerazione un numero di candidati più ampio che in passato. Per due posti iniziali, e neppure di ruolo, l'Imt di Lucca ha ricevuto 301 domande da studiosi di 157 università: hanno vinto un brasiliano addottorato a Stoccolma che insegnava a Princeton, e un taiwanese con un PhD di Tolosa e un post-doc nel Massachussetts.

Miracoli? No, solo il rispetto rigoroso di procedure scontate a livello internazionale ma qui considerate poco meno che rivoluzionarie.

Intanto, mentre la Corte dei conti, evidentemente non insensibile alle istanze più conservatrici, anch'esse trasversali, del mondo accademico, tiene fermo il nuovo regolamento dei concorsi per ricercatore, continuano a svolgersi quelli con le vecchie regole, quasi sempre allegramente pilotati nella rassegnazione generale dei giovani studiosi, che ormai li disertano in massa. Non c'è poi da stupirsi se, come ha giustamente osservato Salvatore Settis, siamo diventati i maggiori esportatori al mondo di giovani talenti. In che modo tanta perversa generosità possa conciliarsi con la crescita culturale e sociale del Paese è naturalmente un'altra storia.

 

di Alessandro Schiesaro
da Il Sole 24ore del 21.02.08


Università - Concorsi con doppia idoneità

Negli emendamenti al Dl milleproroghe concordati dal comitato ristretto della Camera spunta anche la leggina che raddoppi agli idonei nei concorsi per i professori universitari. Il Dl, nella versione originaria, aveva prorogato le regole del 1998 mantenendo però il vincolo introdotto dalla riforma del 2005, che imponeva alle commissioni di indicare un solo idoneo per ogni posto messo a concorso. L'abrogazione infilata nel pacchetto di emendamenti consente di tornare a selezionare due idonei per ogni posto, e di introdurre per questa via nel circuito universitario un bacino di «aventi diritto» senza posto da professore. E la resurrezione della norma, che era stata cancellata nel 2005 per il generale discredito che la circondava, avviene in un momento cruciale, perchè nel 2008 saranno banditi gli ultimi concorsi prima della piena entrata in vigore della riforma Moratti. Si tratta, insomma, dell'ultimo treno utile, e le previsioni parlano di almeno 2mila posti (mille per fascia) messi a bando.

Nella versione del milleproroghe che approda in Aula scompare anche l'ultimo riferimento al Patto di agosto che avrebbe dovuto introdurre gli incentivi per gli atenei migliori. Le vecchie regole di calcolo delle spese del personale, che nel Dl originario valevano fino all'adozione del piano per il finanziamento competitivo, sono infatti prorogate fino al 31 dicembre: un altro segnale chiaro che il sistema degli incentivi sta per finire di nuovo nel cestino.

 

di Gianni Trovati
da Il Sole 24ore del 20.02.08

 

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  • LEGGE 28 Febbraio 2008, n. 31 
    Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria. (GU n. 51 del 29-2-2008  - Suppl. Ordinario n.47)
    [fonte:gazzettaufficiale.it]

 

  • TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 31 Dicembre 2007, n. 248 
    Testo del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 302 del 31 dicembre 2007), coordinato con la legge di conversione 28 febbraio 2008, n. 31 (in questo stesso S.O., alla pag. 5) recante: «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria». (GU n. 51 del 29-2-2008  - Suppl. Ordinario n.47) 
    [fonte:gazzettaufficiale.it]

 

vedi anche:


data pubblicazione: martedì 4 marzo 2008
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