I nuovi metodi di insegnamento...

Lo Iuav di Samonà

OCCHIO CRITICO - Lo Iuav di Samonà e i nuovi metodi di insegnamento

Negli anni '50, come notava compiaciuto Giuseppe Samonà, l'Istituto Universitario di Venezia era una della facoltà di Architettura più note in Europa e probabilmente nel mondo. E se lo era diventata, ciò era sottinteso, il merito era in gran parte suo. Samonà aveva, infatti, insegnato nella scuola dal 1936 ed era stato nominato direttore nel 1944 durante i tempi della Repubblica Sociale Italiana, e poi, dopo una pausa di alcuni mesi, insediato nuovamente nella carica nel 1945 dal Comando Militare Alleato. Grazie a una curiosità inesauribile sostenuta, come noterà Zevi, da uno spirito «liberale, aperto, generoso, ricettivo» e grazie anche allo statuto dell’Istituto, che lasciava più libertà rispetto alle altre facoltà di Architettura, Samonà riunirà a Venezia alcuni dei migliori talenti italiani operanti nel dopoguerra. Tra questi Carlo Scarpa, Egle Trincanato, Franco Albini, Ignazio Gardella, Giancarlo De Carlo, il pittore Mario Deluigi, gli urbanisti Luigi Piccinato e Giovanni Astengo, lo storico Bruno Zevi. E, successivamente, Daniele Calabi, Carlo Aymonimo, Francesco Tentori, Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, Leonardo Benevolo, Manfredo Tafuri.

Con il decisivo contributo di alcuni di questi, in particolare di Bruno Zevi che rimarrà a Venezia dal 1949 al 1963, la scuola si aprirà al dibattito internazionale ospitando le visite di Le Corbusier (1936-1952-1965), di Richard Neutra (1948), di Frank Lloyd Wright (1951), di Alvar Alto (1956), di Louis Kahn (1968). E grazie ai buoni uffici di Samonà, che fu tra i membri dei «Congrés Internationaux d’Architecture Moderne», fu ospitata a Venezia la scuola estiva del Ciam che provocò nel 1952 la seconda visita a Venezia di Le Corbusier e, ospitò, tra i giovani partecipanti il cubano Porro e il portoghese Távora.

A fare il punto sullo Iuav di Giuseppe Samonà e l'insegnamento dell'architettura è un recente libro edito dalla Fondazione Bruno Zevi. Raccoglie gli atti di un convegno svoltosi nel dicembre del 2004 con la partecipazione di studiosi, alcuni dei quali ne hanno vissuto in prima persona le vicende e sono stati stretti collaboratori di Samonà. Il risultato è un volume che, oltre ad avere un indubbio interesse per gli storici grazie a ricostruzioni puntuali quali quelle di Donatella Calabi e di Francesco Tentori, pone anche alcune questioni di particolare attualità. Come ha notato Franco Mancuso, lo Iuav, doveva infatti il proprio successo, proprio a una scelta, fortemente voluta da Samonà, che era antitetica a quella che stanno percorrendo adesso le facoltà universitarie italiane. Consisteva nel perseguimento di un modello formativo basato sulla stretta interrelazione dei saperi. Dove la storia, l'urbanistica e ogni altra disciplina partecipavano all'insegnamento della progettazione architettonica. «Zevi – ricorda Giancarlo De Carlo – insegnava storia dell’architettura moderna. Piccinato e Astengo insegnavano urbanistica, Albini arredamento, Belgiojoso caratteri distributivi, Samonà composizione architettonica, la Trincanato rilievo... Ma non aveva importanza quali fossero le materie, perché tutti insegnavano progettazione; valeva il principio che nell’architettura non ci sono specializzazioni e che se un architetto docente è dotato di forte personalità insegna sempre architettura anche se la sua materia ufficiale è geometria descrittiva o scienza delle costruzioni». Tanto è vero che, per molto tempo, a Venezia ci si poteva laureare, seguiti esclusivamente da Samonà, solo con una tesi in composizione.

Oggi, invece, l'Università propone la frammentazione di infiniti corsi di laurea, quinquiennali, triennali, biennali che puntano alla specializzazione delle conoscenze specifiche: arredamento, urbanistica, conservazione, ecologia, tecnologia... Con risultati positivi – pochi per la verità – e negativi che sono sotto gli occhi di tutti. Probabilmente occorrerà riflettere se quest’ultima strada sia proprio l'unica possibile per la formazione delle future generazioni.

 

di Luigi Prestinenza Puglisi
da Edilizia e Territorio - Progetti e Concorsi n.9 del 3/8.03.08

 

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Commenti

15/03/2008 19:47: Ci voleva tanto
Ci volena tanto... A capirlo ?! C'è gente che lo dice da decenni, fin da ignari studentelli. Ora, ci voleva il recente libro... L'ennesimo. Per capirlo. Complimenti
marbis

16/03/2008 13:58: ci voleva tanto 2...
perchè, c'è ancora qualcuno che pensa che l'insegnamento universitario in italia sia funzionale agli studenti? Moltiplicazione di facoltà, corsi, lauree lunghe e lauree brevi e quanto altro ancora.... tutto funzionale a moltiplicare il numero di rettori, cattedre, ricercatori, dottorati, personale non docente, sedi, mense e chi più ne ha...
armando roma

20/03/2008 16:11: titolo
Concordo pienamente con il metodo d'insegnamento di Samonà, che a ben vedere è il metodo antico. Vitruvio già prescriveva per un buon architetto la conoscenza di un vasto scibile, indispensabile per la realizzazione di una buona opera d'architettura. Le nostre facoltà universitarie, già da molto tempo prima che si avviassero le ultime riforme (corsi biennali, triennali ecc..) non funzionavano più. Io personalmente ricordo all'inizio degli anni '80, le polemiche dimissioni di Bruno Zevi dalla facoltà di Architettura di Roma centrando il problema nell'inadeguato metodo d'insegnamento, assolutamente inefficace e fallimentare per la formazione di un buon architetto. Il prof. Zevi fu isolato, rimase inascoltato, le sue dimissioni accolte (era uno dei migliori!) e la facoltà con i suoi "baroni" proseguì con arroganza per la sua (smarrita) strada. Recentemente con l'introduzione dei corsi e delle specializzazioni si è tentato un cambiamento che è a mio avviso assolutamente peggiorativo, non c'è stato il cambiamento auspicato da Zevi e quindi non si sono voluti affrontare i nodi veri dell'insegnamento, della qualità sostanziale dei suoi insegnanti e della loro metodologia, ma piccole revisioni in effimeri formalismi.
Luigi Casciotti

22/03/2008 17:34: oltre oceano
cosa dire... con il mio dottorato a Venezia sono tornata in Argentina, dove sono una dei 3 architetti dottori qua giù... quindi... sono sempre grata a quello che lo IUAV ha portato nella mia vita professionale. Sicuramente la scuola di Samona' arriva a tanti grazie a questo dottorato.
Silvia - Argentina

25/03/2008 21:32: Offerta formativa.....
Ma come? ho ancora nelle orecchie i saggi sermoni di professoroni che, grazie anche ad una certa stampa compiacente, affermavano che le facoltà non funzionavano perchè laureavano troppe poche persone !!!! e proseguivano sottolineando che questo era il principale indicatore di qualità ed efficienza delle facoltà universitarie !!!! e poi ancora che senza una specializzazione e l'articolazione dell'offerta formativa (dicevano così) non si sarebbe andati da nessuna parte nel nuovo contesto europeo !!!! I bei risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti. Non c'è che dire....complimenti !!! Ma perchè questa gente non prova con pala e piccone?
Stefano D'Amico

vedi anche:

Atenei, la trappola del doppio idoneo

Università - breve rassegna stampa

Etica ed Architettura

una "provocazione" di Daniel Libeskind - rass.stampa

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Trento, ex Michelin - breve rassegna stampa

Progettazione, concorrenza nelle gare

Codice appalti - circolare 2473 del 16.11.07

Lettera sul II correttivo del Codice appalti

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«Una legge per la progettazione»

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data pubblicazione: venerdì 14 marzo 2008
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