Un labirinto di certificati per tutti gli impianti

Impianti negli edifici - agg. rassegna stampa

SICUREZZA E SANZIONI - Un labirinto di certificati per tutti gli impianti di casa

Sulle nostre case è in arrivo una valanga di carta. Anzi, di certificati. In nome della sicurezza, cambiano infatti radicalmente le regole sulla certificazione degli impianti domestici nuovi o "trasformati" e i requisiti dei tecnici abilitati. E le sanzioni aumentano, arrivando a toccare i 10mila euro. La stretta, prevista da un decreto già pubblicato in «Gazzetta Ufficiale», riguarda praticamente tutti gli impianti: da quelli elettrici a quelli radiotelevisivi, da quelli di riscaldamento o climatizzazione a quelli idrici e sanitari. La massa cartacea, peraltro necessaria, si preannuncia imponente. E chi perde i certificati è perduto. Documenti e libretti di uso e manutenzione vanno conservati, sottolinea il decreto. E in caso di vendita dell'immobile consegnati al nuovo proprietario. Quanto ai vecchi impianti, quelli senza dichiarazione di conformità, il documento sostitutivo può essere compilato a posteriori da un professionista iscritto all'Albo, anche perchè in caso di compravendita va allegato dal venditore al rogito. Una valanga di carta che non sarà facile da fermare.

 

di Enrico Marro
da Il Sole 24ore del 14.03.08


Immobili. Impianti di casa da certificare. Un decreto ministeriale pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» di martedì rimpiazza la normativa in vigore. Dichiarazione sostitutiva anche per il passato e sanzioni fino a 10mila euro.

Abrogate e sostituite, con un semplice decreto ministeriale, tutte le norme base sulla sicurezza degli impianti. Si va dalla legge 46/90 (di cui restano solo tre articoli), al suo regolamento di attuazione (Dpr 447/91), fino a tutte le regole sugli impianti contenute nel Testo unico dell'edilizia, il Dpr 380/01. Queste ultime, a dire il vero, sono norme fantasma, dal momento che, grazie a una serie di proroghe, non sono mai entrate in vigore. A lanciare questa "bomba" è il decreto del ministero dello Sviluppo 22 gennaio 2008, n. 37, pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale» del 12 marzo 2008, in forza dell'articolo 3 della legge 17/07.

Al decreto sono allegati i nuovi modelli di dichiarazione di conformità degli impianti, rilasciati dall'installatore, di cui «fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonchè il progetto». Di per se i due modelli (uno per l'impresa installatrice e uno per un tecnico esterno) non sono troppo differenti dall'unico vecchio.

Le vere novità sono due. La prima è che il cittadino deve consegnare all'azienda del gas, dell'energia elettrica o dell'acqua copia della dichiarazione di conformità dell'impianto al momento dell'allacciamento (obbligo già attivo, ma solo per il metano, ai sensi dell'articolo 16 della delibera n.40 del 2004 dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas). La seconda novità sta nel fatto che per i vecchi impianti, in cui la dichiarazione di conformità prevista non sia stata prodotta o non sia più reperibile anzichè da un installatore la dichiarazione può essere compilata a posteriori da un professionista iscritto all'albo che abbia esercitato per almeno cinque anni nel settore di competenza. Tale documento sostitutivo diviene indispensabile in caso di compravendita dell'immobile, perchè dovrebbe essere allegato dal venditore al rogito.

Il progetto è necessario per tutti gli impianti, esclusi ascensori e montacarichi (ma solo perchè se ne occupano altre norme apposite). Ne vengono varati due tipi: uno semplificato, che può essere redatto dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice, e uno più complesso, sottoscritto da un professionista iscritto agli albi professionali secondo le specifiche competenze tecniche.

Quello semplificato vede allegato un elaborato tecnico costituito almeno dallo schema dell'impianto da realizzare, eventualmente integrato dalla necessaria documentazione tecnica con le varianti introdotte in corso d'opera. Quello complesso è previsto per impianti di un certo rilievo. Per esempio quelli elettrici di potenza oltre i 6 Kw, quelli di riscaldamento con canne fumarie collettive ramificate (abbastanza comuni nei condomini), quelli con caldaie centralizzate che superano i 50 Kw di potenza (condomini medio-grandi), gli impianti antincendio che necessitano del Cpi (certificato di prevenzione), come i garage oltre i 9 posti auto o i locali che ospitano caldaie centralizzate a metano.

I progetti vanno depositati presso lo sportello unico per l'edilizia del Comune (se non esiste, è probabile che lo sostituisca l'Ufficio tecnico).

L'articolo 9 riprende il dettato dell'articolo 115 del Testo unico dell'edilizia: per ottenere il certificato di agibilità di un immobile occorre sia la dichiarazione di conformità che il certificato di collaudo degli impianti installati.

Una novità è nel comma 3 dell'articolo 11: c'è un controllo incrociato delle Camere di commercio, cui giungono copia dei certificati di conformità, per vedere se l'impresa è iscritta ai registri. Inoltre l'articolo 12 impone che nel cartello informativo da apporre all'inizio dei lavori per la costruzione o ristrutturazione dell'edificio, l'impresa installatrice riporti i propri dati identificativi e il nome dell'eventuale progettista. Pare che il cartello non sia necessario quando si installa semplicemente un impianto e non si ristruttura l'edificio (è il caso, per esempio, della posa in opera di un'antenna Tv o satellitare).

Infine le sanzioni. Per uno svarione legislativo non sono abrogate quelle della legge 46/90 (raddoppiate dalla legge 17/07), ma se ne varano di nuove: da cento a mille euro per mancata dichiarazione di conformità, da mille a diecimila «con riferimento all'entità e complessità dell'impianto e al grado di pericolosità» per tutte le altre violazioni. Nulli i contratti stipulati da imprese non abilitate.

Nuovi requisiti per i tecnici specializzati

  • Gli impianti (art. 1). Specificati con maggior esattezza gli impianti per cui vale la norma. I requisiti di sicurezza imposti per uno specifico impianto, anche da norme passate o comunitarie, prevalgono su questo decreto.
  • Imprese abilitate (art. 3). C'è incompatibilità del responsabile tecnico della certificazione con l'attività continuativa in altre imprese. Sancito il fatto che nella dichiarazione di inizio attività dell'impresa vadano indicati per quale lettera e quale voce dell'articolo 1 del decreto intendono esercitare l'attività, nonchè il possesso dei requisiti tecnico-professionali.
  • Requisiti (art. 4). Passa da un anno a due anni il periodo continuativo di inserimento in un'impresa del settore, se si possiede un diploma di secondaria specializzata.
  • Progettazione (art. 5). Necessaria per tutti gli impianti, anche se si distingue tra quella redatta dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice e quella redatta da un professionista iscritto agli albi professionali.
  • Conformità impianti (art. 7). Nei rifacimenti parziali progetto, conformità e collaudo si riferiscono alla sola parte degli impianti rifatti, ma tengono conto della sicurezza e funzionalità dell'intero impianto.
  • Responsabilità proprietario (art. 8). Comprende non solo la nomina dell'installatore qualificato, ma anche l'uso e la manutenzione tenendo conto delle istruzioni del costruttore e dell'installatore. Prevista la sospensione della fornitura di gas, energia elettrica o acqua, previo avviso, se a richiesta non si invia la documentazione relativa.
  • Sanzioni per committenti e installatori (art. 15). Per questi ultimi, alla terza violazione, prevista la sospensione dell'iscrizione dal registro delle imprese o dall'albo provinciale delle imprese artigiane e provvedimenti disciplinari.

SU INTERNET - LA DOCUMENTAZIONE - NORMA E MODELLI DI CONFORMITA'
Sul sito internet del «Sole 24 Ore» il testo del decreto del ministero dello Sviluppo economico sull'attività di installazione di impianti all'interno di edifici e i moduli per le dichiarazioni di conformità [fonte: ilsole24ore.com]


Gli adempimenti. Tutti i documenti in copia agli inquilini. Attestati da consegnare a chi utilizza l'immobile.

Nelle compravendite di un immobile e, più in generale, in tutti gli atti di trasferimento «a qualsiasi titolo», occorrerà inserire una dichiarazione del venditore che garantisce che gli impianti sono in regola con le norme sulla sicurezza degli impianti. Lo stabilisce l'articolo 13 del nuovo decreto. Non solo: bisognerà anche allegare le loro dichiarazioni di conformità «salvo espressi patti contrari». La stessa documentazione va consegnata anche al soggetto che utilizza, a qualsiasi titolo, l'immobile (come l'inquilino). La dichiarazione di conformità dell'installatore potrà essere sostituita da una «dichiarazione di rispondenza» compilata da un professionista iscritto all'Albo per le specifiche competenze, qualora non sia stata resa in passato o non sia reperibile (anche se così non ci si pone al riparo dalle sanzioni previste, da cento a mille euro).

L'articolo 13 è poco chiaro. Innanzitutto gli atti di trasferimento «a qualsiasi titolo» non sono solo le compravendite. Quindi perchè parlare solo degli obblighi del venditore? E chi dà l'immobile in donazione? Poi l'utilizzatore sempre «a qualsiasi titolo» di un immobile è anche chi è ospitato dai parenti, chi prende un appartamento turistico in affitto per un giorno, e così via. Occorrerà consegnare anche a lui la documentazione?

Ma il punto è un altro. A meno che l'acquirente di un immobile si impunti, forse le parti dichiareranno nell'atto che la documentazione non è necessaria. Infatti il suo reperimento potrebbe ritardare il rogito anche di molto tempo. Inoltre si costringe il venditore non solo a pagare un tecnico specializzato, ma anche ad autodenunciarsi e a rischiare le sanzioni.

 

di Silvio Rezzonico - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 14.03.08


Impiantisti, al via la legge. Dopo un iter tortuoso, è in vigore la normativa sull'attività di installazione. Restano alcune carenze sulla progettazione.

La nuova 46/90 finalmente è legge. Il decreto 37 del 22 gennaio 2008, che riordina le disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (la numero 61 del 12 marzo) a conclusione di un iter piuttosto lungo e tortuoso che aveva destato ben più di una preoccupazione tra gli operatori del settore. Attesa per il 1° gennaio, infatti, l'entrata in vigore del decreto aveva subito continui rinvii per i rilievi che la Corte dei conti aveva formulato al testo licenziato dal ministero dello sviluppo economico: «Non è mai troppo tardi», ha commentato Franco Bianchi, presidente nazionale di Cna installazione impianti, parafrasando il titolo di una fortunata trasmissione televisiva degli anni 60, «anche perché la categoria attendeva da tempo un provvedimento che scongiurasse definitivamente il pericolo di un'applicazione anche per gli installatori di impianti del Testo unico dell'edilizia».

Tra le novità principali previste dal decreto c'è l'innalzamento temporale di alcuni periodi di inserimento per ciò che concerne i requisiti tecnico-professionali e l'ampliamento del campo di applicazione a tutte le tipologie di impianti posti al servizio degli edifici indipendentemente dalla relativa destinazione d'uso: «Se consideriamo che nel testo non sono previste indicazioni sulla fase transitoria di prima applicazione della nuova disciplina», prosegue Bianchi, «sarebbe necessario consentire a tutte le imprese regolarmente iscritte che abbiano già svolto l'attività nelle categorie di edifici e per le tipologie di impianti escluse fino a oggi dalla legge n. 46/90, la possibilità di conseguire il riconoscimento della relativa qualificazione professionale».

Su questo aspetto il ministero dello sviluppo economico sarebbe disponibile a emanare una circolare nella quale risolvere le questioni che meritano le necessarie correzioni, anche se, nonostante le assicurazioni del ministero stesso, non è chiaro se una circolare ministeriale possa rimediare alle carenze della norma.

Altri problemi potrebbero sorgere per quanto riguarda la progettazione degli impianti. Secondo il decreto il progetto da parte del professionista iscritto all'albo sarebbe obbligatorio per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento degli impianti al di sopra di soglie dimensionali che gli artigiani della Cna ritengono basse. Il rischio, dicono, è che possa costare più il progetto che l'intervento stesso con conseguente aumento di oneri e adempimenti burocratici per il cittadino senza alcun beneficio reale per la sicurezza: «Crediamo che si debba ricorrere alla progettazione da parte di un professionista», sostiene Bianchi, «solo per l'installazione di un nuovo impianto o il rifacimento, la reale trasformazione e l'ampliamento strutturale di un impianto esistente per lavori che necessitano della denuncia di inizio attività, mentre per lavori di manutenzione straordinaria, di minore complessità, o comunque non subordinati alla Dia, possa essere sufficiente un progetto redatto dal responsabile tecnico dell'impresa».

Un interrogativo di fondo però resta. Tra il testo del decreto licenziato dal Mse, e sul quale si sarebbero appuntati i rilievi della Corte dei conti, e quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale le differenze sono minime e di nessuna rilevanza sostanziale. Per quale ragione, allora, l'entrata in vigore del decreto è avvenuta con così grave ritardo con il rischio reale, scongiurato solo con un emendamento inserito nel decreto Milleproroghe, che all'intero settore dell'installazione di impianti venisse applicata la disciplina prevista dal Testo unico dell'edilizia? Gli imprenditori aspettano una risposta.

 

di Otto Guidoni
da Italia Oggi del 14.03.08


Sicurezza, enti in prima linea. Al comune tutta la documentazione sugli impianti degli edifici. Decreto del ministero dello sviluppo economico coinvolge gli sportelli unici per l'edilizia.

Tutta la documentazione per la sicurezza degli impianti negli edifici, a prescindere dalla loro destinazione d'uso, dovrà essere trasmessa allo sportello unico del comune, senza più l'onere di invio alla Camera di commercio; niente più albo ad hoc per gli installatori, ma abilitazione delle imprese installatrici sulla base di requisiti tecnico-professionali.

Sono queste alcune delle novità del decreto 22 gennaio 2008, n. 37, a firma del ministro per lo sviluppo economico, Pierluigi Bersani, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 marzo 2008, che modifica gli adempimenti connessi alla legge 46/90 in materia di sicurezza degli impianti. Una delle principali novità del provvedimento riguarda l'iter amministrativo che coinvolge i comuni. Si prevede infatti che il progetto per l'installazione, trasformazione e ampliamento dell'impianto, redatto da un professionista iscritto all'albo professionale, deve essere depositato, nel termine di 30 giorni, presso lo sportello unico per l'edilizia del comune in cui deve essere realizzato l'impianto. Lo stesso termine deve essere rispettato per il deposito della dichiarazione di conformità, quando viene rifatto un impianto o installato un nuovo impianto, o per il certificato di collaudo degli impianti installati. Per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento di impianti che sono connessi ad interventi edilizi subordinati a permesso di costruire ovvero a denuncia di inizio di attività, sarà il soggetto titolare del permesso di costruire o il soggetto che ha presentato la denuncia di inizio di attività a depositare il progetto degli impianti da realizzare presso lo sportello unico per l'edilizia del comune ove deve essere realizzato l'intervento, contestualmente al progetto edilizio.

Una volta depositati tutti gli atti sarà cura dello sportello unico inoltrare copia della dichiarazione di conformità alla Camera di commercio industria artigianato e agricoltura nella cui circoscrizione ha sede l'impresa esecutrice dell'impianto. Quest'ultima dovrà pertanto svolgere i necessari riscontri presso il registro delle imprese o presso l'albo provinciale delle imprese artigiane, in merito a eventuali contestazioni, violazioni accertate, e sulla eventuale irrogazione delle sanzioni pecuniarie (ex decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112). Viene quindi soppresso l'obbligo di un ulteriore invio della dichiarazione di conformità alla Camera di commercio; adesso sarà sufficiente trasmetterla allo sportello unico.

Il decreto di fatto cancella il Capo V della parte II del testo unico dell'edilizia nella parte in cui si prevedeva l'istituzione sia dell'albo dei responsabili tecnici, sia l'automatica abilitazione delle imprese in possesso di attestazione Soa per le categorie impiantistiche. Per svolgere le attività previste dal decreto occorrerà possedere una serie di requisiti tecnico-professionali elencati all'articolo 4 che dovranno fare capo all'imprenditore individuale, o al legale rappresentante o al responsabile tecnico individuato dall'impresa che vuole essere abilitata. Si tratta di avere il diploma di laurea in materia tecnica specifica; o il diploma o di scuola secondaria, seguito da un periodo di inserimento di due anni presso una impresa o un titolo o attestato in materia di formazione professionale e quattro anni di inserimento o ancora avere lavorato alla dipendenze di una impresa abilitata da non meno di tre anni.

La progettazione degli impianti dovrà essere svolta da un iscritto all'albo e i progetti dovranno rispondere agli standard Uni e Cei. Il committente ha l'obbligo di utilizzare per l'installazione, la trasformazione la manutenzione straordinaria di impianti soltanto imprese abilitate. La manutenzione ordinaria degli impianti non necessita della redazione di un progetto né del rilascio dell'attestazione di collaudo, né di una impresa abilitata.

Previste anche sanzioni, irrogate dalle Camere di commercio, da 100 a 1.000 euro per la mancanza della dichiarazione di conformità e, se si sommano altre violazioni si può arrivare anche a 10.000 euro. Il presidente di Assistal, l'Associazione che raggruppa le società che progettano, costruiscono e gestiscono impianti tecnologici, Nicola Scotti valuta positivamente il testo, affermando che «era da troppo tempo che il settore attendeva una riforma vera e sostanziale della propria legislazione che rispondesse meglio ai nuovi ritmi del mercato e alle mutate esigenze di domanda e offerta». 

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 14.03.08


Immobili. Rischio di blocco per i rogiti. Preoccupazione per gli effetti del nuovo decreto relativo alla sicurezza degli impianti. Dal 27 marzo va unita all'atto la dichiarazione di rispondenza.

Si parla già di blocco dei rogiti: garanzie e documenti richiesti dal Dm 37/2007 (si veda il «Sole-24 Ore» di ieri - vd sopra, ndr) sono di fatto difficili da prestare e reperire in tempi brevi. Dal 27 marzo prossimo, infatti, i contratti di trasferimento di beni immobili dovranno adeguarsi alla nuova normativa sulla sicurezza degli impianti: il decreto ministeriale 22 gennaio 2008 n.37, pubblicato nella «Gazzetta ufficiale» n. 61 del 12 marzo 2008, non contiene norme transitorie ed entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione.

La norma che interessa i contratti «di trasferimento» (espressione generica che comprende compravendite, donazioni, permute, conferimenti, eccetera), è l'articolo 13 comma 2, nella quale è prescritto che l'atto: «riporta la garanzia del venditore in ordine alla conformità degli impianti alla vigente normativa in materia di sicurezza» e contiene in allegato la dichiarazione di conformità «ovvero la dichiarazione di rispondenza» dell'impianto a tale normativa. La sanzione per l'inosservanza di queste norme non è, una volta tanto, la nullità dell'atto traslativo, ma l'applicazione di una sanzione amministrativa da mille a 10mila euro (articolo 15, comma 2).

La questione da affrontare è quella della possibile previsione di patti contrari che, dal tenore letterale della norma, pare riferita solo all'allegazione delle predette dichiarazioni e non all'obbligo di garanzia.

Se così è, e se l'atto deve inderogabilmente riportare la garanzia di conformità dell'impianto, dovrebbe derivarne che non è possibile la deroga convenzionale a tale garanzia e, di conseguenza, la vendita di immobili dotati di impianti non a norma dovrebbe provocare la risarcibilità del danno patito dall'acquirente (danno evidentemente rappresentato, almeno, dalle spese occorrenti per la messa a norma). Peraltro, appare implausibile ritenere che la norma renda non più possibile l'acquisto di un bene «nello stato in cui si trova» (come si suol dire nel gergo commerciale),in quanto, se mai sia inderogabile l'obbligo di garanzia, è abbastanza difficile ritenere non rinunciabile l'azione di risarcimento.

L'altro fondamentale tema è quello di stabilire il perimetro di applicazione della nuova normativa. Se è scontato che essa si riferisce a tutte le nuove costruzioni e a tutti gli edifici nei quali gli impianti siano stati oggetto di «installazione», o «ampliamento» (articolo 5 del Dm 37), una riflessione va compiuta sull'applicabilità delle norme in questione agli edifici non di nuova costruzione e sui quali non siano stati effettuati lavori impiantistici, per esempio quelli di distribuzione dell'elettricità e del gas, di automazione di cancelli e porte, radiotelevisivi, eccetera.

Ebbene, la lettura della nuova normativa conduce a ritenere come compresa nel suo ambito applicativo ogni tipologia di edificio. Infatti l'articolo 13, sopra riportato, rimanda al precedente articolo 7, comma 6, nel quale si contempla proprio il caso degli «impianti eseguiti prima dell'entrata in vigore del presente decreto», caso nel quale la dichiarazione di conformità agli impianti è sostituita da una «dichiarazione di rispondenza» predisposta da un tecnico abilitato. Quest'ultima dichiarazione va allegata, come detto, all'atto traslativo. Evidentemente, la rispondenza sarà attestata, se sussistente; in caso di non rispondenza, l'atto traslativo porterà in allegato una dichiarazione del professionista che attesta la non conformità degli impianti. Questo, sempre nel caso la parte acquirente non intenda rinunciare con clausola espressa alla dichiarazione di conformità o rispondenza. Ma i dubbi restano e occorrono urgentemente precisazioni normative, entro il 27 marzo al massimo.

  • GARANZIA DI CONFORMITÀ - La vendita di case con lavori non a norma dovrebbe provocare la risarcibilità del danno subito dall'acquirente

SPECIALE ONLINE - LA DOCUMENTAZIONE - TUTTE LE REGOLE PER «CERTIFICARE» GLI EDIFICI. Sul sito internet del «Sole 24 Ore» è possibile scaricare il testo del decreto del ministero dello Sviluppo economico sull'attività di installazione di impianti all'interno di edifici. Nel provvedimento sono riportati anche i moduli che dovranno essere compilati dai tecnici per le dichiarazioni di conformità degli impianti alla regola d'arte. [fonte: il sole24ore.com]

 

di Angelo Busani
da Il Sole 24ore del 15.03.08


Tirocinio di almeno due anni. Raddoppiato il periodo di formazione degli installatori.

Maggior rigidità nel definire chi può svolgere l'attività di installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione degli impianti. È quanto stabilisce il decreto ministeriale n.37 del 22 gennaio 2008, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n.61 del 12 marzo (si veda il «Sole 24 Ore di ieri - vd sopra, ndr).

Sono abilitate le imprese e gli artigiani iscritti ai relativi registri e albi, ma solo se l'imprenditore individuale o il legale rappresentante o infine il responsabile tecnico sono in possesso dei requisiti professionali. In particolare, il responsabile tecnico può svolgere la sua funzione per una sola impresa, senza altra attività continuativa.

Sin dalla prima dichiarazione con la quale si avvia l'attività, le imprese devono denunciare la loro specializzazione, rifacendosi all'elenco riportato nell'articolo 1 del decreto stesso (per esempio riscaldamento, antincendio, elettrici, idrosanitari e via elencando). Hanno diritto a un certificato di riconoscimento secondo i modelli approvati con il decreto ministeriale 11 giugno 1992.

Per gli installatori diplomati occorre un periodo di inserimento di almeno due anni continuativi alle dirette dipendenze di un'impresa del settore. Per quelli con formazione professionale il periodo passa da due a quattro anni. Resta invece a tre anni quello dell'operaio installatore specializzato (escluso l'apprendistato).

Solo gli addetti al settore degli impianti idrici e sanitari hanno una formazione lavorativa più breve: tre anni se diplomati, due se con formazione professionale.

Ai titolari delle imprese e ai soci collaboratori familiari è richiesto un gradino in più: un'attività di collaborazione tecnica continuativa nelle imprese abilitate del settore per un periodo non inferiore a sei anni (quattro per gli impianti idrici).

Le violazioni accertate a carico delle imprese installatrici sono comunicate alla Camera di commercio, che con verbale provvede all'annotazione nell'albo provinciale delle imprese artigiane o nel registro delle imprese. Quelle riguardanti la sicurezza degli impianti, se reiterate tre volte, comportano «in casi di particolare gravità» la sospensione temporanea dell'iscrizione. La triplice violazione delle norme di progettazione e collaudo provoca invece la richiesta di provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti.

I contratti stipulati da imprese non abilitate sono nulli, salvo il risarcimento di eventuali danni.

 

di Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 15.03.08


Impianti, la sicurezza si fa in tre. I nuovi obblighi per cittadini e imprese dopo la pubblicazione del regolamento di riordino. Più vincoli per installazioni, trasformazioni, ampliamenti.

Nuovi standard di sicurezza per gli impianti in occasioni di lavori di rifacimento. È quanto deriva dall'applicazione del decreto 37 del 22/1/2008 del ministro dello sviluppo economico (G.U. n. 61 del 12/3/2008), meglio noto come regolamento per l'installazione degli impianti all'interno degli edifici (ItaliaOggi di ieri - vd sopra, ndr).

Vediamo cosa cambia in concreto dall'applicazione delle nuove regole che riguardano gli tutti edifici, indipendentemente dalla destinazione d'uso. Le nuove disposizioni si applicano a tappeto per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento degli impianti. Per gli impianti elettrici il decreto prevede che gli impianti elettrici nelle unità immobiliari ad uso abitativo realizzati prima del 13 marzo 1990 si considerano adeguati se dotati di requisiti esattamente descritti all'articolo 6 (con questo implicitamente prescrivendo la necessità di adeguamento in caso di non raggiungimento dello standard). Il regolamento prevede una graduazione degli obblighi in relazione alla diversa tipologia degli interventi.

Il livello minimo riguarda la manutenzione ordinaria, sostanzialmente libera. Solo obbligo di dichiarazione di conformità per installazioni per apparecchi per usi domestici e la fornitura provvisoria di energia elettrica per gli impianti di cantiere. Per la manutenzione straordinaria, installazione, trasformazione e ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti ci si deve rivolgere a imprese abilitate. Per tutti gli interventi appena nominati ad esclusione della manutenzione straordinaria scatta anche l'obbligo del progetto.

Molto importanti sono anche le implicazioni degli standard di sicurezza. Innanzi tutto se si chiede un nuovo allacciamento alla rete del gas, dell'energia elettrica, dell'acqua o un aumento di potenza impegnata bisogna consegnare al distributore o al venditore copia della dichiarazione di conformità a seguito di interventi sull'impianto. Se non si consegna la dichiarazione di conformità il fornitore o il distributore di gas, energia elettrica o acqua, previo congruo avviso, sospende la fornitura. Il certificato di agibilità, rilasciato dal comune, presuppone la dichiarazione di conformità e il certificato di collaudo degli impianti installati.

La effettività delle norme regolamentari è garantita dagli obblighi da osservarsi nelle pratiche edilizie e dallo scambio di dati tra comune e camere di commercio (per il controllo delle ditte esecutrici dei lavori). Al comune vanno consegnati i progetti degli impianti presso lo sportello unico per l'edilizia contestualmente al progetto edilizio. E della esecuzione delle opere va dato risalto anche attraverso l'esposizione del cartello con indicazione anche del nome dei progettisti.

Nutrito e disincentivante è anche il quadro delle sanzioni amministrative pecuniarie e interdittive. Alle violazioni degli obblighi relativi alla dichiarazione di conformità si applicano sanzioni amministrative da cento a mille euro. Alle violazioni degli altri obblighi previsti dal regolamento in commento si applicano sanzioni amministrative da mille a 10 mila euro. Per le violazioni commesse dalle imprese installatrici è previsto anche un aspetto infamante e cioè la annotazione nell'albo provinciale delle imprese artigiane o nel registro delle imprese. La violazione reiterata tre volte delle norme relative alla sicurezza degli impianti provoca la sospensione temporanea dell'iscrizione delle medesime imprese dal registro delle imprese o dall'albo provinciale delle imprese artigiane. Alla terza violazione possono scattare provvedimenti disciplinari a carico dei professionisti iscritti nei rispettivi albi. Attenzione, infine, alla conservazione della documentazione. Vanno conservati la documentazione amministrativa e tecnica, il libretto di uso e manutenzione che, in caso di trasferimento dell'immobile, a qualsiasi titolo, vanno consegnati all'acquirente.

 

di Antonio Ciccia
da Italia Oggi del 15.03.08

 

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  • DECRETO - 22 gennaio 2008, n. 37 
    Regolamento concernente l'attuazione dell'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attivita' di installazione degli impianti all'interno degli edifici. (GU n. 61 del 12-3-2008 ) 
    [fonte: gazzettaufficiale.it]

 

 


 

Commenti

20/03/2008 18.46: titolo
la nostra professione diventa sempre più caotica ed insicura, si respira un'aria di disagio ed impotenza per tutta una serie di norme, vincoli e regole che si sovrappongono e non ci fanno capire niente, vengono emanate tutta una serie di norme e sanzioni punitive nei nostri confronti professionali, bisogna stare attenti alle normative dei vari uffici pubblici, ai clienti che non ti pagano, agli aumenti delle bollette, alle assicurazioni, alle iscrizioni dell'Ordine, della Cassa ecc. Che gran casino!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
antonio rinalduzzi

09/04/2008 18.59: semplifichiamo!
Ma si! semplifichiamo un pò la vita a questi architetti! Se lo meritano e poi, del resto, come dice Pullara, non sono un esercito di solo 123.000 unità? Del resto, la sicurezza non viene prima di tutto? Da quando (era il 1994) la normativa sulla sicurezza è strombazzata ai 4 venti, mi sembra infatti che le morti bianche siano praticamente scomparse, o no? Complimenti e lunga vita alle agenzie di servizi del tipo: "certifichiamo chi paga!", che, credo, a seguito del decreto in oggetto, avranno ulteriori introiti.
Stefano D'Amico

14/06/2008 12.09: Ma le spese?
Abito in un condominio del 1985. Dovendo vendere la casa, mi sono sentito dire dall'acquirente che senza l'abitabilità, la casa vele il 50% meno... Quindi "obbedisco" e mi sbatto per reperire tutti i tecnici che necessitano per ottenere le certificazioni, con notevole esborso di euro! MA queste spesuccie sono totalmente a mio carico, o posso dividerle con l'acquirente?
Francesco sergi lecce

vedi anche:

Luce, acqua e gas: allaccio senza «visto»

Nuovo Regolamento Impianti - breve agg. rass-stampa

Negli appalti la sicurezza non ha più alibi

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Norme tecniche sulle costruzioni - breve rass.stampa


data pubblicazione: martedì 18 marzo 2008
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