Architetti una scuola per sognare

Tornando ai progetti...

TORNANDO AI PROGETTI - ARCHITETTI UNA SCUOLA PER SOGNARE

Una grande città come Roma ha bisogno di buoni architetti. Non solo delle iniezioni di grandi architetture disegnate dalle star internazionali, che possono servire a promuoverne l'immagine. La vera modernità, quella che trasforma i luoghi dove pulsa la vita, le periferie, le borgate sovraffollate, sarà progettata da centinaia di architetti sfornati, ogni anno, dalle nostre facoltà.

È vero, com'è stato scritto su queste pagine, che oggi la loro formazione è forse un po' provinciale. Ma è un problema dovuto, in realtà, alla paura stessa d'essere provinciali. Perché, sull'onda di tendenze e nuove specializzazioni, l'insegnamento si è frammentato in mille rivoli generando corsi e lauree d'ogni tipo, ognuno con un proprio statuto. Come se, per affrontare la complessità di un mondo in convulsa trasformazione, bastasse disperdersi nei suoi infiniti meandri.

La gloriosa Scuola di Architettura romana delle origini ha prodotto, in fondo, non solo grandi architetti ma grandi storici, restauratori, archeologi, costruttori, scenografi la cui originalità consisteva proprio nel vedere il mondo con gli occhi del progettista.

Oggi il centro dell'insegnamento di architettura sembra, in molti casi, non essere più il progetto, la sintesi che unifica in un solo gesto costruttivo strutture, spazi, materiali.

Forse occorre ripensare l'intero insegnamento dell'architettura non solo come facoltà universitaria, ma come moderna scuola dove ogni disciplina è concentrata su un solo scopo: l'educazione a progettare.

Si rimuoverebbe un male genetico delle facoltà d'architettura italiane, le cui due anime, tecnica e artistica, non si sono mai fuse.

Ma sarebbe anche un contributo a superare l'annosa confusione, spettacolare e superficiale, di una cultura che vede Mike Bongiono e Fuksas parlare ancora dell'energia urbana dei grattacieli, mentre Milano si accinge a costruire una torre ritorta, una puntellata, un'altra ripiegata e come afflosciata dopo uno slancio vitale. Sofisticati oggetti di design alla moda, più che architetture.

 

di Giuseppe Strappa
dal Corriere della sera del 11.04.08

 

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Commenti

13/04/2008 18:19: titolo
Ma dove eravate quando queste cose venivano dette anni e anni fà, nel bel mezzo della pantomima cosiddetta post-moderna (di cui la situazione attuale altro non è che il risultato) da "ingenui" studenti col vizio di pensare ed accorgersi delle cose, in qualche facoltà di architettura (anni '80 alla Sapienza, per quanto mi riguarda, ad esempio) ??? Noi, quattro gatti, avevamo il vuoto intorno. La maggior parte, ad alimentare il culto nascente delle star e dell'architettura "da pubblicare". Voi (plurale majestatis) dove eravate ? A industriarvi già, per inserirvi nel sistema delle carriere didattiche, ben felici che si generassero "corsi e lauree di ogni tipo, ognuno con un proprio statuto", a creare "l'onda di tendenze e nuove specializzazioni" e contribuire ad un "insegnamneto... frammentato in mille rivoli", affinchè un posticino ci fosse un po' per tutti. Professorini crescono e si moltiplicano. Voi che oggi, con grande lungimiranza intellettuale, squarciando con un raggio di sole il cupo cielo, avete la pensata... "forse occorre ripensare l'intero insegnamento dell'architettura... su un solo scopo: l'educazione a progettare". Forse... Ma và???! Aspettate che prendo il taccuino e me lo segno !!!
marbis

14/04/2008 03:40: titolo
Dopo aver distrutto i sogni "architettonici" di generazioni facendo dell'universita' una prigione dove e' impossibile laurearsi giovani come i colleghi europei ed iniziare una professione e una propria vita, ora "Forse occorre ripensare l'intero insegnamento dell'architettura". Non e' questo da ripensare ma l'organico che ha in mano la responsabilita' dell'insegnamento, questi non possono avere le stesse aspirazioni del tipico impiegatuccio che fa le scarpe agli altri per avere il posto fisso a vita. L'architettura c'e', gli uomini anche, basta non pensare piu' al proprio angolino ed avere apertura mentale per capire che anche una torre distorta puo' dare emozioni ed insegnare, piu' di 3 ore di monologo di un professore frustrato in un aula buia e sopraffollata.
babba

17/04/2008 10:26: progettare
D'accordissimo nel rimettere l'educazione a progettare al centro della formazione di un architetto. Per quanto mi riguarda da quando io mi sono iscritto nel 1992/93, ultimo anno dell'"antico ordinamento" come lo chiamo io, è stato comunque raro trovare professori che ti educavano a progettare, e che ti fornivano gli strumenti di analisi necessari prima di arrivare alla creazione vera e propria. Veniva per lo più insegnato a copiare i grandi maestri, a fare un patchwork di diverse architetture. Sinceramente dopo tanti anni di università, mi sono laureato nel 2003, al momento di laurearmi ho avuto non pochi problemi a gestire un progetto complesso, proprio per la mancanza degli strumenti alla base del progettare, e qui mi è venuto in aiuto il grande Bruno Munari con il libro "Da cosa nasce cosa". Autore che non viene mai citato in nessun corso di progettazione architettonica e, cosa ancora più assurda, in nessun corso di disegno industriale, quasi fosse un eretico, un non degno di essere menzionato. Concludendo consiglio a tutti gli architetti di leggere questo autore, artista e designer, per colmare alcune carenze sul saper progettare, qui viene insegnato un metodo applicabile a qualsiasi tipo di progetto, dal design all'urbanistica con un linguaggio molto semplice. E infine penso, che se c'è questa carenza sul progetto, è dovuto proprio ad un fattore culturale italiano, spesso le persone su alcuni lavori la parte che risparmiano è proprio quella del progetto, poichè non sanno dargli valore, forse è arrivato il momento da parte dell'ordine di fare comunicazione su ciò che è, e sull'importanza della figura dell'architetto, non solo per le grandi opere ma anche per il più semplice dei lavori, solo così avremo una speranza di una qualità diffusa. Molte persone non sanno neanche bene di cosa si occupa un architetto, pensano tutti che sia un artista che produca qualcosa di effimero che si può scartare...tanto c'è l'ingegnere! Con tutto il rispetto per gli ingegneri.
Stelu

04/05/2008 23:09: risposta a "Marbis"
Rispondo a Marbis, del quale mi farebbe piacere conoscere nome e cognome. 1. Ero a Bari, dove sono rimasto 13 anni battendomi, con altri, proprio perchè non si attivassero le lauree triennali. E ti faccio notare che infatti la Facoltà di Bari è l'unica in Italia ad avere la laurea in architettura solo quinquennale. 2. Quanto ad "alimentare il culto nascente delle star dell'architettura" ti consiglio, prima di dire sciocchezze, di documentarti su chi sono, cosa scrivo e cosa insegno (da sempre).
Giuseppe Strappa

vedi anche:

I nuovi architetti: meglio la Terza via

né utopie totalitarie né ritorni nostalgici al classico

Architetti senza Architetture

Quali prospettive per 123.000 architetti?


data pubblicazione: domenica 13 aprile 2008
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