Luce, acqua e gas: allaccio senza «visto»

Nuovo Regolamento Impianti - breve agg. rass-stampa

SICUREZZA - Impianti domestici. Luce, acqua e gas: allaccio senza «visto». Il ministero dello Sviluppo chiarisce che per utenze già esistenti non occorre il certificato di conformità. Impianti di casa al centro dell'attenzione del legislatore: (...) sulla sicurezza degli impianti arriva un nuovo importante chiarimento del ministero dello Sviluppo: per i nuovi allacciamenti e i subentri non occorre presentare la dichiarazione di conformità.

«Vuoi un nuovo allaccio? Se non sei in regola con la sicurezza degli impianti, ti tagliamo acqua, gas e luce». Questo potrebbe essere uno dei risultati (spiacevole) del nuovo decreto dello Sviluppo (Dm 37 del 22 gennaio 2008), almeno nel caso di un nuovo contratto di utenza: le norme parlano infatti di un mese dopo l'attivazione del servizio per inviare la documentazione sulla regolarità, pena la sospensione dell'erogazione.

Ma il pericolo è scongiurato, come dimostrano le risposte fornite dal ministero (... [in calce, ndr]) alle domande presentate dal Sole 24 Ore in collaborazione con Confapi-Federamministratori. Lo Sviluppo infatti chiarisce una volta per tutte che per un impianto già funzionante non è necessario inviare al distributore di acqua ed energia il relativo certificato di conformità, anche se la fornitura del metano, dell'acqua o della luce era stata temporaneamente disattivata per il subentro di un nuovo proprietario dell'immobile, se è cambiato il fornitore di energia o se è stato modificato il contratto.

I casi a rischio. Di conseguenza restano tre casi in cui l'allacciamento alle reti prevede l'invio della dichiarazione di conformità dell'impianto al gestore della rete stessa:

  • 1) nuovo impianto (quasi sempre attivato per la prima volta, perchè l'edificio è stato appena costruito);
  • 2) aumento di potenza dell'impianto in seguito a interventi (per esempio incremento della potenza del contatore elettrico o del potere riscaldante della caldaia). Il ministero chiarisce però che in questo caso l'invio della documentazione è dovuto solo se l'intervento impone di per sè il rilascio della dichiarazione di conformità. Quindi, un semplice incremento di potenza del contatore elettrico familiare, oltre i canonici 3kw, non comporta di per sè tale procedura, a meno che l'aumento sia dovuto a innovazioni importanti (installazione di una vasca da idromassaggio o di un condizionatore, per esempio);
  • 3) aumento di potenza dell'impianto anche senza interventi, ma solo in casi particolari. I più comuni sono il superamento dei 6 kilowattora di potenza elettrica o quando l'impianto termico è servito da canne fumarie ramificate.

Se ne deduce che solo nel terzo caso può essere necessario produrre una dichiarazione di conformità per un impianto già esistente, rintracciando l'installatore per ottenerla o sostituendo la dichiarazione di conformità con una «di rispondenza», resa da un professionista iscritto all'albo per le specifiche competenze tecniche richieste.

Negli altri casi, invece, la dichiarazione di conforniità è un documento nuovo di zecca, che l'installatore è tenuto a rilasciare alla fine degli interventi, come previsto già dalla legge, e che bisognerà solo trasmettere in copia al distributore o fornitore di acqua, luce o gas. Niente gravosi adempimenti, quindi.

La locazione. Più spinosa è la questione del rapporto proprietario-inquilino, anche perchè si lega a doppio filo con altri chiarimenti del ministero dello Sviluppo (...). In essi si era affermato che è possibile derogare contrattualmente dalla consegna della dichiarazione di conformìtà alla persona che prende in locazione un immobile. Non è difficile immaginare che si farà ricorso a questa eccezione in quasi tutti i casi, in cui il proprietario non può consegnare le dichiarazioni, o perchè non le ha mai avute, oppure perchè le ha perse (l'alternativa è che il proprietario si faccia rilasciare una costosa dichiarazione di rispondenza da un tecnico o, esegua ancor più costosi lavori di messa a norma degli impianti, come in effetti dovrebbe fare).

Ora, se l'inquilino vuole eseguire, magari a proprie spese, modifiche dell'impianto dovrà (come afferma il ministero) ottenere l'autorizzazione del proprietario (ciò è previsto in tutti i moduli prestampati di locazione). Ma se il proprietario dà l'autorizzazione dovrà necessariamente fornire anche la dichiarazione di conformità dell'impianto esistente, anche in caso di accordo per la non allegazione al contratto di locazione. Il tutto, a meno che nel contratto di locazione siano previste specifiche e clausole contrattuali di deroga, che chiariscano a chi competono gli adeguamenti degli impianti e la richiesta delle relative documentazioni.

Le punizioni. Mano pesante, infine, sulle sanzioni. Lo Sviluppo afferma che la mancata consegna della dichiarazione di conformìtà al distributore o fornitore delle utenze "sconta" da 1.000 a 1O.000 euro «con riferimento all'entità e complessità dell'impianto, al grado di pericolosità e alle altre circostanze obiettive e soggettive della violazione». Quindi, oltre alla sospensione della fornitura, si pagano almeno mille euro di multa.

Anche le aziende di distribuzione e fornitura di energia e acqua sono gravate dalla stessa sanzione se non richiedono la documentazione all'utente. Nelle risposte pubblicate il 20 marzo dal Sole 24 Ore in merito alla garanzia prestata al rogito per un impianto che non si rivela a norma, il ministero aveva però preferito un'interpretazione più morbida: in questo caso le sanzioni non si applicano, salvo «che si possa risalire a specifiche responsabilità relative all'avvenuta installazione e manutenzione dei singoli impianti».

  • Meno burocrazia. Nove risposte ridimensionano gli adempimenti
  • Comunicazioni. Restano per gli aumenti di potenza ma solo in casi precisi

Domande e risposte. Entro 30 giorni dall'allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia elettrica, acqua, negli edifici di qualsiasi destinazione d'uso, il committente deve consegnare al distributore o al venditore dell'utenza copia della dichiarazione di conformità dell'impianto. Se non lo fa, il fornitore o il distributore di gas, energia elettrica o acqua, previo congruo avviso, sospende la fornitura. Questo nuovo adempimento è obbligatorio dal 27 marzo 2008, data in cui è entrato in vigore il decreto del ministero dello Sviluppo n.37/2008. La nuova norma, oltre a generare prevedibili preoccupazioni, non è affatto chiara, anche perchè dettata in tre soli commi dell'articolo 8 del decreto, in modo sintetico. Perciò «Il Sole 24 Ore», in collaborazione con l'Ufficio studi della Confappi-Federamministratori (organizzazione dei proprietari immobiliari) ha posto al Ministero alcune domande, a cui il Ministero ha risposto in tempi davvero rapidi. Eccole.

  • 1 - LA DISCIPLINA ULTERIORE. I commi da 3 a 5 dell'articolo 8 del Dm 37/2008 prevedono che sia dettata un'ulteriore disciplina regolamentare prima che possano dirsi efficaci? Al fine di garantire l'efficacia delle prescrizioni poste a tutela della sicurezza di chi vive o lavora in un edificio, il Dm 37/2008, aicommi 3, 4 e 5 dell'articolo 8 prevede, che entro trenta giorni dall'allacciamento della fornitura di gas, luce e acqua debba essere consegnata al fornitore copia della dichiarazione di conformità o di rispondenza, e in caso di inottemperanza impone al fornitore di sospendere l'erogazione previo congruo avviso. Si tratta di norme immediatamente applicabili, che fanno però «salvi i provvedimenti da parte delle autorità competenti». Quindi, spetterà all'autorità di regolazione di settore (che ha già previsto una disciplina analoga per il gas) agli enti locali e (entro tali margini) ai singoli distributori o fornitori, adottare e comunicare agli utenti eventuali procedure operative, nel rispetto delle previsioni del regolamento.
  • 2 - SALVE LE UTENZE CHE CI SONO GIA'. Il Dm 37/2008 parla di «allacciamento di una nuova fornitura». La nuova fornitura comprende anche i mutamenti del gestore di una utenza già esistente? Comprende modifiche delle condizioni contrattuali di una vecchia fornitura? Comprende il subentro di una fornitura che continua a essere attivata da parte, per esempio, di un nuovo acquirente dell'immobile? O comprende i subentri una fornitura preesistente, solo se precedentemente disattivata? Il Dm si riferisce espressamente all'«allacciamento di nuove forniture», e non alla loro semplice «attivazione», così come facevano alcune delibere dell'Autorità di settore, proprio perchè ai fini della sicurezza rileva che la verifica dell'impianto sia contestuale alla sua messa in esercizio, mediante l'avvio della fornitura di gas, di energia elettrica e acqua. Ne consegue che qualsiasi modifica del contratto di fornitura (cambio del gestore o delle condizioni di fornitura o subentro ad un precedente utente, anche a seguito di temporanea disattivazione) non determina l'obbligo di consegna della dichiarazione di conformità o di rispondenza. Il Dm non ostacola, pertanto, la liberalizzazione del mercato elettrico, perchè in caso di cambio del gestore non è previsto nessun nuovo adempimento.
  • 3 - L'INCREMENTO DI POTENZA. Il Dm 37/2008 afferma: «La medesima documentazione è consegnata nel caso di richiesta di aumento di potenza impegnata a seguito di interventi sull'impianto, o di un aumento di potenza che senza interventi sull'impianto determina il raggiungimento dei livelli di potenza impegnata di cui all'articolo 5, comma 2 o comunque, per gli impianti etettrici, la potenza di 6 kw». Facciamo un esempio abbastanza frequente: quello di un incremento oltre i 3 kilowatt standard di potenza dell'erogazione di elettricità. Esso può avvenire in seguito all'installazione di nuovi impianti (ad esempio un impianto di condizionamento o uno scaldabagno elettrico), oppure semplicemente perchè l'impianto attuale non "regge" i dispositivi esistenti (per esempio il ferro da stiro, il forno e la lavatrice che funzionano contemporaneamente). Come può l'azienda erogatrice di elettricità sapere se la documentazione va chiesta o non va chiesta per l'incremento di potenza? È obbligata a eseguire dei controlli a proposito o la responsabilità ricade solo sull'utilizzatore dell'impianto? L'unico caso di variazione di una fornituro esistente per il quale è prevista la consegna della documentazione, consiste nell'aumento di potenza impegnata, ma solo a certe condizioni. Infatti, la dichiarazione deve essere consegnata solo se: a) l'aumento consegue a interventi che impongono di per sè il rilascio della dichiarazione di conformità; b) oppure se l'aumento avviene nei casi in cui l'articolo 5, comma 2, impone di redigere il progetto per i nuovi interventi: si tratta di impianti di notevole rilievo sotto il profilo della sicurezza, di regola non presenti nelle abitazioni, ma solo nei condomini o in esercizi produttivi o commerciali di un certo rilievo (ad esempio potenza dell'impianto elettrico superiore a 6 kw, ovvero superficie delle abitazioni superiore a 400 mq e degli immobili adibiti ad altri usi superiore a 200 mq). L'ultimo inciso consente, poi, di ricondurre a ragionevolezza l'elenco dell'articolo 5 (che nasce per i progetti e non per le utenze), precisando che, anche qualora si realizza una delle previsioni del medesimo articolo, è comunque necessario che l'impianto elettrico raggiunga poi «la potenza di 6 kw»: pensiamo, ad esempio, ad un appartamento di 401 mq, in gran parte disabitato: occorrerà progettare i nuovi impianti (resi impegnativi dalle dimensioni) ma non avrebbe senso imporre un particolare onere documentale per un allaccio di corrente di modesta potenza inferiore a 6 kw. In conclusione, in caso di aumento della potenza impegnata, la dichiarazione di conformità o rispondenza deve essere consegnata solo se c'è stato un intervento che richiede di per sè il rilascio di tali certificati, oppure nei casi in cui d'ora in poi sarebbe necessario progettare l'impianto, salvo che la potenza impegnata sia inferiore a 6 kw. Naturalmente il fornitore finale del prodotto all'utente può essere all'oscuro di tali circostanze. Pertanto, potrà e dovrà controllare i nuovi allacci mentre per le variazioni dovrà "accontentarsi" della dichiarazione resa sotto la propria responsabilità dall'utente.
  • 4 - CHE COSA SUCCEDE ALL'INQUILINO. Poichè l'utilizzatore dell'impianto o colui che esegue incrementi della sua potenza, subentro o modifiche contrattuali non coincide talvolta con il proprietario dell'immobile (per esempio è in locazione), deve ritenersi che, qualora non ottenga dal proprietario la documentazione necessaria, sia costretto a subire l'interruzione della fornitura (salvo poi rifarsi in giudizio)? L'utilizzatore (locatore, affittuario eccetera) riceve di regola l'immobile già fornito dei necessari allacci. È difficile che a modifiche delle forniture come quelle individuate non consegua una modifica dell'impianto che richiede l'iniziativa o almeno l'autorizzazione del proprietario. In conclusione, è rimessa alla libera contrattazione delle parti l'imputazione degli oneri relativi all'ottenimento della documentazione.
  • 5 - SANZIONI ANCHE PER AZIENDA. Le sanzioni previste dall'articolo 15 del decreto possono ricadere sull'azienda erogatrice che non richiedono la documentazione di sicurezza dell'impianto, in caso di nuova fornitura? Si applicano tali sanzioni anche in caso di mancata fornitura della documentazione di congruità degli impianti da parte dell'utilizzatore o quest'ultimo è solo soggetto alla sospensione della fornitura? L'impresa fornitrice e l'utente del servizio sono soggetti alle sanzioni previste dal Dm nel caso di sua violazione.
  • 6 - L'AUTORITA' ELETTRICITÀ E GAS. Si può ritenere che il Dm 37/2008 porti a modifiche o abrogazioni della delibera Autorità energia elettrica e il gas 18 marzo 2004, n.40, che prevede la sospensione della fornitura di gas metano in caso di mancato invio, da parte dell'utente, della dichiarazione di conformità dell'impianto, secondo procedure precise? Oppure vale in questo caso il comma 3 dell'articolo 1 che stabilisce «3. Gli impianti o parti di impianto che sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti in attuazione della normativa comunitaria, ovvero di normativa specifica, non sono disciplinati, per tali aspetti, dalle disposizioni del presente decreto»? Il comma 4 dell'articolo 8 del Dm, concernente le forniture di gas, può già essere applicato secondo la delibera dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas del 18 marzo 2004, che è sostanzialmente conforme alla nuova norma, salva la possibilità della medesima Autorità di procedere a ulteriori messe a punto nel rispetto del regolamento (ad esempio, per gli immobili non adibiti a civile abitazione, la certificazione prevista dalla delibera è ora "assorbita" dalla dichiarazione di conformità o di rispondenza).
  • 7 - QUANDO BASTA L'OK PER IL CONDOMINIO. Nel caso in cui la nuova fornitura riguardi un impianto condominiale (ad esempio acqua potabile), basta fornire la documentazione di conformità dell'impianto condominiale stesso o è necessario fornire quella dei singoli impianti a esso collegati? Se quest'ultima ipotesi è quella vera, il condomino e/o l'utilizzatore dell'impianto (per esempio, inquilino in locazione) che non forniscano la documentazione sono soggetti a sanzioni? La documentazione relativa agli impianti condominiali riguarda solo la parte comune dell'edificio e quindi degli impianti.
  • 8 - PLACET SOLO ALL'APPARTAMENTO. Nel caso che la fornitura riguardi un impianto di un'unità immobiliare in uno stabile condominiale, basta fornire la documentazione di conformità dell'impianto singolo stesso o è necessario fornire quella dell'impianto condominiale ad esso collegato? In quest'ultima situazione il condominio e/o l'amministratore che non forniscano la documentazione sono soggetti a sanzioni? In modo del tutto analogo, la documentazione relativa al singolo appartamento non comprende le parti comuni dell'edificio, e quindi nulla deve essere allegato al riguardo.
  • 9 - PREAVVISO CONGRUO E RAGIONEVOLE. Si afferma «il fornitore o il distributore di gas, energia elettrica o acqua, previo congruo avviso, sospende la fornitura». La congruità del preavviso è lasciata all'interpretazione del fornitore o del distributore, oppure si intende dare delucidazioni a proposito? Ricordiamo che la delibera 40/2004 dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas prevede precise tempistiche, modi di comunicazione eccetera. Il fornitore deve dare un preavviso «congruo», cioè utile, secondo un criterio di ragionevolezza, al fine di poter ottenere e consegnare la documentazione. La norma, immediatamente operativa, potrà essere ulteriormente specificata dall'Autorità di regolazione di settore e dagli enti locali competenti, che si potranno anche occuparsi delle utenze "protette" (presenza di attrezzature mediche eccetera), già ora non soggette a distacco ai sensi del comma 5.

Semplificazioni. Oneri distinti. Il condominio non ha obblighi per le proprietà comuni

Nelle risposte del ministero dello Sviluppo viene tracciata una netta distinzione tra impianti condominiali e impianti a servizio di una singola unità immobiliare. Sembrerebbe non esistere alcun obbligo da parte di chi vende un appartamento, lo affitta o attiva una nuova utenza a fornire anche la documentazione di conformità dell'impianto del palazzo.

Tutto ciò anche quando l'appartamento è servito da una caldaia centralizzata e quindi una parte dell'impianto (caldaia e tubazioni comuni) è di proprietà del condominio e un'altra parte (caloriferi e tubazioni singole) appartiene invece al proprietario dei singoli locali. «In casi dubbi come questo - ci dice Raffaello Sestini, capo dell'ufficio legislativo del ministero - si applicano i principi di adeguatezza, sussidiarietà e ragionevolezza. Un calorifero o una tubazione singola possono tuttalpiù perdere acqua: è molto difficile che creino problemi di sicurezza impiantistica».

Allo stesso modo un impianto di irrigazione del giardino, se utilizza solo la normale pressione dell'acqua, non crea problemi di sicurezza e quindi non necessita di dichiarazioni di conformità. Ma se è collegato a pompe o trasformatori elettrici a tensione di rete, che se mal installati possono provocare incidenti anche gravi, il progetto, lo schema di impianto e la dichiarazione di conformità divengono indispensabili.

Un terzo esempio: quella della sostituzione di un vecchio interruttore differenziale (il cosiddetto "salvavita") con uno nuovo. Il progetto può consistere in un semplice foglietto di carta in cui si dice in sostanza «si è sostituito l'interruttore differenziale esistente con uno di pari prestazioni collocandolo nella stessa posizione» e lo schema in una semplice foto. Ma se la sostituzione è dovuta, per esempio, al fatto che l'impianto deve essere messo in sicurezza per reggere la parte elettrica di due vasche da idromassaggio nuove di zecca, è evidente che nel progetto dovrebbe esserne fatta menzione, e se le vasche sono state installate da altri tecnici a ciò abilitati, dovrebbe esistere un'ulteriore progetto e relativa dichiarazione di conformità che le riguarda.

Quanto allo schema di impianto, Maurizio Editini, direttore di Assistal, l'associazione degli installatori, suggerisce una scorciatoia intelligente: «Quando occorre descrivere il percorso di tubazioni o fili elettrici sotto traccia, anzichè impegnarsi a disegnare complessi schemi, può talvolta bastare una serie di foto digitali delle pareti o dei pavimenti, a tracce aperte, raccolte in un compact disk. È un sistema pratico e poco costoso, che già gli installatori più giovani utilizzano con successo».

Vale infine la pena ricordare che il decreto 37/2008 non è l'unica disposizione di legge che preveda l'interruzione di una fornitura o i sigilli a un impianto in caso di mancato rispetto dei requisiti di sicurezza. Per gli impianti a metano, disposizioni in dettaglio sono previste dalla delibera dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas del 18 marzo 2004 (che impone anch'essa l'invio al distributore o al fornitore della certificazione, pena la sospensione dell'utenza). Inoltre le ispezioni "sul campo" degli impianti termici eseguiti da Comuni e Province ai sensi delle leggi sul risparmio energetico (legge 10/1991 e Dpr 412/1993) possono portare, e hanno portato nella prassi, anche alla messa fuori servizio dell'impianto per motivi di sicurezza e alla diffida del suo utilizzo (si veda per esempio l'articolo 13 della legge Piemonte 13/2007) o quanto meno alla segnalazione alle autorità competenti alla disattivazione dell'impianto stesso.

  • QUANDO SERVE Il PROGETTO - La necessità del documento e dello schema dipende dell'eventuale pericolosità dell'installazione

 

di Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 14.04.08


Sicurezza. «Grandi utenze», progetto su misura. Per le opere di maggior rilievo servirà l'intervento di un professionista iscritto.

Il decreto del ministero dello Sviluppo n.37/08 sulla sicurezza degli impianti si applica, senza distinzioni, agli immobili residenziali, commerciali e industriali, mentre la legge 46 del 1990 curava, per il non residenziale, solo il settore degli impianti elettrici.

Gli ultimi chiarimenti dello Sviluppo si sono imperniati sull'articolo 8 e sull'obbligo del committente, al momento dell'allacciamento di una nuova fornitura di gas, energia elettrica, acqua «negli edifici di qualsiasi destinazione d'uso» (e quindi anche dirigenziali, commerciali e industriali), dell'invio al distributore o al venditore energetico di copia della dichiarazione di conformità dell'impianto. Se l'invio non avviene entro 30 giorni dalla richiesta, dopo un ulteriore sollecito (di cui per ora è lasciato al distributore o al venditore di stabilire forma e modalità), la fornitura può essere sospesa e si è soggetti a una dura sanzione, tra mille e diecimila euro.

Per lo Sviluppo l'«allacciamento» va inteso in senso stretto: se l'impianto è già funzionante, non contano i casi di subentro di un nuovo firmatario del contratto a un altro, ne le modifiche contrattuali, nè tanto meno il cambio di gestore energetico. In sostanza, sono nel mirino solo i nuovi allacciamenti o gli aumenti di potenza.

Ma è proprio su questi incrementi di potenza che viene tracciata una netta distinzione tra utenze «piccole» e «grandi» (che spesso corrisponde alla differenza tra le utenze residenziali e di vendita al dettaglio e quelle commerciali, dirigenziali o industriali). Mentre, infatti, la dichiarazione di conformità delle normali unità residenziali deve  essere resa disponibile solo nel caso in cui l'aumento di potenza dell'impianto sia dovuto a innovazioni importanti (per esempio l'inserimento di nuovi impianti che di per sè richiedono la dichiarazione di conformità), nel caso di molti edifici non abitativi l'incremento di potenza del contatore elettrico o quello dell'impianto di riscaldamento o condizionamento, prevede comunque l'invio della dichiarazione di conformità, anche se non sono stati messi in opera interventi specifici. Non solo: mentre il progetto e lo schema di impianto possono essere redatti, per le piccole utenze, dall'installatore stesso che ha eseguito le opere, per le più grandi occorre l'intervento di un professionista iscritto agli Albi secondo le competenze tecniche richieste.

La distinzione tra piccole e grandi utenze, valida sia per chi fa il progetto che per i casi di consegna della dichiarazione per semplici incrementi di potenza, è tracciata dall'articolo 5. Tra di essi: utenze elettriche non residenziali aventi potenza impegnata superiore a 6 kW, impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati a impianti per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva maggiore di 1200 VA resa dagli alimentatori; impianti radiotelevisivi, antenne e impianti elettronici in genere, quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione; impianti dotati di canne fumarie collettive ramificate, nonchè impianti di climatizzazione per tutte le utilizzazioni aventi una potenzialità frigorifera pari o superiore a 40mila frigorie/ora; impianti di protezione antincendio, in attività soggetta al rilascio del certificato prevenzione incendi e, comunque, quando gli idranti sono almeno 4 o gli apparecchi di rilevamento sono almeno 10.

Poichè gli incrementi di potenza delle grandi utenze riguardano soprattutto l'elettricità, la dichiarazione sarà dovuta solo se l'impianto risale a prima dell'entrata in vigore della legge 46/1990 e non è mai stato trasformato o modificato.

 

di Silvio Rezzonico - Giovanni Tucci
da Il Sole 24ore del 15.04.08

 

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  • DECRETO - 22 gennaio 2008, n. 37 
    Regolamento concernente l'attuazione dell'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attivita' di installazione degli impianti all'interno degli edifici. (GU n. 61 del 12-3-2008 ) 
    [fonte: gazzettaufficiale.it]

 

 

 

 

 


 

Commenti

20/04/2008 10.13: occhio aumento potenza elettrica
essendo un istallatore,faccio presente,che ogni impianto elettrico è costruito per funzionare in sicurezza fino ad una potenza max. di es.1700w.37oow.48oow. tramite opportune sez.dei cavi, protez.di interr.magn.termici etc. etc. tutto è rilevabile dal cert.to di conformità. Il proprietario affitta all'inquilino, egli chiede al distributore elett.co una potenza di 4500w. su impianto certif.to max.3700w. Se il distrib.re gli allaccia 4500w. senza chiedere la cert.ne di conformità (nella quale è rilev.le 3700w.max.)questo impianto diventa pericoloso. Attenzione a chi di dovere.
Vannucci Vittoriano istallatore prov. Prato

vedi anche:

Un labirinto di certificati per tutti gli impianti

Impianti negli edifici - agg. rassegna stampa

Arriva il decreto ma il caos resta

Norme tecniche sulle costruzioni - breve rass.stampa


data pubblicazione: venerdì 18 aprile 2008
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