Via la teca, restaurazione per l'Ara Pacis (?)

aggiornamento rassegna stampa

Architettura. Via la teca, restaurazione per l'Ara Pacis. Ritorno alla tradizione, l'architetto del principe Carlo Leon Krier superconsulente.

ROMA - «La teca di Richard Meier è un intervento invasivo da rimuovere». Gianni Alemanno conferma di voler andare fino in fondo sulla linea annunciata in campagna elettorale. Il neo-sindaco non esclude poi l'ipotesi di affidare ad un referendum la scelta di tenere o meno l'opera, e nel caso fosse smantellata, potrebbe essere ricostruita in un'area della periferia o in quella dell'ex Fiera. A sorpresa, Meier risponde da New York «stupito» che ancora una volta si riaccenda la polemica, dice di non conoscere il sindaco, ma fa sapere di «essere disponibile al dialogo». «Quella dell'Ara Pacis non è ovviamente una priorità - precisa Alemanno - ci impegneremo comunque a rivedere gli interventi negativi fatti in centro storico».

L'architettura contemporanea romana cambia rotta: basta con i grandi nomi internazionali e con gli affidamenti diretti; concorsi trasparenti per grandi studi e per una platea più diffusa di professionisti; ritorno alla tradizione e recupero dell'identità. Tesi confermate dal ripetuto attacco anche agli ascensori panoramici del Vittoriano e ancora dalla scelta di un consulente come Leon Krier, urbanista del Principe Carlo, che ha avuto grande influenza sul movimento del new urbanism.

«Partiremo con le emergenze che ci sono in aree della città che sono abbandonate», ha precisato Alemanno. Il tema è quello della sostituzione edilizia nelle periferie, «dei quartieri fatti di edifici di 2-3 piani - spiega Fabio Rampelli (An) architetto 46enne, ex capogruppo in commissione Ambiente alla Camera -, nemmeno intonacati e senza urbanizzazione primaria. Contiamo di entrare in queste zone, concordare la demolizione comparto per comparto, demolire e ricostruire con premio di cubatura».

«La città-giardino della Garbatella è un prototipo - aggiunge Rampelli -. Un'architettura a misura d'uomo non prodotta in serie, non architettura senz'anima come quella che potrebbe essere realizzata a Tokyo come ad Algeri».

Una battuta d'arresto per l'architettura della sperimentazione. Per decorrenza dei termini sono "salvi" i due musei firmati da Zaha Hadid e da Odile Decq la cui ultimazione è prevista a cavallo tra il 2008 e il 2009. Sono partiti i lavori per la stazione Tiburtina dello studio Abdr e procedono quelli per la Città dello sport di Santiago Calatrava. Pare non possa avere intoppi nemmeno la Nuvola di Fuksas all'Eur e la Città dei giovani di Rem Koolhaas all'Ostiense. Nel primo caso i lavori sono già partiti, nel secondo l'impresa ha già in concessione l'area dei Magazzini generali e l'iter di approvazione è in fase conclusiva. «Intendiamo approfondire tutti i temi aperti - ha precisato Rampelli - e dialogare con i soggetti interessati, capiremo a che punto sono le procedure, rispetteremo il lavoro già fatto, e qualsiasi modifica sarà fatta in un'ottica di miglioramento». Nei mesi scorsi il commissario straordinario, il prefetto Mario Morcone, aveva approvato l'accordo di programma per il comparto ex Atac di via della Lega lombarda progettato dallo studio Labics e sviluppato da Parsitalia ed era stato dato il via libera anche alle torri di Renzo Piano all'Eur. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso per il progetto di Mario Cucinella e Grandi Progetti per la nuova sede Istat da realizzare a Pietralata, e ora serve l'ok della nuova Giunta.

Tra i temi cruciali del prossimo futuro dell'architettura romana ci sono le Centralità; la riqualificazione dell'area dell'ex Fiera sulla Cristoforo Colombo dove sono state individuate le cordate di imprese e architetti ma per cui non è ancora partita la progettazione; e ancora le stazioni della linea C della metropolitana. Intanto a breve sarà il nuovo sindaco ad annunciare il progetto vincitore del maxi-concorso per la sede del "Campidoglio 2".

  • MEIER: DISCUTIAMO - L'architetto risponde da NY: «Non conosco questo sindaco, vediamoci». Si salvano il Maxxi, il Macro e la Nuvola di Fuksas

 

di Paola Pierotti
da Il Sole 24ore del 01.05.08


Roma. Alemanno e l'Ara Pacis: smonterò la teca. Il neosindaco contro la struttura inaugurata da Veltroni. «Via la teca dell'Ara Pacis». Si riapre il caso. Alemanno contro l'opera di Meier. Ma l'architetto: è il terzo monumento più visitato. Sgarbi plaude al primo cittadino: «Ora mi sento vendicato». Fuksas: inutile abbatterla, condoniamola.

ROMA — Il neosindaco Alemanno vuol «riscoprire» l'Ara Pacis. «La teca di Richard Meier è un intervento invasivo da rimuovere. Ci impegniamo a rivedere tutti gli interventi negativi fatti nel centro storico ma ci sono emergenze più forti in altre aree di questa città che sono abbandonate». Il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, non delude ma anzi galvanizza il suo elettorato e ripete da primo cittadino ciò che disse nel maggio 2006 nelle ore dell'inaugurazione del monumento (con tanto di manifestazione pavesata di tricolori all'ingresso): «Uno sfregio per la città. Smontiamola e portiamola in periferia». Poi, sempre ieri, ha aggiunto che proporrà, quando sarà possibile, un referendum per trasferire l'edificio in un'altra zona della città, probabilmente in periferia. La prima reazione di Richard Meier da New York: «Sono pronto a discutere col nuovo sindaco».

L'era culturale di Alemanno comincia con un annuncio clamoroso, la promessa di far sparire l'opera affidata nel 1995 dall'allora sindaco Francesco Rutelli (per chiamata diretta e col voto del Consiglio comunale ma senza un concorso internazionale, come sottolinearono i detrattori) a una delle massime archi-star del mondo.

Vittorio Sgarbi esulta da Milano: «Ora mi sento vendicato». Da sottosegretario ai Beni culturali si oppose duramente al cantiere (in aperto contrasto col ministro Giuliano Urbani, che Sgarbi accusò di incapacità) parlando di «pompa di benzina texana» in perfetta sintonia con la scuola di architettura britannica patrocinata dal principe Carlo del Galles, che usò l'identico paragone petrolifero, e con Silvio Berlusconi («una mostruosità»).

L'ex assessore alla Cultura della giunta Veltroni, Silvio Di Francia, pensa invece a uno «smantellamento per astio, meglio costruire per il futuro». Un altro nemico storico dell'intervento di Meier, l'architetto e urbanista Massimiliano Fuksas («un'opera fuori scala») la prende a ridere: «Chissà che Alemanno non decida di ripristinare anche la Spina di Borgo, sciaguratamente distrutta nel Ventennio per dar spazio a via della Conciliazione. In Italia non siamo riusciti a sanare nove milioni di case abusive. Inutile abbattere Meier. Ma sì, adesso condoniamo anche lui».

Dal 1995 a oggi la storia dell'Ara Pacis è stata lastricata di problemi e di discussioni. Sui tempi: nel '96 Meier promise l'inaugurazione per la fine del 1999 in vista del 2000, invece si slittò fino a metà 2006 tra un rinvio e una perizia di variante sul cantiere. Sui costi: nel febbraio 2007 la procura regionale della Corte dei Conti aprì un'inchiesta per il raddoppio dei costi (dai 7 milioni di euro preventivati ai 14 finali) ma, come assicura l'ex assessore all'Urbanistica Roberto Morassut, tutte le procedure tecniche e amministrative «poche settimane fa sono state giudicate corrette».

Poi le polemiche. E che polemiche. Federico Zeri odiava l'intervento, contestando a Richard Meier di conoscere la Roma antica «quanto io conosco il Tibet». Paolo Portoghesi non usò giri di parole: «Un ecomostro, peggio di Punta Perotti». Alberto Arbasino tagliò corto: «La vecchia "teca" dell'Ara Pacis probabilmente si poteva riparare risparmiando, e pulendo di più i vetri». Il riferimento era alla «scatola» di Vittorio Ballio Morpurgo del 1939, considerata da non pochi architetti e urbanisti un perfetto esempio del razionalismo italiano.

Il New York Times approdò a Roma durante il taglio del nastro e stroncò il contenitore di Meier: «Un autentico flop, l'espressione contemporanea di ciò che può accadere quando un architetto feticizza il suo stile per autoesaltarsi, un'opera assurdamente sproporzionata, indifferente alla nuda bellezza del tessuto denso e ricco della città che le sta intorno». Giorgio Muratore, docente di Storia dell'arte e dell'architettura contemporanea a «La Sapienza»: «Anziché sostituire una teca si aggiungono un auditorium, un ristorante, un museo, un sottopasso con affaccio sul Tevere». Francesco Rutelli rimase convinto della sua scelta: «Un'opera bellissima». Ma furono in molti a rinfacciargli il suo desiderio di lasciare, quasi a tutti i costi, una propria traccia urbanistica legata alla sua carica di sindaco. Probabilmente lì affondano le vere radici della decisione di Gianni Alemanno. Walter Veltroni, da ministro per i Beni culturali e poi da sindaco di Roma, ammise «gli inevitabili conflitti e conservatorismi italiani che però si dissolvono a favore di un riconoscimento della bellezza dell'opera».

Alemanno, durante la campagna elettorale, assicurò anche altri interventi sull'area antica della città: «Mi impegno a rimuovere la vergogna dei tubi innocenti sul Colosseo, uno dei monumenti più belli del mondo». E ancora: «Via i cordoli che delimitano le corsie preferenziali. Nasceranno commissioni di valutazione per la realizzazione del parcheggio del Pincio e per la rimozione dei sampietrini in via Nazionale». Ecco un'altra notizia: l'Ara Pacis è solo la prima tappa di un itinerario che potrebbe portare al blocco del mega-parking progettato nelle viscere del Pincio, difeso a spada tratta da Walter Veltroni...

  • LA VECCHIA TECA - La ricostruzione dell'Ara Pacis fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937-38, del bimillenario della nascita di Augusto. Venne realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di via di Ripetta, edificato sulla base di un progetto dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.
  • Il monumento. L'Ara Pacis è stata voluta da Augusto nel 9 A.C. Venne costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie.
  • Il ritrovamento. Il recupero dell'Ara Pacis, iniziato nel XVI secolo, si è concluso quattro secoli dopo con la ricomposizione del monumento avvenuta nel 1938.
  • La mensa. L'Ara Pacis è composta da un recinto che racchiude la mensa, l'altare sul quale si offrivano le spoglie animali e il vino.
  • IL NUOVO EDIFICIO - Il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis è stato redatto dalla studio americano Richard Meier & Partners Architects. Ultimato dopo sette anni di lavori, è stato aperto al pubblico il 21 aprile 2006.
  • Il padiglione centrale. Accoglie l'Ara, immersa nella luce diffusa dai lucernai e da ampi cristalli filtranti. Sono stati montati oltre 1.500 mq di vetro temperato, in lastre grandi fino a tre metri per cinque, tali da annullare l'effetto-gabbia e garantire la visibilità.
  • Il vetro. Il vetro che racchiude l'Ara è composto da due strati ciascuno di 12mm, separati da una intercapedine di gas argon.
  • Il travertino. Proviene dalle stesse cave da cui fu estratto per la realizzazione di piazza Augusto Imperatore negli anni Trenta.
  • Il microclima. E' affidato ad un complesso impianto di climatizzazione.

 

INTERVISTA - Franco Cardini: «Gianni non usi il piccone risanatore». Lo storico che guida la fondazione creata dal neosindaco.

ROMA - «Hanno già rinfacciato al mio amico Alemanno la sua croce celtica... Non vorrei che qualcuno paragonasse questo annuncio sull'Ara Pacis al "piccone risanatore" della buonanima di Mussolini». Franco Cardini, storico e intellettuale caro alla destra, presiede il comitato scientifico della Fondazione «Nuova Italia» creata giorni fa proprio da Alemanno. Ma la carica non fa velo a Cardini.

  • Si parte con un abbattimento, a Roma... «Un gesto dirompente. Non dico da sfasciacarrozze ma da sfasciaedifici sì... A me l'opera di Meier non piace. Preferivo la vecchia teca del Morpurgo. Ma progettare un abbattimento mi pare un pugno nello stomaco. E implicherebbe problemi logistici. Ma è il caso, con tutti i lavori in corso, mettersi a smontare Meier? E i contraccolpi sul traffico?».
  • Perché Alemanno ha colpito subito l'Ara Pacis? «Forse per corroborare l'immagine di un sindaco decisionista, incurante delle preoccupazioni che certe misure possano essere impopolari. Nello spirito di questa proposta c'è sicuramente un atteggiamento liberatorio nei confronti di un'eredità detestata. Da un vero mostriciattolo urbanistico».
  • Un gesto «sostitutivo? «Io gli suggerirei di intervenire subito sul degrado delle grandi aree archeologiche, penso per esempio al Palatino, essenziale sul piano dell'immagine internazionale della città e quindi con un peso simbolico ben maggiore. Ma prima di giudicare Alemanno da una frase aspetterei un po'. L'uscita forse guascona appartiene in realtà a un uomo colto, riflessivo, che conosce bene la storia e l'arte. Vedremo...»

Polemiche iniziate 10 anni fa

L'inchiesta. La Corte dei conti aprì un'inchiesta sui costi dell'opera, su denuncia dell'Adoc. Gli accertamenti diedero ragione al Comune di Roma sulla correttezza della procedura utilizzata.

Le critiche. Da Vittorio Sgarbi a Massimiliano Fuksas: il giudizio sull'opera di Meier è sempre stato controverso tanto da rimpiangere il progetto di Morpurgo «esempio di razionalismo».

 

di Paolo Conti
dal Corriere della sera del 01.05.08


Il progettista: «Perché è un'opera che viene ammirata» 

Benché il sottoscritto sia identificato come l'artefice del museo dell'Ara Pacis, esso è anche opera delle migliaia di persone che hanno duramente lavorato alla creazione di un simbolo di eccellenza e qualità per la città di Roma. Tutti coloro che conosco e hanno preso parte al progetto sono, come il sottoscritto, profondamente orgogliosi della vetrina che l'opera offre a un monumento che tanto ha significato per la città di Roma.

A quanto mi dicono, l'Ara Pacis è il terzo monumento più visitato a Roma, dopo il Vaticano e il Colosseo. I turisti in visita nella Capitale, evidentemente, vi ravvisano un'opera del patrimonio della città degna di essere ammirata. Spero che al più presto avrò l'occasione di discuterne anche con il nuovo sindaco.

 

di Richard Meier (traduzione di Enrico Del Sero)
dal Corriere della sera del 01.05.08


Alemanno: via la teca dell'Ara Pacis. Alemanno ridisegna Roma "Rimuovere l'Ara Pacis". L'accusa: è invasiva.

ROMA - «La teca dell'Ara Pacis è un intervento invasivo. Va rimossa». Gianni Alemanno non ha ancora messo la fascia da sindaco (lo farà a metà maggio quando si insedierà la giunta) e già usa il piccone virtuale per abbattere la Roma di Veltroni e Rutelli. Fare presto: cambiare la capitale («In autunno sarà già diversa», promette il neo primo cittadino). Dunque, si parte dai simboli. E la struttura in vetro e travertino, realizzata dall'architetto americano Richard Meier a protezione del monumento in onore di Augusto il vittorioso, diventa il nemico da abbattere. Via da lì, una ruspa «smonti la teca e la rimonti in periferia», come promesso in campagna elettorale. Parte così Alemanno, che si sente il Gandalf di Tolkien nella sua lotta contro il male. E annuncia che metterà mano anche al centro storico dove «ci sono interventi negativi da rivedere». (...)

Roma cambia, diceva lo slogan di Alemanno. La storia della Teca da rimuovere fa effetto tra i cronisti. Da Vespa, il neosindaco corregge il tiro. Prima di tutto, dice, «le priorità forti sono altre», e poi «faremo un referendum tra i cittadini». Così va meglio, più democratico. (...)

 

di Alessandra Longo
da La Repubblica del 01.05.08


"È brutta, ma demolirla è un lusso assurdo". Da Fuksas a Portoghesi in molti criticano la struttura, ma bocciano l'idea di rimuoverla. Solo Aymonino applaude. La Maraini: non mi piace ma è costata un sacco, è folle spostarla. Bonito Oliva: non esiste un gusto di Stato.

ROMA - I grandi architetti, si sa, non sono mai stati teneri fra loro. Gente abituata a combattersi a colpi di visioni e di progetti per affermare una propria idea di città spesso in distonia con quella dei colleghi. Tuttavia, al netto di un giudizio poco lusinghiero sull'opera di Meier, quasi tutte le star dell'urbanistica bocciano l'idea del neosindaco di Roma.

Massimiliano Fuksas, in missione in Cina, pensa sia uno scherzo. «Vuole abbattere la teca dell'Ara Pacis? Basta che non faccia uguale con il Palazzo dei Congressi disegnato da me» replica allegro. Ma quando gli spieghi che no, non è uno scherzo, Alemanno l'ha appena annunciato, si fa serio: «Tutti sanno, per averlo scritto e detto, che quel contenitore non mi piace perché altera gli equilibri della piazza. Ma quando una cosa è fatta, la gente ci sta dentro, beh, demolirla mi pare una cosa talmente assurda che non ci credo». Eppure forse una spiegazione c'è: uno dei superconsulenti che l'ex ministro di An vorrebbe in Campidoglio è il lussemburghese Lèon Krier, influente architetto neo-tradizionale, acerrimo "nemico" di Richard Meier, nonché autore di un progetto alternativo per la risistemazione di piazza Augusto Imperatore. «Conosco Krier» sbuffa Fuksas, «è l'urbanista della casa reale inglese, uno che pensa che l'architettura s'è fermata al '700. Se fosse per lui tutte le macchine sparirebbero e si tornerebbe ai landò».

Della stessa idea Paolo Portoghesi: «Sarebbe stata meglio non costruirla, ma demolirla è un lusso che non ci si può permettere. Già si è speso il doppio del previsto, tirarla giù costerebbe altrettanto». Meglio, semmai, «apportare quelle modifiche già suggerite a suo tempo: radere al suolo il muro che nasconde la facciata del Valadier insieme alla fontana che sembra quella di una stazione di quart'ordine. Così da consentire il recupero dell'antico porto di Ripetta seppellito sotto la terra usata per riempire i muraglioni del Tevere».

Ugualmente incredulo è Vittorio Gregotti, che dal suo studio di Milano tuona: «È una tale scemenza che dubito avrà conseguenze. Mi rifiuto di fare un discorso serio su una proposta tanto assurda e priva di senso». Giudicata dal collega Paolo Desideri come «una trovata da bar sport: la città è un organismo che sopravvive a se stesso grazie alla sua lenta e inesorabile modificazione. Senza, non sarebbe più una città bensì una mummia. Non esiste alcuna amministrazione che abbia, per motivi ideologici, speso denaro pubblico per un'operazione simile. Perciò, come cittadino, sfido Alemanno a dimostrare che spendere altri 300 milioni per levare la teca di Meier sia più giusto che lasciarla».

L'unico entusiasta è Carlo Aymonino: «Bravissimo!» esclama l'architetto 82enne, «mi piacerebbe lavorarci col nuovo sindaco. Io l'ho sempre considerata un cesso, bastava fare un cubo di vetri e, passando, tutti l'avrebbero vista l'Ara Pacis. Così non si capisce un cazzo!».

Una voce isolata. A parte Vittorio Sgarbi, anche il giudizio di critici e intellettuali è unanime. «Gli interventi fatti coi soldi dei contribuenti non possono essere ostaggio delle forze politiche che si alternano al governo del paese o di una città» stigmatizza Achille Bonito Oliva. «Non esiste un gusto di Stato. Decidere di abbattere l'opera di Meier mi sembra l'inizio preoccupante di una destra che non ha mai amato il contemporaneo». Idem la scrittrice Dacia Maraini: «Non è che mi piaccia molto ma ormai sta lì, è costata tanto ed è una pazzia buttarla giù. Tra l'altro è firmata da una star dell'architettura, mica da un geometra». Anche perché «Roma» sospira Carla Fracci «ha problemi più seri che spostare la teca dell'Ara Pacis». 

 

di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 01.05.08


INTERVISTA a MEIER: Ho lavorato ovunque. Mai è scoppiato un putiferio così. Meier, padre della teca della discordia "Incredibile spostarla perché non piace". "È una favola che Rutelli mi abbia dato l'incarico dopo una chiacchierata al bar". Boom di visite. Solo San Pietro e Colosseo sono più visitate della mia opera.

ROMA - Richard Meier, l'architetto nel mirino del sindaco Alemanno, risponde dal suo studio di New York. È uno dei "maghi" dell'ordine geometrico. Ha progettato tra l'altro il Getty Center sopra Los Angeles, tutto ricoperto di travertino romano. E a Roma, oltre che firmare la "casa" dell'Ara Pacis, ha realizzato una chiesa a Tor Tre Teste, inaugurata durante il Giubileo.

  • Architetto Meier, ha letto le notizie da Roma? Il nuovo sindaco Alemanno vuole smontare la sua Ara Pacis... «Beh, sono un po' stupito. Però cercherò al più presto di parlare con lui. No, non per telefono. Certe cose vanno discusse di persona e poi della questione so solo quello che ho letto sulle agenzie. Gli chiederò quale è il problema, cosa ritiene che ci sia di sbagliato e se possiamo trovare insieme una soluzione. Quell'opera per me è molto importante».
  • Alemanno ha detto che "la sua opera è uno sfregio nel cuore della città", un "atto di arroganza intellettuale contro i cittadini romani". «Sì, ho visto tutto. E' per questo, ripeto, credo sia necessario vederci».
  • Una delle ipotesi è di trasportare la teca, così com'è, in periferia? «Tutto è possibile, ma è un po' curioso. Se a qualcuno non piace un monumento che fa, lo prende e lo sposta?».
  • Il suo nome è stato evocato anche nella campagna elettorale romana: per attaccare il metodo di lavoro dell'allora sindaco Rutelli. Alemanno disse che decise di farle costruire la nuova teca dopo una chiacchierata al bar. «E questo non è assolutamente vero. Incontrai il sindaco Rutelli e parlammo per la prima volta di una possibile nuova sistemazione e valorizzazione del monumento dell'Ara Pacis a Davos, in una conferenza che riuniva altri sindaci della capitali europee».
  • Però è vero che la sua nuova teca non è mai piaciuta a tutti. Tra le tante nuove architetture realizzate a Roma da grandi architetti la sua è forse la meno amata. «Ma secondo lei tutti i romani sono d'accordo su tutto e amano tutto indistintamente? E poi mi è stato detto che l'Ara Pacis è diventata a Roma la terza destinazione turistica più popolare dopo San Pietro e Colosseo. E' un fatto molto significativo: è diventata una grande attrazione».
  • Lei ha costruito in tutto il mondo. E' mai scoppiata una polemica del genere per qualche suo lavoro in altri paesi? «No, finora non mi era mai successo».
  • Cosa pensa di tutto questo? «Sono sinceramente rattristato soprattutto per tutte le persone che con grande professionalità hanno lavorato con me per realizzare l'opera. E mi dispiace per Roma, città che conosco molto bene, ci venni per la prima volta nel '59, da giovane studente d'architettura e ci restai due mesi. Poi ci sono tornato da residente all'American Academy nel 1976. E ci sono tornato tantissime altre volte. Ho passato anni a studiare l'architettura romana, e fui entusiasta di realizzarci un mio progetto».
  • Le ha mai conosciuto in qualche occasione Alemanno, o qualcuno gliene ha parlato? «No, e non ne ho sentito parlare. Proprio per questo dobbiamo incontrarci».

 

di Simona Casalini
da La Repubblica del 01.05.08


Lo scontro sulla teca dell'Ara Pacis. Alemanno: "Referendum per demolirla".

Ha sollevato un vespaio la dichiarazione del neosindaco Alemanno a proposito della teca dell'Ara Pacis dell'architetto Meier - «un intervento invasivo da rimuovere» - tanto che ieri sera lo stesso Alemanno ha smorzato i toni. «Alla prima occasione buona», ha detto, «chiederò un referendum in città: "teca Meier sì o no" e decideranno i cittadini. E se dicono no, quando ci saranno i tempi e i modi per farlo, la rimuoveremo».

Ma intanto le reazioni si sono scatenate. Roberto Morassut, assessore all'urbanistica della giunta Veltroni, fa notare che oltre tutto distruggere un'opera appena costruita è una scelta palesemente antieconomica e può far correre al Comune il rischio di una procedura di responsabilità per danno erariale. Per il presidente del Parco dell'Appia Antica Adriano La Regina abbattere la teca è sbagliato, ma essa non offre la giusta protezione all'Ara Pacis, ridotta a sfondo di una vetrina. L'ex assessore alla cultura Silvio Di Francia ricorda i risultati straordinari di successo di pubblico del nuovo museo. Invece Fabio Rampelli di An critica il metodo scelto da Rutelli per assegnare l'incarico all'architetto Meier. E Mimmo Paladino, la cui mostra nella teca sta avendo un grande successo, minaccia, in caso di smantellamento dell'opera, di portare via il grande mosaico che ne occupa una parete e che ha donato al Comune.

 

Pag. I - Roma
da La Repubblica del 01.05.08


La polemica. "Ara Pacis, Comune a processo se va via la teca". L'ex assessore Morassut: dalla Corte dei Conti una procedura per danno erariale. Replica Rampelli: demolita quella di Morpurgo, possiamo anche con questa.

Buttare giù la teca dell'Ara Pacis di Meier? Non si può fare. Radere al suolo un'opera appena fatta farebbe cadere la scure della Corte dei Conti sul Comune di Roma per grave danno erariale. Questo sembra stoppare la discussione sulla proposta di Alemanno, che vuole indire un referendum tra i cittadini sul futuro della teca. Ma c'è chi pensa che si potrebbe modificare in qualche modo l'opera dell'architetto americano.

Roberto Morassut, deputato del Pd, è stato assessore all'urbanistica negli anni in cui la teca che oggi Alemanno chiede di abbattere è stata costruita. «Alemanno si rimangia le dichiarazioni fatte appena eletto sindaco», dice Morassut, «quando ha detto che avrebbe salvato le buone opere fatte dall'amministrazione precedente. La teca è il museo che ha avuto maggiore successo di pubblico in questi anni. Mi sembra che qui agisca il vecchio istinto del piccone demolitore».

Per Morassut l'uscita di Alemanno rivela anche scarsa conoscenza delle leggi: «Demolire un'opera appena realizzata», spiega, «è una scelta palesemente antieconomica e fa correre il rischio al Comune di essere esposto a un procedimento di responsabilità per danno erariale presso la Corte dei Conti». Il nuovo sindaco, secondo Morassut, «invece di avanzare nuove proposte culturali, nuove strutture, vuole demolire quelle che ci sono. Mentre noi nel nuovo Piano Regolatore abbiamo deciso di valorizzare le architetture moderne nate nel ventennio».

«Demolirla mi sembra sommario e inutile», commenta il presidente del Parco per l'Appia Antica Adriano La Regina, «anche se la teca non risolve tutti i problemi di conservazione dell'Ara Pacis. Ho l'impressione che il monumento romano sia diventato il pretesto per la teca, e non viceversa. E' finito a fare lo sfondo di una vetrina. E quando ho fatto notare che la teca non schermava bene il sole, e che quindi si sarebbe dovuto intervenire con dei pannelli, mi hanno risposto che così si danneggiava la linea dell'opera di Meier».

«Spero che questa sia la coda della campagna elettorale», commenta Silvio di Francia, assessore alla cultura della giunta Veltroni, «non c'è solo il giudizio di Sgarbi e di Ripa di Meana. Ci sono grandi architetti che non la pensano come loro. E c'è soprattutto il clamoroso successo che ha avuto subito, quando invece di norma i nuovi musei partono lentamente nel gradimento del pubblico. Ma ho l'impressione che Alemanno e la sua giunta tendano a considerare la teca di Meier come un'opera di regime, e questo mi sembra sbagliato sotto tutti i punti di vista. Tutte le amministrazioni si devono confrontare con l'eredità di chi ha governato prima, ma cancellare quello che è stato fatto mi sembra il modo peggiore».

Smorza decisamente i toni Fabio Rampelli, deputato di An, uno dei coordinatori della campagna elettorale di Alemanno. «Il sindaco non ha detto che questa è una priorità della nuova amministrazione», spiega, «ma che se saremo nelle condizioni di poter migliorare questa situazione lo faremo. D'altra parte chi si assume la responsabilità di dare di sua iniziativa l'incarico a un architetto, scelto senza un concorso internazionale e senza un dibattito all'interno della città, non deve stupirsi se sorgono delle critiche, se qualcuno non applaude. D'altra parte la teca razionalista di Morpurgo è stata demolita senza che la città fosse interpellata. E comunque degli interventi lì vanno fatti, se ci sono le condizioni economiche adatte: va ricollegato il Mausoleo di Augusto, che va restaurato, con il porto di Ripetta, e ci sono due chiese barocche da liberare da questo autogrill costruito da Meier. E poi è l'Ara Pacis che va valorizzata: è per visitare l'Ara Pacis che arrivano in migliaia, non per la teca di Meier». 

 

di Renata Mambelli
da La Repubblica del 01.05.08


"Ma non deve essere la politica a dettare i canoni dell'architettura". Parla Mimmo Paladino, che ora espone le sue opere all'Ara Pacis.

Mimmo Paladino, tra le prime dichiarazioni del neo-sindaco Gianni Alemanno c'è stata quella sulla teca di Richard Meier che ricopre l'Ara Pacis. "Un intervento invasivo", così si è espresso "che rimuoveremo".

  • Che ne pensa? «Beh, uno sforzo notevole. Se non ha altro da fare, certo lo capisco. Può darsi che non abbia cose più urgenti».
  • Proprio in questi giorni è in corso una mostra che espone sue opere insieme alle installazioni sonore di Brian Eno. È stata addirittura prorogata al 1° giugno dato l'alto numero di visitatori. «È vero. Sono accorse 66 mila persone in 40 giorni. Questi numeri fanno capire che un intervento del genere è una vera stupidaggine».
  • Si potrebbe obiettare che i visitatori ci sono per il monumento che la teca racchiude, l'Ara Pacis dedicata ad Augusto. «Questi numeri hanno un valore al di là del monumento. Perché la teca che racchiude l'Ara Pacis le ha donato uno spazio che prima non aveva. Non era pensabile quello che oggi è possibile in termini di pubblico e di spazialità. Così attrae un numero enorme di visitatori».
  • Già Sgarbi aveva definito la teca "una pompa di benzina". E oggi ha esultato dicendo che si sente finalmente vendicato. «Ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Ma, al di là delle affermazioni di Sgarbi, non credo che Alemanno abbia una cultura estetica in grado di comprendere il valore di un'opera come quella. Il politico si deve occupare della politica. Quando la politica si metteva a dettare i canoni estetici dell'arte e dell'architettura erano tempi pericolosi. Noi speravamo che tra arte, architettura e sindaco si stabilisse un contatto. Per l'arte è molto importante. E invece... ».
  • Che ne sarà del mosaico che lei ha donato all'Ara Pacis? «Me lo riporto a casa. Se dovessero smontare la teca mi tutelo con un legale e me lo riprendo».

Il record. Ma dopo il Colosseo e San Pietro è il luogo più visitato dai turisti. Ha aperto nel 2006 la "nuova" Ara Pacis coperta dalla teca realizzata da Richard Meier. E subito è stato successo. Tanto da realizzare nel giro di soli due anni oltre 467 mila visitatori. Basta pensare che nell'ultimo weekend ha staccato più di seimila biglietti, secondo, tra i Musei Comunali, soltanto ai Musei Capitolini, con 7.400 ingressi, e, tra i musei di Roma, è dietro solo a San Pietro e al Colosseo. Grandissima affluenza di pubblico ebbe, lo scorso anno, la mostra Valentino a Roma, 45 years of style, che festeggiava uno dei più importanti couturier italiani con una sessantina di modelli storici dello stilista. Abiti indossati da Jackie Kennedy Onassis, Audrey Hepburn, Farah Diba, ma anche Julia Roberts, Sharon Stone, Cate Blanchett. I modelli stavano drappeggiati su manichini che circondavano il monumento come tanti vestali, in un allestimento di Antonio Monfreda e Patrick Kinmonth di grande impatto visivo. Con la mostra Mimmo Paladino/Brian Eno i visitatori sono stati, dall'apertura e quindi in soli 40 giorni, 66 mila, con una media di 1.650 visitatori al giorno. La rassegna, curata da Achille Bonito Oliva, James Putnam e Federica Pirani, espone opere di Paladino accompagnate dalle architetture sonore di Brian Eno. Si è continuato, dunque, anche con questa esposizione, a far dialogare arte contemporanea con uno dei più classici e alti esempi di arte antica.

 

di Rory Cappelli
da La Repubblica del 01.05.08


Alemanno: via la teca dell'Ara Pacis. Il neo sindaco di Roma: farò un referendum. Scoppia la polemica.

ROMA - Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma, vuole rimuovere la teca dell'Ara Pacis progettata da Meier. «Non è una priorità. Però bisogna intervenire perché è stato un intervento invasivo nel centro storico. Faremo decidere i romani con un referendum».

L'annuncio, fatto nel corso della prima conferenza stampa da sindaco al Campidoglio, ha scatenato molte reazioni. Per Roberto Morassut, ex assessore all'Urbanistica, è una follia. Applaude invece Vittorio Sgarbi.

Richard Meier, dagli Stati Uniti, ha spiegato: «Sono pronto a collaborare con il nuovo sindaco di Roma». Ma ha anche ricordato che la teca dell'Ara Pacis ormai è una delle destinazioni turistiche più visitate nella Capitale. (...)

 

pag. 1
da Il Messaggero del 01.05.08


Alemanno: «Ara Pacis, via quella teca». «Deciderà un referendum, anche se le prime emergenze della Capitale sono altre».

ROMA - Vuole smantellare tutti i campi nomadi abusivi. Ma anche abbattere, o quanto meno rimuovere, la teca della Ara Pacis progettata dall'architetto americano Richard Meier. Gianni Alemanno, neo sindaco di Roma, lo aveva già proposto in occasione della sua prima candidatura al Campidoglio, nel 2006. Due anni dopo, forte del consenso popolare raccolto al ballottaggio, ha intenzione di mantenere quell'impegno. E spostare l'opera che protegge l'Ara Pacis fra il Lungotevere e piazza Augusto Imperatore. Anche se avverte: «Faremo decidere i romani, faremo un referendum». Da New York, l'architetto Meier ha già risposto: «Sono pronto a parlarne con Alemanno, sono pronto a venire a Roma». Ma ha anche fatto notare che la teca e l'Ara Pacis sono divenute «la terza destinazione turistica più popolare, dopo Colosseo e San Pietro».

Poche decine di minuti dopo avere ricevuto ufficialmente l'investitura da sindaco, Alemanno lo ha detto chiaramente: «La Teca di Meier è un intervento invasivo, da rimuovere. Non è ovviamente la prima priorità. Ci impegneremo a rivedere gli interventi fatti nel centro storico, ma le prime emergenze sono altre». (...) Ma non significa che la promessa-minaccia sull'Ara Pacis sia stata dimenticata. Anche perché contro la Teca di Meier, voluta proprio da Francesco Rutelli quando era sindaco di Roma, il centrodestra per anni ha condotto una tenace battaglia. Un'offensiva che non è stata rallentata neppure dal fatto che l'Ara Pacis è divenuta uno dei siti museali più visitati di Roma. «Secondo me - è la tesi di Alemanno - potrebbe essere spostata in periferia, dove ci sono molti quartieri moderni e quindi là un'opera moderna va bene». E per capire quanto sia sentita nel centro destra questa ”operazione via la teca di Maier”, basta annotare il fatto che quando il sindaco Alemanno ieri ha risposto alla domanda sull'Ara Pacis, dalla sala piena di consiglieri comunali e simpatizzanti e si è levato un fragoroso applauso. (...)

La Roma di Alemanno è cominciata: e se non vuole “abbattere” - dalla teca di Meier alla Notte Bianca - quanto meno vuole “spostare”. A salvarsi, forse, saranno solo i sampietrini di via Nazionale, altro simbolo romano, ma con una storia più antica. Amati da una parte della città, odiati soprattutto da coloro che si spostano sulle due ruote. Alemanno: «Faremo una verifica rispetto alla scelta di eliminarli, che era stata fatta su quella strada».

 

di Mauro Evangelisti
da Il Messaggero del 01.05.08


Quell'Altare della Pace che ha diviso per anni la città

ROMA - Non c'è davvero pace per l'altare eretto da Augusto nel 13 a.C proprio per celebrare la Pace che considerava il traguardo più importante del suo regno. Una storia che inizia nel 1938 quando nel quadro delle celebrazioni augustee, precedute dall'abbattimento del vecchio Auditorium Corea per riportare alla luce il cenotafio dell'imperatore al centro della piazza, l'architetto Morpurgo, un tecnico costretto all'anonimato per nascondere le sue origini ebree, progettò su una collinetta affacciata sul Lungotevere una teca di vetro per accogliere l'Ara Pacis, ritrovata sotto il Palazzo del cinema Nuova Olimpia e riassemblata con qualche lacune e molte licenze da una squadra di archeologi dell'epoca.

Oltre mezzo secolo dopo la soprintendenza comunale parte all'attacco per ottenere la sostituzione del contenitore che espone le fragili sculture augustee ai rischi di forti sbalzi climatici e dello smog. Sono già iniziati i preparativi per il Giubileo e l'allora sindaco Francesco Rutelli coglie la palla al balzo per avviare la costruzione del nuovo museo, simbolico vessillo di riapertura della città ai linguaggi dell'arte contemporanea. E decide di assegnarne la realizzazione a una grande firma dell'architettura internazionale, l'americano Richard Meier, autore del Getty museum di Los Angeles, incontrato nel corso di un viaggio a New York. Un affidamento alla cieca e senza alcun concorso che peserà come un peccato originale sull'operazione. Pochi mesi dopo Meier presenta un plastico del progetto: un edificio di travertino, vetri e cemento di scala molto più ampia rispetto alla teca di Morpurgo e articolato in tre blocchi che fasciano come una quinta il fondo della piazza, oscurando con la sua mole la vista delle due chiese del Valadier e di Martino Longhi. Gli architetti e gli intellettuali romani mugugnano, tentano di bloccare l'opera e impedire l'abbattimento del veccho museo. Tra gli oppositori più accaniti Federico Zeri, Fuksas, Portoghesi, Renato Nicolini, Giorgio Muratore. E Vittorio Sgarbi, che nel 2002, divenuto sottosegretario alla cultura, sostenuto a spada tratta da Italia nostra, cerca di fermare il cantiere che è già partito. Riuscirà soltanto a prolungare di due anni i lavori, e ad ottenere un piccolo ridimensionmento del complesso.

Nel 2006 per il Natale di Roma il nuovo museo viene inaugurato. Dentro al fianco di Veltroni e Rutelli,una folla di vip. Fuori un gruppo di giovani della Fiamma che urla dissenso. A fargli da sponda l'allora consigliere di AN Gianni Alemanno, che chiede l'abbattimento e il trasferimento dell'edificio da Meier in periferia. Idea che eletto sindaco ha subito rilanciato.

 

di Danilo Maestosi
da Il Messaggero del 01.05.08


PRO E CONTRO

Morassut: «Una follia. Rispolvera un piccone demolitore di nota memoria» 

ROMA - Da assessore all’Urbanistica Roberto Morassut ha difeso Richard Meier da tutti gli attacchi e ha seguito passo passo la realizzazione della nuova Ara Pacis. Ora siede in Parlamento, neoeletto deputato del Pd.

  • Morassut, ha sentito? Alemanno butterà giù la teca di Meier «Sta scherzando?»
  • No, le assicuro. «Mi sembra una follia. Una dichiarazione folle Mi stupisco perché in queste prime ore il nuovo sindaco aveva rilasciato dichiarazioni che mi sembravano ragionevoli. Ora invece rispolvera, forse inconsciamente, un'idea da piccone demolitore di nota memoria».
  • Ad Alemanno la nuova teca non è mai piaciuta. «È un opera pubblica, un museo che tra l'altro sta avendo un successo straordinario. Da quando è stato aperto sono stati staccati oltre 670 mila biglietti. È stupefacente come si ignori che la demolizione di un'opera inaugurata da poco tempo e per la quale l'amministrazione uscente è stata assolta in tutti i gradi di giudizio dalla giustizia amministrativa rischierebbe inevitabilmente di aprire una procedura di false spese presso la Corte dei Conti e per produrre quindi un danno erariale».

Sgarbi: «Un orrore, quella di Morpurgo era un’opera importante»

ROMA - Vittorio Sgarbi: la vendetta. Sull'Ara Pacis progettata da Richard Meier c’è qualcuno che la pensa come lui: Gianni Alemanno. «Il sindaco di Roma ha mantenuto le promesse - riconosce Sgarbi, che ora è assessore alla Cultura a Milano - quando lo dissi io mi cacciarono dal ministero. Se Rutelli ha abbattuto la teca di Morpurgo, Alemanno potrà almeno abbattere quella di Meier, no?. Tanto più che non si tratterebbe di una demolizione ma di una restituzione. Dal Comune allo Stato per essere esposta al Museo delle Terme, la sua sede originale».

  • Non crede che così si sbaglia due volte? «No, la teca di Morpurgo era importante, questa è un orrore. Poco più di una speculazione per giustificare il prezzo di biglietto e usarla per altri scopi. Lì va realizzato il progetto di Tamburrino del Porto di Ripetta che risponde all'idea di Aymonino».
  • Veramente Alemanno vorrebbe spostarla in periferia «Meglio ancora sarebbe non metterla da nessuna parte. È un manufatto senza qualità, materiale riciclabile».
  • Ne ha già parlato col sindaco di Roma? «No, ma lo farò presto. E gli suggerirò anche di chiedere la restituzione dell'obelisco di Axum e di riportare l'originale del Marc'Aurelio in piazza del Campidoglio».
     

di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 01.05.08


Roma. Alemanno, il restauratore

Alemanno deve avere qualche serio problema di sdoppiamento della personalità, alla maniera di Jekyll ed Hyde. Alemmano Jeckyll si manifesta a Ballarò, quando dichiara di voler essere «il sindaco di tutti i romani» (copiando Luigi Petroselli); Alemanno Hyde si rivela alla sua prima conferenza stampa da sindaco, quando invece dichiara di voler demolire il Museo dell'Ara Pacis di Richard Meier, traslocandola - non si capisce bene né come né dove - «in periferia».

Come nel peplum più trash dell'epoca dei Maciste (forse ispirandosi alla damnatio memoriae di Nerone, il cui Colosso - da cui prendeva nome il Colosseo - venne abbattuto a furor di popolo), Alemanno si propone di cancellare da Roma la memoria di Rutelli e di Veltroni cominciando dall'edificio di Meier? Se è così, Alemanno è male informato: perché quell'edificio i romani lo associano, piuttosto che a Rutelli e Veltroni, al sarto Valentino, per via della lunghissima tenitura di una mostra a lui dedicata.

A parte la questione - non precisamente irrilevante - della sostenibilità dei costi per il bilancio del comune di Roma (specie dopo la promessa abolizione dell'Ici sulla prima casa), il nuovo sindaco libera incautamente un nido di vespe. Demolizione chiama demolizione; Alemanno forse non lo ricorda, ma a Roma per lungo tempo si è (inutilmente) discusso di demolire il Vittoriano a piazza Venezia e il palazzo di Giustizia. O, per non allontanarci dal luogo dell'Ara Pacis, quando Italo Insolera proponeva di non costruire il nuovo edificio della Camera dei deputati a piazza del Parlamento (che poi effettivamente non si è costruito) e di utilizzare invece gli edifici esistenti a largo Augusto Imperatore - non credo pensasse di utilizzarli così com'erano, ma a qualche risoluto intervento di ristrutturazione, demolizioni non escluse. Nel bando del Concorso internazionale per la sistemazione di largo Augusto, il comune di Roma ha sancito il diritto all'esistenza degli edifici costruiti da Vittorio Ballio Morpurgo, come testimonianza storica rilevante oltre il loro valore qualitativo.

Proponendo di cancellare Meier, Alemanno dunque non soltanto manifesta una sgradevole arroganza (essere stato eletto sindaco non equivale a aver conseguito competenza e autorità né in architettura né in estetica né in arte contemporanea), ma mette in discussione il modo stesso con cui le città crescono e si trasformano, rispettando quello che è stato costruito prima di noi, inglobandolo e tenendone conto. Gli propongo dunque di imparare piuttosto dal modo con cui, la Roma delle Olimpiadi del '60, ha recuperato e annesso alla città democratica le incompiute della Roma fascista, Eur e Foro Italico. Anziché sognare demolizioni e tabula rasa, avviasse finalmente i lavori per la sistemazione architettonica di largo Augusto, realizzando il progetto del gruppo uscito vincitore - ormai quindici mesi fa - dal Concorso. In qualità di uno dei suoi componenti, gli assicuro che terremo conto anche delle sue preoccupazioni: per esempio, potrei insistere con Cellini e Manieri Elia perché accettino una mia idea scartata dal progetto di concorso: tingere in blu Klein il travertino del basamento dell'edificio di Meier.

Largo Augusto è comunque sicuramente un luogo che ispira gaffe: a cominciare proprio da Mussolini, che per restituirci la visione del Mausoleo di Augusto in occasione del suo Bimillenario, ha distrutto l'Auditorium di Roma che gli era stato costruito sopra, dove Gustav Mahler aveva diretto! Per avere di nuovo un Auditorium Roma ha dovuto così aspettare oltre sessant'anni: e speriamo che, con questo spirito di furore, dopo la demolizione dell'Ara Pacis di Meier, Alemanno non pensi di demolire anche l'Auditorium di Piano. In modo preoccupante, sta però già pensando di diminuirne l'attività, cominciando dalla Festa del cinema che dovrebbe subito ridimensionarsi a festa del cinema nazionale (sulla misura del David di Donatello). Un bel modo per distinguere subito, per chi avesse dei dubbi. Dalla Pace di Augusto la Pace di Alemanno.

Non solo Meier, ma anche la periferia - quella periferia che ha votato Alemanno - è stata gratuitamente offesa dalle dichiarazioni del sindaco. Alemanno non avrà voluto dirlo, gli sarà scappato (come Hyde a Jekyll): ma in quest'idea di «spostare Meier in periferia» c'è in brutta evidenza l'idea di periferia come discarica autorizzata del centro città. Se qualcosa è brutto in centro, è infatti brutto anche in periferia. A meno di non pensare ancora alla relazione tra architettura e città in termini d'ambientamento. A proposito, un mio amico veste ancora con il fazzoletto nel taschino dello stesso colore della cravatta (completando a volte con i calzini nella stessa tinta). Ho smesso di frequentarlo, vorrà dire che lo presenterò ad Alemanno.

 

di Renato Nicolini
da Il Manifesto del 01.05.08


Roma. La «restaurazione» di Alemanno. Prima uscita pubblica per il nuovo sindaco di An. Che vuole smantellare la città di Veltroni. Un referendum sulla teca di Meier attorno all'Ara Pacis (...).

Roma - Te lo aspetti poliziotto, si presenta come fine architetto. Attendi di sapere dove sposterà i 20.000 rumeni «abusivi» e ti dice che di abusivo, a Roma, c'è anche la teca dell'Ara Pacis. Comincia col botto Gianni Alemanno, nel giorno in cui prende ufficialmente possesso dei suoi uffici in Campidoglio e si affaccia con la moglie dal balconcino sulle splendide vestigia romane. Certo, dice, «le emergenze sono altre». C'è sempre il tema della sicurezza in primo piano, ma ora che la campagna elettorale è finita e la poltrona più alta è conquistata, si può cominciare a tirare fuori qualche sassolino dalla scarpa. Come la teca dell'Ara Pacis, appunto, «un intervento da rimuovere». E' un suo pallino fisso. Già due anni fa, nella vesti di candidato a sindaco di Roma per la Cdl contro Veltroni, aveva sostenuto che la Capitale andava «liberata da tutti gli sfregi», e prometteva: «Smonteremo la teca e la porteremo in periferia». Da sconfitto non lo ha fatto, da vincitore si appresta a farlo. Anzi, «lo decideranno i romani» con tanto di referendum: teca sì o teca no? «Se sarà no - ha preannunciato Alemanno - la spostiamo in periferia» perché «è moderna e va bene lì. Alcuni interventi invasivi in uno dei centri storici più belli del mondo vanno rimossi». Il primo cittadino ha poi aggiunto (ed è qui che diventa fine architetto, e anche un po' storico dell'arte) che «si tratta di un problema di compatibilità: la teca è calata nel barocco e lì c'è bisogno di fare interventi in stile».

La notizia del possibile sfratto è rimbalzata subito oltreoceano, direttamente alle orecchie dell'architetto americano Richard Meier che quella teca l'ha progettata e realizzata nel 2006. Meier si è detto «stupito» dalle parole del sindaco, chiedendosi in particolare «perché rilanciare ora la controversia». «No so quello che significano queste parole - ha poi aggiunto l'architetto newyorkese - non ho mai incontrato il nuovo sindaco, non so chi sia. Sarei felice di discuterne con lui, mi può chiamare a qualsiasi momento. Sono sempre disponibile».

(...) La rivoluzione di Alemanno non finisce qui, anzi è solo l'antipasto. «Roma cambierà dalle fondamenta». Via i tubi innocenti dal Colosseo, via i cordoli che delimitano le corsie preferenziali e la nascita di commissioni di «valutazione» per la realizzazione del parcheggio del Pincio e per la rimozione dei sampietrini in via Nazionale. Ma soprattutto, sgombero dei campi nomadi abusivi e spostamento di quelli regolari dal centro di Roma. Mantenimento del nuovo piano regolatore che però non deve essere considerato «immutabile». (...)

 

di Stefano Milani
da Il Manifesto del 01.05.08


Meier: «Stupito dalle sue parole»

L'architetto americano che ha progettato la teca dell'Ara Pacis, Richard Meier, è pronto a parlarne con il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in qualsiasi momento: lo ha detto lo stesso Meier ieri a New York commentando l'intenzione del nuovo primo cittadino di Roma di rimuovere la teca.

Il famoso architetto newyorchese, che era al corrente delle dichiarazioni di Alemanno, si è detto comunque «stupito» dalle parole del sindaco appena eletto, chiedendosi in particolare «perché rilanciare ora la controversia».

«Non so quello che significano queste parole - ha aggiunto Meier - non ho mai incontrato il nuovo sindaco, non so chi sia. Sarei felice di discuterne con lui, mi può chiamare a qualsiasi momento. Sono sempre disponibile». L'architetto ha lasciato intendere che sarebbe pronto a spostarsi a Roma, se necessario.

Secondo Meier, l'Ara Pacis è diventata a Roma «la terza destinazione turistica più popolare dopo San Pietro ed il Colosseo. È un fatto molto significativo: è diventata una grande attrazione».

«Non dimentichiamoci - ha concluso Meier - che la vicenda non riguarda soltanto me, ma anche le migliaia di persone che ci hanno aiutato a costruire una nuova struttura per l'Ara Pacis».

Richard Meier, nato a Newark, nel New Jersey, nel 1934, è considerato uno dei maggiori architetti americani viventi. La più famosa delle sue opere è il Getty Center di Brentwood, a Los Angeles, un museo concepito sul modello di un villaggio medievale italiano, che si raggiunge con un trenino automatico. La sua ultima opera italiana è il nuovo centro per la ricerca della Italcementi a Bergamo. A Roma, oltre ad essere l'autore della controversa teca per l'Ara Pacis, Meier ha costruito la chiesa del Giubileo, a Tor Tre Teste, considerata una delle più belle chiese contemporanee, e che nessuno ha contestato.

Sulla teca dell'Ara Pacis si è scatenata fin dall'inizio una guerra di opinioni. Nell'infuriare delle polemiche, del progetto si era occupata anche la Corte dei conti, per una denuncia presentata dall'Aduc. La magistratura contabile aveva dato ragione al Comune di Roma sulla correttezza della procedura utilizzata, ma l'inchiesta era stato uno dei motivi, insieme ai sondaggi archeologici, che aveva dilatato in 10 anni i tempi della realizzazione. In realtà la teca, «bellissima» per Francesco Rutelli, che da sindaco l'aveva commissionata all'architetto americano, aveva ricevuto varie stroncature. L'apice con Vittorio Sgarbi, storico avversario del progetto, che l'aveva definita «un cesso inverecondo firmato da un architetto incapace». Poi aveva minacciato scioperi della fame, bruciato il plastico dell'opera, invitato gli studenti di architettura «a metterci una bomba». 


da Il Tempo del 01.05.08


Alemanno: sull'Ara Pacis ho sbagliato... Incontro al Quirinale

(...) Alemanno intanto (che ieri si è recato in visita al Quirinale da Giorgio Napolitano), ammette di aver commesso «un errore di comunicazione» sullo spostamento della teca dell'Ara Pacis e fa una parziale marcia indietro: «Non è una priorità».

 

di Francesco Bei
da La Repubblica del 03.05.08


Se passa l'idea dell'abbattimento. E dopo la teca di Meier cos'altro si distruggerà? 
Discutibili anche via della Conciliazione e piazza Augusto Imperatore.

Cominciamo bene… Alla prima uscita da sindaco, Alemanno già si propone come palla d'acciaio sulla teca costruita da Meier attorno all'Ara Pacis. Non gli piace, non gli piace proprio per niente, e dunque sogna di distruggerla, o almeno di smontarla come una casetta del Lego e ricostruirla in periferia (e visto come la giudica, non mi sembra una grande dichiarazione d'affetto per le periferie).

Molti architetti italiani, non so se rosicchiati dall'invidia ma comunque poco solidali con il collega, hanno immediatamente dichiarato che in effetti quella teca è un mezzo obbrobrio, che Meier non ha capito nulla della piazza, della luce, della storia romana. A me sinceramente non dispiace. Non sarà il capolavoro supremo dell'architettura contemporanea, ma mi sembra progettata con cura, non concede nulla allo spettacolo ma ha spazi ben distribuiti, un bell'auditorium e può servire non solo a proteggere l'Ara Pacis dalle intemperie ma anche a ospitare mostre e congressi. Ho forti dubbi soltanto su quella fontana con gli spruzzetti, mi ricorda tante altre fontane viste fuori dalle stazioncine di provincia.

Comunque se passa l'idea di abbattere tutto senza pietà, allora forse è il caso di riconsiderare le sorti di molti altri edifici romani. Che so, a me via della Conciliazione mi è sempre parsa una strada infelice, squallida e inappropriata. Propongo di sbriciolarla con le ruspe, e magari di ripristinare la vecchia Spina di Borgo, casetta dopo casetta.

Ma anche piazza Augusto Imperatore, a esser sincero, mi sembra venuta su piuttosto male. Spianiamo quegli edifici e ripensiamola da capo. Ma pure tante chiese del dopoguerra sono ben brutte. Santa Emerenziana, o Santa Maria Goretti, per citarne un paio. Buttiamole giù. Ci sono persino parecchie persone alle quali l'Auditorium di Renzo Piano non piace affatto. E allora facciamo un referendum per capire se merita di resistere o se è meglio ridurlo in calcinacci. Un mio amico, poi, grande esperto di arte rinascimentale, mi ha garantito che la cupola di san Pietro non è affatto come Michelangelo l'aveva immaginata. Vogliamo darle una spallata come si deve e ricostruirla per benino? 

 

di Marco Lodoli
da La Repubblica del 03.05.08

 

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Commenti

06/05/2008 07.46: politica e mal di stomaco!!!!
ultimamente quando leggo gli articoli sui giornali dei nostri esponenti politici di destra o di sinistra non riesco a percepire che visuali distorte probabilmente dall'ottica politica. Secondo voi e' piu' grave che l'edificio di Meier sia oggi costruito come oggetto (tra l'altro non finito nella sua unica parte interessante del recupero del rapporto con il tevere interrando il lungotevere e pedonalizzando in superficie) o il sistema che ha portato all'incarico di tale progetto direttamente all'archistar solo perche' tale!!!!!!! e ancora mi piacerebbe sapere quanti centri commerciali e quanti milioni di mc sono stati costruiti in periferia per realizzare il progetto di meier in centro sulla scalinata del porto di ripetta!!!!!! La citta' e' policentrica.....solo che i centri delle periferie continuano a costruirli delocalizzandoli tra il vaticano e i parioli.....ahiahiahi perdonate scappo in ritirata...
christian rocchi

06/05/2008 09.34: La teca dell'Ara pacis e piazza Augusto Imperatore
Ho letto su Repubblica una interessante lettera ad Augias di cui credo di poter condividere il contenuto. L'idea di Alemanno di rimuovere la teca di Mayer introduce una logica che se coerentemente sviluppata dovrebbe allargare il discorso della rimozione all'intera piazza Augusto Imperatore per quanto riguarda le architettura di epoca fascista introdotte nel centro storico e che costituiscono un brusco salto di qualità verso il basso nei valori architettonici e ambientali. La teca di Mayer è stata pensata mi pare anche come conclusione (e restituzione di un senso compiuto) di un brano urbano interrotto che si percepisce come frattura nei valori storici, architettonici e ambientali. Basta andare a vedere e non fermarsi al particulare, ma considerare quel contesto urbano nel suo complesso.
m.aprea

06/05/2008 11.52: riflessioni
sono un architetto laureato a roma. ricordo ancora quando alla fermata del lungotevere vicino all'Ara Pacis attendevo l'autobus che da Fontanella Borghese mi avrebbe portato verso Valle Giulia, perchè come molti sono stata anche io una "pendolare dell'Architettura" nel senso che non solo venivo da fuori Roma per seguire le lezioni, ma mi dovevo spostare anche da una sede all'altra (chi non ricorda anche la sede di Ponte Milvio, molto molto tempo prima di Via FLaminia!). ebbene quando ero là mi sarò voltata centinaia di volte a guardare l'ara Pacis dentro la vecchia teca. le considerazioni che si possono fare sono moltissime sia di tipo urbanistico che di tipo puramente architettonico. A me la nuova teca piace anche se ormai essendomi laureata già da un po' occasioni di ammirarla come prima non ne ho più tanto spesso; mi piace il fatto che sia stato un nome come Meyer a progettarla, forse per delle nostalgiche reminiscenze accademiche, ma anche perchè è un grande nome dell'architettura moderna, di quella appunto che si studia all'università e di cui ho apprezzato le opere anche all'estero. Mi piace la teca perchè secondo me non è vero che stona con il contorno; per assurdo nell'epoca in cui furono costruite le due chiese limitrofe, i romani avrebbero potuto gridare allo scandalo perchè vicine logisticamente a due capolavori dell'arte Romana antica, l'Ara Pacis appunto ed il Mausoleo di Augusto, però sono convinta che non lo fecero perchè sicuramente presi da problemi ben più grandi. Dal punto di vista urbanistico potrei dire che si sarebbe potuto evitare di farci passare una strada ad elevata viabilità là vicino in modo da non inscatolarla, così come non è stato inscatolato il Colosseo; oppure potrei dire che Roma ha rinunciato al suo bellissimo Porto di Ripetta, così mirabilmente rappresentato nelle stampe del Piranesi, per costruire quei muraglioni che l'avrebbero salvata dalle inondazioni del Tevere facendoci perdere però un così bel gioiello...
Arch. A.Villanti

06/05/2008 12.29: continua riflessioni
però ad oggi, in un'Italia oppressa da emergenze ben più gravi ed alle prese con problematiche più importanti da risolvere, dove le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese e il lavoro è così precario, mi domando, visto che già sono stati spesi tanti euro per costruirla, è così tanto necessario spendere altretanti euro per demolirla? soldi sempre dei contribuenti ovviamente; allora brutta o bella che sia e la questione ritengo sia unicamente soggettiva, non è meglio investire altrettanti soldi in opere sociali più meritorie? E non intendo necessariamente architettoniche, anche se l'Italia è il paese europeo con maggior numero di architetti (e non tutti riescono a lavorare) ed in cui di architettura VERA se ne fà poco o nulla, lasciando tutto in mano ai "PALAZZINARI". Non è meglio che il neosindaco di Roma, invece di passare notti insonni su quest'argomento non ne passi di insonni su altre questioni più urgenti ed importanti? Ma davvero si è perso il valore dei soldi in termini di ore di lavoro spese dagli uomini per guadagnarli, al punto che ci si permette il lusso di pensare di rispenderli per un altro discutibile intervento?
arch. A.Villanti

07/05/2008 09.53: marci su roma
Eccoli qui ! Sono ritornati! I depositari di quella roma fascista che ha ricoperto i Fori con un vialone adatto alle parate militari, che ha demolito la roma medievale e che ha piacentinizzato (a parte poche e pregevoli eccezioni) l'architettura del ventennio, retorica ed autocelebrativa, in una Roma già deturpata dal Vittoriano. Ma il signor Alemanno avrà il coraggio di dire ai romani quanto costerà questa operazione meramente ideologica? A quale voce di bilancio leverà i fondi per restaurare "L'ordine" architettonico? Avrà il coraggio di farci fare l'ennesima pessima figura a livello mondiale?
Pierfrancesco Rossi

07/05/2008 10.16: Aritmetica in architettura (sottrazione addizione)
sottrazione piuttosto che addizione - demolizione come presa di coscenza - sintesi - redenzione sociale e politica - Meier e l'architettura museale: Franco Minissi - bris soleil e la loro ombra sull'ara pacis - paradosso: l'ara pacis e la "guerra" che ha scatenato - gli architetti e architetti di alta moda - Meier e la sua architettura ab-soluta - linguaggio architettonico indifferenziato geograficamente e cronologicamente - genius loci ed il porto di ripetta - il tevere ed i suoi approdi a roma - stazione fluviale - roma capitale e le altre capitali europee bagnate dall'acqua - Rutelli e Veltroni - Veltroni e l'alta moda in architettura - veltroni e George Clooney - roma - set cinematografico - Alemanno e l'Architettura Sociale - Prof. Arch. Franco Ermanno Leschiutta - Rutelli e i concorsi di architettura - Alemanno e il Concorso che non c'è stato sull'ara pacis - Alemanno sindaco di una città piena di architetti ed idee per trasformazioni migliori della città.
Carlo Lizzini architetto

08/05/2008 23.14: Meno ideologia
Mi spiace che alcuni colleghi politicizzino. Sono di sinistra ed ho votato Rutelli, ma mi trovo d'accordo con Alemanno e una volta tanto con chi lo consiglia, ragioni economiche permettendo. Sono dell'opinione che nel centro storico bisogna costruire in stile. Personalmente ritengo che la teca funzionicchia da Piazza Augusto Imperatore, grazie alla scena fascista della piazza, ma è un pugno dai Lungoteveri. Riporto di seguito alcune parole di Ignasi de Sola'-Morales tratte da un articolo su "Lotus International" del 1985: "Il predominio della categoria del "contrasto" in quanto fondamento dell'effetto estetico nei problemi di intervento appartiene già al passato. Quanto meno non si può più parlare oggi di una sua posizione privilegiata e gli effetti di contrasto rimangono nelle opere di interventi recenti, sia come residui della poetica del movimento moderno [...] che, in ogni caso, come una delle tante figure retoriche che vengono usate nel nuovo e più complesso rapporto che la sensibilità attuale stabilisce con l'architettura storica". Senza ripercorrere i temi classici di chi difende da tempo queste posizioni, vorrei far notare che costruire in stile ha inoltre un valore programmatico alto, perchè perseguibile con successo dalla maggior parte dei professionisti operanti sul territorio nazionale e romano (non ci vuol molto a copiare), e che, se neanche un'archistar riesce nell'intento di fare qualcosa di "modernamente" appropriato in un contesto storico, come ci si può attendere che ciò possa accadere con professionisti ordinari?
Enrico Fabb.

09/05/2008 18.11: titolo
I parigini non hanno avuto un colpo di fulmine nei riguardi del pompidou e delle halles che sono costati grandi sventramenti nel cuore della città. Non hanno amato follemente la piramide costruita all'interno del louvre. Ed è certo che chirac non ha cercato di vendicarsi demolendo gli edifici fatti realizzare dai suoi predecessori. Ma si sa, in Italia non esiste senso civico e spesso predomina l'ignoranza. Da un pò di anni l'architettura a Roma, città eterna ma non per questo immobile, ha rivissuto grazie agli interventi pubblici commissionati a grandi architetti di fama internazionale. Tutto ciò in europa è normale ma da noi vince l'arroganza dei politici e degli storici dell'arte prestati alla politica che più strillano e insultano, più hanno successo. Credo che l'opera di meier sia molto più piacevole e funzionale della teca di Morpurgo frutto di un progetto fatto probabilmente dall'architetto in un periodo di depressione! A mio parere meier, accusato addirittura di essere un palazzinaro, sia uno dei più grandi architetti contemporanei. Penso anche che il primo cittadino di Roma debba pensare a proporre interventi costruttivi e non distruttivi nella sua città ma non mi meraviglia pensando ai disastri edilizi operati sulla città in cui è nato ovvero Bari. Vorrei anche ricordare che a Roma nell'antichità sono state smantellate architetture o vi si è costruito sopra andando incontro al gusto dell'epoca. Concludendo.....che tristezza!
maghi fano

10/05/2008 11.11: Rispetto
Roma è "mare procelloso" in cui muoversi, la sua identità va preservata e ha bisogno di rispetto e conoscenza. L'idea di costruire in stile è una follia anacronistica che torna indietro di duecento anni sulla riflessione teorica e insieme costruire senza comprendere a fondo la realtà complessa che quel brano di città offre è un insulto.
Architetto - Specializzanda in Restauro Monumenti

12/05/2008 12.41: demolizioni si e demolizioni no
Mi raccomando! Guai alla demolizione dell'Ara Pacis! Ci sono altre priorità! Quali? Boh....! Forse quelle che fanno comodo a me! Mi raccomando! Guai alla demolizione della Sopraelevata di via Prenestina! Ci sono altre priorità! Quali? Boh....! Forse quelle che fanno comodo a me! P.S. Per quelli che non si possono spendere i soldi per demolire l'Ara Pacis. Dove erano quando Rutelli spendeva i nostri soldi per costruire un opera di cui nessuno sentiva il bisogno dato che c'erano anche allora altre priorità? Quali? Le solite: manutenzione della città, disegno intelligente della città futura, buche, vandalismi, traffico, strade, verde agibile e non semplicemente disegnato sulle mappe, ecc. ecc.
sergio marzetti

13/05/2008 00.39: No ara pacis, no party
Al di la del fatto che la battuta di Alemanno è incommentabile, e spero che di battuta ad effetto si tratti, mentre noi continuiamo a discutere del barocchetto in centro invece dello stile malibù, in periferia (all'eur per l'esattezza) stanno per inaugurare il nuovissimo centro commerciale più grande del mondo (e siamo a tre!). Euroma2. Molti di voi lo avranno visto da fuori. Godrete della "splendida e contemporanea" architettura degli interni. Profluvi di stucchi in stile assiro, rinascimental, rococò, egizian, romanico. Rosoni, obelischi e specchi manco fosse Versailles. Marmi policromi e volute dorate. E ho già sentito i primi commenti della gente "comune" in fila per visitarlo. Bellissimo! Mica come quella schifezza di Meier in centro...
arch. Federico Scaroni

13/05/2008 17.33: California e Roma
Cliccando oggi su Corriere-Casa/I Maestri ho potuto ammirare un delizioso villino, "nell'inconfondibile stile, elegante ed essenziale" dice la redattrice, di Richard Meier. Infatti lo stile é inconfondibile! Tale e quale all'Ara Pacis! Solo che il delizioso villino si affaccia su una deserta spiaggia del Sud della California mentre l'Ara Pacis si affaccia, aggiungendo casino a casino, su un intorno romano cui non riuscirà mai a dare ordine: lacerti augustei, chiese barocche, muraglioni da Genio Civile, palazzi fascio-modernisti da Genio Incivile, platani corrosi dallo smog e dalle malattie. Altro che battute incommentabili! Bruno Zevi, sessant'anni dopo, ancora commentava l'incongruità del Vittoriano! Pure noi non potremo distoglierci dal dibattere: é bello, é brutto, a me piace, a me no ma non potremo mai nasconderci la verità: semplicemente, non doveva stare lì! Dove allora? In periferia forse.....?
sergio marzetti

13/05/2008 19.51: ma che c'è di nuovo?
credo che si stia generando una guerra tra "poveri": teca si, teca no, i muraglioni, il "fascismo" e le marce su roma....ma nessuno si azzarda dice che, in barba a quanto ragionevolmente avrebbe potuto compiersi (ad esempio un concorso di idee, che, potrei sbagliarmi, non è stato indetto), è stato affidato un progetto ad un professionista autorevole, sapendo perfettamente quale sarebbe stato il risultato finale ed il suo impatto sul contesto..... è sufficiente osservare il museo di arte contemporanea di barcellona......
danilo riccucci architetto

14/05/2008 17.12: titolo
eppure, passandoci l'altro giorno, alcune persone sedevano e leggevano libri sul "muraglione", alcuni bambini giocavano nella fontana "degna di una stazione ferroviaria" - ahò , parole di paolo portoghesi...-; forse non ce la meritiamo davvero, no, inutile; chissà, se alemanno divenisse sindaco di parigi, si potrebbero smontare piramidi vitree e scatoloni renzopianeschi..... mi ha sorpeso il commento un pò salace di aymonino: che dire allora dell'immobile in via anagni a roma da lui firmato ?
vincenzo chirico architetto

15/05/2008 14.55: titolo
Mi ricordo ancora, quando ero studente, alla fine degli anni '80, quanto astio c'era fra gli architetti e nella facoltà per l'immobilismo culturale ed architettonico che permeava il paese. Non si facevano più i concorsi, neanche quelli di idee e si guardava con interesse se non con invidia alla Parigi di Mitterand. Pompidou aveva già osato tanto, anni prima in una zona semicentrale, ma Mitterand ha osato molto di più: La Libreria Nazionale, l'American Centre, l'istituto del mondo arabo (tralascio tutta la lista) tutti costruiti in pieno centro. Visite di gruppo per visitare la capitale dell'architettura contemporanea e pessimismo di fronte alla miopia ed al conservatorismo della politica italiana. Poi sono arrivate delle opportunità importanti per Roma, a cominciare dall'Auditorium, nate male perchè indette tramite concorso ad inviti o ad incarico diretto, però che hanno coinvolto sempre architetti di indubbia capacità progettuale. C'era la possibilità di lasciare nel centro, ma non solo, testimonianze importanti dell'architettura contemporanea, un'ulteriore stratificazione nella Roma romana, medievale, rinascimentale, barocca, neoclassica, fascista e finalmente dopo mezzo secolo di nulla anche contemporanea. Un'operazione culturale e storica e solo in ultima istanza anche politica. Continuo a stupirmi che i colleghi non riescano a comprendere quanto sia importante far uscire il linguaggio architettonico contemporaneo dalle riviste specializzate e dalle aule universitarie e portarlo alla fruizione dei non addetti ai lavori. Di fronte all'Ara Pacis c'è una vitalità una fruibilità del luogo mai vista prima. Non si tratta certo di quei blaterati non-luoghi come qualcuno vorrebbe sostenere. C'è una grande ignoranza architettonica in Italia, a cominciare dalla classe politica. Se interventi come quello di Meier riusciranno a risvegliare maggiore interesse nella cittadinanza per la cultura architettonica, allora sono sicuro che ne guadagneranno anche le periferie.
Pierfrancesco Rossi

20/05/2008 15.39: titolo
mayer ha detto che il suo monumento è il terzo più visitato, ma non sarà forse per cio' che è custodito dentro, sti architetti di oggi pensano di venire a roma e dettare legge...
Ludo

24/05/2008 09.36: concetti inimmaginabili
c'è qualcosa di peggio che il nuovo sindaco ha proposto rispetto alla demolizione, che è gia un qualcosa di incomprensibile per un'opera inaugurata appena due anni fa e firmata da uno dei piu grandi architetti di fama mondiale (con tutti i suoi limiti), lo SPOSTAMENTO in periferia. Credo che proporre di spostare un'opera architettonica, disinteressandosi del contesto in cui si erge, sia la dimostrazione che chi parla è completamente a digiuno della materia architettonica e di qualsiasi sensibilità artistica.
Andrea Belmonte

26/05/2008 20.50: ma se la lasciassimo in pace?
Non sono un "cieco ammiratore" della teca di Meier; l'ho visitata un anno e mezzo fa e, francamente, mi ha convinto assai di più l'interno che l'esterno. Non credo tuttavia che la colpa sia lo svolgimento del grande architetto americano, ma di chi gli ha proposto il tema.... Tuttavia ormai, come tutto o quasi nell'Urbe, anche la teca è ormai "assorbita", visitatissima e ammirata, forse più dagli stranieri che da noi. Vogliamo provare a considerarla ormai un dato di fatto e concetrare attenzione, cervelli, (e soldi!) a tematiche più urgenti per la qualità della vita di chi vive tutti i giorni questa "stupenda e misera città"? Grazie.
Stefano D'Amico

27/05/2008 14.07: concetti immaginabili
C'é qualcosa di peggio rispetto allo SPOSTAMENTO; l'inazione e la rassegnazione. A volte condizioni obiettive e condizioni politiche hanno obbligato a spostare ben altro: i due templi di Abu Simbel e l'obelisco di Axum, per esempio. Credo che proporre di spostare un "manufatto" architettonico, costruito disinteressandosi del contesto in cui si andava ad ergersi, sia segno di lodevole capacità critica. Se poi vogliamo metterci a fare a braccio di ferro a proposito di sensibilità artistica non é chi non veda che Meier avrebbe fatto meglio ad erigere davanti al Mausoleo il progetto della chiesa di Tor Tre Teste che, con le sue "Vele", almeno sarebbe stato un felice richiamo alla passata esistenza nei pressi del Porto di Ripetta.
sergio marzetti

30/05/2008 18.47: ignoranza generale
Resto stupita sempre più di ciò che sta venendo fuori in questi mesi e dalla polemica che ruota attorno a questo splendido museo! splendido e per le funzioni cui è destinato, che sono svolte ampiamente e bene, e anche per la struttura tecnologicamente avanzata. In Italia non siamo abituati ad accettare il nuovo; la teca non è invasiva, non è brutta ed inoltre è un intervento costato più di 10 milioni di euro, solo questo fatto dovrebbe contribuire ad impedire di smantellarla, anzi, dovrebbe impedire anche il solo pensare di smantellarla! C'è tanto altro da fare a Roma ed in Italia, pensassero a ciò di cui i cittadini hanno davvero bisogno! L'arte deve essere libera e l'artista libero di creare! Ormai, è fatta, è lì, immobile; che vi piaccia o no! E poi, attira tantissimi visitatori, anche perchè offre dei servizi che i musei italiani non sono abituati ad offrire, perchè sono strutture preesistenti, difficili da organizzare per tale ragione. L'Ara Pacis è valorizzata al massimo, si presenta maestosa in tutto il suo splendore, circondata di luce! Lo sapete o no che il compito di un museo è conservare, proteggere e valorizzare? Il museo Meier adempie benissimo a tali compiti!
Marcella

01/06/2008 09.23: ignoranza generale 2°
"Resto stupito sempre più di ciò che sta venendo fuori in questi mesi e della polemica che ruota attorno a questo splendido "monumento"! Splendido e per le funzioni cui è destinato, che sono svolte ampiamente e bene. In Italia non siamo abituati ad accettare il nuovo; il "monumento" non è invasivo (vabbè! abbiamo distrutto la Torre di Paolo III, Macel de' Corvi con lo bottega di Michelangelo, con un fuori scala che deprime la Piazza del Campidoglio e l'Ara Coeli ma è lo scotto da pagare per affacciarci al nuovo secolo!), non è brutto ed inoltre è un intervento costato più di non so quanti milioni di lire in oro, solo questo fatto dovrebbe impedire anche il solo pensiero di smanellerlo (vabbè! in un lontano futuro ci sarà gente che sprecherà il proprio tempo cercando una qualche soluzione ma è gente morbosa e intellettualmente irrilevante!). C'è tanto altro da fare a Roma e in Italia, pensassero a ciò di cui hanno veramente bisogno! (vabbè! poi faremo una guerra con centinaia di migliaia di morti ma il "monumento" potrà servire anche da Sacello ai Caduti!). L'arte deve essere libera e l'artista libero di creare! (vabbè! lo stile è magniloquente e grandioso e attirerà tantissimi visitatori che del passato classico conoscono solamente le visioni delle Cabirie dannunziane e delle Cleopatre hollywoodiane). Oramai la frittata...(pardon per il lapsus!), oramai è fatta, è là, immobile; che vi piaccia o no! E poi attira tantissimi visitatori (specialmente gli americani che vi ritrovano un che di famigliare, come gli inglesi che costruivano e ritrovavano nella colonia indiana quel qualcosa di "vittoriano" a loro più congeniale!). Il "monumento" è valorizzato al massimo, si presenta maestoso in tutto il suo splendore, circondato di luce! Lo sapete o no che il compito di un "monumento" è conservare (galleria delle bandiere, reliquie guerresche, ecc.), proteggere (tombe a ignoti soldatini) e valorizzare (questa parola, quando bene usata dai detentori del potere, giustifica tutto!). Il Monumento Sacconi al Padre della Patria e Re d'Italia Vittorio Emanuele II, il Vittoriano insomma!, adempie benissimo a tali compiti! (Dove potrebbero andare Re, Dittatori, Capi di Stato e Presidenti della Repubblica a porgere omaggio durante le onoranze nazionali?)
Sergio

12/06/2008 13.27: IGNORANZA GENERALE 3°
Non trovando migliori parole e concetti rispetto a quelli magnificamente espressi da Sergio, mi limito a rispondere alla signora Marcella che non è ignorante chi la pensa in maniera diversa dalla propria, ma è ignorante, piuttosto, colui che ignora... determitati fatti o conoscenze. Nel caso di specie è forse ignorante (sempre nel sense che ignora, ovviamente e non nel senso di offesa) colui che ha deciso di progettare la nuova teca senza guardare al contesto... ignorandolo, appunto... non volendolo conoscere, ma operando a prescindere. Non comprendo, poi, l'inciso..."Ormai, è fatta, è là..."... che c'entra? Allora anche il Fuenti in costiera Amalfitana era ormai fatto... ed i mille abusi quotidiani e le brutture archittettoniche che ci opprimo...i cd mostri, ed allora? sono da non buttarle giù? tanto oramai stanno li? Signora Marcella, La invito a non dare dell'ignorante o considerare come tali le idee diverse dalle proprie, ma piuttosto a conforntarsi serenamente nel merito del 3d, motivando a sostegno delle proprie ragioni, ma dando dignità anche alle idee degli altri per quanto diverse, altrimenti si rischia, come è successo del resto, di cadere nella trappola satirico-sarcastica fatta egregiamente da Sergio. Cordiali saluti...
Antani Volante

vedi anche:

Match su architettura e futuro della città

Alemanno/Rutelli - rassegna stampa

Ara Pacis, stop al sottopasso

aggiornamento rassegna stampa

Ruspe al Mausoleo di Augusto

Partono i lavori per il riassetto - breve rass.stampa

Ara Pacis, su il sipario

Rassegna stampa dell'inaugurazione

Non c'è pace per l'Ara Pacis

Oggi l'inaugurazione

La nuova Ara Pacis s'affaccia sul futuro

rassegna della pre-inaugurazione

La riscoperta dell'Ara Pacis

Undici anni di polemiche e lavori nel cuore di Roma

Ara Pacis, si alza il sipario

comincia ad apparire in tutta la sua evidenza


data pubblicazione: lunedì 5 maggio 2008
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Architettura sul web Via la teca, restaurazione per l'Ara Pacis (?)