Ecco il Maxxi e la buona architettura

Museo Arte XXI secolo - agg. rassegna stampa

LUNEDÌ LA PRESENTAZIONE - ECCO IL MAXXI E LA BUONA ARCHITETTURA. Lunedì sarà una giornata importante per Roma. Perché le verrà affidata in una sorta di pre-consegna un nuovo grande ed importante spazio culturale.

Zaha Hadid, da tempo una archistar internazionale, presenterà la sua opera ormai strutturalmente finita. Al Maxxi di via Guido Reni, al Flaminio, mancano rifiniture ed allestimenti. Ma il museo dell'arte del XXI secolo comunque c'è. Dieci anni di lavoro, di polemiche, di soldi che mancano. E alla fine, eccolo qui il Maxxi. A molti le forme sinuose e sfuggenti dell'edificio non piacciono, altri invece ne sono ammirati. Speriamo che al sindaco non prenda come per l'Ara Pacis, che voleva buttar giù.

L'anno prossimo ci sarà l'inaugurazione, una per tutte al contrario di quanto è avvenuto per il museo di Meier che è arrivato a quota tre.

Un grande progetto architettonico con funzioni chiare e nobili va avanti, nonostante tutto. Problemi strutturali, per primi: la Hadid ha disegnato murate oblique di difficile realizzazione, una specie di Turandot che ha messo continuamente alla prova i costruttori. Problemi burocratici, di competenza. Problemi finanziari: soldi col contagocce, cantiere sempre in forse. E problemi politici. Opera statale, è dipesa dai ministri che si sono succeduti con i loro capricci. Zaha su Roma ha fatto i capelli bianchi. Tempo fa l'archistar anglo-irachena si rivolse alla stampa: «Aiutatemi voi».

La bella architettura che serve alla comunità va comunque avanti, con la forza che manca ai progetti di qualità e scopi discutibili. Il garage sotto il Pincio, il nuovo campo da tennis al Foro Italico fanno nascere pesanti interrogativi sia sulla qualità architettonica sia sulla reale utilità. Comunque vada a finire, la coltre di polemiche che avvolge questi due progetti già li classifica come «deboli». Col Maxxi Roma è stata per anni con il fiato sospeso, come in attesa di un neonato. La storia dei box auto e quella delle palle da tennis trova i romani uniti in un grande sbuffo. Non se ne può più.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 12.09.08


Il museo romano. Zaha hadid presenterà il 15 settembre l'opera che verrà inaugurata nel giugno 2009. Anteprima sul cantiere. Con vista Maxxi l'immobile ci guadagna.

Dieci anni dal concorso all'inaugurazione: è la storia più lunga di un'opera griffata Zaha Hadid Architects (Zha). Ma anche uno dei più interessanti cantieri d'innovazione e sperimentazione in Italia. È il Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma che sarà ultimato nell'estate 2009 e che Zaha Hadid presenterà in anteprima il 15 settembre. Primo museo pubblico nazionale dedicato alla creatività contemporanea, voluto dal ministero per i Beni culturali. Opera prima italiana per l'archistar anglo-irachena.

Dopo continui ritardi e posticipi, dovuti a finanziamenti con il contagocce, la data per l'inaugurazione è confermata: a giugno 2009 sarà pronto l'edificio, dopo l'autunno saranno allestite mostre permanenti e temporanee. Costo complessivo: 150 milioni.
Hadid ha vinto il concorso internazionale nel 1999 con un progetto che prevedeva la riqualificazione di un ampio tessuto nel quartiere Flaminio, non lontano dall'auditorium di Renzo Piano. Un'area occupata prima da una fabbrica di auto, poi da un complesso militare; un comparto che, una volta ceduto dalla Difesa ai Beni culturali, è sembrato il luogo ideale per realizzare un contenitore culturale all'altezza della Tate Modern di Londra o del Museo Guggenheim di Bilbao. Il primo è stato ultimato nel 2000 grazie alla conversione della Bankside Power Station sulla riva Sud del Tamigi, su progetto degli svizzeri Herzog e De Meuron. Il secondo - scultura ideata da Frank Gehry e diventata il simbolo del rinnovamento urbano della città portuale basca - ha già festeggiato il decimo compleanno.

Quello di Roma sarà un campus per la cultura. «Un sistema di elementi affini, mai identici, che creano un campus per l'arte - spiega Gianluca Racana, associato dello studio Zha e capoprogetto del Maxxi -. Il Museo non è un oggetto a sè stante ma uno spazio fluido in cui i visitatori raggiungono le cinque gallerie come andassero alla deriva. E non attraverso un percorso lineare».

Fasci e direzioni diverse si intersecano e si addensano, ammorsandosi sugli edifici delle due ex caserme che sono state mantenute. Il Museo è stato realizzato su una superficie di 29mila metri quadrati per un'altezza massima di 23 metri. Sviluppo orizzontale che ripropone quello delle caserme preesistenti contrapposto agli edifici residenziali più alti che lo circondano. Alloggi che godranno di vista inedita nello skyline della Città eterna. E alcune agenzie immobiliari sfruttano già il valore aggiunto vendendo «case vista Maxxi». Leggere gli annunci per credere.

A piano terra il museo si apre al quartiere: il percorso pedonale attraversa il campus e segue la sagoma morbida dell'architettura, scivolando sotto gli elementi in aggetto. Il Maxxi si articola su tre livelli, di cui il secondo è il più complesso e ricco di connessioni con i ponti che collegano edifici e gallerie. L'auditorium, previsto all'inizio al secondo livello, è ora a piano terra e alla stessa quota sono previsti spazi di servizio, bookshop, caffetteria. Non un volume compatto, ma spazio denso e continuo con gallerie tra i 1.500 e i 2mila metri quadrati ciascuna, fruibili in modo indipendente o con la possibilità di un collegamento diretto a seconda della mostra in corso.

L'atrio d'ingresso è lo spazio più scenografico. Alto 20 metri, consente di percepire con un solo colpo d'occhio la composizione fluida del museo, le gallerie e il sistema di scale metalliche che portano il visitatore ai diversi piani. È cemento faccia vista, tutto grigio e bianco, solo i collegamenti saranno neri. Le gallerie si sviluppano in senso longitudinale: nei punti in cui si intersecano si aprono spazi comuni a doppia e tripla altezza e si trovano i collegamenti verticali. Prevedendo il trasporto di opere scultoree anche pesanti, è stato previsto un montacarichi di 30 metri quadrati di superficie, con portata di 10 tonnellate.

Una composizione unitaria che in realtà, per adeguarsi in corso d'opera alle normative antisismiche, conta cinque volumi indipendenti. «Nonostante la normativa sia stata aggiornata nel 2003 quando il progetto era già stato appaltato, data l'importanza dell'edificio - spiega Racana - si è deciso di adeguarlo. Così il volume risulta un assemblaggio di cinque corpi di fabbrica, separati da giunti di dilatazione. Pareti snelle collegate da martinetti idraulici che in caso di scossa sismica si bloccano dando rigidità all'intera struttura».

Come in tutti i musei, non è prevista alcuna finestra: la luce naturale arriva dall'alto, filtrata con diversi livelli di intensità a seconda del tipo di mostra. L'edificio tocca a terra in pochi punti dove si concentra il carico. Non ci sono pilastri ma solo pareti portanti e fondazioni realizzate con pali profondi fino a 40 metri. La struttura è in cemento armato e «per il tipo di costruzione - precisal'architetto - con sbalzi superiori ai 10 metri e luci superiori a 30, è stato impiegato un materiale speciale adatto sia per l'esito formale che per le richieste strutturali». Il calcestruzzo è stato gettato in 3 anni: arriva da una centrale di betonaggio istallata a pochi passi dal cantiere.

In questi giorni si stanno istallando le vetrate. Anche la finitura esterna è ormai definitiva e il risultato è una pelle omogenea, resa ancora più liscia e impermeabile grazie a una resina di saturazione che al tatto fa assomigliare il calcestruzzo al vetro. Una tecnologia importata dal restauro del moderno impiegata per garantire maggior durabilità nel tempo.

Team di progettazione internazionale, ma cantiere tutto italiano guidato dalle due imprese del Consorzio Maxxi 2006: Italiana Costruzioni (gruppo Navarra) e Sac (gruppo Cerasi). Opera di grande innovazione che ha richiesto lo sviluppo di linee produttive ad hoc: un'industrializzazione espressa con margini di artigianalità molto evoluti.

L'OPERA - Un'opera da 150 milioni di euro

  • L'idea del Maxxi nasce nel 1998 con il trasferimento delle ex caserme Montello al Mibac. Nel 2000 lo studio Zaha Hadid si aggiudica il concorso per il progetto.
  • Nel 2003 iniziano le demolizioni e la costruzione dell'opera ad opera dell'Ati Maxxi 2006 (Italiana costruzioni e Sac).
  • L'opera è stata costruita su un lotto di 29mila metri. Gli spazi esterni sono di 19.640 metri. La superficie espositiva di 10mila metri. La presentazione sarà il 15 settembre, l'inaugurazione è prevista a luglio 2009.

 

di Paola Pierotti
da Il Sole 24ore del 04.09.08


ARCHITETTURA E POLITICA - L'ARA PACIS E LE EREDITÀ DEL PASSATO

Che accadrà al Maxxi di Zaha Hadid? Nel 2009 il museo per l'arte contemporanea del Flaminio, progettato dall'archistar anglo-irachena, sarà pronto. Le sue forme sinuose piaceranno a chi sarà al posto di comando? C'è da scommettere che qualcuno vorrà aggiungere qualche spigolo per correggere fughe prospettiche tanto ardite. «Eliminate questa curva, lì aprite una vetrata»: potrà arrivare un ordine del genere? E la Nuvola di Fuksas, che prima o poi dovrà pur esistere, piacerà al Campidoglio?

L'intervento delle autorità sull'architettura ha dei precedenti. Anni fa c'è stato l'abbassamento del minareto della Moschea di Paolo Portoghesi: l'architetto lo voleva più alto, per una questione di proporzioni: invece no, giù di una decina di metri. L'idea del sindaco Alemanno di far «ritoccare» l'edificio di Richard Meier che contiene l'Ara Pacis Augustae non fa scandalo neppure a chi, a suo tempo, ha firmato petizioni per difendere il nuovo municipio di Fiumicino, progettato da Alessandro Anselmi. Una giunta comunale, di nuova nomina, volle aggiungere una volumetria all'esterno: e giustamente si gridò all'attentato al diritto d'autore. Oggi ci sono autorevoli architetti e docenti che si sono già dichiarati pronti a dare una mano nell'ormai imminente maquillage del bianco museo sul lungotevere.

Ai Papi rinascimentali e del Barocco probabilmente non piacevano fino in fondo le grandi architetture che avevano ricevuto in eredità dai loro predecessori. Il Borgia forse storse la bocca sulle opere volute da Cybo e Piccolomini, magari il Farnese si lagnò di quanto fece il Della Rovere e così anche il Borghese per le scelte del Boncompagni. Ma lasciarono perdere. Rutelli ha demolito la teca del Morpurgo e Alemanno interviene su Meier. Perché non si lascia in pace l'architettura d'autore? Lanciamo fin d'ora un appello: una volta fatto, il Ponte sullo Stretto, bello o brutto, resti come sarà. Nessuna campata in più, sei corsie e due binari, non viceversa. Intesi?

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 20.06.08


Città nuova - Archi, curve e luce: ecco il Maxxi. Un museo senza «gerarchie». Le gru sono ancora al lavoro, ma già si vedono i volumi sinuosi disegnati dall'architetto irachena. Alla fine il costo complessivo dell'opera sarà di 110 milioni di euro. La struttura sarà inaugurata da tre mostre d'arte e due di architettura. Tutte rigorosamente italiane. «Non ci saranno sale privilegiate per i top. Arte solo da vedere» Con la struttura, nascerà una piazza con sculture, bar e biblioteca.

Magnificente, fluido e senza stanze per marcare la gerarchia delle opere: ecco il Maxxi, il primo grande museo nazionale d'arte e architettura contemporanee che sta nascendo tra via Reni e via Masaccio, al Flaminio.

A progettarlo, l'architetto londinese (ma di origini irachene) Zaha Hadid, divenuta in pochi anni una superstar della progettazione. Tra le varie soluzioni, spiccano i tre archi a tutto tondo, come nella Villa di Adriano a Tivoli. Il museo sarà finito a metà 2009, ma fa già molto discutere: sia per il problema dei fondi pubblici, sbloccati solo da poco dal ministro Rutelli, sia per quella che sarà la disposizione delle mostre. «Nessuna sala A - spiega Silvia La Pergola, dell'ufficio tecnico - per i top, sala B per i grandi o C per i medi artisti: l'arte da vedere, senza classifiche».

Ecco finalmente il Maxxi, il primo grande museo nazionale d'arte e architettura contemporanee. Magnificente e fluido, si presenta come un immenso neo-nato, ancora avvolto nel suo cantiere con le gru alte e il fango per terra quasi fossero i resti di una strana placenta.

Non è ancora pronto, ma è ora come sarà dopo, a metà dell'anno prossimo quando sarà consegnato alla città. I volumi sinuosi disegnati da Zaha Hadid, l'architetto londinese di famiglia irachena divenuta in pochi anni una super-star della progettazione, sono introdotti nientemeno che da tre archi a tutto tondo, uno sberleffo allo stile della modernità e una vera provocazione nei confronti del linguaggio architettonico della Hadid: superfici mute (il museo non ha finestre), prospettive fulminanti, volumi con sola luce zenitale, silenzio cromatico.

Tre archi come nella villa di Adriano a Tivoli, che fanno trattenere il fiato: il passato che introduce il futuro. Sono residui della vecchia caserma abbattuta per far posto al museo. Un elemento filologico per aprire le porte di un edificio che declassa a «tradizionalista» l'Ara Pacis di Meier contestata per la sua modernità.

Un museo d'arte già visitato da alcuni artisti: delusi. Perché il Maxxi non ha sale e stanze per marcare la gerarchia delle opere. «Gli interni spiega l'architetto Silvia La Pergola, dell'ufficio tecnico sono tutta una via di esodo, sostengono un flusso. Niente sala A per i top o B per i grandi o C per gli artisti medi. L'arte da vedere, senza classifiche». Ma pittori e scultori pretendono un riconoscimento, come tutti.

Zaha viene in cantiere di rado, pensano a tutto Paolo Matteuzzi e Gianluca Racana, gli architetti dell'impresa Cerasi-Navarra che è stata duramente impegnata fino a livelli sperimentali di costruzione per la difficoltà del progetto. Ora la Hadid è soddisfatta, dopo aver disperato che la sua opera potesse un giorno essere realizzata: la scarsità di fondi pubblici ha perseguitato il cantiere. Rutelli ha di recente sbloccato la situazione e alla fine i 110 milioni necessari all'opera ci saranno tutti.

Assicura Carla Di Francesco, neo direttore generale dei Beni culturali, competente per paesaggio, arte e architettura contemporanee: «Il Maxxi è il risultato di una efficace politica di promozione del contemporaneo impostata dalla direzione che mi ha preceduto. Questo importante progetto dovrà essere portato a termine entro l'anno prossimo. Avrà certo il mio sostegno». «Zaha non ha fatto una semplice architettura - spiega Margherita Guccione, che ai Beni Culturali è responsabile del settore - ma ha creato un nuovo luogo urbano aperto al quartiere». Tra via Reni e via Masaccio, in pieno Flaminio, ci sarà una ampia piazza ornata da due grandi sculture, ristoranti, bar, una biblioteca, due grandi atri coperti, parcheggi. Tutto accessibile, solo il museo avrà il ticket.

Le superfici espositive arrivano a 12 mila metri quadri. Già si pensa come utilizzarle: il Maxxi sarà inaugurato da tre mostre d'arte e due d'architettura, tutto rigorosamente italiano per sottolineare il superamento di un deficit storico circa le strutture espositive del contemporaneo in Italia. Poi, come in ogni museo, entreranno in scena gli artisti di tutto il mondo. La gestione della struttura sarà affidata alla Fondazione Maxxi, guidata da Pio Baldi che per anni ha pilotato la realizzazione del museo.

  • 700 sono le tonnellate di acciaio che saranno usate per la carpenteria.
  • 113 sono le migliaia di metri cubi di volume previsti dal progetto.
  • 4 sono le gru ancora al lavoro nel cantiere. La loro altezza varia dai 22 ai 45 metri.
  • Zaha Hadid: L'architetto anglo-irachena è l'autrice del progetto per il Maxxi. Dopo aver superato vari problemi di carattere finanziario per la scarsità di fondi pubblici, ora finalmente sembra che il ministro Rutelli sia riuscito a sbloccare la situazione. La consegna fra un anno.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 27.01.08

 

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Commenti

25/06/2010 14.56: Museo MAXXI
Forse più bello l'interno che l'esterno. Il lato posteriore che guarda P.zza Mancini sembra francamente un bunker. Notevole l'effetto della galleria 5 che si dilunga all'esterno con la vetrata. Politically correct il mantenimento parziale della facciata delle ex caserme lato Via Guido Reni. Forse il tutto stona un po' rispetto al contesto, pur privo di valori architettonici, che lo circonda. Paragonato all'Auditorium di Piano, quest'ultimo risulta più discreto, più conformato al resto. Probabilmente l'origine della Zaha qui si sente, nel senso che sono architetti portati più ad operare in contesti 'vergini', città con molto meno passato di Roma, insomma. Cmq con la mancanza di opere architettoniche di livello a Roma, in questi ultimi 40 anni, a parte l'Auditorium, ben vengano queste opere.
paolo di stefano

vedi anche:

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data pubblicazione: domenica 14 settembre 2008
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