Calatrava: «Il mio ponte dei sospiri»

Apertura sottotono - agg. rassegna stampa

Inaugurato senza cerimonia il ponte di Calatrava

In sordina, senza cerimonie, è stato aperto al transito nella notte tra giovedì e ieri il ponte della Costituzione (...) di Venezia, conosciuto anche come il ponte di Calatrava dal nome dell'architetto spagnolo, Santiago Calatrava, che lo ha progettato. Il ponte, da tempo al centro di polemiche, collega le sponde del Canal Grande tra Piazzale Roma e la stazione ferroviaria.

 

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da Il Sole 24ore del 13.09.08


Urbanistica. Apertura sottotono per il ponte di Calatrava. L'architetto spagnolo ha visionato ieri a Venezia l'opera, non ci sarà inaugurazione.

VENEZIA - Là dove non erano riusciti Le Corbusier, Wright e Kahn, ce l'ha fatta Santiago Calatrava. Il suo ponte, il quarto sul Canal grande, non si può non notare con il rosso scheletro d'acciaio, il vetro e la pietra d'Istria che lo sposano alla città. Peccato che Venezia, che nei decenni scorsi aveva detto «no» ai progetti di fior di architetti neppure stavolta accetti l'innesto e così quella che doveva essere una festa straordinaria è da tempo un rosario di polemiche che non accenna a finire.
Calatrava ha preferito vedere di notte la sua opera completata, ed i maligni dicono per evitare contestazioni, ma si è quasi commosso. «Un ponte fatto con il cuore - ha detto - arricchito dalla straordinaria professionalità di chi ha sfiorato la perfezione lavorando la pietra, il vetro, l'acciaio. Non posso essere io a dire che è il più bel ponte che ho fatto, ma certamente è un'opera matura apposta per Venezia».

Ieri in Comune ha visto il sindaco Cacciari, ha incontrato i giornalisti ma ha evitato di entrare nelle polemiche. Con diplomazia. Certo non deve aver gradito il fatto che quel ponte che resterà nella storia non avrà neppure l'onore di una inaugurazione. Per il taglio del nastro s'era pensato al presidente Napolitano, ma le transenne saranno tolte alla chetichella nei prossimi giorni. In extremis è arrivato il nome, «Ponte della Costituzi0ne», suggerimento istituzionale di Cacciari condiviso dalla giunta comunale dopo che per mesi ci si è scontrati pure su questo, arrivando a proposte che per lunghezza sembravano il titolo di un film della Wertmuller.

Il sindaco ha deciso di volare alto rispetto alle discussioni quotidiane, pensa già ad utilizzare quel suggestivo ponte per sfilate di moda, ma di sicuro s'è persa la straordinaria occasione, per un mal di provincialismo che affligge da sempre Venezia, di sfruttare l'evento, di farne un simbolo di una città che finalmente sa coniugare nuovo ed antico.

Colpiscono l'immaginario e restano, più che questa passerella rossa sospesa sul Canale, i pasticci sui costi, la guerra fra le imprese, i problemi dell'illuminazione, la «dimenticanza» dei disabili. I costi, prima di tutto. Il progetto, formalmente, era stato regalato da Calatrava alla città quando sindaco era Paolo Costa. Una gara d'appalto che oggi tutti dicono sciagurata ne assegnò la costruzione alla Cignoni di Rovigo per 4,04 milioni. Era il 2002 ed il ponte doveva essere completato in 456 giorni. Di giorni ne sono stati necessari quasi cinque volte tanti ed il costo stimato dal Comune oggi è di 11,27 milioni, destinato sicuramente a salire per i contenziosi ancora aperti e valutazioni attendibili proiettano la spesa finale oltre quota 15 milioni. Restano anche le guerre in Tribunale fra le imprese costruttrici, la questione di una illuminazione da perfezionare visto che di sera i gradini quasi non si vedono. Ma resta soprattutto l'ovovia del costo di almeno un altro milione di euro. È stata innestata nel progetto dopo le proteste dei disabili per l'inaccessibilità del ponte, un corpo estraneo anche se Calatrava aveva dato la disponibilità a trovare una soluzione. Dicono possa essere pronta ed installata entro fine anno. Riuscirà a portare una carrozzella alla volta da un lato all'altro del canale in 17 minuti. In vaporetto ne bastano due. I disabili ringraziano del pensiero ma già anticipano che non la useranno. Alla fine la legge sarà rispettata ed il Comune pagherà costruzione e salata manutenzione di un'opera inutile che oltretutto non aiuterà certo l'estetica del ponte.

 

di Claudio Pasqualetto
da Il Sole 24ore del 03.09.08


Venezia. Calatrava al contrattacco: appalto inadatto per il ponte. L'architetto, l'opera sul Canal Grande, i ritardi e i costi lievitati: ditta con poca esperienza. Archiviata la prima inchiesta penale.

VENEZIA - Sarà anche «enormemente emozionato» e «orgoglioso» di quello che definisce «uno dei miei più bei ponti, se non il più bello». Ma non rinuncia a qualche osservazione, l'architetto e ingegnere Santiago Calatrava. Sulla terrazza dell'Hotel Danieli, prima di incontrare i giornalisti a Ca' Farsetti, chiarisce: «L'appalto era inadatto al tipo di opera. E la stessa ditta che lo ha vinto, al ribasso, doveva avere un po' più di esperienza nella realizzazione di quel genere di lavori». Sulle imprese, però, non vuole dare giudizi di valore: «Sono stato professionalmente coinvolto nel progetto. La sua esecuzione mi sfugge del tutto. Ero un osservatore esterno e certe cose non ho potuto non vederle». Quanto all'ovovia, che tanto è dispiaciuta ai diversamente abili (che avrebbero voluto vederla ultimata assieme al ponte, adesso, mentre se ne parla almeno a fine novembre e poi mancherebbe il collaudo), l'architetto precisa un altro paio di cose: «Avrei preferito la seggiovia, le pietre laterali del ponte sono state intagliate apposta. Ma mi sono attenuto alle esigenze del committente, il Comune. Inizialmente riteneva fosse più comodo risolvere il problema con i vaporetti. Avevo anche proposto di rivedere il progetto a mie spese».

Puntualizzazioni. Che non hanno tolto nulla ai sorrisi, alle manifestazioni di riconoscenza per maestranze e sindaco, all'onore per il quarto ponte sul Canal Grande che tra pochi giorni (forse il 12) porterà i pedoni da piazzale Roma alla stazione di Santa Lucia. Per Calatrava un'opera come questa, «artistica e funzionale», «destinata a rimanere nei secoli», è la classica « once in a life chance», ti capita una volta nella vita. A maggior ragione considera un peccato la mancata inaugurazione con il presidente della Repubblica. Massimo Cacciari, però, è irremovibile: «Troveremo un momento per brindare, da soli, con chi ha lavorato ». Anche se l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz promette: «Qualcosa si farà: una condivisione con la città, a ovovia terminata».

Nove anni per costruire il ponte sono troppi, contestano i detrattori. E poi ci sono i costi, lievitati di cinque milioni di euro (da sei e rotti a più di 11). Cacciari allora sfida «chiunque a sostenere che poteva costare meno. Se me lo viene a raccontare gli do 10 mila euro di tasca mia». Ormai tutti (sindaco, architetto, assessore) riconoscono un problema di sottovalutazione delle spese. Su Casabella, l'amministratore- filosofo ha ammesso: «La soluzione logica sarebbe stata affidare la direzione dei lavori allo studio di Calatrava. Ma per legge siamo stati costretti a scegliere l'offerta al ribasso maggiore».

Corte dei Conti e Procura continuano a indagare sul possibile danno erariale. Mentre è stata appena archiviata l'altra indagine, coordinata da Carlo Mastelloni e Giorgio Gava, sulle presunte anomalie di carattere statico.

 

di Elvira Serra
dal Corriere della sera del 03.09.08


Venezia. Tempi e spese, parla l'architetto. Calatrava e il «suo» ponte «Nessuna truffa sui costi». «Costi sottovalutati, senza truffe. Qui ho messo tutto il mio cuore» 
Calatrava a ruota libera: per i disabili ero pronto a cambiare il progetto «La festa? Le maestranze meritavano di stringere la mano a Napolitano».

VENEZIA - Non dice che è il suo ponte più bello («Non posso essere io ad affermarlo ») ma c'è da scommetterci che lo pensa. Di una cosa però Santiago Calatrava dice di essere convinto: «Abbiamo messo tutto il nostro cuore per questa città che amiamo, non c'è stata nessuna truffa». E così risponde anche a chi denuncia il raddoppio di spese e tempi. Doveva costare 6 milioni (comprese alcune opere) ne costerà 12, ma la cifra potrebbe aumentare ancora.

Doveva costare 6 milioni (comprese alcune opere) ne costerà 12, ma la cifra potrebbe aumentare ancora. Doveva finire dopo 456 giorni, cinque anni dopo il ponte deve essere ancora aperto. «Evidentemente la spesa è stata sottostimata se il risultato oggi è ben superiore, ma all'epoca dell'appalto non lo era se l'impresa ha vinto con un ribasso d'asta significativo (4 milioni contro i 4,5 previsti, ndr) - spiega l'architetto spagnolo - noi però abbiamo fatto la stima seguendo la legge e i prezzi indicatici dal Comune». Come dire che lui e il suo studio non hanno nessuna colpa. Del resto Calatrava lo afferma chiaramente durante il suo colloquio a Ca' Farsetti accanto al sindaco Massimo Cacciari e all'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz: la sua responsabilità è finita quando il ponte è andato in appalto e lui è diventato solo il consulente estetico. Non a caso quando parla delle polemiche scoppiate per l'aumento dei costi sottolinea di essere «osservatore ». «Sono circostanze che devono essere studiate e analizzate - aggiunge - anche se non posso negare che al momento di fare l'appalto è stato sottovalutato l'aspetto tecnologico ». Come evidentemente è stata sottovalutata la questione dei disabili.

Per lui la soluzione migliore era e rimane quella di un passaggio da una riva all'altra con il vaporetto, prudentemente aveva previsto la possibilità di inserire un servoscala ma era disposto anche a cominciare daccapo. «Ero pronto a rivedere interamente il progetto a mie spese, ma per il Comune i tempi di approvazione dei nuovi disegni sarebbero stati troppo lunghi, così ho adottato l'ovovia per rispondere e interpretare le esigenze dei diversamente abili stando sempre attento che tutti si possano muovere all'interno di una città, che per la sua conformazione comunque ha dei limiti». Non lo nasconde avrebbe preferito meno polemiche e l'inaugurazione con la festa («Mi dispiace soprattutto per le persone che ci hanno lavorato: il ponte è un capolavoro, si sarebbero meritate di stringere la mano al presidente della Repubblica, queste sono cose che però non si possono controllare»), ma più lo guarda e più gli piace. Anche ieri pomeriggio prima di lasciare Venezia ha fatto l'ultimo sopralluogo per i dettagli finali: c'era la parte del corrimano dove verrà incastonato la sua «firma» (una croce con quattro gigli) da controllare.

«I ponti di Venezia fanno molto più di unire le parti della città hanno la funzione di essere punti di incontro», dice. Per questo lo ha allargato nella parte centrale («Diventa un luogo non solo di transito»), lo ha illuminato dal basso pensando a un tappeto di luce («Che non dovrà sempre esserci perché questa è l'unica città che da ancora il senso della notte e del giorno»), lo ha fatto colorare di rosso («Un omaggio a Venezia anche se è l'unica parte che non ho deciso io ma mia moglie che di colori se ne intende »), lo ha pensato come un'unica via dalla Strada Nuova alla stazione («Se non ci fosse la parte costruita nel dopo guerra della stazione si vedrebbe un'unica via con riva degli Schiavoni»), ma soprattutto si è immaginato di scrivere una «semplice frase». «L'arco ribassato, l'uso dei materiali, gli scalini vetrati, fanno del ponte una cosa eccezionale, sicuramente la mia opera matura: la città cambia e invece ci sono pochi testimoni del nostro tempo ». Adesso ce n'è uno in più.

Conto alla rovescia. Il ponte sarà aperto forse il 12 settembre. Il sindaco si «confessa» a Casabella: «Se tornassi indietro non lo farei più costruire». «Se mi trovassi oggi nella situazione in cui mi trovai più di dieci anni fa non mi sognerei di avviare la costruzione del ponte di Calatrava». Massimo Cacciari lo confessa in un'intervista a Francesco Dal Co, pubblicata nell'ultimo numero della rivista «Casabella». Troppo ostacoli burocratici, troppe norme confuse, troppe competenze frazionate tra tanti enti diversi. Anche ieri mattina con l'architetto spagnolo vicino, ha ribadito che di inaugurazione non ne vuole sentire parlare. «La decisione è mia e solo mia, contro il parere di Santiago (Calatrava, ndr) edella giunta». Punto e a capo. Troppe polemiche create da opposizione e disabili (l'ovovia sarà pronta a fine novmbre, poi dovrà essere collaudata prima di posizionarla). Ci sarà solo l'apertura: «Nei prossimi giorni », dicono sindaco e assessore ai Lavori pubblici misteriosi. Con ogni probabilità però l'ora X scatterà venerdì prossimo 12 settembre, anche se qualcuno storce il naso («Non si inaugura mai niente il venerdì »). I problemi però non finiranno fra dieci giorni, anzi quelli continueranno probabilmente ancora per molti giorni, se la Cignoni, come sembra, è sempre più intenzionata a rivolgersi al Tribunale per il contenzioso ancora aperto con Ca' Farsetti. L'impresa chiede almeno 7 milioni di euro, il Comune è pronto a sborsarne uno, oltre ai 12 del costo attuale del ponte. Se poi vengono aggiunte le riserve della Cignoni sull'ultima fase, i costi aggiuntivi del collaudo, e la richiesta di disapplicazione della penale sui ritardi, la differenza aumenta di un altro milione. Intanto sui 12 il sindaco è sicuro: «Era difficile determinare il costo del ponte, abbiamo tutte le carte che dimostrano che non poteva costare un cent di meno: sfido qualsiasi osservatore imparziale a dirmi che si poteva spendere di meno. Se uno me lo viene a raccontare gliene dò diecimila di tasca mia». Costi e tempi, sono una ferita aperta. «Quando siamo arrivati i conci erano ancora in cantiere a Marghera — ha detto l'assessore Rumiz — non sono colpe che riguardano questa amministrazione». Però l'orgoglio dell'opera moderna c'è tutto. «C'è stata un'onda ostile difficile da reggere e a cui è stata data un'enfasi straordinaria , ma è stato rotto un tabù», ha aggiunto Rumiz. «Siamo riusciti ad arrivare dove altri architetti come Le Corbusier e Wright non sono arrivati — dice — Adesso abbiamo l'obbligo di consegnare il segno di un'architettura contemporanea». Un'opera d'arte, come la definisce il sindaco «voluta da persone che credono nel futuro di Venezia e che vogliono opere del loro tempo all'interno della città». «Poteva rimanere ferma in qualche piazzale invece siamo qui a raccontare la bellezza del ponte», aggiunge l'ignegnere capo del Comune Salvatore Vento.

La scheda 

  • L'incarico - Era il 1999 quando il sindaco Massimo Cacciari affidò all'architetto Santiago Calatrava l'incarico di preparare il progetto del quarto ponte sul Canal Grande.
  • L'appalto - Due anni dopo ci fu l'appalto e nell'agosto del 2001 l'impresa Cignoni si aggiudicò la realizzazione del progetto. Fra 90 concorrenti i lavori furono affidati all'azienda con l'offerta più bassa: poco più di 4 milioni rispetto ai 4,5 previsti. L'avvio della costruzione del progetto fu nel 2003.
  • I costi - I lavori affidati inizialmente erano di 6 milioni 720 mila euro tra i costi del ponte e le somme messe a disposizione per rilievi, monitoraggi, controlli, indagini e Iva. Dopo cinque perizie che hanno fatto lievitare i costi, ad oggi la spesa raggiunge i 11,2 milioni a cui deve essere sommato il milione dell'ovovia inizialmente non prevista.
  • I numeri - Il ponte è lungo 94 metri — partendo dagli scalini — con un'ampiezza centrale di 81. I gradini invece sono 106 tra quelli in pietra e quelli in vetro che si trovano sulle parti più esterne della struttura.
  • Le inchieste - Ci sono due inchieste aperte: una della Corte dei Conti, l'altra della procura sulle modalità dell'appalto legata ai costi. E' stata chiusa invece quella riguardante la sicurezza della struttura

Opere e polemiche 

  • Roma - La cittadella dello Sport di Tor Vergata progettata dall'architetto spagnolo costerà 320 milioni di euro. Il costo iniziale era di 120
  • Atene - Per la copertura dello stadio olimpico di Atene Santiago Calatrava ha visto triplicare il preventivo di costo iniziale fissato attorno ai 202,5 milioni di euro
  • Gerusalemme - Ben 50 milioni di euro. Questa la spesa che è stata necessaria, tra mille polemiche, per realizzare il nuovo ponte a Gerusalemme

 

di Francesco Bottazzo
dal Corriere del Veneto del 03.09.08


POLEMICHE - Il mio ponte? È anche un luogo di incontro per tutti i cittadini. Un dibattito a Venezia tra il sindaco Massimo Cacciari e l'architetto spagnolo Santiago Calatrava.

VENEZIA - L'inaugurazione del quarto ponte sul Canal Grande, ormai « ponte della Costituzione», non ci sarà. Peccato. Ascoltare ieri l'architetto di Valencia, Santiago Calatrava, che quel quarto ponte delle polemiche l'ha progettato, è stato un piacere. Un piacere sentirlo parlare del suo attaccamento per Venezia, del sacrale atteggiamento con cui si è avvicinato alla città, per ideare un ponte che fosse moderno ma in linea, in continuità, con la sua storia. Un atto di coraggio, così l'hanno definito l'architetto e il sindaco Massimo Cacciari. Calatrava ha svelato i segreti di quel ponte, offrendo spunti per una chiave di lettura multipla e che poi ognuno, attraversandolo, interpreterà. Come sente. Perché questo è un ponte da sentire, da vivere. «Segue la forma archetipica dell'arco a Venezia. Ma è un arco molto ribassato», ha spiegato Calatrava. Una sfida: non va da fondamenta a fondamenta perché, unica città al mondo Venezia anche in questo, c'era da tener conto del vaporetto che in quel punto preciso deve girare e non in un altro. «Eccezionale il fatto che si possa vedere da sotto».

Proprio grazie a quella strana inclinazione dettata dalla girata del vaporetto. E allora vista l'eccezionalità di questa particolare visuale, meglio sfruttarla tutta. Ecco allora che l'architetto ha voluto una panchina, «per sedersi sotto il ponte e avere il tempo per guardare. Un luogo di meditazione da dove osservare la giornata che passa, la luce che cambia» e passa attraverso gli scalini vetrati. Di vetro anche i parapetti, «alti - ha spiegato l'architetto spagnolo - perché danno più sicurezza ma anche perché ci si può comodatamente appoggiare con le braccia». Anche qui, per osservare, per meditare. Si è spinto oltre Calatrava in questa sua offerta di spazi alla città. Il ponte è uno spazio da vivere, non solo luogo di transito.

Non a caso si allarga per consentire lo spazio ai turisti che devono fotografare, ma anche ai cittadini. Non tutti a sgomitare come succede sul ponte dell'Accademia. Un ponte che unisce un di qua e un di là, ma che regala anche un privilegiato punto di osservazione di ciò che sta sotto, a destra, a sinistra, davanti e dietro. «È stato come scrivere un poema usando volutamente frasi semplici. Un vocabolario che somiglia a un quadro di Morandi. Un vocabolario del piccolo gesto». Ha usato Usa questa espressione molto evocativa Calatrava per descrivere quella che chiama «un'opera matura e pensata per la città». Il vocabolario dei piccoli gesti di Calatrava è tutto da scoprire. C'è il pavimento che si illumina e diventa di luce. «Perché questa è una città che ci dà ancora il senso del giorno e della notte.

E mia moglie ha scelto il rosso come colore...». Un ponte veneziano nei materiali come nella manodopera, ma realizzato da un architetto spagnolo. Anche questo segno della Venezia cosmopolita, immagine offuscata dalle ottuse proteste leghiste. Da rispettare - e l'ha ribadito lo stesso Calatrava - i dubbi sollevati dai diversamente abili, per i quali comunque è in costruzione l'ovovia. Anche se l'idea del vaporetto-traghetto, come ascensore orizzontale, rimane forse la più funzionale. Peccato che la città non possa ascoltare le parole di Calatrava davanti al suo ponte. Un'opera che è stata realizzata - e l'architetto spagnolo lo ha ripetuto spesso - grazie alla passione e dedizione di tanti operai e manovali. Sulle polemiche per i costi e l'accesso dei diversamente abili, Massimo Cacciari ha messo una pietra sopra. Cinque milioni di euro in più rispetto al preventivo iniziale. «Sfido chiunque - ha concluso infine Calatrava - a dimostrarmi che si poteva fare con un euro di meno. Se me lo dimostreranno tirerò fuori i soldi di tasca mia». Non resta che godersi il ponte che sarà aperto a giorni.

 

di Orsola Casagrande
da Il Manifesto del 03.09.08


Calatrava sul ponte: «Un capolavoro». Sopralluogo dell'architetto: peccato non inaugurarlo, grazie agli operai. Ieri sera prova luci definitiva. Cacciari: tutto a posto.

VENEZIA - Quando esce dal cantiere poco prima delle 10 di ieri sera si lascia andare: «E' stupendo, è un capolavoro come sono state lavorate pietra e vetro. Scrivetelo: ringrazio tutte le maestranze di quello che lo hanno fatto». Di lì a poco passa anche il sindaco Massimo Cacciari: «Tutto a posto, splendido», dice. Lui era entrato in cantiere imbufalito, discutendo animatamente con tecnici e dirigenti del Comune, se ne va più rilassato. La passeggiata con Santiago Calatrava sul quarto ponte sul Canal Grande evidentemente l'ha tranquilizzato. L'architetto spagnolo è arrivato ieri sera a Venezia per l'ultimo sopralluogo, la prova delle luci e l'incontro (previsto per oggi) a Ca' Farsetti in cui racconterà la sua verità. Se prima di entrare temeva il ripetersi delle contestazioni che ci sono state nel pomeriggio (ha chiamato l'assistente che stava arrivando per farsi aprire il cantiere senza attendere alla recinzioni), poi se ne andato in albergo sorridente.

La prova è stata superata: «Il ponte è pronto per essere aperto», dice. Lo sanno bene anche Comune e impresa che ormai hanno cominciato il conto alla rovescia tanto che a fine serata Salvatore Vento - ingegnere capo di Ca' Farsetti - si spinge a dire che sarà aperto prima del 18 settembre quando arriverà a Venezia il presidente della Repubblica. Nessuno parla di inaugurazione, tutti se ne guardano dal farlo dopo lo stop imposto dal sindaco, nonostante l'architetto spagnolo anche ieri ha ribadito il suo dispiacere per il mancato coinvolgimento della città. «La mancata inaugurazione mi rattrista soprattutto per le maestranze locali che hanno lavorato con amore e cura eccezionale», ha detto in serata all'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz. Non a caso Santiago Calatrava ha annunciato durante il sopralluogo l'intenzione di voler festeggiare la fine dei lavori con gli operai e l'impresa (la Cignoni) che ha realizzato l'opera.

Sul ponte ieri c'erano tutti quelli che ci dovevano essere: sindaco, assessore, responsabile dell'impresa, tecnici, direttore dei lavori: tutti a seguire Santiago Calatrava alla ricerca del via libera definitivo. Il progettista è stato colpito dalla lavorazione della pietra alle due basi del ponte e alla fine si è spinto a dire che è stato fatto un lavoro «stupendo». Superata l'ultima prova delle luci, anche se il sindaco ieri è stato chiaro: il ponte non sarà illuminato sempre completamente, ma solo nelle occasioni di festa. Vale a dire che ci sarà l'illuminazione dall'alto (da piazzale Roma e dalla stazione), quella dei neon dei corrimano, ma non quella che fa brillare la rossa struttura d'acciaio. Forse per il costo che comporterebbe o forse per l'intenzione di non farlo illuminare a festa sempre. Fatto sta che Massimo Cacciari pensa già a organizzare sfilate di moda da una parte all'altra del Canal Grande, facendo concorrenza alla tradizionale scalinata di Trinità dei Monti a Roma. Non sono mancate peròle polemiche nemmeno ieri: nel pomeriggio un piccolo gruppetto di disabili e il consigliere comunale della Lega Alberto Mazzonetto hanno invano atteso l'arrivo di Calatrava e del sindaco per protestare contro la mancata installazione dell'ovovia, una soluzione che comunque contestano perché considerano «del tutto inadeguata».

 

di Francesco Bottazzo
dal Corriere del Veneto del 02.09.08


Intervista a Calatrava: «Il mio ponte dei sospiri». L'architetto valenciano si sfoga dopo la mancata inaugurazione della sua opera: «Se cambiavo il progetto, si sarebbe dovuto ricominciare l'iter daccapo. Venezia ha subito le violenze di Napoleone, ma le ha assorbite nella trama della città».

E' stata realizzata a Venezia un'opera di architettura contemporanea di grande bellezza a firma di Santiago Calatrava, architetto e ingegnere spagnolo celebre per le sue costruzioni monumentali, finalmente portata a termine laddove quelle di altri protagonisti dell'architettura moderna quali Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Louis Kahn e Alvaro Siza sono rimaste per vari motivi allo stadio progettuale.

Tuttavia l'inaugurazione del nuovo ponte che si chiamerà Ponte della Costituzione (l'occasione è il 60esimo anniversario della Costituzione italiana) che collega la Stazione di Santa Lucia a piazzale Roma, fissata per il 18 settembre alla presenza del presidente della Repubblica non avrà luogo. A causa di una incomprensibile escalation di polemiche e «sospiri» verrà, invece, sostituita da una conferenza stampa, martedì prossimo, presenti il sindaco Cacciari e lo stesso Calatrava.

Santiago Calatrava, valenciano, architetto e ingegnere, ha rivoluzionato il nostro modo di vedere le infrastrutture, tornando a esprimere attraverso l'innovazione tecnica non solo il linguaggio del nostro tempo, ma una visione poetica. Ha al suo attivo circa 60 ponti monumentali in 17 Paesi diversi. Lo incontriamo nel suo studio a Zurigo. Racconta Calatrava. «Ho una grande gratitudine per la quantità di cose che ho imparato vedendo le città italiane; Venezia è una città che ho frequentato molto ed è stato un onore professionale aver potuto costruire un ponte su invito del sindaco Cacciari oltre dieci anni fa».

Dopo aver realizzato un progetto esposto allo spazio Olivetti in San Marco per un anno, dopo averlo presentato alla soprintendenza e alle associazioni competenti, riceve l'incarico e si mette a lavorare secondo le indicazioni del committente: l'utilizzo del ponte, i profili da rispettare per la navigazione, eccetera. Nel settembre 2001 sottomette l'elaborato finale al collaudo da parte della ditta ICMQ di Milano. Tra i nodi principali delle polemiche vi è stato il problema dell'accesso per i diversamente abili, risolvibile, secondo il Comune, attraverso il vaporino ai piedi del ponte, valutazione in seguito riconosciuta dal sindaco stesso come errata.

«Posizione che all'epoca ho trovato giustificabile - continua Calatrava - in quanto a Venezia le barriere architettoniche sono ovunque. In seguito all'infittirsi dei pareri, proposi di cambiare radicalmente il progetto, ma questo avrebbe obbligato i committenti a ricominciare daccapo l'iter delle approvazioni durato diversi anni».

Ma le proteste non si placano e investono altre presunte colpe quali le lungaggini e l'aumento dei prezzi. Come tutti sanno, la Legge Merloni che impone come vincitrice l'impresa che fa il prezzo più basso è un provvedimento inadeguato per qualsiasi costruzione di qualità, una modalità penalizzante di fronte alla quale, secondo Calatrava, il committente avrebbe dovuto imporre una pre-selezione in base al curriculum e le compravate capacità tecniche dell'appaltatore. La stima preventiva dello studio di Calatrava è stata di 4.535.000 euro, oggi largamente sorpassata, la cifra quotata dalla ditta appaltatrice vincente Cignoni è stata di 4.074.906 ero, addirittura più bassa del preventivo. La direzione lavori è stata del Comune.

Sottolinea Calatrava: «La mancata inaugurazione mi rattrista soprattutto per le maestranze locali che hanno lavorato con amore e cura eccezionale». Il ponte slanciato e discreto nella forma, ha una campata di 94 metri, larga quasi sei alla base e poco meno di 10 al centro. Il raggio di curvatura larghissimo è disegnato in acciaio, gli scalini e pavimento sono di vetro e pietra d'Istria, la pietra bianca tipica di Venezia, i parapetti sono in vetro, il corrimano in bronzo. Di notte, viene illuminato da piccole fonti di luce.

Le motivazioni latenti dietro le polemiche, le boutades ingenerose dei critici, i tempi lunghi delle approvazioni, appaiono nella migliore delle ipotesi una sorta di auto protezione che la città (in questo caso Venezia, ma rimane vero per tante città italiane) oppone, una sorta di resistenza inconscia al cambiamento. Eppure, come ha affermato Calatrava: «in una città d'arte enormemente sollecitata da milioni di persone si fanno continuamente delle opere. Come ha dichiarato anche Cacciari, la città è in continua trasformazione, cambia comunque veste, sotto la spinta di una pressione enorme, e del tessuto originario non rimane quasi nulla».

Le cose si capiscono meglio dai dettagli, e Calatrava si dimostra uomo del suo tempo nella scelta, per esempio, dell'arco ribassato rispetto a quello di tutti gli altri ponti di Venezia. «Il raggio di curvatura larga rappresenta l'epoca contemporanea, realizzabile da quando sono disponibili certi materiali. Molta innovazione e integrazione di elementi passa anche dal colore e dai materiali. Se si guarda il lavoro nel centro storico di architetti quali Albini o Scarpa che hanno con cura enorme trasgredito il vocabolario moderno, realizzando lavori di una grande preziosità quale è, per esempio, il Querini Stampalia. Se si osserva un'opera di Bellini su un cavalletto disegnato da Scarpa con i mezzi che avevano, lavorando con artigiani quali Morselletto e altri, quegli oggetti fanno parte di un insieme metafisico. Mi commuove sempre il profondo amore che trascende i linguaggi. Venezia come tante altre città, ha subìto violenze quali quelle imposte da Napoleone che cala sulla città come una bestia, ordinando la chiusura del terzo lato di Piazza San Marco copiando la loggia sansoviniana, intervenendo brutalmente dentro la sacralità del luogo, ma anche questo è stato assorbito dalla trama della città che ha una grande capacità di integrare tutto, e oggi non lo nota più nessuno».

  • I suoi progetti - Dalla Spagna a Manhattan. Santiago Calatrava nasce a Valencia nel 1951, studia nella città natale e a Zurigo. Ha realizzato numerose opere di grande rilievo in Europa e negli Stati Uniti, di cui ricordiamo la sua opera prima, la stazione Stadelhofen di Zurigo (1983) con le strutture sinuose e organiche, "a corno di toro", in acciaio brunito e vetro a copertura delle panchine della stazione arrampicata su una collina. Spettacolari sono anche il ponte Bach de Roda a Barcellona del 1987 e la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia. In Italia, oltre il Ponte della Costituzione a Venezia, Calatrava ha appena realizzato «la nuova porta» della città di Reggio Emilia, che consiste di un grande ponte che scavalca la A1 con un arco lungo 220 metri e alto 58, affiancato da due più piccoli sugli svincoli. Attualmente dedica molto del suo tempo al complesso progetto del World Trade Transportation Hub, ancora in costruzione a New York.

 

di Anna Dethridge
da Il Sole 24ore del 31.08.08


Ponte della discordia no all'inaugurazione.

VENEZIA - «Non ci sarà nessuna inaugurazione del quarto ponte». Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, definisce con una battuta «chiuso il coccolone estivo» sul ponte dell'architetto Santiago Calatrava. Cacciari aggiunge che per quanto riguarda la visita del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, «andrà avanti come previsto perché stabilita ben prima che si profilasse l'ipotesi dell'inaugurazione del ponte». Sarebbe dovuta avvenire il 18 settembre, ma non ci sarà. «Prendo atto - ha detto ieri Cacciari - di una situazione che non consente di inaugurare il quarto ponte come pensavo fosse bene per la città; credevo che la città apprezzasse che fosse il presidente della repubblica a inaugurare un'opera che passerà alla storia come uno dei monumenti più significativi di architettura a Venezia». E siccome invece no, e visto che «con un capo dello stato non possono esserci manifestazioni contro», l'inaugurazione non ci sarà «né ora né mai: non inauguro un'ovovia. E il ponte si aprirà quando sarà tutto pronto, la data la decideranno i lavori pubblici».

Le polemiche hanno accompagnato il ponte (che Cacciari vorrebbe si chiamasse della Costituzione) progettato dallo spagnolo Calatrava fin dalle origini. Risalgono almeno al 1996. Allora la giunta di centrosinistra - sindaco era Paolo Costa - approvò l'idea di affidare al grande architetto spagnolo la realizzazione del quarto ponte sul Canal Grande. Da allora è stato un susseguirsi di ritardi, guai, litigi, costi che lievitavano (si è passati dai quattro-cinque milioni di euro originari agli attuali 14, che Alleanza nazionale sostiene essere addirittura 20). La città si è spaccata in due: quelli totalmente contrari e quelli assolutamente favorevoli. Rotto ogni schieramento, i no e i sì sono sempre stati trasversali. Tra i contrari l'opposizione di destra, la cui argomentazione principale è «soldi sprecati», e l'opposizione ambientalista e di sinistra. Per esempio il professor Stefano Boato ha sempre sostenuto che il ponte in quel luogo non va bene per motivi urbanistici. Ieri il sindaco Cacciari ha replicato per l'ennesima volta che l'opera è di «altissima qualità e sarà una grande attrattiva per la città anche sotto il profilo turistico».

Fin dall'inizio della progettazione del ponte, poi, si era posto il problema di garantire l'accesso e l'attraversamento anche ai diversamente abili. Varie soluzioni erano state passate al veglio, anche con la partecipazione delle associazioni locali. Ricorda Beppe Caccia, consigliere comunale dei verdi che proprio all'inizio si era occupato della vicenda: «Era stata scartata una prima ipotesi suggerita anche dalle associazioni. Prevedeva la realizzazione di una struttura molto leggera ma funzionale».

A quel punto la discussione si era arenata. Varie le ipotesi sul tappeto ma nessuna davvero convincente. Alla fine quella che sembrava prevalere era il potenziamento del servizio di traghetto con il vaporetto. Naturalmente un servizio gratuito che avrebbe consentito l'attraversamento del canale senza intervenire direttamente sul ponte.
Anche in questo caso, le associazioni locali non erano del tutto convinte. Ma effettivamente sembrava essere la soluzione più funzionale e comunque la meno complicata da realizzare.L'idea però che la struttura stessa non potesse essere attraversata da chi ha difficoltà di mobilità non è piaciuta e così è cominciata una campagna contro l'potesi del vaporetto-traghetto. Da qui anche la richiesta di inaugurare il ponte soltanto quando fosse stato chiaro e realizzato anche il progetto per l'attraversamento da parte di chi ha difficoltà di mobilità. A questo punto è tornata in pista l'idea della realizzazione di una ovovia. Che è comunque considerata «un ripiego» dalle associazioni dei diversamente abili (che ci metteranno 17 minuti a attraversare il ponte). Pino Toso, delegato del sindaco sui temi dell'accessibilità - dimissionario - nei giorni scorsi ha dichiarato che non si poteva pensare di realizzare un'opera di tale portata, finanziata con i soldi pubblici senza tenere conto delle persone diversamente abili. Calatrava arriverà a Venezia lunedì sera.

 

di Orsola Casagrande
da Il Manifesto del 28.08.08


Venezia. Cacciari: «Calatrava diventi ponte della Costituzione». Le proteste? Grave danno per la città. Il sindaco: Santiago e il presidente molto dispiaciuti. Boraso: il nome? Deve seguire le indicazioni del Consiglio.

VENEZIA - «Il ponte di Calatrava? Chiamiamolo ponte della Costituzione. E dato che ci siamo cambiamo anche il toponimo di piazzale Roma. Ci vorrebbe un bel nome antifascista... Silvio Trentin, ad esempio». Il sindaco Cacciari, che il 18 riceverà la visita del presidente della Repubblica Napolitano, traccia una linea netta sulle polemiche negli ultimi giorni hanno accompagnato la vernice (mancata) del quarto ponte sul Canal Grande.

Ma per l'opera dell'architetto spagnolo nessun nastro, nessuna visita presidenziale, siamo sicuri? «Be', se il 18 settembre Napolitano mi chiederà di vedere il ponte lo accompagnerò a fare una passeggiata, all'epoca sarà di sicuro aperto. Eppoi di Calatrava è molto amico». Il sindaco Massimo Cacciari traccia una linea netta sulle polemiche negli ultimi giorni hanno accompagnato la vernice del quarto ponte sul Canal Grande. Poi, però, com'è suo costume, rilancia: «Certo che i promotori delle iniziative di protesta, impedendo in qualche modo l'arrivo del presidente della Repubblica hanno creato un grave danno alla città. Non ci sarà nessuna inaugurazione, mica mi metto a tagliare il nastro di un'ovovia».

Il primo, autentico, commento del primo cittadino sulla lunga vicenda che lui stesso definisce un «coccolone estivo» parte però su note più pacate. «Prendo atto di una situazione che non consente di inaugurare il ponte così come pensavo fosse invece un bene per la città - dice Cacciari - credevo fosse un'iniziativa apprezzata quella di far arrivare ad aprirlo il presidente della Repubblica». Quindi il crescendo: «Non rinuncio alla vernice per me, io me ne faccio uno stra-baffo di queste proteste, ma è per educazione nei confronti di Napolitano. In entrambe le manifestazioni annunciate si tratta di una grande scemenza e i promotori in cuor loro lo sanno che non si tratta nient'altro che di questo». Indietro non si torna, quindi. A meno - ma questa è solo una sensazione - che non ci sia una sollevazione popolare della città di senso contrario.

Si può spostare dunque lo sguardo su altri aspetti della questione in attesa della visita del presidente (al mattino del 18 settembre sarà all'aeroporto per i 50 anni del Marco Polo e al pomeriggio a Palazzo Ducale per un convegno intitolato «Domani la Costituzione»), altri aspetti come quello del nome. Il nizioleto di Calatrava non c'è ancora. Il Consiglio comunale aveva proposto «Ponte di Santa Lucia e di Santa Chiara» ma l'ultima parola spetta alla giunta. Sul nome da lui proposto mesi fa, Cacciari però fa marcia indietro: «No, ponte de la Zirada non va bene, difficile da pronunciare per uno straniero. Molto meglio ponte della Costituzione. Dato che ci siamo potremmo anche cambiare quell'orribile piazzale Roma che ci è stato imposto in epoca fascista. Abbiamo tolto di mezzo ponte Littorio, facciamo lo stesso. Potrebbe andare bene piazzale Trentin oppure Rosselli, o Spinelli. Figure antifasciste». Non sui nomi in sé ma sul modo sembra essere contrarissimo il presidente del Consiglio comunale Renato Boraso. Che attacca: «Il nome del nuovo ponte l'ha già dato il Consiglio su richiesta della giunta. Infischiarsene delle indicazioni mi sembra come minimo di cattivo gusto». Serafico invece il commento di Giancarlo Galan: «Meglio della Costituzione sarebbe ponte della Filosofia. Silvio Trentin? Già ricordato in numerose città del Veneto».

Il sindaco però dà l'idea di non badarci un granché e l'unica ulteriore sottolineatura è ancora per la mancata inaugurazione: «Sia il presidente che Santiago Calatrava che ho sentito al telefono sono molto dispiaciuti. Li lega infatti una profonda stima e una grande amicizia. L'architetto verrà comunque a vederlo il primo settembre. Napolitano chissà».

  • Opera d'arte - Il ponte di Calatrava, nessuna inaugurazione ma presto avrà un nuovo nome
  • Cerimonia - Non ci sarà mai più inaugurazione, di certo non taglierò il nastro per un'ovovia
  • Il presidente - Se Napolitano me lo chiederà, lo porterò a fare una passeggiata sulla struttura 

Contrario - Zecchi: «I nomi li decide la gente Niente vernice? Gesto da "ladri"». «Ponte della Costituzione? No, mi sembra un nome assolutamente freddo e molto lontano dallo spirito popolare che dovrebbe sempre avere un toponimo. Lasciamolo così, tanto la gente continuerà a chiamarlo ponte di Calatrava, così come accadrà per piazzale Roma».

  • Per Stefano Zecchi, veneziano doc e ordinario di Estetica all'Università degli studi di Milano quella del nome non è però questione di poco conto. «Quand'ero assessore al Comune di Milano anch'io avevo provato a cambiare il toponimo di piazzale Loreto con quello di piazzale della Concordia. Non ci fu nulla da fare, i milanesi protestarono e non se ne fece nulla. Ho capito che i nomi o si cambiano sull'onda di qualche grande cambiamento o niente».
  • Calatrava però è opera nuova. «Ecco, allora bisognava subito pensare ad un nome, bisognava battezzarlo nel momento in cui si decise di farlo. Ormai resta Calatrava. Che poi, a pensarci, sembra anche una parola veneziana, non il cognome di un architetto spagnolo: cala-trava».
  • Sulla decisione di non inaugurarlo Zecchi non ha dubbi: «Aprirlo una mattina, all'alba? Un gesto quasi da ladri. Come dire: abbiamo sbagliato, speriamo che nessuno se ne accorga».

Favorevole - Benzoni: «Sono le nostre radici un segnale che la città deve dare». «Che cosa vuole che le dica: finalmente. Piazzale Roma non mi è proprio mai piaciuto. E ponte della Costituzione sì, lo trovo molto bello e significativo, soprattutto nel periodo storico in cui stiamo vivendo».

  • Gino Benzoni, ex docente di storia della storiografia a Ca' Foscari e capo dipartimento di studi storici della Fondazione Cini spende grandi parole di consenso per le idee del sindaco di cambiare nome alla «porta» della città e di omaggiare la Costituzione. «E' vero, piazzale Roma ce l'hanno imposto i fascisti, e proprio per questo motivo potrebbe essere bello anche piazzale della Liberazione. Ma Silvio Trentin va benissimo, una figura molto importante, la sua».
  • Giusto dunque per Benzoni dare una forte connotazione politica. C'è però di mezzo un «ma». «Costituzione da una parte e Trentin dall'altra sono segnali molto forti che nell'Italia berlusconiana di oggi potrebbero anche suonare come nomi polemici. Personalmente però — prosegue lo storico — credo siano segnali che a maggior ragione vadano dati. Non sono forse condivisi ma rappresentano lo stesso le nostre radici. Le nostre radici migliori, aggiungo io. E ora come ora solo una città come Venezia può lanciare questi esempi».

 

di Massimiliano Cortivo
dal Corriere del Veneto del 28.08.08 


Venezia. Ponte di Calatrava, inaugurazione cancellata. Timori di proteste, il Comune rinuncia alla cerimonia per l'opera. Ponte di Calatrava, troppe polemiche. Salta l'inaugurazione con Napolitano. Decisione di Cacciari e dell'assessore: in queste condizioni niente cerimonia. An e le associazioni minacciavano proteste: struttura inaccessibile ai disabili. La festa era fissata per il 18 settembre. Invece il quarto ponte sul Canal Grande verrà aperto in sordina, senza un vero «battesimo».

MILANO - Troppe polemiche e troppe proteste. Così il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha deciso di rinunciare all'inaugurazione del ponte di Calatrava, prevista per il 18 settembre alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «In queste condizioni - fa sapere il Comune - niente cerimonia». E il critico Vittorio Sgarbi: meglio così.

Il ponte delle polemiche non avrà neppure degna inaugurazione. Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz hanno deciso ieri di rinunciare all'inaugurazione del Ponte di Calatrava con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prevista il prossimo 18 settembre. Troppi scontri: per i tempi lunghi di realizzazione (il progetto risale a dodici anni fa), per i costi lievitati (An denuncia un balzo dai 4,7 milioni della gara d'appalto a «quasi venti milioni»), per gli imprevisti in corso (a gennaio la struttura si è mossa di un centimetro). L'ultimo guaio, con i disabili: non è pronta l'ovovia che trasporterà le persone con problemi di deambulazione (comprese le mamme che spingono le carrozzine) sull'arcata di acciaio da piazzale Roma alla stazione ferroviaria.

«Era inevitabile accogliere le loro istanze. Anche se inaugurare il quarto ponte di Venezia con Napolitano diventava l'occasione giusta per affrontare la questione delle barriere architettoniche», ammette con qualche amarezza l'assessore Rumiz. E aggiunge: «I tempi non sono stati rispettati perché l'"ascensore traslante", che è un prototipo, ha avuto bisogno del parere del ministero dei Trasporti. E anche dopo l'installazione sarà necessario aspettare il collaudo. Non era ipotizzabile tenere il ponte chiuso fino ad allora, visto che la parte pedonale è pronta».

Eppure Pino Toso, il delegato dimissionario del sindaco sui temi dell'accessibilità, non è soddisfatto: «Bisognava rimandare l'apertura. Del resto, non si poteva pensare di realizzare un'opera di questa portata, finanziata con i soldi pubblici, senza tener conto delle persone diversamente abili». Che infatti non hanno mai manifestato simpatia per l'opera architettonica. Il direttore della rivista Mobilità Franco Bomprezzi ha detto: «L'ovovia non è che un ripiego, ci mette 17 minuti ad attraversare il ponte di Calatrava». Mentre Francesca Porcellato, campionessa paralimpica, non ha nascosto di trovare fuori luogo la presenza di Napolitano alla cerimonia di settembre: «Dovrebbe essere il primo a tutelare l'accessibilità per tutti».

Alla fine ha vinto il fronte del no. Il quarto ponte sarà aperto in sordina, forse il 18, o giù di lì. «È la vittoria del buon senso», gongola l'aennino Raffaele Speranzon, capogruppo (di se stesso, in quanto unico) in consiglio comunale, che minacciava una manifestazione di protesta. E non è il solo a rallegrarsi. «Sono contento: è un'opera non necessaria, quindi dannosa», commenta Vittorio Sgarbi. Un po' deluso Tinto Brass, assiduo frequentatore della Laguna: «A me piace tantissimo. Lo trovo gioioso, una bellissima invenzione grafica. Già m'immagino il piacere di vedere da sotto le signore che camminano sulla passerella di vetro».

  • L'architetto - Santiago Calatrava, 57 anni, originario di Valencia, si è perfezionato a Zurigo. È noto in tutto il mondo per lo stile delle sue imponenti opere architettoniche
  • I capolavori - Tra le sue opere più suggestive, il Ponte di Alamillo a Siviglia e il complesso olimpico di Atene

INTERVISTA /1 - Il presidente della Biennale Baratta: è un'opera onesta. Ed è anche utile alla città

  • Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, a lei piace il ponte di Calatrava? «Molto. Ha un profilo azzeccato, rapporti tra spessore e larghezza più che accettabili, mi piace la gettata tra quei due difficilissimi punti di attacco che sono piazzale Roma e la stazione. È bello».
  • Bello e basta? «No. È anche utile e l'utilità fa parte della bellezza. Non è la classica opera che va al di là del necessario o esibizionista ».
  • Non è troppo moderna per la Laguna? «Calatrava ha realizzato un'opera onesta, bella e pudica, perché poi Venezia pone sempre questi problemi, è ipersevera, ha terrore del nuovo, lo guarda con apprensione. Invece lui è riuscito nell'impresa».
  • Forse allora è un peccato non celebrare il risultato con il presidente della Repubblica. «Su questo non sono in grado di esprimere un parere. A me sembra che il giudizio complessivamente sia positivo».

INTERVISTA /2 - Il patron dell'Harry's Bar Cipriani: un gran danno. Si coprirà di chewingum: «Il ponte non mi piace. E se non fanno la cerimonia tant o meglio: non bisogna dare troppa importanza a questo architetto che ha già fatto tanti danni».

  • Arrigo Cipriani, patron dell'Harry's Bar, lei certo non le manda a dire... «Ne vuole un'altra?».
  • Si senta libero. «Io l'ho ribattezzato ponte di Cascatrava». E ride.
  • Non pensa che un'opera di architettura contemporanea arricchisca la città? «Come no! E ha pensato ai chewingum che resteranno attaccati al vetro, ben visibili?».
  • Non sarà suggestivo il nuovo skyline notturno? «Sì, soprattutto d'inverno, quando ci saranno ghiaccio e neve, e senza le passamanerie centrali ci si potrà sciare».
  • Mi arrendo: almeno sarà contento per i disabili, che hanno ottenuto l'annullamento della cerimonia con Napolitano. «A dirla tutta no. L'ovovia è inutile, troppo lenta e costosa. Con quei soldi si poteva aprire un fondo per far viaggiare sempre gratis tutti i disabili».

 

di Elvira Serra
dal Corriere della sera del 26.08.08


Venezia. Calatrava, il Comune cancella l'inaugurazione. Resa di Ca' Farsetti. Speranzon: vittoria della ragione. Toso: non risolve il problema. Probabile l'apertura dopo la Regata Storica. Il sindaco: un bel giorno la città si sveglierà con il ponte percorribile.

VENEZIA - Nessuna vernice ufficiale e tantomento il taglio del nastro del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il ponte di calatrava, il quarto sul Canal Grande, il prossimo 18 settembre. Lo ha annunciato l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz. Le recinzioni verranno tolte ancora non si sa quando, probabilmente dopo la Regata Storica e fine. «Una scelta che non risolve il problema», aggiunge Pino Toso, ex delegato del sindaco per i temi della disabilità, che aveva puntato il dito sull'ovovia.

Si era intuito sin dal mattino. E allora, professore, che cosa avverrà per l'inaugurazione del ponte di Calatrava? «Un bel giorno si sveglierà e lo troverà aperto». Se non fosse per il tono un po' distaccato con cui le ha pronunciate, le parole avrebbero un che di profetico. E la conferma infatti arriva all'ora di pranzo dall'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz: nessuna vernice ufficiale e tantomento il taglio del nastro del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il quarto ponte sul Canal Grande il prossimo 18 settembre. Le recinzioni verranno tolte ancora non si sa quando, probabilmente dopo la Regata Storica e fine. «Vittoria del buonsenso» esulta Raffaele Speranzon di An che aveva annunciato battaglia, «una scelta che non risolve il problema» aggiunge Pino Toso, ex delegato del sindaco per i temi della disabilità che aveva puntato il dito sull'ovovia.

Era stata annunciata qualche giorno fa: la decisione verrà presa solo al rientro dalle vacanze dell'assessore Rumiz. Ma pochi ci credevano e molti speravano, forse, che la questione venisse affrontata venerdì prossimo nella prima riunione di giunta utile.

Invece niente e dado tratto. Per Rumiz quasi una liberazione, anche se la sua scelta, fosse dipeso da lei, sarebbe stata diversa: «Per mettere a tacere le strumentalizzazioni e le speculazioni non ci sarà nessuna inaugurazione - spiega - io del resto sono poco interessata alle cerimonie e ai nomi e molto invece alla realizzazione effettiva delle opere. E' però un'occasione mancata anche per affrontare la questione dell'accessibilità a tutti». Aveva quindi ragione il sindaco Cacciari una settimana fa quando disse, in tono sibillino, «io la scelta l'ho già fatta ma non ve la dico di certo». Scelta che dopo la riunione di oggi a pranzo avrebbe dovuto prendere la forma di un comunicato ufficiale di Ca' Farsetti ma che invece, per volontà dello stesso sindaco, ha provato a rimanere dietro le quinte. Fino alle dichiarazioni di Mara Rumiz. Che sono state ovviamente accolte con grande favore da chi nei giorni scorsi aveva annunciato sonore proteste per il 18: «E' la vittoria del buonsenso - esulta Raffaele Speranzon, capogruppo di An in Consiglio - per una volta la paura ha sopraffatto l'arroganza. Cacciari ha capito che cosa sarebbe successo il 18: una grande manifestazione popolare». Nessuna festa dunque, e nessun taglio del nastro ma una semplice apertura. Già, ma quando? «Manca ancora qualche rifinitura - spiega Mara Rumiz - alcuni raccordi in bronzo e la calibratura delle luci (pare che ci siano della difficoltà "visive" a percorrere il ponte in discesa,
ndr) ma la dead line che avevamo dato alle imprese era quella del 18 settembre. Non credo quindi che potremo aprire il ponte tanto prima anche se queste sono le nostre intenzioni - conclude -. Al massimo riusciremo ad anticipare di qualche giorno». Poi rimarranno aperte altre due questioni: il nome da dargli (in questo caso si dovrebbe riuscire ad individuarlo prima dell'apertura) e la celebre ovovia per i disabili da installare. Su quest'ultima opera i tempi sembra si allunghino. Di certo non sarà ottobre come si diceva fino a qualche settimana fa. E nemmeno la fine dell'anno. La storia continua.

I tanti rinvii 

  • Il primo giorno d'estate - Nella primavera scorsa il Comune aveva sperato di poterlo aprire il 21 giugno
  • Il Redentore - Altra ipotesi: Redentore, con la fine dei lavori comunicata il 30 giugno
  • A Ferragosto - Mancavano alcuni dettagli: metà agosto era la data ufficiosa, ma ancora sbagliata
  • Con Napolitano - Il 18 settembre con la visita del presidente della Repubblica. Ma le polemiche di An e disabili hanno fatto cancellare l'inaugurazione

 

di Massimiliano Cortivo
dal Corriere del Veneto del 26.08.08


Franco La Cecla: «Il ponte? Ingombrante, ma forse anche utile». L'autore di «Contro l'architettura» critica l'opera del progettista spagnolo.

VENEZIA - Di certo «ingombrante», forse anche «utile». Ma, alla fine, il quarto ponte più che a esigenze pratiche risponde al desiderio che hanno tanti sindaci di «lasciare un segno». Segni che, per forza di cosa, gli archistar interpretano come «oggettini incongruenti rispetto al contesto e alla città». Non è un giudizio tenero quello di Franco La Cecla nei confronti del ponte di Calatrava. E non poteva essere diversamente per un «fustigatore degli archistar, achitetti «professionisti abilissimi nello stabilire trends, a stupire e a richiamare il grande pubblico con trovate che hanno poco a che fare con gli edifici e molto con la messa in scena».

Così scrive La Cecla nell'ultimo suo libro, «Contro l'architettura» (Bollati Boringhieri), un pamphlet che demolisce l'architettura come brand. La Cecla conosce bene Venezia, dove ha studiato e insegnato (allo Iuav). Ora, dopo aver lavorato con Renzo Piano, si è orientato sugli studi antropologici, fondando un'agenzia che valuta l'impatto sociale dell'architettura.

  • Le piace il ponte di Calatrava? «L'ho visto non più di un mese fa e come oggetto è interessante, può anche piacere. Forse è un po' ingombrante. Ho dubbi sul corrimano che sembra venuto fuori da un condomio borghese della Brianza».
  • E le sembra utile? «Nell'insieme il ponte può anche essere utile. Io ho vissuto a Venezia a lungo e ho fatto le corse come un matto tra la Stazione e Piazzale Roma. Ma fino ai primi anni in cui insegnavo c'era una gondola traghetto comodissima che assolveva a questa funzione. Tra l'altro era la soluzione che Calatrava ipotizzava per i disabili… Ma viene da chiedere se per una soluzione così pratica avesse senso mettere in piedi tutto questo ambaradan».
  • Appunto, aveva senso realizzare il quarto ponte sul Canal Grande? «La risposta è che i sindaci hanno bisogno oggi più che mai degli architetti superstar perché lasciano un segno. Il fatto è che i segni lasciati dalle superstar sono oggettini che devono farsi notare per la propria assoluta incongruenza con il contesto e con la città. E' vero che Venezia ha perso molte occasione di architettura nel passato, da Le Corbusier a Wright, ma erano altri tempi, in cui nonostante il loro ego, le superstar si mettevano alla prova rispetto alla città, si ponevano il problema di dove e come si inseriva il loro progetto. Il ponte di Calatrava potrebbe essere in qualunque altro posto del mondo, come racconta la barzelletta della sua posa in opera quasi impossibile».
  • Vale più il nome dell'opera, insomma? «Va riconosciuto che ha dei meriti formali: una bella curva di travi elicoidali che lo sostengono. Ma davvero quella che qui conta è la firma e Calatrava è famoso per essere uno che si occupa solo di sé e nemmeno dei problemi strutturali legati alle forme che crea. La superdimensione delle sue opere a volte mette a serio rischio le strutture, tanto che poi i suoi strutturisti devono metterci delle pezze. Il problema con le superstar è il nome a cui tengono, che la gente si ricordi di loro e nemmeno delle opere. Prendiamo il ponte di Rialto: in quanti sanno chi lo ha costruito? Eppure è lì, è parte integrante, è nato dalla città e non dal genio e basta».

 

di Serena Spinazzi Lucchesi
dal Corriere del Veneto del 26.08.08


Calatrava, Cacciari: «L'ovovia ci sarà, usiamo il buon senso». Ma il delegato per la disabilità si dimette. Petizione in internet e lettere a Napolitano: «Presidente intervenga lei». Forza Italia: Ca' Farsetti rimandi tutto.

VENEZIA - «Mi auguro che le associazioni dei disabili abbiano il buon senso di comprendere che si tratta di poco tempo, poi sarà tutto a posto ». Divampano le polemiche per l'inaugurazione del ponte di Calatrava senza ovovia, senza cioè la piena accessibilità per i disabili, e il sindaco Massimo Cacciari cerca di stemperare le tensioni. «E' solo questione di due mesi per l'ovovia », dice.

Ma la polemica è destinata a continuare in attesa del taglio del nastro del 18 settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E non solo perchè ieri è partita una petizione in internet per chiedere il rinvio dell'apertura del ponte ed è partito l'invio di lettere al presidente perchè intervenga. Ieri, infatti, Giuseppe Toso, consigliere del Pd e delegato del sindaco per la mobilità delle persone con disabilità, ha dato le dimissioni dal ruolo e restituito le delega al sindaco. «Il sindaco le ha accettate», dice Toso che però preferisce non entrare nel merito della vicenda. Lo farà oggi nel corso di un incontro con i giornali. Immediate le prese di posizione di alcuni colleghi in consiglio comunale. «Esprimo solidarietà politica e umana a Giuseppe Toso», dice il capogruppo dei Verdi in Comune Beppe Caccia. «In questi tre anni e mezzo - aggiunge - ha realizzato importanti iniziative: purtroppo gli ostacoli dentro e fuori l'amministrazione sono troppi». Caccia cita le difficoltà per ottenere taxi accessibili e «le demenziali contestazioni alla passerella tra Sant'Elena e Castello». Solidarietà pure dall'opposizione. «Mi dispiace molto per le dimissioni di Toso - dice Saverio Centenaro, consigliere di Forza Italia - perdiamo competenza e serietà». Centenaro chiede di rimandare l'inaugurazione di Calatrava: «Abbiamo aspettato quasi 10 anni, qualche mese in più non cambia nulla - dice - e poi l'assessore ai lavori pubblici Mara Rumiz in commissione straordinaria aveva assicurato che l'ovovia ci sarebbe stata per l'apertura del ponte». D'accordo invece con il sindaco il consigliere e coordinatore comunale del Pd Alessandro Maggiori. «Si tratta di un problema delicato, l'accessibilità va garantita ma è questione di poco e l'ovovia sarà installata », sostiene. «Il vero problema è che andrebbe garantita mobilità in tutta la città - continua - attenzione che non si strumentalizzi la vicenda di Calatrava».

Una questione quella del ponte tra piazzale Roma e la stazione che sta dividendo la città. Alle 21 di ieri, a poche ore dall'apertura della petizione via web, 97 persone avevano già firmato. E i commenti on line sono tutti del tipo: «è una vergogna che non si rispettino i diritti dei disabili». «L'ovovia ha un valore simbolico - spiega il movimento 40xVenezia tra i promotori dell'iniziativa - il ponte va inaugurato a norma». All'architetto Guido Zordan tuttavia la vicenda appare «una polemica ferragostana - dice - il ponte sarà accessibile tra qualche mese, non ritengo che l'inaugurazione debba slittare».

Un punto di vista che però molti non condividono. C'è ad esempio un «gruppo di cittadini veneziani» disabili che al presidente della Repubblica scrive: «Signor Presidente, chiediamo a Lei di tutelare i nostri diritti e dignità.. Lei sarà invitato all'inaugurazione del quarto ponte sul Canal Grande, opera importante, ma non fruibile alle persone disabili. Noi faremo di tutto perchè il giorno in cui il ponte di Calatrava sarà inaugurato sia aperto a tutti e, se Lei ci sarà, condivideremo la gioia e l'onore di poterLa accompagnare, con le nostre carrozzine, certi di avere il suo sostegno».

  • Conto alla rovescia - Il ponte di Calatrava. Inaugurazione il 18 settembre
  • Guido Zordan - Sarà accessibile presto, l'inaugurazione va fatta 

 

di Gloria Bertasi
dal Corriere del Veneto del 21.08.08


L'inaugurazione. Calatrava, musica e teatro alla vernice. La sera del 18 settembre assieme a Napolitano, brindisi e spettacolo.

VENEZIA - In attesa del sì ufficiale del Quirinale è partita in questi giorni la macchina del Comune per allestire l'inaugurazione del ponte di Calatrava che, a meno di colpi di scena (a cui veramente saremmo anche abituati), avverrà nella serata di giovedì 18 settembre. Alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano ma anche a quella di attori e musicisti che dopo il taglio del nastro metteranno in scena uno spettacolo per quella che sembra essere una vera festa popolare.

La voce degli inizi, di un evento cioè aperto alla città, torna dunque a prendere quota nonostante la quasi scontata presenza istituzionale del Presidente della Repubblica. Nessun corto circuito, comunque, così come avvenne una decina di anni fa per l'inaugurazione della nuova piazza Ferretto alla quale partecipò sia l'allora presidente Scalfaro che l'intera città. I dettagli del programma verranno valutati nei prossimi giorni dal Quirinale e poi comunicati al Comune attraverso il suo Cerimoniale, la bozza dell'evento però sembra già prendere forma. Almeno per quel che riguarda Ca' Farsetti. Dopo il taglio del nastro da parte di Napolitano (attorno alle 8.30, complice l'oscurità che dovrebbe esaltare l'opera dell'archietto spagnolo) partirà un piccolo spettacolo suddiviso in due momenti: una parte musicale e una di stampo teatrale che, a cavallo del ponte, intratterranno i presenti per un'oretta. Poi un brindisi, un grande cin cin collettivo sulla falsariga di quello allestito in piazza San Marco in occasione del Capodanno. A regalarlo sarà ancora una volta l'azienda veneziana Canella che offrirà ai veneziani arrivati a piazzale Roma per festeggiare il loro quarto ponte sul Canal Grande calici di Bellini, il loro prodotto più celebre nel mondo. Poi, tutti assieme, in una passeggiata verso la stazione che avrà il gusto particolare di una primizia attesa da anni.

Attorno all'evento di settembre non stanno lavorando però solo Cerimoniale e Gabinetto del sindaco. Qualche segnale di preoccupazione è arrivato anche ai vigili che il 18 settembre si troveranno a gestire qualche migliaio di persone. Veneziani ma non solo: in quei giorni si inaugura Biennale Architettura. E accanto al ponte, assieme a Santiago Calatrava (dato per presente) ci sarà di certo il tutto esaurito.

 

di Ma. Co.
dal Corriere del Veneto del 19.08.08 


Venezia. Calatrava, quattro fari per non inciampare. L'illuminazione dal basso non funziona. Otto elementi in bronzo: l'architetto firma il ponte. Dovrà essere installato un palo a piazzale Roma. Il 30 giugno dichiarata la fine lavori. Inaugurazione ad agosto.

VENEZIA - Quattro fari per non inciampare sui gradini del ponte di Calatrava. L'illuminazione dal basso - quella pensata dall'architetto spagnolo - non basta. Anzi, rischia di essere pericolosa per chi lo attraversa alla sera o di notte. E Ca' Farsetti è corsa ai ripari tanto che proprio in questi giorni quando tramonta il sole piazzale Roma si illumina di luce artificale.

Due fari saranno posizionati sul palazzo della stazione, altri due dalla parte opposta: difficilmente sul tetto del garage comunale, molto più probabile su un nuovo palo (forse ci sarà bisogno anche del via libera della Salvaguardia) più vicino al ponte: le prove cancelleranno anche gli ultimi dubbi. Il problema è che l'illuminazione che si trova sotto i gradini in vetro non permette - sembra nemmeno a chi cammina nella parte centrale in trachite chiara - di distinguere i dislivelli, condizione indispensabile visto che si parla di un ponte di quasi cento gradini.

E' una novità. L'architetto spagnolo non aveva previsto alcun faro aggiuntivo al momento della progettazione di quella che anche il sindaco Massimo Cacciari ha definito un'opera d'arte. Forse il contesto particolare e la presenza dell'acqua hanno tratto in inganno il progettista, o forse qualcuna delle modifiche strada facendo ha sballato l'effetto delle luci, fatto sta che non è bastato nemmeno il primo intervento laterale con la sistemazione dei led sul parapetto a superare le difficoltà. E' necessaria l'illuminazione dall'alto.

La corsa contro il tempo così continua, nonostante di fatto il ponte sia pronto: il 30 giugno è stata dichiarata la fine dei lavori, che comunque permette di concludere tutte le operazioni accessorie entro 60 giorni. Anche perché oltre all'illuminazione, c'è da sistemare il corrimano e aggiungere alcune nuove disposizioni di Santiago Calatrava, senza le quali il progettista non darà l'ok all'apertura. Bocciate - più che altro per i soldi che sarebbero serviti - le sculture che voleva mettere ai piedi dell'arco rosso, l'architetto spagnolo ha voluto comunque mettere la sua firma sul ponte. Sui basamenti e sui corrimano verranno sistemate infatti delle fascine in bronzo con alcuni stemmi disegnati da Calatrava. I disegni dovrebbero arrivare già la prossima settimana quando i tecnici dello studio del progettista saranno a Venezia per verificare l'andamento dei lavori finali e di alcuni dettagli sulle finiture dell'opera.

La data dell'inaugurazione slitta così ancora di qualche settimana, ma ormai sembra prossima: probabilmente entro Ferragosto, a patto che anche le ultime modifiche vengano realizzate. Di sicuro non sarà una grande festa così come aveva pensato a suo tempo l'ex sindaco Paolo Costa. Polemiche, ritardi e aumenti di costi, hanno sconsigliato Massimo Cacciari e l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz di prevedere una vera e propria inaugurazione. Quella ci sarà forse tra settembre e ottobre quando verrà installata anche l'ovovia per i disabili che si trova ancora in cantiere. Ad agosto invece è prevista una semplice apertura, quasi come il passaggio sul ponte per la festa del Redentore. Anche perché Santiago Calatrava non ci sarà. Arriverà probabilmente quando ci sarà l'ovovia. E le polemiche saranno, forse, un po' sopite.

 

di Francesco Bottazzo
dal Corriere del Veneto del 05.07.08


L'inchiesta sul ponte di Calatrava. La Procura chiede la relazione alla Corte dei conti.

VENEZIA - Prima di decidere se e a chi affidare la consulenza statico-geologica sul Ponte di Calatrava, la procura della Repubblica di Venezia acquisirà la relazione disposta due anni e mezzo fa dalla Corte dei Conti. La richiesta è già stata inviata a palazzo Camerlenghi dal procuratore aggiunto Carlo Mastelloni, che ha coassegnato il fascicolo anche al sostituto procuratore Giorgio Gava. I magistrati si studieranno nel dettaglio la relazione commissionata all'architetto dello Iuav Gianfranco Roccatagliata dal procuratore regionale della Corte Carmine Scarano, che aveva aperto un fascicolo per individuare la presenza di un possibile un danno erariale in seguito alla crescita continua ed esponenziale dei costi del ponte (saliti dai 4 milioni di euro dell'appalto iniziale ad una cifra compresa tra i 12 dichiarati da Ca' Farsetti e i 16 secondo i calcoli dei più pessimisti). Un documento molto dettagliato, alla cui redazione aveva partecipato anche l'ingegner Francesco Stefinlongo e che analizzava tutte le criticità del ponte, dalla procedura di appalto ai problemi nella realizzazione tecnica, con tanto di calcoli precisi sulla posa del ponte disegnato dal famosissimo architetto spagnolo Santiago Calatrava. Tutte questioni su cui la procura veneziana vuole fare chiarezza, tanto da aver aperto proprio all'inizio di febbraio un fascicolo - anche se per ora solo conoscitivo, senza quindi ipotesi di reato e indagati - che va in tre direzioni. Il primo punto, quello forse più delicato e su cui infatti la procura ha sempre tenuto uno stretto riserbo, riguarda la verifica della correttezza dell'appalto, su cui ha avuto da ridire recentemente pure l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici. Secondo l'ente di controllo, l'aver inserito il ponte in una categoria troppo vasta (strade e ponti), invece che più ristretta (opere in acciaio, che si sono rivelate oltre la metà dell'intero lavoro), sarebbe stata la causa prima di tutti i problemi successivi. Anche se Marco Corsini, assessore ai Lavori pubblici della giunta Costa che fece il bando di gara, ha ribattuto che a decidere la categoria fu lo stesso Calatrava.

Nel mirino dei magistrati c'è poi l'eventuale rischio statico ed è proprio su questo punto che potrebbe essere affidata successivamente una consulenza ad un coppia di tecnici, un ingegnere e un geologo. Infine gli aspetti della sicurezza nel cantiere, sui quali già si era soffermato lo Spisal in una recente ispezione, che aveva portato ad una richiesta di messa a norma di alcuni aspetti (l'altezza dei parapetti e la chiusura di alcuni buchi pericolosi) entro 48 ore.

 

di Alberto Zorzi
dal Corriere del Veneto del 21.02.08


Lavori in corso. Calatrava, ponte finito a metà aprile. In cantiere gli operai hanno cominciato a montare i parapetti in vetro. L'incognita dell'ovovia. Corsini risponde all'Autorità: «Nel 2004 non potevamo risolvere il contratto».

VENEZIA - Ieri mattina gli operai hanno cominciato a montare i parapetti in vetro. Nel giro di una settimana il lavoro sarà completato e i tecnici potranno dedicarsi a completare i gradini in marmo e iniziare la posa di quelli in vetro. La Cignoni ha assicurato che entro metà aprile il ponte di Calatrava sarà finito. Toccherà all'amministrazione poi decidere se vorrà inaugurarlo subito o aspettare l'arrivo dell'ovovia. E in questo caso il rischio però è che bisognerà attendere la fine dell'anno. Non a caso l'assessore Runmiz sta pensando a soluzione «tampone». L'impresa infatti ha assicurato che ci metterà 135 giorni per realizzarla dal momento dell'approvazione del progetto che però deve ancora avvenire dopo le prescrizioni arrivate dagli uffici tecnici del ministero alle Infrastrutture. Quel che sembra ormai certo è che Comune e Cignoni non riescano a trovare l'accordo bonario e che la controversia finirà in tribunale. La commissione istituita per derimere il contenzioso infatti difficilmente si esprimerà all'unisono, così come aveva chiesto Ca' Farsetti per trasformare il parere da consultivo a vincolante. La differenza tra le due parti infatti rimane alta: quasi sei milioni di euro, tra i sette che chiede l'azienda e l'uno che è disposto a pagare il Comune. Un importo che andrà ad aumentare ulteriormente il costo dell'opera (vicino ormai ai 16 milioni) che continua a scatenare polemiche e contestazioni. Ieri è intervenuto il deputato di Forza Italia Cesare Campa: «Sono sempre stato piuttosto critico sul ponte ma adesso rischia di diventare un'incompiuta vergognosa». Il parlamentare veneziano critica anche la gestione dell'opera «non all'altezza».

L'intervento arriva dopo la relazione dell'Autorità di vigilanza dei lavori pubblici che sottolineava tra le altre cose come andava risolto il contratto con l'impresa già al momento della seconda perizia (era il 2004 e c'era ancora Costa sindaco) e poneva un problema sulla formulazione del bando. «Si tratta di una clamorosa inesattezza che rivela lo scarso livello di coloro che hanno monitorato l'opera e che testimonia quanto possano essere opinabili certe posizioni», risponde criticamente l'ex assessore ai Lavori pubblici della giunta Costa Marco Corsini. «L'Autorità ignora che nel 2004 nessuna delle tre varianti approvate dal Comune, peraltro di importo contenuto, era motivata da situazioni di errore progettuale (motivo per cui si poteva risolvere il contratto, ndr)».

 

pag. 11
dal Corriere del Veneto del 09.02.08 


Calatrava, indagini su appalto e dubbi statici. Sul tavolo della Procura la relazione dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici. Il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni ha chiesto la consulenza di un ingegnere e di un geologo.

VENEZIA – Da un lato la procedura dell'appalto, su cui ha avuto da ridire recentemente pure l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici. Dall'altro l'eventuale rischio statico, per verificare il quale verrà anche disposta una consulenza ad una coppia di tecnici. Infine gli aspetti della sicurezza nel cantiere, sui quali già si era soffermato lo Spisal in una recente ispezione. Per ora il fascicolo aperto dal procuratore aggiunto di Venezia Carlo Mastelloni sul ponte di Calatrava è solo conoscitivo, senza ipotesi di reato, né di conseguenza indagati. Ma sono queste le tre direttrici su cui sta indagando la procura della Repubblica di Venezia, che ha messo nel proprio mirino la contestata opera dell'architetto catalano Santiago Calatrava.

Via alla consulenza. A muovere la procura sul fronte dei controlli statici sarebbero stati gli articoli dei quotidiani in cui si diceva che le rive si sono mosse di un centimetro sotto la pressione del ponte. Lo scopo del magistrato, che nella procura veneziana guida l'area che si occupa dei disastri (sta indagando anche sul crollo di palazzo Ducale), è di verificare se si possa configurare un reato di pericolo e per questo nei prossimi giorni affiderà una consulenza su ponte e rive ad un tandem di tecnici, un ingegnere e un geologo. Mastelloni ha inoltre già disposto il sequestro di tutti i progetti: preliminare, esecutivo e di officina.

Procedure d'appalto. Sul fronte dell'appalto la procura mantiene il massimo riserbo. Ma l'indagine sarebbe stata «stimolata» da una relazione molto critica dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, che in gran segreto era venuta a Venezia un paio di mesi fa per effettuare ulteriori verifiche. L'Autorità aveva infatti contestato la procedura con cui la Cignoni, la ditta che ha vinto l'appalto del ponte nel 2002, aveva affidato la maggior parte dei lavori – tutti quelli relativi alle saldature delle parti in acciaio – alla Lorenzon Techmec. Il decreto legislativo 163 del 2006 (il cosiddetto «codice dei lavori pubblici») prevede infatti che per ogni opera pubblica vengano individuate le categorie delle lavorazioni. Tra queste viene evidenziata quella prevalente, sulla cui base si bandisce la gara d'appalto e che deve essere svolta per non meno del 70 per cento dall'azienda aggiudicataria, visto che la legge limita al 30 per cento i subappalti dei lavori che qualificano l'opera. Nel caso del quarto ponte sul Canal Grande, la categoria prevalente indicata fu la «OG3» (opere generali: ponti), ma nel corso dei lavori le parti in acciaio hanno rappresentato circa la metà dell'appalto. Tanto che – e proprio questo è nel mirino della procura, visto che si tratta di norme con risvolti anche penali – la Cignoni non fece un contratto di subappalto con Lorenzon (visto che avrebbe sforato il limite di legge del 30 per cento), ma una semplice fornitura.

Le altre indagini. La procura vuole vederci chiaro anche dopo la vicenda di un paio di settimane fa, quando lo Spisal dell'Asl 12 impose alla Cignoni alcuni interventi al cantiere per alzare i parapetti e coprire un varco che era pericoloso per le cadute dall'alto. Anche se quello della sicurezza nel cantiere pare per ora l'aspetto meno rilevante dell'indagine. Resta invece in piedi il fascicolo aperto dalla procura regionale della Corte dei conti sul vertiginoso aumento dei costi del ponte: l'appalto del 2002 venne stipulato per una cifra di 4 milioni e 74mila euro; le ultime ipotesi parlano di una cifra finale vicina ai 16 milioni di euro, quasi il quadruplo.

 

di Alberto Zorzi
dal Corriere del Veneto del 05.02.08


«Il vero problema è stata la gestione». Ex assessore. Parla l'avvocato Corsini, sotto la cui amministrazione fu fatta la gara d'appalto.

VENEZIA - «La scelta l'ha fatta il progettista, avallata dai nostri uffici. Ma non è sbagliata, il problema è stato piuttosto la gestione delle conseguenze». Marco Corsini, ex assessore ai Lavori pubblici, evita di fare polemiche: «Non mi interessano», dice.

  • Lei era assessore quando è stato fatto il bando, si è accorto di anomalie? «L'assessore non vede e non deve vedere certi atti come il bando e i disegni, né sa cosa succede in cantiere. La giunta ha approvato il progetto preliminare e definitivo, non quello esecutivo. C'è una separazione, per legge, del-l'attività di gestione dall'indirizzo politico».
  • Significa che non era a conoscenza di nulla? «Sono stato coinvolto, più come tecnico che come assessore quando l'impresa ha cominciato a presentare le riserve, ma ripeto che contratti e bandi in giunta non li abbiamo mai visti. Appartengono a livelli di definizione diversi: se ne occupano il progettista, il responsabile del procedimento e il validatore».
  • L'Autorità di sorveglianza sui Lavori pubblici sembra contesti il fatto che la Cignoni abbia «mascherato» un subappalto con un contratto di fornitura. «Il problema non mi è stato mai presentato. Comunque sia da tecnico dico che teoricamente si potevano fare scelte diverse, ma quella indicata non è sbagliata».
  • In che senso? «Si potevano cioè separare le opere se si voleva accentuare la specializzazione delle imprese, ma in questo caso si restringeva la gara in quanto le aziende che sono specializzate in opere in ferro non sono molte. Se il progettista avesse individuato come categoria prevalente quella delle strutture in acciaio con ogni probabilità le due imprese la Lorenzon e la Cignoni avrebbero dovuto fare un Ati».
  • L'errore l'ha fatto il progettista allora, che non ha separato le opere? «La scelta l'ha fatta l'architetto, ed è stata avallata dai nostri uffici, ma ritengo fondamentale la gestione delle conseguenze del bando».
  • Cosa poteva essere fatto? «Il problema era controllare l'esecuzione del contratto. Comunque non è così scontata la "differenza" tra fornitura e subappalto se ci sono centinaia di pagine sull'argomento. Se proprio vogliamo la Cignoni poteva subappaltare, dopo aver avuto l'autorizzazione del Comune, fino al 30 per cento così come prescrive la legge, le opere in ferro, e fare in proprio le rimanenti».
  • Scusi il ponte deve ancora essere finito, perché? «Durante la mia amministrazione, l'opera era quasi finita, tanto che il ponte avrebbe dovuto essere varato nel marzo del 2005».
  • E' quasi difficile crederle «Ci sono documenti datati e firmati a confermarlo: 20 marzo 2005. Due conci erano già montati, due stavano per essere consegnati e gli altri due l'impresa li stava facendo. Per me la questione era quasi chiusa. Non voglio con questo dire che le colpe sono di questa amministrazione però, dico solo che i problemi che erano emersi all'epoca erano gestibili».

 

di F.B.
dal Corriere del Veneto del 05.02.08


Venezia. Inchiesta sul Ponte di Calatrava. Sicurezza e affidamento dei lavori, la Procura al lavoro.

VENEZIA – La «maledizione» del ponte di Calatrava a Venezia sembra non finire mai. Dopo i tempi allungati, i costi cresciuti in maniera esponenziale, un fascicolo aperto dalla procura regionale della Corte dei Conti e una commissione d'inchiesta (tuttora al lavoro) del consiglio comunale di Venezia, il quarto ponte sul Canal Grande è finito anche nel mirino della Procura della Repubblica del capoluogo lagunare.

Tra venerdì e ieri, gli agenti della polizia giudiziaria hanno acquisito tutti i progetti tecnici dell'opera ideata dall'architetto catalano Santiago Calatrava. «Si tratta di un'indagine conoscitiva e dunque non ci sono né ipotesi di reato, né indagati – spiega il procuratore capo di Venezia Vittorio Borraccetti, che ha affidato il fascicolo al pm Carlo Mastelloni – valuteremo se ci siano state violazioni delle norme sull'affidamento dei lavori pubblici e sulla sicurezza ». «Io e il sindaco Cacciari siamo tranquillissimi e daremo la massima collaborazione ai magistrati», è la replica dell'amministrazione comunale di Venezia, per bocca dell'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz.

L'enorme scheletro rosso, lungo 81 metri e largo 6 metri alle estremità e 9 al centro, fa bella mostra di sé tra piazzale Roma e la fondamenta della stazione di Venezia dallo scorso 11 agosto. Già tre anni fa la Corte dei Conti aveva aperto un fascicolo sul ponte, il cui costo iniziale previsto era di 5 milioni di euro, oggi lievitati a quasi il triplo.

 

di Alberto Zorzi
dal Corriere della sera del 03.02.08


Indagine della procura della Repubblica sul ponte dell'architetto Calatrava

VENEZIA - La procura della Repubblica di Venezia ha disposto l'acquisizione dei progetti tecnici relativi al ponte ideato dall'architetto catalano Santiago Calatrava, in fase di costruzione tra piazzale Roma e la stazione ferroviaria. «Io e il sindaco Cacciari siamo tranquillissimi e ovviamente daremo la massima collaborazione ai magistrati, fornendo tutti i documenti e gli approfondimenti necessari»: questo il commento dell'assessore ai Lavori pubblic Mara Rumiz. 


da Il Messaggero del 03.02.08


Il ponte sul Canal Grande. Calatrava nel mirino della Procura. Il blitz Polizia a Ca' Farsetti: sequestrata tutta la documentazione sull'opera. Aperta un'inchiesta su affidamento dei lavori e sicurezza. L'azione segue il fascicolo aperto dalla Corte dei Conti, le violazioni rilevate dallo Spisal e l'indagine condotta dal consiglio comunale.

VENEZIA - Dopo il fascicolo aperto dalla Corte dei Conti, le violazioni rilevate dallo Spisal, la commissione d'indagine del consiglio comunale, il ponte di Calatrava entra nel mirino anche della procura della Repubblica di Venezia. «Si tratta di un'indagine conoscitiva e dunque non ci sono né ipotesi di reato, né indagati», spiega il procuratore capo. 

Nei giorni scorsi gli agenti della sezione giudiziaria della polizia hanno fatto visita a Ca' Farsetti per acquisire i progetti tecnici dell'opera ideata dall'architetto catalano, croce e delizia dell'arte contemporanea in laguna. «Si tratta di un'indagine conoscitiva, non ci sono né ipotesi di reato né indagati - spiega il procuratore capo di Venezia, Vittorio Borraccetti - vogliamo valutare se ci possano essere stati eventuali profili di violazione delle norme nell'affidamento dei lavori pubblici e sulla sicurezza ». «Io e il sindaco Massimo Cacciari siamo tranquilli e collaboreremo con i magistrati », è la replica dell'amministrazione comunale di Venezia per bocca dell'assessore ai Lavori pubblici, Mara Rumiz.

L'indagine. Borraccetti, che ha assegnato il fascicolo al pm Carlo Mastelloni, chiarisce: «Vogliamo farci un'idea complessiva della situazione. Può anche darsi che tutto si chiarisca con l'acquisizione dei documenti». Solo una volta valutato il materiale raccolto si potrà capire se sussistano violazioni, quindi ipotizzare i reati ed eventualmente iscrivere qualcuno sul registro degli indagati. Non interessa invece la Procura l'aspetto più strettamente contabile, che è stato più di tutti al centro delle polemiche, con costi lievitati dai 5 milioni previsti inizialmente a 16 milioni, non ancora definitivi.
E proprio in attesa di conoscere i conti finali dell'opera resta per ora chiuso il fascicolo sul tavolo del procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano, che era stato il primo a raccogliere documenti negli uffici comunali.

Appalto e sicurezza. Da un lato la gestione dell'appalto, dall'altro la sicurezza. Proprio su questo fronte c'era stata la penultima, clamorosa, vicenda riguardante il ponte rosso, il quarto sul Canal Grande (dopo quello degli Scalzi alla stazione, quello di Rialto e quello dell'Accademia). Un paio di settimane fa infatti il cantiere della «Cignoni », la ditta vincitrice dell'appalto, aveva ricevuto una visita degli ispettori dello Spisal dell'Usl 12, i quali avevano rilevato irregolarità sull'altezza dei parapetti e su alcune aperture che comportavano il rischio di cadute dall'alto. In tutta fretta, nel giro di un paio di giorni, erano state fatte le correzioni dovute, senza le quali il cantiere sarebbe stato a rischio chiusura, con una figuraccia mondiale. Sempre in tema di controllo, continua il lavoro della commissione di indagine del consiglio comunale di Venezia, presieduta da Raffaele Speranzon (An), che in queste settimane sta ascoltando i protagonisti della vicenda ed effettuando sopralluoghi al cantiere. «Giovedì prossimo risentiremo l'assessore Rumiz e il responsabile unico del procedimento, Salvatore Vento - spiega Speranzon - nelle ultime audizioni sono emerse diverse questioni che vogliamo nuovamente approfondire con loro».

La storia infinita. Oltre al problema dei costi, che si lega al contenzioso ancora aperto tra il Comune e la «Cignoni» (in ballo 7 milioni di euro di riserve dell'impresa, anche se Ca' Farsetti spera di chiudere a molto meno) e che ha avuto come ultimo capitolo quello dell'ovovia per i disabili (da 740 mila euro ad oltre un milione), la «maledizione» del ponte riguarda anche i tempi. Dopo i problemi per la saldatura dei pezzi e le prove di montaggio «a secco» del ponte, il trasporto attraverso il Canal Grande - inizialmente previsto per il marzo scorso - è avvenuto in agosto. Per l'inaugurazione si era parlato di fine 2007, poi di Carnevale, quindi di Pasqua: l'ultima stima, ovovia compresa, parla di luglio o agosto.

 

di Alberto Zorzi
dal Corriere del Veneto del 03.02.08

 

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vedi anche:

Il ponte e il futuro di Venezia

Il montaggio e il monitoraggio - agg. rassegna stampa

Venezia, polemiche sul ponte di Calatrava

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Il nuovo ponte supera il primo esame tecnico

Calatrava e il nuovo ponte sul Canal Grande

Venezia vede il ponte di Calatrava

cantieri a fine ottobre


data pubblicazione: giovedì 18 settembre 2008
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Architettura sul web Calatrava: «Il mio ponte dei sospiri»