Appalti - Lettera aperta a Raffaele Sirica

e, per conoscenza, agli architetti italiani

LETTERA APERTA A RAFFAELE SIRICA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE ARCHITETTI E, PER CONOSCENZA, AGLI ARCHITETTI ITALIANI

 

Caro Presidente,

sono colto da un grande dubbio e per questo mi rivolgo a te per capire se in questi anni ho sempre sbagliato le mie valutazioni sui reali interessi della nostra categoria e sulle nostre rivendicazioni.

Il quesito è il seguente: ma gli architetti italiani (o meglio i progettisti italiani), non erano radicalmente contrari a gran parte dell’apparato normativo del Codice degli Appalti in materia di progettazione delle opere pubbliche?

Non ci eravamo mille volte lamentati e ribellati contro la logica delle gare di progettazione, dello smembramento del processo progettuale (un preliminare a te, un definitivo ad un altro, un esecutivo all’impresa e una direzione lavori ad un altro ancora), della progettazione prioritariamente affidata agli uffici tecnici delle pubbliche amministrazioni, dell’appalto integrato, della marginalizzazione del valore del progetto, della scarsa rilevanza data nei fatti ai concorsi di progettazione ecc. ecc.?

Non abbiamo sempre sostenuto che il problema della progettazione nel settore pubblico non si esauriva certo nel tema dei minimi tariffari ma investiva alla radice la filosofia stessa del Codice che considera il progetto un servizio – al pari di servizi informatici o pubblicitari o di pulizia – e non un’opera di ingegno?

Cari architetti italiani che mi leggete per conoscenza, forse vi starete chiedendo da dove nascono questi dubbi. Provo a raccontarvi una storia.

Sabato 25 ottobre il senatore del PdL, Luigi Grillo ha incontrato, in qualità di Presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato, la più alta rappresentanza del nostro sistema ordinistico intervenendo alla Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti (per intenderci l’Assemblea dei Presidenti).

Nel suo discorso, di ampio respiro, ha prima di tutto aperto la mente dei suoi interlocutori su una serie di verità  non proprio connesse con il tema all’ordine del giorno e non proprio legate alla sua veste istituzionale.

Per esempio ci ha fatto capire che:

  • Il debito pubblico italiano (il più alto d’Europa) è un problema solo per  i quotidiani di questo Paese impegnati in una generale opera di "disinformatia". In realtà possiamo star tranquilli perché abbiamo uno dei più grandi patrimoni pubblici del mondo ed un risparmio privato elevatissimo (ma gli interessi che lo stato paga sul debito e che tolgono risorse al bilancio? Per ora limitiamoci ad un dubbio per volta);
  • Le banche italiane sono sicure e meno esposte delle altre alla crisi internazionale grazie al grande lavoro fatto per 12 anni dal Presidente della Banca d’Italia Antonio Fazio (rinviato a giudizio per la vicenda Banca AntonVeneta, ndr.)
  • Gran parte dei problemi del decentramento in Italia derivano dalla sbagliata riforma del Titolo V della Costituzione fatta dal governo Amato;
  • Per fortuna l'azione del PdL ha bloccato l'invasione dei francesi nella vicenda dell’acquisizione Alitalia (ribadirlo fa sempre bene).

Sin qui le riflessioni di scenario, come si usa dire. Vi chiederete:  su temi politici come questi, quale è stata la replica del  rappresentante dell’opposizione?  Nessuna perché nessun interlocutore dell’opposizione è stato invitato all’incontro.

Veniamo ora alle questioni più specifiche sul codice degli appalti. Il Senatore Grillo ci ha per esempio ricordato che:

  • la legge Merloni è stata scritta e approvata nel 1992 avendo una "pistola alla tempia puntata dai magistrati di Milano";
  • la legge obiettivo del 2001 ha sancito la fine della paralisi delle opere pubbliche;
  • il codice degli appalti è un’azione legislativa meritoria. Tuttavia abbiamo assistito ad un tentativo di stravolgimento di alcuni contenuti innovativi del codice fatti dall’ex Ministro Di Pietro ma fortunatamente annullati dal terzo decreto correttivo approvato dal Governo Berlusconi;
  • la legge Bondi sulla Qualità dell’Architettura ha avuto il parere positivo della Conferenza Stato Regioni e sarà una pietra miliare per i destini dell’Architettura Italiana.

Caro Presidente,

a questo punto mi sarei aspettato una sua replica chiara e definitiva su tutto quello che a noi non piace del Codice - e che in parte ho elencato prima - ed anche sulle ambiguità della Legge Bondi (che sembra la stanca ripetizione delle pressoché inutili proposte delle precedenti legislature).

Per esempio ero pronto a sentire un rilievo sul perché nel nuovo DDL sulla qualità architettonica, all'articolo 3,  si afferma che se una pubblica amministrazione deve realizzare un'opera di rilevante interesse architettonico può rivolgersi al Ministero per i beni e le attività culturali che può provvedere alla sua ideazione e progettazione (come? Con i suoi uffici tecnici? Bandendo concorsi? Non si capisce).

Ero certo di ascoltare che gli architetti italiani vorrebbero vedere elencate chiaramente nel Codice - in un'apposita tabella allegata - quali sono le opere di particolare rilevanza sotto il profilo "architettonico, ambientale, storico artistico e conservativo" (un asilo è un'opera rilevante? E un ufficio postale? Ed un arredo urbano?) e che per queste fosse sancito l'obbligo del concorso di progettazione e non la "valutazione in via prioritaria dell'opportunità" di ricorrere a tale strumento.

Mi attendevo una feroce invettiva contro l'appalto integrato che cancella, di fatto, la figura del progettista.

Mi sarei anche aspettato un piccolo ammonimento al senatore Grillo sulle sue divagazioni di politica generale, quanto meno  poco opportune in quel contesto.
Invece, se posso permettermi una sintesi, ho sentito da te affermazioni sostanzialmente improntate al tutto bene madama la marchesa e alla speranza di avere ancora qualche margine di intervento sul regolamento di attuazione del Codice.

Cari architetti italiani, sarete curiosi di sapere almeno il contenuto di qualche intervento polemico da parte dei tanti Presidenti di Ordini degli Architetti presenti in sala, almeno per dare un po' di vivacità al confronto dialettico e per cogliere la non frequente occasione di interloquire con un politico.

Purtroppo però sarete delusi perché l'incontro si è chiuso senza che fosse previsto alcuno spazio per il dibattito.

Ma possiamo stare tranquilli. Il presidente Sirica ha concluso ricordando che le analisi economiche del senatore Grillo ci restituiscono speranza.

 

di Francesco Orofino, Consigliere dell'Ordine degli Architetti di Roma
del 29.10.08

 

invia la tua opinione!

 



 

Commenti

03/11/2008 14:00: Parole sante
Ringrazio Francesco Orofino della sua lettera, che ci informa, e con cui mi sento in piena sintonia. Le opere pubbliche in Italia non sono più un terreno praticabile. Avete preso visione dei bandi di concorso più recenti, e dei bandi di gara per i servizi di progettazione? Ormai gli avvocati hanno dato l'interpretazione autentica del codice degli appalti: fatturato e personale vanno dichiarati al momento della iscrizione. Prendete ad esempio Qualità Italia - Olivadi: per 850.000 euro di importo lavori, tre unità di personale in media per gli ultimi tre anni. Questo requisito è ancora più "capestro" del fatturato e d'ora in poi i mandatari/capogruppo saranno sempre le società di ingegneria. E' dai tempi della Merloni e del suo maldestro regolamento che le organizzazioni professionali non hanno posizioni chiare. Ma forse la verità è che le opere messe a gara e ancora di più quelle messe a concorso interessano solo a pochi, pochissimi architetti. Per questo mi sto convincendo che bisogna superare gli ordini professionali, creare qualcosa come una società, tipo quella svizzera, un club in cui si entra per cooptazione e per riconosciute e dimostrate capacità professionali, una associazione composta da qualche migliaio professionisti che si distinguano dagli altri 130.000. I committenti pubblici e privati devono sapere che almeno questi architetti sono in grado di offrire una prestazione di livello europeo, e che vanno pagati decorosamente.
Francesco Garofalo

03/11/2008 14:56: di male in peggio
Non si può che concordare con le considerazioni del consigliere Orofino, gli architetti progettisti sono ormai in buona parte fuori dal gioco, e chi li dovrebbe rappresentare e tutelare siede blandamente al tavolo del potente di turno, senza nulla opporre, oggi come ieri. Dovremmo forse cambiare mestiere? Forse si, per diventare architetti professori, o architetti pubblici dipendenti, o architetti dell'Alitalia, o delle ferrovie, o delle poste, o quello che vi pare, purchè ben incardinati nel sistema delle garanzie-privilegi di questo malsano paese. (magari facendo il secondo lavoro nel pomeriggio) Auguri agli architetti-ex progettisti, sarebbe meglio poter devolvere la nostra quota di iscrizione all'ordine ad una onlus che si occupi di una razza in estinzione.
Clemente Baccarini

08/11/2008 19:50: Invito
Come architetto dipendente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ringrazio il Consigliere Orofino per la stima e la considerazione che sembrano emergere tra le righe del suo discorso nei nostri confronti. Perchè, tra una lettera aperta e l'altra, non ci onora della Sua presenza venendoci a trovare? Ne saremmo lieti. Sinceramente.
Stefano D'Amico

10/11/2008 14:24: titolo
i nostri rappresentanti si confermano essere espressione degli aspetti più deteriori della nostra categoria
Fabio Limiti

12/11/2008 15:18: SIAMO ARRIVATI ALLA FRUTTA...MA NON C'E' IL DOLCE!
onore e meriti a chi ha ancora la forza di reagire... per non subire ancora passivamente. Per quello che mi riguarda sto cercando una alternativa alla mia cara amata professione... non so voi ma qui non si batte piu' un chiodo... non si tira piu' una linea... non si fa cantiere e nulla piu' di simile... progettare poi... caro Stefano D'Amico beato te che hai uno stipendio a fine mese... e hai anche il tempo di commentare sul sito dell'ordine... io sto cercando attività alternative dopo dodici anni di onorevole professione... posso venire io a trovarvi... magari ti restituisco al cad i progetti che ideate al Ministero... oppure faccio le fotocopie... !!! Non mi viene altro in mente da dire che possa commentare tale realtà deprimente. Buon lavoro!(a chi lo ha!)
maristella b.

14/11/2008 14:26: tutti al Comune di Montecompatri
Evviva c'è del lavoro da fare al comune di Montecompatri... i disegnatori delle piazze ideate dal locale ufficio tecnico!!!!!!!!!!!!! e mica ne restaurano una, ne fanno DUE e vie collegate. Ebbene si cari colleghi ecco quello che il nostro ordine pubblicizza sul suo sito: una gara per andare a fare i disegnatori, e pensare che l'intervento sulla piazza è un tema architettonico d'eccellenza e che richiederebbe progettisti d'eccellenza, e perchè no, voglio esagerare, magari pure un concorso! Ma no, qui no, ci pensa l'ufficio tecnico del comune, e il nostro ordine ci segnala la possibilità di andare a fare i disegnatori, pensate che emozione! A leggere questa notizia c'è da raggelare, ma possibile che in questo paese non c'è un ordine, un consiglio, un sindacato, una associazione, che si rivolti a queste notizie (almeno quando appaiono). Mi piacerebbe che tanti colleghi si indignassero un po' di più, il consigliere Orofino mette il dito in una piaga che non sembra bruciare a molti, e invece dovremmo bruciarlo questo tesserino, pubblicamente, in tanti, da qualche parte! In questa situazione, davanti a queste proposte, qualcuno mi dice a che serve? A chi servono?
Clemente Baccarini

24/11/2008 17:54: titolo
Continua la falcidia della figura del progettista nella totale abulia e mancanza di azione dei nostri organi rappresentativi. A quando la cancellazione dei relativi corsi di laurea universitari per lasciar posto ad un'ibrida figura di burocrate-tecnico-amministrativo ? Disperatamente architetto.
Renato Proietti

02/12/2008 12:42: Al peggio non c'è limite
Elogi elogi e ancora elogi a chi ha ancora la forza di reagire (cioè di dire almeno qualche cosa) per poi, comunque, subire ancora passivamente tutto ma proprio tutto. Per quello che mi riguarda ho speso una vita per la difesa della mia cara e amata professione, ma inutilmente. L'architetto progettista (dipendente o indipendente) è ormai in buona parte fuori dal gioco, e chi lo dovrebbe rappresentare e tutelare siede blandamente al tavolo del potente di turno, senza nulla opporre, oggi più di ieri. La nuova figura (leggi preparazione) dell'architetto fa semplicemente ridere e la sua polverizzazione: pianificatore, paesaggista, conservatore fa piangere!! Tutto questo "casino" a chi giova?? Forse a tutti, ma non all'architetto!! Sono talmente sicuro che mi sono permesso di farlo presente. Ancora una volta!!
Quintino Cerutti, ex Consigliere Ordine di Pavia

vedi anche:

Il terzo correttivo in Gazzetta Ufficiale

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Lettera sul II correttivo del Codice appalti

inviata al CNAPPC ed agli Ordini provinciali

Resiste l'appalto integrato

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Unanime posizione sull'appalto integrato

Ordine Architetti di Roma - CNAPPC

Codice appalti, otto proposte di modifica

Intervento del presidente Amedeo Schiattarella

L'Ordine e il nuovo Codice degli appalti

Lettere inviate dall'Ordine

Codice appalti: un'occasione mancata

Intervento di Francesco Orofino

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: mercoledì 29 ottobre 2008
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Ordine Appalti - Lettera aperta a Raffaele Sirica