In Italia, la retorica affossa l'architettura

Renzo Piano e le torri dell'Eur - agg. rassegna stampa

IL RETROSCENA. Torri dell'Eur, il patto fra Piano e Fuksas. La «Casa di vetro» all'Eur. Quel colloquio tra Piano e Fuksas. La polemica Prestipino: Marsilio era d'accordo sull'opera. Incontro per rendere compatibili i progetti.

Uno studio nei dettagli. Prima di disegnare la sua «Casa di vetro» all'Eur Renzo Piano ha, infatti, parlato con il suo collega Massimiliano Fuksas: colloquio fra esperti perché il progetto dell'uno non andasse a «sbattere» con quello dell'altro. E, secondo indiscrezioni, un colloquio che avrebbe portato alla decisione dell'architetto genovese di equiparare (più o meno) l'altezza delle abitazioni a quella del futuro Centro congressi.

Le Torri si abbassano, e la delibera approvata dal commissario Mario Morcone nell'interregno fra Veltroni e Alemanno non è altro che la «cancellazione» dell'opera di Ligini dalla «Carta di qualità», per intervenire sull'altezza. Cambia lo skyline d'ingresso a Roma da sud. «Mi ricordo però benissimo - afferma Patrizia Prestipino, ex presidente del municipio XII, oggi assessore al Turismo della Provincia - che quando vi fu la discussione con i cittadini in Municipio (dove il plastico fu esposto settimane) venne Marco Marsilio: non difese l'opera di Ligini e ammise che lo skyline dell'Eur andava rivisto». E Patrizia Prestipino attacca sulla destinazione d'uso: «Non si rivitalizza l'Eur con altri uffici, solo con abitazioni. I troppi uffici sono la causa della decadenza dell'Eur: il quartiere non ha più abitanti». Inoltre, secondo l'assessore provinciale «solo con i 22 milioni di opere a scomputo è possibile realizzare il sottopasso della Colombo che permetterebbe la ricucitura di viale Europa e realizzare, sempre secondo il progetto di Piano - spiega Patrizia Prestipino - quella piazza con 1.000 alberi che renderebbe migliori gli spazi anche intorno al centro congressi».

«Per il 6 novembre aggiunge Vincenzo Vecchio, del Pd - è in programma un consiglio municipale straordinario sull'urbanismo dell'Eur». E mentre Umberto Marroni, capogruppo del Pd in Comune, ricorda che «così si mette a rischio anche "Campidoglio 2", perché le Torri delle Finanze costituiscono l'oggetto della "permuta" per i due edifici destinati agli uffici capitolini come l'ex Manifattura Tabacchi e l'ex opificio» ieri la proprietà, l'ing. Carlo Santi e l'avv. Vincenzo Cappiello, ha presentato plastico e progetto al sindaco Gianni Alemanno. Il confronto sulla «Casa di vetro » è aperto. E prosegue.

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 29.10.08


Torri dell'Eur, i costruttori ad Alemanno "Non stravolgeremo l'idea di Piano". Vertice segreto sull'opera dell'architetto genovese contestata dal sindaco. A rischio anche Campidoglio 2. "Intervento fuori contesto". Già spesi 250 milioni. E spunta l'ipotesi di non abbatterle.

Due casse piene di documenti, planimetrie e disegni hanno preceduto, ieri pomeriggio, l'arrivo in Campidoglio dei vertici della Alfiere spa, la società proprietaria delle Torri delle Finanze che il sindaco Alemanno è tentato di mantenere in piedi qualora Renzo Piano, autore del progetto alternativo, ribadisse di non volerlo cambiare. È una delle soluzioni emerse nel corso dell'incontro riservato sollecitato dal primo cittadino, deciso a non retrocedere di un passo rispetto alle obiezioni già divulgate a mezzo stampa: «Quell'opera è fuori contesto, compromette l'unità architettonica dell'Eur», si sono sentiti ripetere l'avvocato Vincenzo Cappiello e l'ingegner Carlo Santi, rispettivamente presidente e ad di Alfiere.

Perplessità che i manager hanno tentato di dissipare illustrando al sindaco, per oltre un'ora, tutti i dettagli della "Casa di Vetro" pensata dall'architetto genovese. Opponendo persino un garbato diniego alla sua richiesta di modificare l'impostazione: un ritocco è sempre possibile perché tutto è migliorabile, hanno sostenuto i due dirigenti in totale sintonia, ma certo non stravolgere l'impianto dell'edificio e l'uso dei materiali. Intanto perché Piano non ci starebbe. E poi perché la proprietà non ha alcuna intenzione di annullare tutto e ricominciare daccapo, imbarcandosi in una nuova progettazione con relativi oneri, costi e allungamento di tempi. Insomma, è stato fatto capire con serena fermezza, se Alemanno vuole stravolgere il disegno originario, meglio ristrutturare l'esistente (finora è stata smontata solo la "pelle" delle Torri, ovvero le pareti esterne) e riportare tutto com'era prima.

E pazienza se il no all'architetto italiano più famoso del mondo farà ridere l'orbe terraqueo, mandando in fumo i 12 milioni spesi solo per progettare quel gioiello ecocompatibile da 170mila metri cubi con serre e giardini, sofisticatissimi sistemi di risparmio energetico, riciclo delle acque e pannelli fotovoltaici. Certo, lo skyline dell'Eur un poco ne risentirà: il nuovo complesso, immaginato per "dialogare" con la Nuvola di Fuksas, verrà abbassato di 5 piani rispetto ai 17 attuali, sarà trasparente invece che in cemento armato, e riservato in buona parte ad abitazioni civili anziché esclusivamente a uffici com'è stato fino a quando ha ospitato la sede del ministero delle Finanze. Ma questo - hanno spiegato l'avvocato Cappiello e l'ingegner Santi - non potrà che essere un vantaggio perché aiuterà a ridurre il carico urbanistico della zona, già afflitta da grossi problemi di mobilità.

«Certo non è male», s'è lasciato sfuggire il sindaco alla fine della "lezione". Probabilmente persuaso anche da un altro argomento: i soldi già spesi da Alfiere, partecipata al 50% da Fintecna Immobiliare (che fa capo a Fintecna, interamente controllata dal ministero dell´Economia) e per il restante 50 da una società veicolo costituita da sei grandi costruttori romani (Toti, Ligresti, Caputi, Marchini, Armellini e Di Amato), ammontano a circa 250 milioni di euro.

Ma c'è anche un altro problema da non sottovalutare. «Se saltano le Torri rischia di saltare anche l'operazione Campidoglio 2» lancia l'allarme il capogruppo del Pd, Umberto Marroni. «Entrambi rientrano nell'accordo di programma, approvato dalla giunta Veltroni e deliberato in via definitiva dal commissario Morcone, che dà attuazione al protocollo d'intesa per una serie di scambi immobiliari tra ministero delle Finanze e Comune di Roma. Tra questi rientra anche la ex manifattura tabacchi, sull'Ostiense, uno dei 4 edifici destinati al nuovo Campidoglio. Un trasloco progettato dalla giunta precedente per far risparmiare al Comune circa 20 milioni di affitti l'anno». L'addio alle Torri innescherebbe, insomma, una sorta di reazione a catena. «Con uno spreco di soldi e di risorse davvero incredibile».

 

di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 29.10.08


URBANISTICA & POLITICA - OGNI SINDACO VUOLE IL SUO PIANO

Come previsto da questo giornale all'indomani della elezione del sindaco Alemanno, il Piano regolatore varato nell'ultimo scorcio del lungo centrosinistra capitolino - giusto vanto di Veltroni che lo ha predisposto - è destinato ad essere di durata eccezionalmente breve. Quello del 1962-64 ha avuto vita quarantennale. Già il sindaco ha annunciato che tra qualche settimana si terrà una Conferenza urbanistica per discuterne sostanziali modifiche. Intanto, giusto per non perdere tempo ed evitare equivoci, Gianni Alemanno ha già lanciato al potere che rappresenta la più assoluta continuità nella Capitale, quello che gestisce aree e attività edilizia, espliciti segnali di ri-orientamento. Nel «conclave» del centrodestra dedicato ad indicare gli indirizzi di politica finanziaria, il sindaco ha parlato esplicitamente della necessità di «abbreviare i tempi di rilascio delle licenze edilizie e dei condoni». Di recente aveva rilanciato l'impegno a far edificare al più presto decine di migliaia di nuove abitazioni (per affrontare l'emergenza casa).

Non è mancata una forte tirata di briglie al progetto di Renzo Piano all'Eur, sul quale il sindaco si è trovato fianco a fianco nientemeno che con Renato Nicolini, contestatore dell'abbattimento delle «torri» delle Finanze di Ligini. Un progetto, quello della star del Beaubourg, molto caro a Veltroni e, ovviamente, ai costruttori interessati.

Il Prg di Veltroni appare segnato: non tanto perché il suo superamento è già avviato, quanto perché l'intenzione di arrivare ad una Variante Generale, come quella che nel '74 «aggiornò» il Piano di Piccinato, è ormai segnalata. La via finora indicata è favorevole ai costruttori, tanto che il loro leader, Cremonesi, è stato significativamente posto a capo dell'Acea. Gli imprenditori sanno che l'amministrazione sarà «amica», secondo un recente e sonoro auspicio di Francesco Gaetano Caltagirone. A patto che il riconoscimento del nuovo zenit politico sia convinto ed esplicito. Senza nostalgie per il passato.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 28.10.08


La polemica. Replica dell'impresa: il progetto è una perla. Il sindaco e le Torri «No alle abitazioni». «L'interlocutore non è Piano ma i costruttori». Ancora polemiche sulle Torri dell'Eur e sul progetto di Renzo Piano, che prevede appartamenti per 300 famiglie.

Torri dell'Eur, progetti e polemiche. L'edificio, una volta ministero delle Finanze, oggi destinato ad abitazioni con un disegno che porta la firma del famoso architetto Renzo Piano, non piace all'amministrazione di Gianni Alemanno: non sarebbe in sintonia stilistica con l'architettura del quartiere. Ma «il nostro interlocutore non è Renzo Piano, bensì la proprietà delle Torri», ha ribadito ieri il sindaco rispondendo da lontano all'architetto che in un'intervista al quotidiano «la Repubblica» aveva affermato: «Il progetto a me piace così. Se ci sono suggerimenti per migliorarlo ancora ben vengano - aveva proseguito Renzo Piano - . Ma se vogliono una cosa in linea con la retorica del luogo, possono chiamare un altro».

Gianni Alemanno, però, ha anche cambiato obiettivo: la destinazione d'uso, da uffici ad abitazioni. «Non ho alcuna pregiudiziale contro Renzo Piano che ha realizzato opere fantastiche - ha poi spiegato il sindaco - Il problema è il disegno unitario del quartiere e la destinazione d'uso. Ci lascia perplessi l'idea di una destinazione ad abitazioni che creerebbe altro traffico accanto a un centro congressi come la "Nuvola" di Fuksas ». «Il progetto è una "perla", proprio per dare vivacità al quartiere replica l'ing. Carlo Santi, amministratore delegato dell'Alfiere spa, la società proprietaria degli immobili . L'edificio è destinato ad appartamenti per massimo 300 famiglie, il progetto è di grande sostenibilità ambientale e prevede un alto risparmio energetico. Quartieri "monofunzione" di soli uffici non si fanno più aggiunge basta un confronto: quando c'era il ministero vi arrivavano 1.500 persone negli stessi orari, con molto traffico nelle ore di punta. Così la zona può vivere anche di sera». E l'ing. Carlo Santi con l'avv. Vincenzo Cappiello, presidente della società (costituita dalla Fintecna al 50 per cento e da un gruppo di costruttori che vanno da Salvatore Ligresti, ad Alfio Marchini, ai fratelli Toti e a Fabrizio Di Amato), si dice pronto a incontrare il sindaco: «Ci farebbe piacere conclude - capire quali sono le sue idee e i suoi suggerimenti».

 

di Lilli Garrone
dal Corriere della sera del 28.10.08


Il sindaco: «Sarà la proprietà a decidere sulle Torri dell'Eur»

«Il nostro interlocutore non è Renzo Piano ma la proprietà, che deve fare una valorizzazione sulla quale stiamo cercando un'intesa, perché sia mantenuta l'unità architettonica della zona». Il sindaco Gianni Alemanno risponde così all'architetto Renzo Piano, che si è detto non disponibile a modificare il suo progetto delle Torri di vetro all'Eur, sul quale il sindaco, la settimana scorsa, aveva espresso qualche perplessità. «Sarà la proprietà a parlare con Renzo Piano e a decidere cosa fare - sottolinea Alemanno - Io non ho una polemica pregiudiziale con il grande architetto, che ha fatto opere fantastiche come l'Auditorium. Il tema è il disegno unitario del quartiere e la destinazione d'uso perché ci lascia perplessi l'uso abitativo che creerebbe altro traffico accanto a un centro congressi come la “Nuvola” di Fuksas».

«Le parole di Piano confermano ulteriormente che il suo progetto non tiene conto, a questo punto possiamo dire volutamente, del contesto urbanistico dell'Eur», commenta Andrea De Priamo, presidente della commissione capitolina ambiente. «Nessuno ce l'ha con Renzo Piano - aggiunge il deputato del Pdl Fabio Rampelli - Ma qui è giunto il momento di stabilire almeno due principi: pari opportunità nell'accesso agli incarichi professionali e tutela dell'identità nazionale». 

  • LA COMMISSIONE AMBIENTE - Andrea De Priamo: «Il progetto non tiene conto del contesto urbanistico dell'Eur»

 

da Il Messaggero del 28.10.08


INTERVISTA - La polemica sulle torri dell'Eur "Così affossano l'architettura". Renzo Piano "Sui grattacieli non obbedisco ad Alemanno". "Italia vittima della retorica così si affossa l'architettura". Renzo Piano e lo stop di Alemanno: non dirò obbedisco. Bene i suggerimenti per migliorare l'opera. Ma se vogliono cose diverse chiamino un altro. Contesto che il mio progetto, come la Nuvola di Fuksas, non c'entri col fascino metafisico dell'area.

CI RISIAMO. Ancora una volta un grande progetto di un architetto italiano celebrato nel mondo viene attaccato dalla politica e dai media al seguito. Gli esami in patria non finiscono mai per Renzo Piano, l'italiano forse più apprezzato all'estero, l'unico architetto chiamato a progettare oggi in cinque continenti. Stavolta a finire sul banco degli imputati è la "Casa di Vetro" dell'Eur, 170 mila metri cubi destinati a ospitare uffici, negozi e 400 famiglie fra la Nuvola di Fuksas e il laghetto. Sulla carta un progetto assai bello ed ecologico, trasparente, d'impatto minimo, con giardini e serre all'interno, percorsi pedonali. Ma al sindaco Alemanno non piace perché non sarebbe in sintonia stilistica con il quartiere. Tradotto: non somiglia abbastanza all'architettura fascista del quartiere voluto da Mussolini nel 1938. Dopo aver tentato di demolire l'Ara Pacis di Meier e di annullare il contratto per il nuovo centro congressi, la Nuvola di Massimiliano Fuksas, per poi ripensarci ogni volta, il sindaco Alemanno stavolta sembra deciso ad andare fino in fondo. La fama locale di «architetto della sinistra» di Renzo Piano, meglio conosciuto nel resto del mondo come il più geniale vincitore del Nobel dell'architettura (premio Pritzker), aiuta la crociata del nuovo sindaco in giunta. E quindi ci risiamo con la vecchia storia del nessuno profeta in patria.

  • Architetto Piano, il sindaco Alemanno ha detto di volerla comunque incontrare per chiedere alcune modifiche al progetto. Lo incontrerà? «Io incontro tutti, ci mancherebbe non lo facessi col sindaco di Roma. Ascoltare si deve, obbedire no. Il progetto a me piace così, se ci sono suggerimenti per migliorarlo ancora ben vengano. Ma se vogliono una cosa completamente diversa, diciamo in linea con la retorica del luogo, allora possono chiamare un altro».
  • Insomma, un conto è modificare, altro è mettersi a copiare lo stile di Piacentini, con colate di travertino e magari la scritta «Dux». «Appunto. Contesto che il progetto, come del resto la bellissima Nuvola di Fuksas, non c'entri nulla con l'Eur. Un quartiere con un fascino metafisico che suggestionava De Chirico e Fellini. La bellezza dell'Eur non è soltanto il travertino, che certo gli dà ordine e unità stilistica. E' l'ambiente, la luce favolosa, il contrasto fra il bianco dei palazzi, l'azzurro del cielo, il verde degli alberi. Per questo ho progettato una casa trasparente, per riflettere, allargare questa luce. E' un edificio sostenibile, pieno di verde, dove credo che le quattrocento famiglie vivrebbero bene. Il resto m'interessa pochino».
  • Non è un film già visto? L'Auditorium di Roma è stato probabilmente l'opera pubblica più contestata dal dopoguerra. Hanno scritto per cinque anni che era un progetto sbagliato, avulso dal quartiere, insensato, inutile, non ci sarebbe andato mai nessuno. Ora è il primo Auditorium d'Europa per presenze, il principale ritrovo dei giovani romani. Sarebbe impensabile la vita cittadina senza l'Auditorium «Se ho un vanto nella vita è d'aver costruito luoghi vivi, che piacciono alla gente. Dal Beaubourg di Parigi a Marlene Dietrich Platz a Berlino, fino all'Auditorium. Il progetto dell'Eur nasce per questo, per dare vita a un quartiere che muore alle sei di sera».
  • Non è neanche soltanto una faccenda politica. A Torino è stata la sinistra a ribellarsi al suo progetto di nuova sede della San Paolo, qui la destra a insorgere contro la casa di vetro. «A Torino mi hanno accusato perché sto costruendo una torre, qui perché ne butto giù due, l'ex sede del ministero delle Finanze, per costruire in orizzontale. Ma diciamo la verità, l'oggetto del contendere in Italia conta poco, è un mero pretesto ideologico. La verità è che il paese ha paura di qualsiasi novità. Nel mio campo c'è una fobia dell'architettura contemporanea che non vedo in nessun'altra parte del mondo».
  • Se non conta la politica, che cosa conta in queste polemiche? «La retorica, il grande sport nazionale della retorica. Di destra, di sinistra. Ma la retorica è la tomba di tutto, dell'architettura come di ogni altra attività. Quando poi si sposa alla nostalgia, come in questo caso, siamo alla necrofilia. Il vero problema del mio progetto, come di quello di Fuksas, è che sono antiretorici. Una qualità che in Italia non è di moda».
  • Su un punto però il sindaco Alemanno non ha torto. In Italia si fa una grande politica degli annunci, non solo da parte del governo. I sindaci di sinistra fanno grandi feste e conferenze, in genere alla vigilia elettorale, per presentare opere pubbliche e lì spesso si esaurisce tutto. La Nuvola di Fuksas è stata presentata nel 2001 e aspettiamo ancora la prima pietra. Poi il sindaco cambia e non è detto che debba approvare tutto quanto deciso dai precedessori. «Questa è una vera ed è una trappola alla quale, per quanto posso, cerco di sottrarmi. In Francia o in Inghilterra non si fanno annunci, si lavora. A San Francisco la festa per il museo della scienza l'hanno fatta all'inaugurazione, non alla presentazione del progetto. Ma è anche vero che l'architettura chiede tempo. A Lione ho lavorato per vent'anni alla nuova città internazionale, un'opera gigantesca, e ho visto passare cinque sindaci diversi, di sinistra e di destra. Nessuno ha pensato di dover annullare il lavoro del predecessore. La popolazione si sarebbe ribellata. Soltanto da noi il gioco al massacro paga in termini di consenso».
  • Questa storia delle continue polemiche contro i grandi architetti non sarà anche una bella furbata per nascondere altri affari? Siamo il paese con la più galoppante delle speculazioni edilizie. Negli ultimi 15 anni, ha scritto Carlo Petrini, in Italia sono stati cementificati 3 milioni di ettari, l'intera superficie dell'Abruzzo. Soltanto a Roma, con le giunte di sinistra, sono spariti 127 mila ettari di terreni agricoli e Alemanno ha appena lanciato un appello per acquistare nuovi terreni, in pratica si sta asfaltando l'intero Agro Romano. In questa colata di cemento, non è paradossale che facciano scandalo soltanto i progetti di qualità, i suoi o quelli di Fuksas, Calatrava, Foster, Isozaki? «Questo è il punto. Sorgono intere città nel silenzio, soprattutto nelle periferie delle grandi città, Roma compresa. Quartieri dormitorio che non scandalizzano nessuno. I riflettori seguono soltanto la firma celebre. Da anni sostengo che le città italiane, prima che di grandi progetti, hanno bisogno di ricucire il tessuto urbano con centinaia di piccoli interventi. Bisogno di difendere l'ambiente, di ripensare l'architettura in maniera sostenibile. Abbiamo lanciato appelli, non si è visto nessuno. I sindaci ci chiamano soltanto per affidarci un progetto o per ritirare l'offerta. Per il resto, si affidano a pessimi consiglieri».

Le torri all'Eur

  • Le Polemiche. Il progetto del complesso all'Eur è stato contestato dal sindaco Alemanno perchè non in tono con il carattere "imperiale" del quartiere romano. Criticato anche l'abbattimento delle torri della finanza costruite da Cesare Ligini tra gli anni '50 e '60.
  • Il progetto. Un complesso a forma di "C", trasparente e con verde, composto da 400 appartamenti e residence e da qualche ufficio e negozio.

Il grattacielo di Torino

  • Le polemiche. Più alto della Mole Antonelliana: inaccettabile. Obiettano così i detrattori del grattacielo di Piano per la nuova sede di Intesa San Paolo a Torino: 180 metri di cemento armato, acciaio e vetro, che andrebbero a "sovrastare" i 167 metri della Mole.
  • Il progetto. Un parallelepipedo con una superficie di 50mila metri quadrati, con antenne oltre i 200 metri, costo 350 mln di euro.

Le opere

  • Centro Pompidou. Con Rogers crea tra '71 e '77 il Centro Pompidou a Parigi
  • Porto di Genova. Nel 1088 ristruttura il Porto Antico di Genova.
  • Potsdamer Platz Berlino. Nel 1992 ricostruisce l'area di Potsdamer a Berlino.
  • Auditorium Roma. Nel 1994 vince il concorso per il nuovo auditorium di Roma.
  • New York Times Building. Nel 2007 costrisce la sede del New York Times. 

 

di Curzio Maltese
da La Repubblica del 27.10.08


Il nuovo progetto dell'Eur - Alemanno boccia le torri di Piano. Alemanno gela Renzo Piano "Ridisegni le sue Torri non posso stravolgere l'Eur". Dopo le polemiche sulla Nuvola di Fuksas il sindaco critica un'altra opera "ereditata".

ROMA - È l'identità il pallino fisso del sindaco Alemanno. Identità declinata nelle sue molteplici versioni a cominciare dall'urbanistica, minacciata nella città che lo ha eletto da un tris di archistar chiamati ad arricchire il panorama di Roma. E così, fallito l'assalto alla teca di Meier che protegge l'Ara Pacis e alla Nuvola di Fuksas, l'avveniristico centro congressi ormai troppo avanti per essere fermato, Alemanno ci riprova con le Torri di Renzo Piano, colpevoli di minacciare l'omogeneità architettonica dell'Eur, esempio di urbanistica del Ventennio.

Se infatti il sindaco ha confermato che la Nuvola proseguirà (uscire dall'appalto costerebbe una fortuna) a rischiare è ora il complesso firmato dell'architetto genovese: «Ci lascia molto perplessi», ha detto Alemanno, «vogliamo che si facciano delle modifiche per mantenere l'unità architettonica dell'Eur». Eccolo il punto. «Già la Nuvola, che comunque completeremo, è una realtà estranea al contesto», insiste, «non vogliamo ripetere lo stesso errore con le Torri, la cui costruzione deve ancora cominciare. Dopo aver aperto un confronto con i costruttori, faremo altrettanto con Piano». Reo di aver solo osato immaginare uno skyline diverso da quello disegnato da Piacentini nel 1938 su ordine di Mussolini, che nel quartiere razionalista a sud della città avrebbe voluto celebrare l'Esposizione universale del 1942. Al posto dei due grattacieli, da radere al suolo, dove i dipendenti del ministero delle Finanze hanno lavorato per anni, sarebbe dovuta sorgere un'immensa "Casa di Vetro", 170mila metri cubi sviluppati in ampiezza anziché in altezza, con serre e giardini affacciati sul laghetto. Troppo per il primo sindaco post-fascista di Roma.

Tuttavia che non si tratti di una semplice spinta nostalgica ma di un progetto culturale mirato a combattere lo strapotere dei grandi architetti e a recuperare l'identità e le tradizioni del Ventennio, lo confermano tutte le scelte finora operate da Alemanno. E subito rilanciate on-line dal Centro studi architettura razionalista (...) animato dal deputato ex An Fabio Rampelli, eminenza grigia del sindaco in materia di urbanistica. È stato lui a inventarsi l'alleanza con Italia Nostra per affossare il megaparcheggio del Pincio. Lui a ispirare la proposta di abbattere la teca dell'americano Richard Meier.

Una cavalcata antimodernista verso la restaurazione architettonica che, oltre alle Torri di Piano, ha individuato un'altra frontiera. La riqualificazione complessiva del Foro Italico, che dovrà tornare al suo assetto originario. Al tempo cioè in cui si chiamava Foro Mussolini, parco realizzato per le discipline sportive dell'opera nazionale Balilla. Perciò è stato azzerato il progetto per il centrale del Tennis già predisposto dal Coni: considerato un'offesa all'intangibilità del luogo. E già sostituito con una struttura leggera in vetro e acciaio, temporanea e soprattutto amovibile.

 

di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 24.10.08


(...) "All'Eur Renzo Piano cambi il suo progetto per le torri". Lunedì presenteremo il nuovo piano di sviluppo del litorale di Ostia. Sulle case popolari ci metto la mia faccia: non rovinerò l'Agro romano.

  • (...) Rutelli le riconosce di aver fatto bene in tema di prostituzione e sicurezza, ma accusa la sua giunta di avere poche idee e di bloccare i progetti già avviati. «Ringrazio Rutelli per i suoi riconoscimenti su un tema importante come la sicurezza, che dovrebbe avere soluzioni condivise. Ma sui progetti bloccati bisogna aver presenti due fatti. Primo: quando c'è una discontinuità è inevitabile che i piani siano cambiati con cancellazioni come nel caso del Pincio, oppure con modifiche costruttive come nel caso della Festa del Cinema. Senza discontinuità, tradiremmo il mandato degli elettori. Secondo: abbiamo ereditato una macchina comunale ridotta a un limone spremuto sia per l'aspetto finanziario che per quello organizzativo e progettuale.
  • In che senso? «Faccio qualche esempio: la Città dello Sport di Tor Vergata la completeremo, ma non si inserisce in nessuna strategia complessiva per l'impiantistica sportiva. Dietro il parcheggio del Pincio non c'era un vero piano di mobilità per il Centro»
  • Ma perché siete contro il progetto per le Torri dell'Eur di un'archistar come Renzo Piano? «Quel progetto ci lascia perplessi. Vogliamo modifiche per mantenere l'unità architettonica dell'Eur. Già la Nuvola, che comunque completeremo, è una realtà estranea al contesto. Non vogliamo ripetere lo stesso errore con le Torri di Piano, la cui costruzione deve ancora cominciare. Si è aperto un dialogo con i costruttori e vorremmo avere un confronto con Piano». (...)
  • Costruirete le nuove case popolari sui terreni dell'Agro romano? «Servono 30-40 mila nuove abitazioni per italiani e immigrati regolari che lavorano Nel nuovo piano regolatore ne sono previste solo 7 mila. Le altre le dovremo collocare nel tessuto urbano. Solo quando tutte queste aree saranno esaurite potremo utilizzare quelle di riserva che non saranno aree realmente agricole, ma pratoni incolti tra pezzi di città. Su questa operazione ci metto la mia faccia: da ex ministro dell'agricoltura garantisco che nulla di significativo dal punto di vista ambientale o agricolo sarà sacrificato».

 

di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 23.10.08


Punti di vista. Eur, Foro Italico, San Giacomo quella sottile voglia di dire «no». La giunta considera buonsenso e discontinuità l'addio ai progetti Pd.

Il Pincio che non si farà. Il progetto del palazzo trasparente dell'Eur, griffato dal più famoso architetto italiano - Renzo Piano - sotto stretta osservazione in Campidoglio. Chiusura del San Giacomo: «Vedremo...» (Alemanno dixit). Nel limbo anche Città dei giovani agli ex Mercati generali (by Rem Koolhaas, altra osannata archistar) e radicalmente mutato il futuro del Foro Italico («Evitata la terribile cementificazione, salvaguarderemo il complesso», ancora parole del sindaco)... Un elenco, oggettivamente lungo, che ripropone in chiave politica il dilemma «del bicchiere»: mezzo vuoto (anzi, totalmente vuoto, come sostengono gli oppositori del sindaco?) o mezzo pieno?

«Retromanno» (malevolo soprannome coniato da Dagospia e ormai entrato nell'eloquio comune, visto da sinistra) si difende. E sul Pincio, ad esempio, solo 48 ore fa (col ministro Bondi a ribadire che trattavasi di progetto «ignominioso») ha spiegato che il «no è in realtà un sì rafforzato, visto che c'è una proposta alternativa molto più saggia. Un piano in più in un parcheggio vicino, quello del Galoppatoio, che esiste da tempo».

Nella maggioranza capitolina i «no» a operazioni targate in sostanza Veltroni sono giudicati solo come segno di buon senso da parte di chi ha vinto le elezioni anche sulla discontinuità a progetti giudicati via via inopportuni, faraonici, in ritardo o senza copertura finanziaria. Ma il centrosinistra attacca. (...)

Si attende intanto una decisione sul progetto-Piano (contestato anche questo, e anche da sinistra fra architetti e urbanisti) non per il nome del progettista, ma per l'opportunità in generale dell'intera operazione che ha visto, tra le altre cose, l'abbattere le Torri anni '60 di Ligini. Ora, operazione sbagliata o giusta che fosse, delle ex Torri restano in piedi solo gli scheletri di cemento. E tornare indietro appare cosa ardua. Ma alcuni esponenti del Pdl romano hanno iniziato una battaglia sul progetto. E il sindaco ha detto: «Stiamo facendo una valutazione urbanistica e architettonica».

  • Progetto Piano. Da realizzare al posto delle Torri, semi abbattute, dell'ex ministero delle Finanze
  • Città dei giovani. Prevista dalla giunta Veltroni negli ex Mercati Generali su progetto di Koolhaas

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 11.10.08


Il sindaco: «Le Torri di Piano? Sono da valutare»

«Stiamo facendo una valutazione urbanistica e architettonica su questo progetto». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a chi gli chiedeva se intende portare avanti il progetto delle Torri di Renzo Piano all'Eur. Nei giorni scorsi due esponenti del Pdl avevano chiesto che il progetto fosse bloccato perché «incompatibile con la struttura urbanistica e architettonica dell'Eur».
 

Pag. 6 - Cronaca di Roma
dal Corriere della sera del 09.10.08


La contesa. E il Pdl vuol bloccare le Torri di Piano. Il centrodestra: incompatibile con l'Eur. Marroni (Pd): la maggioranza frena lo sviluppo.

La nuova architettura romana è senza pace. Dopo le feroci polemiche sull'Ara Pacis, quelle sullo stadio del tennis al Foro Italico, sulla Nuvola di Fuksas all'Eur, adesso il nuovo oggetto del contendere è il complesso, progettato da Renzo Piano, che sorgerà al posto delle Torri (ex ministero delle Finanze), sempre all'Eur, sulla Colombo. Ieri sono intervenuti, con una nota congiunta, Marco Scotto Lavina, consigliere Pdl alla Provincia, e Andrea De Priamo (sempre Pdl), presidente della commissione Ambiente del Campidoglio: «Il sindaco Alemanno ha confermato che i lavori della nuvola di Fuksas proseguiranno. È innegabile che questa decisione derivi anche dalla constatazione che i lavori sono oramai piuttosto avanzati. Si può però intervenire almeno su un'altra violenza urbanistica che verrà realizzata all'Eur, ossia il progetto di Renzo Piano sulle Torri ex ministero delle Finanze. Infatti questo progetto, ereditato dalle precedenti giunte capitoline, sembra essere stato concepito, dal punto di vista architettonico, solo ed unicamente per dialogare con la costruenda "Nuvola", ma non è affatto compatibile con il contesto urbanistico dell'Eur». «Come ha detto lunedì il sindaco - concludono - è necessario quindi sull'Eur costituire quanto prima un tavolo di lavoro ad hoc che consenta di monitorare la situazione esistente e individuare quali interventi correttivi possano essere ancora realizzati rispetto ai progetti ereditati dalla Giunte Rutelli e Veltroni».

Agli esponenti del centrodestra risponde Umberto Marroni, capogruppo Pd in consiglio comunale: «Le dichiarazioni del Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma e di altri esponenti del Pdl insieme alla mozione di revoca della delibera presentata in Consiglio Comunale dal Presidente della Commissione Lavori Pubblici Quarzo, che chiedono di rivedere il progetto delle "Torri" dell'Eur di Renzo Piano, uno dei più grandi architetti del mondo, caratterizzano ancora di più la maggioranza e la giunta di centrodestra come freno dello sviluppo e della modernizzazione della città. I suoi esponenti sembrano sempre di più intenti a bloccare la crescita economica di Roma. Voglio sottolineare – continua Marroni - che siamo assolutamente contrari, in ragione di una corretta amministrazione, all'ipotesi che vengano bloccate procedure o gare già approvate sulla base di presunte pregiudiziali di carattere ideologico. Tale atteggiamento rischia peraltro di avere rilevanti contraccolpi economici sulla città in una fase particolarmente critica della finanza mondiale. Voglio ricordare – conclude Marroni - che il progetto di Piano è strettamente connesso al Polo direzionale del Campidoglio 2, di cui il Sindaco ha a sua volta affermato la necessità. Vorremmo sapere se le dichiarazioni di questi giorni corrispondono quindi a quella del Sindaco. Riteniamo pertanto necessario una doverosa e chiara presa di posizione da parte del Primo Cittadino».

  • Polemiche architettoniche. Lo scontro sul progetto di Renzo Piano arriva dopo quelli su Ara Pacis Foro Italico e Nuvola di Fuksas

 

di Re. Do.
da Corriere della sera del 08.10.08


Le opere. Eur, il Pdl cambia mira "Stop alle Torri di Piano". Dopo la nuvola, il pdl assalta le torri.

Fallito l'"assalto" alla Nuvola di Fuksas, il Pdl romano ci riprova con le "Torri" di Renzo Piano, colpevoli di minacciare l'omogeneità architettonica dell'Eur, esempio preclaro di architettura del Ventennio. Se Alemanno ha confermato che i lavori della Nuvola proseguiranno «è anche perché sono oramai piuttosto avanzati - scrivono il consigliere provinciale Marco Scotto Lavina e il presidente della commissione Ambiente capitolina, Andrea De Priamo - ma si può intervenire almeno sull'altra violenza urbanistica all'Eur».

«Il progetto di Piano sulle Torri dell'ex ministero delle Finanze, ereditato dalle vecchie giunte - sostengono i pidiellini, avanzando perplessità estetiche - sembra concepito unicamente per dialogare con la Nuvola, ma è incompatibile col contesto urbanistico dell'Eur. Dobbiamo individuare correttivi rispetto ai progetti ereditati da Rutelli e Veltroni». «Le loro posizioni corrispondono a quelle del sindaco?», domanda il capogruppo del Pd, Umberto Marroni, ricordando «che il progetto di Piano è strettamente connesso al Campidoglio 2, di cui il sindaco ha affermato la necessità».

 

di Paolo G. Brera
da La Repubblica del 08.10.08


Gioielli anni '50. Torri, palazzine e palasport le architetture da proteggere. Viaggio fra gli edifici in attesa di vincoli anti-abbattimento. Ma ruspe e mine hanno distrutto all'Eur i "propilei" trasparenti e il Velodromo. Il "funzionalismo" dal villaggio olimpico al Tiburtino e il quartiere africano.

Le torri trasparenti progettate nel 1957 da Cafiero e Ligini quali leggeri propilei alla Roma moderna per chi s'apprestava all'Eur dal mare, sono state sgretolate un poco alla volta lo scorso inverno per spianare la strada all'edificio polivalente ideato dall'archistar Renzo Piano. La soluzione scelta per il Velodromo è stata invece un'unica carica di esplosivo: e in pochi secondi, alcune settimane fa, è andata in polvere l'iperbolica, nitida, ancorché umiliata da anni di abbandono, curva disegnata dagli architetti Ligini, Ortensi e Ricci nel 1955 in vista dei Giochi del '60. L'architettura romana degli anni Cinquanta ha registrato quest'anno due importanti perdite. E a nulla sono servite le proteste, tra gli altri, della Fondazione Bruno Zevi che ha da poco mandato in libreria "Una guida all'architettura moderna dell'Eur". Introdotte da Adachiara Zevi, Alessandra Muntoni e Alessandra Capanna, le autrici, non hanno fatto in tempo a correggere in bozze le loro schede: le torri dell'ex ministero delle Finanze in viale America, e la pista che fece volare i ciclisti olimpici in viale della Tecnica, fanno ormai parte - parafrasando il rammarico di Giuseppe Pagano per la magniloquente, vincente linea piacentiniana dell'Eur nel 1941, rispetto alla, sconfitta, utopia razionalista di Terragni - delle "occasioni perdute".

La legge permette ai soprintendenti di apporre il vincolo dopo cinquant'anni dall'edificio. Ma non vale la data del progetto bensì quella della costruzione. E, comunque, il nuovo millennio ha innescato il timer per il provvedimento di tutela per tutta una serie di interventi che costituiscono la faccia nascosta - più vicina al cinema di Antonioni che a quello di Fellini - della Roma anni Cinquanta.

Ma la modernità e la funzionalità dell'International style, le spinte verticali attente a reinterpretare, sulla scorta della Torre Velasca milanese di B.B.P.R., la vertigine dei grattacieli di New York con il solido archetipo delle nostrane torri comunali, non campeggiano solo lungo i fianchi della Colombo, dove peraltro svetta la cisterna-ristorante di Roberto Varisco (il "Fungo") accanto alla cupola (forma obbligata nella città del Pantheon e di San Pietro) disegnata da Nervi per il suo Palasport, le cui avvolgenti fasce in cemento armato tornato nei possenti pilastri a delta nell'androne della centrale dell'Inps ideata sin dal 1957 da Mario e Giulio Pediconi.

Un viaggio nella città in attesa di vincolo protettivo, o già messa al riparo da ruspe e mine, passa innanzitutto dalla periferia dei quartieri romani costruiti seguendo il piano Ina casa del 1949, vent'anni dopo la straordinaria stagione di edilizia popolare nella Vienna rossa della Karl-Marx Hof. Ecco allora innanzitutto il Tiburtino, capolavoro del Neorealismo creato da un pool di giovani architetti guidati da Quaroni e Ridolfi o la romanità dei vari Perugini e Del Debbio rivissuta attraverso il laterizio, con le case torre e quelle basse di Acilia. Grande e pensata architettura, enclave di qualità negli anni in cui stava per esplodere l'irregolarità dei palazzinari protagonisti del Sacco di Roma. E se l'edilizia intensiva trova una sua magnifica espressione nelle alte torri Ina di Ridolfi e Frankl al quartiere africano, la tipologia della palazzina viene interpretata magnificamente da Luigi Moretti nella chiara partitura del "Girasole" di viale Bruno Buozzi.

Espressione delle grandi risorse investite in vista delle Olimpiadi romane sono poi il villaggio olimpico al Flaminio, con le dimore degli atleti sollevate da terra attraverso i pilotis di Le Courbusier e con il piccolo stadio di Nervi. Ma a cavallo dei due decenni si colloca il capolavoro della Roma moderna: l'antico uso della calda pietra rossa rivive, di fronte alle mura Aureliane, incastonato nelle vigorose travi d´acciaio che scandiscono in facciata la suddivisione interna, il ritmo del commercio, della Rinascente di Albini e Helg in piazza Fiume. 

 

di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 26.08.08


Eur, via alla "casa di vetro" di Renzo Piano. Sì del commissario. Al posto delle Torri, mura di cristallo e giardino d'inverno. Gli edifici dell'ex sede delle Finanze saranno abbattuti. Nasce un polo con abitazioni e negozi.

Un grande edificio con le facciate di vetro, a forma di C, con dentro uno splendido giardino d'inverno ampio come un campo di calcio, una serra preziosa, un parco botanico tempestato di alberi, piante e fiori. E sopra un piccolo gioiello: delle strutture a specchio che ruoteranno con il ruotare del sole e rifletteranno i suoi raggi all'interno.

Il commissario Morcone ha approvato con i poteri del Consiglio la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la costruzione, al posto delle torri dell'Eur che ospitavano il ministero delle Finanze, di un nuovo gruppo di edifici. La delibera prevede un taglio di circa mille metri cubi, ma il disegno concepito dall'archistar diventerà una realtà.

E lo scorso anno era stato proprio il progettista del Beaubourg di Parigi e dell'avveniristico aeroporto di Tokyo a salire le scale del Campidoglio e a presentare all'allora sindaco Veltroni nella Sala delle Bandiere i plastici e i disegni dell'idea che ridisegnerà l'area delle Torri.

Saranno proprio loro a cadere, abbattute da una gigantesca gru, e sotto, tra il laghetto dell'Eur e la «Nuvola» di Fuksas, il nuovo centro congressi già in costruzione, nascerà l'ultimo gioiello di architettura contemporanea a Roma.

«Sarà come una scatola magica, che dialoga con l'altra scatola di vetro dell'opera di Fuksas», aveva spiegato l'architetto genovese al sindaco e all'assessore ai Progetti Speciali, Claudio Minelli, che è stato il coordinatore del piano complessivo.

Un edificio ecocompatibile, alto dieci piani invece dei 17 delle Torri, riscaldato da pannelli solari, sulla falsa riga dell'Aurora Place di Sydney, sarà un altro "segno" del XXI secolo all'Eur. Dentro ospiterà un moderno centro di residenze con vista, uffici e negozi di pregio. Con il lato aperto della C che guarda verso il laghetto e gli appartamenti con le pareti di cristallo che la sera si illumineranno.

Dietro c'è una complessa operazione immobiliare e finanziaria, che fa capo alla società Alfiere, al 50% della Fintecna e per il resto di un gruppo di costruttori guidati dai Toti, che ha vinto il bando pubblico per la riconversione del complesso delle Torri, 68 mila metri quadrati che diventeranno per l'85 per cento abitazioni e per il resto uffici privati e un una galleria commerciale.

Fu Piano stesso a sottolineare l'impatto più «morbido» della nuova costruzione dalla prospettiva della Colombo e ad aggiungere che la scelta di abbattere le Torri non era scontata, ma che per un edificio polifunzionale era necessario trovare una soluzione originale.

Un ultimo segno dell'archistar: una promenade che dal verde del giardino del laghetto arrivi fino al Palazzo dei Congressi di Libera avendo come quinte il nuovo edificio e la Nuvola di Fuksas.

E già si pensa anche alla riorganizzazione e rivalutazione dei musei d'arte, archeologia e antropologia che si aprono proprio dall'altra parte dell'isolato dove nascerà la Nuvola. Insomma, abbattute le Torri, che ora troneggiano inutilizzate sulle rive del laghetto, si intravede un futuro fatto di architettura ed ecologia. Un piano che darà all'Eur la possibilità di non apparire più in alcune zone, come accade adesso, una selva di uffici che di pomeriggio, alle cinque in punto, si svuotano e lo lasciano desolatamente vuoto. Le nuove residenze serviranno anche a questo. E non solo. Il progetto complessivo comprende anche l'interramento della Colombo all'altezza di viale Europa in modo da creare una nuova piazza.

 

di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 15.04.08


Roma. Piano «sforbicia» le torri dell'Eur. Altezza ridotta a 35 metri.

ROMA - Nella polemica fra archistar su grattacieli e tentazioni di affarismo immobiliare drogato dall'expo, Renzo Piano si prende una pausa. E si prepara a ricevere un regalo che gli arriva dalla Capitale, dove l'architetto genovese ha dato una bella, sforbiciata alle ex torri delle Finanze all'Eur: nel suo progetto di demolizione e ricostruzione caleranno da 55 a 35 metri.

La novità è che sta per arrivare l'ok defmitivo al progetto (si veda immagine). Già lo scorso 12 febbraio, con il via libera al nuovo piano regolatore, il Consiglio comunale ha bocciato la delibera del cosiddetto progetto "Alfiere", per la riconversione delle torri che fronteggiano il cantiere della Nuvola, di Massimiliano Fuksas. Ora il colpo di scena. Il commissario straordinario della Capitale, Mario Morcone, ha ripescato il provvedimento e lo firmerà a breve, quasi certamente entro questa settimana.

Al posto degli uffici, Piano ha previsto un maxi condominio di lusso con 400 appartamenti (85% dei volumi), giardino riservato, negozi (9%), uffici (6%) e centinaia di parcheggi interrati. Il maxiprogetto è gestito da Fintecna Immobiliare, il braccio real estate del Tesoro, che ha mantenuto il 5O% della Spa veicolo e ha ceduto l'altra metà a una cordata di imprenditori: partecipano, con quote uguali (19%), la Lamaro di Pierluigi Toti, l'Immobiliare Lombarda di Salvatore Ligresti, la Astrim di Alfio Marchini, Fimit e Maire Engineering. C'è poi Armellini con il 5 per cento.

La delibera di Morcone sarà in variante al nuovo Prg, in quanto prevede un cambio di destinazione d'uso su un tessuto storico della Capitale, e include anche un micro aumento di cubatura.

Nelle scorse settimane il commissario ha condotto le verifiche urbanistiche sul progetto, e ha deciso di sbloccare un'iniziativa che aveva già fatto un lungo iter procedurale.

La struttura a corte di Piano sorgerà accanto al nuovo palazzo dei congressi di Fuksas. Come è noto, tra i due architetti non corre buon sangue. E dagli elaborati si intuisce anche un diaframma architettonico (l'albergo a servizio del nuovo centro congressi) che potrebbe compromettere il contatto visivo tra le due strutture.

Ce n'è forse abbastanza per alimentare una nupva leggenda, dopo quella che - mutatis mutandis - è nata a Piazza Navona, fra due geni della Roma barocca: con il braccio alzato di una statua allegorica della fontana dei Quattro fiumi di Bernini che respinge la facciata di Sant'Agnese in Agone di Borromini.

 

di Massimo Frontera
da Il Sole 24ore del 09.04.08

 

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Commenti

08/11/2008 09:21: Cosa c'era da aspettarsi?
In una città dove persino per la proposta di eliminazione dei "sacri sanpietrini" dalle vie a maggior traffico del centro si parla di "scempio", c'è poi da stupirsi che il progetto di Renzo Piano per l'EUR venga contestato? Continuando di questo passo andremo tutti a vivere fuori città e, finalmente, Roma sarà quell'immenso museo a cielo aperto, spettrale e deserto ma "conservato", tanto caro e vagheggiato sia a destra che a sinistra! in questo più che mai unite negli intenti e nei metodi. Non c'è che dire... viviamo in un grande paese!
Stefano D'Amico

vedi anche:

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data pubblicazione: domenica 2 novembre 2008
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