AAA Progettisti svendesi

Codice Appalti & Progettazione

AAA  PROGETTISTI SVENDESI

Raccontiamo un episodio di cronaca che aiuta a capire più di ogni ragionamento teorico la realtà della progettazione delle opere pubbliche nel nostro paese. Lo facciamo sottoforma di domande e risposte per facilitare la comprensione.

 

1. Può l'Amministrazione di un comune Italiano di media grandezza decidere di assegnare l'incarico di progettazione per la riqualificazione di una piazza in una area centrale e strategica della città attraverso una gara da aggiudicare con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa?

Può farlo perché il Codice degli Appalti si limita ad indicare che "quando la prestazione riguardi la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico e conservativo, nonché tecnologico, le stazioni appaltanti valutano in via prioritaria l'opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o del concorso di idee.” (art. 91 comma 5). Nessuno sa con certezza quali siano le opere di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico e il codice, abilmente, evita di chiarirlo. Lo è il ridisegno di una piazza al centro di una città? Lo decide a sua discrezione l'Amministrazione Pubblica.

E poi il Codice ha una formula normativa che lascia ancora più ampi margini di interpretazione: “valuta in via prioritaria l'opportunità di ricorrere ad un concorso”. Non obbliga quindi nessuno a tale procedura. Il Comune in questione avrà pure fatto tale valutazione. Poi avrà anche valutato che un concorso richiede tempi lunghi, spese, giurie e che ricorrere ad una gara è molto più conveniente e sbrigativo.

 

2. Può l'Amministrazione di quello stesso comune stabilire che i criteri di valutazione per la scelta del progettista siano “pesati” secondo i seguenti punteggi: 40 punti alla relazione metodologica (oggetto misterioso della normativa italiana) 30 punti al curriculum e 30 punti al ribasso offerto sulla parcella? Può accadere, in sostanza, che in un confronto competitivo, ad esempio, tra noi e Rem Koolhaas, perdiamo 30 a 0 sul piano della valutazione dei curricula ma riusciamo a pareggiare il conto vincendo 30 a 0 sul ribasso di parcella?

Sì può farlo perché il Codice degli Appalti prevede che “quando il contratto e' affidato con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, il bando di gara stabilisce i criteri di valutazione dell'offerta, pertinenti alla natura, all'oggetto e alle caratteristiche del contratto, quali, a titolo esemplificativo: a) il prezzo; b) la qualita'; c) il pregio tecnico…….. Il bando di gara ovvero, in caso di dialogo competitivo, il bando o il documento descrittivo, elencano i criteri di valutazione e precisano la ponderazione relativa attribuita a ciascuno di essi….” (art. 83 comma 1 e 2). Da notare che l'articolo in questione regolamente con le stesse regole la scelta del progettista come la scelta  di chi deve fornire computer o scrivanie o eseguire dei lavori ecc.

Insomma qualsiasi tipo di lavoro, servizio o fornitura.

 

3. Può l'Amministrazione locale decidere che l'onorario posto a base di gara (per un importo di opere di circa 800.000 €) per un incarico di progettazione definitiva, esecutiva, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, direzione dei lavori, misura e contabilità e assistenza al collaudo,  sia già in partenza del 40% più basso di quello calcolato secondo le tariffe Architetti ed Ingegneri per opere pubbliche?

Sì può farlo perché il Codice degli Appalti, con la sua solita chiarezza e il suo rigore, stabilisce che “i corrispettivi di cui al comma 3 (quelli calcolati secondo minimi tariffari, ndr.) possono essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, ove motivatamente ritenuti adeguati, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dell'importo da porre a base dell'affidamento” (art. 92 comma 2). Basta quindi ritenere motivatamente che per progettare una piazza i minimi tariffari non siano adeguati e il gioco è fatto.

 

4. Può, infine, l'Amministrazione aggiudicare la gara al progettista che offre una riduzione di parcella di un ulteriore 47% preferendolo ad un altro progettista che, pur essendosi classificato primo nella valutazione della relazione metodologica e del curriculum, si è limitato a proporre uno sconto del 20% ? E'possibile che si possa fare la progettazione definitiva ed esecutiva, il coordinamento della sicurezza, la direzione dei lavori, la contabilità, l’assistenza al collaudo nella riqualificazione di una Piazza per 27.500 € ? 

Si può considerare questo onorario, al di la dell'esistenza o meno di minimi tariffari, coerente con quanto disposto dall’articolo 2233 del codice civile che, nel fissare i  criteri di determinazione del compenso del professionista, stabilisce che  “… in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione …” ove l'inciso “in ogni caso”  sta a significare che, ancorché sia intervenuto l'accordo delle parti, la congruità del compenso deve comunque essere valutata anche in relazione al “decoro della professione” ?

L'importanza dell'opera in questione (la riqualificazione di uno spazio pubblico in un centro urbano) e il decoro della professione di ingegnere e architetto sono adeguati ai 27.500 € ?

Può una pubblica amministrazione considerare economicamente più vantaggiosa un'offerta che, seppur giudicata meno qualificata sul piano della metodologia di progetto proposta e del curriculum,  porta un risparmio del 2,6% sull'intero investimento previsto per l'opera? Si tutela in tal modo il pubblico interesse?

Non abbiamo sentito in tutti questi anni continue lamentele sui ribassi eccessivi delle imprese di costruzione negli appalti attribuendo alla logica del massimo ribasso gran parte della responsabilità della bassa qualità delle opere pubbliche?

 

Purtroppo in materia di decoro delle professione del progettista oramai non sappiamo più cosa si possa rispondere.

Questa è la realtà della progettazione delle opere pubbliche con cui centinaia di architetti devono quotidianamente confrontarsi.

E' questa nonostante i 138.000 architetti italiani, le 23 facoltà di architettura, le decine di riviste di architettura, gli articoli che parlano di architettura sulle riviste glamour, le tante associazioni, istituti, circoli, ordini che si occupano di architettura.

E' questa nonostante le tante archistar che hanno progettato opere pubbliche in Italia negli ultimi anni.

E' questa nonostante le grandi “conquiste” rivendicate dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Assisi 2001, la direttiva Zappalà e via dicendo.

Sarà ancora questa la realtà anche se venisse approvato il Disegno di Legge Bondi sulla Qualità Architettonica che lascia intatto l’apparato normativo del Codice degli appalti, vero responsabile di questa realtà.

E' velleitario pensare di cambiare il Codice? E' illusorio chiedere una norma che obbliga (senza ambiguità) le pubbliche amministrazioni nel caso, per esempio, della riqualificazione di una piazza a ricorrere al confronto competitivo tra progetti e non tra progettisti, vietando il ricorso alle gare?

 

Se lo è, il nostro proposito è di continuare ad essere illusi e velleitari. Lo consideriamo semplicemente più dignitoso che accettare rassegnati di partecipare alla definitiva rinuncia alle ragioni del nostro lavoro, del progetto, della qualità delle trasformazioni degli spazi di vita. Sicuramente più dignitoso del sentirsi progettisti in svendita.

 

di Francesco Orofino - Federico Bilò, architetti
del 24.11.08

 

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Commenti

24/11/2008 19:34: ipocrisia
fate queste domande al presidente del nostro ordine e a sirica. dove eravate quando il mitico bersani ha cancellato i minimi professionali? non ho letto nessun articolo critico, allora, da parte dei consiglieri.
mario porreca

25/11/2008 09:45: fumo negli occhi
Purtroppo la constatazione dello stato in cui si trovano ad operare gli architetti nel nostro paese è indecente, ed è ancor più indecente constatare come la qualità della nostra professione sia sparita nel nulla. E non solo perchè dopo anni di sacrifici, speranze,nottatte a progettare per imparare una professione ci si trovi relegati al pari di imprese e muratori che si spacciano per architetti. E' un problema di dignità della nostra professione, che parte dalla formazione. Il problema è molto più esteso. Si tratta di non mandare più "fumo negli occhi" a giovani speranzosi e idealisti, che credono in questa professione e sperano ancora di poterla fare. La formazione in Italia è più che scadente, le università sono disseminate di mille mini corsi professionali che non si sa quale figura formino. E i giovani si trovano proiettati nel mondo del lavoro senza aver avuto nessuna formazione in merito. Credo che se veramente in qualità di architetti vogliamo riprenderci in mano la nostra professione dovremmo partire proprio da là. Dovremmo cercare di far rinascere la conoscenza dell'architettura e formare veramente dei professionisti che siano in grado di far valere in primis il proprio valore, e non trovarsi a lavorare in un contesto in cui tutto si basa solo ed esclusivamente sul piano economico. Scusate ma ritengo che il problema vero non sia l'affidamento di un lavoro pubblico, ma la "coscienza e la conoscenza" di quale attività e quale "funzione" svolga un architetto in un contesto sociale. Questo purtroppo è stato dimenticato. E allora forse dovremmo cercare di ridare alla nostra professione lo spazio che merita. E purtroppo quello che la gente comune vede in giro, nelle città, e non solo nelle periferie "non è qualità". Non viene fatta più architettura ma costruzioni ...meglio se a basso costo. Molte cose dovrebbero cambiare dai corsi universitari che non prevedono la pratica durante i corsi di studio e... le norme..troppe .. e scritte da incompetenti in materia.
Arch. Indira Marafini

25/11/2008 12:23: PROGETTISTI SVENDESI
Tutto vero e ben ragionato; permettete un altro inciso. Penso ai tempi richiesti per la redazione del progetto ! In questi giorni vi è in scadenza un bando che stabilisce il tempo necessario per il progetto esecutivo di un immobile in 15 (!) giorni, passibili di ribasso, e non chiede uno staff di 15 persone a studio. C'è da chiedersi se il progetto non sia già pronto..! E poi devo dire che dopo tanti anni di opere pubbliche mi capita anche di trovare quell'amministrazione che vorrebbe conservare i rapporti con il professionista che la ha servita con serietà; ma non può farlo per l'obbligo di turnazione, tutto da discutere. Insomma non ci è dato di godere neppure della fidelizzazione con i nostri committenti. E allora.. prendi i soldi e scappa ?!....
arch. fabrizio trombetti

28/11/2008 13:52: aaa
il tema è certamente centrale rispetto ad una riflessione sulla condizione professionale in italia, anche se ormai non nuovo. ognuno conosce meglio il territorio a lui più prossimo. credo di intuire che la vicenda riferita sia relativa ad un comune laziale, ma in questo il piemonte (regione dove vivo) non differisce in nulla. basta pensare, per chi se lo ricorda, al concorso per il museo egizio o guardare (credo sia ancora on line) il bando per la riqualificazione di una piazza centrale (!) a susa per la quale (con tanto di patrocinio della regione e dell'ordine) si propone un concorso con una copertura economica assoluta risibile. se cambiare il codice pare senz'altro un nobile fine, mi permetto di sollevare due questioni:
1a_ l'ordine (parlo di quello della provincia di torino) immancabilmente approva i bandi salvo poi, (in pochi casi come in quello per il museo egizio) criticarli a posteriori. credo che i tempi siano maturi per una riflessione serena sull'opportunità di questa istituzione, sulle sue mansioni e sul funzionamento della sua democrazia interna;
2a_la reazione post-bersani degli architetti, rispetto ad altre categorie è stata inesistente. se per molte professioni una sorta di codice interno ha fissato di fatto i minimi tariffari, tra gli architetti (e altri progettisti abilitati) la giungla è stata accettata come condizione ineludibile. non so se questo si debba all'alto numero di architetti, alla minor consistenza di una sorta di spirito massonico interno alla categoria, alle importanti spese che taluni titolari di studio affrontano mensilmente (per cui un lavoro tanto per impegnare i caddisti è comunque opportuno), a un improbabile disprezzo del vile denaro o alla vaga speranza che nuove regole avrebbero costituito in qualche modo nuove possibilità. una speranza che, strisciante, talvolta avverto anche in facoltà (a milano) tra i cosidetti precari della ricerca. saluti

federico deambrosis

06/12/2008 21:14: Abbraccio
Un grande abbraccio a due amici, di cui invidio, oltre la bravura, la tenacia e la perseveranza, che io non ho, nel voler fare BENE questo mestiere in un paese che IGNORA l'architettura e ODIA quella moderna.
Marco Bisulchi

10/12/2008 12:49: troppi architetti
Credo proprio che l'inesistenza della reazione all'abolizione dei minimi tariffari sia dovuta principalmente al troppo numero degli architetti in Italia e al loro vertiginoso aumento negli ultimi 5/10 anni. Per fare un esempio pratico, prendo la situazione romana, emblematica per tutta Italia. Un mio capo che ha preso l'abilitazione nel 1994 era intorno al numero di matricola 10000. Io l'ho presa 10 anni dopo e stavo poco oltre i 16000. Un mio collega che ha preso l'abilitazione 6 mesi fa è quasi a 20000. E in circolazione ci sono archittetti che partono da 1000. Potete ben vedere che sul mercato c'è una quantità di giovani architetti che se non facesse prezzi al massimo ribasso (sotto i limiti della sussistenza) non potrebbe mai entrare nel mercato. Da qui anche lo scadimento qualitativo generale. Mi sembra anche normale, stante questa la situazione, che gli Ordini non facciano parola sull'abolizione delle tariffe. Se lo facessero si troverebbero immediatamente una rivolta di tutti quelli entrati nel mondo del lavoro negli ultimi 10 anni. La realtà è che l'esangue mercato italiano della progettazione e costruzione non è in grado di accogliere questo esercito di professionisti. Che sono oltretutto in concorrenza con un esercito di potentissimi geometri e di una valanga di ben organizzati ingegneri. Ad Maiora.
Federico Scaroni

15/12/2008 18:39: ecco ....babbo natale
Forse sono troppo "maturo"... perchè non ho capito l'intervento del collega Christian Rocchi... pazienza, ci sono abituato!!
A Federico Scaroni vorrei dire che gli architetti non sono troppi...
- sono troppi i tecnici che occupano i ruoli dell'architetto;
- sono troppi gli architetti che non sanno essere Tecnici... (forse si sentono teologi, filantropi, politologi, esperti di un non so che)
- sono troppe le Università che non preparano adeguatamente gli architetti
- sono troppi gli architetti che, in assenza di adeguata preparazione universitaria, non sanno che professione svolgere
Per brevità, concludo:
- sono sempre pochi gli architetti con le "palle".
Mi sembra che per oggi possa bastare!!! Auguri di buone feste a tutti!!

Quintino Cerutti

19/12/2008 11:24: Ribadisco...siamo anche troppi
Egregio Quintino Cerutti, ricambio intanto gli auguri (ce n'è sempre bisogno) e Le dico che sono d'accordo con lei in toto. Aggiungo che siamo comunque troppi. Solo a Roma ci sono più professionisti ISCRITTI ALL'ALBO, NON PARLO DEI LAUREATI, di tutta la nazione Francese. E li si costruisce il doppio. In compenso noi siamo comunque in concorrenza con categorie sconosciute all'estero come i geometri...in Italia ci sono più architetti iscritti che in tutto il resto d'Europa messo assieme. L'unica soluzione reale è chiudere le facoltà per i prossimi 10 anni e sperare che ci sia un epidemia degli ultra sessatennni che lavorano ancora. Peraltro considerati "giovani professionisti" dal nostro mercato. Ho poco più di trent'anni e vengo considerato un professionista "bambino" che dovrebbe ringraziare se trova qualcuno che lo fa lavorare. Tanto che mi sono stufato e messo in proprio. Ma quando vado all'estero e mi confronto con i miei coetanei, mi rendo conto di che squilibrio ci sia nel nostro amato paese. I miei pari età sono architetti, non giovanissimi professionisti implumi. Qualche ragione ci sarà...
Federico Scaroni

02/02/2009 19:27: titolo
bisogna battersi per eliminare questo tipo di concorrenza sleale e antiprofessionale, ci vorrebbe un interrogazione parlamentare; aboliamo qsta legge non si lavora così!
Arch. caterina de gasperis

09/02/2010 20:30: LE GARE DI PROGETTAZIONE SONO TUTTE TRUCCATE
E' da un anno che partecipo a gare di progettazione, non ne ho mai vinta una, penso che sarebbe meglio tornare agli incarichi fiduciari, perche le gare non sono cosi trasparenti come si potrebbe pensare,vorrei citare solo due esempi che mi sono capitati personalmente, uno in calabria a Catanzaro e l'atro a Caronno Pertusella (Varese), nel primo, si trattava di una direzione dei lavori, all'ufficio protocollo del comune di Catanzaro c'era il vuoto... erano state presentate solo due buste, la mia, e quella di una collega calabrese ed i lavori da dirigere erano due. Ho aspettato personalmente la chiusura dell'ufficio di protocollo e non mi sono mosso da là fino all'orario di scadenza del bando con precisione le 12.00 del 23 dicembre. (le buste si sarebbero aperte il 7 gennaio) E' fatta... pensai sono ripartito per Agrigento, pensando già all'incarico che da li a poco avrei svolto.....Illuso.. dopo qualche giorno hanno riaperto i termini per la presentazione di ulteriori buste. (per la cronaca aggiudicazione con ribasso del 51%) Al sud capitano queste cose al nord sicuramente no. A Caronno Pertusella (VARESE, Padania , Brianza, ecc) partecipo con il mio modesto curriculum ad una gara di restauro e mi piazzo al sesto posto, vince una srl SPIRA di Firenze, un fax mi avvisa che la gara è stata annullata perchè l'amministrazione aveva dimenticato di aprire delle buste presentate, ripartecipo come RTP assieme ad altri due colleghi e impostiamo la gara su SPIRA, ci documentiamo e valutiamo che spira partecipava con un curriculum di 16 opere utili ai fini della gara, noi consapevoli di questo avevamo un curriculum in cui le opere utili erano 40, e inoltre ci siamo svenduti in termini di ribasso e tempo utile. Risultato? .... ha vinto di nuovo SPIRA..... Un consiglio non partecipate MAI! a gare in CALABRIA, PUGLIA, CAMPANIA SARDEGNA ..tempo perso. Non rivolgetevi agli ordini degli architetti locali per avere un po' di giustizia non vi cag.... neanche. Ciao
Lollo Fiorentino, architetto

vedi anche:

Strategia per la rinascita

Appalti & riforma professione - agg. rass-stampa

Appalti - Lettera aperta a Raffaele Sirica

e, per conoscenza, agli architetti italiani

Lettera sul II correttivo del Codice appalti

inviata al CNAPPC ed agli Ordini provinciali

Resiste l'appalto integrato

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Codice appalti, otto proposte di modifica

Intervento del presidente Amedeo Schiattarella

Codice appalti: un'occasione mancata

Intervento di Francesco Orofino

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: lunedì 24 novembre 2008
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