Jørn Utzon, il padre delle vele

Addii - breve rassegna stampa

Addii - Jørn Utzon, il padre delle vele. L'architetto progettò l'Opera di Sydney, simbolo di un continente

Il 29 gennaio del 1957, quando fu proclamato vincitore del concorso per la Sydney Opera House, Jørn Utzon - nato il 9 aprile 1918 a Copenhagen e morto ieri per una crisi cardiaca - aveva realizzato casa sua o poco più. Laureatosi in architettura nel 1942 all'Accademia di Belle Arti della capitale danese, si era trasferito, dopo la Seconda guerra mondiale, in Finlandia nello studio del padre europeo dell'architettura organica, Alvar Aalto. Lì, studiando anche le opere di Wright e Asplund, comprese che le forme della natura potevano dar corpo anche a straordinarie architetture. E cinquant'anni prima dell'attuale icona mondiale dell'architettura, il Guggenheim di Frank O. Gehry a Bilbao (un altro che è partito ampliando casa sua a Santa Monica) Utzon progettò le straordinarie coperture a guscio, o vele, che coprono il foyer e le sale concerto dell'Opera australiana.

Architettura di una modernità formale straordinaria, forse comparabile solo con la coeva Filarmonica di Berlino di Hans Scharoun (1956-63), anticipava di una quindicina d'anni la promozione dell'architettura a guscio proposta nel saggio di Bruno Zevi Il linguaggio moderno dell'architettura. Guida al codice anticlassico (1973), che sdoganò in Italia l'organicismo e fece da ponte con le destrutturazioni contemporanee. Ma la sua Opera, simbolo stesso dell'Australia, fu anche un capolavoro tecnico che rimanda, per inventiva ingegneristica, alle cupole doppie di Brunelleschi e Michelangelo: Utzon, con Arup, progettò queste cupole con un sistema prefabbricato in cemento armato, riuscendo così ad innalzarle sino a 60 metri. Nel 1966 fu costretto ad abbandonare il progetto per contrasti insorti con le autorità (lievitare dei costi) che affidarono a Peter Halln, David Littlemore e Lionel Todd la prosecuzione dell'opera, completata nel 1973.

Utzon non si ripetè più con i grandi complessi, né con la chiesa Bagsvaerd di Copenhagen né con l'Assemblea nazionale in Kuwait, ma solo con le ville (Can Lis, di Maiorca) ispirate all'organicismo. Nel 2003 è stato insignito del prestigioso Premio Pritzer; in quell'occasione i giurati definirono la Sydney Opera House «uno degli edifici simbolo del XX secolo».

 

di Pierluigi Panza
dal Corriere della sera del 30.11.08

 

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Commenti

02/12/2008 12:20: OPERA HOUSE LA FRESCHEZZA E LUCE DELLA MODERNITA'
1979 IL NOSTRO INCONTRO CON L'OPERA. FU LA CERTEZZA CHE L'ARCHITETTURA MODERNA ERA ED E' LA SPERANZA DELLA LUMINOSITA' E GIOIA DI VIVERE. FU LA CERTEZZA CHE QUANTO SI FACEVA IN ITALIA E NEL MONDO ( POSTMODERNISMO, FALSI ANTICAGLIE, I ROSSI, I PORTOGHESI, I GRASSI, I GRAVES, ECC, ) ERANO UN BRUTTO PASSAGGIO DELL'ARCHITETTURA E CHE QUELL'OPERA, ANCHE DOPO TANTI ANNI, CI DAVA SPERANZA NEL FUTURO.
GIANFRANCO TONELLI

11/12/2008 11:32: postilla
onore al genio ma un plauso ai giurati che ebbero coraggio. In architettura l'opera d'arte scaturisce dal felice connubio di una idea eccezionale ed un committente/giuria illuminata. Quante volte abbiamo visto concorsi dove veniva premiato il nome, solo il nome, e poi nulla più...
antonio gussoni

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data pubblicazione: lunedì 1 dicembre 2008
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