"Quelle gare a 5 che fanno i Comuni..."

Progettazione & Appalti - riflessione sul caso Casamonti

Quelle gare a 5 che fanno i Comuni” - Una riflessione sul caso Casamonti

Quelle gare a 5 che fanno i Comuni”; così l'architetto Marco Casamonti spiega ad suo interlocutore la natura della procedura di affidamento di incarico per la progettazione dell'area ex Macelli nel comune di Terranuova Bracciolini.

La mia riflessione su questa vicenda non vuol essere né di natura morale, né giudiziaria, e tanto meno vuole entrare nel merito della riflessione sulle strategie cultural-professionali di gruppi di architetti italiani.

Ma ho diverse considerazioni da fare, ancora una volta, sul piano delle regole e delle norme che nel nostro paese governano la progettazione di opere pubbliche: un piano che la vicenda Casamonti rende quanto mai attuale.

Che cosa sono quelle gare a 5 che fanno i Comuni?
Perché per assegnare l'incarico per un progetto preliminare di riqualificazione di un'area urbana e di ristrutturazione di un edificio storico un Amministrazione Comunale ricorre a questa strana forma di selezione?

Chiariamo il quadro normativo.
Il Codice degli Appalti prevede che gli incarichi di progettazione cosiddetti sottosoglia e cioè con importi di parcella inferiori a 100.000 euro possono essere affidati secondo la procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara invitando almeno cinque soggetti, se sussistono in tale numero aspiranti idonei.

Questa procedura (regolata dall'art. 57 del Codice) stabilisce che "la stazione appaltante individua gli operatori economici (sic!) da consultare sulla base di informazioni riguardanti le caratteristiche di qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa desunte dal mercato, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, ………… Gli operatori economici selezionati vengono contemporaneamente invitati a presentare le offerte oggetto della negoziazione, con lettera contenente gli elementi essenziali della prestazione richiesta. La stazione appaltante sceglie l'operatore economico che ha offerto le condizioni più vantaggiose, secondo il criterio del prezzo più basso (sic!) o dell'offerta economicamente più vantaggiosa, previa verifica del possesso dei requisiti di qualificazione".

La domanda che io mi pongo è semplice: perché?
Qual è la ratio di questo modo di scegliere un progettista? Perché tutto dovrebbe basarsi sulla qualificazione economico finanziaria e tecnico organizzativa di uno studio di Architettura? Quali sono i criteri che portano ad invitare 5 soggetti e non 50 o 500 o chiunque voglia partecipare?

Che senso ha affermare, in un altro articolo del codice, che se “la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico e conservativo, nonché tecnologico, le stazioni appaltanti valutano in via prioritaria l'opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o del concorso di idee.”?

L'opera che il comune di Terranuova Bracciolini doveva far progettare non era forse rilevante sotto il profilo architettonico, storico artistico ecc.? Perchè ha scelto la forma della gara ad inviti e non ha fatto un Concorso?
Perché i nostri colleghi che – da quanto emerge dalle indagini – avevano un rapporto di stretta collaborazione con l'Amministrazione, non hanno caldamente consigliato la procedura del concorso?

Ipotizziamo comunque che il Comune non voleva fare il concorso perché troppo costoso, perché richiedeva tempi lunghi, per altre mille motivazioni che possiamo anche considerare tutte sbagliate.
Qual è l'alternativa che tutela la concorrenza ed il pubblico interesse? La gara a cinque?

Le norme del Codice degli Appalti sono sbagliate ed ipocrite. Questa è la verità che, dal mio punto di vista, emerge dalla questione Casamonti.
L'ipocrisia sta nel rifiutare formalmente qualsiasi forma di incarico fiduciario e nel predisporre, di fatto, formule che possano nascondere dietro una foglia di fico l'incarico fiduciario.

Mi domando: se l'Amministrazione di Terranuova Bracciolini voleva affidare direttamente l'incarico a Marco Casamonti – perché si fida, perché esiste un rapporto consolidato di collaborazione, perché Casamonti ha lavorato su quell'area ecc. ecc. – perché non poteva farlo alla luce del sole senza ricorrere a finte procedure concorrenziali?

Certamente se ne assumeva tutte le responsabilità ed era tenuta a darne conto alla collettività.
Si trattava del centesimo incarico dato sempre allo stesso professionista? L'Amministrazione era tenuta a risponderne spiegando il perché.
Invece ha dovuto raggiungere lo stesso obiettivo  - dare l'incarico a Casamonti – attraverso un marchingegno complicato fatto di prestanome, di concorrenti finti, di ribassi concordati ecc. ecc.
In tal modo – se non fosse intervenuta l'indagine giudiziaria -  sul piano formale nessuna responsabilità diretta sarebbe ascrivibile all'Amministrazione: ha rispettato le regole della concorrenza, ha applicato la legge, ha fatto una gara.

E, sia chiaro, questo modus operandi non è certo una peculiarità di Terranuova Bracciolini.
Quasi tutte le Amministrazioni locali, quando per un qualsiasi motivo decidono di affidare un incarico ad un professionista di loro fiducia, ricorrono alla gara a 5.

Le alternative allora non sono molte: o rendiamo obbligatorio il concorso per tipologie definite e chiare di opere pubbliche o, almeno per gli incarichi sottosoglia, ripristiniamo l'incarico fiduciario.
Liberiamoci una volta per tutte delle gare, dei ribassi sulle parcelle, dei fatturati e del numero di dipendenti.

Caro Bondi, caro Sirica: queste sono le questioni che tormentano l'architettura italiana. Il Disegno di Legge sulla Qualità Architettonica proposto dal Ministro e salutato come l'avvento di una nuova era dal Presidente del CNA non incide in nessun modo su questa realtà e perciò serve a ben poco. Anche se venisse approvato, si continueranno ad affidare gli incarichi – perché il codice degli appalti lo chiede – inscenando l'incredibile farsa di “quelle gare a cinque che fanno i comuni”.

 

di Francesco Orofino, architetto
del 29.01.09

 

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Commenti

30/01/2009 21:40: vengo anch'io no tu no
Per quale motivo i comuni possono affidare incarichi agli avvocati senza limiti di importo (300/400 mila €) mentre per affidare un incarico di progettazione di 21.000 € bisogna fare la gara a 5? Quale altro professionista in Italia ogni volta che acquisisce un incarico di lavoro deve farne 20 gratis? ( i concorsi). E' ora che l'ordine la smetta con questa storia assurda dei concorsi di progettazione. Non si campa facendo i concorsi. Chiedo che l'ordine di Roma convochi una assemblea dei liberi professionisti per concordare delle iniziative a tutela della professione.
mario porreca

04/02/2009 12:19: titolo
I concorsi sono l'unico strumento per ottenere il meglio da quello che è ancora un intervento di interesse collettivo e sociale. Siccome l'architettura influisce direttamente e pesantemente sulla città e forse anche sulla società, penso che sia giusto sostenere l'architettura e non gli architetti (o peggio "la professione") Si può e si dovrebbe discutere su come snellirli, renderli efficaci, non corruttibili, trovare nuove forme più adatte ai piccoli interventi, ma non si può pensare di abolirli. Trovo sconcertante che qualcuno possa proporre che, "siccome quasi tutti questi tipi di gare sono fasulle, allora tanto vale abolirle e permettere ai comuni di scegliere arbitrariamente il progettista" (parafrasi un po' semplificata ma abbastanza coerente). Se si elimina la legge, non sparisce anche il delitto. E' una cosa che va contro ogni principio democratico ed anche contro un etica che dovrebbe essere propria dell'architettura. Sostenere che "l'amministrazione dovrebbe affidare direttamente l'incarico [...] perchè si fida, [...] perchè ha già lavorato su quell'area", non sono motivazioni valide. Se l'architetto conosce veramente l'area, questo dovrebbe emergere anche con il concorso, mentre se non emerge, vuol dire che c'erano professionisti più meritevoli. Per quanto sia corretto sostenere che molti di questi concorsi sono ipocriti, trovo stonato che li si accusi di ipocrisia, per poi sostenere che bisognerebbe permettere scelte arbitrarie delle amministrazioni a favore di progettisti di cui "si fida" o "perchè esiste un rapporto consolidato" (rapporti che spesso, quando non sono di parentela o amicizia, sono di interessi personali e non collettivi). Trovo inoltre ipocrita sostenere prima, che le amministrazioni sono talmente scorrette da pilotare una gara, al punto dal renderla strumento inefficace e poi sostenere che se non ci fossero le gare a cinque, sarebbero così corrette (od obbligate) da prendersene "la responsabilità ed [...] a darne conto alla collettività"
Massimo Masneri

10/02/2009 11:08: COME FARE I CONCORSI
Sono anch'io convinto che non ci siano valide alternative ai concorsi ma è necessario aprire subito un dibattito sul come devono esser fatti i concorsi dopodichè presentare proposte capaci di incidere nella legislazione. Certamente và privilegiato il progetto più che il progettista ma per far ciò occorre pensare anche ad una forma di rimborso. Un ipotesi potrebbe essere quella di una pre-selezione dei candidati dove valutare le idee, la conoscenza dei luoghi, le motivazioni, la capacità di progettare in maniera partecipate etc. Altre questione importante è la composizione della giuria; questa deve esser costituita in egual misura da "addetti ai lavori" e da cittadini qualificati.
Arch.Claudio Mecozzi

12/02/2009 14:56: Niente di nuovo sul fronte....
Che il nostro sia un paese schizzoide ne abbiamo conferma ogni giorno. Nel nostro campo si fanno leggi e codici che rispondono a logiche non rispondenti alla realtà. Il mercato della progettazione, nell'ottica del Codice appalti, è un banchetto per pochi intimi, dove possono accedere strutture professionali che rappresentano una esigua minoranza. Tutti sappiamo in quale ambiente dobbiamo operare, gli incarichi pubblici sono difficili da acquisire e quando questo avviene non sempre è una fortuna. La nostra esperienza, non credo sia isolata, conferma che per essere pagati da un comune passano a volte anche 2 anni, dopo aver scontato parcelle o fatto offerte talmente basse da rasentare il volontariato. Ci chiedono di essere competitivi, di mantenere strutture, di aggiornare attrezzature a fronte di una mercato che sembra ignorare quale sia la realtà professionale a cui si rivolge. Ci dicono che dobbiamo essere più competitivi ma quale azienda potrebbe sopravvivere in un mercato dove ad un lavoro certo corrisponde un pagamento non adeguato e incerto nei tempi. Ci chiedono di essere organizzati, ma i colleghi sanno che uno studio associato crea problemi alle amministrazioni, perchè debbono liquidare più professionisti con una sola partita IVA e questo diventa occasione di discussioni con rallentamenti, fermi e spesso insabbiamenti. La vicenda Casamonti è tipica, la gara a cinque circoscrive il lavoro e in fondo consente di scegliere il professionista di fiducia (non necessariamente squalificato e questo non è proprio il caso). La qualità sempre invocata è una parola vuota e non sta certo nel numero dei dipendenti ne nella marca dei computer adottati. I concorsi sono un miraggio con scarsissima capacità di incidere a causa di bandi e commissioni incapaci di rispondere a ciò che i committenti richiedono. Credo sia necessario acquisire visibilità di categoria se vogliamo far valere le ragioni della qualità e dell'architettura, bisogna uscire dagli studi e parlarci.
Fabio Viscardi

16/02/2009 16:08: è la 109 che è sbagliata
è tutta la 109 (ora 163) che è culturalmente sbagliata. E' un'ottima legge per prevenire la corruzione ed è per questo che è stata creata, ma è una pessima legge per fare lavori pubblici, togliendo ogni discrezionalità al RUP, dato che la discrezionalità è alla base della corruzione (per il legislatore). E' quindi lapalissiano che la prima vittima è la qualità architettonica, di cui in tutta la legge non si fa mai nemmeno menzione. Il rapporto con un professionista DEVE essere fiduciario, perchè gli architetti non sono tutti uguali. Ma la discrezionalità è alla base della corruzione!, e quindi in ossequio alla trasparenza e alla rotazione degli incarichi se, per un lavoro, ho trovato un professionista che mi soddisfa, per un altro lavoro non posso più chiamarlo! scusate le sfogo, ma sono un architetto dipendente nel settore lavori pubblici di venaria reale, nell'interland torinese.
giacomo bugliarelli

21/02/2009 15:43: titolo
Ogni tanto in Italia qualcuno che ben conosce i meccanismi che regolano gli incarichi per architetti presso qualsiasi struttura o tecnostruttura pubblica, scoprono ahiloro, che per taluni e solo per taluni gli incarichi dati attraverso appalti o passando per la legge (che da quando esiste ha massacrato una intera generazione di architetti senza padrino politico o affarista di partito) non li garantisce perchè subdolamente clientelare. Ma le nuove vestali dell'urlo contro le modalità concorsuali, per esempio a procedura aperta, indicano come legittimati a partecipare solo coloro che negli ultimi 5 anni hanno eseguito progetti per le amministrazioni o per importi oltre i 10 milioni di euro. Tecnicamente tutti, e dico tutti, gli architetti italiani al 100% possono vantare tale titolarità o mi sbaglio? Oppure vogliamo parlare dei legittimati solo negli ultimi 5 anni hanno solo ed esclusivamente eseguito progetti, per esempio, per un ospedale o una qualsivoglia struttura architettonica di assoluta rilevanza e pertanto possono partecipare democraticamente, sommessamente e pacatamente? Oppure infine vogliamo parlare degli architetti che fino che non sono arrivati a qualche ruolo istituzionale avevano progettato per il Lego del figlio ed oggi, insieme a qualche illustre parente, ha difficoltà ad assumere incredibili incarichi? Oggi qualcuno, fatto fuori dalle solite beghe politiche o amicali, scopre che la Merloni è qualcosa di sbagliato e non tutela li architetti ma solo .. non so che cosa. Dove erano coloro che dal 1990 hanno creato studi di ingegneria e coloro che non avevano aderenze politiche ed amichetti e quindi classici architetti non associati hanno fatt e fanno tuttora la fame professionale. Mi auguro non una ma molteplici risposte a queste mie poche righe.
Arch. Luciano Bracciani

vedi anche:

Una scorciatoia per i piccoli appalti

DL 162/08 (caro-materiali) - agg.rass-stampa

Nuove regole per la progettazione delle opere pubbliche

Lettera a Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma

AAA Progettisti svendesi

Codice Appalti & Progettazione

Strategia per la rinascita

Appalti & riforma professione - agg. rass-stampa

Appalti - Lettera aperta a Raffaele Sirica

e, per conoscenza, agli architetti italiani


data pubblicazione: giovedì 29 gennaio 2009
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