Allo studio un piano per l'edilizia

Pacchetto-casa in 2 tempi - rassegna stampa

[10/08 marzo 2009]

EDILIZIA - Niente decreto sul piano casa. Sanzioni più severe per gli abusi. Il piano casa del Governo - I PROVVEDIMENTI ALLO STUDIO. «Sanzioni più dure per gli abusi». Ghedini: più rigore nelle aree vincolate. Berlusconi. «Niente decreto». Al Consiglio un Ddl e un atto di indirizzo alle Regioni. Deregulation. Ampliamenti senza licenza, procedure snelle per i vincoli paesaggistici

ROMA - Sanzioni più severe per gli abusi edilizi. Le annuncia Niccolò Ghedini, deputato Pdl e consigliere giuridico di Silvio Berlusconi. Ghedini ha collaborato alla stesura del pacchetto-casa che approderà venerdì al Consiglio dei ministri. «Interverremo per punire con maggiore rigore chi commette abusi, soprattutto nelle aree vincolate» spiega.

E intanto ieri il premier ha chiarito che sulla materia non ci sarà alcun decreto legge. «Questa è un'indicazione quadro che daremo alle Regioni. Saranno loro che dovranno fare la legge e potrà esserci qualche Regione che non la farà», come nel caso della Calabria e delle Marche, che hanno già detto di no. Mentre il Veneto si accinge a fare da apripista portando il progetto all'approvazione della Giunta già martedì prossimo.

Dunque il pacchetto casa sarà un intervento in due tempi, prima con un atto di indirizzo alle Regioni, e poi un disegno di legge che semplifichi e snellisca a livello nazionale le procedure per i permessi di costruire e per gli interventi edilizi in zone vincolate.

Un intervento di sostegno a un settore in grave crisi che secondo i dati del Cresme ha perso solo nel 2008 il 22% dei nuovi fabbricati, mentre per gli ampliamenti c'è stato un taglio del 15 per cento. Secondo l'istituto di ricerche specializzato nell'edilizia dal 2005 a oggi sono «scomparse» quasi 100mila licenze per effetto di deregulation e crisi. Da qui la strategia di rilancio della domanda sia sull'esistente che sul nuovo attraverso un piano di investimenti nell'edilizia sociale da 550 milioni e il fondo di sostegno all'housing sociale da un miliardo promosso dalla Cassa depositi e prestiti.

A livello centrale si interverrà sia sul Testo unico dell'edilizia (il Dpr 380/2001), sia sul Codice Urbani. Saranno ampliati i casi in cui sarà possibile ricorrere alla semplice denuncia di inizio attività piuttosto che al permesso di costruire. Già oggi, dopo la legge obiettivo voluta dallo stesso Governo Berlusconi, è sostanzialmente possibile sostituire la Dia in tutti gli interventi purché conformi ai piani urbanistici. Allo stesso tempo sarà snellito l'iter per le autorizzazioni paesaggistiche, ovvero il sì della Sovrintendenza agli interventi edilizi in aree vincolate, che oggi prende 45 giorni.

A livello locale, invece, se la Regione deciderà di seguire le indicazioni del Governo, sarà consentito ampliare del 20% la volumetria «dei fabbricati esistenti». L'idea del Governo è quella di rendere possibile l'intervento sia sulle abitazioni singole (più di sei milioni, ovvero il 25% del totale secondo l'Istat) sia nei condomini «previo il via libera dell'assemblea» come ha precisato ieri il sottosegretario alle Infrastrutture con delega alle politiche abitative Mario Mantovani. Nei condomini, quindi, lo spazio in più potrà essere ricavato anche dalla chiusura di una veranda o dal lastrico solare. Per la prima volta poi saranno possibili interventi di demolizione e ricostruzione di edifici costruiti prima dell'89 con un premio di volumetria che normalmente è del 30% ma che può arrivare al 35% se si investe sul risparmio energetico e questo ha già suscitato il plauso dell'indotto dell'edilizia che si esprime attraverso la Finco.

Ieri però sono arrivate alcuni «no» a livello regionale. Così per il Governatore del Lazio, Piero Marrazzo, «è l'idea di fondo che è sbagliata visto che si consente di andare in deroga ai piani regolatori». Riserve sono state espresse dal presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo secondo cui l'Isola «ha sofferto a lungo per l'abusivismo e quindi bisogna stare attenti alle cubature».

Una frenata è arrivata anche dall'interno del Governo, dal ministro per le Riforme Umberto Bossi. «Il piano casa - ha precisato - va studiato bene, non vorrei che facessero le case per sistemarvi gli extracomunitari». Bossi ha quindi chiesto limiti e indirizzi ben precisi. E mentre l'opposizione parla di «tana liberatutti» (così il responsabile ambiente del Pd, Ermete Realacci), la maggioranza appoggia il piano. Secondo Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e responsabile Infrastrutture del Pdl, «si tratta di una grande opportunità per il rilancio delle imprese e servirà anche a rendere più elevato e di qualità il tenore abitativo».

  • Pacchetto casa. Si compone di due provvedimenti normativi per sostenere l'edilizia privata e l'intervento sull'esistente più un piano di investimenti in nuovi alloggi a canone moderato
  • Interventi sull'edilizia esistente. Previsto un atto di indirizzo che le Regioni dovranno decidere se recepire in cui si ammette la possibilità di ampliare fino al 20% la volumetria dei fabbricati (singoli o condominiali) o di abbattere e ricostruire gli immobili finiti prima dell'89 con un premio di cubatura che va dal 30 al 35 per cento
  • Semplificazioni e sanzioni. Sono concrentrate nel secondo provvedimento (un Ddl). Prevedono un maggiore ricorso alla denuncia di inizio attività e uno snellimento dell'iter per le autorizzazioni paesaggistiche per interventi edilizi in aree vincolate. Previste anche sanzioni più severe per gli abusi edilizi

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 10.03.09


Casa, no al federalismo per l'edilizia privata

Il rilancio dell'edilizia residenziale privata, unitamente a quella pubblica da realizzare con il piano casa, due tra le misure anti-crisi che il governo Berlusconi intende attuare, ancora non è chiaro in che modo avverrà. Di certo, troverà opposizione l'ipotesi di un eventuale federalismo edilizio qualora il governo, come ha fatto intuire il premier Silvio Berlusconi, pensasse di lasciare alle singole regioni il compito di legiferare in materia di ampliamenti di cubature, bonus volumetrici, In sostanza, sulla possibilità di ampliarsi la villetta costruendo un piano in più, oppure di chiudere le verande ricavando una o due stanze in più. Con il risultato di ottenere una situazione a macchia di leopardo dove in una regione sarebbe possibile e in un'altra l'ampliamento verrebbe ingessato.

Dal ministero delle infrastrutture fanno capire che la situazione è in itinere e non è il caso di proseguire con altri annunci mentre il premier, ieri ha fatto sapere che è da approfondire «se fare un decreto legge», ha affermato, «questa è un'indicazione, una legge quadro che diamo alle regioni. Sono le regioni che devono fare la legge, non noi. Potrà esserci qualche regione che non l'ha fa, Calabria e Marche hanno detto già di no».

Ma se è vero che la competenza in materia di urbanistica spetta alle regioni è altrettanto vero che a rilasciare le licenze edilizie sono i comuni che sono stati colti di sorpresa e spiazzati dall'iniziativa sull'edilizia privata annunciata dal premier Berlusconi. Non sono stati consultati e vogliono vederci chiaro. «Noi la proposta di Berlusconi l'abbiamo letta sui giornali. Aspettiamo di vedere se il piano per l'edilizia privata viene ricompreso in quello per l'edilizia pubblica per il quale è stato seguito un certo iter», ha sottolineato Roberto tricarico, presidente della Consulta casa dell'Anci, «non commentiamo gli annunci ma aspettiamo di conoscere i dati».

Posizione attendista anche quella di Pierluigi Mantini, parlamentare dello stesso partito, il pd, guidato ora da Dario Franceschini, al quale invece questo piano, così come formulato non è piaciuto. Dalla sua poltrona di vice presidente dell'Osservatorio parlamentare sul mercato immobiliare, Pierluigi Mantini si è schierato contro l'ipotesi di un federalismo edilizio. «É grottesco che governo e parlamento siano subordinati ai voleri dei legislatori regionali», ha detto Mantini, «si tratta di norme di principio in materia di proprietà e di impresa e dunque ci sono tutte le competenze statali necessarie per andare avanti in un momento di grave crisi economica. Sono assolutamente contrario al disordine federalista in materia di principi e di diritti fondamentali di cittadini e impresa. E' chiaro che dipende anche dalla maggioranza la possibilità di un confronto serio e costruttivo». «Attendiamo i testi della proposta annunciata da Berlusconi», ha proseguito Mantini, «nel merito di quanto è noto non è utile una opposizione pregiudiziale da parte del Pd. Il recupero di volumetrie interne agli edifici senza modifica della sagoma è possibile e utile. Il premio di cubatura per incentivare la riqualificazione e la rottamazione degli edifici senza alcun pregio architettonico è anch'essa una missione possibile nel rispetto di criteri legali e di qualità a livello comunale. É chiaro che dobbiamo incentivare fortemente la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente anziché consumare altro territorio».

Intanto, il 22 aprile, si terranno gli stati generali dell'edilizia su infrastrutture e Piano casa.

 

pag. 8
da Italia Oggi del 10.03.09


Un piano per l'edilizia. Non servirà la licenza per ricostruire i palazzi. Berlusconi: risultati straordinari, niente abusi. Edilizia, operazione rilancio. Ampliamenti senza licenza. Le misure. Abitazioni più grandi fino al 20%. Riedificabili gli immobili anteriori all'89. Fisco. Sconti sui contributi di realizzazione. Perizia giurata senza il permesso comunale

Prende forma il piano del Governo sull'edilizia privata. Il Consiglio dei ministri di venerdì dovrebbe varare il provvedimento per autorizzare l'ampliamento fino al 20% dei fabbricati esistenti così come l'abbattimento e la ricostruzione in dimensioni più ampie del 30-35% per gli immobili fatiscenti o abusivi edificati fino all'89. Tra le altre novità sconti sui contributi di costruzione e sostituzione della licenza edilizia con la perizia giurata del progettista. Il premier Silvio Berlusconi promette: il piano avrà effetti straordinari sull'edilizia e non ci saranno abusi. Apripista il Veneto.

ROMA - Effetti di stimolo «straordinari» sul settore edile e nessun rischio di abuso. Sono le due peculiarità che il premier Silvio Berlusconi attribuisce al piano sugli immobili messo in cantiere dal Governo, sulla base delle proposte avanzate dalle Regioni Veneto e Sardegna, e destinato ad aumentare del 20% la volumetria degli edifici esistenti oppure ad abbattere e ricostruire, con dimensioni più ampie del 30% e una vocazione marcatamente eco-compatibile, palazzi con oltre 20 anni di vita alle spalle. Venerdì il varo, come confermato dallo stesso presidente del Consiglio che vuole avviare il prima possibile il confronto con i governatori.

A riassumere le finalità del provvedimento è lo stesso Cavaliere: «Dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente». Di un'abitazione o una camera aggiuntiva per le giovani coppie aveva parlato poco prima il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Decisivo sarà il ruolo di Regioni ed enti locali. Le prime, ribadisce lo stesso Berlusconi, «dovranno valutario: serve per smuovere l'economia e in particolare l'edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi»; i secondi avranno il compito di autorizzare gli interventi dei privati e fissare gli eventuali "paletti". Quanto al rischio di abusi il presidente del Consiglio garantisce: «Quello che si farà è in aderenza e in continuazione di case esistenti, quindi - aggiunge - nelle zone che sono previste dal piano regolatore e con una vidimazione sotto responsabilità dei progettisti».

Nel merito, il progetto (che si affianca al Piano casa sull'edilizia pubblica) prevede due interventi. Da un lato, si potrà accrescere del 20% il volume (se a uso residenziale) o la superficie (se a uso diverso) di un immobile (o di una sua parte) costruito entro il 31 dicembre 2008, anche realizzando un manufatto aggiuntivo purchè di carattere accessorio. Dall'altro sarà ammesso abbattere e ricostruire, anche su area diversa e con proporzioni più ampie del 30% (o 35% adoperando la bioedilizia o puntando sulle energie rinnovabili), gli edifici anteriori all'89 che necessitino di un adeguamento ai mutati standard tecnologici, architettonici o energetici e non siano sottoposti a tutela.

Per incentivarne la diffusione, il governo potrebbe usare la leva fiscale. Ad esempio concedendo uno sconto del 20% (che sale al 60% per l'immobile che sia prima casa del richiedente o di un parente entro il terzo grado) sul contributo di costruzione. In vista c'è anche un maquillage del testo unico dell'edilizia e il codice "Urbani" sui beni culturali. Fermo restando il rispetto delle norme in materia di distanze e di vincoli ambientali e paesaggistici e il divieto di ampliare la cubatura degli edifici abusivi, potrebbero cambiare le procedure e i tempi per l'autorizzazione da parte dei sindaci. Al posto del permesso di costruire, infatti, dovrebbe spuntare la perizia giurata del progettista. Novità, inoltre, per le sanzioni, che saranno solo amministrative per gli abusi più lievi mentre verranno aggravate per quelli riguardanti beni "sotto vincolo". E più spazio, infine, al ravvedimento operoso.

Previsioni che preoccupano l'opposizione. Di norme «confuse e pericolose» e «piano devastante» parla Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd. Perplessi anche i governatori di centro-sinistra. «Stupito e preoccupato» il presidente della Conferenza delle regioni, l'emiliano Vasco Errani, che condanna «un'iniziativa centralista tesa a superare l'attuale ordinamento con rischi evidentissimi di produrre gravi effetti sull'assetto del territorio». Contrari anche i suoi colleghi di Umbria, Maria Rita Lorenzetti, e Calabria, Agazio Loiero. Mentre il vicepresidente dell'Anci e deputato del Pdl Osvaldo Napoli intravede un'operazione «positiva sia per i cittadini che per i Comuni».

LE IPOTESI

  • Ampliamento del 20%. Si potrà accrescere del 20% il volume (se a uso residenziale) o la superficie (se a uso diverso) di un immobile (o di una sua parte) costruito entro il 31 dicembre 2008.
  • Ricostruzione «allargata». Sarà ammesso abbattere e ricostruire, anche su un'area diversa e con proporzioni più ampie del 30%, gli edifici anteriori al 1989 che necessitino di un adeguamento e non siano sottoposti a tutela.

 

di Eugenio Bruno
da Il Sole 24ore del 08.03.09


Un piano in più ogni cinque: è la lezione Usa

Lo Stato può adottare principi in materia edilizia suggerendo alle Regioni alcune linee di indirizzo.

E sarebbero proprio alcuni indirizzi quelli che lo Stato intende attivare prevedendo la possibilità di ampliare del 20% il volume esistente per le residenze e, per gli edifici produttivi, di ampliare la superficie coperta in uguale proporzione.

Se poi si volessero effettuare adeguamenti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici o di sicurezza, si prevede la possibile demolizione e ricostruzione con un aumento del 30% (di volume o superfici, a seconda se residenze o attività produttive) e del 35% nel caso si utilizzino tecniche di bioedilizia ed energie rinnovabili.

In pratica, per tutte le zone non vincolate (esclusi quindi i centri storici e le zone di pregio ambientale) si potrebbe realizzare un piano in più su ogni edificio di cinque piani, mentre per adeguamenti a standard (per adesso energetici, tecnologici, impiantistici) si applicherebbe una "super Dia" (dichiarazione di inizio attività) accollando ai progettisti l'intera responsabilità della demolizione e nuova costruzione con ampliamento.

Norme di questo tipo sono allo studio anche negli Stati Uniti per adeguamenti energetici (si veda Nova-Il Sole 24 Ore del 5 marzo) e sembrano in sintonia con la legge statale 115/08 e il Dpr approvato il 6 marzo 2009 (nel settore energetico), nonché con il decreto ministeriale n. 37 del 22 gennaio 2008 (in materia di impianti).

Non vi è invece traccia di altri tipi di standard da raggiungere, e in particolare sarebbero tutti da inventare i requisiti «qualitativi ed architettonici» che potrebbero motivare una demolizione integrale con successivo premio del 30% di ulteriore volume o superficie produttiva.

Una tappa precedente l'attuale semplificazione si trova nell'articolo 5 della legge 443/2001 - che ha introdotto la "super Dia", responsabilizzato i progettisti e azzerato gli incrementi di volumetria necessari per l'adeguamento antisismico - e nell'articolo 11 del decreto legislativo 115/08 che prevede un'elasticità fino a 30 centimetri per distanze ed altezze qualora, attraverso lavori edili di riqualificazione, si ottenga un miglioramento delle prestazioni energetiche.

Poiché tuttavia la materia urbanistica è di competenza regionale, e i premi di volumetria sarebbero dirompenti sulla pianificazione locale, è opportuno ricordare che le Regioni non hanno tollerato invasioni di campo da parte del legislatore statale, nemmeno quando si discuteva di limitati incrementi di patrimonio edilizio a seguito di condono (leggi 326/2003 e 191/2004, per interventi eseguiti entro il marzo 2003).

Gli incentivi che lo Stato medita di varare non riguardano comunque luoghi vincolati sotto l'aspetto paesaggistico e ambientale, né quelle zone che i Comuni possono individuare come sature o di pregio ambientale.

In controluce si intravede un'ipotesi di sanatoria degli abusi che possano avere un alibi impiantistico o energetico, oppure per le irregolarità inferiori al 30% del volume esistente, che sembrerebbero peccati veniali e non rischiano la demolizione.

  • APPROCCIO FEDERALISTA - Da coordinare il rapporto tra nuove norme statali e la potestà regionale in materia urbanistica

 

di Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 08.03.09


DOMANDE & RISPOSTE

  • Come si fa, con le norme attuali, a modificare l'aspetto e/o la cubatura dell'immobile? Quali autorizzazioni servono? La modifica della sagoma (aspetto esterno), delle superfici interne (soppalchi) e delle destinazioni d'uso, sono innovazioni sottoposte a permesso di costruire, sui quali non si forma il silenzio-assenso. La demolizione e ricostruzione con rispetto di superfici e volumi può avvenire anche con dichiarazione inizio attività (Dia), spostando sul progettista una serie di adempimenti e di responsabilità premiate poi, dopo 30 giorni dalla domanda, con la possibilità di iniziare i lavori qualora l'amministrazione non obietti nulla. Sagoma e prospetti possono essere variati, in assenza di vincoli specifici - architettonici o storico artistici - per l'adeguamento antisismico (legge 443/01), o fino a 30 centimetri per distanze e altezze se si ottengono migliori prestazioni energetiche (articolo 11, Dlgs 115/08).
  • I lavori di ampliamento e ammodernamento con cambio di cubatura comportano il pagamento di oneri al Comune? Possono avere accesso ad agevolazioni statali o locali? È possibile ottenere finanziamenti agevolati per questi lavori? Attualmente sono previsti oneri sia per le ristrutturazioni che per gli ampliamenti. Gli importi vanno calcolati sulla superficie ristrutturata, non solo sulle addizioni. Gli interventi più rilevanti sono soggetti ad adeguamento anche degli spazi di parcheggio, da reperire o da monetizzare. Le agevolazioni sono in genere strutturate come detrazioni fiscali, per coinvolgere anche le imprese e ottenere effetti di emersione dei contratti di appalto. Localmente possono essere previsti contributi per miglioramento architettonico (ornato, facciate) o detrazioni per lavori su immobili vincolati sotto l'aspetto storico artistico. Agevolazioni creditizie possono essere previste per particolari esigenze locali di recupero; queste agevolazioni, insieme a quelle fiscali (detrazioni per ristrutturazioni, interessi sui mutui, riduzione dell'imposta di registro) sono revocate in caso di abuso edilizio superiore al 2% di altezza, distacco, cubatura o superficie.
  • A lavori ultimati, vanno presentate dichiarazioni o denunce al Comune, al Catasto o ad altre autorità? Le ristrutturazioni vanno completate con specifiche dichiarazioni ed aggiornamenti catastali; demolizioni e ricostruzioni sono soggette a certificazione di agibilità, rilasciata dopo l'aggiornamento catastale. Le dichiarazioni di regolare esecuzione (impiantistiche, energetiche) vanno conservate da proprietari e conduttori.

 

pag. 4
da Il Sole 24ore del 08.03.09

 

invia la tua opinione!


Favorevoli & Contrari, prima della presentazione effettiva dei provvedimenti...

 

 



 

Commenti

12/03/2009 10:30: favorevoli&contrari
la razionalizzzione dell'iter procedurale dell'edilizia, che attualmente passa sotto l'arbitrio dei vari tecnici comunali è da ritenersi un elemento di moderniazzazione del paese, a patto che sia gestito da regole certe che non portino a contenziosi con l'ente locale e gli organismi che lo subiscono. Il ruolo del tecnico appare fondamentale come garante del rispetto della normativa. Favorevole
Arch.Giuseppe Ceccarelli

15/03/2009 13:00: snellimento e non protezionismo
la possibilità di ampliamento per le abitazioni private nella misura del 20% e del 30% per quelle realizzate prima del 1989, è un idea apprezzabile, soprattutto nello snellimento (in esame) delle procedure per il rilascio del permesso a costruire sostituito dalla tanto declamata D.I.A. o super D.I.A, poco applicata nelle realtà complesse. Bisognera' vedere le regioni e le soprintendenze come reagiranno; indubbiamente una rivisitazione normativa, ed un rilancio del settore è senz'altro positivo. Attenzione pero', tale iniziativa funzionerà se accompagnata concretamente da puntuali procedure tecniche, e rapidità di esecuzione, senza ulteriori sovrapposizioni normative tra esigenza abitativa e abusivismo incontrollato.
Arch. Giorgio Mitrotta

vedi anche:

Deregulation per l'edilizia (?)

Ddl piano per l'edilizia - agg. rassegna stampa

Una nuova bussola per le costruzioni

Circolare sulle «Norme tecniche» - breve rass-stampa

Ristrutturazioni: incentivi oltre il 36%

Decreto Incentivi - DL 5/09 - rassegna stampa

Sfida finale alle case abusive

Case fantasma ed ex rurali - agg. rassegna stampa

Il «congelamento delle gru»

Crisi & grandi cantieri - rassegna stampa

Zingaretti apre all'Ordine di Roma

Nuove regole per la progettazione delle opere pubbliche

Un tavolo a sette per il futuro della città

Progettazione & Appalti - agg. rassegna stampa

Nuove regole per la progettazione delle opere pubbliche

Lettera a Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma

La «brutta architettura» va demolita o salvata?

Il dibattito da New York in Italia - breve rass-stampa


data pubblicazione: mercoledì 11 marzo 2009
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Allo studio un piano per l'edilizia