Deregulation per l'edilizia (?)

Ddl piano per l'edilizia - agg. rassegna stampa

[12/11 marzo 2009]

Riforme per la casa: allo studio l'abolizione della licenza edilizia. I possibili interventi per costruzioni e ampliamenti in un Ddl atteso domani a Palazzo Chigi. Deregulation per l'edilizia. Una certificazione del progettista potrà sostituire i permessi.

Il Governo punta alla semplificazione nel settore delle costruzioni. Per l'attività edilizia il permesso di costruire potrebbe essere abolito e sostituito da una certificazione di conformità firmata dal progettista. Allo studio anche l'autorizzazione «ex post» per chi interviene in aree vincolate a condizione che i lavori non arrechino danni. (...)

ROMA - Il Governo punta alla semplificazione totale dell'attività edilizia con l'abolizione del permesso di costruire, sostituito da una certificazione di conformità firmata dal progettista. E allo studio c'è anche la possibilità, per chi interviene in aree vincolate, di ottenere sempre l'autorizzazione postuma, a condizione che i lavori non arrechino danni ai luoghi tutelati.

Mira a una semplificazione e a uno snellimento molto forte di tutta l'attività edilizia il disegno di legge che arriverà domani al Consiglio dei ministri. Il testo però è suscettibile fino all'ultimo momento di modifiche. Le ipotesi uscite dall'incontro dei tecnici al pre-consiglio dei ministri sono al momento di grande impatto sulla parte autorizzativa degli interventi. Così come annunciato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si abolisce il permesso di costruire. Viene meno cioè l'attività discrezionale e di controllo svolta dalle amministrazioni. Al suo posto nasce la «certificazione di conformità», un via libera che viene dal progettista dello stesso intervento, il quale deve attestare sotto la propria responsabilità la piena regolarità delle opere. La certificazione può essere utilizzata anche per la nuova edificazione, così come per le ristrutturazioni che comportano aumenti di volume o di altezza. Insomma, per tutte le ipotesi che prima prevedevano il permesso di costruire. Allo stesso tempo si pensa di ampliare l'area di attività edilizia del tutto libera, quindi che non necessita di alcuna dichiarazione o autorizzazione.

Ma tra le ipotesi che i tecnici stanno ancora verificando c'è anche quella, molto forte, di rendere sempre possibile l'autorizzazione in sanatoria per tutti gli interventi edilizi già compiuti in aree vincolate, in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica. Una sorta di sanatoria perenne, con l'unica condizione che i lavori non rechino danni ai beni tutelati. E in più con il depotenziamento del parere della Sovrintendenza che non verrebbe considerato più vincolante.

Non c'è traccia finora - almeno nelle bozze diffuse ieri - dell'inasprimento delle sanzioni per gli abusi in aree vincolate ipotizzato invece da uno dei consiglieri giuridici di Berlusconi, Niccolò Ghedini (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri [in calce, ndr]).

Il pacchetto casa si compone, oltre che del disegno di legge di modifica del Testo unico dell'edilizia e del Codice dei beni culturali, anche di un atto di indirizzo rivolto alle Regioni. Il testo dovrebbe essere quello già approvato dalla Giunta del Veneto, pubblicato sul Sole 24 Ore di ieri [link, ndr], e concedere la possibilità per tutti gli immobili di ampliare la superficie del 20% anche in deroga a quanto previsto dai piani e di abbattere e ricostruire con un premio di cubatura.

Ancora cauta la posizione dei costruttori dell'Ance, che da un lato vedono di buon occhio l'apertura alla demolizione e ricostruzione per migliorare la qualità del patrimonio edilizio italiano, ma dall'altro vogliono verificare le garanzie del pacchetto casa per evitare che dalla semplificazione si passi alla deregulation selvaggia: «Che - spiegano dall'associazione - favorisce solo le imprese sleali e che non lavorano con logiche di salvaguardia dell'ambiente».

  • AUTORIZZAZIONE EX POST - Allo studio anche la facoltà di sanare edifici in zone vincolate se l'area dell'abuso non è stata danneggiata

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 12.03.09


Due pesi per gli abusi. Più rigore per i gravi, depenalizzati i mini

ROMA - Inasprimento delle sanzioni per chi commette abusi edilizi gravi e invece un alleggerimento con la trasformazione in semplici sanzioni amministrative per tutti i microabusi, come l'apertura di una finestra o la chiusura di una veranda. Questo è lo scenario a cui stanno in queste ore lavorando i tecnici della Presidenza del Consiglio, insieme con i ministeri interessati per il disegno di legge sulla casa e sull'edilizia che dovrebbe vedere la luce venerdì in Consiglio dei ministri.

La manovra riguarda comunque solo l'abusivismo in aree vincolate, come definite e protette dal Codice Urbani sui beni culturali, che in ogni caso rappresentano una fetta cospicua del territorio nazionale. Invariate - perché ritenute già adeguate - restano invece le sanzioni per chi costruisce in modo irregolare in zone non protette.

Nelle aree soggette a vincolo (sia esso idrogeologico, ambientale o paesaggistico) il Governo punta quindi al duplice obiettivo di rendere ancora più pesanti le conseguenze per chi commette abusi gravi, da un lato, e dall'altro, di depenalizzare chi invece compie piccoli «strappi» alla legge e alla strumentazione urbanistica vigente.

«Si lavora all'ipotesi di aumentare di un terzo le sanzioni per gli abusi più gravi come la nuova costruzione» spiega Niccolo Ghedini, uno dei più stretti consiglieri giuridici di Berlusconi che ha contribuito in modo determinante a predisporre la bozza. «L'idea di base è di elevare da due a tre anni di arresto il regime contravvenzionale». Il Governo punta anche a trasformare la sanzione penale in un vero e proprio delitto, fatto che porterebbe la prescrizione dagli attuali cinque anni a sette anni e mezzo. «Per i piccoli abusi però - spiega ancora Ghedini - ritengo sia necessario passare a una semplice sanzione amministrativa: mi sembra sproporzionato infliggere il carcere a chi chiude una veranda». E dunque si fa strada nel Governo l'ipotesi di una depenalizzazione, che farebbe diminuire la "punizione" per i proprietari, i progettisti e i costruttori che realizzano solo piccoli abusi. Resta ancora da capire cosa sarà classificato come «piccolo abuso» e cosa invece rientrerà tra le ipotesi più gravi.

Allo stesso tempo un altra delle questioni che dovrebbero trovare posto nel disegno di legge è la semplificazione delle autorizzazioni per interventi edilizi in aree vincolate. L'ipotesi allo studio è quella di riunire in un unico momento le autorizzazione necessarie. Sul modello della conferenza di servizi già prevista per le opere pubbliche o per gli insediamenti produttivi, che in un'unica sede fornisce le autorizzazioni per i beni vincolati, per le costruzioni in zona sismica e per tutti gli altri tipi di nulla osta necessari per le costruzioni.

Di uno sconto fiscale del 20% sugli oneri di urbanizzazione, cioè sui costi fissi dovuti ai Comuni da coloro che realizzano interventi di costruzione e di trasformazione edilizia ha parlato ieri Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture con delega per le politiche abitative.

«Ci auguriamo di essere pronti per venerdì» ha auspicato Mantovani che ha anche delineato una serie di incontri tecnici previsti per oggi per mettere a punto in maniera definitiva il disegno di legge. Il testo ovviamente sarà operativo e comincerà a produrre i suoi effetti solo dopo l'approvazione del Parlamento, che potrebbe anche modificarlo.

Mantovani ha anche ricordato che tra gli obiettivi del disegno di legge c'è l'abolizione del permesso di costruire «che sarà sostituito con delle dichiarazioni di conformità».

  • I DUE PROVVEDIMENTI - Una riunione tecnica oggi metterà a punto il testo del Ddl e dell'atto di indirizzo da portare al Consiglio dei ministri di venerdì

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 11.03.09


Opere, saldi sui ricavi per i comuni. Annuncio del sottosegretario alle infrastrutture Mantovani mentre l'Oice registra il calo dei bandi. Allo studio lo sconto del 20% sugli oneri di urbanizzazione.

Uno sconto fiscale del 20% sugli oneri di urbanizzazione, cioè sui costi fissi dovuti ai comuni da coloro che realizzano interventi di costruzione e di trasformazione edilizia. E' una delle ipotesi allo studio del governo e che dovrebbe confluire nel Piano straordinario per il sostegno al settore dell'edilizia che l'esecutivo conta di approvare venerdì in Consiglio dei ministri. Lo ha riferito il sottosegretario alle infrastrutture con delega sulle politiche abitative, Mario Mantovani. Il governo è ancora al lavoro per mettere a punto la versione definitiva del provvedimento (un disegno di legge), e per oggi è prevista una nuova riunione tecnica a palazzo Chigi.

«Ci stiamo lavorando», ha affermato Mantovani, «ci auguriamo di essere pronti per venerdì. É necessario rilanciare l'economia del Paese anche attraverso il sostegno al settore dell'edilizia. Il provvedimento è un intervento straordinario aggiuntivo rispetto al precedente Piano casa da 550 milioni di euro già previsto dal precedente governo».

I cardini del testo, ha spiegato Mantovani, sono: l'ampliamento delle abitazioni soprattutto in riferimento alle famiglie con reddito medio-basso, una semplificazione burocratica, più sanzioni sull'abusivismo, e l'abbattimento dei vecchi palazzi fatiscenti costruiti con materiali a rischio. Le licenze, inoltre, saranno sostituite con delle dichiarazioni di conformità. L'impianto del ddl, conferma Mantovano, sarà quello del provvedimento varato ieri dalla regione Veneto e in via di approvazione anche dalla Sardegna. (...)

 

di Marco Solaia
da Italia Oggi del 11.03.09


Edilizia, semplificare con garanzie. Giudizio positivo sull'iniziativa del governo per il rilancio del settore e dei professionisti. Le nuove procedure devono avere tempi certi e definitivi.

Il premier Berlusconi con uno dei colpi ad effetto che gli sono congeniali, ha comunicato un personale programma di rilancio immediato dell'economia, che prevede tre fasi: un rifinanziamento dell'edilizia convenzionata, un progetto di legge che liberalizza le piccole opere d'ampliamento delle costruzioni e un intervento legislativo di cornice, rivolto alla semplificazione della spaventosa, incredibile e immorale complessità che devasta il settore.

Dopo l'iniezione di 16 miliardi di finanziamenti nelle grandi opere, che potrà nel medio termine dare ossigeno alle grandi imprese, questo programma si propone d'incidere immediatamente sul tessuto delle imprese minori e delle famiglie e quindi della maggioranza dei progettisti, rimettendo in circolazione i piccoli ma numerosi potenziali investimenti che si sono congelati, intimiditi dalla crisi e dal supporto all'opzione catastrofista assunto da molta stampa.

Cerchiamo di valutare e di prevedere anche noi nel dettaglio i vantaggi, i limiti e le condizioni del successo dell'idea di Berlusconi, ancor prima di averne potuto conoscere completamente le linee guida e nella speranza che qualcuno non lo obblighi a fare come di recente con le pensioni, un passo indietro. Vogliamo allora esprimerci subito, al fine di tentare di contribuire ad una svolta che potrebbe risultare decisiva.

Innanzitutto il governo pensa di sostituire i permessi per costruire con autocertificazioni asseverate dai progettisti. Sicuramente è un valido indirizzo, del resto non nuovo, ma che per essere efficace deve tuttavia essere accompagnato non solo dalla radicale semplificazione legislativa, ma anche dalla fissazione di tempi oltre i quali non sarà più possibile impugnare i procedimenti auto certificati. E ciò per alcuni motivi di fondo. Oggi è quasi impossibile certificare il rispetto della congerie di leggi, regolamenti, indirizzi di giurisprudenza, norme tecniche, norme locali, che si stratificano sul procedimento amministrativo. Di conseguenza tutti i procedimenti auto certificati potranno essere facilmente attaccati e con essi le amministrazioni locali che li avranno tacitamente assentiti.

Infatti, poiché un'innovazione come quella enunciata, non deve nemmeno divenire il cavallo di Troia per provocare ulteriori misfatti territoriali, è indispensabile che i comuni possano mantenere il potere d'intervenire. La necessità è dunque di consentire loro di farlo, ma anche che ciò debba avvenire in tempi brevi e essenziali, trascorsi i quali gli interventi devono ritenersi non più revocabili, salvi i casi di falsi e di illeciti comportamenti.

Diversamente il contenzioso e l'incertezza, già molto grandi, sono destinati ad aumentare ancora e a svuotare l'iniziativa di gran parte della sua potenziale efficacia, che invece dovrebbe concretizzarsi in una sorta di «procedimento tombale».

Non basta infatti attribuire la responsabilità del procedimento al soggetto più debole e esposto, l'architetto o l'ingegnere progettisti, con il relativo nuovo carico di responsabilità civili e penali non compensate (che i professionisti comunque non rifiutano), per uscire veramente dalla palude burocratica. Bisogna proprio prosciugarla, e ciò si ottiene soltanto riducendo quella complessità normativa che dona ampi poteri d'interdizione ai soggetti che per scopi di potere o di politica o di concorrenza economica, esercitano interessi in contrasto non sempre confessabili, ma troppo spesso ammantati di nobili principi e di motivazioni di pubblica utilità.

Ma noi crediamo che l'intuizione di Berlusconi, affiancato dal suo teorico della semplificazione Brunetta, debba essere portata avanti ed anzi debba essere estesa a più ampi e risolutivi risultati, andando anche ad incidere nei casi di interventi di maggiore importanza, nei quali non è peraltro pensabile riversare sul solo progettista la responsabilità e la competenza d'autorizzare le opere.

In questi casi il segreto è allora d'accompagnare la semplificazione normativa con la fissazione di tempi certi e definitivi, sia per il compimento delle procedure autorizzative, sia per i pronunciamenti dei tribunali amministrativi, tempi oltre i quali deve scattare il silenzio assenso e la responsabilizzazione dell'eventuale inerzia della funzione pubblica.

Sono provvedimenti che in un colpo solo ridurrebbero grandemente il costo della burocrazia, metterebbe in moto capitali e lavoro, e toglierebbero soprattutto gran parte di quella discrezionalità che è la vera fonte della poca trasparenza della quale tradizionalmente soffre il settore.

Dare certezza e tagliare i tempi del ciclo produttivo dell'edilizia significa risparmio e riduzione dei costi delle case, a beneficio della gente.

Berlusconi e il suo governo hanno in mano una grande occasione che non possono lasciar cadere, per incidere positivamente non soltanto sull'andamento della crisi che attanaglia l'Italia, ma anche sul costume di un intero settore che determina la qualità della vita di tutti noi.

 

di Bruno Gabbiani, presidente Ala-Assoarchitetti
da Italia Oggi del 11.03.09

 

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  • Estratto dal Comunicato Stampa del Consiglio dei ministri n.41 del 13/03/2009:
    (...)"Il Presidente Berlusconi ha esposto al Consiglio dei Ministri le linee guida di un'iniziativa legislativa, attualmente allo studio del Governo, finalizzata ad un rilancio dell'attività edilizia e del tessuto urbanistico, nonché ad un incisivo miglioramento e rinnovamento del patrimonio edilizio non rispondente ai più aggiornati criteri tecnologici ed energetici. L'esame dell'iniziativa al quale hanno partecipato tutti i Ministri esprimendo consenso e suggerendo proposte, è sollecitato anche dall'esigenza di dare impulso al sistema economico. La discussione proseguirà nella prossima riunione del Consiglio."(...)
    [fonte: governo.it]

 


 

Commenti

14/03/2009 11:16: titolo
io sono assolutamente contrario e trovo demagogico tutto il piano, certamente le procedure almeno in certe parti vanno snellite, ma arrivare ad un effettivo condono o meglio permissivismo mi sembra eccessivo, e trovo strano che l'ordine non avvii un dibattito o approfondimenti in tale materia
fausto gargaglia

14/03/2009 15:14: risposta a Fausto Gargaglia
Il dibattito a cui sta partecipando si trova nel sito dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma, che sta approfondendo l'argomento, aggiornando le notizie, in attesa che venga resa nota almeno una bozza di questo provvedimento, ad oggi solo annunciato.
Redazione Archweb

18/03/2009 15:46: Attila? Un pivello!
Mi tremano le vene dei polsi solo a pensare cosa possa significare una deregolation di questa portata in un paese anarcoide come l'Italia. Le procedure in realtà sono almeno sulla carta già molto snelle. Questo è un vero e proprio invito all'abusivismo legalizzato e senza i seppur minimi benefici che ne potevano trarre le casse comunali. Questi politicanti stanno dando il colpo di grazia al belpaese. Attila era un pivello. Questi sono dei pirati della politica, peggio dei pirati. Si può solo immaginare cosa può scatenare una normativa del genere, complici le imprese edilizie ed i colleghi disonesti pronti a dichiarare qualsiasi cosa pur di lavorare. Le regole hanno una ragione di essere ed in tutti i paesi democratici queste regole ci sono e vengono fatte rispettare. La libertà dell'uno finisce dove inizia la libertà dell'altro: evidentemente questa regola aurea di civiltà da fastidio a questi golpisti in doppio petto.
Pierfrancesco Rossi

vedi anche:

Allo studio un piano per l'edilizia

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data pubblicazione: venerdì 13 marzo 2009
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