Il pacchetto casa si fa in due: subito il decreto...

...poi il Ddl - agg. rassegna stampa

[21/13 marzo 2009]

La bozza di decreto del Governo per rilanciare l'attività edilizia. Si potrà allargare la casa fino al 40% (anche in centro). Possibile «acquistare» il diritto dal vicino. Più facile il cambio di destinazione d'uso. Il Dl sul piano in Consiglio venerdì - Più facili gli interventi anche nei centri storici.

Il bonus per allargare casa può arrivare fino al 40% dell'immobile, con un tetto massimo di 300 metri cubi. Sarà infatti possibile acquistare il permesso del vicino di casa e cumulare le due percentuali di estensione. È una delle ultime novità contenute nella bozza del decreto legge messo a punto dal Governo per rilanciare l'attività edilizia. Mercoledì il testo verrà presentato alle Regioni in vista dell'approvazione prevista per venerdì prossimo. Più facili anche gli interventi nei centri storici e il cambio di destinazione d'uso.

ROMA - Il bonus di ampliamento della propria casa può arrivare fino al 40 dell'immobile: è possibile cioè comprare il 20% dal vicino e sommare le due percentuali di estensione. È ammesso, inoltre, il cambio di destinazione d'uso dell'immobile, con o senza opere: quindi anche senza aumento di volumetrie. Sono alcune delle novità dell'ultima ora inserite nella bozza del decreto con il piano casa che mercoledì sarà sottoposta alle Regioni e venerdì avrà il via libera definitivo del Consiglio dei ministri. Ormai la manovra ha preso un assetto stabile: sì quindi all'ampliamento fino al 20% degli edifici (con un limite di 300 metri cubi che vale solo per le abitazioni) e alla demolizione e ricostruzione con un premio di cubatura. In questo caso l'ultima versione del decreto trasforma in un obbligo quello che fino a ieri era una facoltà: il bonus si ottiene solo se si ricostruisce utilizzando impianti di energia rinnovabile o, in alternativa, tecniche di bioedilizia o per il risparmio dell'acqua. In questo modo il Governo punta a riqualificare interi stabili (non c'è più il vincolo di venti anni almeno di anzianità) da abbattere per essere ricostruiti con tecniche di edilizia meno energivore.

Sono molte le semplificazioni contenute nel decreto che in modo esplicito, fin dal nome, mira al «rilancio dell'economia attraverso la ripresa delle attività edili». A cominciare appunto dalla possibilità di sfruttare il bonus del vicino. Il testo chiarisce che «è possibile avvalersi dell'asservimento volumetrico spettante ad altra unità immobiliare contigua» (articolo 2, comma 5). Si possono cioè comprare i diritti edificatori del vicino con l'unico vincolo che l'ampliamento va fatto in continuità. Un'opportunità che sarà utilizzata soprattutto per sopraelevare. Ma il bonus può valere per ottenere qualsiasi spazio in più: dalla stanza nuova al garage, dalla sala hobby alla chiusura di una veranda. Dalla bozza poi è scomparso qualsiasi riferimento al fatto che l'ampliamento deve essere fatto in aderenza all'edificio. Via libera quindi anche alle dependance. Per i fabbricati non residenziali la percentuale di bonus è la stessa ma si calcola sulla superficie coperta. Sul cambio di destinazione il decreto non mette vincoli al tipo richiesta. È scomparsa la possibilità per i Comuni di escludere alcune zone del proprio territorio: a loro è concesso solo di imporre determinate tecniche costruttive per rispetto dell'estetica.

Molto semplificato è anche il percorso che porta fino ai lavori. Si parte con la deroga a tutte le leggi e agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi, ci si affida a un professionista (ingegnere, architetto o geometra) che preparerà la denuncia di inizio attività (Dia). Questa viene accompagnata da alcuni documenti, tra cui l'asseverazione del progettista, gli elaborati di progetto se richiesti dal regolamento edilizio e l'attestazione che il proprietario ha titolo per fare l'intervento. Basta un'autocertificazione (sempre del progettista per dimostrare il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Poi bisogna aspettare 30 giorni per iniziare. Se lo stabile ha più di 50 anni, la Dia va mandata anche alla Sovrintendenza. Questa ha 30 giorni di tempo per stabilire se l'edificio ha un interesse storico-artistico. Se non si pronuncia, scatta il silenzio assenso. Nei centri storici e nelle aree vincolate serve il nulla osta della Sovrintendenza. Ma il no subisce qualche restrizione: è ammesso solo se l'intervento è «concretamente e motivamente incompatibile con l'interesse tutelato dal vincolo». Insomma il sovrintendente deve provare che i lavori sono proprio incompatibili con il vincolo.

Le deroghe e le facilitazioni sono ammesse entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione. Se ipotizziamo la pubblicazione per fine mese in Gazzetta e i 60 giorni per la conversione, la finestra utile va da prossimo giugno a giugno 2010. L'applicazione immediata: è la parte più delicata e difficile da far digerire a tutte le Regioni (si veda articolo in basso). Ma se il Governo rimane fermo sulle sue intenzioni, il decreto legge entra in vigore subito «su tutto il territorio nazionale» (come anticipato dal Sole 24 ore di ieri) e nell'attesa di leggi regionali restrittive vale e fa maturare il diritto ai bonus.

  • I LIMITI - Per le abitazioni tetto massimo di 300 metri cubi. Restano escluse dalle norme le aree inedificabili e le costruzioni abusive

L'OPPOSIZIONE - Pd: aspettiamo di vedere il testo. L'Idv: un bluff
«Mi pare che Berlusconi si sia un po' "allargato" sul fatto che tutta Europa gli chieda il piano casa del suo governo»: è il commento del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, alle parole del premier sull'attesa dei partner Ue per le nuove regole sull'edilizia (si veda l'articòJo a pagina 3). Il Pd sospende il giudizio di merito in attesa di leggere, mentre Antonio Di Pietro usa parole drastiche: «Il piano casa - afferma il leader Idv - è un'enorme truffa mediatica» e un'«istigazione preventiva a delinquere».

Le nuove regole

  • + 20% - AMPLIAMENTO DEL VOLUME E «BONUS VICINO». Permessi sia nelle ville che nei condomini (con l'ok dei proprietari) finiti prima del 31 dicembre 2008 in deroga ai piani vigenti, È possibile chiudere verande o realizzare nuove stanze. Il limite è il 20% del volume ma è ammesso il cumulo con il bonus del vicino: si può arrivare fino al 40. Tetti massimi: 300 metri cubi. Nei centri storici serve il nullaosta della Sovrintendenza che però deve motivare il suo no, legato ai casi in cui in concreto ritiene il progetto incompatibile.
  • + 35% - DEMOLIZIONE, RICOSTRUZIONE E BIOEDILIZIA. Consentite per un anno dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto in deroga ai piani vigenti. Scomparsa la soglia minima dei 20 anni di vita. L'appeal è dato dal premio di volumetria del 35%: si demoliscono 100 metri cubi e se ne ricostruiscono 135. Ma diventa un obbligo puntare su risparmio energetico, bio edilizia o risparmio di acqua. Ammessa la demolizione e ricostruzione anche di capannoni, stabilimenti e ogni altra destinazione non residenziale
  • 12 mesi - CAMBIO DESTINAZIONE D'USO. È ammesso per un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl il cambio di destinazione d'uso dell'immobile, con o senza opere, quindi anche senza aumento di volumetrie. Il Dl non mette vincoli al tipo di destinazione richiesta. Scomparsa la possibilità per i Comuni di escludere alcune zone del proprio territorio. Possono imporre tecniche costruttive per rispetto dell'estetica nei trenta giorni di attesa per la Dia.
  • -50% - PER PARTIRE BASTA LA DICHIARAZIONE, TASSE SCONTATE. Ampliamento e demolizione con ricostruzione vengono fatti con Dia, ovvero una dichiarazione del progettista che deve contenere i progetti richiesti dal regolamento edilizio, l'attestazione del titolo di legittimazione e un'autocertificazione sul rispetto delle norme igienico sanitarie. Si paga il contributo di costruzione solo sulla parte ampliata. Ma l'onere è dimezzato se si tratta della prima casa o se si utilizzano tecniche di bioedilizia e di risparmio energetico.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 21.03.09


Autonomie. Stop di Formigoni: limiti invalicabili. Regioni critiche, si annuncia difficile l'incontro di mercoledì con il Governo

ROMA - Si prospetta una dura battaglia nella conferenza Stato-Regioni di mercoledì. I governatori, questo emerge dalle loro prime reazioni, faranno muro di fronte all'ipotesi di un decreto calato dall'alto che imponga norme di dettaglio in una materia di loro competenza. Anche se emerge una differenza chiara tra Regioni di colore diverso. Se il centro-sinistra è già sulle barricate, i governatori di centro-destra scelgono posizioni più meditate che fanno comunque intravedere possibili contrasti futuri con l'esecutivo. La Sardegna, ad esempio, parla di inapplicabilità immediata della norma sul suo territorio. Mentre dal presidente lombardo, Roberto Formigoni arriva scetticismo: «Non è possibile un decreto che contenga norme di dettaglio in questa materia».

Dal Pirellone, comunque favorevole al merito del provvedimento, viene pronunciata una critica di metodo: «Ci sono - dice Formigoni - dei limiti costituzionali non valicabili dal governo». Bisognerebbe cioè tornare a un'ipotesi di testo che non leghi le mani ai governatori: «Ad esempio, l'esecutivo potrebbe fissare semplicemente dei limiti, all'interno dei quali starebbe poi alle Regioni muoversi, anzichè andare così nel dettaglio degli interventi». Un testo che non piaccia al livello locale, nota Formigoni, sarebbe controproducente per tutti: «Semplicemente, il decreto verrebbe impugnato quasi subito».

La Sardegna, anch'essa in linea generale favorevole al piano casa, addirittura si chiama fuori dall'applicazione immediata del decreto. Ne parla il neo-governatore, Ugo Cappellacci (Pdl). «In quanto Regione a statuto speciale abbiamo una competenza primaria in materia di urbanistica: prima dell'entrata in vigore del Piano casa servirà nostro esplicito recepimento». Questo nonostante la norma all'articolo 1 parli di «applicazione su tutto il territorio nazionale». Quindi la Sardegna, a decreto varato, dovrà ancora aspettare una legge? «Certo - risponde Cappellacci -, ma la approveremo in tempi brevissimi».

Il centro-sinistra è anch'esso su una linea critica. Anche se con toni più accesi. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e della conferenza Stato-Regioni parla esplicitamente di incostituzionalità: «Gestire per decreto una materia di competenza concorrente va contro la Carta costituzionale perchè invade le prerogative delle Regioni». Parole simili a quelle del governatore toscano, Claudio Martini, che aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: «Nel testo si adombra la sospensione de facto delle leggi regionali in materia di urbanistica, alla faccia del dibattito sul federalismo». Mentre il governatore del Lazio, Piero Marrazzo chiede chiaramente un passo indietro: «Siamo fermamente contrari al decreto. Serve un ritorno a un'idea di legge quadro o di atto di indirizzo: il governo non può ragionare come se questa non fosse una competenza concorrente».

Il presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, tra le righe fa addirittura intravedere una possibilità di impugnativa: «Ci pare che il decreto sia incostituzionale e Berlusconi dovrebbe saperlo perchè il suo precedente governo fece la stessa cosa con il condono edilizio, approvato con decreto. In quel caso ricorremmo alla Corte costituzionale, che ci diede ragione». Anche a sinistra, però, c'è qualche timida apertura. Il governatore del Piemonte, Mercedes Bresso, da un lato tiene la stessa linea dei suoi colleghi del Pd («Il provvedimento è incostituzionale perchè palesemente di dettaglio») ma dall'altro lascia uno spiraglio al dialogo: «Noi non siamo pregiudizialmente contrari al decreto, purchè sia fatto sulla base di un testo concordato».

  • IL FRONTE DEL NO - Cappellacci: in Sardegna norme inattuabili senza il nostro recepimento. Dai colleghi democratici è polemica sui contenuti

 

di Giuseppe Latour
da Il Sole 24ore del 21.03.09


IL MALUMORE DI REGIONI E COMUNI - Burocrazie in fuorigioco

Con la bozza di decreto legge uscita ieri dal confronto fra i tecnici ministeriali, si può mettere un primo punto al piano casa, in vista del Consiglio dei ministri. L'ultima novità è che gli ampliamenti, possibili con la sola dichiarazione di inizio attività e in deroga agli strumenti urbanistici, potranno arrivare al 40% dei volumi esistenti.

Al 20% di cui aveva parlato Berlusconi, si aggiunge ora, con un'altra trovata spettacolare, il 20% che si può "acquistare" dal vicino di casa, qualora rinunci al proprio intervento.

Si crea così un mercato dei diritti edificatori che diventa il terzo architrave del provvedimento insieme ai due già noti: la deregulation totale per ampliamenti e cambi di destinazione d'uso; la rampa di lancio per gli interventi di demolizione e ricostruzione, mai decollati in Italia proprio per l'assenza di un incentivo economico che ora potrebbe arrivare dall'aumento di cubatura del 35%. Uno strumento che può costituire un modo per riqualificare e rivitalizzare le nostre città. A patto, ovviamente, che gli amministratori sostituiscano agli edifici degradati attuali nuove realizzazioni attente al consumo energetico e alla qualità architettonica.

Berlusconi, intanto, rilancia e propaganda in Europa il suo piano, promettendo di inviarlo ai colleghi premier tramite le ambasciate. Un'altra mossa che vuole prendere in contropiede non solo la commissione Ue, ma anche Regioni e Comuni. Per ora, tra i Governatori prevale il malumore: certamente in quelli di centro-sinistra, ma lo stesso Formigoni ha detto di non volere un decreto legge troppo invadente nelle competenze regionali. Il decreto consente alle Regioni di opporsi alla deregulation, ma per farlo dovranno approvare una legge urbanistica, che però impiega anni per arrivare in porto. E fino al momento in cui questo non accadrà, avviare gli interventi in deroga previsti dal decreto legge sarà pienamente legittimo.

Dalla bozza è scomparsa anche la "clausola di salvaguardia" che consentiva ai sindaci di decidere la non applicabilità del provvedimento a tutto o parte del territorio comunale. Resiste, invece, il parere obbligatorio della Sovrintendenza per le attività nei centri storici, ma anche qui il veto viene limitato ai soli casi in cui l'intervento sia «concretamente e motivatamente incompatibile con l'interesse tutelato dal vincolo». E con soli 30 giorni di tempo per esprimerlo prima che scatti il silenzio-assenso.

Ma non saranno i particolari a fermare il piano casa. Perchè, sul piano macroeconomico, promette di dar vita a un significativo intervento anti-ciclico, che il Cresme già stima in 80-90 miliardi. E perchè, sul piano politico, la proposta di Berlusconi ha già conquistato la scena e l'attenzione di milioni di italiani, spiazzando tutti gli altri protagonisti, costretti sulla difensiva nei prossimi decisivi round.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 21.03.09


Un piano casa con il fai-da-te. Lo schema di dl venerdì prossimo in consiglio dei ministri. Incrementi massimi di 300 metri cubi. Per aumentare del 20% il volume delle abitazioni basta la Dia.

Piano casa fai-da-te. Basterà infatti la Denuncia di inizio attività (Dia) al comune, firmata dal progettista e corredata da tutta la documentazione necessaria (titolo di legittimazione, elaborati progettuali, conformità alle norme igienico-sanitarie) per aumentare del 20% il volume delle abitazioni. Ma anche per demolire, e ricostruire più grandi del 35% e secondo tecniche costruttive ecocompatibili, i vecchi edifici. Nella prima bozza del decreto legge sul rilancio dell'edilizia, che il governo porterà in consiglio dei ministri venerdì prossimo dopo un passaggio in conferenza stato-regioni il 25 marzo, trovano conferma le indiscrezioni (si veda ItaliaOggi del 14/3/2009, [in calce, ndr]) sui contenuti del piano casa circolate nei giorni scorsi. E che avevano suscitato più di un malumore tra le associazioni ambientaliste, preoccupate che un uso «spregiudicato» della Dia possa dar vita a una cementificazione selvaggia delle città.

Oltre al decreto legge (che piace a Confedilizia anche se, secondo il presidente Corrado Sforza Fogliani bisognerebbe prima rilanciare gli affitti) il governo dovrebbe portare sul tavolo di palazzo Chigi un ddl delega per la redazione di un Testo unico sui «principi fondamentali in materia di attività edilizia, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni».

La Denuncia di inizio attività dovrà essere presentata all'ufficio comunale competente o allo sportello unico entro un anno dall'entrata in vigore della legge di conversione del dl. Si potrà presentare la Dia per ampliare abitazioni ultimate alla data del 31 dicembre 2008. E in nessun caso, si legge nello schema di decreto, «i nuovi volumi da realizzare possono eccedere complessivamente il limite di 300 metri cubi per unità immobiliare destinata a uso residenziale». Ci si potrà però avvalere «dell'aumento volumetrico spettante ad altra unità immobiliare contigua». Gli interventi sulle singole abitazioni e quelli sugli interi edifici (non cumulabili tra loro) non potranno essere realizzati nelle aree gravate da vincolo di inedificabilità assoluta (parchi, aree naturali e archeologiche), così come sugli edifici abusivi oggetto di ordinanza di demolizione e sugli immobili privati situati su area demaniale. Sugli immobili e nelle aree soggette a vincoli diversi rispetto a quelli di cui sopra, gli interventi di ampliamento di cubatura potranno essere realizzati solo su nulla osta delle autorità competenti. Se queste rifiuteranno il benestare dovranno però concretamente motivare l'incompatibilità del progetto con l'interesse tutelato dal vincolo.

Per gli immobili di interesse culturale la Dia andrà presentata alla Sovrintendenza. Se questa non risponderà entro 30 giorni l'autorizzazione si intenderà negata. Per gli immobili non soggetti a vincoli, i comuni entro 30 giorni dalla ricezione della Dia potranno imporre ulteriori modalità costruttive di natura tecnico-estetica. Se invece l'immobile da ristrutturare e ampliare si trova in un centro storico, la Dia andrà presentata alla Sovrintendenza che potrà a sua volta imporre nei successivi 30 giorni modalità costruttive idonee a preservare il contesto storico e architettonico.

Nessun tipo di intervento potrà essere realizzato sugli edifici con destinazione commerciale.

E veniamo ai compiti dei comuni. Oltre a ricevere la Dia gli enti dovranno istituire e aggiornare un elenco degli interventi effettuati ai sensi del piano casa, in modo da evitare che con lavori successivi siano superati i limiti di cubatura previsti. Entro il 31 dicembre 2011 i municipi dovranno modificare gli strumenti urbanistici generali per adeguarli agli interventi realizzati con il piano casa. Il contributo di costruzione sarà commisurato agli interventi realizzati e sarà ridotto del 50% se l'unità immobiliare interessata dall'ampliamento è adibita ad abitazione principale, oppure se sono state utilizzate tecniche costruttive ecocompatibili.

 

di Cristina Bartelli - Francesco Cerisano
da Italia Oggi del 21.03.09


Edilizia. Casa, il piano supera le Regioni. Per gli interventi basterà la Dia. Il decreto subito operativo, in attesa di norme locali. Piano casa: per gli interventi basterà la Dia. Semplificazione delle autorizzazioni, con la possibilità di intervenire a modifica con la semplice Dichiarazione di inizio attività. E' una delle novità del piano casa in arrivo dal Governo.

ROMA - Un pressing forte sulle Regioni con l'applicazione immediata del piano così come proposto dal Governo, in attesa di una norma regionale che eventualmente lo blocchi o se ne discosti, una semplificazione forte di tutta la parte autorizzativa degli interventi, che potranno essere fatti con una semplice denuncia di inizio attività (Dia) curata dal progettista e l'obbligo del risparmio energetico per la demolizione e ricostruzione. Sta andando avanti con questi obiettivi la messa a punto del piano casa. Un'opera di limatura che è proseguita anche ieri, con una riunione tecnica a Palazzo Chigi.

L'obiettivo è presentare una bozza definitiva alle Regioni entro mercoledì 25. Quando dovrebbe svolgersi un incontro tra il capo del Governo Berlusconi e i presidenti di tutte le Regioni, per la prima valutazione del piano. In attesa di una presa di posizione definitiva e formale nella Conferenza Stato-Regioni che potrebbe essere convocata per il giorno successivo in modo da portare il decreto legge venerdì al Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Se tutto va bene e se, appunto, le Regioni non faranno obiezioni. Secondo il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, «anche le Regioni di centrosinistra attendono con molto interesse questo provvedimento, non solo le Regioni di centrodestra». Certo è che, stando alla bozza che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare, almeno in un primo tempo le Regioni non avranno molti margini per discostarsi. Nel testo infatti è scritto che «le norme del presente decreto trovano applicazione su tutto il territorio nazionale fino all'emanazione di leggi regionali sul governo del territorio». In altre parole, quindi, nell'attesa che ogni Regione decida, vale il modello del Governo. E quindi si matura il diritto all'ampliamento del 20% del fabbricato («Con un limite di 100 metri quadri ha spiegato ieri Matteoli intervenuto a «Porta a Porta») in deroga a tutti gli strumenti urbanistici.

Non è ancora chiaro come però questo interagisca con la possibilità riservata ai Comuni di escludere alcune aree dal piano casa. Secondo il modello già adottato dalla Giunta veneta, i Comuni hanno comunque 60 giorni di tempo per escludere alcune aree dall'applicazione del piano casa. L'altra novità contenuta nella bozza è che per tutti gli interventi - per l'ampliamento quindi come per la demolizione e ricostruzione - è ammessa la Dia (anzi per essere più precisi la cosiddetta "Superdia", prevista dall'articolo 22, comma 3 del Dpr 380/2001, ovvero dal Testo unico dell'edilizia). Non serve quindi un'autorizzazione del Comune, ovvero il permesso di costruire come ipotizzato in un primo tempo a garanzia di un maggiore controllo sulle trasformazioni. Basta la relazione tecnica del progettista, che si assume ovviamente tutte le responsabilità per ciò che dichiara, e poi dopo aver aspettato 30 giorni, se il Comune non si fa vivo, si possono cominciare i lavori.

Il Governo avrebbe poi deciso di trasformare in un obbligo quella che era una semplice facoltà: la previsione della demolizione e ricostruzione con interventi di risparmio energetico. Di conseguenza sale al 35% il premio di cubatura per chi fa questi interventi. Proprio come chiedevano i costruttori.

  • PIÙ VOLUMI - Per le ricostruzioni il bonus della metratura sale al 35%, ma va dimostrata la riqualificazione energetica degli edifici

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 20.03.09


Slitta il piano per la casa. Ampliamento, resta la licenza. Napolitano frena sul piano casa: decreto più leggero e rinviato in attesa delle Regioni. (...) Intanto slitta alla prossima settimana il varo del piano-casa da parte del Governo. dopo i rilievi mossi dal Quirinale. Slitta l'approvazione. Il sì del Consiglio dei ministri la prossima settimana. Testi unici. L'altolà del Presidente sui codici dell'edilizia e dei beni culturali

ROMA - Resta la licenza edilizia. Nel piano casa il Comune mantiene il potere di controllare direttamente l'intervento di ampliamento oppure di demolizione e ricostruzione con un premio di cubatura. L'ipotesi di inserire nel decreto legge che contiene le misure di sostegno all'edilizia anche la semplificazione degli interventi, e dunque almeno l'abolizione del permesso di costruire, sembra essere definitivamente tramontata. Pesano sulla bozza del decreto le osservazioni del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha ricordato al Governo come sulla materia dell'edilizia e dell'urbanistica le Regioni mantengano un proprio potere legislativo. E come dunque sia necessario trovare un equilibrio tra la necessità di intervenire al più presto con uno strumento anti crisi e il rispetto delle competenze regionali.

Politici e tecnici sono quindi da ieri sera di nuovo al lavoro sulla bozza per trovare un punto di incontro con le Autonomie. Ed è per questo che il testo sta diventando via via più snello. Ma allo stesso tempo, prende sempre più corpo l'ipotesi di un rinvio alla settimana prossima del Consiglio dei ministri che varerà il piano casa. Anche per ottenere appunto un maggiore sostegno dalle Regioni. Fino a ieri sera, infatti, la conferenza straordinaria Stato-Regioni che dovrebbe esaminare il decreto non era ancora stata fissata. Mentre sembra tramontata l'ipotesi che una bozza venga portata senza preavviso nella riunione ordinaria, fissata per domani, c'è ancora in piedi l'idea di un primo incontro con i presidenti delle Regioni nella mattinata di venerdì, a poche ore dal Consiglio dei ministri. Se però, come sembra, le Regioni chiederanno più tempo per esaminare un testo che entra direttamente nelle proprie competenze, allora la strada del rinvio del varo alla prossima settimana diventa molto concreta. Senza contare che il premier è anche impegnato a Bruxelles venerdì.

La bozza sulla quale si è basato il confronto con il Capo dello Stato è abbastanza snella e si compone solo di sei articoli. Due sono le misure di sostegno all'edilizia e che vengono incontro anche alle esigenze dei proprietari di case: da un lato l'ampliamento fino a un massimo del 20% degli edifici, sia residenziali che produttivi (qui il limite del 20% si calcola sulla parte coperta) e dall'altro la demolizione degli edifici anteriori al 1989 con la possibilità di ricostruire ampliando fino al 30% la volumetria. Gli ampliamenti devono essere fatti in aderenza con l'edificio esistente: sono previste solo alcune eccezioni se questo non è materialmente o giuridicamente possibile.

Vanno richiesti con un permesso di costruire. L'unica differenza - che si sta ancora valutando però - è la possibilità di trasformare l'attuale silenzio-diniego che si forma sul permesso di costruire in un silenzio assenso. I Comuni possono escludere sia gli ampliamenti che le ricostruzioni in alcune aree del territorio, ma avrebbero solo 60 giorni di tempo per farlo. Altre limitazioni che i proprietari devono rispettare riguardano le distanze legali (imposte dal Codice civile) e i vincoli posti «a tutela dei beni culturali e paesaggistici» si legge all'articolo 4 della bozza. Allo stesso modo un altro, importante, paletto da tenere presente è che gli ampliamenti o le ricostruzioni con il bonus sono possibili laddove esistono opere di urbanizzazione primaria e solo se sono parametrate per sopportare il maggior carico urbanistico. Nessun intervento è invece ammesso per i fabbricati abusivi.

Molte delle semplificazioni sull'attività edilizia, così come le possibili modifiche al Codice dei beni culturali, sempre per gli interventi edilizi in zone vincolate, sono destinate a un successivo Ddl.

Intanto ieri si sono registrate altre reazioni da parte del momdo delle costruzioni al piano casa. Secondo il responsabile delle Infrastrutture, Cesare Trevisani, «Il piano può sicuramente svolgere una funzione di sostegno al settore ma soprattutto può contribuire a riqualificare in termini di efficienza energetica il patrimonio edilizio». Per Confindustria è importante che rimanga fino all'ultimo la norma che consente di evitare il consumo di suolo e manovre speculative: quella che impone il vincolo di inedificabilità sull'area dell'edificio demolito se il Comune concede la ricostruzione con il bonus in un'altra area. La presidente di Finco, l'associazione che riassume tutta la filiera delle costruzioni, Rossella Rodelli Giavarini, ha sottolineato la necessità di un'applicazione uniforme del pacchetto. «Il rischio è quello che si creino delle disparità tra cittadini italiani e tra imprese italiane di Regioni diverse» ha spiegato.

  • DEREGULATION S0FT - L'azzeramento del permesso di costruire avrà tempi lunghi. Ma i sindaci potranno dire no all'autorizzazione soltanto in casi limitati

Gli effetti dell'operazione - IL TESTO

  • Le novità e i vincoli. Tramonta l'ipotesi della dichiarazione giurata del progettista: ampliamento o demolizione e ricostruzione devono essere concessi dal Comune con un permesso di costruire. Vanno rispettate le norme sui beni tutelati, sulle distanze legali, sul carico urbanistico nella zona. Nessun intervento può essere concesso ai fabbricati abusivi.
  • Il Ddl. Confluirebbero qui tutte le semplificazioni dell'attività edilizia e quindi anche la sostituzione del permesso di costruire con la dichiarazione del progettista. 

 

di Valerio Uva
da Il Sole 24ore del 18.03.09


Il piano casa si fa in due: subito il decreto, poi il Ddl. Casa, in vista decreto per gli ampliamenti e un disegno di legge sulle regole generali. Intanto prende corpo l'ipotesi di attuare il piano casa via decreto con le norme su ampliamenti e demolizioni; le altre regole di carattere generale andranno invece in un disegno di legge. Oggi l'incontro del premier, Silvio Berlusconi, con il presidente Giorgio Napolitano.

ROMA - Prende sempre più corpo l'ipotesi di attuare il piano casa con un decreto legge. E, per renderlo subito operativo, Berlusconi è disposto a lasciare indietro, in un disegno di legge, qualche elemento meno urgente di tutta la manovra a sostegno dell'edilizia.

Oggi, nel pomeriggio, a margine di un incontro già programmato, Berlusconi ne parlerà con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. E gli illustrerà il provvedimento in modo da avere un primo scambio di idee sull'urgenza di intervenire attraverso uno strumento immediato come il decreto legge. Giovedì poi il confronto con le Regioni, con le quali la trattativa è ancora aperta e venerdì il varo in Consiglio dei ministri, anche se il presidente del Consiglio sarà formalmente assente perché impegnato a Bruxelles con il Consiglio europeo.

Ma a quel punto tutti gli ostacoli dovrebbero essere superati. Anche a patto, appunto, di qualche rinuncia. Imposta dal confronto con il Quirinale, certo, ma anche dal confronto interno alla maggioranza e con le Regioni. Nelle ultime ore infatti prende sempre più corpo l'ipotesi che il Governo concentri la propria attenzione sulle misure immediate di sostegno all'edilizia che incontrebbero meno riserve, sia sul fronte della costituzionalità con il Quirinale, sia sul versante delle Regioni, se non altro perché straordinarie.

E dunque nel decreto legge troverebbe posto la possibilità di ampliare fino al 20% i fabbricati (residenziali e non) e di abbattere e ricostruire i palazzi fatiscenti con un premio di cubatura, che se legato al risparmio energetico può arrivare al 35%. Allo stesso modo, appare probabile che sia inserita nel decreto anche la semplificazione delle procedure per gli interventi edilizi, visto che è legata proprio alle operazioni di ampliamento dei fabbricati e di demolizione e ricostruzione. Serve infatti ad accorciare di molto i tempi proprio la «certificazione di conformità», che dovrebbe andare a prendere il posto del permesso di costruire.

Mentre molti più dubbi si addensano su tutte le altre modifiche ipotizzate in un primo momento. A cominciare dal fascicolo del fabbricato, per arrivare ai tanti interventi sul Codice dei beni culturali che vanno da una sorta di condono permanente per lavori che non danneggiano i luoghi fino al depotenziamento del parere della Sovrintendenza non più vincolante per una serie di lavori. Tutte misure che hanno già sollevato qualche malumore sia da parte delle categorie (come ad esempio è accaduto con Confedilizia per il fascicolo del fabbricato), sia nella maggioranza, o che prestano il fianco agli attacchi dell'opposizione. E che difficilmente si giustificherebbero sotto il profilo dell'urgenza. Perché non hanno l'impatto immediato anti-crisi (che il Cresme ha stimato in 60 miliardi) che invece ha il piano-casa vero e proprio. Del resto un decreto non può intervenire su un testo unico. Questi interventi, perciò, sarebbero destinati a confluire in un disegno di legge successivo.

Resta poi da trovare l'intesa con le Regioni, che sulla materia edilizia e urbanistica mantegono un potere legislativo proprio. Sicuramente un alleggerimento del decreto faciliterebbe il via libera da Parte delle Autonomie. Un precedente a cui si guarda con interesse è quello dell'ultimo condono, fatto proprio dal primo Governo Berlusconi nel 2003. Anche allora si utilizzò il decreto legge per imporre con norme quadro a tutte le Regioni la sanatoria fino a 750 metri cubi. Ma si lasciò mano libera alle Autonomie sia nel fissare ulteriori paletti, sia nello stabilire aumenti extra degli oneri concessori. E infatti l'ipotesi a cui stanno lavorando i tecnici di Palazzo Chigi è quella di alcune norme-cornice che le Regioni potrebbero poi modificare o confermare con una propria legge.

  • I PALETTI DEL COLLE - Oggi l'incontro tra il premier e Napolitano: si accelera su ampliamenti e demolizioni, ma le norme generali vanno in un disegno di legge

VERSO IL DECRETO

  • 1 - Decreto legge. Prende sempre più peso l'ipotesi di un provvedimento subito operativo. Oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ne parlerà al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
  • 2 - Contenuti. Il piano è più snello e punta soprattutto sugli ampliamenti dei fabbricati (per aumentare i volumi del 20%) e sulla demolizione e ricostruzione con un premio di cubatura (35% se con la ricostruzione si garantisce il risparmio energetico).
  • 3 - Disegno di legge. Si lavora all'ipotesi di alleggerire il decreto legge e di far confluire in un disegno di legge successivo le modifiche sparse al Testo unico dell'edilizia e al Codice dei beni culturali.
  • 4 - Intesa con le Regioni. Da trovare su un testo-cornice per il sostegno dell'edilizia e delle Pmi dell'intera filiera delle costruzioni.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 17.03.09


Edilizia. Piano casa, una partita a tre. Governo, Regioni e Comuni chiamati a disciplinare le possibilità di ampliamento degli immobili.

Il piano casa allo studio del Governo, unito alle leggi regionali e agli interventi dei Comuni, punta a rilanciare l'edilizia. Intanto, in attesa delle norme definitive, cresce l'interesse del «popolo dei proprietari», che immagina ampliamenti e progetta nuovi spazi abitativi.

Molti gli interventi ipotizzabili secondo il disegno di legge della Regione Veneto, il progetto pilota che consente di ampliare fino al 20% i volumi degli edifici residenziali (o fino al 35% per le operazioni di demolizione e ricostruzione con criteri ecologici).

L'elenco dei lavori possibili va dalla costruzione di nuove stanze alla trasformazione del sottotetto, per finire con la chiusura di portici e verande e la costruzione di tavernette e locali di servizi. E gli interventi non riguardano solo ville e villette: anche nei condomini - dove tuttavia i vincoli sono maggiori - si può immaginare di chiudere i terrazzi o effettuare sopraelevazioni.

 

pag. 1
da Il Sole 24ore del 16.03.09


Le procedure. Il vero problema è l'intreccio delle norme. Tra Dia, silenzi assensi e possibili conflitti tra le amministrazioni.

Stato e Regioni preparano nuove regole che consentano interventi edilizi rapidi e miglioramenti alle costruzioni. Al momento, però, il quadro normativo è ancora in piena evoluzione. E alla fine potrebbe risultare molto disomogeneo per la sovrapposizione di norme nazionali, regionali e comunali.

L'interesse per le misure in discussione, comunque, è già altissimo. E, nell'attesa che le nuove regole entrino in vigore, privati, imprenditori, tecnici e uffici comunali possono cominciare a raccogliere dati che risulteranno utili in sede applicativa.

I proprietari di immobili in condominio, ad esempio, dovranno rileggere il rogito di acquisto, accertando se vi sia un unico proprietario del sottotetto o se l'ultimo livello sia a tutti comune. L'ampliamento potrebbe anche avvenire su area esterna comune a tutti, ad esempio realizzando un'ulteriore unità immobiliare nel giardino condominiale, accorpando i benefici del 20% che spettano ai singoli proprietari. Il consenso dei condomini ad un innalzamento del fabbricato potrebbe anche essere ottenuto in cambio di un miglioramento di tutte le strutture del palazzo, adeguandole da un punto di vista statico o di resa energetica.

Più facile è la decisione per chi ha case singole, poiché l'incremento non esige il consenso del vicino, scaturendo da una maggiore elasticità delle norme vigenti. Sui tecnici graveranno compiti rilevanti, perché sarà necessario calcolare il costo sia dell'operazione di ampliamento, sia delle necessarie opere di adeguamento statico e di sicurezza, con riferimento all'epoca di intervento e non a quella di costruzione dell'edificio. Calcoli e valutazioni dovranno poi essere accettati sia dai committenti privati (i proprietari), sia dalle amministrazioni, sottolineando che le opere potranno beneficiare di procedure abbreviate (silenzi, Dia) ma in tal caso aumenteranno le responsabilità del professionista.

A livello normativo, non è difficile prevedere un conflitto tra il meccanismo del bonus di superfici e le norme che condizionano sotto più aspetti le attività edilizie: dall'uso di energie rinnovabili agli impianti, dalle strutture portanti (articolo 29 della legge 14/2009), alle norme sulle barriere architettoniche e sui requisiti acustici.

A loro volta, i Comuni dovranno adeguarsi agli incrementi di superifici e volumi, ma potranno imporre standard urbanistici onerosi, sotto forma di contributi di concessione o di aree destinate a parcheggio da reperire. La maggior parte degli interventi minori dovrà poi essere filtrato nelle assemblee condominiali (...), coinvolgendo spesso anche i proprietari confinanti, qualora sorgano problemi di distanze o di vedute panoramiche impedite da nuove costruzioni.

È anche vero che le esperienze non mancano, specialmente in quelle Regioni che hanno applicato intensamente le norme sull'utilizzazione dei sottotetti (Lombardia, legge regionale 20/2005; Emilia Romagna, legge 11/1998; Piemonte, 21/1998; Veneto, 12/1999; Liguria, 24/2001). In questo caso, ai vantaggi dell'esperienza si contrappongono tuttavia le nuove classificazioni sismiche, che impongono valutazioni approfondite sia sulle parti nuove che su quelle preesistenti.

Tutti questi problemi si diluiscono quando si opera su scala piu vasta: infatti, i benefici suggeriti dal legislatore statale diventano consistenti qualora si intervenga su interi manufatti in degrado o quando sia possibile intervenire su caserme, scuole, colonie, aree produttive dimesse, scali ferroviari in disuso, complessi demaniali. Tutti questi luoghi lievitano immediatamente di valore e, liberi da problemi condominali, possono avviarsi a una ristrutturazione che può beneficare di aumenti di superficie fino al 35 per cento. E non è tutto, perché il vantaggio quantitativo si cumulerà - per gli interventi di più ampio respiro - con una maggiore autonomia dei privati rispetto ai Comuni.

Fino a oggi gli enti locali esigevano, con finalità perequative, la cessione di aree o volumi in occasione di ristrutturazioni urbanistiche. Ora che lo Stato garantisce premi assoluti di volumetria, da calcolare sull'esistente, si preclude agli enti locali la possibilità di esigere quote edificatorie. Più che da una forma di sanatoria indiretta (impedita da norme tecniche e da liti condominiali), dannose conseguenze potrebbero quindi derivare da una cristallizzazione dei tessuti urbanistici esistenti a causa del loro consolidarsi in strutture premiate dall'incremento di volumetria o di superficie.

 

di Guglielmo Saporito
da Il Sole 24ore del 16.03.09


CONDOMINI E CAPANNONI - Sottotetti e balconi in pole position. L'aumento del 20% utilizzabile anche per i vani comuni, dai locali caldaia alla raccolta rifiuti.

La facoltà di ampliare le costruzioni esistenti, anche creando nuovi vani, ha già acceso l'immaginazione dei condomini. Per amministratori e proprietari si tratterà di sopportare le ansie e le polemiche che negli anni passati si erano incentrate su situazioni sostanzialmente simili, quali il recupero dei sottotetti o la istituzione di autorimesse sotterranee, consentite dalla legge 122/1989, sui parcheggi pertinenziali da realizzare anche nel sottosuolo comune (con votazioni assunte a maggioranza).

Gli interventi. Le buone esperienze degli anni passati potranno essere ripetute in molte altre situazioni. L'ambito più canonico riguarderà l'incremento di vani comuni (e più ancora di anditi comuni) già esistenti. Si può pensare alle corsie delle autorimesse interrate, che devono essere ampliate anche per soddisfare la normativa sulla prevenzione degli incendi, oppure all'istituzione di ulteriori locali da destinare ai servizi comuni.

Poi ci sono i vani da utilizzare per lo stoccaggio dei rifiuti: costituiranno buon terreno di applicazione delle nuove regole e potranno risolvere problemi acuti, soprattutto in alcuni quartieri delle nostre città. Si pensi alle difficoltà di disciplinare la raccolta differenziata, oppure agli spazi necessari per raccogliere i rifiuti di ogni tipo, generati da ristoranti o dalle tante altre attività commerciali forzatamente inserite nei centri storici.

Inoltre, da alcuni anni e con frequenza sempre maggiore, le coperture piane dei nostri condomini ospitano le nuove centrali termiche funzionanti a gas. Ebbene, spesso la sistemazione delle centrali termiche nella sommità dell'edificio ha comportato l'abbandono dei locali che ospitavano la caldaia e che non possono trovare nuovo impiego se non dopo incisiva ristrutturazione o, addirittura, importante ampliamento. Analogo discorso per i sottotetti comuni.

Nelle situazioni indicate, le assemblee e i condomini potranno muoversi adottando i tradizionali strumenti offerti dalla disciplina condominiale e le decisioni potranno essere assunte a maggioranza, richiedendosi a seconda dei casi e dell'importanza della realizzazione da eseguire i quorum previsti per le opere straordinarie oppure per le innovazioni (rispettivamente: almeno 500 millesimi e la maggioranza degli intervenuti in assemblea; almeno 667 millesimi e la maggioranza dei condomini).

I limiti alle possibilità di intervento della assemblea saranno dati anzitutto dal rispetto della sicurezza statica degli edifici e delle precedenti destinazioni, ricordando che il secondo comma dell'articolo 1120 del Codice civile considera illegittime tutte le innovazioni che rendano inservibili le cose cOmuni, anche a un solo condomino. Quindi, se le nuove opere - anche quelle eseguite su singole unità immobiliari - comportino variazioni dell'aspetto esteriore dell'edificio, si dovranno considerare il decoro architettonico e le clausole contenute nei regolamenti, che potrebbero anche inibire qualsiasi modifica esterna, in barba alla legge sugli ampliamenti.

L'esperienza concreta, però, proporrà anche situazioni non indirizzate alla semplice modifica delle parti comuni ma addirittura al passaggio dalla proprietà comune ad altre forme di titolarità. Infatti, perché davvero si crei nuova ricchezza, occorre che la vecchia centrale termica dismessa o il sottotetto comune possano essere non soltanto ristrutturati e ampliati ma anche ceduti a chi possa utilizzarli al meglio, soprattutto se i condomini non hanno più ragione o interesse a usarli in comune.

I precedenti. Sino ad oggi il fenomeno è stato sperimentato sultanto con la già citata legge sui parcheggi. A prima vista, sembra strano che con un voto a maggioranza si possa passare dalla proprietà comune del sottosuolo alla istituzione di parcheggi di pertinenza delle singole abitazioni. Ma nei fatti la legge ha funzionato in molte occasioni e con soddisfazione di molti.

Per cedere le parti comuni, invece, occorre il consenso scritto di tutti i condomini. Oppure si renderanno necessarie nuove norme analoghe a quelle sui parcheggi. Anche accelerando l'esame dei disegni di legge sulla riforma del condominio (As 399 e 355), giacenti alla commissione Giustizia del Senato. Nel due Ddl è contenuta una disposizione che consentirebbe all'assemblea di provvedere a più adeguate sistemazioni per le cose e per i vani che non servano più all'interesse comune.

LE NOVITA'

Gli ampliamenti

  • Allargare le corsie delle autorimesse interrate
  • Nuovi vani in cortile o nel piano interrato per lo stoccaggio dei rifiuti al fini della raccolta differenziata
  • Sfruttamento del locale caldaia quando questa sia stata trasferita sul tetto o ci sia stato il passaggio al termoautonomo
  • Trasformazione dei sottotetti comuni in locali abitativi di proprietà comune, eventualmente con sopraelevazione

Le maggioranze in assemblea

  • Se le modifiche da approvare riguardano opere di manutenzione straordinaria, occorrono almeno 500 millesimi e la maggioranza degli intervenuti in assemblea
  • Se le modifiche da approvare riguardano innovazioni, occorrono almeno 667 millesimi e la maggioranza dei condomini
  • Quando i beni immobili comuni vengono invece ceduti a chi intende sfruttarne le potenzialità, occorre il consenso scritto di tutti i condomini

Gli ostacoli insormontabili

  • La sicurezza statica dell'edificio e il suo «decoro architettonico» non possono in ogni caso essere lesi e la violazione può essere rilevata in ogni momento

L'IMPATTO DELLE NUOVE REGOLE. I punti principali delle nuove regole predisposte dal Governo (che potranno essere adottate dalle Regioni) e il numero di immobili potenzialmente interessati a livello nazionale.

  • +20% - AMPLIAMENTO DEGLI EDIFICI. Il disegno di legge regionale approvato dalla Giunta della Regione Veneto, che fa da modello per le altre Regioni, consente di ampliare gli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume se destinati a uso residenziale e del 20% della superficie coperta se adibiti a uso diverso. La richiesta di ampliamento va depositata entro il 31 dicembre 2010.
  • +30% - DEMOLIRE E RICOSTRUIRE. Gli edifici costruiti prima del1989 possono essere demoliti e ricostruiti, anche su area diversa, con un aumento fino al 30% del volume per gli edifici residenziali e della superficie per quelli a uso diverso (con fonti rinnovabili o bioedilizia si sale al 35%). Gli edifici devono essere inadeguati sugli standard attuali e non sOttoposti a tutela culturale, ambientale e paesaggistica.
  • 9,4 milioni - VILLE E VILLETTE. Le ville e le case abitate da una o due famiglie sono 9,4 milioni (stime Cresme). In questi edifici il popolo dei piccoli proprietari potrà aumentare fino al 20% i volumi, realizzando nuove stanze, mansarde, sopraelevazioni, tavernette, verande o altri locali simili. Se l'ampliamento in continguità è impossibile, si potrà fare un corpo edilizio separato.
  • 1 milione - CONDOMINI. Meno numerosi di ville e case indipendenti, i condomini ospitano 12 milioni di famiglie, quasi metà del totale. Anche in questo caso, l'ampliamento può riguardare il 20% dei volumi ed essere realizzato separatamente per ogni unità immobiliare. Sopraelevazioni e chiusura dei balconi sono gli interventi più comuni.
  • 31,1 milioni - ALTRI EDIFICI. Negli edifici adibiti a uso diverso da quello residenziale - più di 31 milioni secondo le ultime statistiche catastali - l'ampliamento va riferito al 20% della superficie coperta: capannoni, uffici, centri commerciali e centri commerciali rientrano nella tipologia di immobili su cui è possibile intervenire.
  • 2,2 milioni - CASE VUOTE O FATISCENTI. Gli immobili costruiti prima del 1989 per i quali può essere conveniente valutare l'opzione «demolire e ricostruire con ampliamento fino al 30%» sono principalmente quelli abbandonati e disabitati (due milioni secondo le stime Assoedilizia) e quelli abitati ma in pessimo stato di conservazione (250mila per l'Istat).

 

di Eugenio Antonio Correale
da Il Sole 24ore del 16.03.09


INTERVENTO - Vecchi edifici, meglio un premio del 50%

Sono oltre 3,5 milioni in Italia le abitazioni realizzate nel dopoguerra che hanno raggiunto la soglia critica di invecchiamento. Sono edifici, quasi sempre collocati nelle aree periferiche delle città, che costituiscono una emergenza sociale e ambientale. Parlare di riabilitazione urbana, quindi, non significa solo proporre una soluzione ai problemi di sicurezza statica, obsolescenza impiantistica e inefficienza energetica degli edifici, ma anche puntare a obiettivi di qualità ambientale, sostenibilità e coesione sociale.

In questo contesto si inserisce l'iniziativa del Governo che invita le Regioni a consentire interventi di integrale demolizione e ricostruzione di edifici costruiti prima del 1989, anche su area diversa, con aumento della cubatura e/o della superficie esistente fino al 30% (o del 35% in caso di utilizzo di tecniche edilizie di bioedilizia o di ricorso a energie rinnovabili).

L'iniziativa, se vedrà la luce nella versione anticipata nei giorni scorsi, rappresenta uno strumento interessante. Solo per fare un esempio, secondo i dati Istat elaborati da Assimpredil/Ance, in provincia di Milano gli edifici residenziali costruiti prima del 1989 rappresentano il 78% del totale degli edifici. E l'età media degli edifici residenziali è di 45anni, dato che sale a 53 anni nella città di Milano.

Il tema della sostituzione dello stock edilizio, del resto, non è di facile soluzione, considerato l'elevato frazionamento della proprietà privata, la bassa capacità economica dei proprietari in contesti degradati, la scarsa propensione alla mobilità della utenza insediata, la sfiducia culturale nella possibilità di innalzare la qualità ambientale e architettonica, la rigidità normativa.

Sarà sicuramente più semplice avviare processi di "rottamazione" edilizia laddove i complessi edilizi sono di proprietà pubblica non frazionata. Troppo spesso quegli stessi edifici sono stati oggetto di interventi di semplice maquillage che hanno finito per produrre l'effetto contrario, consolidando il degrado e sprecando risorse pubbliche sempre più rare.

Come costruttori ci auguriamo che la norma in questione venga sfruttata per attivare procedure concorsuali di riabilitazione urbana aperte agli operatori privati tali da generare:

  • una concentrazione finanziaria sugli obiettivi prioritari;
  • una razionalizzazione della spesa pubblica e una mobilitazione di risorse private.

Infatti, il volume aggiuntivo - una volta posto in vendita - potrà in parte finanziare l'intervento pubblico e generare un virtuoso mix funzionale. Tuttavia, sulla base di modelli finanziari, è possibile calcolare come l'incremento volumetrico proposto, nel caso di interventi sul patrimonio pubblico, sia quantitativamente troppo basso per poter ricorrere solo in maniera marginale a finanziamenti pubblici. Il livello di premialità dovrebbe essere più elevato, nell'ordine del 50 per cento.

Se poi il legislatore nazionale accompagnasse il provvedimento oggi in discussione con incentivi quali la defiscalizzazione dei trasferimenti di proprietà nell'ambito dei comparti urbanistici, l'equiparazione a beni strumentali degli immobili destinati alla locazione, la rimodulazione della fiscalità sul reddito da locazione equiparandola a quella sugli investimenti mobiliari, l'eliminazione dell'Ici sul magazzino dell'impresa, le nostre città potrebbero realmente cambiare volto.

 

di Claudio De Albertis, Presidente di Assimpredil
da Il Sole 24ore del 16.03.09


FABBRICATI INDIPENDENTI - L'Italia delle villette progetta nuovi spazi. Dal portico alla «stanza in più» i lavori ammessi se i provvedimenti del Governo diventeranno legge.

Allarghiamoci. La parola magica che dovrebbe rilanciare l'edilizia è quella, la possibilità di aumentare di un quinto il volume della propria casa, senza troppe complicazioni. Ma nel "piano casa" è anche prevista un'altra opportunità: abbatto, ricostruisco e la casa cresce del 30 per cento. Senza dimenticare che nella filigrana del provvedimento si riesce a leggere anche una parola proibitissima: sanatoria.

In queste pagine c'è il quadro della situazione e degli interventi possibili. Non c'è ancora un testo di legge ufficiale, ma ufficiali sono le dichiarazioni di parte governativa che indicano nel disegno di legge della Regione Veneto lo stampo originale della norma, più altre modifiche ai codici dei Beni culturali e dell'Edilizia. Il nuovo contesto normativo, perciò, sarà il risultato di una partita a tre: gli interventi legislativi del Governo, quelli delle Regioni e le regole dettate a livello comunale (...).

Secondo il "modello Veneto", anzitutto sarà possibile ampliare del 20% la volumetria abitativa, purché non osti la legislazione vincolistica. Secondo le anticipazioni sul testo allo studio del Governo, l'unico limite sarebbe costituito dal non arrecare «danno ai beni tutelati».

I primi a beneficiare della possibilità di ampliamento saranno i proprietari di ville e vilette: un potenziale importante, pari a circa 9 milioni di edifici. La gamma degli interventi possibili va dalla costruzione di nuove stanze alla chiusura di portici e verande, ma comprende anche la trasformazione del sottotetto e la creazione di tavernette o locali di servizio (...).

Alcune opere - come la realizzazione di verande è sopraelevazioni - potranno interessare anche i condomini, purché naturalmente ci sia accordo su sicurezza statica e decoro architettonico (...).

Poi ci sono le demolizioni con ricostruzione: con oltre due milioni di immobili abbandonati e fatiscenti potenzialmente interessati, questo potrebbe essere un volano importante per la ripresa dell'edilizia, incoraggiata dal "premio" del 30% in più. Case ex rurali, vecchi immobili di periferia e altri edifici simili potrebbero risorgere con discreto vantaggio economico per i costruttori. Ma il mercato è pronto ad assorbirli?

La nuova normativa sugli incrementi di volumi e superfici dovrà passare due step: il primo, quello del recepimento da parte delle Regioni. Per ora il consenso, più o meno esplicito, viene da Veneto, Sardegna, Lombardia e Calabria. Contrarie o dubbiose Puglia, Marche, Sicilia, Lazio, Toscana. In silenziosa attesa le altre. Nel secondo step, invece, entreranno in scena i Comuni, con la possibilità di dichiarare off limits determinate zone del proprio territorio.

Accanto al testo base che il Governo proporrà alle Regioni ci sarà l'intervento sui codici dei Beni culturali e dell'Edilizia, che - stando alle anticipazioni circolate la scorsa settimana - conterrà anche un'importante semplificazione: di fatto basterà un'asseverazione giurata del professionista per iniziare a costruire, abbattendo i tempi di attesa. E per la demolizione con ricostruzione basterà la Dichiarazione d'inizio attività (Dia). Per la sicurezza e la trasparenza del mercato immobiliare dovrebbe poi essere introdotto il Fascicolo del fabbricato, una carta d'identità con i connotati costruttivi e impiantistici e catastali dell'immobile.

Infine c'è la regolarizzazione del passato: anche nel 1994, la legge «padroni in casa propria», che semplificava le procedure edilizie, aveva aperto la strada al condono (ripetuto nel 2003). Con le nuove regole si potrà allargare il proprio immobile, purché ultimato entro il 2008. Secondo le prime indicazioni, una norma potrebbe prevedere che «l'accertamento postumo di conformità» sia sempre possibile anche per opere realizzate in un momento in cui erano vietate. Estremizzando il ragionamento, gli allargamenti (purché entro i limiti del 20%) e le demolizioni con ricostruzione senza permesso (purché con aumenti entro il 30%) potrebbero essere di fatto leciti anche se eseguiti nel passato, quando erano proibiti nella maggior parte dei casi. Oggi, invece, occorre la conformità alle norme sia del momento in cui le opere erano state eseguite sia a quelle in vigore.

  • SEMPLIFICAZIONE - Per aprire il cantiere sarà sufficiente una asseverazione giurata i firmata dal professionista responsabile dell'opera
  • ENTUSIASTI E SCETTICI - Sardegna, Lombardia e Calabria pronte al «modello Veneto», contrarie Toscana, Marche, Puglia, Sicilia e Lazio

 

di Cristiano Dell'Oste - Saverio Fossati
da Il Sole 24ore del 16.03.09


Casa, il premier rilancia il decreto. Berlusconi ai ministri: fare presto - Il Governo cerca il consenso dei Governatori. Il leader della Lega Umberto Bossi apre all'ipotesi di un decreto sul piano casa.

ROMA - Parte il confronto sul piano casa e subito Berlusconi tenta l'affondo e spinge sulla strada del decreto legge che renderebbe subito operativo tutto il pacchetto e avrebbe un effetto anti-crisi immediato. Nella riunione del Consiglio dei ministri di ieri è stato solo avviato l'esame del piano casa ma il Governo si è preso altro tempo, sia per verificare la percorribilità della strada del decreto, sia per mettere a punto meglio il perimetro della manovra.

Quello che è emerso dal confronto è che sembra difficilmente percorribile la strada del decreto legge per la parte di competenza delle Regioni, cioè l'incremento del 20% dei fabbricati e la demolizione e ricostruzione con un premio di cubatura. A impedirlo ci sono sia ragioni di opportunità politica che tecniche. Sulle prime pesano i dubbi della Lega. Il leader, Umberto Bossi, ieri ha aperto in modo sostanziale al piano: «Mi pare un progetto positivo - ha detto - che non riguarda chi ha costruito in modo abusivo e quindi mi pare impostato bene». Ma in serata il capogruppo della Lega Nord, Roberto Cota, ha precisato che si devono rispettare tre condizioni per il via libera del Carroccio: l'assegnazione dei nuovi alloggi del piano casa in via prioritaria ai giovani italiani, il rispetto dell'ambiente e delle competenze regionali. Dunque la Lega continua a rimanere dell'idea che le Regioni debbano avere carta bianca nell'impostazione del piano casa. Sull'argomento è intervenuto il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, il quale pur riconoscendo che «sulle cubature, la competenza è regionale» ha lasciato aperto uno spiraglio a una soluzione più operativa. «Lo strumento verrà deciso in seguito ma insieme con le Regioni con le quali immaginiamo un percorso condiviso». Per questo motivo Fitto vuole convocare «già la prossima settimana» una conferenza Stato- Regioni che si esprimerà sul testo del Governo.

L'altro elemento di cui si compone il pacchetto casa è quello della semplificazione dell'attività edilizia. Si prevede cioè la revisione di tutta la normativa sul permesso di costruire, sull'abusivismo e sugli interventi edilizi in aree vincolate. Anche in questo caso l'esame in Consiglio dei ministri è servito a sondare l'ipotesi dell'intervento immediato con decreto legge. E anche se devono essere compiute altre verifiche di tipo tecnico, per verificare ad esempio, i presupposti di urgenza e dunque ottenere il via libera del Quirinale, in questo caso la maggioranza dei ministri sembra appoggiare l'idea del decreto legge. «Credo si vada verso il decreto» ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Matteoli ha indirettamente smentito tensioni provenienti da An sulla proposta di Berlusconi e anzi ha spiegato che «visto che la proposta del presidente Berlusconi è largamente condivisa e può creare lavoro è opportuno non perdere tempo. Con il decreto si può fare prima». E Matteoli ha precisato che servono due settimane per la verifica.

Sul piano tecnico, la riforma punta a un ampliamento degli interventi che si possono fare senza nessun tipo di dichiarazione (si pensa a liberalizzare la manutenzione straordinaria e le opere interrate) e all'abolizione del permesso di costruire, sostituito da una dichiarazione giurata del progettista. Allo stesso modo si vuole anche abolire il certificato di agibilità rilasciato dal Comune e, al suo posto, prevedere una dichiarazione di conformità del direttore lavori. Il pacchetto comprende la revisione delle sanzioni in caso di abusivismo, che vengono alleggerite per i casi meno gravi e appesantite per quelli più seri. Allo studio l'ipotesi di renderè sempre possibile il «ravvedimento» sull'abuso, e di avviare una trattativa con il Comune per renderlo conforme ai piani e quindi sanarlo.

  • L'APERTURA DI BOSSI - Dopo le critiche della Lega, il via libera: progetto positivo. Allo studio dei tecnici la presenza dei presupposti per avere l'ok del Quirinale

Le misure

  • Edilizia privata. Ampliamento dell'attività libera fino a comprendere anche la manutenzione straordinaria e i garage; abolizione del permesso di costruire rilasciato dal Comune: al suo posto certificazione di conformità che è una dichiarazione giurata fatta dal progettista
  • Abusi edilizi. Definizione puntuale degli abusi: la costruzione è del tutto abusiva se vengono realizzati almeno 300 mq senza titolo o un piano in più alto almeno 2,50 metri. Possibile ravvedimento operoso: trattativa con il Comune per individuare una soluzione per la conformità urbanistica dell'immobile abusivo
  • Aree vincolate. Sanatoria postuma sempre ammessa se l'intervento edilizio non ha danneggiato i luoghi o non riguarda aree definite monumento nazionale. Sovrintendenza: parere obbligatorio ma non più vincolante sulle autorizzazioni per gli interventi edilizi
  • Ampliamenti in deroga. Per gli immobili residenziali e non, ampliamento consentito fino a un massimo del 20% in deroga agli strumenti urbanistici locali. Demolizione e ricostruzione consentite con un premio di cubatura che oscilla tra il 30 e il 35% ma le due misure devono essere decise dalle Regioni
  • Piano casa. Nuovi alloggi: intesa tra Governo e Regioni per ripartire 200 milioni e creare nuovi alloggi a canone moderato. L'intesa deve essere ratificata dal Cipe. Cdp: sta nascendo un fondo da un miliardo a cui partecipano anche le fondazioni

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 14.03.09


Alleanze inedite. Ance- Legambiente: no a speculazioni. «Puntare al risparmio energetico»

ROMA - I costruttori dell'Ance e gli ambientalisti di Legambiente si sono uniti ieri in un'insolita ma significativa alleanza per chiedere che il piano casa punti sul risparmio energetico, sul rinnovamento di qualità degli immobili e sull'utilizzo di energia pulita.

Le due associazioni hanno diffuso ieri un comunicato congiunto nel quale chiedono al Governo che «gli aumenti di cubatura previsti siano legati ad obiettivi di risparmio e di riqualificazione energetica da raggiungere anche, dove tecnicamente possibile, attraverso l'uso di energie da fonte rinnovabile».

Insomma sia secondo i costruttori che secondo gli ambientalisti il piano casa è un'occasione da non perdere per rinnovare e rendere più efficiente il parco degli immobili italiani. E dunque secondo loro il Governo dovrebbe spingere ancora di più sugli incentivi alla demolizione e ricostruzione con un premio di cubature, rendendo obbligatorio in questi casi anche il risparmio energetico. Cosa che al momento è solo facoltativa ma consente di portare al 35% dal 30% la volumetria in più acquisibile.

La demolizione e ricostruzione con il premio è una novità assoluta (se si esclude qualche sperimentazione nei piani comunali) che dovrebbe far decollare una vera economia della sostituzione. «È in questo campo che le imprese sane e strutturate come quelle dell'Ance - spiega il direttore dell'associazione dei costruttori, Gaetano Fontana - possono giocare un ruolo significativo, soprattutto impegnandosi a garantire un'architettura di qualità e un contributo sul fronte del risparmio energetico».

Sul piano casa il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, si è detto favorevole alla semplificazione «perché per un permesso di costruire le attese sono bibliche, ma è necessario intensificare i controlli pubblici». L'Ance è consapevole della spinta che può dare all'edilizia un piano puntato molto sulla semplificazione e sulla possibilità di costruire in deroga agli strumenti vigenti ma vuole che questo avvenga «favorendo le imprese sane che non attuano una concorrenza sleale né sui prezzi né sulla manodopera».

Molto più dura la presa di posizione di Legambiente (singolarmente) sulla riforma delle procedure per l'edilizia. Il presidente, Vittorio Cogliati Dezza, ha definito un «condono permanente» la possibilità di sanare gli abusi con il ravvedimento operoso. E ha tuonato contro l'abolizione del permesso di costruire: «A certificare che va tutto bene sarà sempre il progettista e il Comune avrà appena 30 giorni di tempo per le verifiche, poi partono i lavori. Gli uffici tecnici diventano insomma uffici postali a cui inviare certificati di conformità e Dia».

Dai rischi di un allentamento eccessivo dei controlli ha messo in guardia anche il presidente del Pmi dell'Aniem, Fabrizio Marchi. Secondo Marchi «una particolare attenzione dovrà essere riservata alla sostituzione della Dia con la certificazione di conformità per non rischiare di premiare gli operatori meno qualificati con un'eccessiva deregulation».

Sul pacchetto casa è intervenuta poi anche Confedilizia. Ieri è sceso in campo il suo presidente, Corrado Sforza Fogliani che ha tuonato contro il ritorno del fascicolo del fabbricato, obbligatorio secondo la proposta per gli edifici nuovi e facoltativo per i vecchi. «È una vera e propria contraddizione - ha affermato - che, nel momento in cui si cerca di far partire l'edilizia sburocratizzando, si inserisca nel Piano casa il vecchio arnese del libretto casa, che rilancerà non l'edilizia ma carte su carte e basta». Confedilizia si è detta quindi contraria a qualsiasi onere in più che gravi sui proprietari di casa.

  • CONFEDILIZIA - «È una contraddizione il ritorno del fascicolo del fabbricato mentre si cerca di far ripartire il settore sburocratizzando»

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 14.03.09


Bonus volumetrico. Demolizioni, effetto limitato al «micro». Difficili in Italia vasti programmi di rinnovamento urbano

ROMA - Demolire e ricostruire, meglio e più di prima, con forti incentivi, snellimenti procedurali e un guadagno netto sul valore immobiliare. La possibilità alletta sia i proprietari, sia i costruttori a caccia di stabili da ampliare e mettere a reddito. E sarà questo l'effetto più immediato dell'annunciato bonus volumetrico del 30-35% sulla sostituzione edilizia. Più difficile, invece, che l'incentivo stimoli vasti programmi di rinnovamento urbano, come quelli lanciati in Francia o nella Germania dell'Est dopo l'unificazione. Ancora più remota resta la disinvoltura delle città degli Stati Uniti nel plasmare le loro città.

«Le società o i singoli proprietari che hanno uffici o alberghi da ristrutturare - conferma Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare - sono molto interessati alla possibilità annunciata dal premier».

Riflessi sicuramente più lenti si avranno dove la proprietà privata è frazionata; ma anche nei grandi condomini pubblici. «E invece è proprio lì che servirebbe intervenire - segnala Angelo Artale, direttore della Federazione dell'industria delle costruzioni, che da anni promuove il rinnovamento urbano -; finalmente siamo a arrivati a discutere in senso ampio di abbattere e ricostruire in qualità». Secondo l'Istat, una casa su cinque tra quelle costruite fra il secondo dopoguerra e gli anni '70 sono in condizioni "mediocri" o "pessime": in valore assoluto significa più di un milione di edifici (un decimo di tutto lo stock abitativo). «L'ostacolo alla demolizione e ricostruzione di questo tipo di immobili - conferma Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - è l'estremo frazionamento della proprietà, che rende praticamente impossibile prendere una decisione di questa importanza».

Ma anche il condominio Iacp resta al palo. «La demolizione e ricostruzione di edifici pubblici fatiscenti, non è mai stata fatta perché non ci sono mai state le risorse per farlo», dice Federico Oliva, presidente dell'Inu (Istituto nazionale di urbanistica) e sostenitore di un dibattito "laico" sul rinnovamento urbano. «A partire dagli anni '80 la Francia ha cominciato a rinnovare le case popolari costruite vent'anni prima, investendo molte risorse pubbliche - aggiunge Oliva -; da noi sarebbe impossibile perché gli Iacp non hanno soldi. In ogni caso i programmi francesi hanno diluito la densità urbanistica, non l'hanno aumentata». E gli Stati Uniti? «Negli Usa - risponde Oliva - la casa nasce già come un prodotto industriale con un orizzonte di vita limitato; ma nelle città americane con 2-300 anni di storia, come Boston, gli americani fanno come noi: vincolano». Conclusione? «Per ora - riassume il presidente dell'Inu - la proposta del premier darà più uno positivo shock al dibattito sulla demolizione, latente da anni, che non all'economia del Paese».

Non manca chi segnala possili ricadute anche per le aree industriali dismesse, peraltro oggetto di impegnative riconversione in questi anni. «C'è ancora una enorme potenzialità - assicura Roberto D'Agostino, presidente dell'Associazione aree urbane dismesse - sempre che l'incentivo di cui si parla ammetta cambi di funzione».

«Un esempio fra i molti che offre la Germania dell'Est è quello di Leinefelde-Worbis segnala da Bruxelles Alice Pittini, ricercatrice del Cecodhas, l'associazione europea dei gestori di case pubbliche - con un progetto di alta qualità, premiato nel 2008 con il World habitat award, per rinnovare 2.500 alloggi, metà sostituendo e metà riqualificando».

In Italia un caso simile si sta studiando nel progetto firmato da Rem Koolhaas per il quartiere Sant'Elia a Cagliari. Il comune di Roma, invece, sta concludendo una impegnativa sostituzione edilizia, nell'area di Giustiniano Imperatore.
 

di Massimo Frontera
da Il Sole 24ore del 14.03.09


CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Cantieri con l'autocertificazione. Il governo ha iniziato a discutere il piano per il rilancio dell'edilizia. Abolito il permesso di costruire. Aumenti di cubatura del 20%.

Rilancio dell'edilizia popolare, possibilità di aumentare del 20% la volumetria degli edifici esistenti. Abbattimento e ricostruzione, con dimensioni più ampie del 30%, dei palazzi con oltre 20 anni di vita. Abolizione del permesso di costruire sostituito da una semplice autocertificazione. Introduzione di una procedura di conciliazione con ravvedimento operoso per concordare con il comune gli interventi necessari per mettere in regola gli edifici. Sono alcune delle novità del piano per il rilancio dell'edilizia privata che il governo ha cominciato a discutere ieri in consiglio dei ministri. Il piano, di cui per ora si conoscono solo pochi dettagli a cominciare dalla natura giuridica dell'intervento (disegno di legge o decreto legge, anche se nelle ultime ore, per esplicita ammissione del ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, sta sempre più prendendo piede l'ipotesi del decreto legge), fa già discutere.

Gli ingegneri plaudono al provvedimento «che avrebbe il merito di svecchiare una serie di costruzioni realizzate oltre 60 anni fa che vanno demolite e rifatte» (sono parole del presidente Paolo Stefanelli). Più cauti i costruttori che chiedono al governo di «puntare sulla qualificazione energetica e sull'edilizia di qualità». Secondo l'Ance, «gli aumenti di cubatura previsti nel piano devono essere legati a obiettivi di risparmio e di riqualificazione energetica anche, dove tecnicamente possibile, attraverso l'uso di energie da fonte rinnovabile». C'è chi invece intravede nel piano un condono mascherato. E' il timore di Legambiente. «Un piano scandaloso che consente di sanare tutto e sempre e supera ogni più cupa previsione», ha commentato il presidente Vittorio Cogliati Dezza il quale ha annunciato che chiederà a presidenti e assessori regionali di respingere il provvedimento. A Legambiente non va giù l'introduzione di una procedura di conciliazione con ravvedimento operoso che consentirebbe di aprire un contraddittorio con il comune per stabilire quali interventi possano rendere l'opera conforme al piano anche nei casi di abusi non sanabili. Una novità che, secondo l'associazione, allargherebbe le maglie ad autorizzazioni in deroga e accertamenti postumi di conformità che di fatto diventano automatici. «In pratica si può sanare tutto e sempre. Sarebbe stato il sogno dei proprietari di Punta Perotti e dell'Hotel Fuenti a Vietri sul Mare».

Nel mirino anche l'abolizione del permesso a costruire. «La novità», lamenta Legambiente, «si applicherebbe alla casetta al mare, ma anche ai grattacieli di Piano a Torino o quelli della ex fiera di Milano. A certificare che va tutto bene sarà sempre il progettista e il comune avrà appena 30 giorni di tempo per le verifiche, dopodiché partono i lavori. Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd, invece, confida in un dietrofront del governo: «speriamo che il rinvio dell'approvazione del piano casa porti consiglio e gli annunci sbagliati e pericolosi avanzati da Berlusconi vengano stralciati dal provvedimento definitivo»

Confedilizia, invece, protesta per la reintroduzione del fascicolo di fabbricato, considerato una misura contraddittoria in quanto «aggravio burocratico nel momento in cui si cerca di far partire l'edilizia sburocratizzando».

 

di Giovanni Galli
da Italia Oggi del 14.03.09


EDILIZIA - Slitta il primo sì al piano casa, confermata l'ipotesi sanatoria in aree vincolate. Non c'è ancora intesa nella maggioranza sul perimetro del Ddl - Confermata l'ipotesi della sanatoria in aree vincolate. Oggi solo l'avvio dell'esame al Consiglio - Berlusconi: avrei voluto fare un decreto.

ROMA - «Siamo una coalizione, dobbiamo discutere con gli alleati». Silvio Berlusconi, spiega così la decisione di arrivare in più riprese ad approvare il piano casa e conferma che il Consiglio dei ministri oggi si limiterà ad avviare la discussione sull'intero-pacchetto di misure a sostegno della casa e dell'edilizia. Sarà necessaria almeno un'altra settimana e un'altra seduta perchè il piano veda la luce. E Berlusconi confessa che avrebbe voluto «un decreto ma faremo un disegno di legge».

Alla vigilia della decisione, quindi, diventa chiaro che è necessario più tempo per arrivare a un testo condiviso da tutta la maggioranza, prima fra tutte la Lega Nord, che con il suo leader, Umberto Bossi, aveva espresso la necessità «di capire bene cosa ha in mente Berlusconi». E aveva ribadito la necessità di tutelare il territorio.

Trattative e mediazioni sono ancora in corso, quindi, sia in Consiglio dei ministri dove oggi tutta la squadra di Governo avrà modo di esprimere la propria posizione, sia a livello tecnico, con un lavoro di riscrittura e modifica delle bozze del Ddl che non si fermerà per tutta la settimana.

Non è preoccupato nè stupito da questo rallentamento del piano casa il vicepresidente della Camera, nonchè responsabile per il Pdl delle Infrastrutture, Maurizio Lupi: «È un metodo che la maggioranza ha già seguito per provvedimenti importanti quello di avviare la discussione in sede politica e di dedicare quindi un po' di tempo all'approfondimento dei problemi». Lupi ricorda che «è necessario anche un confronto con le Regioni» e che le questioni in ballo sono molto importanti e delicate: «Si tratta di mettere mano al testo unico dell'edilizia e al Codice Urbani e di avviare una semplificazione strutturale».

Infatti le bozze prevedono facilitazioni per tutti gli interventi edilizi. È confermata infatti l'intenzione di abolire il permesso di costruire e di sostituirlo con una «certificazione di conformità» del progettista che consiste sostanzialmente in una asseverazione giurata del rispetto degli strumenti urbanistici e delle norme igienico sanitarie. È ampliata poi l'area dell'attività edilizia del tutto libera da qualsiasi dichiarazione e certificazione, che arriva fino a ricomprendere «opere interrate nei limiti del 20% del volume del fabbricato». In pratica, se verrà mantenuta fino alla fine questa impostazione, sarà possibile costruire garage senza alcuna autorizzazione.

Così come - sempre nelle bozze circolate ieri - era confermata la scelta di rendere sempre possibile l'autorizzazione in sanatoria, quindi postuma, per gli interventi edilizi nelle aree vincolate a condizione che non danneggino i luoghi vincolati. Ma su questo punto, naturalmente molto delicato, il confronto è aperto. Il disegno di legge nella sua attuale formulazione dovrebbe precisare meglio il reato di lottizzazione abusiva, stabilendo in quale percentuale di edificazione scatta il reato stesso. Nell'ultima versione è anche contenuto l'inasprimento delle sanzioni in caso di costruzione del tutto abusiva.

Sempre oggi, il Consiglio dei ministri deve cominciare a esaminate anche l'atto di indirizzo rivolto a tutte le Regioni con il quale si suggerisce di consentire l'ampliamento dei fabbricati esistenti fino al 20% e la demolizione e ricostruzione di immobili con oltre 20 anni con un premio di volumetria che può arrivare fino al 35%. Si tratta, in sostanza, della proposta già approvata dalla giunta del Veneto.

Intanto ieri è andato in porto uno dei tasselli del piano casa "pubblico", ovvero quello di sostegno alla domanda abitativa: Regioni, Comuni e Governo hanno raggiunto in Conferenza unificata l'intesa sulla ripartizione di 550 miliardi destinati all'housing sociale. Ora il piano passa alla fase operativa. Come ha spiegato il sottosegretario alle Infrastrutture. Mario Mantovani «a fine marzo il testo verrà approvato dal Cipe e quindi sarà emanato il decreto che renderà immediatamente disponibili 200 milioni di euro per le Regioni e 150 per il Fondo immobiliare nazionale. A quest'ultimo fondo, che avrà la dotazione di almeno un milione di euro, parteciperanno anche la Cassa depositi e prestiti e le Fondazioni bancarie».

  • MAURIZIO LUPI - Il vicepresidente della Camera: «È una semplificazione strutturale che andrà discussa anche con le Regioni»

Novità e conferme

  • 1 - Certificazione di conformità. Prende il posto del permesso di costruire e consiste in una dichiarazione giurata del progettista che attesta che l'opera da realizzare è conforme alle norme urbanistiche e sanitarie
  • 2 - Senza autorizzazione. Senza bisogno di chiedere autorizzazioni e di informare il Comune sarà possibile costruire garage interrati, che occupino fino a un massimo del 20% dell'abitazione
  • 3 - Autorizzazione in sanatoria. E' possibile sempre su richiesta dell'interessato ma l'intervento edilizio non deve aver danneggiato l'area vincolata. Non è più vincolante il parere della Sovrintendenza.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 13.03.09

 

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data pubblicazione: domenica 22 marzo 2009
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