Casa, slitta il piano del Governo

Regioni & Piano casa - agg. rassegna stampa

[26/22 marzo 2009] 

Il piano casa riparte da zero. Tavolo Governo-Regioni per arrivare a un testo la prossima settimana. Casa, slitta il piano del Governo. Le Regioni: decreto scongiurato.

Il piano casa slitta: niente decreto legge venerdì in Consiglio dei ministri, Palazzo Chigi prende tempo e apre un tavolo tecnico-politico con le Regioni per arrivare a un nuovo testo entro la prossima settimana. Per Silvio Berlusconi «non è una frenata», ma una confronto sullo «strumento» da adottare; e comunque in Cdm «qualcosa ci sarà». I governatori: senza decreto pronti al confronto. Il Pd: ora il Governo discuta con noi in Parlamento.

ROMA - Il piano casa riparte da zero. Il Governo accantona il decreto legge, anche nella sua versione ridimensionata voluta martedì dal premier. Oggi si apre un tavolo tecnico per cercare un minimo comun denominatore con le Regioni, da tradurre poi in disegno di legge o decreto legge, qualora la condivisione fosse davvero forte. Escluso che domani il Consiglio dei ministri possa decidere, anche se Berlusconi in serata, da Napoli, ha detto che «venerdì qualcosa ci sarà». Cancellato anche il preconsiglio di oggi, dedicato alla casa. «Il tavolo tecnico - ha detto il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto - entrerà nel merito di tutte le misure e concluderà il lavoro entro martedì prossimo; dopo ci sarà una nuova conferenza unificata per valutare il lavoro congiunto e anche lo strumento e il merito».

Ancora più esplicito il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, che pure si era a lungo speso per una mediazione che sbloccasse subito un decreto leggero con il consenso della Conferenza delle Regioni. «Il Governo - ha commentato - ha deciso di ritirare un decreto che, riguardando materie di competenza regionale, avrebbe sollevato discussioni e conflitti a non finire. Le Regioni hanno acconsentito a sedersi sin da subito al tavolo con l'obiettivo di raggiungere un accordo in tempi rapidi che vada nella direzione già indicata dal Governo: rilancio dell'economia, sostegno al settore edilizio, semplificazione delle norme nel rispetto delle competenze». Il confronto riparte quindi non sulla base del decreto legge, ma di una ricognizione a tutto campo dei problemi del settore e dei freni che ne rallentano l'azione.

A intestarsi la vittoria sul rinvio è anche il leader del Pd, Dario Franceschini. «Il Governo - ha detto - ha fatto marcia indietro, ora si discuta in Parlamento un vero piano casa e non un decreto cementificazione». Alla fine è passata la linea dei Governatori del centro-sinistra, che, forti dell'appoggio del Quirinale, si erano opposti fin dall'inizio allo strappo del decreto legge. Si è capito subito che la mediazione di Formigoni ieri non avrebbe funzionato e che sarebbe stato meglio tenerla pronta per i prossimi giorni. Lo stesso Berlusconi ha introdotto la Conferenza unificata ieri mattina smussando tutti gli angoli e accorciando le distanze rispetto alla posizione delle Regioni. Non solo ha ribadito la volontà di raggiungere un accordo con le Regioni e ha escluso che l'ipotesi del decreto legge sia l'unica sul tavolo. È entrato anche nel merito delle bozze circolate nei giorni scorsi.

«Non sono idee mie - ha detto il premier - né la possibilità di acquistare il diritto di ampliare la casa dal vicino né gli ampliamenti nei centri storici o nei condomini». Il premier ci ha però tenuto a precisare che quello del Governo «non sarà un piano per sole villette, perché il 50% delle abitazioni sono unifamiliari o bifamiliari».

In effetti, i numeri distribuiti ieri da Confartigianato confermano quanto nei giorni scorsi aveva già detto il Cresme: l'intervento edilizio, pur limitato alle unità residenziali mono o bifamiliari, produrrà un effetto molto forte sul settore delle costruzioni. Per l'organizzazione degli artigiani il piano può contribuire a creare 97.965 posti di lavoro, aumentando del 5,3 per cento l'occupazione e del 4,8 per cento il fatturato del settore costruzioni. Il rapporto analizza l'impatto del provvedimento annunciato dal governo sulle piccole imprese fino a 50 addetti: stima in 11.484.582 le abitazioni potenzialmente interessate e in 300.114 il numero di interventi di ampliamento che potranno essere attivati per un maggiore fatturato complessivo di 10.804 milioni.

  • BERLUSCONI - «Vogliamo l'intesa, non necessariamente sarà un decreto». Poi in serata: qualcosa domani ci sarà in Consiglio dei ministri

ISTITUTO DI ARCHITETTURA - «Ora puntare sulla qualità degli edifici». Promuovere un grande piano di demolizione di edifici obsoleti, soprattutto nelle nostre periferie, per incoraggiare una ricostruzione condotta con criteri di qualità architettonica ed energetica può rappresentare una grande opportunità per il nostro territorio. Un'opportunità non solo dal punto di vista del miglioramento delle prestazioni energetiche, statiche, impiantistiche ma anche per la crescita della qualità degli spazi di vita delle nostre città. È questa l'opinione dell'Istituto nazionale di archiettura (Inarch) che guarda con grande interesse ad alcuni aspetti del piano casa allo studio del Governo.

I PALETTI DELLE REGIONI

  • No a scavalcare piani regolatori e ai regolamenti edilizi: le Regioni di centro-sinistra si dicono disponibili alla deregulation ma soltanto se velocizza interventi posti all'interno delle regole urbanistiche vigenti. Niente deroga a piani regolatori e regolamenti edilizi.
  • No al decreto legge: un intervento per il rilancio edilizio è possibile solo se c'è un accordo preventivo con la Conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali.
  • Una legge statale di soli principi: va lasciata alle leggi regionali la legislazione di dettaglio.
  • Una casa per chi non ce l'ha: le Regioni chiedono di avere tutti i 550 milioni del decreto Di Pietro per l'edilizia residenziale, prima azzerati da Tremonti e poi recuperati per una prima tranche di 200 milioni.
  • Sì alla demolizione e ricostruzione, ma per operazioni "guidate" dalle amministrazioni.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 26.03.09


La via stretta del protocollo. Per i Governatori di centro-sinistra modello ammortizzatori sociali.

Dietro il duro scontro che ha opposto il premier alle Regioni governate dal centro-sinistra non mancano spiragli per trovare un accordo che porti, nei prossimi giorni, a un testo condiviso sulla politica per la casa e l'edilizia. Lo ha fatto balenare Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e durissima oppositrice del piano casa berlusconiano, quando ieri ha detto che «si può trovare una soluzione, purché sia nel rispetto della legalità e della costituzionalità, per rilanciare l'economia e l'edilizia. Il Governo potrebbe mettere a punto una normativa di principio e noi da subito faremmo la nostra parte».

Ai Governatori di centro-sinistra non dispiace, in fondo, il pacchetto delle semplificazioni, se riscritto per accelerare gli interventi coerenti con i piani regolatori. Quel che non possono accettare è la deregulation «in deroga ai Prg e ai regolamenti edilizi»: l'idea che ognuno si faccia l'ampliamento senza rispondere a nessun criterio urbanistico è inaccettabile per la cultura urbanistica del Pd. Mentre le semplificazioni delle ristrutturazioni a base di Dia (dichiarazione di inizio attività) e SuperDia (una sorta di autocertificazione dell'intervento) - se compatibili con i Prg - sono proliferate in molte leggi regionali. Per non parlare della demolizione e ricostruzione che può essere la leva per un rilancio in grande stile del rinnovo urbano.

La mediazione del ministro Fitto e di Roberto Formigoni può quindi portare lontano. L'accordo sarebbe per il Governo un modo per uscire dall'angolo e approdare a un risultato utile. Come ha spiegato il presidente dell'Emilia-Romagna e della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, è necessario, però, sgomberare subito il campo dagli equivoci: nessuno strappo rispetto alle Regioni, ma accordo preventivo su un provvedimento condiviso; rispetto della Costituzione con una legge statale che sia solo di principi, lasciando alle Regioni la legislazione di dettaglio; inserimento nell'accordo del vero "piano casa". «Di tutto si parla meno che di un piano per chi la casa non ce l'ha», spiega Rita Lorenzetti, presidente dell'Umbria, con riferimento al piano dell'edilizia residenziale e ai 550 milioni previsti dal decreto Di Pietro e azzerati da Giulio Tremonti (salvo ripristinarne ora 200).

«Da anni si attende di definire in una legge statale alcuni principi fondamentali come la perequazione o il piano regolatore operativo, che molte Regioni hanno già inserito nella propria legge. Spazi per ammodernare e velocizzare ci sono», dice ancora Lorenzetti. Forse l'idea di Berlusconi di asciugare l'intervento non è l'unica strada per arrivare a un protocollo sulla casa «che sia come quello sugli ammortizzatori sociali».

  • NIENTE DEROGHE AI PRG - Semplificazioni compatibili con il piano regolatore, nuovi principi urbanistici, edilizia residenziale: gli elementi per un accordo quadro

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 26.03.09


Piano casa, le regioni dicono no. Slitta il dl

Nulla di fatto sul piano casa. Il decreto legge contenente il piano straordinario del governo per rilanciare l'edilizia privata non andrà domani in consiglio dei ministri. Decisivo è stato il no unanime dei governatori che nel corso dell'incontro con Berlusconi a palazzo Chigi hanno chiesto lo slittamento del provvedimento, giudicato incostituzionale in quanto lesivo delle prerogative regionali in materia di edilizia. «Abbiamo detto con molta chiarezza che il decreto dal punto di vista delle competenze, ha un profilo incostituzionale, anche se nel merito dei contenuti possiamo essere d'accordo su alcune cose», ha commentato il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani.

La delegazione dei governatori ha espresso la propria contrarietà anche all'utilizzo della decretazione d'urgenza, auspicando «soluzioni condivise sul piano degli investimenti e della velocizzazione delle procedure nel settore dell'edilizia». Un compito difficile per il governo che si è preso qualche giorno in più di tempo. «Dovremo trovare l'accordo entro martedì», ha annunciato il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, «poi verrà convocata un'altra Conferenza stato-regioni». Nel frattempo il piano casa non sarà portato in consiglio dei ministri. Fitto lo ha detto a chiare lettere: «con le regioni ci sarà un percorso di confronto, è evidente che il consiglio dei ministri di venerdì non approverà nulla». E già oggi il ministro pugliese inizierà un giro di incontri tecnico-politici per sbloccare la situazione.

Lo slittamento del decreto piace all'Anci secondo cui «ora il rapporto tra governo ed enti locali è stato reimpostato sui giusti binari. «Lo strumento che ci è stato presentato e alcuni suoi contenuti non erano condivisibili e creavano anche una condizione estremamente difficile per i comuni sia dal punto di vista dei rapporti istituzionali sia dal punto di vista della possibilità di dare risposte efficaci ed efficienti», ha commentato il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici.

 

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da Italia Oggi del 26.03.09


DECRETO IN SALITA - Condominio fuori dal piano casa. Casa, decreto più difficile
Il capo dello Stato: rispettare le Regioni - Berlusconi: decideremo con loro.

I condomini non saranno compresi nel piano casa, almeno per la parte fondamentale dell'ampliamento delle cubature del 20%. In dubbio il ricorso a un decreto legge. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto ieri al premier Silvio Berlusconi una lettera personale con cui ha ricordato che un decreto dovrebbe comunque rispettare l'articolo 117 della Costituzione e le competenze delle Regioni. Il Governo ha ritirato l'emendamento al Ddl sul federalismo fiscale che delegava l'Esecutivo a introdurre la cedolare secca sui redditi da affitto.

ROMA - Un'intesa alla Conferenza Stato-Regioni diventa decisiva per l'intero piano casa. E per capire se resista o meno l'ipotesi di un decreto legge. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto ieri al presidente del Consiglio, Silvio Ber1usconi, una lettera personale con cui ha ricordato che un decreto legge dovrebbe comunque rispettare l'articolo 117 della Costituzione e le competenze delle Regioni in materia di urbanistica.

Lo stesso presidente del Consiglio, durante il viaggio sul Frecciarossa Milano-Roma, aveva ribadito fin dal mattino la volontà di un'intesa con le Regioni e aveva disconosciuto le bozze di decreto legge circolate nei giorni scorsi (tra cui quelle diramate il 20 marzo scorso da Palazzo Chigi alle Regioni), annunciando un'ulteriore riunione in serata per dar vita a un nuovo testo.

Poi, giunto a Termini, Berlusconi confermava la frenata sul decreto legge. «Noi stiamo vedendo - ha detto il premier - qual è il miglior modo per farlo e lo stiamo facendo assieme alle Regioni. Ho visto il testo prodotto dagli uffici - ha continuato - e mi è sembrato che ci fossero norme eccessive e complicate, quindi ho sfrondato l'articolato semplificandolo molto. Se sarà un decreto o un disegno di legge - ha concluso - ne parleremo domani con le Regioni e decideremo».

È evidente, dunque, che un accordo con i Governatori nella Conferenza di oggi diventa fondamentale per il cammino del provvedimento. Senza accordo sembra difficile, a questo punto, varare un decreto legge, per quanto snello.

All'intesa Governo-Regioni ha continuato a lavorare il Governatore lombardo, Roberto Formigoni, anche lui sul Frecciarossa con Berlusconi, Gianni Letta e il presidente delle Regioni, Vasco Errani (...).

Berlusconi ha parlato nel corso della giornata, a più riprese, anche dei contenuti del provvedimento, dando comunque già dalla partenza da Milano l'idea di volerlo asciugare. «Il provvedimento - ha detto il premier - si fermerà alle case monofamiliari e bifamiliari e alla costruzione da rifare. Ho sentito delle cose che non c'erano nelle nostre idee iniziali e che non saranno nel testo, cioè gli immobili urbani».

I tecnici che lavorano con Berlusconi chiariscono che per «immobili urbani» si devono intendere i condomini che quindi non saranno ricompresi nel provvedimento, almeno per la parte fondamentale dell'ampliamento delle cubature del 20%,. E aggiungono che la limitazione a ville e villette di fatto spegne anche le polemiche sui centri storici delle città e sul silenzio-assenso per il parere delle Sovrintendenze.

Un'altra cosa che scompare dalla bozza di decreto legge è la possibilità (contenuta nel quinto comma dell'articolo 2 della versione diramata alle Regioni) per i proprietari delle singole unità immobiliari di «avvalersi dell'asservimento dell'aumento volumetrico spettante ad altra unità immobiliare contigua». È il raddoppio dell'ampliamento che consentiva di comprare anche i diritti edificatori del vicino qualora questo rinunciasse all'intervento.

Un'ulteriore modifica introdotta nelle ultime riunioni di ieri sera va, invece, incontro all'esigenza di tutela dei Comuni. Si tratta della "clausola di salvaguardia" che pure era presente in una delle prime versioni del provvedimento e che era stata poi cancellata: consentirebbe ai sindaci di escludere parti del proprio territorio dall'applicazione delle norme.

A conclusione della serata un'altra dichiarazione del premier che ribadisce la volontà di andare avanti. «È un piano che sappiamo piace molto alle famiglie, ma anche al mondo dell'edilizia e di chi si occupa di produrre elettrodomestici, perché può mettere in circolo delle risorse».

  • PROVVEDIMENTO SNELLO - Il premier: «Le bozze dei giorni scorsi non sono mie. Ho visto il testo preparato dai tecnici e l'ho semplificato, oggi lo porto alla Conferenza» 

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 25.03.09


Formigoni lavora al Dl in due tempi. L'ipotesi: provvedimento che lasci 60 giorni alle Regioni per decidere sulle parti più delicate.

ROMA - Alla quadratura del cerchio Roberto Formigoni sta lavorando da giorni. Tanto che se alla Conferenza unificata di oggi dovesse andare in porto lo si potrebbe anche chiamare il «lodo Formigoni». La sua proposta ha trovato ascolto attento da Vasco Errani, presidente delle Regioni e uomo-cerniera tra le Autonomie di centrodestra e quelle di centrosinistra. Formigoni gli ha illustrato la proposta ieri in un vertice a quattro (Berlusconi, Letta, Formigoni ed Errani) durante il viaggio inaugurale del Frecciarossa.

Il presidente della Lombardia si è messo al lavoro per trovare un punto di mediazione tra l'urgenza del Governo di varare con un decreto il piano casa e la necessità delle Regioni di salvaguardare la propria autonomia sull'edilizia. Il «lodo Formigoni» tenta di salvare lo strumento del decreto che dà certezza alle norme del Governo ma offre alle Regioni una via di uscita per dire la propria sul piano casa. Del resto anche il Governatore della Lombardia va dicendo da giorni che «l'urgenza c'è ed è quella di rimettere in moto l'edilizia e con questa di contribuire a far ripartire l'economia». «E di questo - ha spiegato Formigoni - devono convincersi anche le Regioni di centrosinistra che chiedono tutti i giorni al Governo di fare qualcosa contro la crisi».

Secondo le indiscrezioni, il «lodo» lascerebbe in piedi il decreto, che verrebbe però «congelato», forse solo in una parte, quella dell'ampliamento delle villette per 60 giorni. In questo periodo quindi non sarebbe possibile presentare la denuncia di inizio attività e cominciare ad ampliare. Così si dà modo alle Regioni di approvare nei 60 giorni una propria legge, fatta su misura per il proprio territorio. E magari di restringere ulteriormente le ipotesi di deroga agli strumenti urbanistici. Se però le Regioni non dovessero o volessero farcela a legiferare nei 60 giorni, allora entrerebbe in vigore, in pieno, il decreto del Governo. E la Regione dovrebbe accettare il modello imposto dal centro. Per quanto riguarda la demolizione e ricostruzione, indicata come una strada da seguire da gran parte delle Regioni, forse non ci sarebbe neanche l'esigenza di sospendere per un po' l'applicazione, visto che si tratta di un'idea che trova favorevoli tutte le Autonomie.

Il modello ricorda una vicenda analoga: quella del condono edilizio. Nello scontro durissimo tra il Governo che aveva imposto il condono per decreto (durante l'esame parlamentare) e le Regioni che lo avevano impugnato alla Consulta, proprio quest'ultima intervenne e impose una mediazione. Da un lato, con la sentenza 196 del 2004 giudicò incostituzionali le norme di dettaglio del Governo e dall'altro ordinò al Governo di fare una legge per dare alle Regioni una scadenza, un nuovo termine entro cui dettare le proprie condizioni sul condono.

E la proposta di Formigoni riprende appunto l'idea di un tempo predeterminato - che poi coinciderebbe con il periodo della conversione in legge - dato alle Autonomie per esprimersi. Ma la proposta di Formigoni deve ancora essere digerita da molte Regioni. E in particolare da quelle di centrosinistra (Lazio, Toscana, Umbria, la stessa Emilia-Romagna, tra le altre) che, a loro volta, puntano ad arrivare all'incontro dei presidenti di stamattina con una piattaforma unitaria. Al momento nessuno intende esporsi in prima persona però qualcuna avanza dei dubbi. «Ma se si decide di congelare per un certo periodo le norme che bisogno c'è di fare un decreto che deve avere invece i requisiti di urgenza»? Anche il Quirinale - secondo loro - potrebbe non rintracciare il presupposto dell'urgenza. E allora le Regioni di centrosinistra chiedono di guardare proprio all'esperienza del condono, ma di non ripeterne gli errori. E la proposta - sulla quale cercheranno una convergenza prima della riunione ufficiale - è quella di varare il piano casa con un disegno di legge «snello e di soli principi», magari trovando il modo di chiarire che se il Ddl non viene approvato entro un termine congruo il Governo può ricorrere al decreto. Nel frattempo le Regioni potrebbero fare ognuna una propria legge. Solo in questo modo verrebbe salvaguardata a pieno la ripartizione delle competenze prevista dalla Costituzione, sulla quale, ricordano, insiste anche il presidente della Repubblica.

Oggi il confronto tra le due proposte. Sulle quali arriva, a sorpresa, anche l'apertura di Berlusconi a ogni ipotesi.

  • L'ATTENZIONE DI ERRANI - Il Governatore della Lombardia ha illustrato la sua proposta al rappresentante delle Regioni nel viaggio sperimentale del Frecciarossa

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 25.03.09


Piano casa, interviene Napolitano. Il premier smentisce i dettagli del provvedimento e annuncia: riguarderà solo ville e villette.

Il Colle suggerisce e Berlusconi ci pensa: niente decreto. Niente decreto, forse, e niente condomini. Soprattutto, nessun diktat alle regioni, che in materia di edilizia hanno ampi poteri e piena autonomia. Sommessamente, forse con una lettera del tipo «riservata personale», il capo dello stato, Giorgio Napolitano, consiglia al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, una pausa di riflessione su quella che, secondo i piani del governo, dovrebbe essere l'arma segreta che consentirà di sconfiggere la recessione: il piano casa che già nel prossimo consiglio dei ministri avrebbe dovuto vedere la luce sotto forma di decreto legge.

Ebbene, quel provvedimento sarà presentato forse venerdì in consiglio dei ministri. Ma si tratterà probabilmente di un disegno di legge, come ha annunciato abbastanza a sorpresa il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Pressato dalle richieste delle regioni, che vogliono concordare i contenuti del provvedimento e hanno ottenuto un incontro con il premier prima della riunione del consiglio dei ministri. Come ha annunciato Berlusconi, che già nella mattinata di ieri era stato costretto a smentire il Giornale, che aveva pubblicato il testo del decreto sul piano casa nei minimi dettagli. «Circola un testo che non è il mio», è stato l'esordio del Cavaliere. «La mia idea è quella di riservare la possibilità di aumentare le cubature solo per ville e villette fuori dei centri cittadini. Con le regioni discuteremo domani (oggi, ndr) un decreto legge semplificato che io stesso ho corretto riducendolo all'essenziale. Sono pronto a un confronto, ho già parlato con il presidente della conferenza delle regioni, Vasco Errani».

Berlusconi ha precisato di non avere mai dato il suo avallo al testo diffuso in questi giorni anche perché «trattandosi di materia concorrente, le regioni intendono che il governo mandi un invito a loro affinché procedano nella direzione indicata». E si è detto pronto, se i governatori insisteranno nella loro opposizione a un provvedimento d'urgenza e non concordato, a proporre un disegno di legge: «Il governo deciderà dopo l'incontro se varare un decreto o un disegno di legge», ha precisato. Raccogliendo così il plauso del leader della Lega Nord Umberto Bossi, che ha sottolineato la necessità di trattare con «le regioni, che in molti casi hanno un loro piano per l'edilizia», e la tacita approvazione di Napolitano. Che secondo ambienti parlamentari del Popolo della libertà avrebbe inviato una missiva al premier per convincerlo ad ascoltare il parere delle regioni, e a non correre quindi il rischio di vedersi bocciare il decreto dalla corte costituzionale. Berlusconi, però, ha negato di avere ricevuto missive dal capo dello stato. Così come hanno negato qualsiasi coinvolgimento cartaceo fonti del Quirinale, che hanno accreditato l'ipotesi di una comunicazione personale e riservata tra i due presidenti. Certo è che alla fine l'unico a rivendicare successi, in una partita tutta da giocare, è stato il segretario del Pd Dario Franceschini. «Il testo del governo è quello inviato ufficialmente dalla presidenza del consiglio a regioni, province e comuni che abbiamo dato ai giornali», ha detto il leader dei Democratici. «Se Berlusconi farà marcia indietro sarà merito dell'opposizione».

 

di Giampiero Di Santo
da Italia Oggi del 25.03.09


Piano casa riveduto e corretto. La norma venerdì al cdm e rinvia al ddl le modifiche al T.U. sull'edilizia e Codice dei beni culturali. Franceschini attacca il premier per l'ennesimo cambiamento.

Ampliamento fino al 20% degli edifici ma con la possibilità di arrivare fino al 40% se ci si avvale del diritto del vicino di casa. Demolizione e ricostruzione degli edifici costruiti entro il 31 dicembre 2008, con un premio di cubatura che, se legato al risparmio energetico, può arrivare al 35%. Cambio di destinazione d'uso dell'immobile, con o senza opere edilizie. Semplificazione della documentazione richiesta per dare il via ai lavori con l'addio al vecchio permesso. Sono queste le principali misure contenute nella bozza di decreto del 19 marzo sul piano casa, sui cui i tecnici sono ancora al lavoro, che sarà domani oggetto di confronto tra governo e regioni.

Il decreto dovrebbe poi essere varato questo venerdì dal consiglio dei ministri. Gli elementi meno urgenti della manovra complessiva per l'edilizia, invece, dovrebbero confluire in un disegno di legge delega da approvare successivamente. Nel ddl delega dovrebbero rientrare tutte le modifiche al Testo unico dell'edilizia e al Codice dei beni culturali, per le quali serve più tempo e un confronto più approfondito con i soggetti interessati.

Il decreto si applicherà «su tutto il territorio nazionale, fino all'emanazione di leggi regionali in materia di governo del territorio» e l'ampliamento volumetrico delle unità immobiliari sarà consentito «in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi». Il segretario del Pd, Dario Franceschini, parte dagli articoli 1 e 2 della bozza di decreto legge del piano casa per criticare il provvedimento che Silvio Berlusconi ha disconosciuto, sostenendo che è da applicare soltanto alle villette, ma che è stato già inviato ai presidenti delle regioni e delle province autonome, all'Anci, all'Upi e all'Uncem. Queste due disposizioni, secondo quanto illustrato da Franceschini, porterebbero alla totale scomparsa delle leggi urbanistiche, dei piani regolatori, dei regolamenti edilizi e di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia. Non solo. Ne risulterebbe svilita e calpestata anche la potestà delle regioni e dei comuni ai quali, tra l'altro, in base all'articolo 6, viene relegato l'unico compito di «istituire e aggiornare l'elenco degli interventi effettuati ai sensi del decreto». «Questo non è un piano casa ma un decreto cementificazione che rovinerà l'Italia» ha detto il segretario del Pd invitando il governo a «fare marcia indietro e rivedere il provvedimento». Pur dichiarandosi infatti favorevole al rilancio dell'economia attraverso interventi sul patrimonio edilizio e anche alla demolizione e ricostruzione sulla base dell'efficienza, Franceschini non può accettare che il governo abbia cambiato nuovamente le carte in tavola. Infine, Pier Luigi Bersani ha sollevato la questione economica del cambiamento di destinazione d'uso degli immobili.

Queste le novità contenute nella bozza di decreto:

  • AMPLIAMENTO CASE ED EDIFICI - È possibile ampliare fino a un massimo del 20% il volume delle abitazioni private. La percentuale si calcola sulla superficie coperta se si tratta di edifici adibiti a uso diverso. Il tetto sale al 35% nel caso in cui, in conseguenza di una demolizione, si proceda alla costruzione di un nuovo edificio, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o fonti di energia rinnovabili. Ammesso il cumulo con il «bonus» del vicino che permette di arrivare ad un ampliamento anche del 40%. Fissato anche il limite massimo per l'ampliamento: il tetto è di 300 metri cubi per unità immobiliare.
  • DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONE - Non è specificata la necessità che gli immobili oggetto degli interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento debbano essere stati costruiti prima dell'89, così come invece era indicato nelle linee guida. Nel testo viene invece specificato che la possibilità di ampliare abitazioni esistenti riguarda le unità immobiliari «ultimate alla data del 31/2/2008 in forza di titolo abitativo anche in sanatoria».
  • POSSIBILE CAMBIARE LA DESTINAZIONE D'USO - Gli interventi «possono anche consistere, in tutto o in parte, nel mutamento di destinazione d'uso, con o senza opere edilizie».
  • SCONTI FISCALI - Chi deciderà di ampliare la prima casa avrà uno sconto del 50% sul balzello che si deve ai Comuni per la costruzione. Il contributo si paga inoltre solo con riferimento «agli incrementi realizzati» e il taglio del 50% è previsto anche per «gli interventi che siano realizzati mediante la utilizzazione di tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabili».
  • ADDIO AL PERMESSO, BASTA LA DIA - Per i nuovi interventi basterà la denuncia di inizio attività e il via libera del progettista.«La sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata sotto la propria responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività». Se lo stabile ha più di 50 anni, la Dia va mandata anche alla Sovrintendenza che ha 30 giorni di tempo per stabilire se l'edificio ha un interesse storico-artistico. Se non si pronuncia scatta il silenzio assenso.
  • RISPETTO DEL PAESAGGIO - Fuori dal raggio di intervento del decreto le aree inedificabili (parchi, aree naturali e archeologiche), gli immobili abusivi su cui grava una ordinanza di demolizione e gli immobili privati situati su area demaniale. Per tutte le aree non incluse nell'elenco, ma vincolate occorre il nulla osta delle autorità. Per quelli non soggetti ai vincoli, invece, i comuni entro trenta giorni dalla Dia possono imporre aggiustamenti tecnico-estetici.

 

di Giusy Pascucci
da Italia Oggi del 25.03.09


ANACI - Il piano casa apre la strada al contenzioso. L'analisi del provvedimento legislativo.

Ancora una volta le autorità legislative predispongono provvedimenti destinati a determinare problematiche nell'ambito condominiale senza consultare la parte sociale rappresentata dalla categoria degli amministratori di condominio, direttamente a contatto con l'utenza e quindi coinvolta nella fase applicativa della nuova normativa.

Così il nuovo piano casa sarà un altro motivo di conflittualità già notoriamente vivace nel condominio dove vige il concetto romanistico di proprietà, espressione di un diritto assoluto ed illimitato che si trasforma spesso in diritto di veto nelle assemblee nelle quali si dovranno definire o comunque valutare gli interventi individuali possibili per "il rilancio dell'economia attraverso la ripresa delle attività edili".

L'art. 1127 c.c. già prevede la sopraelevazione per il proprietario dell'ultimo piano o del lastrico solare, ma nulla è detto per un eventuale analogo intervento su parti comuni pur nel rispetto delle norme tecniche sulla stabilità degli edifici e di quelle sulle distanze. Si tratta di "innovazione" ai sensi degli artt. 1120 e 1121 c.c.? Per realizzare altre parti comuni?

Negli edifici esistenti, in particolare per quelli di più vecchia costruzione, sono individuabili i cosiddetti volumi tecnici (centrale termica dismessa a seguito di trasformazione in impianti individuali, ex cabina idrica dopo la nuova distribuzione ad acqua diretta, locali portinerie inutilizzate per l'eliminazione del servizio, locali stenditoi e fontane, ecc.) per i quali è cessata la primaria destinazione e potrebbero essere adibiti a nuovi usi, essendo spesso abbandonati a se stessi e destinati ad un inevitabile degrado.

Per decidere in ordine ad un semplice mutamento di destinazione del bene può ritenersi sufficiente la maggioranza degli intervenuti in assemblea in rappresentanza di almeno 500 millesimi, ma quali altri utilizzi comuni potranno interessare i condomini? Una sala riunioni per le rituali assemblee o una sala hobby non saranno certamente obiettivi per investimenti in tempo di crisi.

L'ipotesi invece dell'introduzione di una deroga al principio dell'unanimità per operare radicali mutamenti inerenti il diritto di proprietà (realizzazione di una mansarda con i requisiti minimi di abitabilità) sarebbe da considerare viziata da incostituzionalità.

La cosiddetta semplificazione darà via libera alla chiusura di terrazze a livello e balconi che ha sempre determinato discussioni sia per il possibile adeguamento delle nuove situazioni in termini di incidenza millesimale, sia per la turbativa al decoro architettonico in merito alla quale soltanto il giudice può pronunciarsi.

Il codice civile si riferisce all'aspetto architettonico (art. 1127 sopraelevazioni) ed al decoro architettonico (art. 1120 innovazioni), ma la scienza giuridica non riserva a tali caratteristiche delle definizioni; si tratta di valori estetici che rappresentano una combinazione di beni verso il mondo esterno, la cui valutazione implica una certa discrezionalità.

 

pag. 37
da Italia Oggi del 25.03.09


Edilizia. Piano casa, Regioni divise. Governatori di centro-sinistra contro il decreto, Galan dice sì - Franceschini: incostituzionale. Piano casa, la mediazione di Formigoni. Il presidente lombardo prepara un documento per superare l'impasse nella Conferenza delle Regioni di domani e punta a un accordo con il Governo.

ROMA - I Governatori arrivano divisi all'incontro di domani che deve servire a elaborare una proposta comune sul piano casa da presentare poi in giornata alla Conferenza unificata Stato-Città-Regioni. Da un lato quelli di centrodestra, che non sono contrari in modo pregiudiziale al decreto e che, anzi, pongono l'accento sulla necessità di fare presto per rilanciare l'edilizia; dall'altra quelli di centro-sinistra, pronti a fare le barricate e a ricorrere alla Corte costituzionale se il Governo andrà avanti con questo strumento che accusano di invadere le proprie competenze.

In mezzo c'è il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, che tenta la strada dell'accordo. «Il ministro Fitto ci ha chiesto di portare idee e suggerimenti a Roma - conferma - e infatti sto lavorando a un documento che penso possa essere condiviso. Non intendo rinunciare al ruolo che la Costituzione assegna alle Regioni sull'edilizia - chiarisce Formigoni - ma penso anche all'urgenza del momento e a quanto potrebbe essere utile un provvedimento come questo in grado di rimettere in moto l'edilizia grazie al risparmio dei privati». Formigoni studia un accordo «sul modello di quello che abbiamo realizzato per gli ammortizzatori sociali». E annuncia: «Stiamo già lavorando a una nostra legge in cui applicheremo il modello del Governo in modo diversificato. In alcuni centri storici, ad esempio, la Lombardia non vorrebbe consentire ampliamenti». Il decreto invece permette a tutti un ampliamento del 20% della volumetria della casa o dello stabilimento e la demolizione e ricostruzione con un premio di volumetria del 35 per cento.

Non hanno alcuna pregiudiziale verso il decreto, naturalmente, anche i Governatori «apripista» del Veneto e della Sardegna. Per Giancarlo Galan «il decreto metterà in moto non solo l'edilizia ma anche uno straordinario indotto e c'è piena sintonia tra noi e il Governo». Il Veneto comunque è già al lavoro sulla propria legge regionale e Galan non vede problemi di coordinamento. Anche Ugo Cappellacci condivide lo strumento. «Stiamo verificando se si applica da subito anche alle Regioni a statuto autonomo come la Sardegna, ma questo è solo un fatto formale». La Regione sta lavorando a un disegno di legge di recepimento. Schierati sul fronte del «sì» anche il presidente del Molise, Michele Iorio e quello dell'Abruzzo, Gianni Chiodi.

Chiedono il ritiro del decreto, invece, tutte le Regioni di centrosinistra. L'Umbria, tramite il suo presidente, Maria Rita Lorenzetti, minaccia di ricorrere alla Corte costituzionale. «Noi abbiamo già una legge sul governo del territorio quindi stiamo valutando di non doverlo neanche applicare». Per la Lorenzetti «le Regioni sono disposte a fare la propria parte e a individuare in tempi rapidissimi una serie di semplificazioni per far ripartire l'edilizia, ma è inaccettabile un intervento a gamba tesa del Governo in questo campo». Dubbi di costituzionalità li ha espressi anche il governatore del Lazio, Piero Marrazzo. Contrarie la Puglia, l'Emilia Romagna, la Toscana, la Liguria, la Valle d'Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano.

Intanto il piano casa incassa l'appoggio di Confindustria: secondo il presidente, Emma Marcegaglia, «può dare una spinta agli investimenti in edilizia» (...). La Marcegaglia ha però avvertito: «Occorre stare attenti a evitare ogni abuso». Il leader del Pd, Dario Franceschini, invece, bolla il piano casa come «incostituzionale», chiudendo subito le aperture arrivate da Francesco Rutelli.

L'altro arbitro della partita sarà il Quirinale che ha già chiesto le garanzie per il decreto: da una parte una durata limitata del provvedimento, dall'altra un'attenzione alla ripartizione delle competenze tra Governo e Regioni, così come delineate dalla Costituzione. In effetti, nella bozza di decreto le deroghe ai piani urbanistici valgono solo un anno. Sul resto si tratta.

  • IL COMPROMESSO - Si lavora a un testo «garantista» per le competenze regionali da tradurre in provvedimento urgente condiviso

I dubbi dei Governatori. In attesa dell'incontro con Berlusconi e Fitto in Conferenza unificata, previsto per domani, le Regioni stanno esaminando la bozza di decreto sul piano casa. Molte Autonomie contestano la scelta del decreto legge, subito operativo, in una materia in cui lo Stato può solo dare norme di principio con una legge quadro, lasciando poi alle Regioni la legislazione di dettaglio. Alcuni Governatori appartenenti al centro-sinistra hanno già detto che, in assenza di accordo su strumento legislativo e contenuti, sono pronti a fare ricorso alla Consulta.

  • IL DECRETO LEGGE IN MATERIE REGIONALI - Applicazione immediata. La scelta del decreto legge comporterebbe l'applicazione immediata della disciplina straordinaria in materie che le Regioni considerano di propria competenza. Anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che pure sta tentando una mediazione in seno alle Regioni, considera il decreto legge una violazione delle prerogative regionali, se il contenuto non viene preventivamente concordato con la Conferenza delle Regioni. Anche il Capo dello Stato ha posto precisi paletti per l'uso del decreto legge che però non viene escluso a priori.
  • LO STOP SOLO CON UNA LEGGE URBANISTICA - Governo del territorio. Le Regioni contestano che per bloccare l'intervento edilizio straordinario predisposto dal Governo sia necessaria una legge regionale «in materia di governo del territorio» (articolo 1, comma 2, della bozza attuale). I Governatori del centro-sinistra chiedono, in particolare, che l'intervento possa essere comunque bloccato anche con atti più semplici di una legge urbanistica che richiederebbe molto tempo per essere approvata. Alcune Regioni sostengono, inoltre, di avere già una legge urbanistica, anche avanzata, e quindi di non dover affatto applicare il piano.
  • APPLICAZIONE SU TUTTO IL TERRITORIO - Le Regioni speciali. È prevista l'applicazione del decreto legge «su tutto il territorio nazionale». In tutto il testo le Regioni e le province autonome non trovano norme di salvaguardia della propria autonomia. Sorge quindi il dubbio se il provvedimento possa applicarsi direttamente anche in Val d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia. In base al proprio statuto le Regioni e le province autonome di Bolzano e Trento mantengono un potere esclusivo e non concorrente sull'edilizia e sull'urbanistica. Per ora prevale l'interpretazione che in questi territori il Dl non sia applicabile.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 24.03.09


ANALISI - Decretazione sgarbo istituzionale

E' apparso singolare, sin dal primo annuncio, l'intento del Governo di adottare un provvedimento "d'urgenza" in una materia - quella della disciplina urbanistico-edilizia - che, come si riconosceva da parte dello stesso esecutivo, appartiene alle Regioni, spettando allo Stato il solo potere di stabilire i "principi fondamentali" in tema di governo del territorio. Si è chiarito, anzi, che non si tratterebbe di obbligare le Regioni, ma solo di permettere - o di "suggerire" - ad esse di adottare una disciplina che consenta, fra l'altro, l'ampliamento degli edifici esistenti, nei limiti del 20%, in deroga alla normativa urbanistica vigente. Quindi si tratterebbe non tanto di stabilire nuovi "principi" - ai quali le leggi regionali non potrebbero evidentemente sottrarsi - quanto di consentire la deroga (cioè la violazione legale) di limiti esistenti, per incentivare l'attività edilizia. Una specie di condono edilizio anticipato e generalizzato.

Diverso è forse il discorso per quanto riguarda la prevista facoltà di demolizione e ricostruzione, incentivata con l'autorizzazione di nuove volumetrie, di edifici obsoleti o degradati, operazione probabilmente utile per il miglioramento della qualità urbanistica delle nostre città, e che forse non richiederebbe nemmeno un intervento legislativo statale, potendo bastare allo scopo una pianificazione locale e regionale (qui il problema è semmai il reperimento delle risorse, per quanto riguarda il patrimonio edilizio pubblico).

I dubbi sulla congruità dell'impiego del decreto legge - sollevati a quanto si sa dal Capo dello Stato, nel suo ruolo di "magistrato di persuasione e di influenza", custode della correttezza istituzionale delle attività del Governo - non riguardano dunque soltanto l'esistenza delle ragioni di necessità e di urgenza e la non immediata operatività della nuova disciplina statale (le Regioni fra l'altro, verosimilmente, si guarderebbero dall'approvare le loro leggi prima che il decreto sia convertito, per non esporsi al rischio di vederle retroattivamente perdere il loro fondamento di legittimità, nel caso di mancata conversione o di modifiche sostanziali); ma riguardano anche e forse soprattutto l'opportunità istituzionale di ricorrere alla decretazione d'urgenza per incidere sulla legislazione statale "di cornice", indebolendo così ulteriormente il ruolo che spetterebbe alle Camere ai fini del coordinamento e dell'indirizzo della legislazione regionale nelle materie di competenza concorrente. È vero che l'uso larghissimo, e spesso l'abuso, del decreto legge sono invalsi da tempo nel nostro Paese. Ma questa non dovrebbe essere una buona ragione per operare un altro strappo, sul terreno dei corretti rapporti istituzionali fra Stato e Regioni.

Se si tratta, in realtà, di una specie di condono edilizio nuova maniera, tutto è più chiaro (non a caso anche il condono del 2003 fu varato con decreto legge): ma, appunto, saremmo ancora una volta all'uso italico delle discipline "in deroga" e "in sanatoria" (questa volta addirittura anticipata). Strada su cui, ci era stato detto dopo le larghe indulgenze del passato, non ci si sarebbe dovuti più inoltrare. D'altra parte, guardiamo alla sostanza: che altro senso può avere una disciplina che non miri a rivedere criteri di pianificazione del territorio e standard urbanistici, ma ammetta senz'altro, in modo del tutto generico e generalizzato, una "indulgenza" del 20 per cento sugli edifici esistenti?

 

di Valerio Onida
da Il Sole 24ore del 24.03.09


Incognita Regioni sul piano casa. Gli enti potranno restringere la portata degli ampliamenti ammessi dallo Stato. I possibili impatti del decreto legge in preparazione che consente di avviare i lavori dopo 30 giorni dalla «Dia». Vale il silenzio-assenso per l'ampliamento edilizio. Possibili vincoli regionali.

Si potrà avviare l'iter per ampliare la casa subito dopo il via al decreto, con la presentazione della Dia. Le Regioni hanno solo 30 giorni di tempo per legiferare, anche con norme più restrittive di quelle nazionali. Lo prevede la bozza di decreto per l'edilizia che sarà approvato venerdì. (...)

ROMA - Nel piano casa proposto dal Governo c'è un breve periodo di tempo in cui, azzardando, si può procedere all'ampliamento prima ancora che la propria Regione decida, magari, di limitarlo con una sua legge più restrittiva.

È l'effetto dell'articolo 1, comma 2 della bozza anticipata venerdì alle Regioni ed è una delle norme sulle quali il confronto tra Governo e Autonomie sarà più acceso. La disposizione chiarisce subito che: «Le norme del presente decreto trovano applicazione su tutto il territorio nazionale, salvo l'emanazione di leggi regionali, che nell'ambito dei principi fondamentali in materia di governo del territorio pongano prescrizioni più restrittive». Dunque il decreto si applica subito, dal giorno della sua entrata in vigore. Da quel momento comincia a maturare il diritto di ampliare la propria casa, o lo stabilimento industriale, del 20 per cento. Un diritto che si perfeziona dopo i 30 giorni di attesa dalla presentazione al Comune della denuncia di inizio attività. Se in questo arco di tempo la Regione non è intervenuta con una legge più restrittiva che boccia o limita l'ampliamento, vale la norma nazionale, come confermano anche fonti tecniche del Governo. E dunque via libera all'ampliamento che può arrivare fino al 40% del bonus se si acquista il 20% di quello del vicino che deve avere un edificio contiguo.

La mossa di partire subito con l'iter dei lavori potrebbe risultare azzardata se durante l'attesa per la Dia intervengono leggi regionali limitative; ma potrebbe risultare vincente nel caso contrario, se cioè una Regione «tergiversa». Sicuramente l'effetto pressing del Governo sulle Autonomie è assicurato dal fatto che il piano casa entri in vigore da subito con le modalità decise dal Governo e solo in un secondo momento - se la bozza resta come è ora - ogni Regione potrebbe porre i propri paletti.

Insomma, il rischio di una «corsa alla Dia» (con confusione normativa) può essere concreto almeno nelle Regioni che si dichiarano già contrarie al piano (si veda anche «Il Sole 24 ore» di ieri).

L'ampliamento, poi, non è consentito solo per le abitazioni, ma per tutti gli immobili. E quindi può essere sfruttato anche da capannoni e aziende. Per loro non vale il limite di 300 metri cubi (pari a 100 metri quadri) posto invece per le abitazioni. l proprietari possono quindi ampliare del 20% rispetto alla superficie coperta. Il che vuoI dire che un capannone di mille metri quadri può essere allargato anche di 200 metri quadri. Vale invece il limite di sopraelevazione: quattro metri oltre quelli già consentiti. Restano, come per le abitazioni, le deroghe alle leggi e agli strumenti urbanistici vigenti.

La seconda misura - non cumulabile con l'ampliamento - è la demolizione e ricostruzione con un premio di cubatura. Il Dl non specifica se la ricostruzione può avvenire anche in un'altra area. Il premio ammonta al 35% del volume esistente per le abitazioni e al 35% della superficie coperta se l'edificio non è residenziale. E lo si raggiunge con la bioedilizia o investendo nel risparmio energetico o idrico. Ma nel testo non ci sono soglie da raggiungere.

Nella bozza poi sono elencate anche le aree dove non è proprio possibile né l'ampliamento, né la demolizione e ricostruzione e quelle in cui, come i centri storici, sono prescritte alcune misure in più (...).

Per tutti gli immobili è poi possibile il cambio di destinazione d'uso, con o senza opere (ad esempio da una destinazione industriale a una artigianale). Per ora il decreto non pone limiti, quindi appare anche possibile passare da una destinazione industriale a una residenziale.

Permessi e divieti nella bozza del Governo

  • Punti off limits. Sono vietati sia l'ampliamento del 20% sia la demolizione e ricostruzione: 1) nelle aree con vincolo di inedificabilita; 2) nei parchi nazionali e regionali; 3) per gli immobili abusivi soggetti a demolizione; 4) per gli immobili privati su area demaniale (ad esempio stabilimenti balneari).
  • Nelle aree vincolate. Per ampliamento, demolizioni e ricostruzioni nelle aree vincolate serve un supplemento di istruttoria, con il nulla osta di chi tutela il vincolo. La pronuncia dell'Autorità non ha limiti di tempo (non c'è il silenzio assenso) ma la discrezionalità è limitata: il no al progetto si giustifica solo se incompatibile con il vincolo e va motivato.
  • Per i centri storici. L'ampliamento e la demolizione e ricostruzione sono ammessi nei centri storici non vincolati solo con l'ok della Sovrintendenza, che deve seguire il Codice Urbani. Ora il Codice prevede 120 giorni di tempo per il nulla osta della Sovrintendenza e una procedura di diffida se l'ente non si pronuncia (articolo 29).
  • Edifici di oltre 50 anni. Ampliamento, demolizione e ricostruzione sono ammessi anche negli edifici che hanno più di 50 anni, ma in questo caso la Dia va presentata anche alla Sovrintendenza che ha 30 giorni per verificare l'interesse storico dell'immobile. Se non rispetta il limite scatta il silenzio assenso.

Le reazioni. Politici e sindacati «No alle normative d'urgenza». Il giorno dopo la diffusione della bozza del piano casa continuano le polemiche sul testo che il Governo vuole varare entro il 27 marzo. E se venerdì era la volta delle Regioni, molte delle quali (anche tra quelle di centro destra) perplesse sullo strumento del decreto (si veda «Il Sole 24 ore» di ieri), ora è il turno dei politici con un confronto serrato tra maggioranza e opposizione.

Da registrare, però, la cauta apertura del leader del Partito democratico, Dario Franceschini, almeno a una parte del piano. «Siamo pronti a dire sì alla demolizione e alla riedificazione di edifici vecchi che non rispondono ai moderni criteri energetici, anche con un premio di metri cubi in più», ha detto ieri il segretario Pd. Mentre del tutto bocciata è la parte sugli ampliamenti. «Diventerebbe una devastazione delle nostre città». Da respingere poi - secondo Franceschini - il metodo con cui si pensa di approvare il piano: «E' inaccettabile un decreto in attesa che le Regioni legiferino su materie di loro competenza, perché questo è contro la nostra Costituzione».

E sulla necessità di raggiungere un'intesa con le Regioni, senza imporre dall'alto il decreto ha insistito il segretario Cisl, Raffaele Bonanni. «C'è bisogno della condivisione da parte del Governo centrale e delle Regioni, perché queste hanno potere decisionale sulla materia». «Senza condivisione - ha avvertito Bonanni - finisce solo in rissa».

Per il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Luigi Grillo (Pdl), «le semplificazioni procedurali proposte ridimensioneranno il potere di quelle burocrazie periferiche che molto spesso hanno ritardato, frenato, impedito il potenziale di sviluppo economico del territorio».

Nessun rischio di cementificazione selvaggia secondo Grillo, il quale ha sottolineato «le puntuali tutele previste dalla norma laddove prevede la non applicabilità delle semplificazioni». E proprio sulla questione della tutela del paesaggio il reggente di An, Ignazio La Russa, ha difeso ieri il decreto accusato dal suo stesso collega di partito, Fabio Granata, capogruppo in commissione Cultura alla Camera di permettere la deturpazione: «Nel piano casa ci sono tutte le norme a tutela e salvaguardia dell'integrità del territorio», ha replicato La Russa. Altrimenti nemmeno noi lo avremmo fatto passare».

Per il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, «il piano casa è una cosa seria e rappresenta una rivoluzione economica e sociale e se ne sono accorti anche in Europa». Rotondi si riferisce alle richieste di informazioni che sono arrivate a Berlusconi dai colleghi europei.

Diverse sono le stime, al momento, sul valore del piano: il Cresme, l'istituto specializzato dell'edilizia, ha ipotizzato un giro d'affari per gli ampliamenti sul residenziale (esclusi i condomini) di 59 miliardi e di 28 per gli stabilimenti produttivi. Per la Cgia di Mestre, invece, il piano casa può valere fino a 79 miliardi.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 22.03.09

 

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data pubblicazione: sabato 28 marzo 2009
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