Architetti alle corde (?)

Piano casa & semplificazioni - agg. rassegna stampa

[28/27 marzo 2009]

Piano casa. Ampliamenti nelle leggi regionali. Niente deroghe al Prg - Nel decreto «leggero» la Dia estesa e l'eliminazione della licenza. L'atto di indirizzo darà 90 giorni ai Governatori per varare provvedimenti che prevedano anche le regole per gli interventi.

ROMA - Per i premi di cubatura alle unità mono-bifamiliari e alla demolizione-ricostruzione bisognerà attendere le leggi regionali, che si dovranno fare entro novanta giorni e detteranno nuove regole per questi interventi, ma senza prevedere alcuna deroga ai piani regolatori. Saranno sollecitate da un atto di indirizzo del Governo, che dovrebbe decidere in un Consiglio dei ministri straordinario mercoledì prossimo. Partiranno subito, invece, nel decreto «leggero» le semplificazioni statali che comprendono l'estensione della denuncia di inizio attività (Dia) a interventi come le ristrutturazioni edilizie con volumetrie, le ristrutturazioni urbanistiche e la nuova costruzione per cui oggi il testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001) prevede ancora il permesso di costruire, cioè la vecchia licenza edilizia.

È questo il percorso cui si sta lavorando al tavolo tecnico Governo-Regioni per il piano casa, coordinato dal ministro per le Regioni, Raffaele Fitto. Su molti punti un accordo di massima c'è già. Sulla totale abolizione del permesso di costruire, che il Governo vorrebbe varare, non c'è, invece, ancora un'intesa.

Nè si è affrontato esplicitamente, per ora, il nodo dello strumento legislativo: se il provvedimento del Governo debba essere, cioè, un decreto legge o un disegno di legge. Questo aspetto si valuterà formalmente solo martedì, alla fine del tavolo, ma sull'intenzione di Berlusconi di varare un decreto legge per accelerare i contenuti dell'accordo nessuno dubita. Tanto più l'intesa con le Regioni sarà forte, tanto meno il decreto legge risulterà un'ipotesi traumatica.

Il lavoro al tavolo tecnico, comunque, marcia spedito e c'è da entrambe le parti ottimismo che si possa chiudere con un'intesa. Molti dettagli vanno ancora definiti, ma il "cuore" dell'intervento è chiaro.

Nel decreto legge ci sarà una semplificazione dei titoli autorizzativi per gli interventi edilizi, con la sostanziale generalizzazione della denuncia di inizio attività, che per altro è già presente in molti leggi regionali. Proprio la presenza in molte leggi regionali di un regime più semplificato di quello nazionale consente ampi margini per una semplificazione condivisa. Tra queste leggi quelle di Regioni "rosse" come Toscana, Emilia, Campania e Umbria. Il Governo vuole anche spostare, però, alcuni interventi dal regime autorizzativo della Dia alla attività completamente libera: manutenzioni straordinarie, restauro e risanamento conservativo potrebbero finire nell'elenco delle attività libera.

La seconda parte del decreto legge riguarderà invece la velocizzazione del rilascio delle autorizzaziopi statali: tempi più rapidi per difesa del suolo, antincendio, antisismico, aree protette, vincoli paesaggistici. Per le Sovrintendenze una delle ipotesi è la convocazione della conferenza di servizi da parte del Comune e il silenzio-assenso qualora la Sovrintendenza non si presenti. Non è escluso che nel provvedimento statale finiscano anche alcune norme di anticipazione della legge urbanistica di principi: per esempio quello sulle compensazioni e sulle perequazioni urbanistiche, già previste da numerose leggi regionali di governo del territorio di nuova generazione, ma rimaste monche senza un quadro legislativo nazionale coerente. Stesso discorso per lo sdoppiamento del piano regolatore in strutturale e operativo, che molte Regioni hanno già recepito senza una legge nazionale adeguata.

L'obiettivo di Fitto e del presidente delle Regioni, Vasco Errani, è di arrivare a un accordo complessivo sul "piano casa". Il modello è quello del protocollo firmato per gli ammortizzatori sociali. Per la loro parte, i Governatori chiederanno che in quella intesa vi sia anche un impegno del Governo a reperire le risorse ancora mancanti (350 milioni su 550) per il piano dell'edilizia residenziale pubblica e un'inversione di rotta nella politica di sostegno agli affitti.

  • SEMPLIFICAZIONE - Manutenzioni straordinarie, restauri e risanamento conservativo potrebbero essere riconosciuti come attività libere

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 28.03.09


INTERVISTA - Raffaele Fitto - Ministro per gli Affari regionali e le autonomie
«L'intesa eviterà ritardi e disparità»

ROMA - «L'obiettivo è fare come per gli ammortizzatori sociali, un accordo quadro che definisca tutte le misure per rilanciare e velocizzare l'edilizia e poi faccia la suddivisione fra le competenze statali e quelle regionali. Su questo stiamo lavorando al tavolo tecnico e sono fiducioso che per martedì chiuderemo positivamente».

Il ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, 39 anni, ancora una volta scommette sul dialogo. E confida ottimisticamente di portare il metodo del confronto fino all'accordo, come già successo non solo con gli ammortizzatori sociali, ma anche con il federalismo fiscale, la riforma della scuola, l'edilizia scolastica, il piano dell'edilizia residenziale, i fondi per le aree sottoutilizzate (Fas).

  • Ministro Fitto, perchè il dialogo con le Regioni conviene? Con l'articolo 117 della Costituzione vigente, più che convenire direi che non ha alternative quando si affrontano problematiche in cui si intrecciano competenze statali e regionali. Sarebbe un errore non tentare di evitare gli elementi di contrasto e di definire un percorso condiviso. Con il confronto preventivo, invece, riduciamo il contenzioso alla Consulta e diamo maggiore forza anche all'azione di Governo.
  • Facciamo l'esempio del piano casa. Che accade senza accordo? Senza accordo accade che ogni Regione va per conto proprio, determinando una situazione nazionale a macchia di leopardo per niente positiva. Inoltre si crea una fase di incertezza normativa che rallenta il rilancio del settore anzichè accelerarlo. Con il confronto preventivo, invece, la geniale intuizione del presidente Berlusconi di un piano casa produce il massimo degli effetti e lo fa più rapidamente. Mi pare che l'accordo sugli ammortizzatori sociali, di cui tutti si sono detti soddisfatti, confermi quel che dico.
  • È vero che il decreto legge sarà leggero e riguarderà solo le semplificazioni statali? Capisco che il decreto sia diventato il principale oggetto di discussione, ma anche in questo ci siamo dati un metodo. Definiamo prima i contenuti e le competenze, poi arriviamo agli strumenti. Questo percorso è stato ribadito alla presenza del presidente Berlusconi e del sottosegretario Letta. E il primo a considerare questo metodo corretto è proprio il presidente Berlusconi.
  • E sulle semplificazioni? È vero che stiamo studiando un corposo pacchetto di semplificazioni statali e regionali. È un lavoro che procede bene. Ma stiamo anche studiando le regole per far partire in Italia le demolizioni e ricostruzioni.
  • Convocherete una Conferenza unificata già per martedì prossimo? L'obiettivo è chiaramente quello, per formalizzare rapidamente il lavoro svolto al tavolo che comunque deve finire martedì.
  • E mercoledì prossimo un Consiglio dei ministri straordinario per decidere. È un'ipotesi che si sta valutando. Dipende, ovviamente, dal grado di intese che si troveranno al tavolo tecnico.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 28.03.09


Casa, torna l'ipotesi decreto. Conterrà solo semplificazioni statali - Premi di cubatura nelle leggi regionali.

ROMA - Un decreto legge per le sole semplificazioni statali, un accordo quadro con le Regioni sul modello degli ammortizzatori sociali per rilanciare anche l'edilizia residenziale, un atto di indirizzo del Governo per le leggi regionali su ampliamenti e demolizione-ricostruzione da varare entro 90 giorni. Si muove su questi tre pilastri il tentativo di accordo fra Governo e Regioni che ieri si è nutrito di dieci ore di confronto coordinato dai ministri per le Regioni, Raffaele Fitto, e per le Infrastrutture, Altero Matteoli, e dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. Un lavoro fitto e prezioso che ha recuperato rispetto alla tensione iniziale, dovuta ad alcune frasi attribuite al premier, sulla volontà di andare comunque avanti con il decreto legge. Berlusconi si era limitato, in realtà, a dire che lui avrebbe preferito il decreto legge senza però imporre questa soluzione.

Chiarito l'equivoco, la trattativa è partita senza più fermarsi fino al tardo pomeriggio, quando Fitto si è recato a Palazzo Chigi, per riferire al premier. Fino a quel momento le agenzie di stampa avevano battuto solo l'ipotesi dell'atto di indirizzo, uno degli elementi dell'accordo. In realtà si era parlato anche del provvedimento del Governo di semplificazione (un disegno di legge) e dei contenuti delle leggi regionali. Dopo la riunione di Palazzo Chigi, il quadro ha cominciato a delinearsi con maggiore chiarezza.

Fitto si è sentito ripetere dal premier la volontà di fare un decreto legge. Indicazione non incompatibile con quanto emerso al tavolo con le Regioni. Il punto da chiarire sarà, semmai, che cosa potrà stare dentro il decreto legge. Non i premi di cubature del 20% per le abitazioni mono e bifamiliari che le Regioni sostengono assolutamente essere materia di competenza regionale: andrà, quindi, nell'atto di indirizzo che le Regioni dovranno tradurre in legge entro 90 giorni. Stesso discorso per le demolizioni e ricostruzioni, che saranno incentivati con il premio di cubatura del 30% ma pure regolamentati per evitare operazioni non in linea con gli indirizzi urbanistici. Ovviamente i Governatori non vogliono sentir parlare di premi di cubature in deroga ai piani regolatori, come era previsto originariamente nelle bozze di decreto legge del Governo.

Nel decreto legge resterebbero solo accelerazioni e semplificazioni di stretta competenza statale: sicuramente pareri delle Sovrintendenze e delle autorità di bacino, riforma del codice dei beni culturali, autorizzazioni come quella dei vigili del fuoco o antisismica. In questo provvedimento dovrebbe finire anche una riforma della cornice nazionale di Dia (dichiarazione inizio attività) e Super Dia (una sorta di autocertificazione) fissata dall'articolo 22 del testo unico dell'edilizia. Il testo delle semplificazioni che il Governo dovrebbe presentare al tavolo tecnico forse già oggi potrebbe includere altre novità.

L'altro tema delicatissimo, per arrivare all'accordo, è cosa succederebbe qualora le Regioni non rispettassero il termine di 90 giorni per legiferare. Di questo punto non si è ancora discusso. Berlusconi vorrebbe comunque poter intervenire, a quel punto, con un provvedimento sostitutivo forte, forse un decreto. Le Regioni studiano soluzioni meno intrusive delle loro competenze. Ma questo sarà uno dei punti in discussione fino a martedì prossimo, giorno della chiusura del tavolo. Subito dopo, una conferenza unificata Stato-Regioni-città per ratificare l'accordo e un consiglio dei ministri straordinario, già mercoledì o giovedì, per varare il decreto legge.

  • Atto di indirizzo. I Governatori avranno 90 giorni per varare i loro provvedimenti
  • Il tavolo tecnico. Si chiuderà martedì, poi un Consiglio dei ministri straordinario

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 27.03.09


INTERVISTA - Vasco Errani - Presidente della Conferenza delle Regioni
«Non accetteremo imposizioni»

ROMA - «Nessun decreto legge sul piano-casa». Vasco Errani, rappresentante dei governatori, frena il Governo da qualsiasi tentazione di decretazione d'urgenza anche nel caso di un accordo per martedì prossimo. «Le Regioni stanno lavorando seriamente e chiedono rigore e trasparenza, tutti facciano altrettanto», rilancia. E chiarisce: «Non siamo il "partito del no", tutt'altro. E non lo dica chi è federalista al mattino e statalista nel pomeriggio».

  • Presidente Errani, avete cinque giorni per un accordo col Governo. Ce la farete? Le Regioni, tutte, sono disponibili a rilanciare l'edilizia. Ma lavorando su innovazione, risparmio energetico, qualità, nel rispetto assoluto della programmazione urbanistica e del territorio. Senza condoni o stracciando regole e leggi. Tutti gli orpelli della prima bozza del Governo non stanno in piedi e sono incostituzionali. Per noi sono inaccettabili. Noi stiamo lavorando seriamente, e con noi gli enti locali, nella convinzione che servono scelte condivise. Speriamo che tutti facciano altrettanto. Vedremo i risultati.
  • Il Governo non sembra aver abbandonato del tutto l'idea di fare celermente per decreto legge. Io ribadisco con molta chiarezza che il decreto legge è uno strumento assolutamente inidoneo e sbagliato per gestire questa partita. E posso dimostrarlo dal punto di vista dell'effettività concreta delle scelte.
  • Anche se il decreto confermasse scelte condivise con voi? Allora non ci sarebbe bisogno del decreto legge. E questo il Governo lo sa bene.
  • Ma fin dove sono pronte a spingersi le Regioni? Ci sono cose che possono essere utili e che peraltro in alcune legislazioni regionali già esistono: demolizioni e ricostruzioni, premi di cubatura, ma, ripeto, con avvio di biotecnologie, bio-edilizia, recupero energetico. Un salto nell'innovazione e nella qualità urbana dentro un impianto di programmazione che offra garanzie e non che consenta a ciascuno di fare quel che gli pare.
  • Vi si accusa di essere le solite "Regioni del no". È sbagliato e anche offensivo. Non so chi ci accusa. Certo non lo può fare il Governo e certo non lo può fare guardando gli atti concreti: noi abbiamo fatto il lavoro sul federalismo fiscale per primi, noi abbiamo fatto l'accordo sugli ammortizzatori sociali, noi abbiamo aperto un terreno di confronto serio sull'edilizia. E l'abbiamo fatto non con dei "no", ma sempre con disponibilità serie per evitare condoni preventivi. Abbiamo accettato la sfida del confronto, ma dentro le regole, nell'interesse del Paese e dei cittadini. Tanto più si va verso il federalismo fiscale, tanto più servono scelte condivise. Se si lavora per il federalismo fiscale, non si può essere federalisti al mattino e centralisti nel pomeriggio. Questo sì che è un vero e proprio cortocircuito. Non si può assolutamente dire che le Regioni sono il "partito del no": è vero esattamente il contrario, lo dicono i fatti. E il Governo ne è perfettamente consapevole.
  • Ma basterà il progetto anti-ciclico per il rilancio dell'edilizia? Assolutamente no. Serve un vero piano per la casa con risorse aggiuntive che dia risposte a quelle centinaia di migliaia di famiglie, di persone e di giovani, che non possono né comprarsi la casa né pagarsi l'affitto. Occorre rilanciare con forza l'edilizia residenziale pubblica, innovativa, a canone sociale calmierato. Questa è una grandissima emergenza sociale del Paese e sarebbe un'altra grande e vera politica anti-ciclica.

 

di Roberto Turno
da Il Sole 24ore del 27.03.09

 

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Commenti

29/03/2009 11:55: piano caos
"Manutenzioni straordinarie, restauri e risanamento conservativo potrebbero essere riconosciuti come attività libere" ma siamo matti? L'ordine si attivi subito per impedire una simile assurdità! non c'è nemmeno bisogno di argomentare. i professionisti sanno che attraverso una simile norma si spianerebbe la strada al caos edilizio. ristrutturare il patrimonio edilizio va bene, ma farlo senza nemmeno il minimo "autocontrollo" della DIA significa dare sfogo ai peggiori istinti e distruggere il patrimonio. inoltre si spiana la strada alla evasione totale inficiando anche il piano stesso che vorrebbe un rilancio della economia (spero non sommersa). non parliamo della sicurezza delle strutture, degli impianti, dei cantieri, ecc. veniamo considerati come un orpello ed un fastidio, indicati di fatto come unico impedimento alla attività edilizia minore. serve una risposta forte dei professionisti. subito.
stefano michelato

29/03/2009 16:33: caccia al timbro
Temo l'incremento della "caccia al timbro del novellino" o del professionista "distratto". Forse per la nuova "HiperDia" bisognerebbe richiedere almeno 10 anni di iscrizione all'ordine; lo scrivo contro i miei interessi, ma non siamo ipocriti, proponendomi di essere "scrupoloso" il lavoro è già perso in partenza. D'altra parte se concorsi pubblici e consulenze richiedono un minimo di esperienza, perchè non anche il "Permesso di costruire autocertificato"? Non so se il Permesso di costruire sarà completamente abolito, ma a mio avviso dovrebbe comunque rimanere a disposizione del tecnico e del committente come iter facoltativo ed anzi premiato con una qualche forma di defiscalizzazione, da studiare opportunamente.
Mario L.R. Leante - architetto

30/03/2009 12:16: titolo
IO ME NE VADO IN fRANCIA
F.U.

30/03/2009 13:13: Design-You?
Ritengo che il piano casa potrebbe rappresentare uno strumento valido di rilancio dell'economia del nostro paese, se solo contenesse dei provvedimenti veramenti innovativi. Il premio di cubatura ad esempio potrebbe costituire l'incentivo per interventi di demolizioni e ricostruzioni volti a realizzare edifici-passivi, o per la manutenzione straordinaria che preveda la sostituzione degli impianti con nuovi maggiormente efficienti. Lo stesso criterio potrebbe estendersi anche alla scala urbana, o territoriale, dove l'adozione di nuove tecnologie per il risparmio energetico o l'uso di materiali o processi edilizi eco-compatibili dovrebbero ottenere il giusto riconoscimento. Tuttavia mi sembra che l'atteggiamento del Governo propenda più per includere nell'attività edilizia libera tutti gli interventi che ad oggi sono monitorati attraverso la Denuncia di Inizio Attività, emarginando completamente il ruolo dei tecnici e delle amministrazioni locali ed incoraggiando il "design" fai da te. Allora non ci resta che confidare nel gusto estetico degli italiani!
Daniela Pirone - architetto

30/03/2009 22:00: Ipocrisia
Amici, come al solito mi "tocca" scrivere perchè la realtà è un'altra cosa. La caccia al timbro del novellino o professionista distratto è da sempre attiva (per altro a prezzi ridicoli e infamanti per la categoria). Per non parlare di commitenti che scambiano la scrupolosità per "paura" : " .... Archite' ma nun conosce nessuno ???... ma non potemo fa a meno de questo?? ma nun lo potemo fa co a dia?.. architè lei me fa perde tempo ... mo vado dai tecnici e ce penso io ...." frasi che conosciamo tutti a memoria. Perciò, il professionista scrupoloso è già oggi un impiccio perchè seguire correttamente le procedure fa perdere enormemente tempo: Lunga vita ai pasticcioni che nessuno denuncia. La verità è però un'altra: le leggi sono fatte per far ingrassare chi delle leggi fa regolarmente carta straccia e chi potrà sempre fare come gli pare: parlo di chi fa intere palazzine abusive, mega interventi in aree protette, quartieri con centri commerciali con una via di campagna per accedervi, senza servizi ed urbanizzazioni e via dicendo. Ma come cavolo fanno costoro ???? Chi permette certi scempi urbanistici e magari poi rompe le p.. per un tramezzo spostato?? Pensate che io potrei mai fare una bifamiliare senza che mi facciano piangere sangue con richieste assurde di regolamenti, circolari interne sconosciute, e tecnici che interpretano la legge come gli pare in base a chi hanno davanti ??? Blitz di vigili, asl, ispettorati e varie manco stessi a fa un ecomostro... La legge non è uguale per tutti ed il vero male sono i burocrati al servizio dei potenti. Pensate se per esempio fosse così facile costruire, bene con poca spesa e magari facendo pure Architettura (si avete letto bene Architettura, anche se non ci sia chiama Fu...) e magari entrare in concorrenza coi palazzinari costringendoli ad abbassare i prezzi delle case giunte a cifre (per dei cessi energivori) da stramiliardario per pochi metri quadri..... Capirete perciò come gli interessi siano enormi solo per pochi eletti e come questi interessi condizionino in maniera determinante l'interpretazione delle leggi. Pertanto sono d'accordo con il collega S. Michelato, e come sempre aggiungo la richiesta che l'ordine si faccia carico della difesa dei suoi iscritti di fronte alle assurdità legislative, e proponga invece fattivamente modifiche tali che la "discrezionalità" di "certi" tecnici possa essere debellata. Perchè altrimenti pure io sarò contento che ognuno possa fare come gli pare e senza architetti, almeno la discrezionalità non ingrasserà più nessuno (e magari le case costeranno di meno...)
arch. Claudio Flabiano

30/03/2009 22:44: titolo
Perchè ancora abbiamo paura delle cose fatte male!!! Della distruzione addirittura del patrimonio edilizio, se non controllati da un tecnico del comune??!!! Assumiamoci le nostre responsabilità, cominciamo a pensare agli Architetti come a dei pubblici ufficiali, che rilasciano autorizzazioni, che controllano il vicino, l'iscritto!!! Ormai la qualità è fondamentale in qualsiasi tipo di intervento edilizio, e se non si è bravi, attenti, veri professionisti, non si arriverà mai ad un intervento conveniente. E nessuno tirerà fuori i soldi per farlo, spero. Come spero che l'ordine faccia di tutto, piuttosto, per evitare che il ruolo di Geometra venga equiparato ancora a quello dell'Architetto, spero che questa ulteriore semplificazione lgislativa possa essere occasione per definire in maniera chiara le responsabilità, le penali, e soprattutto requisiti dei profesionisti che potranno rilasciare autorizzazioni.
paolo compagnone

11/04/2009 14:32: MA LA BUROCRAZIA CHE FINE FA?
Mi chiedo che fine farebbe la "Burorazia" che ora controlla (o meglio dovrebbe controllare) che tutte le norme siano rispettate e che, comunque, impiega anni a fornire pareri, a volte contrastanti tra di loro. Tutti i tecnici dei Comuni, delle Regioni, dello Stato, dei vari Enti parco, che fine farebbero, qualora dovessimo essere noi progettisti a "garantire" al committente che "Tutto è a posto...si può fare" (We can...direbbero alcuni). Perchè il progettista dovrebbe, da un lato, operare in regime di concorrenza senza la garanzia di "minimi salariali", peraltro stabiliti regolarmente per tutte le categorie di operai ed impiegati, nonchè di artigiani (ed è sacrosanto questo rispetto), e dall'altro "accollarsi i rischi di certificare, di asseverare, con professionalità, quanto a volte neanche in anni viene certificato dai cinque o sei Enti che normalmente entrano in gioco allo stato attuale? Ammesso e non concesso che sia possibile ad un professionista (Architetto o Ingegnere) con almeno dieci anni di iscrizione all'Albo, si badi bene, certificare il "Tutto è a posto", bene, allora ripristinate i minimi e come minimo raddoppiateli rispetto a prima. Ma tutto questo ammesso e non concesso, alla fine ancora mi chiedo: Che fine faranno gli addetti alla "Burocrazia"? Belle domande.
Architetto Massimo Andellini

vedi anche:

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data pubblicazione: domenica 29 marzo 2009
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