Liberalizzazione totale per la manutenzione

Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa

[4 aprile/29 marzo 2009]

PIANO CASA - Manutenzione in libertà. Svincolati anche i cambi di destinazione senza opere edilizie. Liberalizzazione totale per la manutenzione. Il decreto legge sul piano casa cancellerà le autorizzazioni per gli interventi straordinari.

ROMA - Nel decreto legge sul piano casa ci sarà anche la liberalizzazione totale, senza bisogno di alcuna autorizzazione; per le manutenzioni straordinarie, per i cambi di destinazione d'uso senza opere edilizie e per l'installazione di pannelli solari. Queste attività saranno sottratte sia alla licenza edilizia (permesso di costruire) sia alla procedura semplificata della denuncia di inizio attività (Dia). La deregulation presenta alcune limitazioni: per le manutenzioni non si applicherà qualora il progetto preveda l'eliminazione, lo spostamento o la realizzazioni di elementi strutturali oppure comporti aumento delle unità immobiliari o ancora implichi aumento degli standard urbanistici; per i mutamenti di destinazione d'uso senza opere edilizie qualora si determini un aumento del carico urbanistico o si deroghi alle prescrizioni urbanistiche comunali.

Lo schema di decreto legge diramato ieri dalla presidenza del Consiglio contiene, come previsto, soltanto le semplificazioni delle procedure edilizie di competenza statale e nulla qggiunge all'accordo del 1° aprile su ampliamenti e premi di cubatura che dovranno essere varate dalle leggi regionali entro il 30 giugno.

Palazzo Chigi ha diramato anche un disegno di legge (si veda Il Sole-24 Ore di ieri [in calce, ndr]) che contiene una riforma più profonda del testo unico dell'edilizia con la delega al Governo per varare, tralaltro, la «semplificazione delle procedure anche mediante la sostituzione dei titoli edilizia preventivi, comunque denominati»: si tratta, in sostanza, dell'abolizione del permesso di costruire o licenza edilizia. Nel Ddl anche modifiche al Codice Urbani sui beni culturali nella parte delle sanzioni per chi viola le prescrizioni dell'autorizzazione paesaggistica.

Decreto legge e disegno di legge andranno alla riunione tecnica Governo-Regioni convocata per lunedì, per poi approdare al preconsiglio dei ministri di martedì e, infine, al Consiglio dei ministri che dovrebbe essere convocato per giovedì 9 aprile. La riunione con le Regioni è fondamentale perchè il protocollo del 1° aprile prevede che il decreto legge sia «condiviso». Non sembrano presentarsi, per altro, ostacoli insormontabili all'intesa con i Governatori, considerando che il decreto legge ricalca abbastanza da vicino un elenco di semplificazioni che erano state condivise inizialmente nel protocollo e che sono state poi stralciate per prudenza, su richiesta del Governo.

Il decreto legge è composto di nove articoli e si muove su numerosi fronti: oltre all'ampliamento dell'area dell'attività edilizia che non ha bisogno di autorizzazioni, il provvedimento riforma anche la conferenza di servizi e il parere delle Sovrintendenze nel caso di opere pubbliche e private, semplifica le autorizzazioni paesaggistiche, la valutazione ambientale strategica (Vas) e le procedure per la riqualificazione dell'edilizia scolastica. La principale attinenza con gli ampliamenti del 20% che saranno disposti dalle leggi regionali è l'estensione della procedura di Dia (al posto del permesso di costruire) alle «opere interrate, su tutti i lati con l'esclusione di quello di accesso, pertinenziali alla residenza, nei limiti del 20 per cento del volume esistente del fabbricato o dell'unità abitativa principale».

La parte più delicata del decreto legge è quella che riguarda le Sovrintendenze. Da una parte si riduce il potere di veto delle Sovrintendenze sulle opere pubbliche e sulle opere private «di particolare complessità», con l'obbligo di esprimere il proprio parere in conferenza di servizi, come le altre amministrazioni, e l'equiparazione dell'assenza in conferenza a un parere positivo. Dall'altra parte, sull'autorizzazione paesaggistica per i progetti su immobili privati vincolati, alle Sovrintendenze viene dato un termine perentorio di sessanta giorni per esprimere il parere. Viene anche esteso l'elenco degli interventi di «lieve entità» soggetti a procedura semplificata con l'inserimento di manufatti di arredo urbano, strutture stagionali collegate all'attività turistica e del tempo libero, le strutture di copertura non superiore a 10 metri quadrati, pannelli solari e fotovoltaici fino a una potenza di 20kwe, interventi per l'eliminazione di barriere architettoniche e gli impianti di condizionamento.
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  • L'AGENDA - Il Dl e il disegno di legge saranno presentati lunedì alla riunione tecnica tra il Governo e le Regioni

I confini della semplificazione. La liberalizzazione (niente licenza edilizia nè denuncia di inizio attività) viene estesa a questi interventi edilizi:

  • manutenzione straordinaria
  • movimenti di terra pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e pratiche agro-silvo-pastorali
  • deposito temporaneo di merci e materiali a cielo aperto (a esclusione dei rifiuti)
  • opere caratterizzate da precarietà strutturale e funzionale (dirette a soddisfare esigenze contingenti e temporanee e a essere immediatamente rimosse al cessare della necessità)
  • mutamenti di destinazione d'uso senza esecuzione di opere edilizie
  • serre mobile stagionali sprovviste di strutture in muratura funzionati allo svolgimento dell'attività agricola
  • opere di pavimentazione e finitura di spazi interni anche per aree di sosta
  • pannelli solari senza serbatoio di accumulo
  • elementi di arredo urbano e aree ludiche senza fini di lucro
  • installazione di serbatoio di gpl fino alla capacità di 13 mc

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 04.04.09


Piano casa senza capannoni. Edifici industruali, niente ampliamenti. Ampliamenti e cubature solo per abitazioni - Buzzetti (Ance): è un errore. Sulle semplificazioni statali al prossimo Consiglio decreto e Ddl.

ROMA - Niente premi di cubatura e niente ampliamenti per gli edifici industriali e commerciali. Almeno per ora. Nell'ultima versione dell'accordo Governo-Regioni-Autonomie sul piano casa si è chiuso lo spiraglio che era stato aperto nella coda della lunga trattativa notturna di martedì, quando il termine «residenziale» era stato eliminato dalla prima frase del testo del protocollo, lasciando la possibilità di un intervento a 360 gradi. Nella versione definitiva sottoposta alla Conferenza unificata, invece, l'intero paragrafo è stato eliminato e il limite dell'intervento «residenziale» è stato reinserito nel dettaglio dei singoli interventi possibili. Risultato: capannoni industriali e piccole strutture commerciali sono state escluse.

Lo ha rilevato ieri con disappunto il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, nel corso della trasmissione «Radio Anch'io». «Potenzialmente l'accordo tra Governo e Regioni sul piano a sostegno dell'edilizia - ha detto il presidente dei costruttori - è un buon accordo, ma ha dei limiti che vanno superati. Non si parla esplicitamente del non residenziale, un settore nel quale applicare il premio del 35% nelle cubature per l'abbattimento e la ricostruzione dell'edificio è più semplice che nei condomini». Ovviamente le Regioni, con le leggi che dovranno varare entro il prossimo 30 giugno, potranno allargare la gamma degli interventi anche agli edifici non residenziali.

Ma la novità principale della giornata di ieri è la convocazione del preconsiglio di martedì prossimo; dove il piano di rilancio dell'edilizia appare in due punti dell'ordine del giorno: al primo c'è un decreto legge «in materia di edilizia, urbanistica e opere pubbliche» e al secondo un disegno di legge recante «delega al Governo per l'aggiornamento della normativa ed urbanistica».

Questo significa due cose. Da una parte il Governo progetta un riordino molto profondo del testo unico su edilizia e urbanistica (si tratta del Dpr 380/2OO1): possibile che la cancellazione totale del permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia) possa essere inserito nel disegno di legge mentre nel decreto fIinirà certamente l'estensione della Dia agli interventi di rilancio.

Dall'altra parte, però, il Governo si cautela rispetto a rilievi e opposizioni che potrebbero venire al testo del decreto in legge in corso di preparazione dai Governatori e, soprattutto, dal Quirinale. È scritto esplicitamente nell'accordo del 1° aprile, infatti, che il decreto legge sulle semplificazioni di competenza statale dovrà essere «condiviso». Quanto al Quirinale, ha già fatto pesare il proprio punto di vista in due occasioni: quando, una settimana fa, fece capire che sulle materie di competenza concorrente Stato-Regioni non si poteva legiferare con provvedimenti d'urgenza in assenza di un accordo Stato-Regioni; e soprattutto mercoledì scorso, quando, subito dopo la firma dell'accordo, ha espresso una valutazione positiva dell'intesa ma ha anche reso esplicite le proprie preoccupazioni per la tutela del patrimonio artistico e culturale.

Sulle norme relative ai poteri delle Sovrintendenze e alla riforma del Codice Urbani sui beni culturali, dunque, il Governo tiene di riserva l'ipotesi del disegno di legge qualora le norme non dovessero passare il vaglio informale del Quirinale. D'altra parte proprio la partita sui poteri delle Sovrintendenze è una delle ragioni del rinvio del decreto legge alla prossima settimana. Nelle bozze circolate nei giorni scorsi era stato inserito, su richiesta proprio di alcune Regioni, una norma che avrebbe lasciato le autorizzazioni paesaggistiche all'interno dell'iter autorizzativo regionale anche oltre il 3O giugno prossimo, senza riportarle in capo alle Sovrintendenze, come previsto dal Codice Urbani.
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di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 03.04.09 


IL PIANO CASA - Ampliamenti oltre i 200 metri cubi. Le Regioni potranno eludere il tetto nazionale - Berlusconi: i proprietari chiamino i progettisti.

ROMA - «I proprietari di abitazioni uni-bifamiliari possono già chiamare i progettisti e commissionargli il lavoro». Così Silvio Berlusconi sintetizza l'intesa sul piano casa siglata ieri mattina con Regioni e Autonomie locali. Dopo la Conferenza unificata del primo mattino, anche il Consiglio dei ministri ha ratificato l'accordo raggiunto nella notte fra il ministro delle Regioni, Raffaele Fitto, e i Governatori. Ora ci sono tutti i timbri. I momenti attuativi dell'intesa saranno due: un decreto legge sulle semplificazioni di competenza statale, che sarà approvato dal Governo la prossima settimana; leggi regionali che dovranno essere varate entro 90 giorni e dovranno contenere il cuore dell'intervento di rilancio dell'edilizia.

Nelle leggi regionali ci saranno le norme che liberalizzano gli ampliamenti con il 20% di incrementi di cubatura per tutte le abitazioni uni-bifamiliari e per palazzine di volumetria complessiva inferiore a mille metri cubi. Interventi possibili anche per immobili a uso diverso dall'abitativo. Il protocollo Governo-Regioni prevede un limite di ampliamento di 200 metri cubi. «Ma le Regioni potranno derogare», ha sottolineato il premier. Esclusi i condomini, gli edifici abusivi, quelli situati nei centri storici e nelle aree di inedificabilità assoluta. Qualche ulteriore precisazione dal presidente del Consiglio: «Le villette a schiera sono considerate abitazioni monofamiliari; se hanno un giardino, sarà possibile ampliarle».

Berlusconi ha anche rilanciato le stime Cresme: «Si metteranno in moto almeno 60-70 miliardi». Ha ringraziato i presidenti delle Regioni per la collaborazione. Ha confermato che il decreto servirà a sburocratizzare. Ha sottolineato la nuova stagione dell'abbattimento degli edifici obsoleti, che pure sarà inserito nelle leggi regionali con premi di cubature aggiuntive del 35% alla demolizione-ricostruzione. E soprattutto il premier ha enfatizzato e fatto propria la terza parte dell'intesa, quella voluta dalle Regioni per il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica. L'ha fatto a proprio modo, parlando delle «new towns» che intende realizzare, di un progetto per dare casa alle giovani coppie, di «un grande piano casa per chi la casa non ce l'ha». Il Governo, in concreto, si impegna a riaprire la trattativa e reperire altre risorse: ha recuperate 200 milioni dei 550 che erano stati tagliati, ora promette di andare oltre. Il presidente dei Governatori, Vasco Errani, incalza: «Il vero piano casa è dare risorse per l'affitto sociale».

Per il decreto legge sulle semplificazioni quella di ieri è, in realtà, una mezza battuta d'arresto. Il Governo non ce l'ha fatta a trovare un'intesa su procedure che vanno a intaccare molti poteri ministeriali: si pensi alla valutazione ambientale strategica (Ambiente), alle autorizzazioni paesaggistiche (Beni culturali e Sovrintendenze), riforme del testo unico per l'edilizia (Infrastrutture) sui titoli abilitativi, autorizzazioni antisismiche. Anche il Quirinale è attento ai poteri dei Sovrintendenti e alla tutela del patrimonio.

Le bozze dei giorni scorsi sono state così accantonate in vista del concerto che dovrà avvenire su due fronti: all'interno del Governo e con le Regioni. Tutto rinviato di dieci giorni, come era già chiaro da martedì sera. Dal protocollo è anche saltato l'elenco delle procedure interessate su cui c'era intesa. Il punto di dissenso riguardava l'eliminazione totale del permesso di costruire che Berlusconi vorrebbe inserire nel decreto legge. Le Regioni concordano con lo spostamento di tipologie edilizie verso la più semplice denuncia di inizio attività (Dia), ma sulla questione sono più prudenti.

Numerose le reazioni che riconoscono al piano casa di oggi maggiore equilibrio. Anche dal mondo delle associazioni di tutela ambientale. «Bene l'intesa Stato-Regioni - dicono il Fai e il Wwf - ma rimangono molte preoccupazioni sulla tutela dei beni naturali e culturali». Dalle opposizioni politiche si marcano i cambiamenti del piano. «Il piano Berlusconi non c'è più», dice il leader pd Franceschini. Casini parla di «pressapochismo di Berlusconi per aver annunciato il piano 20 giorni fa». Di Pietro dice che è stato «respinto il colpo di mano del Governo».
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  • FAI E WWF - «Bene l'accordo tra Palazzo Chigi e i Governatori. Restano le preoccupazioni sulla protezione dei beni naturali e culturali»

Come far crescere la propria abitazione

  • Gli immobili interessati. L'intesa tra Governo, Regioni e Comuni fissa l'obiettivo cui dovranno ispirarsi le leggi regionali da approvare entro 90 giorni. In base a questo accordo, gli edifici residenziali unifamiliari o bifamiliari, o comunque di volumetria non superiore a 1.000 metri cubi, potranno essere ampliati del 20% (mentre l'altro limite di 200 metri cubi potrà essere superato dalle leggi regionali). Oltre a ville e villette, dunque, gli interventi potranno riguardare anche le palazzine. I dettagli nelle leggi regionali.
  • La sopraelevazione. Aggiungere "nuovi volumi" al sottotetto per renderlo abitabile è un altro degli interventi di ampliamento possibili. Anche in questo caso, si applica il limite del 20% dei volumi esistenti e quello "teorico" di 200 metri cubi in valore assoluto. Bisogna però tenere conto del fatto che, dovendo demolire e ricostruire il tetto, il costo medio è piuttosto elevato: pur tenendo conto delle differenze territoriali, si può stimare in 1.800/2.000 euro al metro quadrato, contro i 1.300-1.500 euro al metro quadrato per l'aggiunta di nuove stanze.
  • Le stanze in più. L'ampliamento "classico" consiste nell'aggiunta di una nuova ala - composta da una o più stanze - a un edificio esistente. Ad esempio, in una villetta monofamiliare di 120 metri quadrati, con un volume di 420 metri cubi, si possono aggiungere fino a 84 metri cubi (pari al 20% in più). Saranno le Regioni a definire se e come si potrà derogare agli strumenti urbanistici regionali e comunali. E bisognerà comunque rispettare distanze e diritti di veduta dei vicini tutelati dal Codice civile.
  • Il seminterrato. Gli interventi di ampliamento possono riguardare anche spazi già esistenti, ad esempio destinati a seminterrato. Si potrà rendere abitabile un seminterrato trasformandolo in una tavernetta o in un locale di servizio, liberando spazio utile in altre zone della casa. Il costo varia molto a seconda delle condizioni dei locali, ma è mediamente inferiore a quello delle nuove costruzioni.
  • Dalla veranda al portico. Nuovi spazi abitativi possono essere creati anche chiudendo un portico o un balcone (facendolo diventare una veranda) o trasformando una serra o un'altra struttura muraria già esistente. In questo caso, fatti salvi i limiti di volumetrie, l'intervento è più semplice perchè la spesa è minore: intorno ai 600-700 euro al metro quadrato. Tuttavia, anche in questa ipotesi, bisogna valutare le distanze e il diritto di veduta dei vicini. Esclusi i condomini.

NAPOLITANO «Tutelare il patrimonio culturale». «Viviamo nuovamente una stagione non semplice: c'è una crisi economica e occupazionale che sollecita iniziative volte a favorire una ripresa comunque dell'attività produttiva e dell'occupazione». «In quel "comunque" si celano anche molte insidie non trascurabili proprio per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, artistico e paesaggistico». Lo ha detto il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ricevendo una delegazione di rappresentanti di alcuni Comuni italiani. La tutela del patrimonio culturale è, ha aggiunto il presidente della repubblica, un valore «che la Costituzione garantisce e di cui impone il rispetto».

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 02.04.09


DOMANDE & RISPOSTE

  • Quando sarà possibile partire con gli ampliamenti? Bisogna attendere la legge della propria Regione. I tempi saranno variabili da Regione a Regione, ma nella maggior parte dei casi si starà entro i 90 giorni, termine stabilito dall'intesa di ieri. Dall'entrata in vigore della legge regionale si potrà partire con la presentazione del progetto.
  • Che documentazione si deve presentare per richiedere l'ampliamento? Ogni Regione dovrà chiarirlo nella legge. Ma nell'accordo c'è già un riferimento a «forme semplificate», formula che rimanda alla denuncia di inizio attività (Dia) del progettista. In questo senso dovrebbe disporre il decreto legge della prossima settimana, generalizzando la procedura di Dia per questi interventi. Se lo schema sarà confermato, con l'approvazione della legge occorrerà presentare la Dia e attendere altri 30 giorni prima di partire con i lavori.
  • Chi fa i lavori nella propria abitazione deve presentare il Documento unico di regolarità contributiva (Durc)? Sì. Il Durc è obbligatorio anche nell'edilizia privata e va presentato dal committente prima dell'inizio lavori.
  • Cosa accadrebbe nel caso la propria Regione non legiferasse entro 90 giorni? E' un rischio ridotto perchè l'adesione delle Regioni al protocollo è stata convinta. Al punto che i Governatori hanno chiesto l'intesa istituzionale ai sensi della legge 131/2003, il grado più elevato di intese fra Stato e Autonomie locali. Nel caso di mancato rispetto del termine di 90 giorni, dovuto a difficoltà di approvazione in consiglio regionale, il Presidente della Regione potrà procedere con i poteri sostitutivi di un commissario ad acta. Questa disposizione sarà rafforzata dal Dl.
  • È possibile ampliare una casa ex abusiva ora sanata? Bisognerà leggere le singole leggi regionali. Il "paletto" annunciato dalle Regioni di ammettere solo interventi previsti dal Prg «<non in deroga») avrebbe reso di difficile ammissibilità ampliamenti di case sanate su terreni agricoli, senza l'avvenuto recepimento nel Prg della zona come residenziale. Ma alla fine la formula scelta nel protocollo è più blanda e si limita a vietare interventi su edifici abusivi o nei centri storici o «in aree di inedificabilità assoluta» come parchi o aree protette. Stando al protocollo, la risposta è positiva.
  • I Comuni possono limitare gli ampliamenti in alcune aree? Il protocollo attribuisce questa facoltà solo alla legge regionale.

 

pag. 8
da Il Sole 24ore del 02.04.09


Il no di Tremonti. Già respinte le richieste dei Governatori, ma l'Esecutivo promette risorse nuove ai piani di edilizia pubblica. Iva aggiuntiva ai Comuni, Alemanno all'attacco.

ROMA - Dopo l'accordo Governo-Regioni sui paletti generali del piano di edilizia privata resta irrisolta la questione del maggior gettito dell'Iva. Per Regioni e Comuni questo è il nuovo fronte per portare risorse ai piani di edilizia residenziale pubblica: ci hanno provato i Governatori martedì notte e, dopo una telefonata di trenta minuti, si sono visti respingere dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. L'ipotesi è stata immediatamente cassata dalla bozza di intesa Governo-Regioni. Ma la questione non è affatto chiusa per Gianni Alemanno, che è tornato all'attacco ieri, con tutto il suo peso di rappresentante degli 8mila comuni italiani (firmatario dell'accordo con Regioni e Governo) e di primo cittadino della Capitale.

«Nei prossimi giorni, in occasione della messa a punto del decreto legge sulle semplificazioni da varare entro dieci giorni, torneremo a discutere della questione del maggior gettito dell'Iva da destinare a Comuni e Regioni», conferma il sindaco di Roma al Sole 24 Ore. «La soluzione - aggiunge - aiuterebbe a risolvere il problema dei fondi necessari ai programmi di edilizia residenziale pubblica». Per ora le prospettive non appaiono incoraggianti, visto che Tremonti non intende affrontare la questione Iva prima dell'entrata a regime della più ampia partita sul federalismo fiscale, all'esame del Senato per il terzo passaggio.

Ma Alemanno non demorde. Il sindaco di Roma già sei anni fa sfoderò insospettabili doti di "mastino" marcando stretto proprio il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per difendere le richieste di An dall'inquilino di Via XX settembre. Il confronto ora si ripropone, con una novità: Alemanno non è oggi solo un uomo della maggioranza di governo ma anche il sindaco di una delle città più afflitte dall'emergenza abitativa. Peraltro, vale la pena di ricordare che a giugno scade l'ennesima proroga degli sfratti. Senza dimenticare che è stato Berlusconi in persona a garantire risorse integrative per i piani di realizzazione di nuove abitazioni da destinare alle fasce sociali più deboli.

Da oggi, intanto, le Regioni cominciano a lavorare sulle singole norme agli ampliamenti edilizi, in ordine sparso. Nuove norme arriveranno al più presto in Lombardia, Marche e Lazio. Una legge ci sarà entro giugno in Toscana e Sicilia, hanno assicurato i rispettivi governatori, Claudio Martini e Raffaele Lombardo. Meno entusiasmo si respira in Calabria, Puglia, Piemonte e Liguria. Nessun commento, per ora, da altre regioni, come Campania e Basilicata.

Finora la Sicilia, forte del suo statuto speciale, annuncia le interpretazioni più originali dei suggerimenti statali. «Il testo recepirà i punti fondamentali della norma quadro», ha detto il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, «ma ne conterrà di più e diversi». Quali? Ci saranno incentivi alle famiglie e «misure adeguate per chi vive in condominio». La Sicilia studierà incentivi anche per chi accetta di «abbattere una costruzione abusiva per costruirne un'altra». Sicilia fuori dal coro anche per quanto riguarda i centri storici, che non saranno esclusi ma anzi stimolati alle riqualificazioni.

Dopo il Veneto che, come è noto, sta già discutendo il suo Ddl, la seconda regione a tagliare il traguardo sarà la Lombardia. Il presidente Roberto Formigoni ha infatti assicurato che il disegno di legge sarà varato nella prima seduta della Giunta regionale successiva all'emanazione del decreto legge del Governo.

  • IN POLE POSITION - Oltre al Veneto, che ha già avviato la discussione del Ddl, taglieranno il traguardo per primi Lombardia, Lazio, Marche, Toscana e Sicilia

 

di Massimo Frontera
da Il Sole 24ore del 02.04.09


Parole d'ordine. New town? L'architetto preferisce demolire. Densificare la città, superare lo sprawl, riqualificare le aree degradate.

ROMA - No a nuovi quartieri dormitorio, sì a un piano capace di rimettere ordine negli spazi "slabbrati" delle città. Non è un argomento da lasciare indifferenti quello delle «new town» tirato fuori da Silvio Berlusconi in appendice al via libera al piano casa. Ma su quale modello, si chiedono architetti e urbanisti impegnati a trovare una risposta convincente allo sprawl urbano, l'espansione poco pianificata e spesso informale che ha caratterizzato lo sviluppo delle nostre città.

Quartieri satellite, sia pure di nuova concezione? Proposta difficile da attuare senza copiosi investimenti in infrastrutture, reti di mobilità e servizi, ripetono in coro, a meno di non ripetere l'esperienza fallimentare delle «nouvelles villes» francesi, traformatesi in insediamenti-ghetto, e di alimentare il traffico da "pendolarismo". Neppure è pensabile la città di fondazione, come quelle che anche alcuni architetti italiani (Maggiora, Gregotti, solo per citare qualche esempio) stanno progettando in Cina, in un territorio limitato e già troppo costruito come quello italiano.

La parola d'ordine è "sostituzione edilizia". Interventi di demolizione e ricostruzione, riqualificazione delle aree dismesse, mirate a mettere a sistema un tessuto urbano spesso cresciuto in modo «spontaneo», come sottolinea Cino Zucchi, che proprio domani presenterà in Olanda un progetto per la città di Groningen, un masterplan per 300 alloggi basato sul doppio imperativo «high density, low rise». «In Italia - dice - dobbiamo stare attenti a non giocarci quel po' di Bel Paese che ancora ci rimane. Tutta Europa sta riflettendo sul tema della ri-densificazione della città diffusa, che ha consumato troppo territorio e moltiplicato gli spostamenti in auto. Gli olandesi, con Almere e Jiburg, e gli inglesi, con Milton Kenes, un esempio di città-territorio, hanno sperimentato il tema delle "new town" in forma integrata. Piuttosto di creare città nuove, vedrei nell'innesto sul costruito una strategia che sappia unire la necessità di privacy, la qualità ambientale e il rapporto con il paesaggio delle migliori esperienze del Nord Europa con l'amore per la compattezza e per l'intensità dello spazio pubblico della tradizione italiana».

Basso costo di costruzione, zero consumi energetici, mix funzionali capaci di ricreare la «vita di quartiere» è la formula di Mario Cucinella, appena premiato al Mipim per la sua «casa 100k», ripagabile attraverso gli incentivi del Conto energia. «Bisogna superare l'esperienza accademica dei quartieri dormitorio realizzati negli anni 70 - dice -; abbiamo enormi brani di città da completare, sarebbe inutile e dannoso consumare nuovo suolo». Al contrario, secondo Cucinella, che cita l'esempio del quartiere Vauban a Friburgo, nato sulle ceneri di una vecchia caserma, «bisogna usare l'emergenza-casa per svecchiare modelli abitativi ancora fermi agli standard degli anni 50, sfruttare i salti tecnologici per produrre abitazioni a basso costo e zero consumi, realizzando all'interno delle città eco-quartieri, capaci di innalzare anche la qualità della vita delle persone che vi abitano». La parola chiave è sostituzione edilizia, «anche attraverso premi di cubatura», rimarca Paolo Desideri. Socio dello studio romano Abdr, Desideri è autore del progetto di «demolizione e ricostruzione» delle palazzine pericolanti di via Giustinano Imperatore. «Se l'obiettivo è mettere a rete, creare sinergie con quanto abbiamo già (troppo) costruito, allora ben vengano anche le new town», dice. «Ma - aggiunge - senza creare nuove periferie».

Un obiettivo al centro anche del Piano di governo del territorio allo studio a Milano, cui ha lavorato il team dei quarantenni Metrogramma. «La città - spiega Andrea Boschetti, uno dei due soci - si deve ricostruire su sè stessa, modernizzandosi e dando sfogo allo sviluppo sul "brown field", vale a dire le zone dismesse o incomplete e valorizzando la vocazione pubblica, aggregatrice, del "green field", gli spazi inedificati che dovranno costituire la "rete invariante" della città di domani».

  • NO A QUARTIERI SATELLITI - Con gli interventi di «sostituzione edilizia» si punta a ricostruire i quartieri dismessi senza creare altre periferie

 

di Mauro Salerno
da Il Sole 24ore del 02.04.09


Piano casa, l'Iva resterà allo Stato. Il ministro commenta l'accordo con le Regioni. E annuncia: verremo incontro ai governatori in difficoltà. Fitto: il maggior gettito compenserà minori entrate.

«Sarà molto difficile, soprattutto in un periodo di grave congiuntura economica, che il maggior gettito Iva derivante dall'attuazione del piano casa possa essere destinato ai comuni». Nel giorno in cui governo e regioni hanno trovato la quadratura del cerchio sul piano per il rilancio dell'edilizia, il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, non vuole illudere i sindaci. Che, in testa il primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno, hanno sì promosso il piano-casa, rinnovando però la richiesta di una devoluzione di risorse da reinvestire in appositi programmi di edilizia residenziale pubblica. A ItaliaOggi, il ministro pugliese, conferma la disponibilità del governo a valutare la proposta dell'Anci. Ma avverte: «sarà difficile, perché il maggior gettito Iva sarà destinato a compensare minori entrate dello stato».

  • Ministro, dopo l'intesa sugli ammortizzatori sociali, il federalismo fiscale, i regolamenti della scuola e i 550 milioni sbloccati per l'edilizia residenziale pubblica, ha dovuto nuovamente recitare la parte del mediatore. E' soddisfatto dell'accordo? Mi soddisfa l'accordo, ma soprattutto il modo in cui è stato raggiunto. Del resto, il dialogo era un percorso obbligato. Il governo non poteva compiere un'invasione di campo su materie che l'art.117 della Costituzione assegna alla competenza concorrente delle regioni.
  • Ora la palla passa ai governatori. Che avranno 90 giorni di tempo per approvare le leggi attuative del piano. Cosa succederà se qualcuno farà orecchie da mercante? Sono certo che tutte le regioni approveranno in tempo le loro leggi. Mi stupirei se accadesse il contrario visto che tutti i governatori hanno firmato l'intesa. In ogni caso, se un singolo presidente di regione dovesse avere difficoltà ad approvare la legge attuativa del piano-casa, ad esempio per problematiche legate alla maggioranza che lo sostiene in consiglio, troveremo con lui un punto di sintesi per attuare l'accordo. Solo come ultima ipotesi scatterà l'esercizio del potere sostitutivo da parte dello stato.
  • L'intesa raggiunta in Conferenza unificata ha incassato anche il consenso delle province e dei comuni. I sindaci però chiedono ulteriori risorse per l'edilizia residenziale pubblica. Gianni Alemanno propone di trasferire ai comuni il maggior gettito Iva derivante dall'attuazione del nuovo piano casa. Il governo cosa risponde? Non voglio illudere nessuno: sarà difficile. Si tratta di una richiesta dei comuni che, in sede di predisposizione del decreto legge, valuteremo con attenzione come abbiamo sempre fatto. Ma nel testo dell'accordo approvato in Unificata non c'è un impegno del governo in tal senso. Noi ci siamo impegnati ad avviare congiuntamente con le regioni e le autonomie locali uno studio di fattibilità per un nuovo piano casa che individui, in aggiunta alle risorse dell'accordo e compatibilmente con le condizioni di finanza pubblica, nuove risorse per soddisfare il fabbisogno abitativo delle famiglie disagiate. Altra cosa è trasferire agli enti l'Iva prodotta dall'operazione. La situazione dei conti pubblici non lo consente. Il maggior gettito Iva andrà a compensare minori entrate dello stato.
  • Una misura per soddisfare la domanda di casa potrebbe essere l'introduzione di una tassazione fissa, sostitutiva dell'Irpef, sugli affitti? Il ministro Calderoli aveva tentato di inserire la «cedolare secca» nel ddl sul federalismo fiscale, ma poi è stata espunta. Potrebbe essere inserita nel decreto legge? Lo escludo. Il decreto detterà norme per semplificare alcune procedure di competenza dello stato in materia edilizia. La cedolare secca, se ci sarà, troverà spazio in un provvedimento ad hoc.

 

di Francesco Cerisano
da Italia Oggi del 02.04.09


Edilizia, coinvolgere la Cassa depositi e prestiti

Edilizia a tempo determinato. Diciotto mesi di tempo per avviare gli interventi a sostegno dell'edilizia privata, gli ampliamenti e gli interventi di demolizione e ricostruzione. Tanto durerà l'efficacia delle norme che le regioni dovranno emanare in conseguenza dell'accordo raggiunto fra stato e regioni ieri sulle misure a sostegno dell'edilizia. E per le regioni che non legifereranno in materia, entro i 90 giorni previsti dall'emanazione del decreto legge del governo sulla semplificazione normativa, annunciato fra dieci giorni, arriverà il commissario per evitare quello che è stato denominato il federalismo edilizio. Cioè a dire regioni dove, in mancanza di norme specifiche, non sia possibile procedere con quanto stabilito tra il governo e le regioni: ampliamenti del 20% e oltre per case mono-bifamiliari e villette a schiera; demolizioni e ricostruzioni con un premio di cubatura del 35% se si utilizzano tecniche di bioedilizia; snellimento delle procedure di autorizzazione ai lavori; sostegno all'edilizia popolare. Non sarà possibile ampliare le abitazioni abusive e quelle di condomini e dei centri storici.

Il rilancio dell'edilizia privata è il primo pilastro sul quale poggia l'intervento del governo in funzione anti crisi che prevede anche la ripresa dell'edilizia pubblica e le politiche di social housing. Al riguardo, ieri, al termine della Conferenza Unificata stato-enti locali, l'assessore al bilancio della regione Lombardia, Romano Colozzi ha ipotizzato il coinvolgimento, al riguardo, della Cassa depositi e prestiti per non mettere a rischio i fondi pubblici. Il premier Silvio Berlusconi pensa che il piano casa possa muovere 60-70 miliardi di euro, pari a 4-5 punti di pil, perchè si stima che il 10% dei proprietari daranno avvio ai lavori. «Ora», ha annunciato Berlusconi, «in collaborazione con le regioni, lavoreremo alla realizzazione di insediamenti urbanistici nuovi nei capoluoghi di provincia per chi ancora la casa non ce l'ha. Una parte delle risorse potrà essere trovata con la vendita di immobili pubblici agli occupanti che ne abbiano la possibilità». Soddisfatto il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani perchè sono state rispettate le competenze delle regioni. «I condomini non potranno essere ampliati e non ci potrà essere la vendibilità dell'ampliamento del 20%», ha sottolineato, «Non ci saranno deroghe alle legislazioni regionali e nazionali, ai piani regolatori e di riqualificazione urbana. Cancellata la destinazione d'uso. Non ci sarà alcuna deregolazione: tutti i lavori saranno compiuti dentro le norme e nel rispetto degli strumenti urbanistici».

Ecco cosa si potrà fare:

  • Ampliamenti di volumetrie 20% per edifici residenziali uni-bifamiliari, comunque non superiori a 1000 metri cubi, per un incremento massimo di 200 metri cubi. Diverse determinazioni regionali possono promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica.
  • Premio del 35% per le demolizioni e ricostruzioni di edifici residenziali e industriali utilizzando energie alternative.
  • Leggi regionali entro 90 giorni o interviene il commissario ad acta con poteri sostitutivi. Le leggi avranno validità temporale di 18 mesi dall'entrata in vigore.
  • Vietati ampliamenti nei centri storici. Le aree di inedificabilità e gli edifici abusivi sono esclusi da questi interventi edilizi. Le regioni possono escludere anche aree di pregio ambientale o sotto il vincolo dei beni culturali. Ma per le aree degradate, è possibile individuare ambiti nei quali i medesimi interventi sono favoriti con opportune incentivazioni di cubatura e premialità finalizzate alla riqualificazione.

Il governo emanerà, entro 10 giorni, un decreto legge, concordato con le regioni, con l'obiettivo di semplificare alcune procedure di competenza esclusiva dello stato.

Infine, a sostegno dell'edilizia popolare il governo e le regioni mirano a trovare ulteriori risorse sia pubbliche che private in aggiunta ai 550 milioni previsti dalla manovra 2008.

 

di Simonetta Scarane
da Italia Oggi del 02.04.09 


EDILIZIA - Piano casa, accordo tra Governo e Regioni sul decreto. Ampliamenti per edifici industriali. Accordo Governo-Regioni sul piano casa: eliminato il limite del residenziale. Leggi regionali. Approvazione entro 90 giorni, potranno anche superare i tetti nazionali. Decreto semplificazioni. Probabile slittamento per il provvedimento in Consiglio dei ministri.

ROMA - L'accordo politico tra Governo e Regioni sul piano casa c'è. Ma il decreto legge sulle semplificazioni, che ne costituisce una delle due misure attuative, è destinato a slittare, probabilmente alla prossima settimana: il Consiglio dei ministri è stato convocato per oggi, ma i ministeri interessati alla sostanziale sforbiciata dei loro poteri di veto chiedono tempo per esaminare il testo ed esprimere il parere. Proprio per evitare l'irritazione di qualche ministro è scomparso in serata, infatti, dalla bozza di protocollo Esecutivo-Governatori che oggi dovrebbe essere sottoposto alla Conferenza unificata l'elenco delle semplificazioni che saranno contenute nel decreto legge. Fino al testo di ieri pomeriggio c'erano dentro semplificazioni e «tempi certi» per autorizzazioni antisismiche, paesaggistiche, ambientali (come la Vas).

La lunga giornata di lavori di ieri - tra le due Conferenze dei Governatori del mattino e della sera e un'infinità di riunioni tecnico-politiche in mezzo - non ha invece scalfito l'accordo sostanziale sulle leggi regionali che dovranno assorbire e rilanciare la proposta Berlusconi dei premi di cubatura del 20% per gli ampliamenti e del 35% per la demolizione e ricostruzione.

Confermato anche (si veda Il Sole 24 Ore di ieri [in calce, ndr]) che la possibilità degli ampliamenti del 20% riguarderà non solo gli edifici abitativi uni-bifamiliari, ma anche palazzine con «volumetrie non superiori ai mille metri cubi». Comunque l'incremento complessivo di cubatura non potrà superare i 200 metri cubi. Un'ulteriore estensione riguarda gli edifici non residenziali. Cade la limitazione posta nelle precedenti bozze di accordo: strutture commerciali e soprattutto industriali potranno così usufruire delle agevolazioni di cubatura sia per ampliamenti che per demolizioni-ricostruzioni.

Una novità interessante che riguarda le leggi regionali è la possibilità di definire «gli ambiti nei quali gli interventi di ampliamento e demolizione-ricostruzione sono esclusi o limitati, con particolare riferimento ai beni culturali e alle aree di pregio ambientale e paesaggistico». Ma le Regioni - e qui è la novità principale - potranno individuare anche «ambiti nei quali i medesimi interventi sono favoriti con opportune incentivazioni di cubatura e premialità finalizzate alla riqualificazione di aree urbane degradate». Le leggi regionali potranno quindi prevedere ambiti in cui i tetti di incremento di cubatura fissati dall'accordo nazionale potranno anche essere superati.

Per le leggi regionali è previsto anche che abbiano una validità temporale definita e «comunque non superiore a dodici mesi dall'entrata in vigore». Anche questo limite temporale viene però superato di fatto da una frase che Governo e alcune Regioni di centro-destra hanno voluto inserire nel protocollo: «Salvo diverse determinazioni delle singole regioni», che potranno quindi allungare o accorciare il periodo di dodici mesi.

Confermato il termine di 90 giorni per l'approvazione delle leggi regionali, è anche previsto che «in caso di mancata approvazione delle leggi regionali nel termine stabilito, il Governo e il Presidente della giunta regionale interessata, congiuntamente, determinano le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l'accordo». Resta il riferimento all'articolo 8, comma 1, della legge 131/2003 che prevede poteri sostitutivi e commissari ad acta.

Un'altra novità del protocollo è il rilancio del «piano casa» in senso stretto, vale a dire il piano per l'edilizia residenziale pubblica. Si aprirà subito un tavolo di confronto fra Governo, Regioni e Autonomie locali «per la definizione di un nuovo piano casa che individui, in termini strutturali e con risorse aggiuntive, le modalità per soddisfare il fabbisogno abitativo delle famiglie o di particolari categorie che si trovano nella condizione di più alto disagio sociale e che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione». Per finanziare questi programmi, le Regioni hanno proposto di reinvestire il maggior gettito di Iva derivante dagli interventi di ampliamento e demolizione. Ma sulla proposta non era ancora pervenuto, ieri sera, il parere del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
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  • SÌ ALLE PALAZZINE - Confermato che gli interventi saranno ammessi non solo per unità uni-bifamiliari ma anche per immobili di volume non superiore a mille metri cubi
  • TORNANO LE CASE POPOLARI - I Governatori vogliono il rifinanziamento dei programmi per realizzare nuove abitazioni da affittare: «Usare il maggior gettito Iva»

Il documento Governo-Regioni approvato dai Governatori

20% - GLI AMPLIAMENTI DI VOLUMETRIE DI ABITAZIONI RESIDENZIALI

  • Ampliamenti del 20% previsti dalle leggi regionali che le Regioni si impegnano ad approvare entro 90 giorni (successivamente via a poteri sostitutivi con commissari ad acta) - possibile per edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di volumetria non superiore a 1000 mc
  • incremento complessivo massimo è di 200mc .
  • obiettivo "migliorare la qualità architettonica e/o energetica" degli edifici
  • le regole e le "forme semplificate e celeri" saranno dettate dalle singole Regioni anche "attraverso piani/programmi definiti tra Regioni e Comuni"
  • le leggi regionali possono individuare ambiti nei quali gli interventi di ampliamento sono esclusi e altri ambiti in cui sono favoriti con opportune incentivazioni e premialità finalizzate alla riqualificazione di aree urbane degradate
  • la disciplina regionale sarà limitata temporalmente a 12 mesi, salvo che le Regioni non dispongano diversamente

35%  GLI AUMENTI DI VOLUME IN CASO DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE

  • Saranno disciplinati dalle leggi regionali che le Regioni si impegnano ad approvare entro 90 giorni (successivamente scattano poteri sostitutivi con commissari ad acta)
  • consentiranno la ricostruzione con volumetrie incrementate del 35%
  • l'obiettivo deve essere il "miglioramento della qualità architettonica, dell'efficienza energetica e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e secondo criteri di sostenibilità ambientale
  • le leggi regionali possono individuare ambiti nei quali gli interventi di ampliamento sono esclusi e altri ambiti in cui sono favoriti con opportune incentivazioni e premialità finalizzate alla riqualificazione di aree urbane degradate
  • la disciplina regionale sarà limitata temporalmente a 12 mesi, salvo che le Regioni non dispongano diversamente

AUTORIZZAZIONI SEMPLIFICATE E CELERI PER GLI INTERVENTI EDILIZI

  • Previsione di un termine certo per il rilascio delle autorizzazioni, permessi o altri atti di assenso comunque denominati, di competenza delle amministrazioni e organismi statali preposti, tra l'altro, alla tutela della sicurezza (ad esempio la prevenzione antincendi), del paesaggio, del demanio idrico e al sistema delle infrastrutture nazionali
  • "Regionalizzazione" permanente delle autorizzazioni paesaggistiche in capo al ministero dei Beni e delle attività culturali
  • Semplificazione della valutazione ambientale strategica (Vas)
  • Procedure semplificate in zone sismiche in sostituzione dell'autorizzazione preventiva
  • Introduzione dei principi fondamentali in materia di misure di perequazione e compensazione urbanistica
  • Quanto al piano dell'edilizia residenziale pubblica, sarà rilanciato da un tavolo Governo-Regioni-Autonomie

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 01.04.09


Sulle aree vincolate attacco ai poteri dei Sovrintendenti

ROMA - Le Regioni chiedono di contare di più nel rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche. E vogliono iter e tempi certi.

Il nodo delle procedure per il via libera ai lavori in aree vincolate è uno dei punti della trattativa Governo-Regioni sul fronte della semplificazione delle procedure urbanistiche ed edilizie. Le Autonomie lamentano infatti un appesantimento burocratico in vista del 30 giugno prossimo, quando dovrebbe scadere il periodo transitorio voluto dal Codice Urbani e si dovrebbe passare alle nuove procedure in cui il parere della Sovrintendenza sui lavori entra direttamente a far parte dell'iter autorizzativo regionale. Con conseguente aggravio di lavoro anche per le Sovrintendenze.

E allora uno dei punti su cui si sta lavorando con l'obiettivo di raggiungere un'intesa soddisfacente è proprio l'iter per gli interventi edilizi in aree o su immobili vincolati. Per farlo bisogna modificare il Codice Urbani. Il Dlgs 42/2004 oggi prevede un regime transitorio per le autorizzazioni paesaggistiche, delineato dall'articolo 159. Un regime che scade il 30 giugno prossimo ma che l'accordo punta a prorogare, e, anzi, se l'intesa sarà piena, a rendere permanente.

Oggi (come già accadeva in passato prima del Codice Urbani) le domande di autorizzazione vengono gestite dalle Regioni. In molti casi anche dai Comuni e dalle Province, direttamente, se la Regione ha delegato loro questa funzione. Una volta dato il suo ok, la pratica passa alla Sovrintendenza che però interviene con un meccanismo di silenzio assenso. Si pronuncia cioè entro 60 giorni sull'autorizzazione regionale. Se non lo fa, si possono cominciare i lavori. In altre parole, l'autorizzazione data dalla Regione non può più essere sospesa. Questa è la procedura dettata dall'articolo 159 del Codice Urbani fino al 30 giugno prossimo.

E nella bozza dell'intesa di ieri mattina è anche quella che si puntava a rendere permanente, senza scadenza. Poi, però, è stato stralciato l'intero elenco delle semplificazioni: il Governo ha bisogno di più tempo per recepire il parere dei singoli ministeri.

Il nuovo sistema destinato a entrare in vigore il 30 giugno richiederebbe, invece, che la Sovrintendenza entri in gioco già nella fase di esame della domanda da parte delle Regioni (o dell'ente delegato) con un «parere vincolante in relazione agli interventi da eseguirsi su immobili ed aree sottoposti a tutela dalla legge», così recita il testo.

La concertazione obbligherebbe la Regione ad aspettare per forza il parere della Sovrintendenza. La quale a sua volta dovrebbe esaminare tutte le pratiche senza limitarsi al silenzio assenso. Dopo i 45 giorni concessi ai Beni culturali per pronunciarsi, l'autorizzazione resterebbe comunque bloccata. L'unica via che avrebbe l'amministrazione è quella di «costringere» la Sovrintendenza a esprimersi convocando una conferenza di servizi. Insomma per le Regioni una procedura più lenta e, soprattutto, più impegnativa che si punta a evitare.
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di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 01.04.09


Edilizia, braccio di ferro sull'Iva. Oggi la Conferenza stato-regioni sul provvedimento del governo che autorizza gli ampliamenti. Regioni: ricavi in un fondo per finanziare il social housing.

Seduta fiume ieri per arrivare a trovare l'accordo sul piano casa che le regioni in realtà chiamano piano di sostegno all'edilizia precisando che il piano casa è in realtà il piano per il social housing, gli alloggi di edilizia sociale a canone moderato, che segue un iter separato dal provvedimento che autorizzerà gli ampliamenti volumetrici e gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Ieri, al momento di andare in stampa la riunione del tavolo tecnico della conferenza unificata non era ancora terminata perchè annodata sul braccio di ferro tra regioni e governo sull'Iva. Le regioni hanno chiesto al governo che gli introiti derivanti dall'Iva sugli ampliamenti edilizi vengano destinati ad alimentare un fondo che il governo dovrà girare alle regioni per attuare il piano casa, cioè il social housing. Su questo punto le regioni, ancora ieri in tarda serata, non avevano intenzione di mollare. Ma, a giudicare dagli orientamenti c'era tutta la volontà di trovare l'intesa e sembravano esserci le condizioni per chiudere l'incontro con la firma dell'accordo sul provvedimento a sostegno dell'edilizia che dovrà essere presentato oggi alla Conferenza Stato-Regioni. Il consenso sembrava essere stato raggiunto in serata sulla questione della contestualità dei provvedimenti: l'ampliamento e la semplificazione per velocizzare le pratiche burocratiche. Sembra assodato che la contestualità non ci sarà: il governo presenterà il decreto sulla semplificazione entro una settimana dalla firma dell'accordo con le regioni sul piano casa.

I punti della proposta di accordo sul tavolo.

Le regioni si impegnano ad approvare entro 90 giorni una legge regionale per recepire tre obiettivi:

  1. Regolamentare interventi per ampliamenti del 20 per cento delle volumetrie esistenti (e comunque non oltre i 200 metri cubi, circa 60 mq) per migliorare la qualità architettonica ed energetica degli edifici residenziali uni e bi-familiari o comunque di edifici non superiore ai 1000 metri cubi (palazzine di 4-5 appartamenti);
  2. Disciplinare interventi di demolizione e ricostruzione con ampliamenti fino al 35 per cento con l'obiettivo di migliorare la qualità e ridurre consumi energetiche favorire l'utilizzo delle fonti rinnovabili;
  3. Introdurre forme semplificate e celeri per l'autorizzazione degli interventi previsti in coerenza con le normative in vigore.

Le leggi regionali possono individuare aree nelle quali gli interventi di ampliamento sono esclusi o limitati (beni culturali, aree di pregio, ecc), nonché gli ambiti nei quali questi interventi sono favoriti e incentivati (ad es. aree urbane degradate).

Insieme alla firma dell'accordo il governo emana un decreto legge per semplificare le procedure di competenza esclusiva dello Stato con l'obiettivo di rendere più rapido l'iter amministrativo dell'attività edilizia.

In particolare le misure di semplificazione che le regioni propongono al governo riguardano:

  1. Fissare un termine certo e breve per il rilascio delle autorizzazioni e permessi di competenza delle amministrazioni statali preposti alla tutela della sicurezza, del paesaggio, del demanio idrico (sovrintendenze, vigili del fuoco, ecc);
  2. Semplificare il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica e delegificare i piccoli interventi dall'obbligo delle autorizzazioni (cosa che in Toscana è stata approvata dalla giunta la scorsa settimana);
  3. Semplificare le procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), evitando così duplicazioni delle procedure urbanistiche;
  4. Semplificare le procedure per le costruzioni in zone sismiche in modo da consentire l'inizio dei lavori con la presentazione dei progetti e con controlli a campione.

Infine, le regioni chiedono al governo un impegno comune per varare un vero Piano casa per rispondere alle esigenze delle famiglie in difficoltà ad accedere al libero mercato degli affitti. Al governo sono richiesti appositi finanziamenti e la destinazione a regioni e comuni insieme al maggior gettito Iva derivante gli interventi previsti dall'accordo.

 

di Simonetta Scarane
da Italia Oggi del 01.04.09


Compromesso sulla casa, ampliamenti del 20% estesi anche alle palazzine. Verso un decreto «soft» di indirizzo. Anche per le palazzine gli ampliamenti del 20%. Nelle leggi regionali edifici fino a mille metri cubi. 

Accordo Governo-Regioni sul piano casa (che va verso un decreto "leggero" di indirizzo). Saranno le leggi regionali, da varare entro 90 giorni, a prevedere l'ampliamento del 20% dei volumi. L'incentivo si applicherà alle unità residenziali uni-bifamiliari e anche a palazzine che non superino i mille metri cubi, circa 300-350 metri quadrati di superficie. Il testo dell'intesa oggi alla Conferenza unificata.

ROMA - Accordo praticamente fatto fra Governo e Regioni sul piano casa. L'intenso lavoro di ieri al tavolo tecnico ha confermato le convergenze su un testo che oggi dovrebbe essere ratificato prima dai Governatori riuniti in plenum, poi dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-città. Resta l'ipotesi di un Consiglio dei ministri ad hoc per domani.

Nell'intesa spuntano due novità. La prima: nelle leggi regionali - che dovranno essere approvate entro 90 giorni e che conterranno la previsione degli ampliamenti di volumetria del 20% - saranno ricomprese non solo unità monobifamiliari, come si è detto nei giorni scorsi, ma anche palazzine con più appartamenti entro un limite dimensionale intorno ai mille metri cubi (pari a una superficie complessiva orientativa di 300-350 metri quadrati).

La seconda novità: per il caso in cui le Regioni non legiferino entro 90 giorni, il protocollo d'intesa prevede poteri sostitutivi affidati a un commissario ad acta individuato nello stesso Governatore. Il riferimento normativo è l'articolo 8, comma 1, della legge 131/2003 (è la legge sul riordino della Presidenza del Consiglio) che affida il potere di decidere i poteri sostitutivi al Consiglio dei ministri.

Per il resto l'architettura a due piani cui si è lavorato ieri conferma le indiscrezioni dei giorni scorsi (si veda Il Sole-24 Ore del 28 marzo): il Governo varerà un decreto "leggero" e concordato che conterrà soltanto le semplificazioni delle procedure di esclusiva competenza statale, senza entrare nelle competenze regionali; il protocollo d'intesa Governo-Regioni prevederà, invece, leggi regionali che conterranno il "cuore" dell'intervento di rilancio dell'edilizia voluto da Silvio Berlusconi e condiviso, nella sostanza, dai Governatori. In questi provvedimenti regionali entreranno, come detto, gli ampliamenti volumetrici del 20% (ma senza la «deroga al Prg e ai regolamenti edilizi» prevista nell'iniziale testo del Governo) e il premio di cubatura del 35% per i casi di demolizione e di ricostruzione con progetti di bioedilizia e risparmio energetico o idrico. Alle Regioni prima e ai Comuni poi sarà comunque consentito di escludere alcune aree dagli interventi.

Nessuna sostanziale novità, rispetto al week end, per l'elenco delle semplificazioni che rientreranno nel decreto legge con cui il Governo aprirà la «fase uno» del piano casa. La riforma di maggiore impatto resta la tendenziale abolizione del permesso di costruire (la vecchia licenza edilizia) previsto dal Testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001) in tre casi: nuova costruzione, ristrutturazione urbanistica, ristrutturazione edilizia "pesante" (cioè con modifiche di volumetria, sagoma e superfici). Queste tipologie di intervento dovrebbero rientrare nel regime semplificato della denuncia di inizio attività (Dia).

Nel decreto legge dovrebbero entrare - questa è una richiesta delle Regioni - anche i principi statali che legittimino poi l'inserimento nelle leggi regionali di interventi di perequazione e compensazione urbanistiche: si tratta di quei meccanismi urbanistici e fiscali che consentono al Comune di spostare i metri cubi assegnati a uno stesso soggetto (costruttore) da una zona all'altra della città (per esempio dal centro alle zone residenziali oppure da un'area che si vuole vincolare a una in cui si vuole programmare sviluppo). Molte leggi regionali già prevedono questi meccanismi ma, senza un ancoraggio statale, è difficile rendere vincolante e certo questo scambio di diritti edificatori.

Tra le semplificazioni procedurali anche quelle per le autorizzazioni antisismiche (si passa dalle autorizzazioni preventive ai controlli a campione), per la valutazione ambientale strategica (Vas) che non dovrà prevedere doppioni e sovrapposizioni nell'approvazione dei programmi strategici, per le autorizzazioni paesaggistiche previste dal codice dei beni culturali.
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  • IL PERCORSO - Se le normative locali non saranno approvate entro 90 giorni scatteranno i poteri sostitutivi per i Governatori come commissari

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 31.03.09


Dia su tutto, addio licenza Il modello è la Lombardia

ROMA - È dalle Regioni che è partito l'uso sempre più esteso della denuncia di inizio attività. Sono state loro a fare da apripista per l'utilizzo della dichiarazione del tecnico anche per le ristrutturazioni o per le nuove costruzioni, oggi consentito in tutto il territorio nazionale grazie al Testo unico dell'edilizia. E sempre a loro - e in particolare alla Lombardia - si guarda come al modello più avanzato possibile, in cui praticamente il permesso di costruire è quasi scomparso, lasciando il posto alla cosiddetta super-dia.

E infatti in Lombardia si sta già sperimentando quello che dovrebbe essere il nuovo regime degli interventi edilizi messo a punto con l'intesa tra Governo e Regioni. In pratica, la legge regionale 12/99 ammette sempre la presentazione della denuncia di inizio attività in alternativa al permesso di costruire, a scelta dell'interessato. Ci sono solo alcune, limitate eccezioni: la Dia non è consentita per la nuova costruzione in area agricola, per i luoghi sociali e quelli di culto. Per ogni altro tipo di intervento (dalla demolizione e ricostruzione fino alla nuova costruzione anche in assenza di piani attuativi dettagliati) si può sempre utilizzare la dichiarazione del progettista.

Ma la Lombardia crede da dieci anni allo strumento della Dia, alternativo al permesso di costruire, così come Toscana e Campania. Si deve alle leggi pilota di queste tre Regioni la prima estensione della Dia. Già a partire dal 1999 permisero le prime sostituzioni dell'allora licenza edilizia (oggi permesso di costruire), ovvero di un atto controllato e rilasciato dal Comune, con la denuncia del tecnico che è una sorta di autocertificazione della conformità dell'intervento a tutte le leggi, ai vincoli e ai piani urbanistici. La Toscana con la legge 52/1999, la Lombardia con la n.12/1999 e la Campania con la legge 19/2001 hanno ammesso la Dia per le ricostruzioni, le ristrutturazioni e le nuove costruzioni in esecuzione dei piani. Il Governo ha fatto proprio questo modello e lo ha imposto a livello nazionale con la legge obiettivo del 2001 che è andata a modificare il Testo unico dell'edilizia (Dpr 380/2001). E ha lasciato alle Regioni la possibilità di ampliare o restringere il raggio d'azione della Dia. La maggior parte si è adeguata al Testo unico nazionale. Con il risultato che oggi la Dia è ammessa, oltre che per le manutenzioni straordinarie e per le ristrutturazioni, anche per costruire ex novo. Ma in questo caso l'articolo 22 del Testo unico precisa che si può ricorrere alla Dia solo per interventi o già previsti e disciplinati dai piani attuativi oppure in diretta esecuzione degli strumenti urbanistici vigenti. In pratica quindi l'autocertificazione è possibile anche nel nuovo ma solo se la cornice urbanistica è già definita nel dettaglio, in modo da non lasciare libertà di interpretazione ed esecuzione al progettista. Si tratta della cosiddetta super-dia, chiamata così solo per distinguerla dalla Dia "ordinaria" ma che ai fini pratici è la stessa dichiarazione con autocertificazione.

Sulla scia del Testo unico dell'edilizia si sono attestate la maggior parte delle Regioni a statuto ordinario. Quelle autonome mantengono un potere esclusivo di legiferare in materia, ma in alcuni casi come per il Friuli Venezia Giulia l'adeguamento è stato esplicito (legge 5/2007). Alcune Regioni, oltre alla Lombardia, si sono spinte oltre il Testo unico, ma con interventi minori. Così ad esempio l'Umbria e la Toscana consentono la Dia per i parcheggi pertinenziali. L'Emilia Romagna ha lasciato liberi i Comuni di ampliare le casistiche. L'ultima, in ordine di tempo, è la Liguria che nel 2008 ha varato il suo Testo unico e ha ammesso a Dia tutti gli interventi per l'installazione di impianti per l'energia rinnovabile domestici.
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  • LE SCELTE - A fare da apripista anche Toscana e Campania. La maggior parte delle amministrazioni attestate sul Testo unico dell'edilizia

Le regole nelle diverse Regioni

USO DELLA DIA COME NEL TESTO UNICO STATALE

  • Per Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria vale il Testo unico nazionale e quindi la Dia è ammessa soltanto per la manutenzione straordinaria, il restauro e la ristrutturazione
  • Per la nuova costruzione ammessa solo se dettagliata nei piani urbanistici
  • Per una sola Regione l'uso della Dia è meno esteso rispetto al Testo unico nazionale. Si tratta della Sardegna: Dia vietata nelle demolizioni

USO PIÙ ESTESO DELLA DIA RISPETTO AL TESTO UNICO STATALE

  • Lombardia: La Dia sostituisce sempre il permesso di costruire a richiesta dell'interessato, anche in caso di nuova costruzione. Fanno eccezione soltanto: la nuova costruzione in zona agricola, i luoghi sociali e i luoghi di culto.
  • Toscana: la Dia ammessa, oltre che nei casi previsti dal testo unico statale, anche per i mutamenti di destinazione d'uso degli immobili anche con opere edilizie e per le pertinenze
  • Liguria: La Dia è ammessa per l'installazione di impianti di energia rinnovabile
  • Umbria: la Dia è ammessa anche per le pertinenze

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 31.03.09

 

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Commenti

06/04/2009 15:29: attività libera o parole in libertà?
mi ripeto: L'ordine si attivi subito per impedire una simile assurdità! non c'è nemmeno bisogno di argomentare. i professionisti sanno che attraverso una simile norma si spianerebbe la strada al caos edilizio. come ho detto in http://www.architettiroma.it/archweb/notizie/11165.aspx serve una risposta forte dei professionisti. subito....... aggiungo: opere caratterizzate da precarietà strutturale e funzionale? da togliere a fine utilizzo quindi, perchè no, tra venti anni! benvenuti edifici prefabbricati "temporaneamente" non-eterni.Concludo che il tema va affrontato con un apporto dei tecnici più incisivo. architetti, ingegneri, geometri, geologi e quanti altri si occupano di costruzioni. scritto leggendo quanto accaduto in queste ore in italia: un sisma doloroso, imprevisto (forse) che ha ucciso nella notte, nelle case fatte dagli uomini. ribadisco il no a costruzioni "faidate".
stefano michelato

07/04/2009 19:20: liberalizzazione edilizia
sono d'accordo, bisogna agire tutti insieme, bisogna che l'ordine si attivi immediatamente non solo per tutelare noi architetti ma per impedire un'attività edilizia selvaggia, senza regole di nessun tipo, in mano esclusivamente alle imprese. auspico un intervento serio, unitario di tutte le categorie professionali interessate.
A.R.

08/04/2009 11:45: Rimango sgomenta
Io sono abruzzese e rimango sgomenta di fronte alla superficialità di chi pensa di poter risolvere rapidamente la questione del rispetto della normativa antisismica con un decreto di rapidissima confezione da una parte, continuando però dall'altra a rinviare l'entrata in vigore delle Norme Tecniche sulle costruzioni con il decreto mille proroghe. Ed io che sono abruzzese in questi giorni di lutto rimango ancora più sgomenta di fronte alla questione della "liberalizzazione" della manutenzione straordinaria e del cambio di destinazione d'uso senza opere; in genere sono favorevole alle liberalizzazioni ed alla flessibilità ma non in edilizia e non in italia (troppo patrimonio storico-artistico e paesaggistico, troppa edilizia malfatta, troppe zone sismiche ed a rischio idrogeologico); mi chiedo infatti se qualcuno si rende conto del caos che porterà tale iniziativa e di chi mai potrà riuscire a controllare che non si spostino o si traforino a piacimento elementi strutturali portanti - anche se esclusi dalla liberalizzazione (pare!) - o si sovraccarichino strutture esistenti per un cambio di destinazione d'uso "senza opere" - tutti i colleghi sanno come funziona, oggi ci consultano perchè sono obbligati a presentare la d.i.a. e a volte siamo proprio noi, anche se magari non è previsto dalle norme, a proporre verifiche su strutture o solai; domani ci chiameranno solo per un consiglio pro-bono o, più probabile, faranno un bel fai-da-te; e poi magari che importa se durante i lavori capita di "rosicchiare" un pilastro o di farci passare i corrugati dell'impianto elettrico. Spero di non aver capito, spero che l'atteso decreto del governo non sia questo ma, in caso contrario, spero che gli ordini professionali si indignino risolutamente, perchè è questo il loro mestiere e perchè non possiamo tornare più indietro di così!
marta del cimmuto

08/04/2009 13:37: liberalizzazione
E' assurdo tutto ciò, pensare di poter liberalizzare l'attività edilizia e consentire cambi di destinazione d'uso. ma qualcuno ha valutato le conseguenze di tutto ciò? anche io spero di aver capito male. il silenzio intorno alla questione però mi preoccupa ancora di più...sembra che nessuno sappia niente. vorrei conoscere la posizione del nostro Ordine in merito alla questione, e mi attendo al più presto una comunicazione ufficiale e non solamente una rassegna stampa di articoli.
A.R.

08/04/2009 16:49: Risposta
L'Ordine di Roma sta vagliando la situazione passo passo con estrema preoccupazione: l'annuciata liberalizzazione a mezzo stampa della manutenzione straordinaria e non solo, attraverso un semplice decreto, potrebbe arrecare moltissimi danni all'incolumità generale in quanto salterebbero tutta una serie di controlli incrociati indispensabili per tentare di assicurare il rispetto delle regole cardini nell'edilizia al fine di tutelare, in primis, il bene comune di tutti. Il ministro Fitto nella giornata di ieri, dopo la Conferenza Unificata straordinaria per il terremoto dell'Abruzzo, ha annunciato che il Dl semplificazione slitterà almeno di una settimana, quindi non dovrebbe essere oggetto di discussione dell'odierna Conferenza Unificata e del prossimo Cdm. Purtroppo ad oggi non c'è certezza assoluta su ciò che davvero si stanno accingendo a fare (i provvedimenti non sono ufficiali e quindi non sono noti), ad eccezione di alcune notizie giornalistiche autorevoli a cui appunto stiamo dando la giusta eco.
Redazione Archweb

08/04/2009 19:16: liberalizzazioni
Insieme ad altri colleghi stiamo seguendo la situazione con molta preoccupazione, per tutti i possibili risvolti che questa decisione potrebbe comportare. Non possiamo che essere d'accordo con la redazione e con l'Ordine.
AR

vedi anche:

Casa... libera tutti

Piano casa & Dl semplificazioni - di A.Schiattarella

Raggiunto l'accordo Stato-Regioni

Pacchetto casa - notizia in breve

Architetti alle corde (?)

Piano casa & semplificazioni - agg. rassegna stampa

Casa, slitta il piano del Governo

Regioni & Piano casa - agg. rassegna stampa

Il pacchetto casa si fa in due: subito il decreto...

...poi il Ddl - agg. rassegna stampa

Deregulation per l'edilizia (?)

Ddl piano per l'edilizia - agg. rassegna stampa

Allo studio un piano per l'edilizia

Pacchetto-casa in 2 tempi - rassegna stampa


data pubblicazione: domenica 5 aprile 2009
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Architettura sul web Liberalizzazione totale per la manutenzione