Ripartiamo dalla periferia

Il punto di Amedeo Schiattarella

RIPARTIAMO DALLA PERIFERIA. La città esplode e le scorie rimangono diffuse, senz'ordine, sul territorio. Roma da un trentennio si espande senza regola per accogliere i suoi nuovi cittadini. È il momento di dare un volto e un nome alle aree marginali

In una città contemporanea, l'architettura è l'elemento fondante della trasformazione di qualità di ogni territorio e incide più di qualsiasi altro strumento nel suo governo. Ma esiste un distacco tra quella che è la cultura della trasformazione e quanto accade realmente.

A Roma vi sono stati segnali di un'inversione di tendenza nella gestione del territorio, con l'avvio della progettazione di alcune opere significative, una parte delle quali sono tuttora in corso di realizzazione. Troppe volte però ha finito per prevalere l'interesse a utilizzare l'architettura quale strumento di una politica di comunicazione che ricorre, per enfatizzare l'effetto annuncio, all'intervento dei personaggi dello star system internazionale.

È venuta a mancare la consapevolezza che l'elemento sostanziale di una strategia volta ad una vera trasformazione qualitativa del territorio ha il carattere della diffusione, in un rapporto diretto con la vita quotidiana dei cittadini, penetrando nelle pieghe del tessuto urbano fino a riqualificare i territori interessati. A fronte dei grandi interventi che hanno prodotto risultati comunicativi altisonanti, non si sono prodotti effetti capillari nella città. Basta guardare alle periferie, che sono il frutto di un'espansione incontrollata sul piano qualitativo, e nelle quali non si è prodotta in questi anni nessuna attività di recupero. Gli spazi urbani sono rimasti privi di qualsiasi valore e identità, continuando a permanere nella loro condizione di spazi residuali e di cavità inutili. Eppure, nonostante quanto è stato prodotto indiscriminatamente dagli anni Settanta in poi, Roma continua a essere una città capace di raccontarsi al mondo intero come luogo di eccellenza.

Sarebbe opportuno tornare a riflettere sulle periferie, sui luoghi dell'espansione incontrollata, per darvi un senso e a restituire un ruolo ad aree che oggi non ne hanno, ricostruendo nessi andati perduti oppure per conferire dignità a brani di città che non l'hanno mai posseduta. Uno strumento estremamente utile potrebbe essere costituito dal ricorso alla cosiddetta "rottamazione urbana", ossia alla sostituzione di interi edifici con una logica premiale mediante un'azione di demolizione e ricostruzione. Per evitare di favorire ancora una volta gli interessi della speculazione edilizia, sarebbe necessario operare un rigoroso controllo affinché la sostituzione avvenga secondo logiche rigorose di riqualificazione del territorio.

Per fare questo, è necessario ridare non solo a parole, ma nei fatti, reale centralità al ruolo del progetto. All'interno del processo di trasformazione edilizia in Italia, a partire dagli anni Settanta, il ruolo della progettazione è stato marginalizzato da un sistema di norme che ne ignora il valore e l'autonomia. Sempre di più in questi anni, i soggetti determinanti sono stati i decisori politici e gli interessi dell'imprenditoria. La progettazione ha assunto un ruolo nettamente secondario, divenendo un mero strumento per l'ottenimento dei titoli autorizzativi. Il ruolo di disciplina portatrice di valori e di cultura, capace di generare processi di miglioramento della conformazione fisica dei luoghi dell'abitare umano, è stato completamente disatteso e stravolto.

Come Ordine degli Architetti di Roma, abbiamo elaborato, insieme ad altri Ordini italiani e a parlamentari di maggioranza e di opposizione, una proposta di modifica del Codice degli Appalti, che rappresenta l'apparato normativo responsabile di tutte quelle regole che governano in modo perverso le logiche di intervento nel settore pubblico rendendo, nei fatti, impossibile la produzione di qualità architettonica.

Il nostro testo nasce anche in polemica con la proposta avanzata dal governo per la promulgazione di una legge sull'architettura che, anche se da giudicare in modo positivo perché riafferma valori che la comunità dovrebbe ricordare, non modifica in alcun modo la prassi concreta dei meccanismi di trasformazione del territorio. Oggi non sono più necessarie astratte affermazioni di principio, ma norme che abbiano un'efficacia reale. È ora di passare dalle parole ai fatti prima che sia troppo tardi.  

 

di Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti P.P.C. di Roma e provincia 
da Dossier Lazio, allegato a "Il Giornale" - pag. 235  del 09.04.09

 

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  • DISEGNO DI LEGGE n. 1887 - XV Legislatura
    Legge quadro in materia di valorizzazione della qualita' architettonica e disciplina della progettazione e delega al Governo per la modifica del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 


 

 

Commenti

09/04/2009 17:23: nuovi palazzinari?nuovi quartieri da riqualificare
ma ha un senso? non sarebbe stato più intelligente averle realizzate già qualificate? visto che i quartieri nati nei dintorni del raccordo non hanno più di 3 anni? La domanda è chiaramente retorica, mi chiedo allora perchè non si sia proceduto in tal senso: non è certo casuale. L'edificazione residenziale degli ultimi anni è il risultato di un funesto intreccio economico fatto di grandi imprese di costruzioni e politici. E gli architetti? Strumenti reputati inutili e ingombranti tanto da sinistra che da destra, a meno che non abbiano una firma famosa che possa rendere possibile l'amplificazione pubblicitaria del politico di turno. Siamo di fatto alla resa dei conti e politici + palazzinari danno in questi giorni l'ultima spallata a ciò che è rimasto della già provata dignità degli architetti. Oltraggiati da una società(quella italiana) che non li capisce e non ne intende l'utilità; oltremodo diffamati dal sistema di potere che tende a far soldi facili a scapito delle città e dei suoi cittadini. Riusciremo a risollevare la sorti delle nostre città? Servono politici nuovi che sappiano fare una politica illuminata e che si sappiano affidare a personale tecnico preparato (possibilmente svincolato dai legacci della politica). Serve qualcuno che faccia diventare le imprese costruttrici uno strumento, un mezzo, ma non il fine. Serve qualcuno che abbia a cuore le sorti delle nostre città che metta il naso fuori dei centri storici, perche' la città è un organismo complesso che malato in una sua parte smette di funzionare nel complesso. Serve un a-politico, svincolato dalle spinte lobbistiche, poche parole e molto lavoro per riparare ai danni enormi che i vari territori hanno subito negli ultimi dieci anni dalla nuova generazione di palazzinari. Ma e' proprio tutta colpa degli altri? Per inciso mi domando se i colleghi che hanno firmato i progetti dei palazzinari riescano a dormire la notte? Se è vero che i progetti sono specchio dell'anima..dormiranno.
christian rocchi

10/04/2009 17:17: titolo
Perchè non ripartiamo dall'applicazione di norme e decreti puntalmente inapplicati? Il D.M.1444 è ancora in vigore?
Francesco Buttari

vedi anche:

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Progettazione & Appalti - riflessione sul caso Casamonti

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e, per conoscenza, agli architetti italiani


data pubblicazione: giovedì 9 aprile 2009
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