Norme sismiche - errori e inefficienze ministeriali...

...ed i compiti di architetti e ingegneri - di E.Milone

NORME SISMICHE - ERRORI E INEFFICIENZE MINISTERIALI  ED I COMPITI DI ARCHITETTI E INGEGNERI

Ricapitoliamo la vicenda della normativa sismica.

1. legge sulle costruzioni in cemento armato e acciaio n.1086 del 1971, ora Testo Unico dell'Edilizia DPR 380/2001;

2. legge n.64 del 1974 per le costruzioni in zona sismica, ora TU Edilizia;

3. Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (Berlusconi) n.3274 del 20.3.2003. Contiene norme tecniche per le zone sismiche, da applicare immediatamente per le  “opere strategiche di protezione civile”, mentre per la generalità dei casi vi era la “facoltà” di applicazione fino al novembre 2004;

4. il 9 ed il 27 luglio 2003 compaiono sulla Gazzetta Ufficiale due importanti correzioni delle norme di cui all'Ordinanza;

5. Nuova Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3316 del 2.10.2003 che corregge ben 122 errori della precedente Ordinanza;

6. Nuova Ordinanza del Presidente del Consiglio n.3379 del 5 novembre 2004 che rinvia l'applicazione delle norme all'8 maggio 2005.

7. Marzo 2005 - la Protezione civile, a meno di due mesi dall'entrata in vigore delle norme, presenta un nuovo testo di norme tecniche allegato alla lettera del 13.9.2004;

8. Le numerose correzioni e modifiche apportate all'Ordinanza 3274/2003 hanno certamente determinato incertezze e ritardi nella progettazione delle opere strategiche, visto che per tali opere vi era obbligo di immediata applicazione delle nuove norme;

9. Legge 27.7.2004 n.186 che, all'art.5, prevede la emanazione di nuove Norme Tecniche, inclusa la verifica sismica;

10. Nuova Ordinanza del 31.5.2007 n.3431 che proroga l'applicazione delle norme all'8 agosto 2005 e modifica gli allegati 2 e 3 dell'Ordinanza 3274/2003;

11. Norme tecniche delle costruzioni, emanate con Decreto ministeriale del 14.9.2005, ai sensi della legge 186/2004. Le Norme avrebbero dovuto essere applicate dall'aprile 2007. Tuttavia furono fortemente criticate da più parti. La commissione ingegneria strutturale dell'UNI rilevò oltre 100 elementi di conflitto con gli Eurocodici di progettazione strutturale. In particolare venne criticato il mantenimento del metodo delle “tensioni ammissibili”, che a livello internazionale è considerato del tutto superato. Pertanto le Norme vengono ancora una volta sottoposte a revisione.

12. In attesa della revisione delle Norme, con legge 17/2007 è stata prorogata al 31.12.2007 la possibilità di applicare ancora le precedenti normative.

13. Con DM 14.1.2008 vengono finalmente di nuovo varate le “Norme tecniche  per le Costruzioni”. Queste prevedono un periodo transitorio di diciotto mesi (scadenza giugno 2009) nel quale è consentita la possibilità di applicazione, in alternativa, della normativa precedentemente in vigore. Quale sia tale normativa non viene precisato nel DM: alcuni ritengono applicabili le norme del TU del 1996, altri le contestatissime norme del DM 14.9.2005. E' invece immediatamente obbligatoria l'applicazione delle Norme agli edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali,  la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile nonchè per gli edifici e le opere infrastrutturali che possono  assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso.

14. Legge 27.2.2009 n.14, Milleproroghe: su iniziativa di un deputato della maggioranza il Parlamento decide di rinviare di un altro anno, fino al 30 giugno 2010, l'obbligo di rispettare le Norme tecniche delle Costruzioni. Contemporaneamente viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la circolare del Ministero infrastrutture: “Istruzioni per l’applicazione delle Norme tecniche delle costruzioni” di oltre 400 pagine.

15. Dopo l'evento sismico abruzzese del 7 aprile scorso, l'VIII Commissione Ambiente della Camera, nella seduta dell'8 aprile 2009, approva una risoluzione che impegna il Governo a "rendere nel più breve tempo possibile obbligatoria l'applicazione del decreto ministeriale 14 gennaio 2008", di fatto tale risoluzione dovrebbe annullare il rinvio già stabilito nella Legge Milleproroghe 14/09.

 

I CONTROLLI DELLE STRUTTURE E I COMPITI DEL DIRETTORE DEI LAVORI E DEL COLLAUDATORE

Abbiamo visto il manifestarsi di errori e approssimazione negli organi ministeriali e negli esperti che hanno gestito la produzione della normativa antisismica. Ma dobbiamo tenere conto che, in ogni caso, a partire dal RD 2229/1939 e dalle leggi del 1971 e del 1974, esiste una normativa sulle strutture in cemento armato che deve essere  applicata anche alle opere in zona sismica.

Ferma restando la responsabilità dei costruttori, anche i professionisti tecnici, architetti e ingegneri, hanno grandi responsabilità per la sicurezza degli edifici. Sia nella progettazione, che nella direzione lavori e nel collaudo delle strutture portanti.  Esaminiamo qui solo alcuni aspetti. Dopo il terremoto di L'Aquila sono stati avanzati dubbi sulla qualità delle strutture di calcestruzzo e dei materiali usati. Si è parlato di cemento di qualità scadente e di uso di sabbia marina. 

L'art.65 del TU dell'Edilizia attribuisce al direttore dei lavori il compito di munirsi di certificati delle prove sui materiali utilizzati per le strutture (calcestruzzo e acciaio) eseguiti da laboratori ufficiali. Detti certificati devono essere trasmessi allo sportello unico. Si tratta di certificati su provini del calcestruzzo usato per lo specifico cantiere, prelevato duranti i getti delle opere strutturali. Gli esiti delle prove di laboratorio sono certamente rispondenti a norma altrimenti il certificato non avrebbe potuto essere consegnato allo sportello unico. Ora è da attendersi che verranno fatte analisi su campioni di calcestruzzo prelevati da edifici crollati. Se gli esiti delle prove di laboratorio dimostrassero la irregolarità del calcestruzzo, potrebbe dedursi la falsità dei provini ordinati, per gli stessi edifici, dal direttore dei lavori. Inoltre occorre tenere conto che il direttore dei lavori, avendo il compito di seguire la regolarità della costruzione, dovrebbe essere presente in cantiere molto più spesso di come in realtà avviene in pratica, specialmente durante l’esecuzione delle strutture.

Il collaudo statico è previsto dall'art. 67 del TU Edilizia per tutte le costruzioni in cemento armato. Il collaudatore deve verificare la correttezza del progetto delle strutture e la buona esecuzione delle realizzazione delle stesse, anche mediante prove di carico se necessario. La decisione se fare o non fare le prove di carico non è indolore perché la prova ha un costo per l'impresa e richiede adeguate cognizione tecniche da parte del collaudatore. In ogni caso è evidente la delicatezza della posizione del collaudatore che deve intervenire a lavori conclusi (a meno che non si tratti di collaudo in corso d'opera) e deve esprimere un parere di collaudabilità avendo pochissimi elementi di valutazione.

 

di Enrico Milone, architetto
del 10.04.09

 

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Commenti

14/04/2009 09:36: commento a Milone
Come sempre Enrico Milone espone con grande chiarezza e competenza il quadro normativo in materia di progettazione antisismica e di responsabilità professionali nell'attività di progettazione, direzione lavori e collaudo, rilevando con efficacia anche le contraddizioni di leggi spesso poco chiare.
Non vi è dubbio che, come scrive Milone, anche i professionisti tecnici, architetti e ingegneri, hanno grandi responsabilità per la sicurezza degli edifici.
Ma credo che sia utile ricordare come prassi consolidate nel nostro paese, atteggiamenti culturali sbagliati e, a volte, normative incongrue rendano difficile e a volte impossibile esercitare a pieno tali responsabilità.
Per capire a cosa mi riferisco voglio raccontare quanto ascoltato questa mattina ad una trasmissione di Rai Radio1 ("radio anch’io") sul terremoto abruzzese.
Un costruttore ha telefonato in diretta spiegando che uno dei motivi principali della scarsa qualità dell’edilizia e del mancato controllo sulla sicurezza sta nel fatto che spesso la Direzione Lavori è affidata allo stesso progettista che, per difendere il proprio progetto, mette in difficoltà l’impresa che vorrebbe apportare modifiche per migliorare la sicurezza (sic).
Non sto scherzando. E’ stato detto proprio questo ed il conduttore ha ritenuto l’osservazione molto interessante e pertinente. (sono pronto a produrre prove audio sull’accaduto).
E’ chiaro che in Italia, soprattutto negli ultimi anni, il ruolo del professionista inteso come soggetto terzo all’interno del processo edilizio è stato progressivamente schiacciato tra committente e impresa. Diciamoci la verità. Per l’impresa e per il committente, spesso, il progettista è un terzo incomodo per lo più inutile.
L’impresa realizza, l’impresa progetta e, chissà, tra un po’, si chiederà che sia l’impresa a scegliersi il controllore. Non è forse questa la logica dell’Appalto integrato nella versione del nuovo Codice degli Appalti?
Nella ricostruzione post-terremoto si userà questa logica? Affidiamo la ricostruzione “chiavi in mano” al costruttore così accorciamo i tempi? Se non ridiamo indipendenza e, quindi, autorevolezza al professionista nel processo produttivo edilizio rischiamo di rendere inefficace il suo ruolo anche dal punto di vista del controllo sulla sicurezza.
Sono ancora molte le cause che rendono difficile ai tecnici esercitare pienamente le proprie responsabilità, senza con ciò voler creare alibi a quanti, tra i colleghi, affrontano la professione con poca competenza o superficialità.
Lo sappiamo che, per le opere pubbliche, quando un’impresa si aggiudica una gara con il 40% di ribasso si sono poste le basi per un conflitto continuo tra l’esecutore, che cercherà in ogni modo, con ogni mezzo, in ogni momento di recuperare lo svantaggio economico e il direttore dei lavori incaricato di far rispettare le prescrizioni qualitative e quantitative del progetto.
Ribassi impossibili operati, oltretutto, su stime economiche redatte obbligatoriamente in base a Prezziari ufficiali: prezziari lontani dai veri prezzi di mercato e che, per molte lavorazioni, sottostimano il reale valore economico.
Se consentiamo, poi, che una progettazione o una direzione lavori venga affidata con il 60, 70 a volte il 90% di riduzione sulla parcella siamo sicuri che il professionista sia incentivato a “essere presente in cantiere molto più spesso di come in realtà avviene in pratica” come giustamente rileva Milone?
Guardiamo al mercato privato, specie quello della produzione di residenze: sappiamo quali siano, nella prassi, i criteri che decidono la “qualità” delle realizzazioni.
Sicurezza statica e impiantistica, efficienza energetica, qualità dei materiali, qualità architettonica sono elementi sempre subordinati alla logica del massimo profitto, delle regole del mercato.
Quanti di noi progettisti non si sono sentiti dire dal costruttore-immobiliarista: “architè, sta cosa è importante, è molto bella, è innovativa ma a me non me la ripaga nessuno, me costa troppo” ?
Negli scorsi anni abbiamo assistito in Italia ad un nuovo boom edilizio in cui i margini di guadagno, ad esempio per le nuove case, hanno raggiunto livelli altissimi portando alle stelle i prezzi di vendita senza che lievitassero con eguale intensità i costi di realizzazione.
Credo, in conclusione, che esista per tutti la necessità di avviare in Italia la ricostruzione di una dimensione etica del costruire. E’ una questione che riguarda tutti, committenti pubblici e privati, professionisti, costruttori, immobiliaristi, produttori dì componenti.
Si costruisce bene se si progetta bene, con competenza, chiarendo chi può far cosa: se si realizza veramente ciò che è stato progettando, affidando la direzione dei lavori proprio al progettista (con buona pace per il costruttore di "radio anch’io") garante dell’unitarietà del processo. Il progetto architettonico, lo ripetiamo in continuazione, è un’opera di ingegno in tutti i sensi, anche per la sicurezza antisismica: non può essere trattato alla stregua di una qualsiasi produzione industriale o di servizi.
La speranza è che la ricostruzione post terremoto non sia, in tal senso, un’altra occasione persa.

Francesco Orofino

14/04/2009 09:45: titolo
Appalti al massimo ribasso.... professionalità tecniche al massimo ribasso.... tempi di progettazione al massimo ribasso... qualità al massimo ribasso
Roberto Zompì

14/04/2009 10:34: Quanto vale la salute pubblica?
Caro Enrico, le leggi che regolamentano le costruzioni in zone sismiche se fossero seguite sarebbero sufficienti a tutelare la pubblica incolumità. Il problema che sottolinei della maggiore presenza della D.L. in cantiere, è un problema di onestà intellettuale e morale del singolo architetto, ma non è forse quella stessa professionalità che da destra a sinistra si sta cercando di abbattere attraverso leggi che ci omologhino alle imprese di costruzioni? Gli architetti con la legge Bersani sono ufficialmente sul mercato come le imprese di costruzioni anche negli appalti pubblci (in quelli privati lo eravamo già da tempo). L'effetto, che si sarebbe potuto prevedere in fase di legiferazione, se solo i nostri politici avessero avuto la "pazienza" di ascoltare e capire il complesso mondo della nostra professione (il nostro cna dov'era?) e' che i tecnici piu' preparati che magari hanno un portfolio clienti ampio hanno abbandonato gli incarichi pubblici. Non si può lavorare seriamente con parcelle scontate del 70% (questo chiedeva il Comune di Roma subito dopo la legge Bersani). Soprattutto perchè dover controllare un'impresa che magari ha preso il lavoro con un 40% di ribasso d'opera non è serio. Lo stato deve decidere se ha a cuore o meno la salute pubblica innescando rapporti tra enti pubblici -tecnici- ed imprese che siano basati su serie condizioni di lavoro. Piangere a posteriori serve a poco, servirebbe invece pensare di più agli effetti che leggi sconsiderate come le varie edizioni della Merloni e come la famigerata legge bersani hanno prodotto. Insomma dai nostri politici ci si aspetterebbe meno superficialità.
christian rocchi

16/04/2009 12:32: il coraggio di ricominciare
bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che la legge sugli appalti cosi come è articolata non permetterà mai delle opere di qualità. Il prezzo a base d'asta formato su prezzari già lontani dai prezzi di mercato con tutto ciò che poi ne consegue, come rileva in modo puntuale e realistico Francesco Orofino nel suo commento, annulla ogni possibile dimensione etica del costruire. Serio e responsabile sarebbe stabilire un costo globale dell'appalto basato sul reale valore economico e richiedere alle imprese in gara l'analisi dei prezzi su ogni voce di capitolato specificando materiali, attrezzature e manodopera. Ogni impresa ha i suoi punti di forza tra forniture, manodopera e attrezzature proprie. Dichiarare la propria formazione dei prezzi porterebbe naturalmente ad una variazione di costo tra le varie imprese in gara che potrebbero essere giudicate su parametri reali di competitività e non sui ribassi. L' appalto non può e non deve essere basato solo sul costo ma, sulla capacità e professionalità tecnica delle imprese per realizzare il progetto in tempi certi, senza revisione prezzi, in sicurezza e con garanzie di durata e manutenzioni successive, pagando il giusto prezzo perchè l'impresa e i professionisti abbiano il giusto guadagno per una perfetta realizzazione. Il progetto, definito in tutti i suoi dettagli e nella valutazione economica, deve essere l'unico e vero riferimento di garanzia per il Committente, per il Direttore dei Lavori e per l'Impresa. Considerando le variazioni di prezzo sugli appalti in corso d'opera, i tempi mai rispettati di realizzazione, le "mazzette" pagate dai vari attori in più direzioni, concludo che non è un problema di costi ma di cultura prima di tutto del Committente che, sempre di più, pretende di far progettare e realizzare opere credendo di risparmiare quando, a breve o lungo periodo pagherà un prezzo molto più alto. In casi come questi, l'onere ora lo paghiamo tutti.
Valeria Palermo

27/06/2009 17:01: Enorme crisi dell'Architettura
No comment, basta il titolo!
Architetto Giorgio Tamburrelli

vedi anche:

Piano casa, «stretta» anti-sismica (?)

Dl semplificazione & sicurezza - agg. rassegna stampa

Casa... libera tutti

Piano casa & Dl semplificazioni - di A.Schiattarella

Emergenza Abruzzo - aggiornamenti

comunicato 11 aprile 2009

Liberalizzazione totale per la manutenzione

Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa

Legge Milleproroghe 2009

di Enrico Milone

Una nuova bussola per le costruzioni

Circolare sulle «Norme tecniche» - breve rass-stampa

Arriva il decreto ma il caos resta

Norme tecniche sulle costruzioni - breve rass.stampa


data pubblicazione: lunedì 13 aprile 2009
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