L'indipendenza della figura di controllo

Norme sismiche & progettisti/DL - di F.Orofino

Come sempre Enrico Milone espone con grande chiarezza e competenza il quadro normativo in materia di progettazione antisismica e di responsabilità professionali nell’attività di progettazione, direzione lavori e collaudo, rilevando con efficacia anche le contraddizioni di leggi spesso poco chiare.

Non vi è dubbio che, come scrive Milone, anche i professionisti tecnici, architetti e ingegneri, hanno grandi responsabilità per la sicurezza degli edifici.

Ma credo che sia utile ricordare come prassi consolidate nel nostro paese, atteggiamenti culturali sbagliati e, a volte, normative incongrue rendano difficile e a volte impossibile esercitare a pieno tali responsabilità.

Per capire a cosa mi riferisco voglio raccontare quanto ascoltato questa mattina ad una trasmissione di Rai Radio1 (radio anch’io) sul terremoto abruzzese.
Un costruttore ha telefonato in diretta spiegando che uno dei motivi principali della scarsa qualità dell'edilizia e del mancato controllo sulla sicurezza sta nel fatto che spesso la Direzione Lavori è affidata allo stesso progettista che, per difendere il proprio progetto, mette in difficoltà l'impresa che vorrebbe apportare modifiche per migliorare la sicurezza (sic).
Non sto scherzando. E’ stato detto proprio questo ed il conduttore ha ritenuto l'osservazione molto interessante e pertinente. (sono pronto a produrre prove audio sull'accaduto).
E’ chiaro che in Italia, soprattutto negli ultimi anni, il ruolo del professionista inteso come soggetto terzo all'interno del processo edilizio è stato progressivamente schiacciato tra committente e impresa. Diciamoci la verità. Per l'impresa e per il committente, spesso, il progettista è un terzo incomodo per lo più inutile.
L'impresa realizza, l'impresa progetta e, chissà, tra un po', si chiederà che sia l'impresa a scegliersi il controllore. Non è forse questa la logica dell'Appalto integrato nella versione del nuovo Codice degli Appalti?
Nella ricostruzione post-terremoto si userà questa logica? Affidiamo la ricostruzione “chiavi in mano” al costruttore così accorciamo i tempi?
Se non ridiamo indipendenza e, quindi, autorevolezza al professionista nel processo produttivo edilizio rischiamo di rendere inefficace il suo ruolo anche dal punto di vista del controllo sulla sicurezza.

Sono ancora molte le cause che rendono difficile ai tecnici esercitare pienamente le proprie responsabilità, senza con ciò voler creare alibi a quanti, tra i colleghi, affrontano la professione con poca competenza o superficialità.
Lo sappiamo che, per le opere pubbliche, quando un'impresa si aggiudica una gara con il 40% di ribasso si sono poste le basi per un conflitto continuo tra l'esecutore, che cercherà in ogni modo, con ogni mezzo, in ogni momento di recuperare lo svantaggio economico e il direttore dei lavori incaricato di far rispettare le prescrizioni qualitative e quantitative del progetto.
Ribassi impossibili operati, oltretutto, su stime economiche redatte obbligatoriamente in base a Prezziari ufficiali: prezziari lontani dai veri prezzi di mercato e che, per molte lavorazioni, sottostimano il reale valore economico.

Se consentiamo, poi, che una progettazione o una direzione lavori venga affidata con il 60, 70 a volte il 90% di riduzione sulla parcella siamo sicuri che il professionista sia incentivato a “essere presente in cantiere molto più spesso di come in realtà avviene in pratica” come giustamente rileva Milone?

Guardiamo al mercato privato, specie quello della produzione di residenze: sappiamo quali siano, nella prassi, i criteri che decidono la “qualità”  delle realizzazioni.
Sicurezza statica e impiantistica, efficienza energetica, qualità dei materiali, qualità architettonica sono elementi sempre subordinati alla logica del massimo profitto, delle regole del mercato.
Quanti di noi progettisti non si sono sentiti dire dal costruttore-immobiliarista: “architè, sta cosa è importante, è molto bella, è innovativa ma a me non me la ripaga nessuno, me costa troppo” ?
Negli scorsi anni abbiamo assistito in Italia ad un nuovo boom edilizio in cui i margini di guadagno, ad esempio per le nuove case,  hanno raggiunto livelli altissimi portando alle stelle i prezzi di vendita senza che lievitassero con eguale intensità i costi di realizzazione.

Credo, in conclusione, che esista per tutti la necessità di avviare in Italia la ricostruzione di una dimensione etica del costruire. E’ una questione che riguarda tutti, committenti pubblici e privati, professionisti, costruttori, immobiliaristi, produttori dì componenti.
Si costruisce bene se si progetta bene, con competenza, chiarendo chi può far cosa: se si realizza veramente ciò che è stato progettando, affidando la direzione dei lavori proprio al progettista (con buona pace per il costruttore di radio anch’io) garante dell'unitarietà del processo. Il progetto architettonico, lo ripetiamo in continuazione, è un’opera di ingegno in tutti i sensi, anche per la sicurezza antisismica: non può essere trattato alla stregua di una qualsiasi produzione industriale o di servizi.
La speranza è che la ricostruzione post terremoto non sia, in tal senso, un’altra occasione persa. 

 

di Francesco Orofino, architetto
del 14.04.09

 

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Commenti

14/04/2009 19:19: bene cosi, facciamoci sentire
Siamo proprio un Paese interessante! Milone ha fatto un elenco che parla da solo. E Orofino dice cose condivisibili in toto. Aggiungo poche righe perché credo la nostra forza sia nel ribadire tutti ovunque che la nostra professione debba essere rispettata dal legislatore, dagli altri operatori del processo, dai committenti e anche da noi stessi. Noi dobbiamo pretendere che il nostro lavoro sia considerato dalla comunità per quello che è: semplicemente fondamentale. Ma questo potrà avvenire solo quando saranno rese impossibili le storture di un "mercato" folle. Si dovrà eliminare il massimo ribasso nei lavori, nelle progettazioni, nelle direzioni lavori come criterio di scelta. Si dovrà ripristinare il ruolo autonomo del professionista, separato dalla impresa. Ma si dovrà anche evitare alcune follie dell'ultima ora. Oggi, 14 aprile 2009, dopo il terremoto in questa italia (minuscola), leggo sui giornali che si conferma nel Piano Casa la semplificazione burocratica delle opere di manutenzione straordinaria. Edilizia libera da fare con una letterina del proprietario: tanti saluti e baci. Ovviamente se non ci sono modifiche nelle strutture, ovviamente! Leggo: per le ristrutturazioni che adegueranno le strutture, ci sarà il premio di cubatura. Miei cari colleghi, rispettare la legge è così "curioso" che merita un premio!!! E gli altri costruiscano senza premio !?! ...E tutti giù per terra! Leggo sempre su "La repubblica" di oggi che la tutela del paesaggio ed il patrimonio artistico continua ad essere un ostacolo alla libera iniziativa: cancellata! Basta vincoli! Blocchiamo questo covo di architetti (ed altri "dottori") che osano metter bocca sui nostri giocattoli. Noi costruiamo, e ben sappiamo da soli (o male accompagnati) come si rispetta il nostro paesaggio! ...E tutti giù per terra! Bene così, facciamoci sentire. Prima del prossimo terremoto (fisico o legislativo che sia). Perché o aiutiamo noi stessi e il nostro Paese a cambiare mentalità o ne usciremo sepolti.
stefano michelato

14/04/2009 20:33: A precisazione e ringraziamento
La ringrazio Architetto per aver esplicitato quello che volevo intendere nel mio precedente intervento, nei soli 2000 caratteri a mia disposizione. Nel mondo di oggi, forse l'unica cosa che ci rimane da fare è quella di descrivere la necessità della nostra figura professionale, attraverso la divulgazione di quelle che sono le nostre responsabilità nell'ambito del sistema. Si dovrebbe instaurare una campagna mediatica per far comprendere il nostro ruolo. Solo così potremmo riacquisire la dignità professionale perduta.
maria cristina arseni

15/04/2009 10:04: lettera aperta
Condivido tutto, e gia precedentemente avevo mostrato tutte le mie perplessità e preoccupazioni in merito al piano casa. Il nostro problema è la mancanza di visibilità della nostra "protesta"; fin quando continuiamo a parlarne tra di noi su queste pagine non penso che riusciamo ad ottenere qualcosa. Non ho sentito la trasmissione di cui parla Orofino, ma le affermazioni del costruttore hanno del surreale... Dobbiamo uscire dalle pagine di questo sito e aumentare la visibilità della nostra indignazione circa il piano casa. propongo una lettera aperta da inviare ai giornali.
alessandro ridolfi

vedi anche:

Norme sismiche - errori e inefficienze ministeriali...

...ed i compiti di architetti e ingegneri - di E.Milone

Emergenza Abruzzo - aggiornamenti

comunicato 11 aprile 2009

Ripartiamo dalla periferia

Il punto di Amedeo Schiattarella

Liberalizzazione totale per la manutenzione

Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa

Architetti alle corde (?)

Piano casa & semplificazioni - agg. rassegna stampa

Nuove regole per la progettazione delle opere pubbliche

Lettera a Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma

AAA Progettisti svendesi

Codice Appalti & Progettazione

Appalti - Lettera aperta a Raffaele Sirica

e, per conoscenza, agli architetti italiani


data pubblicazione: martedì 14 aprile 2009
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