Iva di cassa, effetti a tempo

Legge 2/09 (Dl anticrisi 185/08) - rassegna stampa

Con l'Iva per cassa detrazione dopo un anno anche senza pagamento. Prime indicazioni delle Entrate. La circolare dell'Agenzia conferma il differimento di 12 mesi per il cedente. Detrazione del cessionario dopo un anno anche senza versamento.

L'Iva per cassa trova i primi chiarimenti con la circolare n.20/E diffusa ieri dall'agenzia delle Entrate. Chiarimenti che, in almeno un caso, registrano effetti paradossali. L'agenzia sottolinea, infatti, come le conseguenze del nuovo regime siano legate al fattore tempo. Il cedente/fornitore che sceglie l'Iva per cassa, dunque, dopo un anno dovrà versare l'imposta anche in caso di mancato pagamento da parte dell'acquirente/cessionario. Per l'operare delle regole generali sull'Iva l'effetto opposto si verificherà per il cessionario: questo contribuente potrà, trascorso un anno, operare la detrazione anche nel caso di mancato versamento di quanto dovuto al cedente. La circolare precisa, poi, le modalità di applicazione delle regole su procedure concorsuali e sforamento della soglia. 

Il cessionario che riceve una fattura emessa in regime di Iva per cassa, può comunque detrarre l'imposta, indipendentemente dal pagamento, trascorso un anno dall'effettuazione dell'operazione, a meno che, entro questo termine, non venga assoggettato a procedura concorsuale o esecutiva. In questo caso, infatti, permane il differimento dell'esigibilità.

È questo uno degli elementi (forse paradossale) che emerge dai chiarimenti forniti dall'agenzia delle Entrate con la circolare 20/E di ieri sul regime dell'Iva per cassa, introdotto dal Dl 185/2008, attuato dal Dm 26 marzo 2009, e operativo, su opzione dei cedenti, per le operazioni effettuate a partire dal 28 aprile. La circolare esamina in modo ampio il nuovo istituto e contribuisce a sciogliere alcuni dei dubbi segnalati già all'indomani del varo della normativa base.

L'esercizio della detrazione. Il cessionario mantiene il diritto a esercitare la detrazione per competenza anche se non adempie alla propria obbligazione nel termine di un anno. Chiuso l'anno, infatti, l'imposta diventa esigibile e, di conseguenza, in base ai principi generali (articolo 19 del Dpr 633/72) anche detraibile per l'acquirente. In questo caso l'Iva va computata nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale scade il termine. Resta fermo che il diritto non matura nell'ipotesi di procedura concorsuale o esecutiva attivata a carico del cessionario, eventualità nella quale la detrazione non spetta sino alla conclusione della procedura.

Il limite annuale. Il limite annuale decorre dal momento di effettuazione dell'operazione che deve essere valutato in relazione alle regole dell'articolo 6 del Dpr 633/72 (consegna o spedizione per i beni mobili e stipula per gli immobili). Tuttavia, se prima del verificarsi di questi eventi viene emessa fattura, l'operazione si considera effettuata alla data di emissione del documento: in questa eventualità, pertanto, è da questa data che decorre l'anno di differimento. Allo stesso modo, nel caso di fatturazione differita, con documento emesso entro il 15 del mese successivo, il termine va calcolato dalla data di effettuazione delle singole operazioni riportate nella fattura riepilogativa.

Il limite annuale non si applica alle operazioni poste in essere nei confronti di cessionari o committenti che, prima del decorso del termine, vengano assoggettati a procedure concorsuali o esecutive. Relativamente a questa previsione, si era segnalata la necessità di chiarire quale fosse l'atto formale dal quale far discendere l'avvio della procedura. Secondo la circolare le procedure concorsuali si considerano avviate, anche agli effetti dell'Iva per cassa, nel momento in cui l'ufficio competente emette il provvedimento di apertura della procedura (per esempio, per il fallimento, la data della sentenza dichiarativa di fallimento pronunciata dal tribunale), mentre l'esecuzione forzata in forma generica inizia con l'atto di pignoramento in base all'articolo 491 del Codice di procedura civile. Tuttavia, in caso di revoca della procedura concorsuale, intervenuta dopo un anno dall'effettuazione dell'operazione oggetto di differimento, l'Iva diviene esigibile e deve essere computata nella prima liquidazione successiva alla data di revoca.

Le note di variazione. Quanto alle note di variazione emesse in pendenza del termine occorre distinguere: se si tratta di nota in aumento, anche per il nuovo ammontare, l'anno si calcola a decorrere dall'effettuazione dell'operazione originaria; per le variazioni in diminuzione previste al comma 3 dell'articolo 26 (dovute ad accordo fra le parti) occorre invece tener presente che possono essere effettuate non oltre un anno dall'effettuazione dell'operazione da cui originano.
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di Matteo Mantovani - Benedetto Santacroce
da Il Sole 24ore del 01.05.09


Sanzioni se si perde il diritto - Oltre i 200mila euro obbligo di adempiere

Il rispetto del limite dei 200mila euro di volume d'affari che dà diritto ad avvalersi dell'Iva per cassa è uno degli elementi cruciali da tenere sotto controllo nella gestione del regime.

La circolare sottolinea che l'opzione per il differimento non può essere più esercitata a partire dal momento in cui, nel corso dell'anno solare, è superata la soglia. In caso di splafonamento le operazioni effettuate anteriormente allo sforamento mantengono l'esigibilità differita, mentre per quelle effettuate dopo occorrerà computare l'imposta erroneamente differita nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale l'operazione si considera effettuata. In mancanza di questi adempimenti si configura un'ipotesi di omesso versamento.

Sono rilevanti anche le precisazioni fornite dall'amministrazione in tema di adempimenti formali a carico dei soggetti passivi. Poiché l'Iva per cassa incide solo sul momento di esigibilità dell'imposta, non vengono modificate le ordinarie incombenze a carico degli operatori. Resta fermo, pertanto, l'obbligo di emettere le fatture secondo le modalità e nei termini dell'articolo 21 del Dpr 633/72 e di procedere alla loro registrazione, tenendo presente che l'imponibile ivi indicato rileva anche ai fini della determinazione del volume di affari e del prorata di detraibilità. L'imposta va computata nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo ovvero, in mancanza, durante il quale scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione (salvo il caso di procedure concorsuali o esecutive).

Quanto all'individuazione del momento del pagamento non effettuato per contanti, al cui verificarsi l'imposta diventa esigibile, il cedente deve fare riferimento ai propri conti dai quali emerge l'accreditamento del corrispettivo.

Il cessionario, da parte sua, al ricevimento di una fattura a esigibilità differita, deve numerarla e annotarla nel registro Iva degli acquisti ai fini della detrazione, che comunque potrà effettuare (entro l'anno dall'effettuazione dell'operazione) solo previo pagamento. A questo proposito, le Entrate precisano che incombe sul soggetto che intende detrarre evidenziare la data del pagamento.
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di Matteo Mantovani - Benedetto Santacroce
da Il Sole 24ore del 01.05.09


L'Iva per cassa guarda all'estero. Circolare dell'Agenzia delle entrate illustra le norme sull'esigibilità differita (dl anticrisi). Facoltà estesa a operazioni imponibili a soggetti non residenti.

La facoltà di differire l'esigibilità dell'Iva al momento del pagamento riguarda le operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi, anche non residenti. L'erroneo esercizio della facoltà può dare luogo a violazione dell'obbligo di versamento. Decorso un anno dall'effettuazione dell'operazione, in assenza di procedure concorsuali o esecutive, l'Iva si rende comunque esigibile, per cui il cessionario/committente può esercitare la detrazione. Sono alcune precisazioni contenute nella circolare n. 20 del 30 aprile 2009, con la quale l'Agenzia delle entrate illustra le disposizioni dell'art. 7 del dl n.185/2008 sulla cosiddetta «Iva per cassa». Vediamo i passaggi principali del documento.

Aspetti soggettivi. Possono avvalersi della facoltà solo i soggetti che nell'anno solare precedente hanno realizzato un volume d'affari non superiore a 200 mila euro; se nel corso dell'anno solare la soglia è superata, la facoltà non può essere più esercitata relativamente alle operazioni effettuate successivamente al superamento. Qualora il contribuente si avvalga erroneamente della facoltà dopo il superamento della soglia, l'imposta va computata nella liquidazione relativa al mese o trimestre nel corso del quale l'operazione si considera effettuata, configurandosi in caso contrario la violazione di omesso versamento. Sempre sotto il profilo soggettivo, la circolare evidenzia che la facoltà è concessa relativamente alle cessioni di beni o prestazioni di servizi imponibili effettuate nei confronti di cessionari o committenti che, a loro volta, agiscono nell'esercizio di impresa, arti o professioni, anche se non residenti in Italia; sono invece escluse le operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori, residenti o meno. Le operazioni poste in essere nei confronti delle persone fisiche titolari di partita Iva sono ammesse al differimento dell'esigibilità soltanto se il cliente agisce in veste di soggetto passivo Iva. Per le operazioni effettuate nei confronti di enti non commerciali che svolgono anche un'attività commerciale, l'esigibilità differita riguarda anche i beni e servizi destinati promiscuamente all'attività commerciale ed istituzionale.

Limite temporale. La norma stabilisce che l'imposta diviene comunque esigibile dopo il decorso di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione, da determinarsi secondo i criteri dell'art. 6 del dpr 633/72. Per le cessioni di beni, quindi, occorre fare riferimento al momento della stipulazione se si tratta di immobili, o al momento della consegna o spedizione se si tratta di beni mobili. Se anteriormente a tali eventi viene emessa fattura, l'operazione si considera effettuata, limitatamente all'importo fatturato, alla data della fattura, per cui l'anno decorrerà da tale data. Nel caso di fatturazione differita, però, l'Agenzia ritiene che il termine di un anno decorra dalla data di effettuazione delle singole operazioni riepilogate nella fattura. Il limite temporale di un anno non si applica alle operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che, prima del decorso del termine, siano stati assoggettati a procedure concorsuali o esecutive. L'assoggettamento del cessionario o committente alla procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria), comporta la sospensione dell'esigibilità dell'Iva, fino all'incasso del corrispettivo, a beneficio di tutti i cedenti o prestatori che abbiano emesso fatture con Iva a esigibilità differita. Qualora la procedura concorsuale venga revocata dopo un anno dalla effettuazione dell'operazione, l'Iva diviene esigibile e deve essere computata nella prima liquidazione successiva alla data di revoca.

Nel caso di procedure esecutive, invece, l'esigibilità dell'Iva rimane sospesa limitatamente alle operazioni per le quali sia stata avviata l'esecuzione forzata, risultanti dalle fatture indicate nel titolo esecutivo; la sospensione del termine annuale vale non solo per il creditore procedente, ma anche per il terzo creditore, sempre limitatamente alle fatture risultanti dal titolo.

Nell'ipotesi in cui, in pendenza del termine di un anno, venga emessa una nota di variazione in aumento ai sensi dell'art. 26, dpr 633/72, anche per il nuovo ammontare dell'imponibile o dell'imposta resta ferma, per il computo del termine, la data di effettuazione della originaria operazione. Quanto alle variazioni in diminuzione, quelle effettuabili senza limiti di tempo non sono influenzate dalla disposizione, mentre quelle soggette al termine di cui al terzo comma dell'art. 26 devono comunque essere effettuate entro un anno dall'effettuazione dell'originaria operazione.

Adempimenti. Il cedente o prestatore manifesta la volontà di differire l'esigibilità dell'imposta annotando nella fattura che si tratta di operazione con imposta a esigibilità differita ex art. 7, dl 185/2008; in assenza di tale annotazione, l'imposta si considera esigibile secondo le regole ordinarie.

Il differimento riguarda comunque solo il momento in cui l'imposta diviene esigibile, ma non coinvolge gli altri adempimenti procedurali, per cui rimangono fermi gli obblighi di fatturazione, registrazione ecc. Per le operazioni a esigibilità differita, il cedente o prestatore deve computare l'Iva a debito nella liquidazione relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo, ovvero nel corso del quale scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione (salva la sospensione per l'ipotesi di procedure concorsuali o esecutive).

Nel caso in cui il corrispettivo sia incassato solo in parte, l'imposta diventa esigibile in proporzione al rapporto tra la somma incassata e il corrispettivo complessivo.

Sul delicato problema dell'individuazione del momento del pagamento non effettuato per contanti, la circolare si limita ad osservare che il cedente o prestatore farà riferimento alle risultanze dei propri conti dai quali risulta l'accreditamento del corrispettivo (es. assegni bancari, Ri.ba, Rid, bonifico bancario).

Il cessionario o committente che riceve la fattura a esigibilità differita dovrà numerarla e annotarla nell'apposito registro, ma il diritto ad operare la detrazione sorgerà solo nel momento in cui effettua il pagamento; a tal fine sarà cura del contribuente dare evidenza della relativa data. Analogamente, il cessionario/committente estero, interessato al rimborso dell'Iva ex art. 38-ter in relazione a una fattura a esigibilità differita, è tenuto a dimostrare l'avvenuto pagamento del corrispettivo ovvero il decorso di un anno dall'effettuazione dell'operazione. In caso di pagamento parziale, il diritto alla detrazione sorge proporzionalmente.

Il diritto alla detrazione potrà essere comunque esercitato qualora entro l'anno dalla emissione della fattura non sia stato effettuato il pagamento, poiché alla scadenza di tale termine l'imposta diviene comunque esigibile, a meno il cessionario o committente non sia stato assoggettato a procedura concorsuale o esecutiva.

 

di Franco Ricca
da Italia Oggi del 01.05.09


Semplificazioni. Iva per cassa, verifica continua. Da ieri è possibile emettere le fatture con l'indicazione dell'esigibilità differita dell'imposta. Il limite del volume d'affari di 200mila euro va rispettato per tutto l'anno.

Al via la fatturazione con Iva ad esigibilità differita. È stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 96 del 27 aprile, con efficacia dal giorno successivo, il decreto ministeriale del 26 marzo scorso emanato in attuazione dell'articolo 7 del Dl 185/08, che ha introdotto nel nostro ordinamento il meccanismo dell'Iva per cassa.

Sono assoggettabili al nuovo regime tutte le operazioni effettuate a partire dalla data di ieri, 28 aprile, purché, ovviamente, poste in essere in presenza dei requisiti previsti dalla norma. L'applicazione dell'Iva per cassa consente al soggetto passivo debitore dell'imposta di procrastinare il versamento del tributo all'effettivo pagamento da parte del proprio cliente. In questo modo, l'operatore evita di anticipare l'Iva all'erario.

La possibilità di fruire del regime è vincolata al ricorrere di specifici requisiti soggettivi e al rispetto di alcune formalità previste dal nel decreto attuativo. Possono optare per il differimento i soggetti che non si avvalgono di regimi speciali Iva, i quali, nell'anno solare precedente, hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare, un volume d'affari non superiore a 200mila euro, che deve essere mantenuto anche durante il periodo di fruizione. Verificata la sussistenza di questo presupposto, la fatturazione con esigibilità differita può essere liberamente utilizzata, non essendo infatti previsto alcun obbligo di comunicazione all'erario. Il diritto a rinviare il versamento dell'Iva matura mediante l'inserimento in fattura di una formula di questo tenore: «Operazione con Iva ad esigibilità differita, ex articolo 7 del Dl 185/08», tenendo presente che, in mancanza di una simile menzione, trova applicazione l'ordinaria regola dell'esigibilità immediata. Il regime in analisi non è infatti obbligatorio, talchè l'operatore può legittimamente decidere di ricorrervi solo per talune tipologie di operazioni o nei confronti di certe categorie di clienti, continuando a  fatturare «per competenza» in tutte le altre casistiche. Va, tuttavia, considerato che il differimento non è ammesso nelle operazioni regolate dal cessionario/committente in reverse charge e nelle transazioni concluse con privati consumatori. Quest'ultimo aspetto comporta che in caso di vendita con pagamento frazionato - in cui l'imposta diventa esigibile nella proporzione fra la somma di volta in volta incassata e il corrispettivo totale dell'operazione - il cedente deve accertarsi della veste in cui il cessionario effettua l'acquisto. Se, infatti, questi agisce come privato, l'Iva relativa all'operazione a rate va gestita (esclusivamente) osservando il principio di competenza; al contrario, se l'acquisto è compiuto dalla persona fisica in veste professionale o imprenditoriale, è ammessa l'emissione di una fattura con imposta ad esigibilità differita. Ad ogni modo, l'Iva diviene esigibile dopo il decorso di un anno dall'operazione; trascorso questo periodo, il cedente è tenuto a versare l'imposta indipendentemente dall'incasso del corrispettivo. Se però il cessionario o committente, prima del decorso dell'anno, è stato assoggettato a procedure concorsuali o esecutive, il versamento è procrastinato sine die. Occorre, infine, rammentare che il regime in discorso pone una deroga al solo momento di esigibilità dell'imposta e non anche a quello di effettuazione dell'operazione, che continua ad essere regolato sulla base dei principi generali di cui all'articolo 6 del Dpr 633/72. Il che, peraltro, determina il sorgere di alcune complicazioni sul piano contabile (si veda l'articolo accanto [in calce, ndr]).

Quanto alla posizione del cessionario/committente di una operazione ad esigibilità differita, poiché ai sensi dell'articolo 19 del Dpr 633/72 l'imposta è detraibile nel momento in cui diventa esigibile, questi potrà detrarre solo previo pagamento della fattura. Quindi, gli operatori devono prestare particolare attenzione alle fatture che ricevono: se recano il richiamo alla normativa sull'Iva per cassa dovranno astenersi dall'esercizio della detrazione fin quando non avranno provveduto al pagamento. Se poi ci si accorda per un pagamento in forma frazionata il diritto a detrarre - e l'obbligo a versare - è riconosciuto in misura proporzionale fra la somma pagata e il corrispettivo complessivo della transazione.
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  • LE ESCLUSIONI - Il differimento non è ammesso per operazioni in reverse charge e con consumatori finali

LE NUOVE REGOLE IN DIECI RISPOSTE

  • 1 - Quali soggetti possono applicare l'Iva per cassa? L'Iva per cassa, cioè il pagamento dell'Iva al momento della riscossione del corrispettivo, può essere applicata dai contribuenti che nell'anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare un volume d'affari non superiore a 200mila euro. L'Iva per cassa può riguardare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell'esercizio di impresa, arte o professione.
  • 2 - Il committente è obbligato ad accettare il differimento deU'Iva? Sì. Rimane fermo che il cessionario o committente delle operazioni soggette al regime dell'Iva per cassa ha diritto alla detrazione dell'Iva a partire dal momento in cui il corrispettivo delle operazioni è stato pagato. Nel caso di pagamento parziale del corrispettivo, il diritto alla detrazione dell'Iva sorge in capo al cessionario o committente nella proporzione esistente fra la somma pagata e il corrispettivo complessivo.
  • 3 - Da quando si applica il nuovo regime? Le regole sul pagamento dell'Iva per cassa sono entrate in vigore il 28 aprile 2009 (decreto 26 marzo 2009 del ministero dell'Economia e delle finanze, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 96 del 27 aprile 2009).
  • 4 - Quali sono le cause di esclusione dal nuovo regime? Sono esclusi i contribuenti che effettuano operazioni nei confronti dei privati o i contribuenti che nell'anno solare precedente hanno superato il limite di 200mila euro.
  • 5 - Come funziona il meccanismo? La fattura emessa in applicazione dell'Iva per cassa deve recare l'annotazione che si tratta di operazione con Iva a esigibilità differita, con l'indicazione dell'articolo 7, Dl 185/2008, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n.2. L'Iva per cassa cessa di avere applicazione per le operazioni successive al superamento del limite di 200mila euro di volume d'affari.
  • 6 - Il differimento del pagamento dell'Iva ha una scadenza? Sì, nel regime di Iva per cassa, l'imposta diviene, comunque, esigibile decorso un anno dal momento di effettuazione dell'operazione, salvo che il cessionario o committente, prima del decorso del termine, sia stato assoggettato a procedure concorsuali o esecutive.
  • 7 - Cosa succede per i contribuenti che applicano i regimi speciali Iva? I contribuenti che applicano regimi speciali Iva sono esclusi dal regime dell'Iva per cassa. Per esempio, sono esclusi i produttori agricoli in regime speciale Iva, a norma dell'articolo 34 del Dpr 633172. Il regime è inoltre inapplicabile nel caso di operazioni effettuate nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l'Iva mediante il meccanismo dell'inversione contabile (reverse charge). Il regime dell'Iva per cassa è infine inapplicabile alle operazioni previste all'articolo 6, comma 5, secondo periodo del decreto Iva (Dpr 633/72). Si tratta, per esempio, delle cessioni dei prodotti farmaceutici effettuate dai farmacisti, delle cessioni di beni e prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti, nonché di quelle fatte allo Stato, agli enti pubblici, per le quali l'Iva diviene esigibile all'atto del pagamento dei relativi corrispettivi.
  • 8 - Quali sono i vantaggi dell'applicazione del regime? I vantaggi sono quelli derivanti dal pagamento dell'Iva al momento dell'effettiva riscossione del corrispettivo. Rimane però fermo che le operazioni devono essere computate nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo, o scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione.
  • 9 - Possono esserci anche svantaggi? Gli svantaggi più evidenti sono quelli dell'acquirente o del committente che non può detrarre l'Iva relativa alle fatture con l'annotazione che si tratta di operazione con Iva a esigibilità differita. È infatti stabilito che il cessionario o committente delle operazioni soggette all'Iva per cassa ha diritto alla detrazione dell'imposta a partire dal momento in cui il corrispettivo è stato pagato.
  • 10 - È necessario utilizzare particolari accorgimenti contabili? Il contribuente dovrà gestire due tipi di fatture: quelle per le quali ha scelto il regime "Iva per cassa" e quelle per le quali non ha scelto il differimento, da trattare secondo le regole ordinarie. Le complicazioni riguardano anche l'annotazione delle fatture di acquisto, nel momento in cui si ricevono fatture passive di contribuenti che applicano il regime Iva per cassa che, di conseguenza, rende l'Iva detraibile solo dopo il pagamento della fattura. Altre difficoltà riguardano la verifica del limite dei 200mila euro, in quanto il regime cessa di avere applicazione per le operazioni effettuate dopo che il limite è stato superato.

 

di Benedetto Santacroce
da Il Sole 24ore del 29.04.09


Riconciliazione obbligatoria. Gli effetti sul piano contabile e per le dichiarazioni.

La scelta di adottare l'Iva per cassa porta con sé delle indubbie complicazioni sul piano contabile. Il regime in analisi apporta una deroga al solo momento di esigibilità dell'Iva, spostato tout court, anche nel caso di previa emissione della fattura, all'atto del pagamento. L'effettuazione dell'operazione continua, invece, a essere regolata dalle ordinarie disposizioni dell'articolo 6 del Dpr 633/72. Di conseguenza, il volume d'affari non risulta influenzato dall'opzione per il differimento, che va a incidere solo sulla liquidazione dell'imposta. In sostanza, le transazioni compiute applicando il principio di cassa concorrono a formare il volume d'affari del cedente o prestatore e partecipano altresì alla determinazione del prorata, con riferimento all'anno in cui l'operazione si intende effettuata secondo le ordinarie regole. Queste operazioni vanno, tuttavia, computate nella liquidazione periodica relativa al mese o trimestre nel corso del quale è incassato il corrispettivo, ovvero scade il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione. In sede di dichiarazione, per determinare la posizione verso l'erario, occorrerà dunque sottrarre l'Iva sulle operazioni effettuate ma non ancora regolate e aggiungere l'imposta relativa a transazioni di periodi precedenti ma pagate nel periodo concernente la liquidazione. La stessa procedura di riconciliazione dovrà essere seguita per le fatture ad esigibilità differita ricevute, la cui imposta è detraibile solo previo pagamento.

Aspetti peculiari presenta anche la disciplina delle note di variazione: non risulta estensibile all'Iva per cassa quanto sostenuto nella risoluzione 75/E/2002 in materia di differimento ex articolo 6, ultimo comma del Dpr 633/72, ossia nei rapporti con Stato o enti pubblici. In quella sede è stata sostenuta la non operatività del termine annuale per l'effettuazione delle note di variazione poiché il mancato pagamento, nell'ipotesi normativa analizzata nella prassi, comporta il non realizzarsi dell'esigibilità dell'imposta. Al contrario, nel sistema introdotto dal Dl 185/08, è previsto che l'imposta divenga esigibile ex lege dopo un anno dall'effettuazione dell'operazione. Pertanto, spirato tale termine, non sarà più possibile emettere note di credito a seguito di sopravvenuto accordo fra le parti. 
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di Benedetto Santacroce
da Il Sole 24ore del 29.04.09


Iva per cassa, occhio al fatturato. Il decreto dell'Economia dà lo start alle disposizioni del dl anticrisi. Ed è già efficace. Niente agevolazione al superamento dei 200 mila euro.

Stop all'Iva per cassa quando il fatturato supera 200 mila euro. Facoltatività dell'agevolazione, che va evidenziata espressamente nella fattura. Esigibilità pro-quota se il pagamento è frazionato. Necessità di rilevare incassi e pagamenti anche in contabilità semplificata. Questi alcuni punti fermi delle disposizioni dell'art. 7 del dl 185/2008, operative da ieri. Sugli aspetti problematici, dovrà fare luce la circolare dell'agenzia delle entrate, di imminente emanazione.

Decorrenza. Come anticipato nell'edizione di ieri, il dm attuativo del 26/3/2009 è stato pubblicato nella G.U. del 27 aprile 2009 ed è divenuto efficace, ai sensi dell'art. 5, per le operazioni effettuate a decorrere dal 28 aprile 2009. Il riferimento all'effettuazione dell'operazione, disciplinata dall'art. 6 del dpr 633/72, comporta che non sarà possibile avvalersi dell'esigibilità differita se l'operazione è stata effettuata prima del 28 aprile (ad esempio, cessioni di beni consegnati entro il 27 aprile), ancorché la fattura venga emessa successivamente.

Contenuto dell'agevolazione. Per i contribuenti che si avvalgono dell'art. 7 dl 185/2008, l'esigibilità dell'Iva, di regola coincidente con l'effettuazione dell'operazione (es. emissione della fattura), è differita al momento dell'incasso del corrispettivo, limitatamente però alle cessioni e prestazioni poste in essere nei confronti di soggetti passivi. A differenza dell'analoga previsione speciale dell'art. 6, comma 5, dpr 633/72, tuttavia, il differimento non può superare il termine di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione. Questa limitazione temporale non opera se entro tale termine il cessionario/committente è stato assoggettato a procedure concorsuali o esecutive; a tale proposito, poiché lo spirito della disposizione sembra quello di sospendere l'esigibilità in relazione alla norma dell'art. 26, secondo comma, che consente la rettifica dell'imponibile per il credito non soddisfatto all'esito della procedura, dovrebbero trovare applicazione, in ordine all'individuazione delle situazioni legittimanti la sospensione, le indicazioni fornite dall'amministrazione finanziaria, riguardo al citato art. 26, con la circolare 77/2000. Si deve sottolineare, infine, che l'agevolazione è facoltativa e va azionata specificando nella fattura che l'operazione è ad esigibilità differita ai sensi dell'art. 7, dl 185/08; in assenza di tale indicazione, l'operazione si intende ad esigibilità immediata.

Soggetti ammessi. In base all'art. 1 del dm, sono ammessi ad avvalersi dell'agevolazione i soggetti che nell'anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedano di realizzare un volume d'affari non superiore a 200 mila euro. L'agevolazione cessa tuttavia di applicarsi se nel corso dell'anno il predetto limite è superato, per le operazioni effettuate successivamente al superamento; in relazione a questa previsione, sarà opportuno chiarire gli effetti delle eventuali note di variazione in diminuzione, che com'è noto possono essere annotate in riduzione del fatturato. Lo stesso art. 1, riprendendo la norma di legge, ribadisce che l'agevolazione non è applicabile alle operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell'Iva, né a quelle sottoposte al meccanismo dell'inversione contabile.

Pagamento del corrispettivo. Considerato che destinatari dell'agevolazione sono essenzialmente le imprese minori, che in prevalenza si avvalgono della contabilità semplificata e non rilevano, pertanto, gli aspetti finanziari delle operazioni, si renderà necessario adottare gli opportuni accorgimenti atti a rilevare il pagamento del corrispettivo. Ciò vale anche per i cessionari/committenti delle operazioni ad esigibilità differita, il cui diritto alla detrazione è infatti esercitabile solo quando l'imposta diviene esigibile.

Occorre chiedersi come trattare l'ipotesi in cui il pagamento avvenga con bonifico bancario, postale, ecc. In relazione a questa ipotesi, con riferimento all'insorgenza dell'obbligo di emissione della fattura, l'amministrazione finanziaria ha precisato, in passato, che occorre avere riguardo al momento in cui il soggetto viene a conoscenza dell'avvenuto accredito delle somme (e non al momento in cui il destinatario ha provveduto al pagamento). Nella circolare 12/2009, Assonime ha espresso dubbi in ordine alla conferma di tale criterio con riguardo alle disposizioni in esame. Non si può escludere, quindi, che l'agenzia delle entrate propenda per una soluzione diversa, che, anche in considerazione della platea dei destinatari (nonché della sempre maggiore estensione dell'home banking), faccia carico al cedente/prestatore di attivarsi per sapere se e quando il cliente abbia pagato.

 

di Franco Ricca
da Italia Oggi del 29.04.09


FISCO - L'Iva si versa «per cassa». Pubblicato il decreto: in vigore da oggi il regime di Iva per cassa. In vigore da oggi l'esigibilità differita per chi ha un volume d'affari entro 200mila euro. L'imposta va comunque assolta dopo un anno dall'operazione.

ROMA - Le regole sull'Iva per cassa sono in vigore da oggi. Il decreto del ministero dell'Economia, datato 26 marzo, è stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.96 di ieri (27 aprile).

Le disposizioni del decreto legge anticrisi avevano avuto il via libera informale della Ue il 16 marzo e a distanza di pochi giorni, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti aveva firmato il decreto attuativo (...).

La novità più importante del testo, che per il resto conferma sostanzialmente le norme contenute nell'articolo 7 del Dl 185/2008, è la fissazione del tetto di 200mila euro per discriminare i soggetti che possono beneficiare del pagamento differito al momento dell'incasso della fattura.

Dalla Ue la nota della Direzione generale della fiscalità e unione doganale 24280 del 16 marzo aveva spiegato che non era necessaria una richiesta di deroga per l'introduzione delle ipotesi previste dalla norma dell'Iva per cassa. L'articolo 66 della direttiva 2006/112/Ce già prevede, infatti, la possibilità spiegavano gli uffici della Ue che gli stati membri per talune operazioni o categorie di soggetti passivi prevedano che l'imposta diventi esigibile non oltre il momento dell'incasso del prezzo.

La disposizione italiana, quindi, quanto ai destinatari della misura prevede che si debba trattare di soggetti che nell'anno solare precedente hanno un volume d'affari non superiore a 200.000 euro. In caso di inizio di attività il tetto si riferisce al volume d'affari massimo che si prevede di realizzare.

Sempre sotto il profilo soggettivo occorre ricordare che le cessioni di beni o prestazioni di servizi che possono fluire della sospensione del pagamento sono solo quelle effettuate verso clienti soggetti passivi d'imposta. Questi ultimi, quando i fornitori hanno optato per il versamento differito, vedranno slittare anche loro la possibilità di detrarre l'Iva al momento in cui eseguiranno il pagamento, anche parziale, della fattura. L'Iva per cassa non si applica alle operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali Iva ed è esclusa anche per quelle fatte nei confronti di cessionari o committenti che applicano il reverse charge.

La nuova disciplina prevede che per i soggetti che applicano l'Iva per cassa l'imposta sul valore aggiunto diviene esigibile all'atto del pagamento dei corrispettivi. Questo momento, però, non può superare un anno dall'effettuazione dell'operazione, perché a quel punto l'imposta diviene, comunque, esigibile.

L'anno può essere superato se il cessionario o il committente; prima del decorso di questo termine, sia stato assoggettato a procedure concorsuali o esecutive.

L'intenzione di utilizzare il meccanismo deve, in ogni caso, essere indicata in fattura, altrimenti si applicano le regole ordinarie in tema di applicazione dell'Iva.
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Il percorso

  • Il cedente, se in possesso dei necessari requisiti in termine di fatturato, emette una fattura con la menzione «Iva ad esigibilità differita ex articolo 7, Dl 185/08», la registra e non versa l'imposta
  • Il cessionario riceve la fattura, la registra ma non può detrarre l'Iva
  • Il cessionario provvede al pagamento della fattura ed esercita la detrazione
  • Il cedente ricevuta la provvista finanziaria dal proprio cessionario, provvede al versamento
  • In mancanza di pagamento, l'imposta diviene esigibile dopo un anno dalla effettuazione dell'operazione, salvo che il cessionario o committente, anteriormente, sia stato assoggettato a procedure concorsuali o esecutive.

 

di Antonio Criscione
da Il Sole 24ore del 28.04.09

 

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vedi anche:

Il decreto anti crisi è legge

di Enrico Milone - conversione DL 185/08


data pubblicazione: venerdì 8 maggio 2009
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