Decreto casa, no dalla Conferenza Unificata

Piano casa & Dl semplificazioni - agg. rassegna stampa

[15-01 maggio 2009]

Piano casa, no delle Regioni. «Prima incentivi antisismici». Niente accordo con il governo: gli sgravi Irpef 55% senza copertura.

ROMA - Slitta ancora il decreto legge sul piano casa. Le Regioni insistono: non daranno il proprio assenso senza l'inserimento nel provvedimento degli incentivi fiscali generalizzati (cioè gli sgravi Irpef del 55%) ai lavori di adeguamento antisismico per gli edifici privati esistenti. Ma questo è un intervento che può arrivare a costare alcune centinaia di milioni (non ancora quantificate con precisione) e non ci sono, al momento, risorse per finanziarlo. Le Regioni hanno proposto di limitare l'incentivo fiscale alle due zone sismiche di maggiore rischio (su quattro), ma non basta ancora. Al primo giro di consultazioni con il ministero dell'Economia, Raffaele Fitto, il ministro degli Affari regionali che sta tentando l'intesa con i governatori, non ha ancora avuto risposte positive sull'eventuale copertura.

Così non c'è stato ieri l'accordo fra regioni e governo, nonostante l'ottimismo professato nel pomeriggio da Silvio Berlusconi agli Stati generali delle costruzioni. «Domani il decreto andrà in consiglio dei ministri», aveva detto il presidente del consiglio. Un'ora dopo le agenzie battono le dichiarazioni del presidente delle Regioni, Vasco Errani. «L'accordo non c'è perché siamo ancora in attesa che il governo ci dia delle risposte sulle richieste di modifica al testo del decreto legge», dice. E maliziosamente fa capire che dietro l'irrigidimento regionale ci sono anche le dichiarazioni del premier che aveva accusato le regioni governate dal centro-sinistra di frenare sugli ampliamenti. «Ricordo a Berlusconi - dice Errani - che finora l'unica legge regionale approvata è quella della Regione Toscana, governata dal centro-sinistra». Errani non dice ovviamente che quella legge frena molto la possibilità di ampliamenti rispetto al disegno originario di Berlusconi, mettendo paletti pesanti. Né aggiunge che qualche Regione di centro-destra, in difficoltà con i tempi, ha chiesto che i novanta giorni per varare i provvedimenti regionali decorrano non dal 1° aprile, data della firma del protocollo governo-regioni, ma dal varo del decreto legge. La proposta è stata formalizzata ieri alla conferenza delle Regioni dalla Lombardia.

A gettare acqua sul fuoco è, al solito, Fitto. Il ministro degli Affari regionali prosegue nella sua strategia di dialogo con i Governatori, sempre e comunque. Con la tenacia ha sbrogliato matasse assai difficili, come quelle degli ammortizzatori sociali, del fondo aree sottoutilizzate (Fas), del piano edilizia residenziale. «Il Governo sta facendo le sue valutazioni e verifiche tecniche di merito - dice il ministro - anche sulle coperture finanziarie del decreto. Le Regioni hanno posto come prioritarie questioni che non erano nel decreto legge un mese fa e noi le stiamo valutando». Smentisce, comunque, la volontà del governo di decidere senza il consenso regionale. «Certo - dice ancora Fitto - che anche questa è una possibilità, ma noi abbiamo deciso di fare un'altra scelta, quella di un percorso condiviso: porteremo il testo in Cdm solo dopo aver raggiunto l'accordo con le Regioni, le Province e i Comuni».
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  • FITTO - «Nessun blitz, vareremo il decreto quando ci sarà l'intesa - Dai governatori poste questioni nuove che vanno approfondite» 

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 15-05-09


Piano casa, il Governo alla ricerca delle risorse. Le Regioni: per tutti il bonus del 55% antisismico. Affidata al ministro Fitto la mediazione fra Economia e Giunte locali.

ROMA - Notte di lavoro per Raffaele Fitto, che tenta di venire a capo del puzzle del "piano casa" per farlo approdare al Consiglio dei ministri di domani, come vorrebbe Silvio Berlusconi, protagonista oggi agli stati generali delle costruzioni.

Il ministro degli Affari regionali ha recepito ieri le osservazioni ultimative di Regioni, Province e Comuni, sul testo del decreto legge (che deve essere «condiviso»): ha dato le prime risposte sugli aspetti meno problematici e ha promesso per stamattina una risposta su quelli più spigolosi. Il lavoro notturno è stato quindi al telefono con i colleghi di governo, per capire se ci siano o meno le condizioni per lo sprint finale. Il peso delle risposte più importanti ricade ancora una volta sul ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, chiamato a mettere a disposizione le risorse per l'estensione degli sgravi Irpef del 55% a tutti i lavori privati di adeguamento antisismisco. Fitto mette le mani avanti: «Non si può chiedere di introdurre in un decreto legge sulle semplificazioni previsioni di spesa di questa portata».

Questa è stata anche la posizione che il ministro ha tenuto con la delegazione regionale guidata da Vasco Errani. Che, però, non si è persa d'animo. «Se il problema è formale - hanno detto i Governatori - possiamo pensare di inserire gli incentivi per gli adeguamenti antisismici all'interno del decreto legge Abruzzo. L'importante è la sostanza: va bene anticipare le norme tecniche antisismiche più severe al giugno 2009, va bene prevedere controlli preventivi a tappeto a carico degli enti locali, va bene allontanare da casa i singoli proprietari che non intervengano su abitazioni ad alto rischio, ma senza un incentivo fiscale automatico, generalizzato e preventivo a tutti i cittadini privati nelle zone maggiormente sismiche, tutto questo resta solo una manovra di immagine del governo senza incidere sul problema vero dell'adeguamento del patrimonio esistente».

Non c'è dubbio che il cuore della partita politica fra Governo e regioni sta, ormai, tutta qui. Per i Governatori è fondamentale lo sgravio Irpef al 55% generalizzato e non solo per le case. L'attuale previsione del decreto legge Abruzzo che limita gli sgravi 55% alle sole abitazioni per cui la Protezione civile abbia riscontrato un pericolo serio, alle Regioni non basta. E su questo punto aspettano risposte chiare già per stamattina, quando si riunirà la Conferenza dei presidenti delle regioni per valutare il testo.

Più tardi, per il pomeriggio, è convocata anche la Conferenza unificata che dovrebbe mettere il timbro all'eventuale accordo.

C'è un altro punto critico delle richieste regionali: un potenziamento delle strutture delle Sovrintendenze e degli enti locali che avranno la responsabilità di effettuare le verifiche preventive per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche su tutti i tipi di intervento.

Con l'entrata in vigore del codice Urbani, il prossimo 31 dicembre, infatti, gli attuali controlli campionari ex post diventeranno verifiche generalizzate preventive. La mole di lavoro per gli uffici si moltiplicherà e i Governatori lanciano l'allarme sul rischio di allungamento dei tempi degli interventi. Su questo punto, però, neanche le Regioni sono compatte: quelle governate dal centro-destra hanno già detto chiaramente di essere contrarie al potenziamento delle Sovrintendenze.
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di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 14.05.09


Il governo accelera sul piano casa. Il piano casa serra i tempi. Ma sulla strada del Dl resta l'ostacolo dei dissensi con le Regioni. Verso il Consiglio dei ministri. Il Governo intende far approvare il decreto legge nella riunione di venerdì.

Il pre-consiglio dei ministri di ieri ha accelerare l'approvazione del «piano casa», discutendola al consiglio dei ministri di venerdì. Resta da definire la copertura degli sgravi Irpef al 55% per favorire l'adeguamento antisismico degli edifici.

ROMA - Il Governo riprova ad arrivare in porto con il decreto legge sulle semplificazioni edilizie, terza puntata del «piano casa», dopo il protocollo con le Regioni del 1° aprile e la distribuzione di 350 milioni al piano di edilizia residenziale pubblica da parte del Cipe di venerdì scorso. La riunione del preconsiglio dei ministri di ieri, che pure non aveva all'ordine del giorno il provvedimento, ha concordato a sorpresa sulla volontà di accelerarne il via libera, portandolo all'esame del Consiglio dei ministri di venerdì. In questa direzione ha spinto soprattutto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dopo l'intesa informale fatta con i Beni culturali sulla data di avvio del codice Urbani in materia di autorizzazioni paesaggistiche: 31 dicembre 2009.

A lamentare lo slittamento previsto nelle precedenti bozze del decreto legge, dal 30 giugno 2009 al 30 giugno 2010 (le Regioni proponevano addirittura il 31 dicembre 2010), era stato il presidente del consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, sostenuto dallo stesso Letta e, indirettamente, anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in più occasioni aveva preso posizione pubblicamente.

Nel nuovo testo messo a punto dal Governo lo slittamento dell'entrata in vigore della disciplina più severa resta, ma è limitato a sei mesi. A fine anno diventeranno obbligatorie le verifiche preventive sui progetti da parte degli uffici regionali e non più solo controlli campionari ex post sugli interventi effettuati.

Sulla via dell'approvazione del decreto legge, che viene rinviato dal 10 aprile, resta l'ostacolo del consenso delle regioni. Fitte riunioni, più o meno ufficiali, sono state convocate dal ministro Raffaele Fitto fra oggi e domani, per trovare un punto di equilibrio fra Governo e regioni. Lo stesso Fitto ha annunciato l'iscrizione del provvedimento all'ordine del giorno della Conferenza unificata che si terrà domani. Segno che nel Governo c'è ottimismo. O almeno la volontà di andare avanti comunque.

Nell'ultimo testo trasmesso dal ministro ai Governatori, i passi avanti sono pochi rispetto alle richieste e insufficienti per un'intesa: riguardano solo l'esclusione dei mutamenti di destinazione d'uso dalla deregulation edilizia che l'articolo 1 del decreto legge introduce. Novità già digerita da qualche settimana. Nulla di nuovo, invece, per un vasto piano di sgravi Irpef al 55% su larga scala per favorire l'adeguamento antisismico degli edifici esistenti, come presente nella proposta fatta recapitare dai presidenti delle Regioni al Governo lo scorso 28 aprile. Questo sembra lo scoglio maggiore per un'intesa: l'intervento è molto costoso e trova lo sbarramento del ministero dell'Economia; d'altra parte, le Regioni non possono accettare che, dopo tanto parlare di adeguamento degli edifici alle norme tecniche antisismiche, l'incentivo a intervenire sia limitato ai soli casi discrezionalmente individuati dalla Protezione civile a fronte di situazioni di pericolo.

Le prossime ore saranno impiegate a cercare una soluzione di compromesso. Se manca nel decreto legge questa quarta gamba della politica antisimica, vengono invece confermate le altre tre misure: l'anticipazione delle nuove norme tecniche, più severe di quelle attuali, dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2009; l'azzeramento di tutti i benefici fiscali, economici e urbanistici (compresi i premi volumetrici) e il divieto di realizzazione dell'intervento nel caso in cui un professionista abilitato non abbia provato «documentalmente» il rispetto della normativa antisismica; la nullità degli atti di vendita di un immobile «ove da essi non risultino, per dichiarazione dell'alienante, gli estremi del certificato di collaudo statico».
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  • IL QUADRO - Confronto aperto sulle agevolazioni del 55% per interventi antisismici. Il Codice Urbani operativo dal 31 dicembre 2009

Deregulation limitata

  • Le ultime novità. La deregulation edilizia (Dia anziché titolo abitativo) non si estenderà ai mutamenti di destinazione d'uso. Lo chiedevano le regioni. Raggiunto un compromesso anche sull'entrata in vigore del codice Urbani in materia di autorizzazioni paesaggistiche: lo slittamento sarà di soli sei mesi, dal 30 giugno al 31 dicembre 2009. Le regioni proponevano il 31 dicembre 2010, i Beni culturali non volevano alcuno slittamento.
  • I nodi ancora irrisolti. Non c'è ancora intesa con le Regioni che hanno presentato i propri emendamenti al Governo il 28 aprile. Le distanze riguardano soprattutto il piano di adeguamento degli edifici esistenti alle normative antisismiche. I governatori chiedono incentivi generalizzati per chiunque effettui interventi di miglioramento sismico: una detrazione Irpef del 55% come quelle oggi già vigenti per gli interventi di risparmio energetico. Le Regioni difendono le proprie competenze chiedendo che la deregulation entri in vigore solo «in assenza di specifiche» discipline regionali.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 13.05.09


PIANO CASA/ Edilizia libera. Ma non per tutto.  Le previsioni sono contenute nell'ultima versione del dl inviata alle regioni. Mutazioni di destinazione d'uso solo con titolo abilitativo.

Fra le attività di edilizia libera non rientreranno le mutazioni di destinazione d'uso. E' questa la principale novità contenuta nella nuova bozza, datata 7 maggio 2009, del decreto legge recante misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica e opere pubbliche, messo a punto dai tecnici ministeriali e inviato alle regioni venerdì scorso. Sul testo le regioni dovranno esprimersi entro giovedì prossimo e se ci sarà l'assenso, nei giorni successivi il testo dovrebbe essere varato dal consiglio dei ministri per iniziare il proprio normale iter (entrata in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e conversione in legge da parte del parlamento.)

Il punto più rilevante del nuovo testo risiede nell'esclusione delle mutazioni di destinazione d'uso dall'elenco delle cosiddette attività di edilizia libera, la cui disciplina (contenuta nel Dpr 380 del 2001) viene dal decreto legge ampiamente modificata.

Rispetto alle versioni precedenti (...) non sarà possibile eseguire senza alcun titolo abilitativo le mutazioni di destinazione d'uso attuate senza esecuzione di opere edilizie e che non determino aumenti del carico urbanistico, come invece ammetteva la versione precedente del decreto.

Viene accolta la richiesta delle Regioni di richiamare espressamente gli interventi previsti dall'articolo 11, comma 3 del d. lgs. 155/08, invece della generica indicazione di “pannelli solari, fotovoltaici e temici”. Pertanto saranno considerate attività di edilizia libera gli “interventi di incremento dell'efficienza energetica che prevedano l'installazione di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a un metro, nonché di impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi”. Per le altre attività di edilizia libera (...), al fine di semplificare le procedure, si prevede che il certificato di prevenzione incendi, ove previsto, sia rilasciato in via ordinaria con l'esame a vista.

Accogliendo una richiesta delle Regioni il decreto legge consente di attuare il piano urbanistico attraverso perequazioni e compensazioni, “anche limitatamente a parti del territorio”, con ciò rendendo più elastica la precedente formulazione della norma (art. 3 del decreto legge). Sulle semplificazioni relative al codice dei beni culturali e del paesaggio viene rinviata fino al 31 dicembre 2009 e non più fino a fine 2010, come stabilito nelle precedenti versioni del decreto) il regime transitorio applicabile alle autorizzazioni paesaggistiche.

Il decreto legge non contiene invece alcuna norma sugli sgravi del 55% per gli interventi in zona sismica, né assunzioni per il personale tecnico presso le Soprintendenze, come chiedevano le regioni (vedasi Italia Oggi dell'8 maggio 2009 [in calce, ndr]).

Per gli interventi in zone sismiche rimane ferma l'anticipazione dell'entrata in vigore della nuove norme tecniche sulle costruzioni a decorrere dal 30 giugno 2009.

Rimane invariata la norma sulle compravendite di nuovi edifici, per le quali, a pena di nullità dell'atto, dovrà essere indicato l'estremo del certificato di collaudo statico dell'immobile, predisposto da un ingegnere o da un architetto. Si conferma quindi che per tutti gli atti tra vivi, stipulati in forma pubblica o privata, che abbiano ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento della comunione di diritti reali concernenti edifici o loro parti ultimati dopo l'entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, laddove essi non riportino “per dichiarazione dell'alienante, glie stremi del certificato di collaudo.

Rimane invariata anche la disposizione in base alla quale si chiede al progettista, prima della realizzazione dei lavori, di provare documentalmente il rispetto della normativa antisismica per tutti gli interventi che riguardino parti strutturali degli edifici.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 12.05.09


Regioni ignorate

Il rilancio dell'economia doveva passare anche attraverso la possibilità di rimettere in moto l'edilizia privata concedendo la possibilità di ampliare dal 20%, fino al massimo del 35%, la superficie di ville e villette, semplificando la normativa. Ma, rinvio dopo rinvio, il decreto legge stenta a vedere la luce, quasi come il governo avesse perso l'interesse per il rilancio dell'edilizia privata mentre venerdì il Cipe ha sbloccato i fondi per la costruzione di alloggi sociali, attraverso il primo stanziamento di 350 milioni, dei quali 200 mln alle regioni. Dunque, seppure in ritardo di un anno, il piano di edilizia pubblica comincia marciare mentre, sul fronte del'edilizia privata il piatto piange.

Si mette male, dopo che il governo ha consegnato alle regioni lo schema di decreto legge che non tiene conto di alcuno degli emendamenti presentati dalla conferenza delle regioni al ministro di riferimento, Raffaele Fitto, ormai più di venti giorni fa. Non c'è traccia della richiesta di estendere gli sgravi fiscali del 55% anche all'applicazione della normativa antisismica, nè si parla dell'assunzione di tecnici, 200, tra ingegneri e architetti, nelle soprintendenze per potenziare i controlli sulle pratiche di attività edilizia. Pratiche che, altra questione centrale chiesta dalle regioni, dovranno avere iter semplificati. La Lombardia in questo ha già cominciato varando la sua norma. L'unica richiesta che ha trovato accogliemento riguarda la non liberalizzazione del cambio di destinazione d'uso. L'azione del governo ha sorpreso le regioni. Laconico il commento della coordinatrice per le politiche abitative della Conferenza delle regioni, Rita Lorenzetti, che ha preso atto dell'attegiamento del governo. Si preparano manovre.

 

di Simonetta Scarane
da Italia Oggi del 12.05.09


Piano casa, nuova fumata nera. La Conferenza delle regioni ha rinviato a giovedì il dl sulle misure urgenti in materia di edilizia. Nodi: sgravi del 55% sull'antisismica e assunzioni per i controlli.

Nuova fumata nera, la seconda, per il cosiddetto Piano casa, lo schema di decreto legge sulle «Misure urgenti in materia di edilizia, urbanistica, e opere pubbliche», destinato, nelle intenzioni, a rilanciare l'edilizia. E ieri all'ordine del giorno della Conferenza delle regioni, convocata dal presidente Vasco Errani. Ma la discussione sul punto è durata il tempo di annunciare che l'argomento sarebbe stato stralciato dall'ordine del giorno in quanto le regioni attendono ancora di vedere il testo elaborato dal governo sulla base delle proprie proposte presentate un paio di settimane fa al ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto. L'argomento era stato inserito d'urgenza nell'ordine del giorno in vista dell'imminenza del consiglio dei ministri che avrebbe dovuto approvarlo rendendolo immediatamente esecutivo. Ma il governo sta ancora lavorando al testo di sintesi e le regioni, secondo quanto ha specificato Errani, dovranno avere il tempo di valutarlo. Emendamenti sostanziali che modificano la prima bozza presentata dal governo sulle misure in materia di semplificazione per l'edilizia residenziale privata, che è seguita all'intesa di marzo tra governo e enti locali sugli ampliamenti di superficie per ville e villette dal 20% fino al massimo di 35% facendo ricorso a energie rinnovabili e bioedilizia, In particolare, a creare più problemi è la copertura al provvedimento richiesto dalle regioni di estendere lo sgravio fiscale del 55% anche per gli interventi di adeguamento alla normativa antisismica degli edifici privati. Copertura economica che è all'esame del ministero dell'economia.

Proprio l'antisismica è uno degli scogli. Le regioni hanno chiesto l'applicazione stringente delle norme senza deroghe. Inoltre, tra le questioni spinose, la richiesta delle regioni di ulteriore semplificazione del quadro normativo per le procedure urbanistiche, che la regione Lombardia ha già anticipato varando, ieri, la nuova disciplina per l'approvazione da parte dei comuni dei nuovi Pii (programmi integrati di intervento), per i quali basterà l'autocertificazione degli architetti. Semplificazione normativa ulteriore che dovrà essere controbilanciata dall'incremento dei controlli grazie all'incremento del personale tecnico presso le soprintendenze. Le regioni hanno chiesto l'assunzione di 200 tra ingegneri e architetti, per rafforzare l'organico tecnico delle soprintendenze cui spetta, per legge, il controllo. Incremento di personale motivato dall'incremento delle pratiche relative ai lavori che il nuovo provvedimento normativo dovrebbe mettere in moto. In Toscana si stima che il 40% degli edifici di edilizia privata potrebbero essere interessati ai lavori di ampliamento e ristrutturazione.

La richiesta di estendere la possibilità di ampliamento delle superfici agli edifici non residenziali, come richiesto anche da Confindustria, non ha trovato posto nello schema di decreto. Eventualmente, in futuro, saranno le singole regioni a decidere in materia con proprie norme purchè compatibili con le proprie leggi urbanistiche.

«Noi abbiamo dato i nostri emendamenti e ora attendiamo il testo del governo e lo valuteremo», ha detto ieri il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, «il governo», ha aggiunto, «sta lavorando a predisporre gli articoli del decreto e noi li valuteremo appena sarà definita l'elaborazione dell'esecutivo». Nelle proposte di modifica delle regioni abbiamo posto», ha specificato Errani, «questioni importanti relative alle garanzie sulla qualità del governo del territorio. La discussione resta aperta. E' difficile per noi dare un giudizio», ha concluso, «prima di vedere la sintesi. Come abbiamo sempre detto saremo particolarmente attenti alla verifica dei contenuti applicativi e che sia stato quindi rispettato l'accordo tra governo e regioni, in particolare che ci sia il pieno rispetto della legislazione antisismica senza alcuna deroga o rinvio, e che sia garantita la qualità del governo del territorio, dei valori ambientali, culturali e paesaggistici, e delle norme conseguenti».

La Conferenza delle regioni è riconvocata per giovedì prossimo. Dovrebbe essere la volta buona.

 

di Simonetta Scarane
da Italia Oggi del 08.05.09


Le Regioni si dividono sulle scelte del piano-casa. Il decreto legge non è ancora nell'agenda del Cdm. Primo bilancio per l'attuazione delle regole del Protocollo.

Subito dopo la Toscana arriva il Veneto. Dopo aver bruciato tutti varando per primo il disegno di legge sul piano casa, al quale si è ispirato lo stesso Governo, la Regione di Galan deve ora accontentarsi di un secondo posto nella maratona delle norme locali per dare il via agli ampliamenti e alle demolizioni.

Il varo del Piano casa in Veneto è previsto per la fine di questa settimana o, al massimo, gli inizi della prossima.

La legge va nella direzione opposta a quella della Toscana e cioè allarga i vincoli imposti anche rispetto all'intesa Governo-Regioni del 1° aprile. Anzi: il Ddl veneto è rimasto fedele alle intenzioni orginarie di Berlusconi e quindi ammette gli interventi anche nei condomini, nei centri storici, nei fabbricati non residenziali. Nel passaggio in commissione Urbanistica, poi, il bonus di volumetria concesso in caso di demolizione e ricostruzione è addirittura salito al 40%, il 5% in più rispetto al modello ideato dallo stesso Berlusconi.

Ma l'enorme distanza che separa le due Regioni più veloci è solo il primo assaggio di quello che succederà, da qui a fine giugno, in tutta Italia, quando sarà completo il quadro delle scelte delle Autonomie. Come risulta da un'inchiesta condotta dal settimanale del Sole 24 Ore «Edilizia e territorio», il piano casa si sta evolvendo a macchia di leopardo con cinque Regioni più permissive rispetto all'accordo, (oltre al Veneto, la Lombardia, la Liguria, le Marche e la Sicilia) ed altre, soprattutto naturalmente quelle di centrosinistra, più restrittive (oltre alla Toscana, il Piemonte, l'Emilia Romagna, la Campania e la Puglia, ma anche - a sorpresa - la Sardegna). Alcune poi si mantengono sostanzialmente aderenti ai termini dell'accordo: l'Umbria, per esempio. Ma tra queste una sola ha già messo nero su bianco le proprie intenzioni: la Sicilia. La regione guidata da Raffaele Lombardo ha varato un disegno di legge che va oltre il premio del 20% di cubatura pensato da Berlusconi. Si parte da un aumento possibile del 25% per le abitazioni fino a 500 metri cubi a cui si aggiunge un bonus del 5% se si utilizzano energie rinnovabili e si arriva a un ulteriore 15% in più per tutta la quota che eccede i 500 metri cubi.

La settimana prossima anche la giunta del Piemonte dovrebbe licenziare il disegno di legge: si pensa a non concedere deroghe ai piani urbanistici e a fissare standard esigenti di risparmio energetico per ottenere il 35% in più sulla demolizione e ricostruzione.

Resta invece a guardare il Trentino Alto Adige: le province di Trento e Bolzano hanno già proprie norme con i premi di cubatura e preferiscono quindi sostenere l'edilizia attraverso contributi ai privati per la ristrutturazione.

Molto più difficile, intanto, il cammino del decreto legge sulla semplificazione edilizia, che dovrebbe completare il quadro legislativo nazionale del piano casa. Per domani è convocata una riunione della Conferenza delle Regioni, la seconda sul tema. I Governatori insistono sulla richiesta di allargare gli sgravi fiscali del 55% anche agli interventi antisismici nelle zone 1 e 2 (alto e medio rischio) e sul rafforzamento degli organici delle Sovrintendenze. Sicuro sembra l'obbligo di concedere il premio di cubature solo a chi adegua tutto l'edificio. Ma manca l'intesa con il Governo e infatti non è ancora fissata né una riunione della Conferenza unificata (Stato-città-Regioni) né tantomeno il decreto legge è all'esame della riunione tecnica del Preconsiglio dei ministri.
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Il giro d'Italia

  • Leggi approvate. Solo la Toscana ha approvato una normativa più restrittiva rispetto all'intesa Stato-Regioni sui bonus di cubatura.
  • In arrivo. Il Veneto conta di approvare la legge entro una settimana. I premi saranno più ampi dell'intesa perché includeranno condomini, centri storici e fabbricati non residenziali. La Sicilia ha il suo Ddl da esaminare in Consiglio con ampliamenti fino al 25% per unità sotto i 500 metri cubi e con un ulteriore premio per il risparmio energetico. Lunedì anche il Piemonte dovrebbe varare il suo Ddl, che avrà un carattere più restrittivo.
  • Le altre regioni. Fase di studio nelle altre Regioni. La Liguria vuole ampliare il bonus per le case piccole, Puglia e Campania si annunciano restrittive, la Sardegna eviterà le coste mentre la Lombardia ammetterà i capannoni.
  • Niente bonus. Trento e Bolzano non concederanno nuovi premi volumetrici.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 06.05.09


Al traguardo. Varata la prima legge - Toscana, centri storici esclusi

FIRENZE - La Toscana taglia per prima il traguardo del "piano-casa", ma sceglie le maglie strette per attuare l'intesa Stato-Regioni firmata il 31 marzo scorso. La legge, approvata ieri a maggioranza dal Consiglio regionale (il Pdl si è astenuto), spinge sull'efficienza energetica e sulla semplificazione procedurale, ma limita gli interventi di ampliamento (fino al 20% della superficie utile lorda, con un tetto di 70 metri quadrati) e di demolizione e ricostruzione (con "premio" del 35% della superficie utile lorda) ai soli casi in cui questi interventi sono già ammessi, come tipologia edilizia, dagli strumenti urbanistici comunali.

Alt, dunque, agli interventi "in deroga" alla pianificazione urbanistica, che costituivano la filosofia del piano-casa pensato dal premier Silvio Berlusconi, sì al rispetto delle indicazioni dei piani strutturali e dei regolamenti urbanistici, che in molti Comuni già prevedono "premi" di cubatura in caso di ampliamento e di sostituzione edilizia. «Questa legge - sostiene l'assessore toscano all'Urbanistica, Riccardo Conti - è una boccata d'ossigeno per l'edilizia, nasce da un accordo con i Comuni e dimostra la nostra volontà di difendereun territorio che è ben pianificato». «La legge è troppo restrittiva, si è persa un'occasione per spingere la ripresa economica», replica il Pdl.

La legge ammette gli interventi di ampliamento e di sostituzione edilizia nelle abitazioni (esclusi capannoni, negozi, uffici) mono o bifamiliari, o di altro tipo ma con superficie utile lorda non superiore a 350 metri quadrati situati nei centri abitati, e li vieta nei centri storici, per gli edifici di valore storico, culturale e architettonico, per quelli vincolati, o situati in parchi e riserve o in aree per le quali gli strumenti urbanistici prevedono piani attuativi, e per quelli non accatastati o abusivi.

Nel caso di edificio condonato, la parte condonata va sottratta dalla superficie ampliabile. È sempre vietato il cambio di destinazione d'uso, mentre l'aumento del numero di unità immobiliari è ammesso solo se, in caso di demolizione e ricostruzione, si realizzano abitazioni di almeno 50 metri quadrati (nel caso di ampliamento del 20% il cambio di destinazione è vietato per cinque anni).

Tutti gli interventi "straordinari" previsti dalla legge toscana saranno realizzabili con dichiarazione di inizio attività da presentare entro il 31 dicembre 2010. Obbligatorio utilizzare tecniche costruttive che assicurano il risparmio energetico.
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di Silvia Pieraccini
da Il Sole 24ore del 06.05.09


Casa. I tempi per la detrazione del 55%. Bonus antisismico, la prima tranche si ferma in Abruzzo. I lavori in casa scoprono la progettazione sicura. Da luglio nuove norme cambiano tecniche e materiali.

Fari puntati sulla detrazione del 55% per gli interventi di riduzione del rischio sismico. Il bonus fiscale ha acceso l'interesse dei proprietari di immobili in tutta Italia, ma la sua applicazione avverrà per gradi e spetterà solo per le spese che si renderanno necessarie dopo le verifiche della Protezione civile. I controlli potenzialmente interessano tutto il territorio nazionale, ma avverranno a partire dalle aree dell'Appennino centrale «contigue» (così recita il decreto legge) a quelle colpite dal terremoto del 6 aprile. Lo stanziamento previsto ammonta a oltre un miliardo di euro: ipotizzando di sfruttare sempre tutta la detrazione (48mila euro) si potranno finanziare 21mila interventi di messa in sicurezza. Nel frattempo, i proprietari di casa dovranno fare i conti con le nuove norme tecniche di costruzione, la cui entrata in vigore sarà nel decreto legge sul piano casa previsto per questa settimana. 

Tutte le regole del costruire a prova di terremoto in un unico, corposo, manuale a disposizione dei tecnici e un avvicinamento agli standard europei negli indici di sicurezza. Sono questi i due principali effetti dell'arrivo delle norme tecniche per le costruzioni, che sarà contenuto nel decreto legge di semplificazione edilizia al varo questa settimana. Un passaggio normativa al quale milioni di proprietari guardano con grande interesse, per capire cosa cambierà nelle regole per le ristrutturazioni e le nuove costruzioni, e per valutare se le norme tecniche comporteranno costi maggiori.

A livello di spesa, le variazioni non sembrano destinate a incidere troppo, almeno guardando i materiali (si vedano le schede a fianco). Mentre a livello di progettazione è l'approccio a cambiare: sul modello degli Eurocodici, si fissano gli standard di sicurezza da raggiungere - più elevati rispetto agli attuali - e si chiede al progettista di indicare la propria strategia per raggiungerli. Si passa cioè da una serie di prescrizioni e divieti a un metodo prestazionale. Per i tecnici significa una rivoluzione nell'operare.

Molto importante poi è il capitolo che detta le regole per intervenire sulle costruzioni esistenti: è chiaramente indicato quando il progettista deve adeguare tutto l'edificio con interventi di consolidamento pesanti e quando è sufficiente migliorarne la sicurezza. Per gli ampliamenti, ad esempio, non bastano i miglioramenti, serve il vero e proprio adeguamento. Così anche per le ristrutturazioni con cambio di destinazione d'uso e le sopraelevazioni. Dunque per buona parte degli interventi che le Regioni potranno consentire alla luce dell'intesa sul piano casa si dovrà procedere all'adeguamento. Con tutti i costi relativi.

L'entrata in vigore delle norme tecniche per le costruzioni impatterà in modo diverso sui vari materiali oggi usati per le strutture. In linea generale, sarà recepito il sistema delle marcature Ce e saranno fissate regole di riferimento per i materiali che non dispongono di marcatura. Questo su alcuni settori, dove già si seguono queste regole, avrà impatto minimo. Su altri porterà effetti sconvolgenti.

Il legno sarà per la prima volta certificato con la marcatura. «Fino a oggi - spiega Paolo Ninatti, presidente di Assolegno - per le strutture in legno esistevano solo normative volontarie». Con le nuove norme tecniche gli impianti che producono legno per uso strutturale dovranno essere controllati in modo simile a quanto avviene per gli altri materiali.

Per il calcestruzzo diventerà obbligatoria la Fpc (Factory production control). Si tratta di un controllo della produzione che attesta la qualità di ogni impianto. La sua importanza ci è spiegata dal direttore di Atecap (l'associazione dei produttori di calcestruzzo preconfezionato), Alberto de Vizio: «Con l'Fpc si garantisce che ogni impianto di produzione sia dotato delle caratteristiche per arrivare a un risultato affidabile».

Una sola novità rilevante per l'acciaio da armatura. «L'Italia è l'unico paese europeo dove può ancora essere commercializzato l'Feb44k, un tipo di acciaio di scarsa qualità», commenta Donatella Guzzoni, membro del comitato tecnico di Sismic (Associazione per la promozione degli acciai sismici da cemento armato). Oggi il nostro Paese non produce questo acciaio, ma lo importa. Con le nuove norme tecniche questo non sarà più possibile.

Arriva la marcatura Ce anche per i prefabbricati in cemento, ma cambierà poco il mercato. Come chiarisce Renzo Arletti, vicepresidente di Assobeton (Associazione nazionale industrie manufatti cementizi), «i nostri associati stanno già rispettando le nuove norme». Anche se resta una parte di produttori che non adotta la marcatura. I più diligenti, comunque, avranno pochi margini per scaricare l'aumento dei costi: «Attualmente - spiega Arletti - siamo afflitti da una crisi dei prezzi legata alla sovraproduzione. Impossibile pensare ad aumenti».
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  • L'ADEGUAMENTO - Ampliamenti, cambi d'uso e sopraelevazioni richiederanno interventi pesanti su tutto lo stabile

IN SINTESI

  • Le proroghe. Promesse dal Governo Berlusconi di fronte alle macerie della scuola di San Giuliano di Puglia nel 2002 e da allora sempre discusse ma mai entrate in vigore, le norme tecniche per le costruzioni saranno ripescate dall'ennesima proroga in seguito a un altro evento dal fortissimo impatto emotivo: il terremoto d'Abruzzo del 6 aprile.
  • La norma. A mettere nero su bianco l'entrata in vigore delle norme tecniche a partire dal 1°luglio prossimo sarà il decreto legge sulla semplificazione edilizia, uno dei tasselli del piano casa. Più volte rinviato, il decreto legge - atteso per questa settimana - cancellerà l'articolo del decreto milleproroghe che faceva slittare al 2010 l'entrata in vigore delle norme tecniche.
  • L'approccio. Le nuove norme tecniche, sul modello degli Eurocodici, fissano gli standard di sicurezza da raggiungere, passando al cosiddetto approccio prestazionale. Un cambiamento che è stato necessario accompagnare con una lunghissima circolare esplicativa pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 26 febbraio che contiene correzioni su praticamente tutti i capitoli delle norme.

 

di Giuseppe Latour - Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 04.05.09


Bonus antisismico per 21mila edifici. La detrazione riguarderà l'Appennino centrale e basterà solo per una parte delle case a rischio.

Arriva lo sconto fiscale antisismico. Ma solo nell'Appennino centrale e solo dopo le verifiche della Protezione civile. Nel decreto legge per il terremoto d'Abruzzo (Dl 39/2009) è prevista la possibilità di detrarre il 55% delle spese sostenute per gli interventi di riduzione del rischio sismico. Un bonus che ha immediatamente acceso l'interesse di moltissimi italiani, ma che - almeno stando alla versione attuale della norma - avrà un campo d'applicazione piuttosto limitato.

Il decreto, in pratica, disegna un doppio livello d'intervento. Per riparare i danni causati dal terremoto del 6 aprile, è previsto un set di aiuti - primo tra tutti il contributo statale per la ricostruzione - destinato all'Aquila e agli altri 48 Comuni individuati dal decreto commissariale del 16 aprile 2009 (buona parte dei Comuni della provincia dell'Aquila e alcuni in provincia di Pescara e Teramo).

Per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio non colpito dal terremoto, invece, viene affidato alla Protezione civile il compito di condurre una serie di verifiche su immobili, strutture e infrastrutture. Verifiche dopo le quali alcuni proprietari privati potranno beneficiare della detrazione del 55% sulla spesa per i lavori (si veda l'articolo a fianco).

Per questo è importante capire dove si faranno i controlli. Secondo l'articolo 11 del decreto, il piano di verifiche riguarderà «prioritariamente» le «aree dell'Appennino centrale contigue» a quelle colpite dal terremoto d'Abruzzo. «L'obiettivo di questa norma è attivare un processo di prevenzione su larga scala. E questa è una grossa novità per l'Italia, dove quasi sempre si è intervenuti solo dopo i terremoti», spiega Mauro Dolce, direttore dell'ufficio sismico della Protezione civile. Il primo passo, come sta scritto nel decreto, sarà partire dall'Appennino centrale: «Le aree in cui effettuare le verifiche possono essere individuate rapidamente, nell'arco di alcune settimane, perché possiamo basarci sugli studi scientifici e sulle mappe elaborate da Re-Luis, la Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica. Dopodiché dovremo selezionare il protocollo di controllo che meglio concilia le esigenze di rapidità e accuratezza delle verifiche».

In attesa di conoscere le decisioni della Protezione civile, è possibile fare alcune stime. Innanzitutto, è ragionevole pensare che saranno considerati come minimo i Comuni confinanti con quelli elencati dal decreto commissariale. Così facendo si arriva a un elenco di altri 47 Comuni, in cui si trovano almeno 9mila edifici potenzialmente a rischio.

Il rischio sismico, infatti, è il risultato della somma di due fattori: la pericolosità sismica della zona e la vulnerabilità del singolo immobile. Ora: è chiaro che la vulnerabilità va valutata caso per caso, ma ci sono alcuni elementi che possono aiutare a dare le dimensioni del problema. Non è azzardato, ad esempio, affermare che quegli immobili che siano stati costruiti in calcestruzzo tra gli anni 1946 e 1971, e quelli in muratura ma in stato "pessimo" e "mediocre" (in base ai dati Istat) si troveranno tra quelli interessati. Ecco quindi che, partendo da una stima degli edifici presenti nella cintura di Comuni intorno a quelli terremotati, emergono almeno 9mila costruzioni da mettere in sicurezza.

Si tratta di stime, certo, ma approssimate per difetto, e oltretutto riferite ai soli immobili abitativi. Tanto che l'importo stanziato per la detrazione del 55% è di oltre un miliardo: cifra che corrisponde a 21mila interventi effettuati sfruttando il massimo del bonus (48mila euro), ma che potrebbe bastare anche per un numero doppio o triplo di interventi, se la spesa media fosse inferiore. Sembra quindi evidente che il concetto di «contiguità» alle aree interessate dal sisma - in cui si effettueranno le verifiche - includerà una zona più ampia della cintura dei Comuni confinanti.

Resta però da chiedersi cosa accadrà al resto d'Italia. Cioè alle altre migliaia di Comuni in cui si trovano 1,4 milioni di edifici "indiziati" di rischio sismico, che si trovano nelle zone sismiche 1 e 2, le più pericolose. L'obiettivo del decreto è molto ambizioso, e il piano di controlli vale potenzialmente per tutto il Paese. Ma rischia di scontrarsi con due limiti invalicabili. Primo, i tecnici a disposizione: anche se la Protezione civile dovesse formare il personale degli enti locali, il completamento delle verifiche richiederebbe tempi lunghi (i controlli durano almeno un giorno di lavoro per ogni edificio, al netto delle prove in laboratorio sui materiali). Secondo, i fondi: anche ipotizzando che il bonus non venga utilizzato interamente, le risorse sono irrisori rispetto al fabbisogno nazionale. E infatti le Regioni si sono già mosse per chiedere a gran voce la concreta estensione del bonus a tutta Italia.
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di Cristiano Dell'Oste - Saverio Fossati
da Il Sole 24ore del 04.05.09

 

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data pubblicazione: domenica 17 maggio 2009
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